Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 15 agosto 2010

INVOCAZIONE !  INVOCAZIONE !

Invocazione che spediamo al Signor Giancarlo Tulliani. Oggi le sorti di una intera nazione dipendono da Lei, Tulliani Giancarlo, se ne rende conto? Basterebbe una sua apparizione, basterebbe, che sò, una sua dichiarazione per rimettere un pochino le cose a posto, forse si potrebbe anche ipotizzare che suo cognato possa trarre un qualche vantaggio politico dal fatto. Insomma, Signor Tulliani, si metta una mano sulla coscienza ( ed una sul portafoglio) e ci dica la verità: se lei è ricco, se lei ha il pied a terre a Montecarlò, se lei - com'io malvagiamente ritengo - dispone di qualche bel conto corrente ai Caraibi, se lei è quasi un " ben introdotto" manager di produzioni televisive in mamma RAI,  se ha una fiammante Ferrari sotto le chiappe, ma non sente l'obbligo di ringraziare i suoi due santi benefattori? Un po' di riconoscenza, suvvia! Lucianone prima ( Gaucci) e Giancarlone ( Fini) oggi. Chi sarebbe lei oggi, senza questi due suoi, ehm!, santi protettori? Sarebbe bastata una seppur bella vincita - bel culo, Tulliani, bel culo, i miei complimenti! - per consentirle tutto quello che lei oggi ha? Non credo. E allora! Suvvia, si faccia coraggio e esca fuori, appaia. Che le costa un piccolo " Grazie Gianfranco di tutto e grazie Luciano di tutto!" et voilà, Lucianone forse ritirerebbe la denuncia contro i Tulliani  e Gianfrancone incasserebbe quanto meno i nringraziamenti di quel cognato per sistemare il quale, diciamolo, s'è " aruvinato"!

COSSIGA STA MALE  E , A  REPUBBLICA ,  BRINDANO!

Francesco Cossiga non sta male da ieri, sta male da decenni ormai. Da buon barbaricino ha lottato a viso aperto contro il tumore che lo ha tormentato per tanto tempo con la stessa determinazione con la quale la sua terra ti spiattella in faccia le sue stupende coste. Ma oggi il suo nemico, quel maledetto malessere che lo costringe a letto con crisi - dicono - cardiache e respiratorie , non è più solo quel maledettissimo tumore che, per quanto subdolo e vile , è tenuto alquanto a bada dalla violenta reazione del vecchio democristiano, mezzo sardo e mezzo còrso ( non tutti sanno che il suo cognome si legge " Còssiga" e non " Cossìga" e Còssiga in sardo vuol dire, appunto, " còrso" cioè proveniente dalla Corsica) ma dalla malattia del terzo millennio, la nuova  malattia più viscida ed oscura che esista al mondo: la depressione. Ti coglie quando tu maturi, ti aspetta al varco quando gli eventi della tua vita ti costringono a maturare, a prendere coscienza di quello che è veramente la vita, le sue miserie,  le donne che ti tradiscono, i figli che ti abbandonano, gli amici che appena ti vedono in difficoltà spariscono, la solitudine che si impadronisce delle tue giornate, che te le fa sembrare eterne, insormontabili. Ti trovi malato e neanche lo sai, neanche te ne accorgi, perchè non c'è febbre, non c'è sintomo, non c'è nulla; senti solo il vuoto e l'inutilità intorno a te. Ecco, non ti va di raderti, vuoi dormire per sfuggire alla realtà, non vuoi parlare con nessuno, lavarti è una fatica sovrumana, arrivi anche a pensare a toglierti di mezzo oppure ti rifugi nel pensiero di diventare un  barbone, un senza tetto e senza letto, un " homeless" come dicono in America, perchè sei attratto dal volerti abbandonare al destino senza opporre alcuna resistenza, perchè sei stufo del lavoro, dell'amicia, dell'amore, del sesso, del pensiero, della pulizia personale , dei vestiti, della macchina, del " dover comparire", insomma, della vita stessa.  E ci vuole forza e fegato per uscirne e ti accorgi che ne stai uscendo quando ti rendi conto di essere diverso dagli altri, di avere uno sguardo di insieme meno legato alle cose piccole della vita, quando non pensi subito a te stesso ma agli altri, quando ti accorgi che il tuo naturale egoismo è stato finalmente superato dal tuo " altruismo".  Còssiga era un democristiano, peraltro vecchio stile, con il quale non avrei certo potuto nè voluto andare mai politicamente d'accordo. Anche ultimamente le sue scelte erano da me state aspramente criticate, specie quando, come Senatore a vita, il suo voto fu determinante per non far cadere quell'impresentabile ultimo Governo di Prodi, peraltro  caduto poi lo stesso, qualche mese dopo, per via dell'inchiesta Why not di De Magistris.  In quella circostanza mi rivolsi a Còssiga come Professore di Diritto Costituzionale prima che come politico di lungo corso , per chiedergli che desse un'altra picconata delle sue e sposasse la mia causa che mirava ad espellere,  dalla nostra Costituzione , quell'immondo ed arcaico residuato monarchico-asburgico che è il laticlavio a vita di nomina Presidenziale. Ma devo riconoscergli due meriti che vanno oltre la durata della vita. Il primo è quello di essere stato non solo in più giovane Presidente della Repubblica Itlaiana, ma anche e sopratutto di essere stato il primo Presidente della Repubblica che non si è " ingessato"  nella carica come tutti  gli altri , ma  che ha invece  combattuto una santa battaglia contro le ipocrisie, le menzogne, le bugie, le  incongruenze e le discrepanze della nostra Costituzione, contro i mali delle nostre istituzioni che da sempre vado combattendo - primo fra tutti questa assurda e medioevale se non teocratica primazia della Magistratura sulla politica, che è un vulnus democratico sena confini e che fu attuato, con un golpe di puro stile sudamericano, da un manipolo di banditi Magistrati, guidati da F.S. Borrelli, che ridussero, nel 1994, il nostro Parlamento ad una " aula sorda e grigia" , che ridussero , con la complicità di quell'impresentabile Presidente della Repubblica che fu O.L. Scalfaro il nostro sistema di democrazia parlamentare e costituzionale ad uno straccio immondo di dittatura teocratica e giudiziaria, simile a quella dei talebani - . E poi, altra medaglia, fu la sua anche ironica ma determinatissima opposizione al PCI che lo odiò talmente da chiederne inutilmente la sua cacciata dal Quirinale. Da dove venne via lui, per sua volontà, anticipatamente alla scadenza del mandato, quasi proprio a provocare la bile astiosa dei comunisti che avevano tentato di tutto per accusarlo di alto tradimento, ma non riuscirono mai a cavarne un ragno dal buco perchè Còssiga non tradiva l'Italia, ci mancherebbe altro, ma si limitava a denunciare tutte le magagne, le contraddizioni e le ipocrisie  istituzionali del Paese, si limitava, in sostanza, a dire la pura e semplice verità. Cioè faceva il contrario di quello che il PCI ed i suoi eredi hanno sempre e solo fatto.

Ecco perchè a Repubblica brindano

In data 6 Dicembre del 1991, l'allora opposizione chiese al Parlamento la messa in stato di accusa per il Presidente della Repubblica Cossiga.  I capi d'imputazione  denunciati dalla sinistra erano ben ventinove. Ne voglio ricordare i principali perchè si possa agevolmente  comprendere  di cosa si stesse veramente parlando:1. espressioni di gravi giudizi sull'operato della Commissione Parlamentare Stragi;
2. minaccia di ricorrere alle Forze dell'Ordine come capo del CSM  fino all'ipotesi di sciogliemento dello stesso organo, nel caso lo stesso CSM, di cui era capo come Presidente della Repubblica, avesse discusso in una sua programmata riunione di argomenti sui quali il CSM non aveva alcun diritto di discutere; 3.  sue reiterate dichiarazioni di legittimità dell'organizzazione denominata Gladio anche se vi erano in corso inchieste giudiziarie in merito. Mi fermo quì, perchè i tre capi d'imputazione indicati erano i più importanti, figurarsi gli ultetiori ventisei. Vi rammento le persone che firmarono questo documento ormai " storico" e, perchè no, anche paradigmatico esempio dell'ipocrisia e del doppiogiochismo della sinistra italiana: Ugo Pecchioli, Luciano Violante, Nando Dalla Chiesa, Marco Pannella, Lucio Magri, Leoluca Orlando Cascio,  Giovanni Russo Spena, Sergio Garavini, Diego Novelli. Tutti ovviamente " allineati e coperti" con il PCI, ca va sans dire. In data 3 febbraio 1992 la Procura di Roma chiese l'archiviazione della denuncia . Il 12 Maggio 1993 il Comitato Parlamentare ritenne tutte le accuse a Cossiga " manifestamente infondate " ( che figura di merda per i Signori firmatari!). L'8 Luglio 1994 la richiesta di archiviazione della Procura della Repibblica di Roma  fu accolta senza eccezione alcuna dal Tribunale dei Ministri. Dunque accuse senza alcun fondamento. Infatti dell'esistenzxa dell'organizzazione denominata Gladio ne erano perfettamente a conoscenza, da sempre,  sia la DC che il PCI. Solo che dopo la caduta del regime sovietico ( 1989) ( siamo infatti nel 1991, quando Cossiga cominciò ad esternare su Gladio e sulla complicità del PCI ), lo stesso PCI  avendo pure ricevuto sulla groppa la batosta del tracollo del Muro di Berlino e temendo chissà quali notizie sarebbero arrivate sul proprio conto da quella parte, cominciò a sparare nel mucchio per difendersi , per  legittimare  ancora la sua presenza sulla scena politica italiana .  Odio allo stato puro, distillato di rancore goccia a goccia , bile covata per venti anni. Ecco chi sono i Repubblicones che brindano, sul sito web del giornale, alla probabile dipartita di Cossiga.

Il nostro augurio

Ricordate allora quel bellissimo film con Alberto Sordi e Nino Manfredi dal titolo strano e lungo
" Riusciranno i nostri eroi....."? Alla fine del film Manfredi, che era stato  scovato da Sordi a vivere come a lui piaceva in una tribù africana,  si fa convincere da Albertone a ritornare in quella che Sordi chiamava " la civiltà" ( l'Italia del 1970 circa). Ma una volta ormai imbarcato per la partenza, Manfredi ebbe uno scatto di pura sincerità e non resiste al richiamo dei suoi amici africani che dalla riva intonavano il famoso ritornello..." Ninì non ce lassà! Ninì non ce lassà! Ninì non ce lassà!". Urliamo anche noi " Francè nun ce lassà! Francè non ce lassà! Francè nun ce lassà! " Falli schiattare di rabbia e di mal di fegato  a tutti questi menagramo di Repubblica e continua a terrorizzarli anche con la  sola tua presenza e con la tua ironia.

DALLA POLITICA ALL'EDITORIA, CON INSUCCESSO

Incredibile!!!! Devo fare i complimenti non solo a Walter Veltroni, ma anche a Saviano! Ma veramente è la fine del mondo! E sapete perchè? Perchè ho scoperto, scandagliando vari siti inglesi, che l'ex Premier inglese Gordon Brown, un laburista , ca va sans dire, che gli inglesi hanno recentemente allontanato con molti calci nel sedere e poco aplomb londinese dal numero 10 di Dowing Street, pensionato della politica ( come Veltroni: fateci caso, dovevano sfasciare il mondo questi dello " Yes , we can" Brown, Veltroni, Obama...) si è dato alla letteratura, diciamo meglio a scrivere quel che sa. Ora compulsando appunto i siti inglesi, risulta che Brown abbia venduto la strabiliante cifra di 32 o 35 copie! Vuoi vedere che mi tocca veramente complimentqarmi con Veltroni e con Saviano, almeno per il numero di copie vendute dalle loro ultime fatiche di penna. Hanno trovato chi ha fatto peggio di loro!


NAPOLITIANO, L'UNITA' , IL CORRIERE DELLA SERA E LA GOVERNABILITA' DEL PAESE. E' IL POPOLO CHE ELEGGE IL CAPO DEL GOVERNO, NON IL PALAZZO!


In tutti i sistemi istituzionali parlamentari, non solo in Gran Bretagna, il potere di scioglimento delle Camere  è nella disponibilità dell'esecutivo. Meno che in Italia. E' un'arma potente per la  governabilità del Paese ( la stessa sorte del Governo di Gordon Brown in Inghilterra , durato fino all'ultimo attimo anche se privo da  tempo di credibilità e di una maggioranza , ne è la prova provata, la pistola fumante), nonchè un potentissimo deterrente contro i veri mali , anzi i tumori della politica parlamentare che affliggono, in modo particolare, il nostro Paese e cioè il " ribaltonismo organizzato"  ( un vero e proprio " colpo di Stato" che consente di far governare chi " non è stato eletto dal popolo") e " il salto della quaglia" ( esercizio  da perfetto Giuda, molto in voga nel nostro Parlamento fin dal 1948 e consistente - come sta dimostrando oggi Fini, ieri Follini e Lombardo  - nel salire dapprima sul carro dei probabili vincitori delle elezioni, accettarne e sottoscriverne il programma pur di essere eletto, occupare ( okkupare) quindi i posti di potere e poi, all'avvicinarsi dei due anni e mezzo del Mandato
-  così anche la pensione da Parlamentare è fatta salva -  oplà, un bel saltello , non tanto alla Joe Sentieri quanto  alla Casini, alla Follini, alla Mastella, ed oggi alla Fini-Bocchino-Briguglio-Barbareschi-Bongiorno-Granata.... e si scende dal carro dei vincitori per passare ad altro carro ).
In parole povere, il potere di scioglimento nella disponibilità dell'esecutivo serve a non sciogliere  anticipatamente il Parlamento, serve a governare, serve per adempiere totalmente all'impegno assunto con gli elettori al momento del voto. Il richiamo all'articolo 88 della Costituzione Italiana è quindi diretto, urgente, violento e limpido, tanto che voglio ricordare come  detta norma, dopo il 1953 ,  venne interpretata come attribuzione di questo potere al solo Capo dello Stato, mentre  dal 1948 fino al 1953 tutta la giurisprudenza conveniva che appartenesse alla categoria dei così detti " atti duali" che competerebbero, cioè,  anche all'esecutivo. Ma le cose sono cambiate profondamente nel frattempo nel nostro Paese,  perchè durante la Prima Repubblica, e cioè fino al 1994, l'elettore votava un partito , dava anche delle eventuali preferenze nominative ma era poi le Segreterie dei Partiti che sceglievano chi dovesse andare in Parlamento e  conseguentemente  il Parlamento era il complesso Istituzionale che provvedeva , con le proprie mani e quindi con i propri accordi più o meno leciti, ad individuare una maggioranza che presentava un programma e che, avendo i concordati voti necessari in Parlamento ( ricordate le " astensioni" del PCI?) , veniva incaricata dal Capo dello Stato per formare il Governo. Era quindi quasi logico ed accettabile che se la maggioranza prima indicata dal Parlamento perdeva un pezzo ( un partito, anche un mini partito con pochi elementi ) , il Presidente della Repubblica non procedesse immediatamente allo scioglimento delle Camere e ad indire nuove elezioni ma, come credo farà Napolitano, ma verificasse prima  l'esitenza  in Parlamento  di una qualsiasi altra maggioranza alla quale dare mandato di comporre un nuovo Governo. Insomma erano i Parlamentari ad esercitare per la durata della Legislatura il potere di governare, non il popolo che serviva solo come una sorta di " incapace", di " utile idiota", di " scemo del paese" , come un " votante" e  basta. Con un semplice voto, quindi, il popolo indicava i partiti ma erano poi le Segreterie  dei " partiti  regnanti" che, a loro insindacabile giudizio,  stabilivano le persone che dovevano  amministrare il potere. Il popolo, insomma, come semplice " utile idiota", la " casta", la " nomenclatura" come espressione del potere dei partiti politici, il Governo del Paese come un sottoprodotto del potere dei partiti e non come una consapevole scelta del popolo. Era la Prima Repubblica, era l'Italia fino al 1994.

La  sovranità  spetta al popolo oppure alla " cricca dei parlamentari" ? 

Ma in Italia dal 1994 le cose sono molto cambiate, mentre è rimasto immobile l'articolo 88 della Costituzione. E' successo che dal 1994, in Italia, il popolo non  vota  più per un partito politico, ma  vota  per un partito che  espone anche il nome del proprio candidato Primo Ministro. Il Parlamento non ha più dunque il potere di cercare " una maggioranza possibile " che scaturisca da accordi politici fra i partiti ( con il popolo, dunque,  come popolo bue e basta), perchè è lo stesso risultato del voto popolare che indica quale sarà  il Primo Ministro per i prossimi cinque anni e di conseguenza  quale sarà la coalizione che dovrà governare per la Legislatura per investitura popolare. Ma mentre  in questi termini è cambiata la legge elettorale, nel presupposto che esistesse  un " bipolarismo" o un " bipartitismo" (che in Italia è arduo creare ), la Costituzione è rimasta immobile e con essa anche il suo articolo 88 e con esso anche il potere del Capo dello Stato di sciogliere o meno le Camere. Potere che , mai come oggi, risulta violentemente essere in contrasto con la espressa volontà popolare.  Ecco lo scontro istituzionale che si deve eliminare,  se si vuole governare questo Paese. Ecco dunque perchè è proprio dal 1994 che i vari Presidenti della Repubblica hanno sempre osteggiato Berlusconi, sia stato costui Primo Ministro o capo dell'opposizione ( nell'ordine : O.L. Scalfaro, Ciampi ed ora Napolitano, tutti al Colle per volontà precipua della sinistra ) perchè proprio per queste ragioni hanno visto e vedono in lui, nel PdL oggi,  in Forza Italia e nel Polo delle Libertà ieri , nel suo programma istituzionale - riconducibile appunto  al sistema maggioritario ed  al premiarato -  un pericolo per le loro prerogative istituzionali, ma anche e sopra tutto un pericolo per i privilegi istituzionali con i quali  hanno governato l'Italia dal 1948 in poi. Ma non è un conflitto istituzionale, badate bene, perchè confliggere significa manifestare due pensieri opposti, due concezioni che si urtano l'una con l'altra. Questo è un vero e proprio " scontro di potere", perchè di questo si tratta, dove una parte politica ( la sinistra in genere, con i suoi uomini istituzionali - dal Presidente della Repubblica di oggi, agli undici quindicesimi della Consulta di oggi ) anzichè fare gli interessi del Paese, agevolando la crescita culturale e politica del popolo, è selvaggiamente attaccata ai diritti che  la Carta , ridicolmente immota nel mondo che vorticosamente si globalizza,  ruba letteralmente al popolo sovrano. Altro che battaglia per " difendere la Costituzione", piuttosto " battaglia per rubare al popolo". Altro che " sinistra progressista", quì siamo alla " sinistra reazionaria ". Difendere ancora e sopratutto utilizzare ancora questa facoltà, come si intuisce voglia fare Napolitano,  di " trovare altra maggioranza " ancorchè non voluta dal popolo senza sciogliere le Camere , significa voler ritornare ai tempi in cui ( dal 1948 al 1994) il popolo bue votava un qualsiasi partito i quali , poi, forti della " delega in bianco" incassata per la durata della Legislatura, si mettevano d'accordo fra di loro per spartirsi il potere.  Oggi il premier lo sceglie il popolo, non come ieri quando  il Premier era scelto dal Quirinale in base ai giochetti fra i partiti politici. Quì risiede " in nuce" il totalitarismo innato della  sinistra, nel voler schiacciare il popolo libero rendendolo succube - nel migliore dei casi - alla volontà della nomenclatura del partito, alla volontà del Soviet  di ieri,  dei Magistrati  di oggi. Dall'altra parte oggi Berlusconi - meglio dal 1994 ad oggi Berlusconi- domani chiunque  altro  gli succederà, che combatte per portare l'Italia ad essere un Paese moderno, un Paese rispettoso della volontà  popolare e non delle nomenclature di burocrati statalisti  come avveniva nella Russia sovietica o nella Jugoslavia titina. Un Paese dove spetta all'esecutivo eletto dal popolo il potere di sciogliere le Camere.

Il riserbo presidenziale preventivo

Ma, anche letto nella sua accezione post 1953 , è pacifico che questo articolo  88 della Costituzione afferma e postula  e presuppone comunque il " riserbo preventivo " da parte del Capo dello Stato. Far venir meno tale " riserbo preventivo", come ha fatto Giorgio Napolitano nell'inusuale intervista concessa a "L'UNITA'" - che vuol dire far conoscere il proprio intendimento su quello che il Capo dello Stato ha intenzione di fare in caso di crisi di Governo con l'utilizzo dell'articolo 88 della Costituzione -  vuol dire non essere un Presidente della Repubblica, cioè  un arbitro super partes, ma significa diventare un giocatore della partita politica, significa sobillare , dare forza e speranza, concretezza a chi, non votato dal popolo, crea  ipotesi complottistiche e destabilizzanti della democrazia, significa dichiarare ex tunc il proprio favoreggiamento a tale colpo di Stato. In Italia, Paese dove esiste ancora in Costituzione un reato di opinione, come per esempio il vilipendio, con tanto di previsione edittale di pena carceraria - dunque un vero e proprio reato d'opinione -  è invece legittimo che un Presidente della Repubblica si faccia beffe della sovranità  costituzionale  del popolo che, a chiacchiere ed ipocritamente , afferma e difende. Ha combinato un bell'impiccio il compagno Napolitano, anche se ha dovuto fare salti e capriole affidando, il giorno dapo al Corriere della Sera una " chirificazione delle sue parole", insomma  per mettere una pezza al suo comportamento.


Napolitano e Fini

Assai meno sistemato comunque è stata l'altro imperdonabile sproloquio  che Napolitano ha detto nella sua intervista a L'UNITA' circa la così detta questione di Fini, definendola "una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale,  qual'è quella volta a delegittimare il Presidente di un ramo del Parlamento".   Invece che difendere l'articolo 21 della Costituzione sulla libertà di stampa, Napolitano interviene per cercare di imporre autoritativamente ( quando si nasce comunisti, si resta comunisti per sempre)  il bavaglio alla stampa nella questione di Fini,  dopo aver taciuto per più di un anno mentre, un  giorno sì e l'altro pure,  altri giornali sparavano bordate denigratorie ed offensive contro un'altra carica dello Stato. Napolitano ha dovuto usare, il giorno dopo, il genuflesso Corriere della Sera per chiarire  ( leggasi: cercare di cancellare la gaffe ) che la sua non era una difesa di Fini ( chissà allora cos'era?), ma un intervento a difesa della terza carica dello Stato che  ( testuale) " non dispone di idoneo luogo  per chiarire le  proprie posizioni " . E perchè mai, Signor Presidente Napolitano, perchè non ci spiega per quale sconosciuta ragione Fini non può convocare una bella e pubblica conferenza stampa al riguardo? Ma cosa ci vuole raccontare ?  Non dico che Fini possa utilizzare lo scranno della Camera per parlare dei fatti suoi, ma se lo usa e ne abusa , con Napolitano silente, per fare anche il politico non " super partes " ma  capofazione del suo FLI, perchè non lo potrebbe utilizzare anche per chiarire le tante cose che dovrebbe chiarire ? Il Signor Presidente della Repubblica ha cercato di mettere una pezza, ha cercato anche di prenderci bellamente in giro, ma, come dicono in Veneto, la pezza è riuscita peggio del buco. In verità, Napolitano doveva stare muto su Fini, solo questo doveva fare, se voleva essere ed apparire corretto, ma non lo ha fatto. Come ha fatto per un anno intero quando era il Primo Ministro ad essere attaccato dalla stampa di sinistra.

La fiera delle ovvietà,  però  pagate oro colato

Risibile Sergio Romano, poi  sul Corriere della Sera, con implorazioni di necessità di una  " coesione politica , e non di risse". Ma davvero? Non ci avevo proprio pensato! Meno male che Sergio Romano c'è! Seguita, il sommo Romano Sergio, con la constatazione che gli italiani " desiderano un Governo forte ed un'opposizione che si prepari a sostituirlo". Ma davvero!!! Non ci avrei mai pensato! E meno male che Sergio Romano c'è! Solo che non si rende conto di avere scoperto  solo l'acqua calda,  di dire tutta una serie di ipocrite ovvietà, di recitare un copione che altri gli hanno scritto ed imposto, insomma di fare lo scriba dei poteri forti che vorrebbero scalzare questo Governo eletto dal popolo in qualunque modo, ma fingendo di essere un uomo indipende pensoso del bene del Paese. Lo sappiamo da soli che davanti a noi c'è un panorama politico preoccupante, c'è un esecutivo che , stante il salto della quaglia di Fini, alla Camera rischia di non avere la maggioranza , maggioranza che, invece,  conserva ancora al Senato. E' un dato di fatto, occorre studiare come superarlo non fare retoriche ed ovvie esclamazioni. Che vuol dire  invocare apoditticamente  " coesione politica e cessazione di risse"? Vuol dire farneticare di ipotesi che Fini rientri nel PdL? Significa credere che Berlusconi e Fini ritornino insieme? Pensare e sperare questo vuol dire non aver capito nulla di quello che è successo, significa dire cose senza senso, cose indegne di un Corriere della Sera, di un Sergio Romano. Che però non solo le dice, ma le scrive anche. Per preparare l'opinione pubblica al " ribaltone" che stanno sponsorizzando sia i poteri forti che editano il Corriere della Sera, sia il Quirinale, sia la sinistra.

La situazione attuale

Basta leggere qualche giornale o sentire qualche telegiornale per sapere che, a seguito della uscita di Fini e del suo FLI dal PdL,  in questi giorni tutti parlano di " nuovi governi" e che anche taluni
" potentati" escono dalle loro lussuose tane con affermazioni politiche o addirittura con risibili richieste  di  governance. Qualcuno che , non richiesto da nessuno, ha svanverato qualche opinione politica, farebbe forse assai meglio ad occuparsi  di più  della Ferrari - che da due anni le busca di santa ragione da una scuderia ignota - . Oppure farebbe meglio a riflettere che da quando è stato allontanato dalla stanza di comando della FIAT, la stessa sta conquistando posizioni ed utili incredibili. Un bel tacer non fu mai udito. Di  play-boys in Parlamento, c'è bastato l'Avvocato Gianni Agnelli. Pochi invece affermano che - venuta meno la maggioranza indicata direttamente dal popolo con la votazione - bisogna sciogliere le Camere e rivotare di nuovo. Le due concezioni si scontrano, more solito. La sinistra che vede nella difesa cieca dell'articolo 88 della Costituzione , nella difesa delle prerogative e dei privilegi che l'articolo 88 della Carta conferiva al Capo dello Stato quando vigeva la Prima Repubblica, la sola ed unica  possibilità di poter agguantare , con escamotages da corridoio  e senza alcun voto popolare,  la guida del Paese che la presenza del centrodestra gli ha precluso da tempo. Il centrodestra che prosegue la sua battaglia culturale per la necessaria modifica della Costituzione e per l'affermazione di un sistema istituzionale che dia  finalmente solo al popolo la possibilità di decidere.  Uno spettacolo indegno di un Paese civile, dove tutti " tifano",    pochi  " ragionano", quasi nessuno " pensa solo al bene del Paese",  molti pensano solo " ai privilegi propri".

Altra interpretazione delle parole di Napolitano

E' possibile che le parole di Napolitano abbiano invece un significato opposto, almeno per quanto riguarda le questioni del Governo? Fra l'intervista all'Unità e le " delucidazioni" affidate il giorno dopo al Corriere della Sera , ignorando del tutto  le ipocrite ovvietà che Sergio Romano ha scritto sullo stesso giornale il giorno dopo la prima intervista all'Unità, uno spiraglio potrebbe anche esserci. Mettiamola così: Giorgio Napolitano avrebbe espresso la sacrosanta preoccupazione per quel che potrebbe succedere se l' Italia si ritrovasse con un vuoto di potere in un momento in cui le turbolenze dei mercati internazionali e globalizzati potrebbero danneggiare in maniera violenta quei Paesi , anche l'Italia, che non garantiscano una guida ferma e duratura. Ma si tratterebbe solo di un'esercitazione ipotetica, un' altra ovvietà deprimente, trattandosi di un esplicito invito a Berlusconi e Fini a ritrovare la perduta intesa in nome del bene del Paese. E come si deve fare Signor Presidente , come far rimettere insieme Berlusconi e Fini? Perchè invece di dire belle parole senza costrutto, non ci dice come dovrebbero fare , Signor Presidente?  Agitare la bacchetta magica di Mago Merlino o ricorrere a Jucas Casella? Quando Napolitano indica solo strade inesistenti, impraticabili , vacuamente apodittiche ed assurde, Napolitano non fa altro che  caldeggiare  " sotrazione di potere al popolo sovrano" ,  altro non fa che rendere corposo e quasi ineluttabile, accreditare invece l'ipotesi che il Capo dello Stato, qualora non si avverassero i miracoli  ipocritamente evocati ed invocati , non potrà esimersi dal dare l'incarico ad una qualsiasi altra maggioranza non certo voluta dal popolo, certamente " voluta da Lui medesimo e dai suoi compagni",  anche se si trattasse di una accozzaglia tipo  armata Brancaleone. Se dunque Napolitano decidesse , seppur in base all'articolo 88 della Costituzione, in caso di crisi di questa maggioranza, di non sciogliere le Camere, di ritrovare qualsiasi altra maggioranza in Parlamento anche se non votata dagli italiani, si renderebbe colpevole di un atto seppur costituzionalmente legittimo sul piano squisitamente formale,  sicuramente illegittimo sul piano democratico sostanziale         perchè
altamente e profondamente lesivo della sovranità del popolo. Insomma se Napolitano vuole a tutti costi sostituire Berlusconi e la sua maggioranza con un'altra ammucchiata, se ne deve assumere tutta la responsabilità politica e costituzionale davanti al popolo italiano, che viene da Napolitano derubato della sua sovranità. Napolitano insomma fa finta di rispettare la Costituzione, ma tradisce il popolo.


Rischia grosso il PD


Chi poi, da un punto di vista strettamente politico avrebbe tutto da perdere dall'eventualità che Napolitano intenda trovare un'altra maggioranza senza ricorrere allo sciglimento delle Camere, è proprio il PD che, ottusamente invece, tifa per questa nefasta soluzione. Mettere oggi insieme tutte le varianti vecchie  e  nuove di antiberlusconismo sarebbe un vero autogol per il PD, un vero assist per l'IDV che mira a fagocitarselo. Infatti dopo la fallimentare esperienza dell'ultimo governo Prodi con l'Unione, che pretendeva di far confluire su una linea tecnocratica partiti, movimenti e personalità fra loro lontanissime anni luce , era sembrato che il PD avesse compreso la necessità di creare finalmente un moderno partito guida dell'opposizione, creando in sostanza un vero e nuovo partito riformista a vocazione maggioritaria, basato su un progetto politico che non consistesse nel solo " antiberlusconismo d'accatto", come sembrava dal discorso del Lingotto di Walter Veltroni. Ma era disgraziatamente solo un'illusione: Veltroni, Franceschini, Bindi, Marini, D'Alema, Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Melandri e compagni erano i maghetti illusionisti che hanno ceduto fragorosamente alle prima difficoltà. Ora il PD vorrebbe ancora una volta ritornare indietro. Ricreare un'altra armata Brancaleone, mettere insieme giustizialisti manettari (IDV e FLI)  con garantisti ( parte del PD), liberisti ( pochi) e statalisti ( tantissimi), difensori della vita ( cattolici teodem del PD ) e propugnatori di aborti facili e dell'eutanasia visti come " diritti", eredi del neofascismo ( FLI) e della tadizione comunista ( PD ed altri), senza un centro di gravità carismatico che tenga tutto nelle sue mani ( di nuovo Prodi, come si sussurra? La sinistra ama perdere tempo! Ritorna indietro di quattro anni!), appare un'impresa disperata. Insomma il PD smentirebbe ogni sua aspirazione maggioritaria, si ridurrebbe a perdere la sua stessa ragion d'essere. Eleggere al rango di operazione politica degna di tale nome una manovretta  di palazzo, da corridoio, basata sul più bieco e cieco antiberlusconismo, basato su tradimenti ed infedeltà agli impegni assunti con il popolo, risulterebbe davvero insopportabile. Specie  per un PD ormai allo sbando.


ACCONTENTIAMO GLI AQUILANI STREPITANTI

Voglio accontentare il Sindaco dell'Aquila, Cialente del PD e tutti i signori carriolisti dell'Aquila che hanno manifestato anche a Roma contro i ritardi della ricostruzione della città distrutta dal recente terremoto. Dedicato quindi anche alla Guzzanti Sabrina. Ho letto su alcuni giornali che finalmente sono state consegnate, in questi giorni, le nuove case ai terremotati dell'Irpinia. Cialente, Sabrina Guzzanti  ed i loro ululanti accoliti, hanno urlato che " vogliono essere trattati come gli altri terremotati". Che ne dite se diamo loro appuntamento tra una trentina d'anni per dare loro le case nuove, che hanno già tutti avuto?

LEOLUCA  ORLANDO  CASCIO, CHIARISCA, CHIARISCA!!!

Il Signor Leoluca Orlando Cascio non gode della mia stima, non ne può godere perchè non si può stimare chi ha concorso , con parole , opere ed omissioni, tutte pubbliche, a fare uccidere due persone del calibro del Giudice Giovanni Falcone e del Maresciallo dei Carabinieri Lombardo, nè si può stimare chi fa di professione "l'antimafioso quando gli conviene". A costui che ha la faccia tosta di richiedere " la verità sui rapporti tra politica e mafia " , aggiungendo che " l'Italia non dimentica", a questo politico fallito che utilizza il giustizialismo da miserabile come alibi per nascondere la propria indegnità a parlare, chiedo io, ed a gran voce, che sia lui a chiarirci:
1. perchè calunniò in televisione, complice Santoro, il maresciallo  Antonio Lombardo, che per questo si uccise, accusandolo di essere d'accordo con la mafia ( Lombardo aveva contribuito alla cattura di Totò Riina ) ? Così facendo fece un enorme favore alla mafia che si tolse di mezzo un uomo, il Maresciallo Lombardo, che la combatteva strenuamente.
2. perchè si è sempre riifiutato su questo argomento di avere un dibattito con il carabiniere Carmelo Canale , fidatissimo uomo del Giudice Paolo Borsellino ?
3. come ha fatto a fare incetta di preferenze  alle primarie dell'Unione del 2006, proprio in quel triste quartire denominato Zen di Palermo, dove senza il consenso del boss mafioso Salvatore Lo Piccolo non era possibile neanche prendere un caffe'?
4. perchè, complice sempre Santoro, calunniò anche Giovanni Falcone, che poco dopo fu ucciso dalla mafia?
Signor Orlando Leoluca Cascio, manettaro esimio, siculo con faccia da picciotto, perchè? perchè? perchè? Silenzio di tomba.

A PROPOSITO DI DOMINIO MEDIATICO

Ogni tanto precisare come realmente stanno le cose, tutte le cose, dalla più piccola alla più grande, passando anche per la tanto dibattuta questione del dominio mediatico da parte di Silvio Berlusconi, fa bene al cuore, fa bene al cervello, se uno lo possiede. Dunque faccio solo un elenco:
Berlusconi Silvio : Canale5, Italia1, Rete4, Mondadori, Il Giornale, Panorama;
De Benedetti Carlo: tre radio nazionali, quattro canali televisivi, più la bellezza di diciassette, dico 17 giornali ( cito i più noti: Repubblica, L'espresso, La nuova Sardegna, Il Piccolo, Il Tirreno, La Gazzetta di Mantova, ecc.
Così, tanto per ricordare e precisare, fermo restando il diritto di ognuno di compulsare il Web per avere maggiori dettagli di quanti non ne abbia dati io, per questioni di spazio e tempo.

Roma 15 agosto 2010

Gaetano Immè

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