Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 27 maggio 2009

Noemi, Mills, Fini ed altro

Leggevo ieri Repubblica, oggi Ritanna Armeni su quel giornale sedicente riformista a fogli e giorni alterni e, come spesso accade, ho avuto la netta sensazione di quel che " non è accaduto" e di " quel si vorrebbe che fosse accaduto". C'è una pericolosa devianza mentale in chi non vede la realtà per quella che è ma per quella che vorrebbe che fosse, una vera malattia mentale tipica di chi vive in una realtà che si costruisce da solo e che conduce sempre ad un omicidio: il più grave degli omicidi, quello di tentare di far apparire come verità fatti in realtà mai accaduti o solamente immaginati. Insomma quell'arte di uccidere la verità creandone una virtuale sulla quale insistere, fino al punto di farla appaire vera. E' la tattica vecchia del comunismo italiano quella di denigrare il nemico che non riesci a battere sul piano politico. La storia si ripete. Ed il legenDario ex democristiano, chierichetto nerotinto finto risoluto, ricorda come un santino la Costituzione ed invece , offrendo come La Pira l'altra guancia, dimentica quando il PCI accusava Aldo Moro di essere Antilope Cobbler,tanto per fare un esempio. A decine gli esempi per lo smemorato segreDario. La Armeni è bravissima perchè, una volta detto quel avrebbe voluto che fosse successo e cioè - testuale -" ...donne ridotte a bambole divetenti per chi vuol giocare con loro, oggetto dei favori di uomini potenti...." ( questa è la falsa verità perchè nè la buona Ritanna nè Repubblichetta 2000 ne hanno uno straccetto di indizio se non di prova), sulla falsa verità costruisce il discorso sull'indegnità di Silvio Berlusconi a stare dove il popolo l'ha messo o dove lui potrebbe voler andare tra qualche tempo. Anche se tutto ciò esce dalla bocca della Armeni, addolcito dal suo splendido sorriso, sempre tattica veterocomunista è: sparlate, sparlate che qualcosa resterà. Siamo ai così detti fondamentali della mentalità comunista. Complimenti alla Armeni, a De Benedetti, ad Ezio Mauro, a Giuseppe D'Avanzo, a tutti 'sti signuri incravattate!!!!!

Le condanne di Silvio Berlusconi per corruzione e altro non arrivano mai al giudizio definitivo, o per assoluzione o perché i limiti di tempo assegnati al processo scadono. E le sentenze e le motivazioni delle sentenze sono tutte futuriste, nel senso che non stabiliscono una verità giuridica, introvabile peraltro nei processi politicizzati, e si limitano a fungere come una interpretazione tra le tante possibili interpretazioni. E se ci vogliono ben quattrocento pagine per descrivere i fatti non è perchè i fatti sono tanti, ma semplicemente perchè attraverso la reiterazione del singolo indizio, la sentenza tenta di costruire una sua credibilità che, invece manca del tutto. Il caso Mills, insomma, è indicativo e paradigmatico: il condannato non è lui, perché il lodo Alfano lo tiene fuori dal processo, ma nelle motivazioni il premier è tirato in ballo pesantemente come corruttore di un testimone. Che fare? Credere o non credere? E a che cosa credere, a una sentenza che non c’è o alle motivazioni che invece ci sono? Credere a un giudice che ha vinto un concorso o a un politico che ha vinto le elezioni con il voto popolare?Vorrei vivere, come la maggioranza assoluta degli italiani, in un paese in cui la legge fosse uguale per tutti e tutti fossero uguali davanti alla legge. Un paese in cui i giudici applicano la legge e non un programma di risanamento e di salvezza politica della Repubblica deciso nei loro club e nelle loro correnti politiche, un paese in cui le decisioni dei tribunali hanno delle conseguenze certe, perché promanano da una sede autorevole e indiscussa, e un politico giudicato colpevole da un sistema di giustizia imparziale (e riconosciuto al di sopra delle parti dai cittadini) torni a casa sua o vada in galera se condannato. Ma questo paese non è il mio, non è il nostro.Il giudice del caso Mills che ora scuote le cronache, Nicoletta Gandus, è sicuramente un’ottima persona, ma appartiene indubitabilmente a un circuito culturale, civile e politico in cui si scommette apertamente e da 15 anni almeno sulla decapitazione giudiziaria del tiranno, sulla caduta giudiziaria di Berlusconi come pegno del rinnovamento morale della Repubblica e come simbolo di salvezza dello Stato e della legalità dalla dittatura populista, e questo mentre il grande accusato si dice perseguitato politico, ricusa questo sistema di giustizia, si fa scudo di leggi che lo mettono fuori dai processi, leggi promulgate da un Quirinale okkupato da un post comunista e ora sottoposte al giudizio della Corte costituzionale, e raccoglie su questa piattaforma il consenso di una sicura maggioranza di italiani. Sbaglia, a mio modo di vedere, Berlusconi a controbattere infuocatamente con il suo comprensibile pessimo umore. Dovrebbe essere gelido, e dare le risposte vere, che sono all’altezza della storia di questo Paese, che i cittadini conoscono e che non coincidono con le operette morali stampate nei diversi fascicoli della Repubblichetta 2000 o con gli onirismi di giornali sedicente riformisti , nella loro soap a sfondo criminale. Berlusconi in un quasi ventennio ha conferito lustro e prestigio alla destra, l'ha federata , l’ha trasformata in una destra democratica e popolare europea, ha trasversalmente assimilato culture di sinistra di provenienza socialista e democristiana, ha salvato l’onore del sistema dei partiti della Prima repubblica nel momento in cui ne scuoteva le basi con la sua politica personale, la sua leadership maggioritaria, la sua identità mezzo pubblica e mezzo privata. E ha innovato le forme della politica e bloccato grandi speranze borghesi, lobbistiche, finanziarie e di establishment che contavano sul proseguimento del gioco delle élite, il gioco delle regole perpetuate da Democristiani terrorizzati dal PCI e da comunisti terrorizzati dalla DC ecclesiale. Finché i suoi censori forcaioli, che vogliono eliminarlo per via giudiziaria, non riconosceranno che dietro tutta quella offensiva di legalità, dietro quel tentativo di sbaraccare il sistema Berlusconi bollandolo come sistema criminale, ci sta una congerie di interessi e di aspettative politiche a lui avverse, un discorso serio sulla verità giudiziaria non può nemmeno cominciare. Purtroppo, è così e così sarà ancora, nonostante Pansa e Caldarola.

A proposito di destra, voglio chiarire qualcosa su Fini.
Era contrario al diritto di insegnare per un omosessuale, ora riceve le associazioni gay e prepara una legislazione sulle coppie di fatto. Firmatario della legge Bossi-Fini, considerata come un rigetto draconiano dell’immigrazione illegale, ora è attento al diritto d’asilo come un alto funzionario dell’Onu. Girava con l’impermeabile bianco per le borgate romane teatro di atroci delitti compiuti da disperati del sottomondo migrante, si comportava come una specie di icona del cittadino Joe, il vendicatore sociale delle paure più diffuse, ma ora è il censore di ogni passaggio del decreto sulla sicurezza che possa ledere diritti di cittadinanza in nome di un’ideologia che a sinistra chiamano «sicuritaria» (dal francese gauchiste «sécuritaire»).Potrei continuare con altre decine di esempi, ma ci siamo già capiti.La svolta o conversione di Gianfranco Fini è seria, ho notato la settimana scorsa che gli dà forza personale, prestigio e capacità efficace di azione politica e parlamentare, tanto più in quanto è una svolta solitaria, in evidente distacco dalla maggioranza del suo elettorato tradizionale e dalla maggioranza del suo partito; ma il paradosso nel paradosso è che per diventare un leader istituzionale accettato e compreso come tale, per disporre di un profilo culturale convincente, un leader di destra deve assumere, senza tante sottigliezze, senza tanti distinguo, senza una elaborazione in proprio, l’intelaiatura di idee e lo spettro di sensibilità che sono tipici della sinistra. Extra ecclesiam (liberal) nulla salus. Se vuoi tagliare il traguardo della leadership, prendi il manuale Cencelli delle ideologie di sinistra, della religione progressista, e abbeverati. Non c’è apparentemente altra via.I giornalisti del Secolo d’Italia, il quotidiano che fu del vecchio Msi e poi di Alleanza nazionale, dicono che non è vero questo destino di assimilazione a sinistra per un leader di destra e sono disposti a credere e a farci credere che tutto era già scritto nella storia del neofascismo o postfascismo italiano, che aveva una sua vena libertaria, laica e tollerante. Nessuna conversione di Fini, il capo è sempre coerente con se stesso. In parte hanno ragione, nel senso che la destra non è mai solo una destra e la sinistra non è mai solo una sinistra. Non esistono distillati puri e chimismi non contaminabili nelle culture politiche: basti pensare a quanto di protofascista ci fosse nel socialismo interventista di Benito Mussolini e a quanto di socialista ci fosse nel suo fascismo.Ma la sostanza resta la stessa. Vuoi avere un diritto di tribuna per parlare in modo egemone, con risultati trasversali, al complesso della società italiana? Ebbene, non importa come voti il popolo, non importa quale sia il parere effettivo della maggioranza, non importa se l’Italia è «a destra» o addirittura si è antropologicamente trasformata con il consumo televisivo, come dicono con sicurezza Nanni Moretti e Michele Serra; se vuoi guidare istituzionalmente il Paese farai meglio comunque a prendere le tue idee da un bagaglio culturale di sinistra, perché un conto è vincere le elezioni e organizzare il consenso del popolo e un altro conto è essere ammessi in un establishment culturale e civile.Solo così, solo se sei «in» sarai rispettato in Italia e all’estero.

Il presidente non è d’accordo, via dal disegno di legge sicurezza i medici autorizzati a segnalare i clandestini che ricorrono alle loro cure. Il presidente non è d’accordo, via dal ddl i presidi autorizzati a chiedere il permesso di soggiorno ai padri dei bambini che iscrivono a scuola. Il firmatario della legge Bossi-Fini, cioè del simbolo della chiusura antiimmigrati agitato per anni dalla sinistra come tetro emblema della grettezza della destra italiana, è oggi firmatario di tutte le più fulgide conquiste di libertà civile, di umanitarismo democratico e cattolico che la sinistra non si sarebbe mai nemmeno sognata di strappare alla maggioranza che governa il Paese.Il fenomeno Fini ha qualcosa di evangelico, per dire un paradosso. È la storia di una conversione. E in qualche senso di una verità che ti fa libero. Gianfranco Fini ha sempre e regolarmente perso le sue battaglie con Silvio Berlusconi, ricavandone l’immagine sbiadita di eterno secondo e di delfino rancoroso, di politico professionale surclassato dall’outsider: nel corso della grande rissa prima della unificazione, dopo la rivoluzione cosiddetta del predellino, arrivò perfino a misurarsi con l’età anagrafica, dando al suo alleato-rivale del vecchio bacucco, il massimo della volgarità (non esiste merito nell’essere giovani, ovviamente).Finiti i tempi della subordinazione obbligata. Finiti i giorni umilianti della propalazione dei pettegolezzi su di lui origliati in un bar romano dove i colonnelli sparlavano del loro leader dichiarandolo bollito. Finita la lunga epoca politica in cui la parola di Fini contava niente, era da tutti interpretata come “vuoto incartato”, secondo una mitica definizione di Bettino Craxi. Ora quasi ogni giorno Fini ha qualcosa di autorevole e di interessante da dire e da fare, nella sua qualità di presidente della Camera dei deputati o di oratore solitario nelle assemblee della destra, ma anche e soprattutto nella sua libertà di leader che ha ripudiato il suo partito come appartenenza stretta, che ha deciso di far scuola non con le manovre di corrente ma con le idee, trovandole là dove evidentemente secondo lui queste idee stanno: nella cultura civile della sinistra, dell’antifascismo, dell’amicizia militante verso gli ebrei e Israele, nel modernismo femminista, nel multiculturalismo.Il problema o il fatto interessante non si definisce dicendosi favorevoli o contrari alle singole scelte, che pesano e che diventano decisione politica, del presidente della Camera. La faccenda è interessante perché dimostra che in politica, se Dio vuole, conta ancora, quando è autentica, la libertà di tono, l’autonomia culturale, l’indipendenza politica. Fini si è conquistato tutto questo, naturalmente molto aiutato dalla sua posizione istituzionale di capo dei deputati, con un clamoroso salto nel buio dell’individualismo politico, che va di pari passo con un cambiamento suo di vita segnalato da fatti privati quali una nuova compagna e la nascita di una nuova figlia (e dovremmo aver capito che i fatti privati possono avere una notevole influenza pubblica, di questi tempi).È uno straordinario rovesciamento delle regole della politologia. Senza un partito disciplinato e compatto dietro, Fini risulta più forte e autorevole. Senza un popolo adorante e acclamante, e lontano dai suoi valori tradizionali di destra dura e pura, Fini ha più cose da dire e più obiettivi politici concreti da realizzare. Convertito a un nuovo modo di vedere le cose, invece di indebolirsi, Fini si è rafforzato e ha trovato il suo vero spazio in una apparente solitudine politica colmata dall’esercizio intelligente di un potere istituzionale legato alla parola.
Sarà un bene? Sarà un male? Nella prospettiva bipolare che attende l'Italia quale prova di maturità democratica, quell'Italia che deve ancora trovare, però, un vero partito di sinistra che ancora oggi non c'è, che deve ancora liberarsi di metastasi invasive che si nutrono del viscerale " dagli all'untore!" dei fascistoni tipo Di Pietro e licaoni ridens, che deve risolvere il dilemma e la tragedia che sono rappresentate in Italia dalla Lega e dall'eresia storica dell'UDC, trascinare e contestualizzare valori e idee di destra storica nella broda di una globalizzazione che rischia di travolgerci tutti con i suoi non valori , ritengo sia un bene. Come non voglio che esista un Viale Togliatti o Stalin, così non voglio piu' un Viale Balbo, così come voglio che esista il reato penale di apologia del fascismo pretendo che sia introdotta la norma speculare di apologia del comunismo, così come tutti i ragazzi devono sapere la verità sulla Resistenza comunista che, in massima parte voleva solo assoggettare l'Italia al regime comunista, progetto che abortì solo ed esclusivamente grazie agli eserciti alleati angloamericani. Come dire: voglio capirvi, voglio lavorare con voi di sinistra, perchè io, da destra, oggi vi aspetto serenamente alla discussione politica. Se e quando ce l'avrete.

Gaetano Immè

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