Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 21 gennaio 2010

Riflessioni

Mi occupo "en passant" di Eugenio Scalfari, solo per rispetto dell'età e sopra tutto perchè mi si stringe il cuore se penso di diventare, con l'andare dell'età, come lui: uno sconfitto, un voltagabbana senza dignità, uno scriba al servizio di padroni (purchè pronti a riempire le sue tasche, vedi Mussolini, poi De Gasperi, poi Togliatti, poi Nenni, poi De Mita, poi Craxi, e poi..........), un fallito politicamente che spaccia la droga delle colossali menzogne a chi solo menzogne vuole sentire, un pusher di odio classista a chi è ancora classista ed a chi vive id odio, di rancore e di invidia, un miliardario che semina odio e zizzania e con il ricavato delle quali si veste da "dandy", vive in attici lussuosi, in ville antiche a Capalbio e che tuttavia, trincerandosi vilmente dietro la sua veneranda età e così ritenendosi al riparo dal risentimento delle persone che lui offende, spende la sua pseudo intelligenza - che somiglia assai più alla furbizia del sior Todaro servo di due ( e più ) padroni che alla speculazione filosofica che indica il bene del Paese come mira suprema anzichè il proprio - per coartare menti ed animi, un Goebbels che mira solo a falsificare la realtà, spacciandosi per maestro di onestà. Insomma, un vero e proprio disonesto, un falsario intellettuale, uno spacciatore di crack mentale. Un tale figuro si permette di rimproverare, peraltro con il massimo della sua codardia ad un morto perchè davanti al vivo scodinzolava col cappello in mano aspettando di ingraziarselo, a Craxi intendo, di non aver rinunciato a suo tempo all'immunità parlamentare per farsi processare. Si tratta dello stesso Eugenio Scalfari , cittadino della Repubblica, e incidentalmente futuro fondatore di Repubblica, che in passato si fece eleggere deputato nel Partito socialista per avvalersi dell’immunità parlamentare e sottrarsi in questo modo alla sentenza dell’autorità giudiziaria. Correva l’anno del Sessantotto quando Eugenio Scalfari, reduce dall’inchiesta firmata insieme a Lino Jannuzzi sul caso Sifar-De Lorenzo e protagonista di una infiammata vicenda processuale, entrò alla Camera per evitare il peggio. Nel marzo di quell’anno era stato condannato in primo grado dal tribunale di Roma a un anno e quattro mesi di reclusione. Nel giugno fu eletto deputato nelle liste del Psi di Pietro Nenni. Per evitare la galera, il gabbio, i tre scalini. Si mise in luce, nell'espletamento di cotanto mandato, per aver urlato, con la sua consueta arroganza ridicola, ad un vigile milanese il ridicolo " Lei non sa chi sono io!!!". Va bene che Scalfari non conosce vergogna nè coerenza, ma rimproverare ad un morto quello che lui stesso, purtroppo ancora vivo, non ha a suo tempo fatto, mi pare il massimo della miseria per un uomo.


In attuazione dell'articolo 111 della Costituzione italiana ed in esecuzione dell'articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo, il Governo sta approvando una legge che consente all'Italia sia di garantire il " giusto processo" , previsto appunto dal citato articolo della nostra Costituzione, sia di sottrarsi ai molteplici richiami ed alle molteplici sanzioni inflitte all'Italia dall'organismo europeo sopra citato a seguito di riscontratti e numerosissimi processi scandalo in Italia.
Il problema è talmente noto e vasto che, è bene ricordarlo, vi sono state, anche recentemente, talune proposte presentate e discusse in Parlamento, anche dalla sinistra: cito, per fare un solo esempio la data del 22 gennaio 2004 , quando esponenti della sinistra presentarono il disegno di legge numero 1296-B sulla riforma della giustizia a firma Zancan, Ayala, Cavallaro, Dalla Chiesa, Manzione, Battisti, Fassone, Maritati e Legnini . Cito ancora la data del 4 Luglio 2007, quando, sempre la sinistra, con il DDL numero S 963 , sempre sulla giustizia, a firma dei Senatori Finocchiaro , Casson, Brutti, Pegorer, Calvi , proponeva di limitare in sei anni la ragionevole durata dei processi. In particolare l’articolo 6 del DDL S 963 prevedeva chiaramente l’applicazione delle norme proposte a “ tutti i processi in corso “ con la formula del favor rei , che avrebbe consentito a tutti gli imputati – non vi erano reati o soggetti esclusi dalla norma - di ottenere l’applicazione delle “ nuove” misure qualora queste fossero state più favorevoli all’imputato di quelle preesistenti. Dunque una vera manna per i grandi mafiosi, per i narcotrafficanti, per i pedofili.
Oggi, rileviamo che lo Stato Italiano sopporta un costo ottanta milioni l’anno per dichiarare prescritti 170mila processi. «La giustizia costa 8 miliardi di euro l’anno, cioè 30 milioni per ogni giornata lavorativa» spiega Alfano, puntando il dito sull’enorme arretrato sia civile sia penale. Nella sua relazione annuale al Parlamento, tenuta ieri al Senato, il Guardasigilli ha fornito cifre allarmanti: «Sono 5.625.057 i processi civili pendenti, con un aumento del 3% rispetto al 2008. Sono 3.270.979 quelli penali, con una riduzione modesta rispetto all’anno precedente».Un quadro fosco. «Una mole senza eguali negli altri Paesi Ue - ha proseguito Alfano - gestita da 9080 magistrati togati (6402 giudici e 2090 pm); 3513 giudici onorari; 40.456 unità di personale giudiziario; 1399 addetti al settore minorile; 46.662 dipendenti dell’amministrazione penitenziaria. Tra questi, 5.183 svolgono 28 milioni di notifiche manuali all’anno, pari a 112mila al giorno. Il 12% dei processi penali viene rinviato per omessa o irregolare notifica e lo stesso processo penale brucia, in media, 80 milioni di euro ogni anno per dichiarare prescritti 170mila processi: 465 al giorno, festivi compresi. Oltre 30mila cittadini hanno chiesto di essere indennizzati per l’irragionevole durata del processo, ottenendo decine di milioni di euro di risarcimenti, con un trend di crescita del 40% l’anno». Per la «terapia» Alfano ha indicato: «Adozione di misure organizzative, innovazione legislative in materia di ordinamento e procedura, previsione di un programma di impegni per il 2010».
Davanti a tutto ciò Bersani, ridicolmente dimentico di quanto avrebbe vol uto il suo stesso partito, qualche anno fà, regalare ai delinquenti con i ricordati DDL, ma insieme - ca va sans dire - a quel grumo irresponsabile che è oggi l'ANM, corporazione fascistoide a difesa di privilegi medioevali, getta al vento ,a bocca spalancata ed a cervello ben spento, ridicole invocazioni di momenti apocalittici. Come al solito, Bersani non ha una propria linea politica e si fa dettare l'agenda da Repubblica sulla quale il tuttologo e pettegolezzologo da servetta D'Avanzo gli " ordina" di sostenere che questo ddl è una legge ad personam, perchè " potrebbe" avvantaggiare Berlusconi. Così dimostrando, D'Avanzo ed il suo reggicoda Bersani, che a loro del bene del popolo non gliene frega niente perchè l'unica cosa che loro vogliono è solo ed esclusivamente il male di Berlusconi. Ecco lo Stato di costoro: uno Stato non " ad popolum" ,ma uno Stato " contra personam". Pensavo che il PD peggio di Veltroni e di Franceschini non potesse andare. Invece devo constatare che Bersani è peggio di tutti quelli che lo hanno preceduto. Teleguidato da D'Alema, non ha una propria linea politica, ma ha un compito: quello di portare sulle spalle, come un somaro, la soma che altri decidono: vedi Vendola, vedi Loiero, vedi Bassolino, vedi Bresso, vedi Bonino, vedi Del Turco, vedi Rutelli, vedi Binetti, vedi Casini.....

La Puglia, la Puglia!!!! A pensarci bene! Dunque. C'è un'inchiesta su vari scandali sulla sanità pugliese con fior di reati che riguardano esponenti del centrosinistra (Vendola, Tedesco, ecc) affidata al PM Scelsi. Costui, noto per le sue simpatie per la sinistra, molto " amico" di tale Avvocato Mai Pia Vigilante, che è, ma guarda il caso, nientemeno che l'Avvocato della D'Addario. D'Alema, ariguarda il caso, che anzichè preoccuparsi degli scandali pugliesi del suo partito, " prevede" le scosse sul governo per via delle escort! Ma il meglio deve venire. Tarantini, l'imbroglione della sanità pugliese che accompagnò la D'Addario alla cena di Palazzo Grazioli, indagato per reati vari compiuti con esponenti del centrosinistra, indagato da due PM pugliesi che si sono dovute astenere a proseguire le indagini perchè troppo vicine al "pappone"; Eiliano, oggi sindaco di Bari, fedelissimo di D'Alema, che era il PM che indagò sull'affare " Missione Arcobaleno" scoppiata quando il D'Alema era Presidente del Consiglio e che poi affossò l'inchiesta stessa chwe stava travolgendo il D'Alema; Emiliano che successivamente, ma guarda un po' il caso, viene eletto Sindaco di Bari con i voti della sinistra; prima ancora Alberto Maritati, anche lui della Procura di Bari, che indagò D'Alema - nei primi anni novanta - per " finanziamenti illecito" del PCI e poi ne chiese ed ottenne il proscioglimento, diventando, in cambio, sottosegretario al Viminale nel Governo D'Alema; oggi, il capo della Procura barese, Antonio Laudati, che sembra voler mettere in luce la evidente fuga di notizie che sono uscite dalla Procura barese " contro" Vendola, da quando costui si è messo di traverso a D'Alema proponendo la sua candidatura a governare di nuovo la Puglia, presentandosi alle primarie.....
Davanti a questo quadro esemplare, un assordante silenzio da parte di società civile, stanpa progressista, amanti della garrota giudiziaria, girotondini et similia. Per loro e per i Magistrati, così sempre attenti e scrupolosi nell'applicare inesorabilmente il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale ( ormai ridotta alla stregua di Cenerentola) va bene così. E per voi?

Durante lo stucchevole dibattito settimanale contro Craxi, molti fans del giustizialismo medioevale alla garrota e moltissimi comunisti di stampo staliniano ( oggi autoribattezzatisi " sinceri democratici") seguendo l'insegnamento sovietico ( infangare il nemico attribuendogli misfatti da costui non compiuti, fino a che , a forza di ripetere le false accuse, queste non appaiano vere) - sono quei vigliacconi che non hanno il coraggio di assumersi le loro responsabilità storiche immense - hanno sostenuto per scritto ( Repubblica dixit ed i suoi lettori per i quali vige il detto " dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei") che una delle principali colpe politiche di Craxi fu l'esplosione del debito pubblico. Secondo codesti soloni il nostro debito pubblico esplose dal 60% del PIL al 120% del PIL per colpa del governo Craxi e di quello De Mita. A costoro vorrei sommessamente ricordare che questa iattura è specificamente dovuta all'approvazione della Legge n. 833 con decorrenza dal 1 gennaio 1980 ( sistema sanitario nazionale), legge approvata " senza copertura finanziaria": Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Costo annuo della legge: 80mila miliardi di lire l'anno. Questa gente somiglia a quegli imbrogioncelli da quattro baiocchi, a quei rubagalline che cercano disperatamente di vivacchiare con imbroglietti ai danni di bambini e vecchietti e che noi guardiamo con compassione: permettiamo loro di sopravvivere perchè ci fanno pena.

Letterina di nuovo anno a Napolitano. Signor Napolitano Lei non perde occasione per ammonire, col ditino alzato, alla D'Alema per intenderci ( tic darwiniano, j suppose ) che " le riforme devono essere condivise" ed altre amenità di questo genere, credendo così di " apparire" il presidente ( minuscolo) di tutti gli italiani( minuscolo). Ma lei ( minuscolo) sbaglia. Infatti l'articolo 138 della Costituzione ( che lei immagino conoscerà a memoria ) dispone che la Costituzione - in ogni sua parte, nessuna esclusa - può essere modificata secondo quanto stabilisce l'articolo stesso. Che dice proprio il contrario di quanto lei dice. D'altra parte lei non è forse il presidente della minoranza di italiani che hanno votato per il centrosinistra di Prodi? Non esiste, dico non esiste quello che lei(minuscolo) afferma. Metodo staliniano signor presidente: dite bugie, infangate il nemico politico e qualcosa resterà. Complimenti. Ma cerchi di non dire piùà bugie, hanno le gamnbe corte.

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