Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 27 febbraio 2009

Libero difende la casta, altro ched libertà di stampa

Parliamo oggi delle intercettazioni. Di quelle che, per decisione di un Giudice , sono state definite irrilevanti giudiziarimente e destinate ad essere distrutte.
Certo il carcere , previsto per i giornalisti che si rendono responsabili di illecite pubblicazioni di intercettazioni, è sanzione dura da digerire. Ma se osserviamo con attenzione quanto è successo in Italia, non si può non convenire che la pubblicazione di testi di intercettazioni, poi risultate irrilevanti dalla Magistratura ,non abbbia finito per violare palesemente e violentemente l'articolo 27 della nostra Costituzione. E non solo quello, perchè c'è anche da mettere in conto il discredito, lo sfrantumarsi delle relazioni amicali, affettive, lavorative, insomma anche la qualità della vita e la dignità del malcapitato. Tra l'altro non tutti sanno che la denuncia del reato di diffamazione a mezzo stampa già gode di un termine di prescrizione assai più breve rispetto al reato di diffamazione stesso, il che è già una attenuante ad personam, come direbbe qualcuno. Insomma una Legge fatta apposta per i giornalisti. Stupisce avere ascoltato tante voci, Vittorio Feltri compreso e forse in testa, sbraitare contro il previsto carcere per i giornalisti definito demagogicamente come un bavaglio per la stampa, ma tacere volontariamente e subdolamente su questa legge protezionistica ed odiosa che vige da decenni e della quale i signori giornalisti si avvalgono abbondantemente davanti alle denuncie per diffamazione che ricevono.
Insomma, se ci si ragiona senza spirito corporativo e senza demagogia giustizialista, si deve convenire che solo il giornalista trae vantaggio ( più copie, più mediaticità ) dalla pubblicazione illecita. Certo al giornalista qualcuno le fornisce e la filiera è semplice: avvocati, ufficio del PM, giornalista. Allora esprimo un mio personale suggerimento, nella consapevolezza che contravvenire a queste norme comporta una violazione di un diritto costituzionale del malcapitato. Dunque sì alla condanna del giornalista ma condanniamo anche coloro che al giornalista hannio fornito il materiale. Dunque la condanna avvenga con l'aggravante dell'associazione a delinquere. Ultimo quesito al quale dare risposta: carcere o no?
La risposta mi appare ovvia: se spesso il diffamato ( vedi , oggi , caso Rizzoli )è stato in galera e nessuno msi straccia le vesti ( neanche Vittorio Feltri nè Travaglio ) , perchè non ci può andare iol giornalista che coscientemente commette un'azione illegale ben sapendo quali sono le conseguenze negative per il malcapitato? Ah! se potessi estendere questo ragionamento anche ai Giudici !
Gaetano Immè

Uno sciopero al giorno, leva il medico di torno!

Dice un vecchio proverbio, riferendosi ad una mela . Figurarsi se gli scioperi, al giorno, nella categoria dei servizi pubblici, alias trasporti ( urbani, aerei, marittimi, treni, ecc ) sono addirittura tre. Sono le statistiche a confermarlo, ISTA peraltro. Ormai, lo sanno tutti e tutti lo possono testimoniare, non si può più parlare di uso dello sciopero, troppo spesso selvaggio, ma di abuso. Un abuso che la Costituzione non può certo nè accettare nè ignorare: non si può certo dire che l'estensione dell'articolo 39 della Costituzione fu fatta per consentire che questa disposizione vanificasse il diritto costituzionale del cittadino di godere in ogni momento dei servizi essenziali cui ha diritto, dalla mobilità, alla sanità, alla giustizia, ecc. Per non parlare, poi, del danno inimmaginabile che gli scioperi selvaggi proclamati magari da sigle sindacali microscopiche nel settore trasporto pubblico arrecano ad una delle nostre principali fonti di attività nella nostra bilancia dei pagamenti. Voglio risparmiarvi i conti, ma devo dirvi che da calcoli effettuati da chi se ne intende, da quando nel 2001 le elezioni furono vinte dal centrodestra ad oggi tutti gli scioperi del settore ci sono costati qualcosa come 30 miliardi di Euro, mezza Finanziaria, un punto di PIL. Irresponsabile l'atteggiamento e l'eloquio della CGIL e di Epifani: le sue minacce al Governo e quindi al Paese hanno un sottofondo ben noto alle persone responsabili, quello dei proiettili .
Colpisce e stupisce, oltre a questo, l'atteggiamento psicologico di Epifani: non il minimo rispetto per i cittadini che da quasi settanta anni aspettano inutilmente le regole che attuino in concreto l'articolo 40 della Costituzione, non il minimo rispetto per la moltitudine dei cittadini Italiani e stranieri che da tempo immemore sono rimasti spesse volte intrappolati nella morsa degli scioperi selvaggi ( Alitalia docet!). Subito con le minacce, subito in evidente e chiara posizione di strenua difesa degli abusi che tutti i sindacati, ma CGIL per prima, hanno compiuto ai danni dei cittadini, anch'essi lavoratori, che sono rimasti letteralmente prigionieri di tali scipoperi selvaggi, scioperi spesso indetti per motivi non di relazioni industriali ma politiche. Infastidisce e deprime che Epifani assuma questo atteggiamento, di disprezzo assoluto verso chi non è della sua parrocchia, questa arroganza belluina basata sullo strapotere violento che lo sciopero selvaggio ha sempre esercitato sugli utenti dei servizi pubblici dovuto essenzialmente ad una colpevole, spesso per evidente complicità, ignavia da parte dei Governi che si sono succeduti dal 1948 in poi. Non capisco poi come possa un sincero democratico come Epifani assumere questi atteggiamenti intimidatori quando si tratta solo di applicare la Costituzione, applicare concretamente l'articolo 40 della Costituzione. Non è forse il loro totem? Ma come, si vuole applicare la Costituzione e lui minaccia ? Facile fare solo opposizione di stile intimidatorio senza assumersi alcuna responsabilità di proporre e discutere le proposte governative. Ogni botte dà il vino che ha.
Gaetano Immè