Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 9 ottobre 2010

COMMISSIONE PARLAMENTARE SULLA GIUSTIZIA? NO, GRAZIE, LE PROVE FUMANTI CI SONO. BASTA GUARDARLE SENZA GLI OCCHIALI SCURI DELL'ODIO POLITICO E IDEOLOGICO.

L'articolo 82 della Costituzione, all' ultimo articolo della  sua Parte seconda - dedicata all'ordinamento della Repubblica -  prevede  che ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse attraverso l'Istituto della Commissione d'Inchiesta in aggiunta a quelle della Magistratura. La Commissione può essere " bicamerale ", se essa è disposta congiuntamente da entrambi i rami del Parlamento oppure monocamerale in caso contrario. La loro istituzione avviene tramite una " legge dedicata" , cioè una specifica Legge istitutiva se la Commissione è bicamerale oppure da una semplice " risoluzione" della Camera interessata se la Commissione è monocamerale. La commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'Autorità giudiziaria. Il loro funzionamento è regolato dagli articoli 140 e 141 del Regolamento della Camera e dall'articolo 162 del Regolamento del Senato della Repubblica.

STORIOGRAFIA DELL'ISTITUTO COSTITUZIONALE

Dal 1948 ( I Legislatura)  fino all'attuale XVI Legislatura, nel corso, quindi,  degli ultimi sessantadue anni di vita Repubblicana,  sono state istituite ben sessantacinque Commissioni d'inchiesta, sia bicamerali che monocamerali ; più di una Commissione d'inchiesta ogni anno, quasi quattro Commissioni  di inchiesta ogni Legislatura. Tutte queste Commissioni hanno avuto come oggetto i temi più disparati: si va dalla  inchiesta sulla costruzione dell'aeroporto di Fiumicino ( III Legislatura , Governo Fanfani III  26//60-21/2/62, arrivata fra i banchi della Camera il 17/1/62 ,  con l'accusa  che fosse stato costruito su terreno paludoso e senza i prerequisiti minimi, tanto da renderlo inagibile dopo poco tempo)  a quella su una  generica " condizione giovanile " della Camera dei Deputati durante la X Legislatura ( 2/7/87 - 22/4/92, Governi Goria, De Mita, Andreotti VI, Andreotti VII);  da quella  Bicamerale " Sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti " del 1994 a quella della XV Legislatura ( Governo Prodi 28/4/2006 - 28/4/2008 ) sull' " Uranio impoverito " .  Insomma, abbiamo, nel passato ed anche nel presente, dato vita a Commissioni Parlamentari d'inchiesta per i più svariati argomenti che comunque integrassero il criterio di essere argomenti di " interesse pubblico". I risultati di tutte queste Commissioni  sono stati sempre molto deludenti ;  basta pensare, per esempio, non solo alla famosa Commissione Bicamerale D'Alema-Berlusconi, non solo alle molteplici Commissioni accese sulla mafia , ma anche alle Commissioni su Telekom Serbia, su Mitrokin, che a nulla hanno approdato. Ma le accuse  di un uso distorto che è stato fatto di questo strumento costituzionale non devono ricadere sullo strumento stesso, ma semmai su coloro che ne hanno abusato . Disco verde quindi, istituzionalmente,  per una nuova Commissione parlamentare d'inchiesta sulla Magistratura , per appurare se negli ultimi diciotto anni vi sia stato un uso politico della Magistratura, diretto a ribaltare i risultati delle votazioni popolari e per chiarire una volta per tutte questa corposa ed ingombrante zona opaca della vita politica italiana . E quale interesse pubblico può essere maggiore e più impellente che verificare se effettivamente tutto ciò sia accaduto?  Se effettivamente  un semplice organo dello Stato ,  seppure indipendente, qual'è la Magistratura, abbia ribaltato e tenti di ribaltare ancora l'esito del voto popolare utilizzando inchieste artificiose, costruite senza prove  certe, saremmo nel golpe giudiziario.  Se insomma la Magistratura o parte di essa,  abbia tratto indebito ed anticostituzionale vantaggio " funzionale "   sul " potere politico eletto dal popolo " , avvalendosi delle modifiche costituzionali del 1993 , modifiche derivate da una logica emergenziale di " leggi speciali" conseguenti al periodo di Mani Pulite,   che hanno di fatto alterato, negli ultimi diciasette  anni di vita repubblicana, l'originario e costituazionale  equilibrio  che i  padri costituenti  vollero - a giusta ragione  - esistesse fra i  poteri stessi e segnatamente fra " l'ordine della Magistratura" ed il " potere del Parlamento eletto dal popolo" .

LA MODIFICA DELL'ARTICOLO 68 DELLA COSTITUZIONE

La Magistratura, o parte di essa,  si è certamente avvalsa  della indiscutibile complicità della passata riforma costituzionale (quella del 1993 - Governo Ciampi 28/4/93-10/5/94 , primo Governo della Repubblica Italiana con la partecipazione diretta dei Comunisti - Presidente della Camera - dal 3/6/1992 al 14/4/94-  On Giorgio Napoletano, Ministro di Giustizia Giovanni Conso ) che ha profondamente alterato gli equilibri istituzionali,  relativa alla soppressione  dell'autorizzazione a procedere dell'articolo 68 della Costituzione.   Insomma, è accaduto nella vita politica italiana degli ultimi diciassette anni che la Magistratura,  abbia poi utilizzato il suo potere, anzi il suo " strapotere ",  per istruire processi indiziari a carico di eletti al fine di metterli immediatamente fuori gioco politico e quindi per sovvertire l'ordine isituzionale del Paese?  Il fondamento di tale tesi sta nel fatto che ogni azione giudiziaria che riguarda un politico - azione giudiziaria che troverà o che non troverà poi il conforto  del GIP di turno - viene utilizzata immediatamente , con la stampa e con le televisioni , provocando un gravissimo ed irrimediabile danno morale , politico ed economico all'indagato che sarà dunque costretto a fare i conti con l'immediato suo sputtanamento pubblico che porta inevitabilmente alla sua rovina . Se poi trattasi di persona politica eletta dal popolo, si trattarebbe di una vera manovra eversiva della Magistratura a danno delle istituzione democratiche del Paese, perchè effettuata consapevolmente senza prove processuali certe e contando sul concorso  complice dell' endemica tardività della Magistratura stessa  nel celebrare i processi. Una successiva riabilitazione dell'indagato, in base a sentenza definitiva, infatti,  non avviene mai  prima di una decina di  anni : impossibile a quel punto rimettere  le cose al loro  posto, così come stavano dieci anni prima. 


LA VERA ANOMALIA ITALIANA

L'anomalia italiana di cui tanto si parla nasce e si dipana  dunque da  questo  autentico sfregio che nel 1993 è stato inferto alla Costituzione con la cancellazione dell'autorizzazione a procedere ( Legge Costituzionale n. 3 del 29 0ttobre 1993 ,  Governo Ciampi 28/4/93-10/5/94 - primo Governo della Repubblica Italiana con la partecipazione diretta dei Comunisti - Presidente della Camera - dal 3/6/1992 al 14/4/94-  On Giorgio Napoletano, Ministro di Giustizia Giovanni Conso ) , autorizzazione che il Parlamento doveva concedere alle richieste dell'ordine giudiziario di processare un Parlamentare. Non ha mai convinto, non convince ovviamente anche adesso la sua frettolosa soppressione ( decisione presa, come vedremo, ai tempi dell'inchiesta Mani Pulite, assunta poi  un  Parlamento intimorito dal ricatto dei Magistrati e schiacciato da un'opinione pubblica stomacata dalla corruzione politica di quel tempo) motivata  con il fatto che l'autorizzazione a procedere era " castale", che " fra cani non si mordono", che  "ne era stato fatto un uso immondo "; sia perchè le stesse  accuse potevano essere a buon diritto lanciate  anche contro lo stesso  CSM  ( che invece la Magistratura difende  a spada tratta nel suo status quo)  ma sopratutto perchè è stata  intellettualmente  una vera e propria disonestà , una schifezza costituzionale, una vera porcheria cancellare un'istituzione costituzionale e democratica perchè abusata  e stuprata da parte di politici corrotti. E' così che si difende la sacralità della Costituzione  ? Cancellando una sua fondamentale regola,  invece che colpire tutti i politici corrotti che l'hanno per decenni indegnamente stuprata ? La vera anomalia italiana è nata  quindi  nel 1993,  ed è nata proprio dall'abrogazione di quell'unico contrappeso costituzionale che consentiva alla Magistratura di non prevalere sulla politica, di non esercitare sulla politica alcuna forma di ricatto, di violenza, di prevaricazione anche ideologica, come invece è  poi successivamente avvenuto. Per la Costituzione non doveva e non deve essere così, perchè l'ordine della Magistratura deve essere certamente " autonomo " nei confronti del  Parlamento, come per converso - ed anche a maggior ragione, visto che il Parlamento è un " potere" e non un semplice " ordine " dello Stato e che inoltre è  l'unico eletto dal popolo tramite il suffragio universale e non tramite un semplice concorso come accade per la Magistratura  - deve essere il Parlamento, vero ed unico "potere istituzionale eletto ",  a non essere " mai assoggettato" all'ordine dei Magistrati   nè da questo ordine  " assoggettabile" ,  " ricattabile", " violentabile" o  " prevaricabile". A differenza dei giudici, che godono del privilegio di non dover rispondere dei propri errori  a nessuno se non ad un Ente che è formato da loro stessi (CSM) ( e che così da pur esacrabile  " privilegio" si trasforma  in una teocratica " impunità classista " ),  il Parlamento è responsabile non solo di fronte agli elettori, ma anche di fronte al potere giudiziario: è dal 1993, infatti, che incominciò a dilagare il protagonismo delle procure in televisione e sui media, da quando  venne abrogata l'immunità, uno strumento che i Padri costituenti introdussero per difendere i nostri rappresentanti eletti da eventuali soprusi o prevaricazioni , perfino da addebiti corretti; in sostanza questo istituto costituiva una sorta di bilancino, poiché richiedeva che l'autorizzazione a procedere fosse votata dal Parlamento, senza lasciare mano libera alla Magistratura. Da quando è stato modificato l'art 68 della Costituzione l'equilibrio originario tra i poteri dello Stato è venuto meno.  La Magistratura si è trovata conseguentemente in una posizione giuridica e costituzionale di preminenza e di dominio sul " potere politico eletto dal popolo" in quanto , senza più alcun argine costituzionale, poteva accusare ed indagare  un Parlamentare senza passare per il previo assenso parlamentare e quindi, volendo, poteva cancellare, con un qualsiasi avviso di garanzia, costruito anche senza prove certe, il risultato delle elezioni politiche.  Teorie discusse ed elaborate anche nei cenacoli di quella Magistratura Democratica che non ha mai nascosto di volere utilizzare il potere della propria giurisdizione  per l'attuazione di una società diversa da quella che le urne stabiliscono. Davanti a problemi di tale genere mi domando e chiedo anche a tutto il Parlamento italiano:  come mai  dal 1993  ad oggi nessuno  ha provveduto a ripristinare la Costituzione così come era stata promulgata, nel suo testo originario, tanto più in un momento come quello attuale dove si assiste continuamente ad una difesa - spesso non richiesta nè conferente e spesso fuori luogo, eccessiva e ridicola - della sacralità della Costituzione ? E mi chiedo e chiedo ancora ancora: come mai è solo la sinistra politica ad opporsi ad un ripristino integrale dell'articolo 68 della Costituzione se poi è sempre la stessa sinistra che ogni giorno che Dio ha creato  invoca la sacralità della Costituzione?

IL CIMA SOCIALE AI TEMPI DI TANGENTOPOLI

Non è fuori tema, anzi contribuisce ad un  migliore inquadramento  di questa incredibile anomalia italiana ricostruire, anche se per sommi capi , il clima sociale di quegli anni 1992/1993. Il 17 febbraio1992 era  iniziata l'inchiesta Mani Pulite , affidata ad un Pool del Tribunale di Milano composto dai seguenti Magistrati : Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli , con Gerardo D'Ambrosio suo sostituto. Il caos che ne seguì fu indescrivibile, tanto che le elezioni dell' aprile successivo  furono segnate dal crescere dell'astensione e dell'indifferenza della popolazione nei confronti di una politica ritenuta corrotta, chiusa e ingabbiata negli stessi schemi dai tempi del secondo dopoguerra, incapace di rinnovarsi malgrado gli epocali cambiamenti storici di quegli anni ( è sufficiente pensare al crollo del muro di Berlino del 1989). Il calo di consensi investì quasi tutti i maggiori partiti: la DC calò dal 34,3 % al 29,6; il PSI, che nelle precedenti consultazioni aveva toccato i suoi massimi storici, scese inopinatamente di un solo punto percentuale; PRI, PLI e PSDI conservarono le loro posizioni. Il PDS e PRC,  soli e veri eredi del disciolto PCI, persero complessivamente la bellezza del 25% dei loro voti.   I veri vincitori delle elezioni furono la Lega Nord e La Rete, due formazioni territoriali di recente fondazione, sviluppatesi una nell'Italia settentrionale, l'altra nel Meridione, che registrarono un vero e proprio boom, facendo della moralizzazione e del rinnovamento politico dei veri e propri cavalli di battaglia. Il 30 aprile la Camera dei deputati negò una delle tante autorizzazioni a procedere nei confronti di Bettino Craxi, l' inquisito più celebre di Tangentopoli. Il giorno prima, Craxi si era presentato nell'aula di Montecitorio e,  in un discorso memorabile,  ammise che tutti i partiti, tutti, nessuno escluso e compreso il suo  PSI, avevano ricevuto finanziamenti illeciti,  ma si giustificò sostenendo che essi non potevano sorreggersi con le entrate legali e attaccò l'ipocrisia di tutti coloro che, all'interno del Parlamento , sosteneva ipocritamente  le tesi dei magistrati ma in realtà aveva beneficiato, come tutti gli altri,  del sistema delle tangenti. Per chi non lo ricorda, quel discorso di Craxi trovò un Parlamento intero nel mutismo più assoluto;  nessuno ebbe la forza o , meglio,  il coraggio e la faccia tosta,  di imbastire una propria seppur minima difesa, peraltro impossibile . Ci sono le registrazioni ed i testi parlamentari a riprova di ciò, oltre la onestà della memoria di chi quel giorno era presente. Mentre il presidente della Camera, Giorgio Napolitano, leggeva i risultati delle votazioni, contrari all'autorizzazione, i deputati della Lega Nord e del MSI, soffiavano sul fuoco del più becero giustizialismo ed  insultarono i colleghi dando loro dei ladri e degli imbroglioni. La piazza era in fermento. La mancata autorizzazione scatenò una reazione violentissima: diversi ministri del neonato governo diedero le dimissioni per protesta (tra di loro  ricordo anche Francesco Rutelli e Vincenzo Visco). Studenti dei licei romani manifestarono per le strade della Capitale, alcune Università furono occupate, in molte città,  le sedi del PSI furono assalite dai manifestanti, era insomma una vera e propria  caccia al politico da parte della Magistratura; la stessa sezione nazionale del PSI  in Via del Corso fu oggetto di una sassaiola, scongiurata da alcune cariche della polizia. Nel pomeriggio una folla  di comunisti  , dopo un comizio di Occhetto ( credo)  a Piazza Navona,  marciò verso il vicino Hotel Raphael, che era la residenza capitolina di Craxi. Quando il leader socialista uscì dall'albergo, i manifestanti gli lanciarono oggetti di ogni tipo, soprattutto monetine; altri sventolavano banconote (gridando: Bettino, vuoi pure queste?), e nel frattempo venivano scanditi slogan contro il politico socialista che auspicavano il carcere (Bettino, Bettino il carcere è vicino) o addirittura il suicidio. Uno spettacolo indegno ed ipocrita , una sceneggiata organizzata da coloro che, pur avendo partecipato al banchetto delle tangenti come tutti gli altri partiti politici, sperava con quella rappresentazione di indurre l'opinione pubblica a vedere nel PCI occhettiano la sola  forza politica contraria alla generale corruzione recitando due ruoli in commedia. Era la base del PCI che costruì in quei giorni, le fondamenta per armare e pubblicizzare come " gioiosa macchina da guerra" , alle  elezioni politiche  del 1994, il partito comunista italiano, sperando in una manina benevola della Magistratura che in buona parte le era certamente allineata ( si pensi alla  preponderanza della corrente di Magistratura Democratica nell'Ordine dei Magistrati) . Fu un susseguirsi, a valanga, di avvisi di garanzia ingigantiti dal coinvolgimento dei media, una pioggia di arresti spettacolarizzati ,  tutti esibiti sotto le predisposte luci delle televisioni, una serie di persone che venivano tratte in arresto addirittura in schiavettoni, tutta una serie di carcerazioni preventive dove il carcere era il mezzo ( indegno e medioevale, una tortura da roma papalina) usato da quei  Magistrati sopra indicati per ridurre l'indagato ( trattavasi di un semplice reato non patrimoniale di " finanziamento illecito a partito politico" dunque con una evidente sproporzione fra accusa e mezzi detentivi ) ad una larva umana,  pronto ad ogni genere di confessione pur di tornarsene a casa, tutta una serie impressionante  anche di suicidi ( Cagliari, Gardini, Moroni , Castellari ed altri) in carcere conseguenti a tale barbaro uso della carcerazione preventiva. Il 5 marzo 1993, il governo Ciampi, primo esecutivo sorto con la partecipazione diretta dei Comunisti ,  varò un decreto legge (il decreto Conso, il Ministro della Giustizia che lo propose) che depenalizzava il finanziamento illecito ai partiti e definito per questo un  colpo di spugna. Il decreto, che recepiva un testo già discusso e approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato , conteneva un controverso articolo che dava alla legge un valore retroattivo e che quindi avrebbe compreso anche gli inquisiti di Mani Pulite. L'allarme che le inchieste di Tangentopoli rischiavano di infangarsi fu lanciato dal pool milanese in televisione, come una dichiarazione di guerra, come un armistizio, come una calamità, anzi da Francesco Saverio Borrelli in persona, affiancato da Antonio Di Pietro. Più che un allarme fu una vera e propria intimidazione al Parlamento, nel corso della quale il Decreto Conso fu definito dai suddetti Magistrati come " il frutto di ricatti".  L'opinione pubblica e i giornali gridarono allo scandalo e il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per la prima volta nella storia repubblicana rifiutò di firmare un decreto-legge, ritenendolo incostituzionale. Anche la Lega Nord e il  PCI, che sostenevano pubblicamente i magistrati e le loro inchieste, furono coinvolti nelle chiamate in correità: sulla base di queste, nel successivo processo Enimont Umberto Bossi e l'ex tesoriere  padano Alessandro Patelli furono condannati per aver ricevuto 200 milioni di finanziamenti illegali, mentre le condanne di Primo Greganti e di alcuni esponenti milanesi toccarono il PCI solo marginalmente. Nel processo a carico di Primo Greganti ( tesoriere del PCI)  emerse anche che una valigia con un miliardo di lire  in contanti era stata introdotta dentro la sede del PCI in  Via delle Botteghe Oscure, nella sede nazionale del PCI, ma le indagini si erano arenate dato che non si erano trovati o non si erano adeguatamente " ricercati"  elementi penalmente rilevanti nei confronti di persone del PCI . In proposito il Pubblico Ministero,  Antonio Di Pietro disse: «La responsabilità penale è personale, non posso portare in giudizio una persona che si chiama Partito di nome e Comunista di cognome». Lo stesso Magistrato, però,  per i responsabili della DC e del PSI o degli altri partiti minori , coniò un'affermazione del tutto opposta alla precedente, affermando il principio processuale che " ..non poteva non sapere...". Molti  detrattori di Di Pietro ritengono tuttavia che quel P.M. non abbia fatto in quell'inchiesta  il massimo del suo dovere per individuare i componenti del PCI responsabili di corruzione onde garantirsi , come corrispettivo del lavoro svolto nell'aver eliminato tutti i maggiori partiti politici avversari del PCI,  un posto in Parlamento propio con il PCI, posto che otterrà , una volta passata la bufera, nel 1997. Ma a ricevere un posto in Parlamento sempre nei DS  e sempre " dopo" la bufera di Tangentopoli non fu solo Di Pietro. Dal 1993 in poi sono diventati parlamentari dei DS anche Gerardo D'Ambrosio, Felice Casson, Ferdinando Imnposimato, Alberto Mariati, Luigi De Magistris, Michele Emiliano, salvo altri. Sarebbe dunque ampiamente auspicabile l'istituzione di una Commissione di inchiesta al riguardo, troppo opaca e densa di sospetti tutta la vicenda. Una Commissione che oltre a "disfunzioni" accertasse "l'eventuale presenza all'interno dell'ordine giudiziario di orientamenti politico-ideologici e rapporti di interdipendenza con forze politiche parlamentari o extra parlamentari; l'eventuale influenza di motivazioni politiche sui comportamenti delle autorità giudiziarie; le conseguenti deviazioni della giustizia determinate dalla gestione politicamente mirata dell'esercizio dell'azione penale; l'effettività del principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, e l'eventuale esistenza di un esercizio discrezionale e selettivo della funzione giudiziaria; gli eventuali tentativi di interferenza di magistrati, singoli o associati, con l'attività parlamentare e di Governo, in contrasto con il principio costituzionale della separazione dei poteri". Non dimentichiamo mai che i primi  politici arrestati per  Mani Pulite  furono due  del Pci: Soave e Li Calzi, non il mariolo Mario Chiesa. Non dimentichiamo che moltissimi Magistrati che facevano parte anche del Pool di Mani Pulite , furono successivamente, eletti in Parlamento sotto la bandiera del PCI.  E che  le prime elezioni dopo Tangentopoli, quelle del 1994,  non le vinsero le sinistre: le vinse Berlusconi"

COMINCIAMO DUNQUE DALL'INIZIO , NON DALLA FINE

Una Commissione d'inchiesta sarebbe, quindi, del tutto lecita ed ammissibile. Ma, mi chedo: ne vale la pena?  Io ritengo che votare una Commissione apposita che valuti l'operato della Magistratura dal 1993 in poi non avrebbe senso perchè non coglierebbe la madre di tutte le anomalie italiane. Inutile sviare il discorso: la Magistratura ha assunto proprio da quegli eventi un ruolo di indebito potere, di controllo della politica perchè era riuscita a fare abbattere la salvaguardia costituzionale dell'articolo 68 da quel  Parlamento inquisito, corrotto, intimidito e ricattato. Questo è il fondamento della vera anomalia italiana, questa è la strada che è poi servita alla Magistratura ideologizzata per abbattere a suo piacimento il risultato del voto popolare. Solo a titolo puramente esemplificativo, basta ricordare il solo esempio del primo Governo Berlusconi (10 maggio 1994 - 17 gennaio 1995). Disceso pubblicamente in politica nel 1993 ( in occasione della scelta  del Sindaco di Roma fra Fini e Rutelli ), nell'inverno del 1993 creò FI, vinse le elezioni politiche del 1994 . Solo dopo la sua discesa in campo è diventato il bersaglio di inchieste giudiziarie le più disparate, ma è ormai storicamente certo che " tutte" le inchieste su questo politico sono iniziate " solo dopo" la sua discesa in campo che ha fatto naufragare la vittoria elettorale che la famosa " gioiosa machina da guerra di Achille Occhetto" già assaporava. Il suo primo Governo cadde  ( 17 gennaio 1995) perchè la Lega Nord ritiro' il suo appoggio politico a seguito dell'"invito a comparire"  presso la Procura di Milano, ricevuto da Berlusconi a Napoli il 22 novembre 1995 a firma del P.M. Dr. Antonio Di Pietro. L'accusa ipotizzava a carico di Berlusconi il reato di corruzione per presunte tangenti in denaro erogate alla Guardia di Finanza che sarebbero state corrisposte da Berlusconi  in occasione di verifiche presso la Videotime ( 1989 ), Mondadori ( 1991 ), Mediolanum ( 1992 ) e Tele+ ( 1994 ). A quel punto il Presidente della Repubblica O.L.Scalfaro, incaricò il famoso Governo Dini e quello Berlusconi, che aveva vinto le elezioni. venne esautorato. Il rinvio a giudizio, per Berlusconi, per quelle precise accuse, avvenne in data 14 ottobre 1995. Berlusconi fu condannato  in primo grado ( sentenza del 17 luglio 1998 )  con una condanna complessiva a due anni e nove mesi di reclusione. In Appello ( giudizio terminato in data 9 maggio 2000),  Berlusconi venne assolto con la formula " per non aver commesso il fatto"  per il filone Tele+ e con la forumula " per intervenuta prescrizione " con riguardo agli altri tre capi d'imputazione. In data 19 Ottobre 2001, la suprema Corte di Cassazione  assolse l'imputato Berlusconi  per tutti e quattro i capi d'imputazione con la formula " per non aver commesso il fatto". Dunque tra il 1994 ed il 2001 sono passati sette anni, i capi d'imputazione a suo tempo formulati erano del tutto  inesistenti, ma quel Governo cadde, il voto degli italiani fu usurpato da un'iniziativa di una Procura, quella Milanese, che forse, fosse stato ancora vigente la richiesta costituzionale di previa  autorizzazione a procedere contro Berlusconi, non si sa se avrebbe ottenuto  il via libera dal Parlamento o meno. Credo che questo esempio sia esemplarmente paradigmatico per la tesi: è dunque avvenuto che la Magistratura, dichiaratamente ideologizzata e politicizzata quale è sempre stata quella del Pool in questione,  sulla base di accuse infondate ed  utilizzando strategicamente la mancanza del filtro costituzionale dell'autorizzazione a procedere, contando sulla complicità delle televisioni e della stampa e sulla lentezza assurda dell'attività processuale ,  abbia sovvertito l'esito delle votazioni popolari.  Un gvero e proprio golpe sovversivo , attuato contro l'ordinamento democratico del Paese, che meriterebbe la galera  se i Giudici, se la Magistratura rispondesse in Italia delle proprie illecite azioni. Ma in Italia, i Magistrati rispondono solo al CSM che è composto solo da loro stessi, dove la Magistratura ideologizzata, in modo specifico quella di Md, domina le altre correnti politiche della Magistratura ed ha quindi il maggior peso nelle decisioni del CSM. Ricordo, per notizia, che fu indetto un referendum  del 1987 sulla " responsabiltà dei Magistrati", referendum stravinto da una valanga di assensi. Ma  con la famigerata la Legge Vassalli ( Legge n. 117 del 13 aprile 1988 -  I Governo De Mita, Ministro Grazia e Giustizia Vassalli, coalizione DC+PSI+Altri-  Legge approvata con l'astensione del PCI che non votò dunque contro quella Legge ma praticamente a favore )  la partitocrazia, PCI compreso e complice, affossò la vittoria referendaria del popolo . In questo , come in altri casi vergognosi, ad esempio sui finanziamenti pubblici di partiti e sui sindacati. E' il debito che oggi la sinistra paga alla Magistratura opponendosi sempre ad una sua riforma ?  Chi può escluderlo? Oggi i Magistrati sono gli unici che godono della più completa impunità totale , uno scandalo unico. Ma che bisogno c'è di un'altra Commissione d'inchiesta, quando le prove che la Magistratura abbia fatto uso politico della giustizia sono lampanti?

Roma sabato 9 ottobre 2010

Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento