Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 12 agosto 2010

E' LA  FINE  DI  FINI

Credo che sia ora di chiudere questa bruttissima storia di Gianfranco Fini, ma di chiuderla sintetizzando verità e considerazioni, senza più ricamarci, nè specularci politicamente sopra. Chiuderla, però - e lo dico apertamente e subito - con una grande tristezza nel cuore, perchè non puoi gioire quando ti accorgi che una persona è finita sul lastrico, anzi in un burrone. Perchè, vedete, Gianfranco Fini altro non ci sta  raccontando  se non la solita trita e ritrita , triste storia di tanti sessantenni che si innamorano delle trentottenni sbagliate e che ne diventano succubi e vittime. Che la Elisabetta Tulliani appartenesse a questa categoria di " similbadanti" a caccia di anziani danarosi e che fosse inoltre dotata , oltre che di un ammirevole" phisique du role ", anche  di un'invadente  famigliola  (composta da papà, mamma e fratellino, tutti  senza la minima voglia di lavorare ma con tanta voglia di arricchirsi a spese degli altri ) - " similbadanti" che cedono facilmente e  volentieri alla corte del vecchietto , ma  solo di quello giusto e ricco e  solo se adeguatamente ricompensate e strapagate - ;  tutto questo,  un uomo potente come era ed è  Fini , lo poteva verificare in un solo batter di ciglia. Dunque quali erano le credenziale della Tulliani quando Fini la conobbe ( siamo nel 2000) , ancora " fidanzatina" di Luciano Gaucci e quando , nel 2006 ( un solo anno dopo che Gaucci, l'ex fidanzato, se ne era dovuto andare dall'Italia)  ci si mise insieme ?  Padre e madre  del tipo di quelli che la figlia è bella e deve mettere a frutto la sua avvenenza, il figlio è superbello e  deve fare come minimo il Direttore Generale - di qualasiasi cosa , meglio se la " cosa" è ricca, basta che non si lavori ma si guadagni -  e quindi niente lavoro, figuriamoci, figuriamoci se un Giancarlo Tulliani può perdere tempo a lavorare quando Dio gli ha donato quel passpartout verso la ricchezza che si chiama Elisabetta.  Così Elisabetta inizia precocemente la scalata del " similbadantismo" occupandosi dapprima, per il necessario tirocinio o apprendistato,  di un giovane , tale Alessandro Gaucci, ricco primogenito rampollo di tale - per purissimo caso, s'intende! - ricchissimo imprenditore Luciano Gaucci. Poi, eccola lasciare Alessandro Gaucci per il classico " coup de foudre " per il padre di costui, Luciano Gaucci:  a quel tempo , siamo nel 1998 ), lui aveva  circa 60 anni, lei circa 25 anni, lui  era il  re delle imprese di pulizie in Italia ed il noto patron di squadre di calcio ( Viterbese e Perugia).  Gaucci senior è stato il compagno della Tulliani dal 1998 fino al 2005, data in cui il Gaucci, a seguito del processo per bancarotta fraudolenta della società Perugia Calcio (nel quale era imputato insieme ai suoi due figli), essendo stato condannato a tre anni di reclusione, dovette  scappare nella Repubblica Dominicana, abbandonando dunque Elisabetta , non prima però, di averle  intestato, a lei, a Betto ed anche ai due genitori, svariate case, appartamenti, terreni, ori , gioielli , tutti beni acquistati ovviamente con i soldi rubati alla società Perugia Calcio e che ora Gaucci ( rientrato nel 2009 in Italia perchè la sua pena era stata " indultata" grazie a Prodi e Mastella ) rivuole indietro dai Tulliani, come da denuncia penale già  inoltrata alla Procura di Roma. E che dire poi del " fratello"? Chi abita a Viterbo lo conosce bene: giovanotto senza arte nè parte, solo per essere il fratello di Elisabetta ( tanto che nel Viterbese lo chiamavono " Elisabetto" o " Betto") fu  messo da Gaucci alla Vicepresidenza della squadra di calcio cittadina come prestanome, ma  spadroneggiava in città come fosse il vero e solo padrone, con un Luciano Gaucci che lo lasciava recitare e lo sopportava solo perchè era il fratello della sua giovane e graziosa compagna. E che dire dei genitori ? Oggi costoro sono , come  " prestanomi",  proprietari di quanto loro intestato da un Luciano Gaucci  " ladro " ( termine  forse troppo forte,  ma vero), di loro nulla si sa se non che hanno allegramente vissuto sfruttando le risorse dei  " dos" " vecchietti "  di  Elisabetta . Insomma Fini è un uomo distrutto, prima che un politico distrutto: appare chiaro come la Tulliani lo abbia sapientemente "usato", a beneficio suo proprio, a beneficio di  " Elisabetto", a beneficio delle società che mamma Tulliani aveva creato appositamente per la RAI. Infatti  non appena la loro Bettina si era " fidanzata" con  Fini, i Tulliani aveva creato alcune società per la produzione di fiction e così, la RAI, ovviamente costretta  da Fini, ha elargito ai Tulliani milioni di Euro per programmi scadentissimi che, prima la stessa RAI si produceva da sola. Noi vogliamo vederli questi contratti, vogliamo sapere chi ha firmato questi contratti, vogliamo sapere se sono stati firmati da Masi, oppure da Mazza - un uomo di Fini in RAI - oppure da Paglia - altro uomo Fini in RAI - così come vogliamo vedere il contratto che ha portato in RAI,  abbastanza misteriosamente , in questi ultimi tempi, quell'Angelo Mellone che non credo abbia altra dote oltre  quella di essere un intellettuale asservito a Fini.   Ora come se non bastasse tutto questo, non credo sia un mistero che la casa di Montecarlo se l'è acchiappata Elisabetto: altro che affitto! Ma  chi altro può esserci dietro le due off shore caraibiche che hanno comprato e venduto la casa se non lui ? E' mia opinione che "Elisabetto" ha indotto AN/Fini a vendere la casa ad un suo " cliente" (inesistente) ad Euro 330.000,00 ( quanto un box per auto, a Montecarlo). Ha organizzato una prima cessione della casa da AN alla Printemps Ltd per Euro 300.000,00 e poi, dopo solo due mesi, altra cessione da Printemps Ltd alla Timara Ltd per Euro 330.000,00. Dunque il solito squallido  escamotage di tanti azzeccagarbugli che, sapendo di correre il rischio di perdere la " casa rubata",    creano  in tal modo il così detto  " doppio passaggio"  per  celarsi dietro  la bandiera del fantomatico " terzo in buona fede". E questo terzo , in fede però pessima, altri non può essere che Elisabetto Tulliani, al quale Fini ha voluto praticamente regalare , per 330.000,00 Euro,  una casa che ne valeva minimo 1.500.000,00 di Euro ( comunque , sento anche   una tremenda puzza di fondi neri del Betto all'estero!) . Un uomo onesto , un uomo che oltre tutto si permetteanche il lusso e l'arroganza   di fare la morale agli altri un giorno sì e l'altro pure, che ride e sghignazza in maniera volgare di altri perchè ritenuti- da che pulpito -  "immorali",  avrebbe innanzi tutto rifiutato di avere a che fare con società off shore, con soci ignoti, avrebbe sicuramente rifiutato di ricorrere a stratagemmi che puzzano lontano un miglio di imbrogli ancora di più in virtù delle vacue ciance che Fini negli ultimi tempi era uso lanciare nell'etere a proprosito , anzi a sproposito,  di " garantismo" ; avrebbe poi  attaccato al muro, preso a calci nel sedere Elisabetto, lo avrebbe smontato pezzetto per pezzetto, lo avrebbe messo al suo posto, magari mandato a lavorare sul serio e chi se ne frega del suocero, della suocera e, perchè no?, chi se ne frega anche della compagna, succube di questo fratello! Ma non solo non l'ha fatto, non solo si è fatto fregare un appartamento che era di AN e non suo, ma ha anche abusato della sua carica  di Presidente della Camera corrompendo gli uomini in RAI per costringere la RAI  stessa a pagare, con soldi dei contribuenti italiani, milioni di euro ai Tulliani, improvvisatisi  produttori di fiction evidentemente per sfruttare l'influenza politica di Fini in RAI. E pretende pure di continuare a stare zitto o crede che aver detto quattro scempiaggini lo mettano al sicuro. Ma se anche Repubblica, oggi, è costretta a scaricarlo, per non restare coinvolta dallo sfacelo finiano! Questa si chiama anche concussione, si chiama anche " criccona" e, per un politico e per la terza carica dello Stato, questo è un reato gravissimo. Tutto questo vuol dire solo essere diventato un burattino nelle mani di una giovane donna, questa è la crudele, amara verità, e nelle mani della sua famelica famiglia. Da quando Fini si è messo con questa Signora ( dal 2006)  ha cambiato le sue idee: le ha cambiate sul testamento biologico, le ha cambiate sull'immigrazione - tradendo una Legge dello Stato che lui stesso aveva creato-  è tornato al giustizialismo fascista  , dopo essere stato un garantista liberale. Gli si legge in faccia la sua invidia, il suo sordo rancore per Berlusconi. Anche le parole che Fini urlò contro Berlusconi nella famosa conferenza di qualche tempo fa, quando col solito ditino alzato alla D'Alema Fini interruppe , con una buona dose di maleducazione, il discorso di Berlusconi gridandogli " Cosa fai, mi vuoi cacciare?" rivelano l'animo di un uomo rancoroso, di un uomo che non riuscendo  a controbattere l'altro con argomentazioni coerenti , dignitose e politiche , si gioca la carta del vittimismo, ben sapendo nel suo intimo che in nessuna maniera riuscirà mai  ad uguagliare il suo avversario e che solo facendo la vittima troverà totale appoggio da parte della sinistra. Tale e quale l'animo dei fans di Repubblica, incapaci di parlare di politica e che usano solo l'aggressione personale, l'attacco fisico, la derisione, la criminalizzazione degli avversari politici come sola  arma politica.  Basta in questi giorni compulsare il sito di Repubblica su Facebook e vedere cosa scrivono questi fans  su Cossiga ammalato senza, ovviamente, che Repubblica rifiuti tali oscenità,  basta sentire come straparla in questi giorni Bersani, uno dei Segretari politici del PD, tutti " precari"  (perchè oggi, anzi fino a ieri , la linea politica la dettava Fini, ancora prima di lui la dettava  una puttana, poi un pluriassassino mafioso, dopodomani chissà chi), che incita letteralmente gli italiani " a far fuori Berlusconi"! Non a votare per il PD badate bene , ma proprio e letteralmente  " a far fuori Berlusconi". Fini, insomma, è consapevole che Berlusconi gli  è superiore anche come uomo:  invidia a Berlusconi la sua capacità di non  farsi mettere sotto da nessuno, neanche dalle donne,  come invece ha dovuto fare lui;  invidia a Berlusconi il suo naturale carisma politico che lo schianta con preparazione, argomentazioni e progetti politici; non sopporta più l'idea che Berlusconi , con la sola sua forza della parole lo abbia  tirato fuori dal ghetto dove i suoi  amici di oggi ( sinistra e democristiani) lo avevano rinchiuso , come un mostro o una scimmia, per decenni.  La sua, però,  non è  per niente una battaglia politica, come vorrebbe farci credere, tanto che lo seguono giusto quattro gatti tutti ben ammanicati in mamma RAI ( vedi Bocchino, vedi Barbareschi che in RAI lavora e prospera, vedi quel Granata che è un mantenuto della Regione Sicilia di Cuffaro quello condannato in primo grado per associazione mafiosa), non è una malattia politica, ma è solo una miseria umana,  umanissima, anzi maschile, di senilismo maschile. Fini è  una banderuola che gira dove comanda questa Elisabetta , che è diventata la sua guida: così ha fatto con i principi del MSI, così ha fatto con AN, così ha fatto col fascismo, così ha fatto con Israele, così ha fatto col testamento biologico, così ha fatto con l'immigrazione, così ha fatto  sopra tutto con la Giustizia , ridiventando forcaiolo dopo essere stato per sedici anni - dico sedici anni -  un garantista liberale. Si fa rigirare da tutti, ma non ha alcun rispetto per chi gli ha dato e continua a dargli  da mangiare: per i suoi elettori e per il programma che aveva loro promesso. Si fa rigirare da un bellimbusto di ventitre' anni, si fa  rigirare da una suocera, si fa rigirare da un suocero, si fa ridicolizzare da una donna che, comunque la si  metta, sta usando con lui la stessa tattica di spolpamento che ha usato prima  con Luciano Gaucci, con l'aggravante  però che Fini  ci ha fatto anche due figlie. Arrenditi Fini, fai pace con te stesso, prendi atto di quello che hai fatto e di quello che sei,  vuota finalmente il sacco, trova requie, goditi pure  la tua donna , la sua famiglia , le tue figlie ed anche tuo cognato se proprio non riesci a sfancularlo come meriterebbe , in fin dei conti sono affari tuoi. Ma schioda , vattene, scompari, sparisci , non ti permettere più di farci  discorsi di morale ,  non  atteggiarti a vittima. Sei solo un disastro vivente, un politico che aveva un futuro e che a 58 anni si è perso per un pelo di fica. Ma voi, sinceramente, ma vi fareste mai  guidare da una banderuola di uomo così?

 PARE  DI  STARE  A   JURASSIC   PARK   !!!

Il Tribunale Civile di Potenza, Sezione Lavoro, in composizione monocratica, ha accolto il ricorso della FIOM-CGIL che aveva impugnato il licenziamento di tre dipendenti della FIAT di Melfi in quanto costoro avvano usato la violenza fisica per fermare la catena di lavoro dello stabilimento ed ha ordinato alla FIAT di reintegrare i tre licenziati nel loro posto del lavoro.  Il Tribunale ha inoltre, per così dire, " derubricato" il capo di imputazione dei tre, addebitando loro solo un irrilevante " comportamento antisindacale". Ne parlo perchè la sentenza è una schifezza. Spiego: i tre dipendenti avevano bloccato con la forza fisica tre carrelli che trasportavano componenti provocando il fermo della catena di montaggio. Questo, secondo questo  Tribunale, non integra la giusta causa ai fini del licenziamento dei tre. Voglio sottolineare che un Tribunale " monocratico" è una delle tante schifezze giuridiche del nostro ordinamento giudiziario medioevale , perchè un Giudice decide da solo in violazione lampante di due principi dello Stato di Diritto: 1. i Tribunali devono essere un Collegio di di tre o più Giudici; 2. non devono esistere per nessuna ragione al mondo, tribunali speciali . La decisione poi ci mette di fronte , ancora, ad una interpretazione del Diritto attraverso formule politiche e sociali, tecnica propria della Magistratura di sinistra. Provo sincero disgusto per questa interpretazione del Diritto, sia perchè largamente giustificazionista e quindi fuori dalla cruda realtà dei fatti ma anche e sopratutto perchè mi ricorda i testi dei diritto Hitleriano, di quello nazista che doveva essere interpretato, secondo la giurisprudenza hitleriana, facendo sempre riferimento allo spirito della nazione tedesca. La FIAT li aveva licenziati  per " sabotaggio agli impianti ed alla produzione ",  perchè bloccarono materialmente un carrello che riforniva gli operai che non avevano voluto scioperare. Il comportamento derubricato da questo Tribunale a  semplice " comportamento antisindacale" consisterebbe nel fatto che i tre stavano bloccando il lavoro di coloro i quali non erano d'accordo con loro. Se ne deduce che secondo il Tribunale di Potenza i lavoratori che seguono le direttive di un Sindacato hanno diritto  - ripeto DIRITTO - di impedire agli altri lavoratori di esercitare il loro sacrosanto diritto di lavorare ed il loro altrettanto sacrosanto diritto di essere pagati per il lavoro svolto. Per questo Tribunale dunque un Sindacato ha il diritto - ripeto DIRITTO - di sabotare impianti e produzione dell'azienda che detta azienda attua con lavoratori che non aderiscono allo sciopero. Ne deriva che, secondo questo Tribunale di Potenza, è un comportamento degno di tutela giuridica  quello di un Sindacato, qualunque esso sia, che usando anche  la  violenza privata al fine di sabotare i macchinari dell'impresa,  ostacola degli altri operai che non solo esercitano il loro sacrosanto diritto al lavoro ed alla sua retribuzione  ma anche il proprio sacrosanto diritto di aderire a sindacati dei quali seguono le direttive anche se opposte a quelle decise dal sindacato ricorrente. Complimenti al Magistrato di Potenza: ha creato due categorie di Sindacati, uno di serie A e gli altri di Serie B. Una vera idiozia giuridica, ma anche un assist meraviglioso per invogliare la FIAT a emigrare , e di corsa, verso la Polonia. La FIAT, per intanto - notizia dell'ultima ora - mentre ha fatto ricorso contro tale aberrante decisione del Tribunale monocratico del Lavoro di Potenza, ha sporto anche la dovuta denuncia penale contro i tre operai. Ha poco da cantar vittoria la FIOM-CGIL: ora vedremo. Vedremo come reagirà innanzi tutto la Procura di Potenza, dove la denuncia penale è stata presentata. Vedremo poi se la giustizia è uguale per tutti e vedremo ancora, nel caso esistesse un Giudice a Potenza ( che non sia Woodkook ), come si comporteranno i tre operai che si vedono accusati come responsabili di una reato penale non da poco conto che, se confermato, potrebbe ben essere una giusta causa di licenziamento, vedremo sopratutto come si comporterà la FIAT alla quale tutti questi madornali errori sia della Magistratura che del Sindacato stanno consegnando irresponsabilmente le sorti industriali dell'Italia.


Roma 12 Agosto 2010

Gaetano Immè

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