Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 3 agosto 2010

SCALFARI  E REPUBBLICA  DI   IERI

Semplicemente imbarazzante. Proprio da vergognarsi. La giacca di quel pupazzetto rosso che i compagni  hanno portato di peso, quasi inchiodato alla sedia , sul Colle - così almeno loro giudicano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a giudicare da quel che gli dicono  e da quel che gli fanno - è diventata un vero straccio. A forza di tirarglila ,  e tira oggi e tira domani!  Scalfari poi su Repubblica ( e dove sennò?) non usa una mano, ma due mani,  anche tre e se occorre  anche quattro mani, quasi quasi lo lascia in mutande a forza di dirgli quello che deve  dire e che deve fare, a forza di dettargli l'agenda. Scalfari e Rupubblica, dico, al Presidente Giorgio Napolitano. Giornale e giornalista, altamente democratici si sa, rispettosi della Costituzione per l'amor di Dio, tanto democratici e rispettosi della Costituzione da fregarsene  di quella sciocchezzuola che per loro è il diritto di voto del  popolo e da considerare la Presidenza della Repubblica " cosa loro ", ieri hanno impartito le loro  istruzioni a quello che loro giudicano  un  loro burattino filoguidato, un loro pupazziello, un utile idiota.  Riassunto degli ordini di Scalfari di ieri a Napolitano: se il Governo dovesse essere battuto sulla mozione di sfiducia sul sottosegretario Caliendo, non pensare nemmeno lontanamente a sciogliere le Camere e questa ( con tanto di nomi e cognomi, anche dei numeri di cellulare )  è la nuova maggioranza che devi incaricare di governare. Dovete dire a Scalfari che Napolitano si chiama  Giorgio, forse ha confuso Napolitano con quella controfigura di Presidente che  si chiamava Oscar Luigi Scalfaro. Dovete anche dire a Scalfari che nelle sue farneticazioni può mettere tutti insieme in una bella ammucchiata - sul tipo Ulivo di Prodi - sopratutto fascisti, alla Di Pietro e Fini e comunisti, uniti per fregare il popolo del suo diritto fondamentale, quello di avere il diritto di eleggere lui il Governo, togliergli i diritti fondamentali repubblicani e costituzionali  per renderlo schiavo come nella migliore tradizione dei fascisti e dei comunisti. Da ridere: Repubblica che tifa per i fascistoni.


FINI...ADE  E FINI...AMOLA

Leggo che l'On. Fini ha dichiarato che vuole querelare Feltri per l'inchiesta che Il Giornale - ma anche altri giornali, almeno quelli senza bavaglio - ha condotto sulla famosa casa di Montecarlo donata dalla defunta Signora Colleoni ad AN e oggi finita di proprietà di una off shore caraibica per l'astronomica cifra - questo dicono gli atti notarili - di 300.000,00 Euro, quando il suo valore effettivo non è minore di 3 milioni di Euro. Casa, poi, anche finita nella disponibilità - non si sa come ed  a quale titolo - del fratello Giancarlo della  attuale compagna dell'On Fini, che è poi l'Avvocato, non esercente,  Elisabetta Tulliani, ex compagna per circa dieci anni scorsi  di quel fior fiore di galantuomo raffinato, conclamato rapinatore di società, condannato per bancarotta fraudolenta, che è  Lucianone Gaucci. Quel simpatico ciccione  (che solo a guardarlo si capisce come la Signorina Tulliani Elisabetta, all'epoca peraltro anche in amicizia con il figlio di costui,  si sia follemente innamorata di questo Adone col fisico tipo Bronzo di Riace )  ha praticamente intestato alla Elisabetta  Tulliani e agli altri suoi  familiari , tutta una serie di appartamenti,  di terreni,  di quadri preziosi ,  di ori e  di gioie che  lui aveva acquistato con i soldi sottratti alle sue società , che poi sono fallite. Oggi Elisabetta Tulliani, suo fratello ed i loro genitori si oppongono alla richiesta di restituzione formalizzata da Luciano Gaucci, sostenendo che tutto quel patrimonio è " cosa loro". Immagino che l'On Fini voglia querelare per diffamazione Il Giornale. Faccia pure. Ma ci permetta l'On Fini di osservare che se veramente Luciano Gaucci ha raccontato cose realmente accadute, è incontrovertibile che la Elisabetta Tulliani, il fratello ed i loro genitori, sempre ammesso che fossero stati al corrente dell'origine criminale e fraudolenta dei fondi, altro non sono che rei di concorso in appropriazione indebita, concorso in bancarotta fraudolenta,  concorso in riciclaggio, associazione a delinquere, ecc. Non  è robetta, è roba pesante, c'è la galera per anni ed anni  per questi reati. E c'è, sopra tutto, anche la denuncia che Luciano Gaucci ha sporto contro i Tulliani per i reati indicati e della quale denuncia prima o poi - anche se l'On. Fini spera in un lontanissimo " poi" visto tutti i favori che sta facendo alla Magistratura - un P.M. dovrà pur esaminare, indagare, interrogare, provare e decidere.  E tutto questo coinvolge anche l'On. Fini, direttamente e personalmente. Se un Premier separato non può, a causa del suo ruolo, andare una notte con una mignotta, come può un Presidente della Camera in carica , peraltro proveniente da un MSI il cui motto era " Dio, Patria e Famiglia" essere  il compagno,  un associato,  insomma un diretto utilizzatore di beni rubati ad altri? L'On Fini è cambiato dal 2005, proprio da quando, lasciata la vecchia moglie Daniela Di Sotto, ha conosciuto e si è messo con Elisabetta Tulliani. Ricordate quel detto un po' osceno" tira più un pelo di f... che........" . Che sia stata l'influenza della Tulliani, con i suoi problemi passati e futuri a far cambiare la testa all'On Fini ? Certo che Fini ha ampiamente dimostrato di essere molto permaloso e  di avere un carattere vendicativo, totalitario ed invidioso e rancoroso. Basta ricordare come Fini reagì inviperito chiedendo addirittura a Berlusconi la testa del Direttore Vittorio Feltri colpevole, secondo Fini,  di aver scritto della sua nuova compagna, di Elisabetta Tulliani, appunto. E come non ricordare il rancore sordo che ha soffocato e corroso l'animo di Fini succube delle capacità dinmostrate da Giulio Tremonti, invidia e rancore che indussero poi un Fini obnubilato a chiedere a Berlusconi di allontanare Tremonti dal Governo. Fu accontentato da un Berlusconi, in quella circostanza, fin troppo comprensivo. Ma non passarono neanche tre o quattro mesi che Tremonti fu richiamato con coro umanime, solo Fini escluso, a rientare nel Governo. Fini è  cambiato dal 2005/ 2006, da quando, cioè, si è invaghito di Elisabetta Tulliani.  Ma una cosa mi lascia stupito: ieri ho letto un'intervista su Il Giornale di Pino Rauti  che dava del bugiardo e del dittatore a Fini. Onorevole Fini, ancora chiuso nella sua falsa " torre eburnea"? Ancora a far finta di essere superiore? Niente da obbiettare in proposito, anche a Rauti?


LE CHIACCHIERE SULLE IPOTESI DI UN NUOVO GOVERNO

Come dicevo, si parla e straparla per un nuovo Governo al posto di quello eletto. Si fa avanti una maggioranza assai variegata e contraddittoria  costruita esclusivamente sull'antiberlusconismo. Così, fra un Prosecco freddo ed un bicchiere di Falanghina con crostini toscani, i sognatori svelano i loro onanismi, ipotizzano scenari futuri, pregustano ribaltoni tipo Prima Repubblica e miserie del genere. Nonostante si tratti solo di esercitazioni di politica schizofrenica, tuttavia già fin da ora nel PD si litiga. Da un lato il Bersani, dall'altro - ancora!| Anzi, per restare all'americano a lui tanto caro, Again too! - il prezzemolino Veltroni che, dopo essersi occupato di gialli, di omicidi, di cinema e d'altro, arieccolo con la politica! Già litigano sulla Legge elettorale che " dovrebbero "  varare con questo loro onirico Governo da inguacchio scalfariano. Il primo more solito si tiene sulle generali, tanto per non sbagliare e afferma che gli elettori devo poter scegliere i loro rappresentanti.  Invece Veltroni pone la condizione di non manomettere il diritto degli elettori a scegliere il governo. Insomma Bersani vorrebbe un ritorno al sistema proporzionale ma in realtà camuffa, con tale opinabile scelta, la speranza di poter si alleare non solo con l'UDC di Casini ma anche con i finiani: Bersani neanche ci pensa, ma mi viene da ridere a pensare come farà questo post comunista a convincere la base comunista del PD ad allearsi con i fascistoni missini. Va bene far fuori Berlusconi, ma darsi la zappa sulle palle è pericoloso non solo per se stessi, ma anche per le mogli e le amichette. Insomma il PD bersaniani spera che sia varato un sistema proporzionale e non più bipolare, com'è oggi, augurandosi che in tale contesto il PD possa esercitare una funzione aggregatrice di forze diverse ed opposte. Forse Bersani non lo capisce, forse Scalfari se n'è dimenticato, forse nessuno ci ha pensato perchè la speranza di far fuori Berlusconi senza doversi confrontare con il voto popolare è ormai l'ultima ratio di questa sinistra desaparecida, ma questo programma  è la follia pura, un processo autodistruttivo del PD. Auguro a Bersani di rendersene conto in tempo.


STRAGE DELLA STAZIONE DI  BOLOGNA

Bene ha fatto tutto l'apparato istituzionale italiano a disertare quella manifestazione ritualistica che da trentanni si ripete ai primi di Agosto per commemorare la strage alla stazione di Bologna. Ormai il Comitato dei familiari delle vittime è una sorta di posto di lavoro assicurato, foraggiato da quella cattiva politica che ancora si illude che la Magistratura abbia colto nel vero. Le assenze isituzionali equivalgono non solo ad una netta presa di distnza dalle posizioni del Presidente delle Vittime, Paolo Bolognesi, ma anche un deciso disconoscimento di validità e di dignità  politica a tale Comitato.
Questo blog insieme a milioni di italiani, taluni onestamente anche nel PD, richiede, urla, rivendica la verità su questa strage. Chissenefrega di Mambro e Fioravanti, vogliamo la verità, anche se parla palestinese o arabo.


L'AQUILA

Uscita di scena la Protezione Civile e dunque anche Bertolaso, mentre la ricostruzione non parte perchè il Comune non adempie agli obblighi istituzionali che gli competono, limitandosi a iscenare manifestazioni di protesta assoldando pregiudicati per craere incidenti, non tanto inopinatamente dopo mesi e mesi di inchieste, di indagini, di giornalismo verità duro e puro alla Espresso, alla Repubblica,la Procura dell'Aquila ingabbia quattro politici locali, ammanicati con Sindaco, con Provincia e con la vecchia Regione, per mazzette. Viene a galla la corruzione locale, figlia di un Comune gestito da secoli dai comunisti, come la Provincia, il frutto di una politica sporca e corrotta, basata sulle lobbies, sulle amicizie, sulle omertà, altro che P3.

Roma Martedì 3 agosto 2010

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