Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 26 febbraio 2009

Meglio tardi che mai

Il dilemma è di data antichissima ed è sempre stato presente ed attuale. La questione era: il diritto di sciopero vale più del diritto del cittadino ad avere quei servizi pubblici che lo Stato deve lui garantire? Al riguardo la nostra Costituzione prevedeva gli articoli 39 e 40 che avrebbero dovuto regolare, per l'appunto, sia il " diritto di sciopero" da parte dei lavoratori sia, per converso, il " diritto dei singoli cittadini "di non subire le dannose conseguenze degli scioperi. E' infatti risaputo che la questione della regolamentazione di cui discuto sorge proprio perchè deve cessare questa barbarie degli scioperi improvvisi nei servizi pubblici che rendono impossibile per il cittadino usufruire, com'è suo sacrosanto diritto, di tale servizio ( non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, basta pensare ad aerei, treni, trasporti urbani, ecc per rendersi conto che abbiamo vissuto e sopportato vessazioni vestite da sindacalese dal 1948 ad oggi, senza che nessuno, nè a sinistra nè al centro, nè a destra muovesse un dito per risolvere la questione, per rendere al cittadino la dignità che la Costituzione gli garantisce. Insomma c'è sempre stata una quarantennale calata di braghe da parte di tutti i governi succedutisi a favore dei sindacati.
Devo comunque premettere che il così detto " diritto del cittadino " ( diritto alla mobilità, diritto alla giustizia, ecc) nel caso in esame non è espressamente previsto e regolato da uno specifico articolo della Costituzione. L'articolo 40, che ho prima citato, infatti, si limita ad affermare che " il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano". Ne consegue che il diritto del cittadino nonè stato specificatamente tutelato dalla Costituzione, ma la tutela del cittadino ed il suo diritto - di sicura origine costituzionale -alla fruizione dei servizi pubblici è una promanazione esegetica delle norma Costituzionali , ma per questo non meno rilevante del diritto di sciopero.
Dunque, ancora una volta la nostra Costituzione, come si evince chiaramente da questo esempio del quale discuto - ma esistono ben altri casi che approfondirò - in tema di tutele costituzionali manifesta il suo carattere prefrenzialista che, cioè, ideologicamente e praticamente , fornisce maggiore tutela alla persona quale " lavoratore", al quale riconosce l'indiscutibile diritto di sciopero in modo esplicito, piuttosto che alla persona , comune cittadino i cui inalienabili diritti evita di regolamentare. Questa situazione squilibrata era ovviamente ben conosciuta e dibattuta nei rapporti industriali e nel dibattito politico e sindacale italiano fin dall'inizio dell'era repubblicana. Di chiacchiere ne sono state fatte a josa. Già nel 1975 la CGIL dichiarava " che i tempi erano maturi per una regolamentazione per l'uso corretto del diritto di sciopero". Figurarsi! Lo stesso Lama, nel 1979 proclamò che " i tempi sono maturi!". Ovviamente nulla si mosse. Frasi da Gattopardo. Anche la DC disse la sua , con Flaminio Piccoli che nel 1981, tanto per evitare prescrizioni decennali, che, tanto per cambiare disse " che i tempi erano maturi per la regolamentazione del diritto di sciopero nei pubblici servizi". Stesso copione poi nel 1982 e nel 1985. Ovvio che si trattasse di boutade, di incuici fra il PCI e la DC, dove il consociativismo legalizzava la grande presa per i fondelli degli italiani. Che intanto subivano le peggiori vessazioni mai esistite nel mondo delle relazioni si ndacali di Paesi democraticamente evoluti.
Oggi assistiamo ad un tentativo di questo governo di dare finalmente corso ad una regolamentazione con un ritardo settantennale. Ma non è mai troppo tardi. Sarà una battaglia sanguinosa, prevedo, come lo fu, in tempi andati, quella sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. E dico e predico questo non ostante la larga maggioranza nelle mani del centrodestra perchè ho sbirciato l'impatto della notizia sugli altri giornali. L'Unità sostiene la parte di chi non sa cosa fare e resta quindi in attesa pur dando spazio a possibili revisioni della legislazione in materia, purchè, ecco il refugium peccatorum, non sia uno strumento per evitare dissensi. Repubblica, se da un lato si limita a riportare la notizia come proviene da fonte agenziale, dall'altro si premura di promuovere un sondaggio sull'argomento: il risultato, alle ore 18,35 del 26/2/09 metteva in risalto che ben il 78% dei votanti erano contrari a questa regolamentazione.
Dunque, vedremo. Vedremo come andranno le cose. Una cosa resta certa: certi soprusi autorizzati dalla Costituzione devono essere eliminati. Nessuno vuole vietare lo sciopero nei servizi pubblici, solo armonizzarlo con il sacrosanto diritto del cittadino di avere il servizio pubblico. In tutta questa diatriba che sta scoppiando, non ho letto nessuno che mettesse in evidenza che questi lavoratori pubblici sono già dei privilegiati, perchè le loro aziende non falliscono ed i loro stipendi non sono in discussione. Non potrebbe bastare ?
Gaetano Immè

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