Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 23 giugno 2010

PER CHI LAVORA LA CGIL ?

Devo tornare ancora , per la dovuta completezza, sulla questione di Pomigliano, perchè a forza di studiare e di pensare e di esaminare atti e documenti, trovi chiavi di lettura diverse da quelle che avevo immaginato. Non che la sostanza cambi di molto, ma è bene ancora puntualizzare sulla questione, che assume anche contorni di relazioni internazionali. Il referendum è in fase di spoglio e sembra che il sì all'accordo abbia avuto il consenso di circa il 65% dei votanti che , a loro volta, sono stati il 90% dei lavoratori interessati. Ma è un dato così, per cronaca, nèlo stesso suscita ancora qualche indicativa riflessione. E' invece assolutamente da evidenziare come si va stagliando lo scontro fra due realtà contrapposte: da un lato una FIAT che è certamente preoccupata dalla possibilità che la CGIL-FIOM intralci con ricorsi di vario genere la realizzazione dell'accordo, preoccupazione che se fosse presente anche dopo la ormai scontata vittoria referendaria, non credo che consentirebbe alla FIAT di investire a cuor leggero 700 milioni di Euro a Pomigliano finalizzati,poi, a far rientare a Pomigliano quella produzione della Panda che prima faceva fare a Mirafioni e che poi, dal 2005, delocalizzò in Polonia. Giusto o sbagliato che sia, appare logico che la CGIL tema che la FIAT voglia esportare il modello Pomigliano anche agli altri stabilimenti italiani. Il sindacato si abbarbica pervicacemente ai due punti dell'accordo ritenuti inaccettabili e che sono: la mancata retribuzione dei primi tre giorni di assenteismo " anomalo" e la sanzionabilità economica dello sciopero nel turno del sabato sera. Al sindacato è pervenuto, inoltre, proprio ieri, l'appello dei così detti " giuslavoristi democratici " ( sigla a me sconosciuta ) per i quali  l'accordo di Pomigliano rappresenta " un grave attacco ai diritti ed alla salute dei lavoratori". C'è dunque un temuto rischio di contagio  che ha preoccupato il Sindacato, anche perchè, pur dal solo suo punto di vista, non è del tutto erroneo considerare che la FIAT tolse la produzione della Panda a Mirafioni nel 2005 per delocalizzarla a Tychy, in Polonia, al fine di abbassare i costi di produzione ed ora la vuole reintrodurrla a Pomigliano chiedendo grossi sacrifici sempre e solo ai lavoratori per far tornare i conti industriali e di produzione. Come dire: fate tutto sempre e solo ai danni dei lavoratori italiani. Certo, il rilievo è proprio fondato: infatti se esaminiamo i parametri di tre stabilimenti ( rispettivamente Tychy, Polonia, Betim, Brasile e Italia ) circa la produttività, la situazione italiana è addirittura deprimente. In Polonia ciascun addetto produce annualmente 100 auto, in Brasile 73, mentre in Italia siamo alle 7 di Pomigliano, alle 24 di Cassino ed alle 36 di Mirafiori. E devo osservare che anche dal PD non giungono segnali del tutto positivi per la CGIL,  perchè  dire che " bisogna preservare gli investimenti" ( della FIAT)  ma che , dell'accordo ( di Pomigliano)  " non se ne deve fare un modello"  - Bersani e D'Alema - significa esprimere un aperto dissenso nei confronti del sindacato CGIL,  ma anche un'invocazione ( "non se ne deve fare un modello")  di un intervento che in un certo qual modo sani la situazione. Ed ecco a questo punto che la protesta monta anche in Polonia. La questione di Tychy , lo stabilimento  polacco dove il gruppo FIAT produce annualmente 600 mila vetture, è al centro del dibattito politico-istituzionale polacco di questi giorni: il destino dello stabilimento polacco verrà deciso dalle strategie della casa di Torino e quindi resterà sospeso fino a quando non sarà definita la questione di Pomigliano. Ma in Polonia c'è grossa maretta, grosso movimento, grossi opinion-makers che presentano la scelta della FIAT a favore di Pomigliano come una grossa ingiustizia per gli operai polacchi. Ci va di mezzo anche il PIL della Polonia, perchè la previsione che la Polonia chiuderà il 2010 con un incremento vicino al tre per cento fu calcolata quando ancora Tychy non correva nessun pericolo. Addirittura uno dei candidati alla Presidenza della Polonia, Kaczinski, ha richiamato in servizio niente di meno che Lech Walesa, quello dei tempi di Solidarnosc. La campagna del Candidato Presidente è stata addirittura chiusa proprio con un discorso a Tychy,  davanti allo stabilimento, nel quale il candidato Presidente ha concluso che "....se la FIAT riporterà a Pomigliano la produzione che oggi sta a Tychy sarà per le pressioni politiche che la FIAT avrà ricevuto dal Governo Berlusconi". A Tychy gli stabilimenti sono ultramoderni, per la difesa di  Tychy si riparlano, dopo venti anni di reciproca indifferenza,   Kackinski e Walesa;   i numeri di Tychy - da un punto di vista dei costi di produzione e di produttività - sono folgoranti: salario medio di un operaio non superiore ad Euro 700, produttività, come esponevo sopra, da 100 vetture pro-opeario l'anno a Tychy contro le misere 7 a Pomigliano. Per difendere Tychy si potrebbe riaprire una stagione esaltante per Solidarnos. Ma la FIAT dispone pure di altre soluzioni, quali la possobilità di creare delle newcom che assumano, con passaggi diretti, i dipendenti che accettino l'accordo Pomigliano. E' questo il timore di tutti, perchè simili fughe in avanti non sono neanche concepite nell'Italia ingessata del 2010. Ultima notazione, la posizione della CGIL mi pare del tutto inconferente. Dice il sindacato: l'accordo di Pomigliano viola il contratto nazionale di lavoro, viola la legge, viola la Costituzione. Cosa vuol dire tutto ciò? Vuol forse dire che un accordo - negozio giuridico bilaterale e volontario - è lecito solo se aderisce strettamente ai comandamenti della CGIL? La vera novità di Pomigliano, invece, sta proprio nel sostituire al vetusto ed ormai logoro  armamentario sindacalese e conflittuale fra lavoratori e datore di lavoro  una nuova forma di collaborazione interessata ed interessante per entrambe le parti. Nessuno nega che sospendere anche temporaneamente il diritto di sciopero costituisca una limitazione per gli operai, ma bisogna pur vedere se la controprestazione richiesta ( sospensione temporanea del diritto di sciopero, minore tutela in casi di assense anomale) sia adeguata e proporzionale alla prestazione garantita dalla controparte. Lavoro assicurato per 6.000 dipendenti, per tutto l'indotto, investimenti industriali per 700 milioni di Euro non mi sembrano prestazioni non adeguate alle richieste controprestazioni. Che il Sindacato, però, continua a chiamare nel modo arcaico, come estorsione dei diritti dei lavoratori. E qui non ci siamo, perchè può anche essere possibile che la sospensione temporanea di parte del diritto di sciopero sia considerata illecita dalla Magistratura italiana, ma , ex adverso,  ciò non può e non vuole dire che scioperare nel turno del sabato sia un dovere o un obbligo di Legge o che non scioperare sia un reato. Ogni contratto, ogni accordo, è un impegno: se firmi un impegno contrattuale  la Legge , in Italia, non ti obbliga a mantenerlo; così la Legge non ti può vietare di impegnarti a non scioperare nel sabato sera. La legge italiana tutela il diritto di un contraente che venga meno alle promesse ed agli impegni assunti. Dunque la CGIL un ruolo in questa vicenda lo ha, eccome: dovrebbe essere quello di farsi parte garante e responsabile che assicuri la sopravvivenza sia dell'impresa che del lavoro, specie nel mercato globale attuale. Ciò non vuol dire che debba abbandonare le regole, ma le deve adattare al momento attuale e non alle pretese del secolo delle ideologie. Se la CGIL non riesce a svolgere questo compito di promuovere l'incontro tra le due parti con lealtà e con responsabilità, allora diventa un sepolcro imbiancato dannoso per il Pese e per i lavoratori. In parole povere: tentare di addossare la responsabilità di Pomigliano al Governo che non intende più mantenere la FIAT con finanziamenti pubblici è un'azione inutile, a perdere.  Il vero sindacalismo non è il cieco rispetto del contratto collettivo nazionale, ma creare le occasioni di lavoro.
Il bene dei lavoratori non è radunare migliaia di disoccupati e farli marciare,  alla Pelizza da Volpedo , sotto le anacronistiche bandiere rosse della CGIL, ma creare occupati. Sempre nella speranza che la FIAT, come ho detto anche prima, non colga al balzo l'occasione per lasciare l'Italia.

ESAMI DI MATURITA'- SI CAMBIA....SI SPERA!!!!

Tutto è perfettibile, ci mancherebbe altro, ma almeno che si cominci ad uscire dal conformismo mortale e politico  di sinistra che ha imperversato per cinquanta anni nella Scuola italiana mi pare un segnale positivo. Sto parlando dei temi d'esame di maturità, alcune new entry assolute nel panorama culturale italiano. Inserire nelle tracce dello scritto di Italiano momenti ed episodi storici scomodi, come la questione delle Foibe  ( anche se delle Foibe sappiamo molto , ma molto poco ) o una questione filosofico-scientifica  sulla vita  che riguarda i giovani nella politica e che comporta la conoscenza di testi di Mussolini e di Togliatti o scegliere temi che azzardino un approccio antiutilitaristico al concetto di felicità, significa ammodernare, significa avere il coraggio di scelte nuove, significa ripudiare il soffocante conformismo inutile che la sinistra ha imposto per cinquanta anni alla povera Scuola Pubblica Italiana. Mi viene sempre da ridere quando sentivo  parlare a Scuola di Primo Levi come di un santo. Poi però le stesse persone che idolotravano Levi odiavano Israele. Addio ratio o logica o coerenza. Sabino Acquaviva, un sociologo che insegnava a Trento nel 1968 - basta la parola!- con le sue critiche ai temi assegnati dimostra chiaramente che , dopo tanti vili silenzi e dopo tante inutili e vacue chiacchiere, l'Italia ed i suoi giovani vogliono discutere di tutto, senza ideologici schemi prefissati. Intanto si comincia, magari si dovrà migliorare, ma intanto... aria nuova....aria fresca.....aria...aria....


Mercoledì 23 giugno 2010

Gaetano Immè

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