Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 19 giugno 2010

Pomigliano, FIAT, assenti e reazionari fuori dal mondo

PUNTUALIZZAZIONI SU POMIGLIANO


Per la FIOM-CGIL le incostituzionalità alle quali tentano di impiccare la proposta della FIAT sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco, riguardano essenzialmente due punti, che vengono, a torto o a ragione, ritenuti, dal sindacato, fra i " diritti indisponibili" dei lavoratori : il diritto di sciopero e la salute. Diritti indisponibili, forse, diritti inviolabili giammai. Ma andiamo con ordine. Il primo punto è in relazione con la clausola contrattuale, proposta dalla FIAT che vieta lo sciopero, ma solo nel turno del sabato sera, si badi bene. Il secondo riguarderebbe - uso il condizionale, per cautela - la previsione di turnazioni ritenute dal Sindacato massacranti per i lavoratori. Per far risaltare adeguatamente l'infondatezza del primo rilievo basta pensare che una cosa è " cancellare " il diritto di sciopero, altra cosa è chiederne una sua "temporanea sospensione " che quantitativamente possiamo indicare in un suo settimo. Settimo: una volta era " non rubare", oggi settimo è  invece " scioperare". Con quale coraggio civile, con quale senso di responsabilità  la FIOM-CGIL alimenta questa sorda rivendicazione  tardo fascisotiode nell'anno 2010 è proprio  un mistero buffo e squallido.  Sul punto in questione è invece illuminante come buona parte della sinistra ancora condivida il principio della FIOM-CGIL ( taccio per carità di patria sull'ormai ridicolo Veltroni, mi astengo per decenza e per commiserazione su quanto non ha mai detto su questo argomento Bersani, forse aspettando che o Repubblica o Di Pietro o l'ultimo ventuo - che sia Guido Viale del Manifesto?- gli dettino le cose da dire) e mentre assume posizione rigida per negare a suon di referendum un semplice frazionamento in sesti del diritto di sciopero,  una sua semplice " sospensione temporanea", relativa solo per la sera del sabato,  neanche si pone il problema che per Pomigliano le statistiche  impietosamente dimostrano che la difesa tardo-romantica da ancien siecle dell'assoluta intangibilità del diritto di sciopero altro non è che la irresponsabile , anacronistica , velleitaria e fascistoide difesa dei privilegi di una corporazione, quella degli operai di Pomigliano, che hanno abusato dello sciopero in maniera inaccettabile;  dall'altra parte  la stessa sinistra, CGIL compresa ca va sans dire, consente, pretende ed avalla addirittura  la cancellazione del
" diritto inviolabile" sancito per tutti gli italiani dall'articolo 15 della Costituzione  di rispetto della persona e della sua privatezza  nell'ambito della legalità democratica. In soldoni: per la sinistra e quindi anche per la FIOM-CGIL la sospensione ( che non è una rinuncia eterna, ma solo temporanea)  allo sciopero per il solo sabato sera - ripeto: per il solo sabato sera -  per circa 6.000 persone ( gli operai dello Stabilimento o per circa 30.000 persone considerando le famiglie) ha la stessa valenza democratica e costituzione della brutale cancellazione definitiva per 60 milioni di cittadini italiani della garanzia basilare - tanto che  è stata la sola garanzia  aggettivata dagli stessi " padri della patria " come " inviolabile" - del rispetto della persona umana e della sua privatezza. Solo questa considerazione già rende l'idea dello squallore filosofico-storico-sociale-politico che tale sillogismo azionista della sinistra dimostra. Da molto tempo si discute sul fatto che anche solo cercare di rendere relativo , secondario, marginale il sistema immunitario democratico tentando di infettarlo con il giustizialismo forcaiolo , equivale a partecipare, come untori manzoniani, alla disfatta della democrazia basata sul fondamentale rispetto della persona. Ma come può un vero e sincero democratico sostenere che non vi sia alcuna differenza sociale e politica fra " manette a volontà in violazione del più elementare principio costituzionale di rispetto della legalità democratica" e la  " semplice sospensione temporanea per il solo sabato sera del diritto di sciopero "- diritto costituzionale ma che non gode, come invece ne gode la rpivacy prevista nell'articolo 15 della Costituzione, anche dell'originaria qualificazione come diritto " inviolabile "-? Semplicemente inconcepibile, semplicemente incredibile.
Così che appare invece  ideologica, coerente, appropriata, anche se non certo condivisibile la teoria esposta , giorni orsono, su questo argomento su Il Manifesto da Guido Viale. Il quale in poche parole in perfetta coerenza con la sua origine gruppettara, mondoperaistica, lottacontnuistica, sostiene che intorno all'accordi di Pomigliano si affannano pensieri confusi ( per lui) pseudoriformisti, ma che in sostanza daranno un solo risultato: quello di indebolire o di far cadere o di intaccare i diritti dei lavoratori che siano essi sanciti dalla Costituzione o guadagnati dal Contratto collettivi di lavoro. Al netto da tutte le iperboli di Viale, il succo dell'affermazione è che l'auto è un bene ormai rinunciabile e sul quale non si può ragionevolmente puntare per un futuro della classe operaia ( ma qualìè questa classe operaia?). Al posto della semplice auto e quindi al posto della FIAT, Viale  vede altra produzione di beni diversi dalla semplice auto, come bus ecologici, come qualsiasi produzione che miri a sposare la produzione industriale con il rispetto ecologico dell'ambiente. Ecco, Viale scopre, dopo la lotta continua per il dominio della classe operaia, dopo il conflitto fra lavoratore e datore di lavoro, scopre anche la new deal, quella operaio-ecologista. Rispetto per le sue idee e per le sue iperboli, che però tali restano e che non portano da nessuna parte. E' e sarà  sempre il mercato, caro Viale, e non le ideologie terzomondiste a stabilire quali sono i prodotti sui quali il mercato punterà. Dopo il rispetto  dovuto alle idee  - tanto più che sono molto educatamente poste  senza alcuna spocchia veltroniana o dalemiana o bersaniana - la conclusione non può che essere la seguente:  utilizzare le sinfonie stantie antimercatiste di stampo dirigista e stalinianno per ripetere le solite litanie anti industriali anche se trasferite dal pensiero romantico a quello ecologico, questo sì, che è veramente da puro  corporativismo reazionario.

Sabato 19 giugno 2010

Gaetano Immè

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