Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 25 maggio 2009

Cera una volta......

Once were warriors. Now are gossippari. Ricordo d'infanzia. Subito dopo la guerra, a casa dei miei, poveri borghesucci del tempo, pane e pedala, entrò Peppina, la mitica Peppina. Abitava ai limiti della Roma di quel tempo, dove le vigne la facevano da padrone, sulle colline portuensi e veniva " a servizio" a casa mia. Non sapeva nè leggere nè scrivere ma, d'accordo col marito, che ricordo essere stato un comunista duro di quei tempi, lei cattolica praticante, tirò su due figli ed una famiglia, poi disgragata da vicende sforntunate, degna del massimo rispetto. Era una donna piena di dignità e di severità, faceva dell'onestà e della correttezza la sua bandiera e quella della sua famiglia. Magari diceva sfondoni - tipo " noi usiamo " Uomo" per lavare" - ma per quel che ricordo era piena di rispetto per i miei e veniva da tutti noi ricambiata con la stessa moneta. Sono passati ormai quasi sessanta anni ma ancora oggi che sono tutti morti gli attori principali, mia madre, Peppina, il marito, mio padre, i superstiti hanno ancora rapporto fra di loro. Capito? Certo, Peppina era " a servizio" e noi " i padroni", lei ed i suoi erano comunisti ma persone onestissime ed i miei non erano certo comunisti, ma questo legame non s'è spezzato con la morte e vive, grazie ai figli ed ai nipoti, ancora oggi. A quel tempo anche la lettura marchiava una classe di appartenenza: Peppina, che " stava a servizio" leggeva " Grand'Hotel" - un fumetto mitico per servette d'antan - la mia famiglia era dedita ad altre letture e di " Grand'Hotel" si rideva molto.

Oggi i nipoti di Peppina forse non sanno nemmeno che la nonna " andava a servizio" ed i miei nipoti conoscono il nome di Peppina come quello di un'istituzione familiare sulla quale porre la massima fiducia. Insomma, un mito. Eppure leggeva Grand'hotel, il fumetto delle servette d'antan, che oggi si chiamano " badanti" o collaboratrici familiari, che non leggono più Grand'Hotel malauguratamente ma Repubblica o L'Unità, che fingono correttezza, che prediligono " lavorare a nero" e che poi, al termine del percorso collaborativo, sparano ricatti e cause da CGIL sfrontate ed assurde. Non leggono più Grand'Hotel e questo duole e se leggono Repubblica vuol dire che oggi Repubblica è come ieri era Grand'Hotel. Ridotto ad un giornale di pettegolezzi, adatto a quella mentalità che caratterizzava l'allora ristrettezza mentale delle " servette". Ma le servette di un tempo, la mia Peppina, la nostra mitica Peppina, è un gigante del pensiero e di vita rispetto ai vari giornalistucoli o pennivendoli che, nulla avendo da dire ai propri lettori in tema di politica e di progetti politici, cerca di tirare fuori dal borghese di oggi la servetta di ieri. Ne tirerà fuori tante di nuove servette, ma moderne, di quelle che tutto va bene avocuato, tutto a nero e poi vanno alla CGIL e sparano cause milionarie, sulle quali vive e vegeta anche il sindacato.
Davanzo e soci si sforzino pure a creare un bel po' di servette, tipo umano italiota invidioso e astioso verso chi ha successo, ma non potranno mai più avere una Peppina. Non ne sono degni.
Gaetano Immè

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