Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 25 aprile 2009

Il mio 25 aprile di speranza

Occupati, come siamo stati noi che siamo nati negli anni '30/40, a vivere, dopo la guerra, la nostra gioventù e poi a ricostruire l'Italia e quindi a penare prima ed a sgobbare dopo, abbiamo colpevolmente lasciato che i politicanti tutti, nel senso più dispregiativo del termine che possa esistere, costruissero una montagna di cialtronerie e su tale montagna di menzogne addirittura ci vivessero: abbamo, cioè, avuto il torto di lasciare che la politica diventasse una sorta di professionismo dell'antifascismo e della Resistenza partigiana, ma solo di tutta quella rossa. In effetti ci hanno fregato proprio i nostri padri naturali, coloro che nel decennio nel quale siamo nati avevano invece già i loro trenta e più anni. Comunque sia dal 1948 in poi, per nostra vacatio mentis abbiamo lasciato che nascessero in Italia quegli inutili magnaccioni che sono tutti i professionisti dell'antifascismo in servizio permenente effettivo e del movimento partigiano tinto esclusivamente di rosso. E su questa immensa fragnaccia, tali cialtroni storici e truffatori intelettuali, tali manutengoli della enorme P4 (altro che P2 di Gelli, Signori miei) che sia mai esistita in Italia dai tempi di Cristo ad oggi, hanno trasformato il 25 aprile in una sorta di " Festival dell'Unità" dove scorreva Sangiovese da quattro baiocchi e salamelle arrostite da fanatici pugnochiusoinalto. Una misera festicciola di partito rosso. Invece , per arrivare a vedere l'Italia libera, per cacciare via dall'Italia i tedeschi hitleriani è stato necessario il sangue di tutti quei ragazzi americani, inglesi ed italiani - con le precisazioni di cui appresso - che, senza chiacchiere , ma con la vita consentirono che l'Italia post-bellica diventasse una democrazia occidentale.
Questo dovrebbe essere il 25 Aprile in Italia, questo dovrebbe essere il suo significato e tale dovrebbero presentarlo i politici e le nostre istituzioni solo se fossero con la coscienza pulita. Purtroppo così non è perchè, voi lo sapete, magna pars delle nostre Istituzioni sono invece quelle stesse persone che hanno partecipato alla grande truffa del dopo guerra. Parlo di questo Presidente della Repubblica, parlo di questo similcapo dell'opposizione, perchè entrambi sono i paradigmatici tromboni che hanno, il primo addirittura creato e vissuto di professionismo di antifascismo e resistenzialrosso ed il secondo, chierichetto dossettiano nerotinto, che di professionale antifascismo militante e di resistenzialismo accecato e strabico cresciuto e pasciuto. Mi corre quindi l'obbligo di specificare la precisazione necessaria di cui alludevo sopra.
Le Resistenze, in Italia, furono non una e sola, come dicono questi cialtroni storici, ma tre. Una , asservita al PCI togliattiano, la quale - per ormai prove storiche e testimoniali inoppugnabili - credendo nell'ideologia totalitaria dell'URSS, accecata da tale ideologia ha certo fatto la resistenza rossa ma solo con il fine di portare il nostro Paese da una dittatura ( quella fascista) ad un dittatura peggiore ( quella comunista, quella staliniana). Questa resistenza, diciamo, rossa, è stata, per ammissione storica e documentale, assolutamente maggioritaria in quella Resistenza e non, come tenta di sostenere Fassino, minoritaria. Parallelamente e specularmente vi è stata un' altra resistenza ideologica, fondata da un lato su un sentimento patriottico di fedeltà al giuramento e dall'altro su una ideologia sociale di tipo nazionalista che ha creato quello strano tipo di resistenza, opposta ma pur sempre dovuta ad una ideologia. Parlo di tutti quei ragazzotti e ragazzini che andarono a morire a per la Repubblica di Salò.
L'altra resistenza, la terza, fu quella più limpida , quella la cui unica e certa ideologia non discendeva dai totalitarismi che il 1900 aveva partorito ma dal movimento cattolico e liberale-laico che proprio il ventsimo secolo avrebbe riproposto. La resistenzxa, per intenderci, tipo quella di Edgardo Sogno che ha accomunato liberali, liberali-laici, cattolici, azionisti, dossettiani e che aveva quale unica ideologia quella di fare dell'Italia libera dai tedeschi , non liberata dagli angloamericani che occupanti non erano ma liberatori, una democrazia occidentale.
Non pretendo certo di assumere vesti di onnipotenza giudicando quello che è bene e quel che è male: tale delirio di onnipotenza lo lascio a chi, figlio di una Stato etico ed illiberale, totalitario e dittatoriale, di uno Stato che ci possiede e che tratta l'uomo come una res, come il nerotinto Franceschini, si arroga con tracotanza e ridicolaggine acuta tale potere.
La via non può che essere una ed una sola: un riconoscimento di libertà e di perdono per tutti quei ragazzi, sia di Salò sia della Resistenza rossa asservita all'URSS, che hanno comunque creduto ad un sogno per il bene del loro Paese e che sono stati tratti in inganno. Da questo discende in via automatica l'instaurazione di un nuovo reato, peraltro esistente da sempre, quello dell'"apologia del comunismo", che diventa così identico e speculare al già esistente reato di " apologia di fascismo". Questo significa umano perdono, significa mancata colpevolizzazione, significa riconoscimento di pulsioni ideologiche ma significa anche dare un monito a che anche di fronte a tali pulsioni bisogna avere la preparazione per avere le idee chiare.
Per le rimanenti Resistenze, quella minoritaria rossa e quella liberale azionista, comunque accomunate da eterno ringraziamento per aver " contribuito", sussidiariamente alle truppe angloamericane, a trasformare il nostro Paese in una democrazia occidentale e liberale.
Tutto ciò passando per il riconoscimento del terrorismo rosso e filojugoslavo che ha insanguinato l'Italia del dopoguerra con eccidi, con vendette, con miserabili cacce all'uomo tipo " dagli all'ex fascista" da parte di tutti gli ex fascisti...dell'ultima ora.
Ci arriveremo mai?
La speranza è l'ultima a morire. Possiamo sperare che tale processo storico culturale possa essere agevolato dalle forze istituzionali di oggi che non provengono, che non nascono, ce non sono compromesse che la visione mgnacciona della Resistenza. Questa è la speranza.
Gaetano Immè

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