Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 1 agosto 2010

Saviano

Francamente sono rimasto stupito dalle parole di Roberto Saviano, che praticamente  ha accusato la Lega Nord di aver agevolato l'infiltrazione della malavita organizzata al Nord. Una baggianata , a voler essere cortesi e comprensivi con questo signore. A proposito di Saviano, per inciso, ancora non si riesce a sapere niente di come è andata la causa che Di Meo , un giornalista napoletano,   gli ha intentato per plagio ( parliamo di Gomorra, per capirci) e che doveva avere la sua prima udienza il 7 luglio dello scorso anno. Chissà com'è, ma sui vari siti del Saviano non ve ne è traccia. Torno alla questione. Mi pare una sciocchezza enorme, indegna di un pensatore come egli si autodipinge . Il fatto, penso, è che ogni cosa che dice il Roberto è una sorta di bomba per tutte le terrazze italiane e per tutti i sinceri democratici. I quali, letta l'ultima corbelleria del nostro, mormorano, fra un flut di frizzantino gelato di Franciacorta ed un Campari con arachidi ,  in coro, stupefatti e basiti..." ma hai sentito  cos'ha scritto il Roberto?" E giù ad incensare, giù a santificare, giù a evangelizzare . Non voglio pensare che l'uscita di Saviano altro non sia che una consapevole fregnaccia utile , però, a fare pubblicità al suo nome visto che il secondo libro di Saviano non ha ancora avuto quel successo che egli s'apettava. Così, contando  sul seguito mediatico di cui gode presso i sinceri democratici, lui spara baggianate inconsulte sperando di farsi un poco di pubblicità. Desta stupore il fatto che un tale conoscitore di cose mafiose, camorristiche e malavitose in genere ignori, o faccia finta di ignorare, che la malavita è nata al Sud, ha prosperato al Sud, dove da cinquanta anni governa la sinistra o il cattocomunismo: cosa ha fatto la sinistra, ci sarebbe da chiedergli -  se ne valesse poi la pena - per combattere la malavita ? Nulla, caro Saviano, se non parole e routine. E voti di scambio in quantità industriale . Anzi, è bene che anche lui lo sappia, visto che ignora la storia italiana - è da scusare, perchè, parafrasando qualche comico " è un regazzo!" - è stato proprio lo Stato cattocomunista ( quello per intenderci che ha retto l'Italia per sessanta anni e che si basava sulla DC - oggi confluita per quel che resta nel PD - con l'avallo del PCI ) per il quale il Saviano fa il tifo a emettere quella famosa Legge per la quale i boss malavitosi venivano mandati " al confino" al Nord. Inoltre, a proposito di " ma lei dov'era quando...." posso chiedere al Signor Saviano dove stava lui quando il PCI imponeva alla FIAT di assumere tutti i meridionali che si trapiantavano al Nord importandovi anche la malavita della propria Regione?  Forse non era neanche nato. Allora, Signor Saviano, prima di sparare belinate, si informi, studi, si aggiorni, parli con qualcuno diverso da Mauro e da Scalfari e da D'Avanzo, ascolti chi ne sa più di lei. Intanto la malavita, grazie alla sinistra, è diventata una multinazionale presente in tutto il mondo, all over the word, con una forza impressionante. La malavita  ha dominato il mondo e Saviano se ne accorge oggi e squittisce come una pantegana contro la Lega, nata dieci, quindi anni fa. Siamo all'apoteosi del bue che dà del cornuto all'asino. In realtà Saviano troppo spesso straparla, vaneggia, ha poche idee e quelle poche sono ben confuse, sarà stanco o sarà ormai troppo ricco per avere ancora voglia di studiare. Insomma il successo ( ma poi, lo ripeto, sarà vera gloria? e se lo è, perchè della causa di plagio nessuno sa niente?) gli ha dato al cervello. Ricordate la famosa frase che Alberto Sordi sbatteva in faccia a quel garrulo, fastidioso e vanesio amico? " Ma ce l'hai una casa? Ma vattene a casa! Ma statte zitto! E statte zitto!"


 FINI..ADE

Bentornato al Camerata Fini ed ai suoi fidi giannizzeri, bentornati a casa, bentornati fascisti  missini duri e puri. Buon sangue non mente e dopo venti anni di inutili tentativi di emancipazione democratica, che la maggioranza liberal-democratica  ha offerto loro, ecco Fini d i suoi quattro giannizzeri tornare ad essere quel che sono sempre  stati: fascisti veri e propri, sia detto senza alcun razzismo ma con la massima sincerità. Insomma ma avete pensato bene a che figura di merda ha fatto Gianfranco Fini, cacciato, dico " cacciato "e con quale ignominia,  a calci nel sedere , dal PdL? Una volta per una degradazione sul campo i gentiluomini - razza rara ormai, specie nel panorama politico-giornalistico italiano - si suicidavano per l'onta. Qualcuno si è suicidato perchè svergognato in pubblico, anche se innocente. Ricordo il Maresciallo Lombardo, ucciso da quei gaglioffi di Santoro e Leoluca Orlando Cascio che lo accusarono in televisione,  a Samarcanda ( e doce, sennò?), delle peggiori nefandezze che Lombardo non aveva  mai commesso, senza concedergli - come democraticamente sono abituati questi due gaglioffi ed i loro bravi plaudenti - alcun diritto di replica. Miserabili mozzorecchi. Ricordo, ancora,  il suicidio, teleguidato da Di Pietro, Borrelli , Davigo e Colombo ( oggi tutti parlamentari " de sinistra", e dove sennò?) e dalla stampa loro asservita ,  di Raul Gardini. Esemplare la  replica di Fini : resto incollato sulla poltrona di Presidente della Camera ( io non ne dubitavo, ma è servito chi riteneva che Fini avesse una sua coerenza morale ), Berlusconi illiberale, continuerò la battaglia per la legalità. Quanto alla prima delle repliche voglio ricordare come troppo spesso Fini dica bugie o cambi idea o faccia piroette a trecentosessanta gradi. Il 13 febbraio 1995 Fini censurò la Pivetti ( allora Presidente della Camera dei Deputati ) . Costei partecipando ad un congresso del suo partito, la Lega Nord, esordì affermando " ...ora non parlo come Presidente della Camera..." facendo seguire poi critiche severissime all'On. Silvio Berlusconi che insisteva per andare subito al voto. Disse e scrisse Fini in quel frangente , riferendosi alla Pivetti "...se non  corregge quanto ha detto, credo abbia l'obbligo di  doversi dimettere da Presidente della Camera in quanto..." cose così incredibili e gravi, torna ad essere il Presidente della Camera in un clima non più in sintonia con quello che aveva portato alla sua nomina." Voglio poi rammentare all'On Fini, al moralista integgerrimo a chiacchiere, come altri galatuomini si dimisero per molto , molto meno. Ricordo per esempio  che il 7 Luglio del 1969  Pertini, dico Sandro Pertini,  un sicuro galantuomo ma non certo una eminenza grigia della politica, si dimise da Presidente della Camera perchè il partito che lo aveva eletto, il PSU, era fallito.  Ancora: Saragat , Presidente della Costituente, si dimise dopo la lite con Nenni. Capite che razza di giganti morali davanti ad un ometto che, pur  cacciato a calci in culo dal suo  stesso partito, resta attaccato alla poltrona che quel partito gli aveva dato. Resta l'affermazione che " Berlusconi è illiberale" che appartiene a quelle affermazioni apodittiche , vuote , di impatto ma senza alcuna sostanza politica : si dice una cosa senza averne contezza e prove. E' la tattica da baretto di periferia quando si discute ( discute?) di calcio. Era rigore, punto e basta. Non si discute, quel fallo era solo da calcio di rigore. Un dogma, senza santità. Così, mutatis mutandis ma sic stantibus rebus, Berlusconi è illiberale. Una persona che lotta per la libertà di mercato, che lotta per la libertà della persona, che lotta per fare rispettare il diritto alla riservatezza personale che  in Italia è vilipeso da quattro scribacchini mantenuti da un padrone, per Fini " è illiberale". Come dire: con quella bocca può dire ciò che vuole. Ma questa sua resta una apodittica e vuota enunciazione di rabbia, senza alcun valore e contenuto politico. E veniamo poi alla terza obiezione: continuerò la battaglia per la legalità. Sull'argomento, l'ultima piroetta di Fini sta richiusa nella sua affermazione " gli indagati devono dimettersi", facendo immediatamente ed apertamente lega con l'IDV ed anche, per convenienza, con un imbarazzante e silenzioso PD. Addio dunque alla Costituzione italiana, che prevede al contrario il principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, addio dunque allo Stato di Diritto basato su detto principio. Ovviamente la negazione di questi principi democratici non possono che provenire da chi dalla violenza è nato, di bastone e carota è vissuto, di gulag è campato, di carcerazione preventiva  di innocenti si nè nutrito. Fini si riferiva ovviamente alla sua ultima piroetta sulla Giustizia: da garantista liberale a manettaro assatanato, affermando - in coro con il Di Pietro e con un interessato, ingordo ma ovviamente vilmente silente PD -  la frase da mozzorecchi " gli indagati si devono dimettere". Dunque per Fini, come per Di Pietro, la Costituzione italiana vale zero, essere semplicemente indagato equivale ad essere condannato in sede definitiva alla faccia non solo della Costituzione, ma anche alla faccia dello Stato di Diritto. E, soprattutto addio alla democrazia popolare, perchè basterà che un qualsiasi P.M. imbastisca accuse ancorché infondate contro la politica ( ricorda nulla De Magistris versus Prodi?) perché il Paese si trovi senza il governo eletto democraticamente. Questa simbiosi naturale con Di Pietro riporta Fini ed i suoi al tempo di Tangentopoli, al manettarismo isterico, al superomismo che " tanti lutti addusse agli Achei..." ed agli italiani. Una replica, quella di Fini alla sua espulsione dal PdL, piena di rancore e di rabbia, ma vuota di qualsivoglia progetto politico e zeppa di quel carattere rancoroso e vendicativo che ha costituito il nocciolo dell'uomo  Fini e del Fini  politico degli ultimi anni e sul quale tornerò. Per chi conosce la storia d'Italia e dei movimenti politici è facile sorridere davanti a questa espulsione: la destra italiana ha una storia zeppa di scissioni, di ripensamenti, si ritorni, di fughe, di giravolte. Voglio ricordare solo l'ultima la scissione, quella  del 1976 quando  nove senatori su quindici e  ventuno deputati su trentacinque abbandonarono Almirante per dar vita a Democrazia nazionale, la quale si affiancò alla DC del tempo entrando così in quell'arco costituzionale che era il ghetto dove la politica consociativistica fra DC e PCI aveva relegato il vecchio MSI. Democrazia nazionale alle elezioni politiche del 1979 evaporò e raccolse un misero 0,7%, cioè il nulla. Ricordo poi i così detti " Rautiani" che lasciarono la destra classica nel 1995 a seguito del Congresso di Fiuggi per fondare la Fiamma Tricolore, la quale poi a sua volta esplose e deflagrò con una diaspora che originò micro correnti. Nel 2007 fu la volta di Storace il quale, ribellandosi al ducismo di Fini - che negava la convocazione di un congresso democratico che decidesse la linea del partito -  fondo la Destra accusando apertamente Fini di non tenere in nessun conto le minoranze interne. L'ultima scissione, che ha portato la nascita del movimento Futuro e Libertà di Fini e dei suoi segugi, è quella attuale. Cacciati dal PdL, il gruppetto dei " gruppettari" finiani, supportati da qualche intellettuale cresciuto con troppo champagne in corpo e poche idee in testa, hanno elencato una serie di dichiarazioni che non contengono niente della destra. C'è invece molto di sinistra e moltissimo di bieco giustizialismo: innanzi tutto la solita brodaglia dell'antiberlusconismo da bar dello sport che lascia il tempo che trova non essendo un programma politico per il Paese ma solo la caccia con ogni mezzo contro un uomo solo, pratica più venatoria che politica, più da squadrismo fascista che da politica democratica. C'è , in Fini sopratutto, troppa invidia e troppo rancore verso troppe persone per essere sopportate: verso Tremonti ( ricordate ?), verso chi lo criticava anche in AN, insomma un carattere squilibrato, un uomo che soffre la personalità degli altri, come una persona che ha bisogno di circondarsi di mediocri per poter apparire " il migliore". Alcune volte, chi soffre di questa sindrome - che è una forma di schizofrenia - finisce fatalmente per circondarsi solamente di gnomi o di traffichini, la storia lo ha insegnato. Inoltre, non dimenticando che lo stesso Fini si era ripetutamente dichiarato per la riforma della giustizia come richiesto dal PdL e che oggi, con sommo sprezzo del ridicolo, richiede non solo che la Giustizia non sia riformata ma che venga applicato il più papalino giustizialismo fascista, resta un fondato sospetto . Che questa ennesima giravolta di Fini altro non sia che un tentativo di accreditarsi come " amico" alla casta giudiziaria, attendendosi come contropartita di essere fatto salvo in caso venisse investito - come lo sarà tra breve - da una questione morale grossa come ....una casa. Il partito di Repubblica e del Corriere della Sera esultano, si lanciano con titoli tipo " Finito il PdL"!. Sperano che Fini riesca a fare quello da quasi venti anni loro due ed il PD non sono riusciti a fare: far cadere Berlusconi. Resta poi una domanda - senza risposta, ovviamente - da rivolgere al PD: ditemi un po', ma ammesso che  il Governo Berlusconi cada, che Napolitano esegua i vostri comandamenti e voglia trovare una maggioranza parlamentare diversa da quella che ha vinto le elezioni, ma voi, con quale faccia direte  ai vostri elettori che vi mettete con un manipolo di fascisti?


PER NON DIMENTICARE, MAI

Kaing Guek Eav, alias  il " compagno Duch ", è stato il Direttore del " Centro di detenzione S- 21 "  in Cambogia, dove fra il 1975 ed il 1979 vennero arrestate, rinchiuse, torturate ed uccise, la bellezza di 15 mila persone. Costui era un geranrca dei famigerati " Khmer rossi" che, sotto la guida del sanguinario  dittatore comunista cambogiano Pol Pot ( poi morto nel 1998 ) , ha contribuito a provocare  la morte di quasi due milioni di persone. Perchè contrari al regime comunista cambogiano. Trentacinque anni di galera, compresa quella preventiva, per aver ucciso 15 mila persone, è una condanna mite, anzi direi anche  ignobile, addirittura  offensiva per la civiltà stessa del mondo, ma è pur sempre una condanna. Anche se la condanna avviene dopo quaranta anni dai misfatti, dai genocidi di questi eredi di Stalin, è pur sempre una pietra sopra un pezzo di storia.  Il Compagno Duch deve passare in galera ancora quasi venti anni, ci sono speranze che in galera faccia, naturalmente e serenamente , la fine che lui ha provocato, con violenza, sulle sue quindicimila vittime.  Non dobbiamo dimeticare nè lui, ne tanto meno Pol Pot, nè, di sicuro, i loro amici italiani. Non possiamo e non dobbiamo dimenticare chi applaudiva le esecusioni di massa, il genocidio, i massacri nazisti di Pol Pot. Proviamo a ricordare chi erano costoro e cosa fanno oggi. Torniamo all'aprile del 1975, torniamo a Piazza Maggiore, a Bologna, capitale del potere rosso in Italia: il PCI tiene una mega manifestazione  per celebrare la " magnifica vittoria " dei compagni in Indocina. In quei giorni non solo cadde Saigon ma, qualche giorno prima, anche Phnomn Phen, capitale cambogiana, viene invasa da misteriosi guerriglieri , piccoli e vestiti di nero, guidati dal " compagno Pol Pot". Il PCI non si limita a celebrare la vittoria dei " compagni" ma reclama e rivendica " un legame politico certo ed indissolubile  " con i guerriglieri col pigiama nero. L'11 aprile 1975 quando stava per iniziare la dittatura del terrore  dei Khmer rossi, il Comitato Centrale del PCI  aveva già votato una risoluzione a favore  dell' " eoica resistenza del popolo cambogiano e vietnamita".  Di quell'organismo comunista italiano  che esprime " piena e convinta solidarietà"  con quel delinquente genocida di Pol Pot,  facevano parte: Enrico Berlinguer, Antonio Bassolino, Massimo D'Alema, Giorgio Napolitano ed Armando Cossutta.  Una delle pagine più meschine e ignobili della storia del PCI e dei suoi uomini. Mentre L'Unità dell'epoca racconta le solite fregnacce  di un " paradiso" comunista, arriva come una bomba , annunciata da parte della stampa non allineata del tempo,  un film di Roland Joffè, " Urla del silenzio", che testimonia la macelleria cambogiana. Signori e signore " de sinistra ", abituati a parlare solo fra di voi, come vere e proprie " congreghe", questa E' STORIA . Ma qualcuno di voi ha sentito, per caso, una parola, dico una sola parola di scusa, di pentimento,  da parte di chi - i nomi  sono quelli che ho fatto - ha condiviso e caldeggiato le nefandezze di Pol Pot e dei suoi compagni? Avete voi nota o menzione di un pentimento, di una revisione,  di una autocritica da parte dei Signori Berlinguer Enrico, Bassolino Antonio, Giorgio Napolitano, Armando Cossutta, Massimo D'Alema  in questi ultimi quaranta anni? Con l'aggravante che gli stessi uomini esultavano anche per  i massacri sovietici a Praga, a Budapest, a Tien a Men. Serve altro, signori, per chiedere scusa al mondo intero e per andare a nascondervi per sempre?

L'UNITA' SMONTA LA FUFFA DELLA P3

E' incredibile, è ridicolo, ma è stata proprio L'Unità a sgonfiare ed a ridicolizzare la bolla P3, con un'intervista a Celestina Tinelli, membro del CSM eletto a suo tempo su indicazione dei DS. Dalle sue parole risulta che le decisioni del CSM sono state  adottate senza alcun condizionamento esterno da parte di chicchessia, che la nomina di Alfonso Marra  alla Corte D'Appello di Milano viene giustificata dalla maggiore anzianità del prescelto sugli altri concorrenti. Infine l'intervistata con parole chiare e spicce ha deluso l'interessata intwervistratrice dell'Unità, affermando di non credere assolutamente ad interferenze sul CSM da parte di associazioni occulte e segrete. Allora mi permetto di rivolgermi direttamente al  Procuratore aggiunto di Roma Dr Giancarlo Capaldo ed al P.M. Dr. Rodolfo Sabelli, per chiedere a loro: scusate, ma volete dirmi dove sta la materia penale in questa storia  della cosìdetta P3 alla quale lavorate? Non credo che una cena e delle chiacchiere siano elementi penalmente rilevanti anche se  sono rilevanti dal punto di vista politico. Chi sta al comando  non accetta di cenare con noti millantatori, con personaggi che sono noti a tutti come personaggi da sottopolitica  e se lo fa  se ne deve accollare le conseguenze, sia penali - che non esistono - sia politiche, che ci sono. Voi obbietterete che ci sono, nelle intercettazioni, elementi, ancora da chiarire, di un rapporto di scambio . Vi rispondo che in Puglia, a Bari, avete assistito al più grosso rapporto di scambio, davanti al quale avete chiuso, anzi serrato gli occhi: nei rapporti fra  i potenti dei DS e del  PD ed i Magistrati della Procura di Bari si arrivò addirittura ad una poltrona di Sindaco per un Magistrato , Emiliano, che stava indagando sulla classe politica di sinistra. Non ricordo per il caso che ho ricordato, non ricordo intercettazioni, non ricordo conseguenze giudiziarie, non ricordo campagne di sputtanamento. Emiliano lasciò la carica di P.M. che indagava su D'Alema e Barbieri ( operazione Arcobaleno) e si ritrovò Sindaco di Bari. Intanto le indagini passarono ad altro P.M.  che,  per vederci chiaro, ha impiegato molto tempo e  sta guidando la causa verso la sua naturale e decennale prescrizione..... Vorrei ricordare a Statera del Gruppo Espresso che Carboni - lo sanno tutti, meno che Alberto Statera ed il gruppo dell'Espresso - iniziò la sua brillante carriera di " faccediere" come socio di Caracciolo e di De Benedetti e come socio della Nuova Sardegna, acquistata dal gruppo Espresso e da Carboni a prezzo da denuncia penale. Il Tribunale del Riesame ripete: nessuna scarcerazione per i tre perchè potrebbero reiterare  le loro raccomandazioni. Infastidice, sull'argomento, la falsità, l'ipocrisia di Napolitano il quale ieri, parlando proprio al CSM, fa la parte della verginella fra mille puttanone. Lo sanno tutti che le promozioni al CSM sono " contrattate" dalle correnti della Magistratura e che chi perde resta creditore e che , in caso di punizione, porterà all'incasso questo assegno. Lo sanno tutti, solo Napolitano fa finta di cadere dalle nuvole. Imbarazzante. Rilevo: non c'è una nomina, un vanzamento importante,  una promozione, un incarico che non siano vagliati, filtrati. condizionati, decisi da conciliaboli corporativi e  politici. Abbiamo perfino assistito ad una guerra fra due Porcure ( Salerno e Catanzaro ) a colpi di perquisizioni, di sequestri, di mandati di cattura. Figuriamoci cosa possano contare le raccomandazioni di Lombardi, un carneade della P3. Se poi vogliamo dare peso penale a questo chiacchiericcio confuso e millantatorio, come la mettiamo, Signori, con un Vicepresidente del CSM che ha votato i desideri della triade dopo averla ricevuta in ufficio, cosa ne facciamo degli altri componenti laici del CSM che han fatto lo stesso?

CORRIERE DELLA SERA E  REPUBBLICA

Lo sanno tutti, se c'è un giornalismo d'assalto, serio, libero, che mette il potente a nudo di fronte alle sue responsabilità politiche ed etiche quello è del Corriere della Sera e di Repubblica! Lo sappiamo! Per costoro, editori, giornalisti, praticanti, operai, uscieri, collaboratori, fotografi, informatori vari, ecc,  la sacralità della notizia è un valore assoluto che viene assolutamente prima del rispetto della privacy garantita dall'articolo 15 della Costituzione, specie quando si è in presenza di personaggi pubblici. Per tutte queste considerazioni, mi sono molto meravigliato di non trovare una adegata trattazione sui detti giornali del fatto della misteriosa casa che l'erede della famiglia Colleoni lasciò a suo tempo ad Allenaza Nazionale e sita a Montecarlo ed oggi abitata da tale Tulliani Gianfranco, semplicemente cognato di Fini, Presidente della Camera. Basta leggere Massimo Franco sul Corrierone e Ezio Mauro su Repubblica  del 30 luglio 2010 per capire che, seppure ciascuno ha il diritto e la libertà di occuparsi di ciò che preferisce, desta meraviglia e stupore che sia Massimo Franco che Ezio Mauro affermino che la " campagna organizzata dai giornali di Berlusconi sulla casa di Montecarlo di Fini  è   solo una campagna di fango". Strano: l'inchiesta non è uscita da qualche procura, nessun P.M. ha passato carte o intercettazioni peraltro coperte dal segreto istruttorio al giornalista. Dovrebbe essere una sorta di fiore all'occhiello del vero e sano giornalismo d'inchiesta, ed invece -  ma guarda tu - per Corriere della Sera e per Repubblica si tratta  solo di fango. Hanno campato per due anni, per limitarci un poco, con affermazioni di puttane, mignotte, protettori, con lamenti di rancorose mogliettine, con foto rubate di sederi e piselli nudi, hanno spacciato per anni ed anni teoremi giudiziari che poi evaporavano in poche settimane, insomma hanno venduto merda pura  seppure vestita con  abiti eleganti, ed oggi che fanno? Che dicono? Che scoprire che un Presidente della Camera abbia rubato una casa a Montecarlo al suo partito per regalarla al fratello della sua nuova moglie è fango? La solita faccia di culo della doppia morale: una per gli altri e l'altra per se stessi.Le case non interessano ai due giornaloni ed ai loro editorialisti? Poco importa.  A Mauro non interessa la casa,  forse perchè non vuole che si parli della sua di casa , quella al centro di Roma  e da lui acquistata da conclamato evasore fiscale, forse  a loro interessano solo le case se sono degli altri, di Scajola, di Bertolaso, di Verdini, di Berlusconi. Ma questo comportamento della così detta " stampa libera" - alla faccia della libertà - con la faccenda della casa di Fini è proprio sospetta. Insomma, diciamo pane al pane e vino al vino. Il Corriere della Sera e la Repubblica si stanno vendendo al " presunto potere " di Fini, sono dei meschini servi di una parte politica. Cattiva Magistratura e pessimo giornalismo, stanno trasformando l'Italia in uno Stato di Polizia. Ma quale libertà di stampa !!!!


NAPOLITANO UMILIA I MINISTRI

Parlo di Bracher non per lui del quale francamente me ne strafrego, ma per dimostrare come questo Presidente della Repubblica costituisca un pericolo per il rispetto della Costituzione italiana. Al sodo. La nomina di Brancher a Ministro investono sia Berlusconi, come Presidente del CdM, che Giorgio Napolitano, come Presidente della Repubblica. Su Brancher , che da Ministro voleva utilizzare il legittimo impedimento, Napolitano, assolutamente " non richiesto" se ne è uscito con quell'incredibile affermazione che " Brancher era solo un Ministro senza portafoglio, al quale dunque non spetta alcun legittimo impedimento". Roba da non credere. Chiariamo subito, intanto, sulle responsabilità della nomina a Ministro di Brancher. Berlusconi lo propone, come Costituzione vuole, Napolitano lo nomina, come da Costituzione. Se Berlusconi ha sbagliato nel farsi imporre questo Signore, che bisogna dire allora di Napolitano che avrebbe certamente dovuto sapere molto di più su chi era Brancher e poteva anche non nominarlo, motivando la negazione ovviamente. Dove poi ha tratto Napolitano questa storiella che il " legittimo impedimento" non spetta ad un Ministro senza portafoglio? Mah! Mistero. Signor Presidente, non è il dicastero, con o senza portafoglio, a  integrare la figura di " Ministro" al quale, avendo funzioni superiori di organizzazione e di decisione nell'interesse superiore del Paese, spetta di diritto il " legittimo impedimento".

CLAUDIA FUSANI REPUBBLICA E L'UNITA'

Claudia Fusani lavorava per Repubblica. Poi vennero scoperte alcune sue telefonate con Pio Pompa, braccio destro di Nicolcò Pollari, l'agente segreto del Sismi che spiava Bonini e D'Avanzo e che pedinava i Giudici i Milano che indagavo sul SISMI.  In quell'inchiesta fu inquisito solo Renato Farina, la Fusina e gli altri giornalisti interessati furono solo considerati come fonti. Evidentemente la Fusani fu cacciata da Repubblica che rimase quanto meno male del suo comportamento. L'Unità l'accolse a braccia aperte. Ecco a cosa si riferiva Ferrara quando inveisce, in conferenza stampa di Verdini, contro la Fusani. Così, tanto per chiarire le idee ed i fatti.

Roma 1 agosto 2010

Gaetano Immè

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