Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 16 aprile 2009

Sul Referendum di Segni e Guzzetta

Si discute sulla data del Referendum. Come al solito, chi tira da una parte, chi tira dall'altra, chi dice quel che gli fa comodo, chi tace quel che gli fa scomodo. Chi strilla " Al risparmio!" in pratica utilizzando i morti d'Abruzzo per allontanare un referendum del quale ha paura ( per le proprie tasche), chi guarda sostanzialmente al costo del referendum come una questione talmente ovvia ma connessa alla democrazia partecipativa da non poter essere messa in discussione. Insomma, come al solito, un caos. Perciò devo premettere una osservazione sostanziale: votare questo referendum ( che è quello previsto e regolato dall'articolo 75 della Costituzione ) significa, in caso di raggiungimento del quorum e di sua approvazione ( risposta " si"), introdurre in Italia una Legge elettorale che prevede il " premio di maggioranza". Tale " premio" consiste nell'attribuire al " partito" politico che riceve più voti ( degli altri partiti politici ) il 55% dei seggi in Parlamento. A me questo " premio di maggioranza" non mi piace proprio e non mi convince per niente. Non perchè sa troppo di regime fascista ( infatti fu introdotto in pieno regime da un Ministro di Mussolini, ma questo è un altro discorso), ma per il fatto che non penso che offra un contributo positivo alla crescita della ragionata e consapevole partecipazione del cittadino alla " cosa pubblica". Vi saranno pure altre forme istituzionali che consentano di dare maggior forza e quindi maggiore governabilità all'Esecutivo, dovremo quindi cercarle, discuterne, ma non ritengo proprio dignitoso per un Paese civile come l'Italia far rientrare in funzione una istituzione fascista che, questa sì, potrebbe portare ad una visione totalitaria del Parlamento. Il quale resterebbe praticamente soggiogato ad un solo partito politico, qualunque esso sia. Dunque un aiuto alla governabilità di questo Paese ma anche una deriva pericolosa per la tenuta democratica e liberale, sopratutto liberale, di questo Paese.

La questione di " quando votare " , che tanto viene dibattuta dalla stampa, è paradigmatica della pessimistica ma realistica visione di Simone Weil ,che già nel lontano 1943 aveva previsto , nel suo libro "Nota per la soppressione dei partiti politici", il carattere totalitaristico presente nel DNA di ogni partito politico che pensa solo alla sua espansione ed al suo potere . Accorpiamo le votazioni referendarie a quelle Europee, a quelle Amministrative ? Sì, gridano coloro che vorrebbero che il referendum passasse, sì, gridano, perchè la Costituzione non vieta espressamente di votare per un referendum e per altre ragioni, sì, urlano, perchè così si risparmiano 500 milioni di Euro per i poveretti d'Abruzzo! No, gridano quelli che temono questo referendum perchè cancellerebbe il loro potere politico , no, gridano questi, non si risparmierebbero che poche centinaia di milioni di Euro, ma non si può accorpare voti così dissimili. La solita cagnara. Vediamo di mettere ordine anche in questo. Quello che i referendari non dicono ( e te credo!) è che loro vogliono avvalersi della concomitanza delle elezioni politiche con quelle per il referendum allo scopo di raggiungere il quorum del 51% dei elettori, che è l'elemento basilare per la riuscita del quesito referendario. Una vera e propria truffa. Perchè è vero proprio l'opposto e cioè: che proprio per sincerarsi che la partecipazione al voto referendario popolare sia genuina e non indotta - con più o meno artifizi, doli e raggiri - la votazione del referendum non deve tenersi nello stesso giorno in cui si votano le politiche. Se la Costituzione nulla dice sul problema ( votazione unica per politiche e referendarie) - e te pareva!- vi sono ulteriori e svariate considerazioni da aggiungere alla precedente, che , a mio giudizio, è esaustiva. In primo luogo non mi risulta che mai, nella nostra storia repubblicana, le votazione per uno dei tantissimi referendum siano stati accorpati con elezioni politiche o amministrative. Mai. Si dirà: e che vuol dire? Nulla, ma è un elemento oggettivo e che vale da sessanta e più anni. In secondo luogo: nelle elezioni politiche il voto è un diritto ed anche un dovere per il cittadino, mentre il voto referendario prevede, sempre per il cittadino, anche l'astensione. Terzo luogo: nelle elezioni politiche non esiste il " quorum": esse sono valide anche se vi partecipa solo una parte minoritaria della popolazione. Invece nelle votazioni referendarie abrogative, il raggiungimento ( aggiungo " non indotto, ma spontaneo") del quorum del 51% dei votanti è elemento essenziale per la validità della consultazione. Quarto motivo : i n caso di accorpamento va a farsi benedire la segretezza del voto, una mostruosità giuridica da Paese del terzo e del quarto mondo. Infatti se il referendum si vota nello stesso giorno delle politiche, l'elettore deve registrarsi, ritirare le schede e se non vuole quelle del referendum lo deve dire al seggio. Se invece il referendum si vota in un altro giorno, chi non vuole votare o chi vuole astenersi non si presenta al seggio. In quest'ultimo caso risulta che l'elettore non ha votato, ma questo è un suo diritto, mentre nel caso precedente questo fatto viene registrato come un rifiuto.
Non mi sorprende più di tanto il pensiero illiberale della sinistra e di certo centro che diffida del referendum perchè strumento in mano al popolo che, spesso, è bue. La tesi del popolo rozzo e ignorante, del popolo che va guidato dal superstato è vecchia. Quanto Marx .
Quindi un convinto no a questo referendum ed un convinto no a riunire le votazioni referendarie con quelle politiche. Cari signori referendari, la democrazia costa, ve ne accorgete solo quando vi fa comodo? Piantatela di fare le finte verginelle. Nessuno vi crede più. Siate seri, anche se è difficile.
Gaetano Immè

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