Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 24 ottobre 2010

NAPOLITANO ANCORA FUORI COSTITUZIONE E ANCHE FUORI DI LOGICA

La sintesi serve a capire meglio quello che è  successo. Il Parlamento, tramite una sua Commissione, prepara una Legge, è  compito suo, quello per il quale è stato eletto,  glielo impone la Costituzione.
Il testo di quella Legge, approvata dalla Commissione, deve poi passare  le Camere del Parlamento.Se viene approvata, la Legge passa alla firma dal Capo dello Stato per la sua promulgazione . E' pacifico che il Presidente della Repubblica deve rimanere estraneo al merito delle decisioni del Parlamento.  E' certo sua facoltà " inviare messaggi alle Camere"(art.87,2°), ma non certo quella di  influenzare o, peggio, di guidare le decisioni del Parlamento.  Il Presidente della Repubblica ( art. 90)  non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri. Segue, per completetezza e chiarezza,  il testo della lettera che l'On Napolitano ha inviato alla Commissione Affari Costituzionali. "Visto l’esito della discussione svoltasi sulla proposta di legge costituzionale 2180/S e nell’imminenza della conclusione dell’esame referente, ritengo di dover esprimere profonde perplessità sulla conferma da parte della Commissione della scelta d’innovare la normativa vigente prevedendo che la sospensione dei processi penali riguardi anche il Presidente della Repubblica. Questa previsione non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. Come già ribadito più volte, è mia intenzione rimanere estraneo nel corso dell’esame al merito di decisioni delle Camere, specialmente allorchè - come in questo caso - riguardino proposte d’iniziativa parlamentare e di natura costituzionale. Non posso peraltro fare a meno di rilevare che la decisione assunta dalla Commissione da lei presieduta incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione, che contrasta con la normativa vigente risultante dall’articolo 90 della Costituzione e da una costante prassi costituzionale, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato articolo 90 ».  Ho sottolineato una parte della lettera presidenziale perchè quella parte è quella che in latino viene chiamata " excusatio non petita, accusatio manifesta", in italiano volgare " presa per i fondelli", in politichese " io so' io e faccio quello che me pare e voi nun siete un....." alla Marchese del Grillo. Perchè il Presidente della Repubblica non deve avere solo " l'intenzione "  di rimanere del tutto estraneo ai suoi doveri istituzionali, lo "deve fare ed essere "  punto e basta.  Puerile e subdolo tentare  di giustificare la scompostezza - se non peggio - costituzionale  e morale del suo  intervento sul Parlamento legiferante,  nascondendosi dietro un alibi inesistente ed  apparente,  perchè dipendente solo dalla volontà dello stesso  Capo dello Stato, di farsi, appnto,  i fatti istituzionali propri.  L'articolo 90 della Costituzione nello stabilire la nota e doverosa " irresponsabilità" del Capo dello Stato, prevede che lo stesso possa essere messo in stato di accusa ( sinteticamente "enpeachment") solo per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.Decisione che deve essere assunta dalla maggioranza assoluta del Parlamento in seduta comune. Trattasi di raggiungere una maggioranza molto elevata , a tutela proprio dell'"irresponsabilità" di cui si è fatto cenno. E questa guarentigia costituzionale non è , nè con il Lodo Alfano nè in alcuna intenzione , assolutamente in discussione. Lo scudo Alfano si riferisce ad una fattispecie diversa da quella già sancita, per il Capo dello Stato, nell'articolo 90 , perchè si riferisce solo all'ipotesi, non prevista dalla  Costituzione, che sia un qualsiasi P.M. a contestare al Presidente della Repubblica un reato  penale qualsivoglia e non per quanto fatto dallo stesso  nell'esercizio delle sue funzioni. In questa ipotesi oggi il Presidente della Repubblica è " scoperto". Bene con il Lodo Alfano si provvedeva a " scudare" il Capo dello Stato anche per quella circostanza. Dunque il Presidente si è scagliato contro il Lodo Alfano non perchè questo prevedesse una " diminutio" della indipendenza del suo " ufficio" ma perchè , al contrario, ne prevedeva finalmentre anche un " perfezionamento". Prendo atto che l'On. Napolitano, davanti ad un "perfezionamento" e " completamento" della Costituzione che comunque "sistemava " un buco che al riguardo nella Costituzione esiste - più avanti la dimostrazione -  invece che compiacersene , la considera addirittura " irragionevole". Un sostantivo troppo esagerato, una reazione assolutamente sproporzionata rispetto alla cura proposta, addirittura paragonabile ad un " eccesso di legittima difesa". A ognuno il suo. Solo che la scompostezza, l'esagerazione che caratterizzano questo inusuale  intervento del Capo dello Stato, lasciano sul tappeto anche altre sue  interpretazioni che sgomentano e preoccupano molto tutto  il popolo che crede nella libertà. La prima critica che questo blog rivolge,  con tutto il rispetto,  verso il Colle , è l'esistenza , proprio sul Colle, di un voluminoso ed ingombrante conflitto d'interessi addirittura costituzionale. Infatti se un Capo di Stato rifiuta,  con tale inviperita arroganza, uno scudo contro le possibili azioni di un qualsiasi P.M. scagliate contro il suo ufficio per ogni ipotizzabile reato che sia nel codice penale (pur restando al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 90 della Costituzione )  vuole significare che  il Capo dello Stato ritiene impossibile il verificarsi di questo evento, semplicemente ed ovviamente per il fatto che lo stesso assume costituzionalmente anche il ruolo di Capo della Magistratura stessa. In sostanza l'On Napolitano fingendo di ignorare la storia del nostro Paese - della quale però lui stesso ne fu fattivo artefice - con questo suo ragionamento è come se affermasse di poter disporre   del potere magistrale come fosse cosa sua. E questa ipotesi configura un pericoloso ed antidemocratico conflitto di interessi, molto peggiore e corrosivo della democrazia che quello che viene sbandierato - ma mai regolamentato - contro Silvio Berlusconi. . Oppure l ' On Napolitano è portato ad escludere l'avverarsi dell'ipotesi proposta perchè ovviamente sa bene di poter contare sulla complicità della Magistratura in " via politica". Di questo, Signor Presidente, ne siamo  da tempo ed ampiamente convinti, senza che Lei abbia anche l'ardire e la sfrontatrezza di vantarsene : è ormai sotto gli occhi di tutto il Paese come i P.M. tengano sotto tiro solo persone ed istituzioni del centrodestra e come la stessa Magistratura non muova un dito per inchieste da portare avanti, da chiarire o da concludere contro persone ed istituzioni del centrosinistra. Chi volesse , Colle compreso, un elenco dettagliato dei casi ai quali alludo,  è pregato di farne richiesta a questo blog, che risponderà in un giorno. Cè anche un'altra spiegazione di questa scomposta ed eccessiva invasione di campo da parte dell'On Napolitano . Siccome il Lodo prevedeva , sempre per i casi al di fuori di quelli previsti dall'articolo 90 della Costituzione, una maggioranza " minore" di quella prevista dallo stesso articolo 90, L'On Napolitano può aver letto  che questo potrebbe anche significare che il Capo di Stato potrebbe essere messo sotto accusa con il voto della maggioranza semplice del Parlamento.Ma sempre per i casi diversi da quelli previsti nell'articolo 90. Dunque, l'On. Napolitano sbaglia ad interpretare tutto ciò come una sorta " di inutile aggeggio giuridico perchè il Capo dello Stato è già adeguatamente protetto dall'articolo 90 ", perchè si trattava di un ulteriore scudo , oltre quello,  intoccabile,  dell'articolo 90. E sbaglia anche nel reagire con tale inusitata scompostezza ed arrogante violenza,  perchè  ripetere lo squittìo scalfariano del famoso e squallido  " Non ci sto! Non ci sto! Non ci stò" non fa onore all'On Napolitano. Dunque o una arrogante difesa castale di tipo scalfariano oppure con conflitto di interessi incorporato o, peggio ancora, la premura di affossare una misura giuridica esistente in molti Stati Europei che , inutile girarci intorno, non consentirebbe ai suoi compagni di partito di proseguire , con l'ausilio della Magsitratura politicizzata, nell'abbattimento del centrodestra non per via democratica  e popolare ma per via giudiziaria.

SI RICORDA, PRESIDENTE NAPOLITANO, SI RICORDA?

Era il 29 Dicembre del 1971 quando, alla ventiquattresima votazione, fu eletto alla Presidenza della Repubblica l'On Giovanni Leone. A partire dal 1975 , Leone e i suoi familiari furono al centro di attacchi violentissimi e insistenti, mossi soprattutto dal Partito Radicale di Marco Pannella , dal settimanale L'espresso e dal P.C.I. di cui Paolo Napolitano era " magna pars": essi furono riportati  nel libro " Giovanni Leone: la carriera di un Presidente "  che la giornalista Camilla Cederna , nei primi mesi del 1978,  pubblicò per Feltrinelli. Ancora una volta, a questo pamphlet su presunte irregolarità commesse dal presidente e dei suoi familiari,  la DC ( compromessa e collusa  com'era con il PCI ) di cui Leone era espressione,  non reagì  e, cosa ancor più rimarchevole, non consentì allo stesso Capo dello Stato di reagire: il Guardasigilli del settimo governo Andreotti, più volte sollecitato dal Quirinale, rifiutò di accordare la necessaria autorizzazione per procedere penalmente contro l'autrice per oltraggio al Capo dello Stato. Furono soltanto i figli di Leone a poter sporgere querela, per i fatti loro ascritti, e per quel volume dopo molti anni la giornalista Camilla Cederna  subì una pesantisssima condanna al pagamento di un ingente risarcimento a loro favore.Oltre ad amicizie discutibili negli ambienti della finanza d'assalto e a rimescolature di un vecchio dossier del generale De Lorenzo sulla vita privata della moglie,  nel 1976  il P.C.I. per mezzo della stessa Camilla Cederna incominciò a propalare un'indiscrezione senza prove, secondo la quale sarebbe stato Leone stesso il personaggio chiave attorno al quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell'acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli USA), con il nome in codice Antelope Cobbler, ma le accuse avanzate contro Leone non furono mai provate. Fino al giorno delle sue dimissioni, Leone preferì non rispondere pubblicamente di tutto quello che era successo.In un primo momento, Leone pensò di presentare spontaneamente le sue dimissioni, anche in coerenza con quanto rappresentato dal suo messaggio alle Camere dove auspicava una riduzione da sette a cinque anni del mandato presidenziale . In seguito l'idea venne abbandonata, ma immediatamente dopo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro (16 marzo - 9 maggio 1978) le polemiche ripresero in maniera più virulenta ( non dimentichiamo che l'On Leone aveva proposto una soluzione che avrebbe salvato Aldo Moro e che sia la DC che il PCI non potevano certo consentire che Moro parlasse delle BR in vita e libertà )   e il PCI chiese formalmente per primo le sue dimissioni, che Leone stesso annunciò agli italiani il 15 giugno 1978 in un messaggio televisivo.  Oltre ad amicizie discutibili negli ambienti della finanza d'assalto e a rimescolature di un vecchio e logoro dossier del generale De Lorenzo sulla vita privata della moglie , nel 1976 incominciò a circolare un'indiscrezione, secondo la quale sarebbe stato Leone stesso il personaggio chiave attorno al quale ruotava lo scandalo Lockheed (illeciti nell'acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli USA), con il nome in codice Antelope Cobbler, ma le accuse avanzate contro Leone non furono mai provate. Fino al giorno delle sue dimissioni, Leone preferì non rispondere pubblicamente di tutto quello che era successo.Le dimissioni avvennero 14 giorni prima dell'inizio del cosiddetto "semestre bianco" e con sei mesi e quindici giorni di anticipo rispetto alla scadenza del mandato, che quindi cessò il 15 giugno 1978 con effetto immediato, dando luogo alla supplenza del presidente del Senato Amintore Fanfani. Era necessario rammentare questi lontani fatti, perchè oggi essi imostrano con estrema chiarezza  come il P.C.I. di allora - composto dagli stessi uomini di oggi, Napolitano compreso - non poterono mai contestare all'On Leone nè il tradimento nè alcun attentato alla Costituzione ( reati previsti dall'articolo 90 ) ma gli si contestavano comportamenti penalmente rilevanti e che poi si sono rivelati tutti inesistenti. Eccolo: è questo, esattamente, il caso previsto dal Lodo Alfano, del quale, però, al nostro esimio Presidente della Repubblica, non importa un fico secco. Forse l'esempio del Presidente O.L. Scalfaro, accusato da quattro agenti di aver intascato 100 milioni di lire al mese di fondi del SISDE è stato assunto come una estensione dell'articolo 90 della Costituzione. Nel 1993, infatti, la Procura di Roma, davanti alle accuse, assai circostanziate , di questi quattro agenti Sisde sull'allora Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro ( che, appunto, aveva - prima della sua nomina a Presidente della Repubblica- intascato quelle cifre ) anzichè inviare gli atti al Tribunale dei Ministri per l'incriminazione di Scalfaro, decise di archiviare perchè "il Presidente non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni...." E allora, l'On. Giovanni Leone?  Volevo inoltre sottolineare un altro passo della lettera Presidenziale, che trascrivo letteralmente. Questa previsione ( lo scudo per il Colle per eventuali reati extra articolo 90)  non era del resto contenuta nella legge Alfano da me promulgata il 23 luglio 2008. A mio modo di vedere questo irragionevole inciso, illogico nella sua interpretazione, addirittura apparentemente senza senso alcuno, invece ha una sua precisa portata. Il Presidente della Repubblica afferma con questa frase la " necessità di una previa verifica delle Leggi da parte del Colle ". Dov'è scritto tale assunto nella Costituzione ? Da nessuna parte. Se non è questo un intervento illecito da parte del Presidente della Repubblica, ditemi voi che cos'è.


CHE BARZELLETTA!!!

Chiudiamo la domenica con una risata che seppellisca Santoro ed i suoi scellerati aficionados. Che sostengono che il centrodestra  s ettimanalmenteabbia in televisione maggior spazio del centrosinistra. Ho fatto due conti spiccioli. A me risulta che settimanalmente al centrodestra sono assegnati circa 2.000 minuti. Al centrosinistra, settimanalmente, ne spettano la bellezza di quasi 13.000. Basta così. La barzelletta è finita.

Roma domenica 24 ottobre 2010

Gaetano Immè

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