Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 24 agosto 2010

L'ELOGIO DELL'IPOCRISIA

Con la tempestività e complicità che legano fra di loro il ladruncolo (del gioco delle tre carte) al suo degno compare ( fatevi un giro a Piazza Garibaldi a Napoli, ne trovete tantissimi), anche Vito Mancuso ed Eugenio Scalfari , i due degni  cumparielli , il primo bravo a dare le carte truccate, il secondo a tenergli il bordone con il pubblico ,  hanno aperto  il loro banchettino portatile a Largo Fochetti  e, ieri l'altro il sommo teologo,  e ieri, da degno " cumpariello", il Vate, sempre su  Repubblica ( e dove sennò?) , in compagnia de Il Fatto Quotidiano,  hanno inscenato la solita " sceneggiata napoletana" degna di Mario Merola  sulla questione Mondadori. Lamentando l'ennesima legge ad aziendam, rappresentata da una sorta di " definizione agevolata delle pendenze tributarie " che, a detta loro, scandalosamente consente a Berlusconi ( cioè Mondadori) di pagare oggi 9 milioji di Euro anzichè quanto avrebbe dovutro al Fisco fino dal 1992 e cioè Lire 300 miliardi circa, ora Euro 175 milioni circa. Ovviamente si tratta di una menzogna. La Mondadori ebbe dal Fisco un accertamento, per l'anno 1989 , che stimò anche la somma che  la Mondadori, in caso avesse avuto torto, avrebbe dovuto al Fisco. La causa fiscale è ancora pendente presso la Corte di Cassazione, ultimo grado, dopo che nei primi due gradi del giudizio tributario, la Mondadori è uscita vittoriosa. Ora  il fatto che il Governo abbia pensato a varare una sorta di " condono " per i contribuenti che, dopo aver vinto i primi due gradi di giudizio, devono ancora vedere discussa la loro controversia dalla Cassazione , introducendo la possibilità di chiudere la diatriba fiscale versando allo Stato il cinque per cento, è semplicemente una legge ad aziendam, visto che la Mondadori è di Berlusconi. E si dannano, i poveretti, per dire che Berlusconi in tal modo , invece che  pagare 175 milioni di Euro,  usando il suo ruolo istituzionale,   vara una leggina  che gli consente di pagarne  solo 9 . Quindi alti lai democratici di questi  intellettualoni, quali appunto Vito Mancuso, quale Furio Colombo, quale Eugenio Scalfari, quale Massimo Giannini ed altri. Quando " ipocrisia ed ignoranza chiamano "  Mancuso , Scalfari  & Partners corrono", ormai lo sanno tutti. Spiace, per il primo,  che un teologo come lui  voglia spacciarsi per Commercialista e che  svanveri a fiato libero su cose che non conosce.  Sul secondo, discorsetto a parte, al termine. Sul teologo devo dire che il Diritto Tributario non è un testo di Teologia. Ma letta la lettera del Mancuso a Repubblica , che ricopia un articolo precedente, sempre su Repubblica ( e dove, sennò?) di quel " grande" che è il vicedirettore Massimo Giannini - al quale ho avuto l'onore di replicare  già su questo blog ,immediatamente, giorni orsono - devo dire che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e sopratutto non c'è peggiore ignorante del saccentone che parla senza sapere di che sta parlando. Per costui, forse per la sua ancor giovane età, che esista un Diritto Tributario, che esista un D.P.R. apposito , che, fin dal  lontano 1974 , regola la materia degli " accertamenti fiscali", è cosa del tutto ignota.  Se invece ne avesse anche una minima conoscenza,  saprebbe che un accertamento fiscale non è un debito, ma una semplice " pretesa del Fisco"  di applicare talune disposizioni tributarie tecniche in maniera difforme da come il  contribuente   le ha volute applicare.  Questo perchè, malauguratamente, queste disposizioni fiscali, non sono mai state e non sono del tutto pacifiche  nella loro applicazione. Proprio per questo , all'epoca di quella famosa riforma tributaria , quella che introdusse in Italia l'IVA ( era l'anno  1973), fu anche introdotto il D.P.R. apposito che regolava , appunto, tutte le controversie fiscali fra contribuente e Stato.  Lo stesso D.P.R. prevedeva poi che  tutte le  cause fiscali avessero una loro giurisdizione speciale e creò l'istituto delle Commissioni Tributarie, dividendole in tre: la prima,  di primo grado, poteva e doveva esprimersi nel merito  tributario, la seconda, quella appunto di secondo grado, qualora adita da uno dei due contendenti soccombenti in primo grado, doveva esprimersi non più sul " merito" , ma solo sul " diritto " ed infine la terza, che fu chiamata Centrale, che era l'ultimo grado di giudizio, quello definitivo, quello che era solo di legittimità. Ovvio che furono anche previste norme cautelari per garantire allo Stato l'incasso delle somme accertate  in presenza di ricorsi pretstuosi. Man mano, dunque, che la causa veniva decisa presso i vari  gradi, veniva anche riscossa , con procedura esattoriale, una parte della somma richiesta: insomma, il contribuente era poi  costretto a pagare , prima una parte ( dopo la decisione a lui sfavorevole della Commissione di Primo Grado) ,  poi un'altra parte ( dopo la decisione a lui sempre sfavorevole della Commissione di secondo grado ) ed infine a pagare la differenza finale, dopo la decisione della Commissione Centrale. Sempre che - e questo Vito Mancuso non lo sa o finge di ignorarlo - il contribuente fosse risultato soccombente nelle cause tributarie. Qualora invece il contribuente fosse risultato vincitore,  nessun pagamento doveva essere ovviamente  eseguito. Ebbene , poichè dal 1973 in poi vi fu una vera esplosione  di accertamenti fiscali che furono opposti  secondo la descritta Legge, gli arretrati delle singole Commissioni tributarie erano diventati pazzeschi. Occore spiegare poi a Vito Mancuso che se un contribuente fosse risultato vincitore sia in primo che in secondo grado, voleva significare che sia nel " merito" delle disposizioni fiscali applicate che nel " diritto" delle stesse, il contribuente aveva ragione.  Era rarissimo il caso che un contribuente, che avesse avuto due volte ragione, si ritrovasse poi perdente in Commissione Centrale.  Ma intanto dal 1974 al 1996, anno di entrata in vigore di una  riforma ( che ha sostituito la Commissione Centrale con la Cassazione), si erano accumulate milioni di pratiche , cioè milioni di accertamenti che i  contribuenti avevano impugnato presso le Commissioni Tributarie. Insomma un arretrato pazzesco. Per questo, ancora oggi , nel 2010, si devono discutere accertamenti di venticinque anni orsono ( l'anno cui si riferisce questa pendenza della Mondadori mi pare sia l'anno  1989 ), non per altre ragioni, come insinua Mancuso.  Mi piace poi rammentare che, da quel che risulta a me ,  Berlusconi divenne proprietario della Mondadori verso la fine dell'anno 1990. Credo sia facile fare a questo punto due più due.  Quanto poi alla cifra della pretesa tributaria contro la Mondadori , spero che Mancuso abbia capito di aver detto una emerita boiata , perchè l'accertamento fiscale non è un titolo esecutivo,  non rappresenta un " debito certo, liquido ed esigibile", ma è solamente una  " pretesa del fisco ", una " richiesta del fisco". Se così  non fosse,  vorrei che qualcuno dei soloni mi spiegasse allora perchè lo Stato - e via, parliamo di Mondadori che tanto  " rode l'intimo" ,  alla Totò della " Banda degli Onesti", di tanti sinceri democratici  - non ha fatto emettere dalla Magistratura un bel Decreto Ingiuntivo a carico della  Mondadori? Perchè? Tutti fessi, meno che Mancuso ,  Repubblica , Scalfari, Giannini Massimo e Colombo Furio , ILFATTOQUOTIDIANO & Partners?  Chiudo informando che se la Mondadori è riuscita a vincere i primi due rounds tributari, ottenendo la vittoria " nel merito" dell'accertamento, poi anche nel " diritto", qualcosa vorrà pure voler dire.  Certo Mancuso obietterà che allora il contribuente che si trovi in tali fortunate situazioni non va a regalare un cinque per cento inutilmente ( nel nostro caso la bellezza di quasi nove milioni di Euro)  e se lo fa è perchè ha la coscienza sporca. La risposta è semplice e cruda. Non mi fido di " questa" Magistratura. Se me lo potessi permettere, preferirei  regalare allo Stato non 9 milioni di Euro ma anche di più , piuttosto che avere a che fare ( specie la Mondadori, con il nome che porta! ci siamo capiti illustre teologo?) con questa Magistratura. Mi permetta, Vito Mancuso, di dirle francamente che ha fatto una figura semplicemente penosa . Passando al maldestro cumpariello  di Vito Mancuso, al Vate Scalfari, ho letto  la sua " lectio magistralis" inferta oggi a Mancuso, finta lezione ma utile per poter definire la Mondadori una società di disonesti e santificarasi.  A costui che impartisce lezioni di alta moralità a tutti, vorrei  semplicemente sconsigliare di piantarla di fare la verginella ingenua  e timorata di Dio circondata  da  puttanone immorali. Tanto per la precisione ricordo che è  dal lontano 1976  che Eugenio Scalfari  fa parte del gruppo  Editoriale L'Espresso ( di cui fanno parte i suoi amici , soci e sodali politico-affaristici Carlo De Benedetti, Carlo Caracciolo e  quel tale Flavio Carboni con il quale la suddetta " cricca" ha fatto affari su affari in tutta Italia e specialmente in Sardegna per quasi quaranta anni, non so se mi spiego, vero? )  e che appunto in quell'anno, grazie ad un accordo, guarda caso, proprio con la  Mondadori, venne  creato il giornale La Repubblica, di cui il Vate è sempre stato Direttore ed anche Editore. Chissà se Scalfari ricorda i begli anni  ottanta - novanta quando Ministro delle Finanze era spessissimo quel tale Bruno Visentini che era anche, contemporaneamente ,
Consigliere d'Amministrazione della Olivetti di Carlo De Benedetti , amico e socio " di cricca"  di Scalfari? Propio quel grazioso Ministro, che viaggiava con il " condono tombale" incorporato , ha graziosamente e disinteressatamente ( volete forse dubitarne?)  regalato  al suo padrone ed agli amici
 " della cricca"  non solo " condoni fiscali tombali" ( un nome, un programma!), ma anche " condoni tombali di reati penali tributari commessi", condoni che hanno salvato "anche" sia  l'Olivetti che Repubblica  , consentendo al " Duo di Ivrea  "( come allora venivano chiamati De Benedetti e Visentini)  di far scivolare sotto silenzio una serie infinita di misfatti nazionali ed internazionali di De Benedetti ( elenco lungo che posso riassumere: truffa dell'Olivetti ai danni delle Poste Italiane, concorso di De Benedetti nella bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano, e mi fermo per questione di spazio) senza che nessun sincero democratico, come Scalfari,  come Mancuso, come Furio Colombo ( costui magari a quei tempi era occupato, in tenuta rigorosamente regimental  a dar man forte ad Agnelli Gianni, in qualche Banca off shore caraibica ), come Paolo Flores D'Arcais,   si sentisse " rodere l'intimo" per la " legalità prima di tutto" o per " il conflitto di interessi "?


Per vedere bene chi sono invece questi ipocriti che oggi gemono dal disgusto di essere pubblicati da Mondadori che - ohhhh!!! - approfitta di una legge per eliminare una causa tributaria, basta pensare una cosa semplicissima. Berlusconi è divenuto proprietario della Mondadori nel 1990. Secondo i vari Giannini, Scalfari, Mancuo, Colombo, Flores D'Arcais,  ecc. costui divenne proprietario della Mondadori corrompendo giudici a più non posso - sapete la storia - . Dunque perchè a nessuno di costoro " rodeva l'intimo" per simile scempio di legalità fin dal 1990 e di corsa si sono genuflessi all'Editore Mondadori per pubblicare, pagati profumatamente, i loro libri? Strano che " l'intimo non rodeva loro" per la " legalità senza se e senza ma " fin da quando Berlusconi compì questa
" appropriazione indebita", molto strano. Per venti anni si sono pasciuti del denaro sporco  della Mondadori e solo adesso, solo oggi, dopo venti anni, dopo fortune accumulate coi soldi del corruttore,  solo ora , cresciuti e pasciuti, ai sinceri democratici " rode l'intimo"?

La rappresentazione della farsa è ultimata. Sul palco, di carta stampata ( Il Fatto, Repubblica, La Stampa, Il Corriere della Sera, ecc) , rimangono i burattini che hanno rappresentato la sceneggiata per un pubblico di poveri creduloni, ingannati in modo osceno, da questi ignobili scribi. Tutti ad inchinarsi al pubblico che paga, a raccogliere gli applausi di entusiasti  creduloni che scandiscono con una " ola" brasiliana l'apparizione dei burattini-attori: Luciano Violante, Piero Citati, Vito Mancuo, D'Alema Massimo, Rossana Rossanda, Federico Rampini, Giannini Massimo, Paolo Flores D'Arcais, Alberto Asor Rosa, Gianni Vattimo, Andrea Camilleri, Roberto Saviano, Eugenio Scalfari, ecc..


MA PERCHE' PARLARE DI ALTRO GOVERNO SE......

Se non vado errato, e non ci vado, Napolitano, nel non lontano 2008, quando cadde il Governo Prodi a causa dell'uscita dalla maggioranza dell'Udeur di Mastella, non optò per alcun governissimo, nè tecnico nè estivo nè balneare. Si andò dritti dritti alle elezioni politiche. Ora ci troviamo in una situzione opposta e speculare a quella, essendo venuto meno , o potendo venir meno ,il sostegno di FLI all'attuale maggioranza. Perchè Napolitano dovrebbe comportarsi in modo incoerente  proprio oggi?


LA STORIA DI TRE  SCIMMIETTE AMMAESTRATE

I tre operai di Melfi, licenziati dalla FIAT e poi reintegrati dalla prima decisione della Magistratura ( ci sono ancora altri due gradi di giudizio) mi fanno tenerezza. Solidarizzo con loro ma vorrei avere l'occasione per dire loro, vis a vis, " ma perchè state facendo la figura meschina di burattini  nelle mani della FIOM " ? Ma lo sanno questi  signori che stanno rischiando grosso grosso, perchè la FIAT ha presentato una denuncia penale contro di loro? Ma lo sanno costoro che davanti al giudice penale ci vanno loro, mica la FIOM? E Napolitano, lo sa che suo compito è non tifare per alcuna parte? Lo sa Napolitano che doveva stare zitto e mosca sull'argomento perchè ci sono ancora due gradi di giudizio da superare? Non pensa il Signor Presidente della Repubblica che così scrivendo e parlando - sempre troppo, disgraziatamente - ha già terrorizzato il Giudice monocratico che dovrà decidere il secondo grado? Lo sa Napolitano e lo sanno i sinceri democratici  che intimidire un Giudice, quello del secondo grado appunto,  è un reato penale? Lo sa Napolitano che l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori  , pur affermando che i lavoratori  provvisoriamente reintegrati nella loro retribuzione e nella loro qualifica , non dice che gli stessi devono " anche" essere rimessi a svolgere lo stesso lavoro che essi facevano prima del licenziamento? Lo sa Napolitano, dunque, che questa decisione ìdeve essere lasciata alla Magistratura ? Perchè non è stato zitto come doveva? Napolitano pensa , crede e sostiene che questi tre operai non solo devono essere riassunti ( ancorchè in via provvisoria, avendo la FIAT presentato sia una opposizione alla decisione di primo grado sia una denuncia penale per violenza privata in fabbrica) ma anche che siano immediatamente rimessi a svolgere l'identico lavoro che svolgevano prima del licenziamento. Napolitano dimentica che i tre sono stati licenziati perchè, durante uno sciopero indetto della FIOM, volevano impedire agli altri operai , che non volevano aderire allo sciopero, di lavorare. Pare incredibile che un Presidente della Repubblica non capisca che sono da tutelare prima di tutto le vittime della violenza dei tre, che poi significa tutelare il concetto di libertà personale . Che senso ha invocare, come fa Napolitano, che  vengano primariamente  tutelati questi tre operai , così che  essi possano anche riprendere , come hanno fatto già, ad esercitare nuove violenze e prepotenze  nei confronti degli altri operai che dissentissero dal loro credo sindacale? Perchè Napolitano si intromette dove non deve, perchè Napolitano non si preoccupa dei propri affari e  millanta  il potere di indicare ad un libero imprenditore, la FIAT,  cosa deve fare? Ma chi è Napolitano, un semplice e transitorio ( fortunatamente ) Capo dello Stato o il burattinaio del Paese? La risposta, la spiegazione è amara. Mentre l'America obamiana ringrazia e s'inchina alla FIAT  , in Italia tutti le danno addosso, anche Napolitano. Gli americani infatti ragionano avendo bene in mente solo le regole della competizione sul mercato globale, gli italiani , almeno uno buona parte, Napolitano compreso, hanno invece in testa l'acqua lurida e putrefatta della " lotta di classe", della contrapposizione fra " operai" e " padrone". Come due secoli fa. " Le sentenze si rispettino" scrive ai tre Napolitano, con svenevole codazzo di pretazzo e vescovazzo  di complemento. Non può nè deve essere un giudice, nè un politico, nè un monsignore, nè una carica istituzionale a dire quello che un'azienda deve fare  dentro la sua fabbrica. Con questa impostazione ottocentesca, sovietica, dittatoriale, addio fabbriche in Italia. Tutti in Polonia, tutti in Serbia, tutti dove c'è libertà, mano che in Italia, dove ,appunto, esiste solo una libertà limitata. Cosa vuole la FIOM? Tornare alla FIAT che obbediva al Sindacato, che assumeva i loro cocchetti, tanto poi pensavamo noi contribuenti a pagare i conti in rosso della FIAT?   Non si tratta di stare con il padrone e non con gli operai, si tratta di schiffarsi bene in testa che l'ottocento ed il novecento sono finiti, che siamo in un merctao globalizzato,  che dobbiamo creare in Italia le condizioni perchè le fabbriche aprano al lavoro e non che chiudano. La certezza del diritto è una delle principali condizioni da creare in Italia affinchè si attui la ripresa. Chi  dice, prima che un processo sia concluso, che " le sentenze si devono rispettare" dice o una cretina ovvietà - e se la poteva e doveva risparmiare - o, peggio, s'ingerisce dove non gli compete. Il guaio e che Napolitano passa - speriamo presto - ma l'Italia resta ed i suoi danni li pagheremo noi.


LA SCENEGGIATA POLITICA E LE POSSIBILI ELEZIONI

Ritengo che il teatrino della politica, quella sottospecie di politica che è fatta di supposizioni, di chiacchiere, di intrighi, di manovre di palazzo, con andirivieni da corridoi, abbia oggi un significato indiscutibile. Se Napolitano, con un minimo di coerenza rispetto alle sue stesse decisioni prese nel 2008 con Prodi, dovesse sciogliere le Camere, al voto risulterebbe un solo grande , unico vincitore: la Lega. Perchè il PdL perderebbe molto, avendo comunque dimostrato di non avere la capacità per mantenere le promesse elettorali fatte, perchè ha perso due anni di tempo con leggine idiote, inutili per tentare di mettere una pezza laddove invece ( parlo della Giustizia) doveva imporre una vera e sana riforma complessiva , perchè si è fatto praticamente irretire non solo da ragazzette o da mignottone, ma anche da compagni di viaggio. Quando si da retta ed ascolto e si risponde ad uno come Bocchino che credendosi un " politico " e non un semplice maneggione portaborse, propone formule politiche degne di istituto psichiatrico di urgenza, vuol dire che non si ha il carisma per mantenere quanto promesso. A Napoli - purtroppo non ad Arcore - si dice " chi si mette coi bambini, resta bagnato!". Verità sacrosanta. Solo che oggi, se si andasse a votare, non so dire quanto il PDL perderebbe. UDC non avrebbe scampo: nessun possibile passaggio al centrodestra dove la Lega non lo sopporta ( a ragion veduta, vita la precedente esperienza di Casini e Follini ) nè a sinistra, dove una sua collocazione con chi vuole l'aborto, chi vuole il matrimonio gay, gli affidamenti ai gay, l'eutanasia, il biotestamento, ecc farebbe praticamente scappare dal partito i cattolici osservanti, cioè tutti i votanti dell'UDC. Il PD da patetico sta diventando ridicolo: non solo sono quindici  anni che ha abdicato alla sua missione politica, rinchiudendosi nel recinto delle belve inferocite di antiberlusconismo viscerale,  senza un programma bipolare e politico degno del ruolo che dovrebbe avere, ma ora sta addirittura pensando di ripresentare gente come Veltroni, forse anche Prodi. Chi resta ? L'IDV? Nessuno la ritiene una forza di governo. Dunque non resta che una straordinaria vittoria della Lega, anche al Sud. Ecco il risultato della cecità dell'antiberlusconismo e del finismo: stanno consegnando l'Italia alla Lega. Bravissimi. Un vero capolavoro. Complimenti vivissimi. Spiegato perchè non si andrà a votare.

Roma GIOVEDì 26 agosto 2010

Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento