Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 18 aprile 2009

Santoro, Vauro, e Band. Ora e poi basta davvero

Mi sento tirato per i capelli, dunque, devo occuparmi ancora di Santoro, Annozero, Vauro e simili. Santoro mi ha definito un " poveretto", una sorta di minus habens rispetto a Lui, perchè leggo " anche " Il Giornale". Questo basta al Signor Santoro per definirmi un " poveretto" e che " stenta a capirmi". Devo ringraziarlo sentitamente, perchè mi ha fatto il più grande complimento mai ricevuto in questi miei primi settanta anni. Infatti non vedo proprio come lui possa capire me, mentre io capisco lui. Dunque voglio precisare a tutti che Santoro sta dove sta, ha il potere che ha non per meriti " suoi", non perchè è un giornalista di vaglio, non perchè si è segnalato per inchieste ben condotte, non perchè ha scritto libri, volumi o articoli. No. Lui occupa quel posto perchè ce lo ha messo un Giudice del Lavoro. Siccome la RAI - conoscete la mia idea - è una azienda semplicemente imbecille, composta da finti managers che fingono di lavorare ma invece giocasno con i soldi nostri, questa imbecille azienda è riuscita a cacciare Santoro ma in modo tale che la Magistratura del Lavoro ha potuto, su ricorso del Santoro stesso, rimetterlo al suo posto. Intendiamoci, non come un operaio che, licenziato e ridotto sul lastrico, si oppone al licenziamento e viene reintegrato nel posto: qui non parliamo di " salario", quì parliamo semmai di " milionario", quì non parliamo di " lavoro", semmai di " dominio". Insomma Santoro occupa il posto che occupa perchè:
1. è un protetto politicamente, un " famiglio " ( termine tanto caro al suo compagnuccio Di Pietro) di qualche ben nota famiglia politica campana ( indovina indovinello...) per cui è riuscito a trovare posto in RAI. Siccome la RAI è fatta da finti managers, di più " arpagone" ( che non fa rima con......bello! ma con....!)è riuscito a strappare, per ovvie complicità politiche, contratti megagalattici che poi, il giudice del Lavoro, davanti ad una sua richiesta di reintegro nel " posto", non ha potuto non confermare.
Insomma, nulla di personale, ma Santoro è proprio uno imposto in RAI dalla Magistratura, non scelto per le sue capacità da una rete televivisiva libera e privata, una persona che non possiede alcuna dignità personale e professionale e che anzi difende i propri interessi come fosse l'ultimo dei cottimisti edili a 70 Euro al giorno, pur prendendo qualcosa come 60.000 Euro al mese.
Infatti una persona che avesse amor proprio, una persona che avesse una sua dignità, una sua onestà, una sua correttezza morale avrebbe innanzitutto il coraggio civile di pagare in prima persona i propri erroti, senza atteggiarsi a vittima e poi non umilierebbe la sua stessa persona e la sua dignità personale ed intellettuali ricorrendo ad un Giudice per essere imposto in un certo ruolo: no, una persona dignitosa, una persona avrebbe dimostrato la sua capacità avvalendosi del proprio lavoro, del proprio intelletto. Santoro, neanche lo ha pensato.
2. è un signore che fa sempre lo stesso tipo di giornalismo, dal 1970 ad oggi. Il giornalismo dello scandalo a tutti i costi, anche a costo di nascondere la verità - come fa quasi sempre -. Un giornalismo tipo L'Espresso degli anni 70, con le inchieste scandalistiche sull'Italia della DC-PCI di allora. Lui è rimasto culturalmente quello e si circonda da suoi simili. Gente come Travaglio, Di Pietro, De Magistris, Vauro, Saviano, Ruotolo ecc, gente per la quale - udite! udite! - in Italia non si deve progredire perchè altrimenti " potrebbe" esserci l'infiltrazione della mafia, della camorra, della 'ndrangheta. No TAV, no MOSE, no variante valico, no Brebemi, no Ponte sullo stretto, no riforma della Costituzione, no TUTTO in nome di un eventuale pericolo di possibili infiltrazioni camorristiche. A parte che gente come loro - famiglia politica, intendo dire, di cui la ghenga citata è " famiglio" - convive alla grande con la camorra - da quanto tempo la sinistra domina e ha dominato in Campania, in Calabria, in Puglia, in Sicilia, nel Lazio, tanto per ricordare alcune perle di commistione fra la politica e le camorre - da una vita per cui verrebbe la voglia di esclamare il classico " da che pulpito viene la predica!", come può un Paese civile nel 2010, in piena globalizzazione, in piena crisi economica mondiale, restare ancora abbarbicata al giornalismo d'accatto degli anni 70? Inconcepibile.
3. Santoro è anche, umanamente parlando, un ingrato, uno che ti liscia fintanto che non ottiene il favore del potente ( d'altronde non può essere diverso un soggetto che deve tutta la sua carriera solo al suo " famiglismo" asservito a certa politica, non certo allae sue doti), un voltafaccia, uno che non esita a spararti dopo che ti ha succhiato quel che gli interessava, pur di far carriera. The show must go on! Penso a D'Alema, al quale deve la candidatura nella sicura circoscrizione del Mugello toscano, grazie alla quale ha bivaccato per anni ed anni come europarlamentare a 30.000,00 euro al mese, se non di più, per non lasciar traccia. Posto subito lasciato quando il Giudice del Lavoro per sentenza - ripeto, per sentenza, e non per capacità - lo ha reintegrato in RAI. Ora Santoro tratta D'Alema come un reperto archeologico, perchè la corrente riformista e migliorista del PD è invisa a Di Pietro di cui Santoro è lo zerbino mediatico. Penso a Lucia Annunziata, trattata in trasmissione come un povera imbecille sul fatto di Israele e Palestina, durante Annozero. Penso a tutti i soldi che Santoro ha preso da Mediaset, dell'odiato nemico Berlusconi. Insomma, ditemi dove vedete dignità e ragionevolezza, ditemi dove vedete un giornalismo fatto per il bene del Paese, al posto di uno pseudo giornalismo fatto solo per ossequiare la conquista elettorale di Di Pietro, suo più assiduo - insieme a Travaglio - presenzialista, senza - ovviamente- contraddittorio.
3. Santoro è un reperto archeologico di una politica faziosa, di una politica offensiva, di una politica fatta di guerriglia sessantottina, di una politica che ha partorito " i compagni che sbagliano", che ha partorito e che sta partorendo " i nuovi compagni che sbaglieranno ancora ", inseme a Cremaschi, a Epifani, a Rinaldini, di una politica, insomma, che è rimasta a Peppone e Don Camillo, fatta di botte, di aggressioni, di rivolte di piazza e che non conosce nè vuole conoscere tutti i fatti, tutti i progressi che la società civile ha compiuto a fatto, pur con tanto dolore, in questi ultimi cinquanta anni. Santoro è contro il PD, per dire, vorrebbe ripristinare, sotto il ducetto Di Pietro, l'estrema sinistra cancellata dal Parlamento, insomma un ritorno all'antica Italia del vorrei ma non posso. Intendiamoci, non sto dicendo che il giornalismo anni 70 sia inutile, tutt'altro. Quel giornalismo deve esistere, deve continuare ad esistere, perchè noi vogliamo conoscere come stanno le cose. Sempre meglio la peggiore verità alla migliore bugia. La democrazia viva di questo spirito. Ma quel tipo di giornalismo non può, nè deve presentarsi, come invece fa e pretende la Banda Santoro, come l'unica verità; quel tipo di giornalismo non deve godere di una tribuna così amplificante da sembrare la verità, quando invece è il contrario. Ecco perchè quel giornalismo, nell'Italia di oggi, nella società di oggi, è un sottoprodotto, un cascame culturale di una sinistra massimalista che storia, progresso, maturazione,hanno irrimediabilmente archiviato come superata e sconfitta. Ecco perchè chi, come Santoro e la sua Banda, tutti, nessuno escluso, sono intellettualmente scorretti: perchè spacciano una notizia, la loro, per verità assoluta, tacitendo la vera verità. E tutto questo, per la loro ingordigia di potere ( Di Pietro, De Magistris, IDV), di notorietà e denaro ( Santoro, Travaglio, Vauro). Ma a scapito dell'unico bene che dorebbe interessarli: quello del Paese Italia.
4. ultimo accenno, al vignettista Senesi, dipinto cone un altro martire. Costui è della stessa cultura di Santoro. Chi non la pensa come me non deve vivere. Come Di Pietro, che denuncia ogni tre vsecondi chi lo descrive. Anche il Signor Senesi, che fa tanto il martire della censura, che invoca sempre la libertà di satira, invece è come Di Pietro. Denuncia chi appena appena lo sfiora, con la satira o con il parlare. Anzi, Senesi, come Di Pietro, arriva anxhe alle vere e proprie intimidazioni. Prova ne sia questa: la denuncia di Senesi contro il blog;http://www.inpartibusinfidelium.it/. Strana onestà intellettuale quella del Signor Senesi: per se stesso pretende e si concede ogni licenza ( appellandosi alla libertà di satira), ma quando è lui sotto la lente di altri, allora la libertà di satira non esiste più. E giù denuncie, intimidazioni. Il Signor Senesi in quella circostanza non si è fatto certo scrupolo di usare il suo " potere". Questa illibertà, questa intimidazione è comune a tutta la sinistra: ricordate D'Alemo e Forattini? Ricordate Prodi e quel suo portavoce governativo che andava a..... transessuali la sera?
Inoltre Senesi è anche culturalmente un approfittatore. Infatti usa ogni mezzo per denigrare e blasfemare la religione cattolica ( a me non importa nulla della religione, nel senso che sono un convinto laico e liberale) perchè sa benissimo che non corre alcun rischio. Ma chiude gli occhi su tutte le malefatte che nel mondo l'Islam compie, perchè......la onestà intellettuale non si compra, non viene venduta al supermercato. Insomma una persona spregevole, un vile, come Santoro.
Piace vincere facile, vero?
Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento