Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 14 gennaio 2010

Di Pietro, Craxi e la sua esecuzione giudiziaria, Berlusconi e la riforma della giustizia

Abbiamo il Kameini, l'Ahmadenijak, il Saddam Hussein, la guida spirituale, la sibilla de casa nostra, colui che giudica quel che si può e quel che non si può dire, pensare, discutere, desiderare. Abbiamo trovato il nostro nuovo Duce e ce ne rallegriamo. Ora prima di parlare, scrivere, dialogare, pensare, riflettere, esporre, controbattere - altro che Cartesio col suo cogito ergo sum , altro che Socrate, altro che Platone- occorre, per evitare querele ,prima di pensare, di parlare, di esprimere una propria opinione, occorre, dicevo, avere l'autorizzazione da parte di Di Pietro. Altrimenti: denuncia. Costui denuncia tutti: se uno esprime una sua opinione che non combacia con quella sua, costui ti denuncia. Se uno, per esempio, dice che Di Pietro ha volutamente e scientemente perseguitato, ai tempi di Mani Pulite, solamente la DC e il PSI ma non ha voluto, ripeto VO LU TO , indagare pure il PCI (fermandosi al miliarduccio trovato nelle manine di Primo Greganti del PCI e " credendo" alle parole di costui che disse essere suoi quei soldi) Di Pietro, dicevo, prende e lo denucia. Se uno poi dice un'ovvietà che cioè ai vari ex Magistrati come Di Pietro, Maritati, Colombo, ecc il PCI promise una carriera politica nella propria squadra - come poi è avvenuto - e che tale ricompensa altro nome non merita che prezzo del killeraggio giudiziario compiuto da costoro per uccidere gli avversari del PCI, rischia addirittura l'arresto, credo. Non diciamolo, dunque, ma siamone ben certi. Perchè quel che ho scritto non sono opinioni, ma sono solo fatti storici. C'è qualcuno che osa esprime un'opinione contraria a quel che ordina Sua Maestà la guioda spirituale del Paese? Non sia mai, una denuncia e i Magistrati, suoi ex colleghi e suoi adoranti adepti, con velocità inusitata ti co dannano a pagare cifre da capogiro a Di Pietro. Insomma, Di Pietro dixit: la storia sono me. Forse abbiamo trovato la causa dell'ingolfamento della Giustiizia in Italia: altro che scarsezza di mezzi, altro che pochi Magistrati, altro che mancanza di personale, la colpa è di Di Pietro. Ha denunciato mezza Italia. Tra poco, però, dovrà denunciare anche se stesso. Per truffa alla storia ed alla verità.


Craxi combatteva l’arroganza e la corruzione del potere, riteneva necessaria l’inchiesta Mani pulite ed a costui, a Craxi si deve, non dimentichiamolo mai, il governo più duraturo della prima Repubblica, che ha coinciso con il periodo di maggiore vitalità e benessere del nostro paese, e di grande stima internazionale. Craxi mise in crisi il consociativismo catto--comunista, con supporto di laici e allineata stampa; tentò, invano, di modernizzare la sinistra e di sdoganò la destra, fuoriuscendo dalla pregiudiziale antifascista dell’arco costituzionale; varò il nuovo concordato fra Stato e Chiesa agendo nella scia culturale di un laicismo moderno, corretto e rispettoso e agì e vinse sulla scala mobile smaccando la triplice sindacale il cui pensiero avrebbe portato l'Italia ad una rovina economica certa, pensò ad una grande riforma istituzionale che riportasse al centro della politica la decisione, l’elezione diretta del leader, e alimentò la revisione storica, la passione nazionale e risorgimentale, il socialismo tricolore. Sigonella fu un mirabile esempio di sovranità nazionale che fece guardare con nuovo rispetto e stima e considerazione al nostro Paese, dopo decenni e decernni di servilismo passivo e umiliante, che forse costò caro a Craxi ed anche ad Andreotti. . Ciò non diminuisce di una virgola le sue responsabilità nell’Italia del malaffare, della partitocrazia e delle tangenti. Certo non fu lui a introdurre la corruzione politica e il finanziamento illecito dei partiti in Italia, già in uso grazie sopratutto al PCI ed alla sinistra democristiana sin dagli anni Cinquanta . Lui cercò solamente di non far schiacciare il proprio partito nella morsa economica compiacente e storica tra il Pci ( che a quel tempo, non dimentichiamolo, godeva ancora ed in misura enorme di sostegni economici dell’Est e aveva la rete delle coop anche finanziarie) e della Dc, che da sempre gestiva potere e sottopotere. A dieci anni dalla sua morte merita una via non solo a Milano , non solo ad Hammamet.

E' stata una vera e propria esecuzione giudiziaria compiuta dal POOL di Milano ( Di Pietro, Borrelli, Davigo, Gizi, Colombo, ecc ) ,in tre atti. Primo: il ritiro pretestuoso del passaporto. Secondo: la creazione a tavolino della figura del latitante. Terzo: celebrare i processi senza l’imputato, già dipinto come il Colpevole. Craxi non è mai scappato. . Craxi riconobbe le proprie responsabilità in Parlamento, il finanziamento illecito dei partiti, poi iniziò a collaborare con l’autorità giudiziaria. Mi riferisco ai colloqui con Di Pietro, un capitolo sottaciuto e rimosso. La storia, la storia giudiziaria di Craxi, doveva prendere un’altra piega. Quegli incontri, segreti, erano finalizzati al patteggiamento ma per l'unico reato di finanziamento illecito. Ma qualcuno si mise di traverso e i verbali di Craxi finirono sui giornali, la collaborazione fra Craxi ed il Pool si interruppe. E non certo per volontà di Craxi. Successivamente venne inventata la figura del latitante. Apparentemente attraverso un iter legittimo, in realtà attraverso un perverso e viziato predefinito schema studiato a tavolino da chi ne avrebbe tratto il massimo beneficio. La magistratura milanese si sentiva forte e voleva portare alle estreme conseguenze lo scontro con il potere politico. Così, una volta sciolto il Parlamento, fu adottata la misura collettiva del divieto di espatrio per gli ex parlamentari sulla base di inesistenti pericoli di fuga.
Craxi stava male, stava ad Hamamet, non poteva rientrare in Italia, ma si pretese ugualmente la riconsegna di tutti i passaporti. Il 12 maggio ’94 la Digos bussò al campanello di casa Craxi a Milano. Ovviamente Craxi non c’era ,tutti lo sapevano benissimo, ma i giornali facevanocircolare voci incontrollabili: si diceva che fosse fuggito, che avesse nascosto chissà quali tesori, che avesse falsificato i documenti, anche perché su uno dei passaporti restituiti c’erano delle macchie di inchiostro. Insomma, si utilizzò strumentalmente il passaporto per provocare la latitanza di Craxi. Che arrivò un anno dopo, a luglio ’95, con l’ordine di cattura per le tangenti della Metropolitana milanese. La latitanza "inventata" partorì la sua creatura perfetta: l’ex presidente del Consiglio latitante. La storia era già finita, ma il processo - e questo è il segno della massima inciviltà che l'Italia ha dato di se stessa nella circostanza - doveva ancora iniziare.
Certo: Craxi fu sepolto sotto una valanga di ordini di custodia e poi di processi: Eni-Sai, Metropolitana, Enel, Ambrosiano, Enimont. A differenza degli altri partiti, nei quali il segretario politico godeva dello schermo del segretario amministrativo ( Citaristi , Greganti, ecc) cui era demandata l’attività di gestione e reperimento, anche illecito, delle risorse, a causa della morte del tesoriere Vincenzo Balzamo, il 2 novembre ’92, Craxi ereditò in toto le responsabilità del Psi. Che accettò, è bene ricordarlo, limitatamente al fenomeno del finanziamento illecito, respingendo ogni coinvolgimento in fatti di corruzione.
Poi sono arrivate le condanne, anche pesanti, per corruzione, a grappolo. L’indagine unica, che nell’ideale sviluppo di una corretta dialettica di collaborazione con l’autorità giudiziaria, avrebbe potuto e dovuto portare ad un patteggiamento per il finanziamento illecito, da sempre ammesso, ipotesi peraltro inizialmente condivisa con lo stesso Di Pietro, si spaccò. Si frammentò in innumerevoli processi per corruzione che si celebravano contemporaneamente anche nello stesso giorno. Comunque, non fu mai dimostrato un solo episodio in cui Craxi abbia partecipato ad accordi illeciti per l’assegnazione di appalti .Ed il processo Cusani, celebrato fra il ’93 e il ’94 in un clima pesantissimo, gettò le basi per consentire ad una vergognosa Magistratura politicizzata ed anche prezzolata con promesse di incarichi poi mantenute, di maramaldeggiare nella costruzione delle accuse. Risultò devastante. Di Pietro divenne un eroe nazionale e il processo penale uno spettacolo. Allo stesso Di Pietro non parve vero. Ne fece una istruttoria dibattimentale “globale”, senza il contraddittorio delle parti interessate, dunque senza la difesa, e lo riversò integralmente negli altri processi. Dove i dichiaranti sfilavano avvalendosi della facoltà di non rispondere e gli atti venivano acquisiti formando la prova di colpevolezza. Dovette intervenire il legislatore costituzionale a porvi rimedio. Anche quella riforma , quella del giusto processo e del sacrosanto diritto alla difesa, la si deve a Craxi. Craxi aveva diritto ad essere riabilitato in vita. Invece gli venne negato prima il diritto di difendersi in un giusto processo e poi quello di curarsi. Lui non scappò ma tentò semmai di sottrarsi al clima infame e di linciaggio quotidiano, anche fisico, cui era sottoposto, riparando nella più accogliente Tunisia.
Aspetto la denuncia da parte del Komeini nostrano.




La Corte Costituzionale ha deciso che se ad un imputato l'accusa contesta " ulteriori o diversi" capi di imputazione a processo ormai avanzato, a costui spetta di poter utilizzare tutti gli strumenti giuridici previsti dalla Legge vigente e dei quali ciascun imputato può usufruire, ma solo " prima" che il suo processo sia iniziato. Il Governo non può che eseguire la decisione della Suprema Corte e proprorre un termine - 30, 45,60,90 giorni o quel che il Parlamento deciderà - per attuare questa norma così sfacciatamente ed elementarmente doversosa. Per tutti, meno che per il centrosinistra. Bersani, povero ridicolo, vede anche in questo, una legge ad personam.
Questa, oggi, è la sinistra, disgraziatamente: strepitare " contro" questa misura, significa creare volutamente imputati di serie A ed imputati di serie B. La sinistra, per dare soddisfazione al suo Killer di fiducia, non fa altro che annegare nel ridicolo e rinnegare la propria storia fatta, lo ricordo, di una battaglia cinquantennale per i diritti umani e per la parità dei soggetti.



Sembra complicato ragionare di Giustizia, ma non lo è se non ci si vuole nascondere dietro la solita veste farisaica, dietro la dilagante ipocrisia, dietro una visione dei fatti non leale ma vista e letta con lo strabismo dell'ideologia.Tra riforma, legge processi brevi e legge blocca processi ormai non si capisce più nulla. Il caos deriva dal fatto che né la maggioranza né l’opposizione parlano con chiarezza e senza infingimenti ipocriti. Le cose stanno così: da una parte c’è il disastro giustizia. Tutti, a parte i magistrati, concordano che il problema esiste e che va risolto attraverso una riforma radicale. Sono decenni che lo si dice ma non lo si fa mai perché la casta dei magistrati è potente e fa paura e ricatta. Dall’altra parte c’è il problema Silvio Berlusconi, braccato da alcune procure e ormai sull’orlo di capitolare sotto il peso di sentenze politicamente infamanti. È questione di mesi, c’è la necessità di intervenire con provvedimenti d’urgenza che mettano al riparo Berlusconi in attesa che una riforma vera rimetta un po’ d’ordine e faccia, per l’appunto, un po’ di giustizia. Per questo la maggioranza ha fretta di approvare prima i provvedimenti d’emergenza, per questo l’opposizione si dice disponibile solo alla riforma, che avendo inevitabilmente tempi lunghi arriverà in porto solo quando i tribunali si saranno già cotti a puntino, come piace a loro, il premier eletto dal popolo. Detta così sembrerebbe aver ragione chi sostiene che tutto questo caos è solo perché Berlusconi vuole sottrarsi alla giustizia. Non è così. E allora raccontiamo di nuovo tutta la infinita storia Berlusconi-giudici. Si inizia con la scena del presidente del Consiglio che deve dimettersi per un avviso di garanzia che gli hanno notificato a Napoli e che poi, ma dopo decenni, si rivelerà solo una " montatuta dei giudici". Ma intanto quel Governo si dovette dimettere e l'elettore fu turlupinato. Ma Berlusconi anzichè fuggire a Santo Domingo continua nella politica, si ripresenta ed è il più votato e rivince e torna al governo. Da quel momento le sue aziende subiscono migliaia di perquisizioni, lui personalmente è destinatario di oltre cento provvedimenti giudiziari, la maggior parte dei quali non superano neppure il primo vaglio. Ma intanto il danno d’immagine e politico è enorme. Quello economico pure (tra avvocati e consulenze a tutt’oggi ha sborsato sessanta milioni di euro). Per lui e solo per lui,avere società all’estero diventa ipso facto un reato, come solo lui non poteva non sapere tutto ciò che facevano i suoi collaboratori. In un caso, il processo Mills, un presunto reato viene posdatato dal pm di due anni per evitare che il processo finisca in prescrizione.
Ma a un certo punto lo indagano pure come capo mafia e mandante di stragi. Per due volte viene completamente prosciolto ancora prima del processo ma intanto il fango resta. E non solo quello. Non contenti i magistrati ci provano una terza volta e interrogano in mondovisione un feroce killer, Spatuzza, che lo indica come il referente di Cosa nostra. Poche ore dopo il picciotto viene sbugiardato dal suo padrino. Ma in giro per il mondo si ricordano solo la prima falsa confessione. Di fronte a tutto ciò il presidente del Consiglio imbocca la via maestra. Una legge che ripristini l’immunità durante il mandato alle più alte cariche dello Stato, così come avevano voluto i padri della Costituzione per bilanciare lo strapotere della magistratura sulla politica. Per due volte il Parlamento approva il Lodo, per due volte il presidente della Repubblica lo sottoscrive, per due volte la casta dei magistrati, attraverso la Corte Costituzionale (dove i membri di sinistra sono in maggioranza) lo respinge al mittente.Questo, in sintesi, è la storia Berlusconi - Magistrati. Le leggi ad personam sono l’unica risposta che resta a un accanimento giudiziario ad personam. Si chiama legittima difesa. E' il rispetto della volontà degli elettori.

Gaetano Immè

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