Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 9 giugno 2009

Post elezioni agitatino....

Il commento al voto amministrativo è semplice: una Stalingrado per il PD e ancora non è finita, perchè ci sono i ballottaggi ed in gioco ci sono anche mitiche " fortezze rosse", come Firenze. Il vento cambia, in Europa ed anche in Italia. Lo sapete, per esempio che Sesto San Giovanni, la sstramitica Stalingrado italiana, è passata al centrodestra? Inimmaginabile. I numeri della superiorità del PdL nelle amministrative e della Caporetto del PD li avrete letti sui giornali. Ma vi sono anche altri eventi, legati a queste elezioni, che voglio esaminare. Da queste urne esce in Italia un quadro politico semplice semplice.


Da un lato c'è il PdL che fila vento in poppa , con una sorprendente Lega che trionfa e che acquista peso nella coalizione governativa. E nel quale c'è da comprendere bene il comportamento dell'On.Fini.


Dall'altro lato c'è la disfatta totale del PD, mentre trionfa l'IDV di Di Pietro e si conferma l'UDC di Casini; al PD, ora, per sopravvivere, tocca recitare la commedia di Goldoni: quella che si intitola " Arlecchino, servo di due padroni". I due padroni, i due azionisti di riferimento del PD sono oggi due partiti: uno è l'UDC e l'altro l'IDV.


Cosa ci dice questo quadro politico? Cosa ci suggerisce, per il futuro, la sua esegesi storico culturale?




Intanto che il PD è storicamente e culturalmente finito. Già esso proviene dalla fusione di due ideologie del secolo scorso, tra loro antitetiche, l'una laica e laicista, l'altra da sagrestia. Il perdono elevato dal rango di empito d'animo a dogma etico-politico è già di per se stesso un ossimoro, un vero pugno in faccia. Ma non basta. Oggi questo residuo tossico di ideologie decantate dal tempo e dalla storia esce da queste votazioni , servo in Italia di due nuovi padroni. Uno dei due azionisti è quel che resta del naufragio giudiziario e politico della vecchia Democrazia Cristiana , che , storia, tempo, uomini e tribunali hanno definitivamente condannato alle sue colpe politiche inconfessabili. Che non erano, sia chiaro, solo di Andreotti , ma di tutta la DC. Gente che contava sull'omertà locale, sul clientelismo radicato sul territorio, sulla silente complicità anche malavitosa dalla quale non ha mai preso le distanze se non dopo l'anno in cui fu proposto - non potendosene certo fare a meno, per motivi d'ordine pubblico - il carcere duro e la delazione pagata , gente che ha creato , mantenuto e molto ben pasciuto quel patto di potere che ha incancrenito, come una metastasi, tutta l'Italia consociativata fra DC e PCI. Gente il cui logo era per di più fare politica per il Vaticano, dando piu' risalto alle istanze d'oltre Tevere che non ai bisogni che provenivano dal popolo delegante . Nessuno nega alla vecchia DC il riconoscimento della ricostruzione, dell'alfabetizzazione, dell'industrializzazione e della pacificazione interna che tale sistema di potere ha consentito . Ma è storia passata, un'Italia arcaica e contadina, una guerra alle spalle, una Yalta che premiava i vincitori, era, insomma, quasi un altro mondo. Oggi è tutto diverso, è come aver visto Berlino nel 1950 e andare a rivedere Berlino oggi. E invece tutto nell'UDC è datato, ambiguo, viscido come lo fu e come lo è ancor di più oggi perorare la causa di una " politica dei due forni" che ci riporta indietro di cinquanta anni. L'UDC non è un partito nuovo, non contiene valori sociali attuali, non nasce da esigenze di popolo. Non è altro che una sorta di isolotto, miracolosamente rimasto indenne dal maremoto giudiziario che ha cancellato la DC. E' espressione di autoconservazione di casta e basta, non certo un insieme di valori ed esigenze di un popolo che trovano materializzazione in un Partito nuovo. L'altro azionista del PD è Di Pietro, più che l'IDV, visto che l'IDV " è cosa sua" , di Di Pietro, come ormai , mi auguro, sia chiaro a tutti. Nell'IDV non esiste partito, non esiste Congresso, non esiste libertà di opinione e di coscienza ( Di Pietro ha scritto ai suoi senatori e deputati che devono seguire solo le sue istruzioni prima di votare o parlare). A parole si autodefinisce il campione dell'antipolitica, ma sistema moglie, famigli, figli, amici , parenti e clienti dove può, anche se - come il figlio Cristiano- inquisito, si compra case per se e figli coi soldi dell'IDV, urla " fuori gli inquisiti dal Parlamento" e poi lascia tutti i suoi inquisiti dove sono ( come il figlio Cristiano, come De Magistris, come molti altri). Campione sì, ma del " predica bene e razzola male". Non parla alla testa della gente, ma alle budella, parla con un giustizialismo orrendo e medioevale ( l'inquisito è colpevole per lui da subito, mentre per la nostra civiltà lo sarà solo dopo una terza sentenza definitiva), parla solleticando l'odio e l'invidia contro i suoi avversari politici, parla ai peggiori sentimenti della sua gente, quella che chiede la testa di Berlusconi perchè è Berlusconi, senza ragione, o se preferite, se e senza ma. Per atti, opere, omissioni, una riedizione di un populismo rozzo e giustizialista, dove l'odio e l'invidia contro qualcuno hanno sempre il sopravvento su un progetto politico che sia pro Italia e non " contro qualcuno". Per i più raffinati, Di Pietro si pone come il vero orrido politico italiano dell'alba del terzo millennio, perchè incarna la peggiore delle politiche totalitarie e teocratiche che esistano sulla faccia della terra: quella dello Stato etico, etico nel senso, ovvio, che comandi l'etica che piace a lui. E basta. Molto più del Fascismo di Mussolini, quasi pari alla teocrazia di Ahmadineja in Iran.



Dove si rivolgerà il PD? Verso Casini? Verso Di Pietro? Ritengo più percorribile un fidanzamento con Casini sia perchè Casini non dice quasi mai di no - come la vecchia DC - nè a destra nè a sinistra - Franza o Spagna purchè se magna o, più forbitamente " a tutto sa resistere, fuorchè alle tentazioni del potere politico " - sia perchè Di Pietro è ormai lanciato alla conquista dei voti della sinistra estrema ormai cancellata sia dall'Europa che dall'Italia. E' chiaro che Di Pietro - e lo ha anche detto - è ormai scattato verso la conquista della prateria che sta alla sua sinistra, per affermarsi, il suo sogno, come il vero ed unico capo dell'opposizione dura, viscerale, irrazionale contro il Governo di Berlusconi. Un tale fidanzamento sarebbe cosa vista e rivista negli anni precedenti, in tutti i secondi cinquanta anni del secolo scorso, dunque non un amore nuovo, ma una minestrina riscaldata dettata solo dall'interesse per la cadrega, non dalla ideologia.


Vi sono problemi anche a destra, con lo straripare della Lega, con i distinguo del Presidente della Camera. La larga vittoria della Lega ad ogni livello, la scelta scellerata dei meridionali di astenersi dal voto per punire il Governo Berlusconi per le evidenti razionalizzazioni delle spese prima dispensate, senza controllo, a pioggia nelle regioni meridionali, offre senza dubbio un maggior peso alla Lega nella coalizione governativa di quella che la stessa avesse prima delle recenti votazioni. Ma la questione si ridimensiona, in opposizione al dramma del centrosinistra ( che deve scegliere fra un fidanzamento meschino o un suicidio assistito per continuare solo ad esistere) e non essendone quindi speculare , solo alla variabilità di peso politico ma all'interno di una salda coalizione di Governo. Non per la sopravvivenza dunque, ma per una affermazione politica ancor più democraticamente modellata agli esiti del voto popolare. E' la regola della democrazia quella per la quale se un partito prende più voti di un altro, deve avere maggiore rappresentanza. Ma la Lega non è un rimasuglio di un passato ormai storico, ormai condannato a morte dalla storia e dalla giustizia umana e dall'evolversi dei tempi. La Lega è l'unico partito che è sorto in Italia proprio attravreso la rappresentazione diretta delle richieste dei cittadini. La Lega non ha una " nomenclatura" castale, ma piuttosto persone che rispondono direttamente ai propri elettori, nessuno come la Lega è radicato capillarmente sul territorio, nessuno come la Lega è espressione di una fetta di popolo che si riconosce in alcuni valori anche culturali che si possono anche non condividere, ma che restano espressione di volontà popolare. Avrete certo notato come la Lega oggi in Italia abbia trionfato con i voti non solo dei lumbard o dei veneti, ma di operai e ceto medio di tutt'Italia e che le scandalistiche campagne contro i leghisti che volevano colpire la sacra unità d'Italia ha lasciato il tempo che trova. Le anime belle risorgimentali, quelle che però non si facevano certo pregare di lottare affinchè l'Italia diventasse una preda del comunismo sovietico, sono servite, di pelo e contropelo. La Lega è un partito nuovo, immerso in una politica di democrazia partecipativa modello, che esprime le amministrazioni locali più sane , che porta avanti necessità - non battaglie- di tutto il popolo: sicurezza, immigrazione, federalismo sono appunto necessità, non battaglie ideologiche. Per quanto riguarda il referenndum di Segni-Guzzetta, poi, è sempre stato chiaro che la legge elettorale che uscirebbe se vincesse il sì , pur non entusiasmando neanche il sottoscritto, calza come un guanto per la mano del PdL. E che orientato pragramaticamente e per realpolitick verso il sì è, anche se in un propsettiva di lunga gittata, anche il PD. Sono contrari a questo referendum solo i picoli partiti: Lega, IDV, UDC che vedrebbero compromesse le armi politiche di un loro necessario utilizzo. Non vedo dunque il problema se il PdL afferma che voterà " sì" ma che non farà una campagna elettorale pro referendum per compensare alla Lega l'appoggio sui ballottaggi. Come non è uno scandalo che moltissimi partitini della sinistra faranno la stessa cosa verso il PD il quale, volente o nolente, dovrà acconsentire anche lui. Tanto più oggi che si sta facendo strada la nuova via al potere del centrosinistra, quella basata su un nuovo Ulivo con tutti dentro ( comunisti, verdi, rifondaroli, PD, Comunisti italiani, Vendoliani, Ferreriani, ecc), con un solo programma politico , sempre di circa 300 pagine: battere Berlusconi in qualsiasi modo, meno che nelle votazioni.

Per quanto concerne Fini, non vedo nessun problema sulle sue parole. Votare per il sì al Referendum - dopo aver contribuito alla raccolta delle firme - , dare voce democraticamente ad anime diverse all'interno di un partito non è mai stato un problema, ma sempre una risorsa. E' il segno del pluralismo che cresce nel PdL e che va semmai, ed in senso estremamente dispregiativo - devo dirlo chiaramente - contro l'ipocrita e sovietico pensiero unico che, di dritto o di rovescio, domina nel PD. Prova ne sia che le rare volte che D'Alema non veleggia per mare ma resta in terra, è spesso una voce isolata che va contro il pensiero unico ipocrita. Ultimo e recente esempio: tutti contro Gheddafi al Senato. Sono gli stessi falsi ipocriti che invece appluadivano Arafat che , armato di pistola al fianco, parlava in Parlamento italiano. Meno che D'Alema: e certo! Uno che da Minsitra degli Esteri italiano, in Libano se ne andava a braccetto con un Hezbollah ricercato......

Acirivicercvi.

Gaetano Immè








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