Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 27 aprile 2009

E' l'ora delle scelte definitive per il PD

Escludere i reduci di Salò dall'essere equiparati ai reduci partigiani, seppure ai fini pensionistici e basta, ha il sapore del prezzo della sconfitta. Non certo quello del rispetto dovuto a tutti quelli che in buona fede, si batterono per fare l'Italia migliore. Chi sbagliando - molti partigiani e tutti i repubblichini - chi dalla parte poi rivelatasi giusta. Tutti gli altri. Si tratta di un credito che conservo nei confronti di coloro che hanno sposato la tesi negazionista e che ben volentieri, per il bene del Paese, sacrifico sull'altare della memoria condivisa. La vittoria, nelle guerre d'ogni genere, ha il suo corrispettivo, e , rovescio della medaglia per chi perde, il suo prezzo. Va bene così. Era infatti assolutamente intollerabile sentire da sessanta anni circa attori e tecnici della scena politica italiana rinfacciarsi le scelte d'antan, quando è assioma universale che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli. Intollerabile e squallido. E squalificante sulla scena internazionale. Certo, anche vedere un Franceschini- dico il segretario del PD mica un signor nessuno o un Bersani qualsiasi - che da un lato trama in Parlamento come un Richelieu da politicuccia meschinella per far cadere la proposta sicurezza del Governo sugli CIE e poi, quando quella proposta viene bocciata, squittire contro il Governo perchè non ha mantenuto la promessa sui CIE, disgusta anima , cuore e cervello. Ma seguo Dante, per il bene del Paese, anche se devo contare fino a cento. Non ti curar di lor, ma passa e vai. Ma il problema resta ed è un grande ed attualissimo : dopo questa orgia di melassa pacificatrice, dopo aver letto i riconoscimenti, umani e politici, che gente come Scalfari, Barenghi, Mancina ecc hanno rivolto a Berlusconi per la festa del 25 aprile scorso, il problema della guida del PD, partito d'opposizione , resta e si complica.
Dunque la scelta di Berlusconi di festeggiare, comme ha fatto ad Onna, il 25 aprile 2009 è stato un evento politico e sociale di portata e natura storica. Infatti questa equiparazione delle due o tre resistenze italiane nel solo nome della " libertà del Paese da ogni totalitarismo " ha cancellato, seppure sia mai esistito, lo scollamento , che alcuni raffinati politologi intravedevano fra il successo berlusconiano nel voto e la sua perfetta legittimazione con la storia di questo Paese.
E, sempre a mio giudizio, ha reso possibile che il proscenio politico italiano ed anche internazionale percepisca ora, piu' che ieri, l'assenza in Italia di guerre arcaiche, medievali ed ideologiche nonchè la nascita e lo sviluppo, sempre in Italia, di una storia almeno accettata e condivisa e quindi di correnti politiche che adeguatamente rappresentino in politica questo ormai comune senso storico. Dunque il passo compiuto da Berlusconi - e che questa Segreteria di questo PD poteva anche mettere in pericolo con le sue smargiassate - non può non significare un invito, perentorio e deciso, alla politica italiana di seguire una storia condivisa e quindi di vedere la realtà sociale e politica di oggi non solo lontana da ogni tentazione totalitaristica ed autoritaria ma anche riconducibile ad un istituzionalismo bipolare. Dunque un invito al PD di oggi di cambiare Segretario e di trovare un progetto ed una linea politica che, pari pari a quella dell'opposto PdL, abbia come scopo unico, il bene del Paese e non quello dei singoli partiti.
E' da questo punto di vista che è risultato prima ed è oggi ancor di piu' del tutto inconcepibile l'alleanza del PD con l'IDV di Di Pietro. Per decenni e decenni la scena politica italiana ha assistito alla così detta " organicità" di una parte del mondo intellettuale alla sinistra; erano i tempi del PCI e sopra tutto, era il secolo scorso e quindi vivevamo nel secolo che aveva prodotto le grandi ideologie, i grandi totalitarismi, le grandi guerre. Ma il progetto politico dell'allora PCI esisteva, poteva atttrarre o no, ma esisteva e non vi è dubbio che la società si dibatteva fra varie ideologie nella ricerca di un modello di vita sociale adeguato alla sua storia e cultura. Dunque pur con tutti gli errori - e sono stati tantissimi ed incancellabili - ed i marchi d'infamia ( si pensi al Manifesto contro Calabresi, si pensi all'accondiscendenza verso i " compagni che sbagliano", si pensi a Budapest, a Praga, a Tienammen, ecc) esisteva un'intelletualità organica al progetto politico del PCI d'allora. Poi, tutto è crollato. Dal 1989 ad oggi nulla è risorto su quelle ceneri, nulla. Solo un PD che però non può piu' vantare un progetto politico come quello che aveva il PCI degli anni passati. Di pari passo stiamo assistendo all'abbandono da parte di buona parte dell'intellighenzia di questo PD ed alla sua attrazione verso l'IDV di Di Pietro. Dunque perchè alcuni intellettuali si sentono attratti dal partito di Di Pietro ed abbandonano il PD? Non vedo nel giustizialismo cieco e bieco dell'IDV ( fuori di inquisiti dal Parlamento, grida un Di Pietro populista dimenticando suo figlio inquisito e Consigliere, candidando un De Magistris inquisito e sopra tutto dimenticando un principio basilare della società civile che è quello che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva), nè tanto meno negli sbandierati anatemi contro la corruzione, tanto cari a Di Pietro ( mentre il figlio Cristiano tiene contatti strettissimi e clientelari con un Mautone a sua volta indagato dalla Porcura di Napoli per reati corruttivi) o nelle posizioni di " professionismo ben retribuito dell'antimafia " dell'IDV ( si pensi a Travaglio, a De Magistris, a Grillo, ecc) che comporta per l'Italia un eterno immobilismo ( no ad ogni opera pubblica per timore dell'infiltrazioone mafiosa, un suicidio politico ed ideologico) una cultura idelogica che possa produrre elementi nuovi e positivi per il Paese. Cosa ci fanno dunque gente come Vattimo, come Nicola Tranfaglia con Di Pietro? A mio giudizio hanno tout court semplicemente , vilmente od opportunisticamente abbandonato la nave del PD prima che affondi del tutto nel mare dell'assoluto vuoto ideologico , che fa sì che in quel partito invece che emergere elementi propositivi come Cacciari, Latorre, Caldarola , Polito ecc. emergano ancora e solo dichiarazioni populiste, di contrapposizione ideologica e viscerale, di antiberlusconismo quindicennale inutile, dannoso per il Paese e cialtronesco. Il movimento intellettuale precede o segue la politica? Storicamente dovrebbe precederla. Dunque questa fuga verso Di Pietro è una bruciante sconfitta per il PD ed una dimostrazione della sua vacuità programmatica. La fuga verso Di Pietro indica la fine di quell'intellighenzia che, così come sta per suicidarsi il PD se non cambia registro e vocazione, cerca nella spiaggia sbagliata - quella isolazionista di Di Pietro - quell'allocamento culturale che risulti consono ai suoi desideri.
Di Pietro è, pardon per la ripetizione, la pietra al collo del corpaccio del PD, rappresentato dall'antiberlusconismo viscerale e basato sull'odio di classe ed ormai deleterio ( che porterà via comunque voti al PD come oramai è storia) ma anche la pietra al collo di tutta quell'ex intellighenzia post- comunista che alleandosi con Di Pietro ha fatto un salto indietro nel tempo almeno di sessanta anni. E' questo è certamente un elemento inquietante nel panorama politico italiano: l'autoritarismo fascistoide di Di Pietro ( nel suo Partito, nei suoi proclami antisociali, nel suo predicar bene e razzolar malissmo ), il suo irresponsabile cavalcare una protesta appositamente aizzata, questa è l'anomalia di oggi dell'Italia. Dovunque vada Di Pietro deve trovare un muro invalicabile cho lo neutralizzi: a destra, dove Di Pietro votava ( l'ha dichiarato lui che votava MSI) oggi esiste il reato di " apologia di fascismo". Chiedo al PD , come atto di pacificazione e come corrispettivo del credito di cui sono titolare, non solo di rifondarsi, di darsi una segreteria adeguata e non ridicola, di munirsi di un vero e riformistico progetto politico, ma di dare un segnale preciso e reale: uniti nella richiesta di applicare un nuovo reato: l'apologia di comunismo.
Gaetano Immè

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