Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 18 aprile 2009

Libero ed il referendum

Il Prof. Zanon, oggi su Libero, afferma che la nostra Costituzione ammette l'election day. Non c'è da discutere, trattandosi del Professor Niccolò Zanon. Senonchè leggendo lo scritto ho tratto la netta sensazione che lo scritto appartenga al professor Zanon ed il titolo....a qualcun altro.
Il costituzionalista infatti fin dal suo esordio, afferma che " la Costituzione, sul punto, nulla dice". E questa è una sacrosanta verità. Poi esamina la Legge 352 del 1970 per affermare, ed anche questo è sacrosanto, che detta legge impedisce e vieta espressamente solo che " nello stesso anno" ( e quindi non nello stesso girono) si svolgano sia il referendum sia le elezioni politiche. Sacrosanto. Ma per il resto il Professor Zanon altro non aggiunge di nuovo e di concreto sul punto, nè poteva essere diversamente. Tuttavia mi sembra che per far coincidere la disamina giuridica con lo spirito di Libero sull'argomento, lo scritto faccia qualche - diciamo - forzatura.
La prima consiste nel riconoscere una forza giuridica, ancorchè non espressa, minore di quella che effettivamente essa comporta all'osservazione che nell'elezione referendaria ex articolo 75 della Costituzione il formarsi spontaneo del quorum sia un elemento essenziale. Questa interpretazione non è far dire all'articoolo 75 della Costituzione quello che detto articolo non dice, ma blocca con una logica inappuntabile le seguenti considerazioni:
1.è fondamentale che il quorum si formi per la validità del referendum. Dunque non è assolutamente possibile escludere in punto di diritto che la coincidenza con altre elezioni e voti contribuisca ad aiutare, a lubrificare, ad agevolare il raggiungimento del quorum. Non credo che l'esegesi dello spirito costituzionale consenta tale mezzuccio. Posso anche cambiare idea, ma vorrei una spiegazione diretta e esaustiva in merito.
2. circa poi l'obiezione che votare per il referendum in concomitanza con altre votazioni comporta anche, in caso di rinuncia di un elettore al ritiro della scheda referendaria coram populo, un enorme vulnus alla segretezza del voto, non ritengo che quanto scritto sia convincente. Sostiene infatti l'Autore, che " anche starsene a casa rivela un intento di affossare il quorum....". Ma non credo sia la stessa cosa. Infatti se il girono dell'elezione mi presento e dichiaro di non volere la scheda referendaria, la mia posizione è pubblica ed il segreto del voto è andato a quel paese, così non è assolutamente se io non vado al seggio. Primo perchè è un mio diritto astenermi dal voto refrendario e poi perchè non credo che i Commissari del Seggio si mettano a leggere ad alta voce i nomi di coloro che non sono andati a votare.
Posso avere lumi dal Professor Zanon?
Grazie anticipatamente.
Prof. Gaetano Immè, Roma

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