Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 6 marzo 2009

Il topo che si finge leone

Franceschini ha capito tutto. Ha capito che basta un annuncio ad effetto, che fare dello spicciolo populismo accontenta e sazia la mente ed il ventre dei suoi adepti. E si adegua. Così il chierichetto scende dall'altare , posa gli attrezzi sacri, alza pure la voce e con il suo tono intimatorio e la faccia truce ( Actos's Studio o Folodrammatica de paese?), come fosse un Capo di Stato, ordina e comanda che il Governo dia un salario di disoccupazione a coloro che perdono il lavoro. Aggiunge " Berlusconi non dica che non si può fare, dica se lo dà o no".
Bene ha fatto l'On Berlusconi a non dargli alcuna importanza, ma voglio osservare alcune cose.
Un politico che seriamente abbia a cuore le sorti di un Paese non deve rifugiarsi nel semplice populismo, ma ha innanzi tutto il dovere di essere chiaro e franco e sopratutto realista. Dunque se il chierichetto non fosse stato mosso ad aprire bocca e dargli fiato solo da misera politica di botteguccia ed avesse parlato per il benessere del Paese avrebbe dovuto in primo luogo ammonire tutti che se non vogliamo far precipitare il Paese in un baratro di debito pubblico, prima di pensare ad elargire assegni di mantenimento ai disoccupati, che già godono di alcuni ammortizzatori sociali quali l'indennità di disoccupazione e la cassa integrazione ordinaria e straordinaria ed altro, è necessario tagliare sprechi, sperperi e assurdi privilegi. Dunque elenchiamo:
1. spostare l'età della pensione sia per gli uomini che per le donne. Che in Italia uomini e donne possano andare in pensione a 57 / 58 è pura follia e demagogia. Una seria riforma previdenziale è al primo posto nei pensieri di un uomo di Stato, che abbia responsabilità di Stato. Al chierichetto invece, che ha solo scopi di misera politica di bottega, frega un beneamato del Paese. Quindi populismo a gogo.
2. attuare un solidale federalismo , perchè attraverso tale riforma costituzionale non solo si avranno consistenti risparmi nelle spese delle singole Regioni, ma anche enormi guadagni sulla lotta all'evasione fiscale, che sarà meglio concentrata, mirata e finalizzata su base non più nazionale.
3. attraverso il punto precedente, fare una riforma istituzionale che consentirebbe di riscrivere le regole democratiche, rivedendo quindi numero e costi della casta.
4. rivedere e riesaminare tutto il patrimonio immobiliare istituzionale, verificarne i ricavi ed i costi.
5. studiare l'abolizione delle Province.
Mi fermo solo a questo punto. Ma dico che un politico serio, prima di arrivare con tono pretenzioso e saccente a chiedere uno stipendio a tutti coloro che perdono il lavoro, avrebbe dovuto passare attraverso queste citate premesse per far comprendere da dove avvrebbe tratto i fondi per una tale operazione. Ma l'avrebbe dovuto dire prima di parlare del sussidio. Non dopo.

Non ha detto, il chirichetto, a chi spetterebbe questo sussidio. Vorrei semtirglielo dire con chiarezza. Me ne farei di risate.

Gaetano Immè

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