Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 11 febbraio 2010

Di Pietro.

Vediamo di riepilogare. Antonio Di Pietro è protagonista di una carriera fulminante, da Montenero di Bisaccia al Parlamento, da funzionario della questura a magistrato e poi leader politico. Nella sua storia ci sono larghe zone d’ombra. Che egli per primo ha denunciato giorni fa, alludendo a un misterioso dossier. E’ il Corriere della Sera a pubblicare in prima pagina una foto (riprodotta a lato) risalente al 1992, nell’infuriare di Tangentopoli. L’allora pm era allegramente a cena in una caserma dei carabinieri con Bruno Contrada (ufficiale del Sisde che pochi giorni dopo verrà arrestato), altri 007 e rappresentanti della Kroll, la più grande agenzia di investigazioni private del mondo, specializzata nel settore finanziario.
Emergono domande, come è logico che sia. Perché Tonino non ha mai parlato dei suoi rapporti con i servizi segreti? Come mai non informò i colleghi di quella cena? Chi e perché ha tenuto quella foto per anni in un cassetto? Chi decise di consegnare a mano a Di Pietro un’informativa su un imminente attentato mafioso mentre spedì quella per Paolo Borsellino (che non la ricevette mai)? Chi fece espatriare in Costarica Di Pietro (alias Mario Canale, nome scritto sul falso passaporto con cui il pm lasciò l’Italia) e lasciò morire il magistrato palermitano? Chi aveva interesse a impedire che potessero saldarsi, all’epoca, le indagini milanesi di Mani pulite con quelle siciliane di Falcone e Borsellino su Cosa Nostra? E’ così inverosimile, visto che va di moda la dietrologia mafiosa, ritenere che nel ’92 Di Pietro si accordò con i boss per lasciarli fuori dalle inchieste e in cambio, diversamente da Borsellino, ebbe salva la vita?
Di Pietro non risponde, anzi insulta una giornalista del Tg1 colpevole di avergli rivolto delle domande: proprio lui, l’alfiere del No-B Day e difensore della libertà di stampa minacciata da Berlusconi.
Oltre che farsi domande, è inevitabile che venga ripercorsa la biografia del Nostro. A parte gli episodi già noti e mai chiariti (le Mercedes, i prestiti mai restituiti, gli appartamenti in uso gratuito, eccetera), si viene anche a sapere che egli ebbe rapporti con la Cia, interessata a collaborare con il pool Mani Pulite che (a colpi di avvisi di garanzia raramente seguiti, negli anni successivi, da condanne definitive) stava demolendo la Prima Repubblica. A tali rapporti si accenna in una segreta «relazione di servizio» all’allora procuratore Borrelli che ruota intorno al costruttore milanese Bruno De Mico, condannato nell’inchiesta «Carceri d’oro» poi divenuto confidente del pool. L’avvocato del costruttore, Franco Sotgiu, avrebbe fatto da tramite tra la Cia, De Mico e la Procura di Milano. «C’è un viaggio a New York di Di Pietro, nel ’92, di cui siamo certi, ma di cui non si è mai capito il reale motivo», ha detto il legale Paolo Bracalini. Sotgiu informò il pm Piercamillo Davigo che riferì al procuratore Borrelli in una «relazione di servizio» mai verbalizzata: l’offerta di collaborazione americana (mediata da De Mico) fu spiegata come una rivalsa Usa verso Craxi (probabilmente per le vicende Sigonella e Achille Lauro).
Vogliamo dunque parlare del signor Antonio Di Pietro?

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