Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 20 novembre 2010

BRESCIA: UN'ALTRA STRAGE TUTTA ITALIANA , CON UN COLPEVOLE: LA MAGISTRATURA POLITICIZZATA

La sentenza  che ha assolto tutti gli imputati accusati della strage che procurò otto vittime e centinaia di feriti in Piazza della Loggia , a Brescia, il lontanissmo 28 maggio 1974, era scontata e prevista, ma delude ancora di più di quanto amareggi il desiderio di giustizia dei parenti delle vittime, della stessa città di Brescia e lascia una sgradevolissima sensazione di impotenza , sensazione difficile da tollerare. Si sapeva benissimo che correre dietro a teoremi, come ha fatto in questo caso la Magistratura, porta al fallimento. Va anche bene disegnare teoremi giudiziari, va bene pure che detti teoremi siano dettati dalla ideologia più che dagli immediati riscontri, ma , Dio santo, a cosa diavolo vale uno straccio di " teorema", anche se seducente, quando per la bellezza di trentasei - diconsi trentasei anni, una vita ! - non trovi una prova, non trovi un riscontro, non riesci più a trovare niente di niente. Certo, queste assoluzioni per insufficienza di prove  è lo scontato risultato  cui la Cassazione non poteva non arrivare. In tal modo la Giustizia è ferita perchè si è dimostrata incapace di assolvere il suo compito, perchè ha voluto seguire il teorema ideologico e non la pista giudiziaria. Ma sarebbe stato  molto peggio se la Cassazione avesse sfornato delle condanne senza avere uno straccio di prova, contravvenendo al massimo principio della giustizia , che è il famoso " in dubio pro reo". Insomma, parliamoci chiaro, sempre meglio un probabile colpevole libero che un innocente in galera: mi rendo conto che questo sacrosanto principio è un principio liberale , anche riconosciuto dalla nostra Costituzione, che  andrebbe spiegato ed insegnato ben bene  ai faziosi, agli invidiosi, ai biliosi, ai manettari, ai giustizialisti medioevali, ai vari Santoro, alle Dandini, ai Fazio, a Repubblica, a Il Fatto Quotidinao, a L'Unità, ai Di Pietro, ai De Magistris,ecc...Vedremo se la Magistratura, sconfitta e scornata sul suo campo, squalificata ben oltre la sua quotidiana dose di  sputtanamento mondiale, umiliata da una sconfitta che si è cucita addosso da sola a causa  della sua politicizzazione, vedremo se, dicevo, questa Magistratura riuscirà ad inventarsi qualcosa che faccia riaprire il processo. Certo che più passa il tempo e più un eventuale nuovo processo sarebbe sempre più improntato a teoremi politicizzati piuttosto che su prove e indizi ormai labili e sbiaditi. E sia chiaro: questa sentenza , seppure tinge di innocenza chi era stato accusato di essere colpevole ma senza averne uno straccio di prova, seppur restituisce loro la piena dignità civile , non significa peraltro accettazione delle loro assai opinabili e deliranti scelte politiche del tempo. Ma è proprio nel momento più critico che il principio che è meglio un presunto colpevole libero che un innocente in galera deve essere da noi applicato. Anche se costa fatica, anche se costa dolore, anche se ci riuscirà sempre difficile guardare poi negli occhi i familiari delle vittime e dei feriti, senza vergognarci di essere italiani affidati a questa delirante Msagistratura .

STORIA DI UN FALLIMENTO ANNUNCIATO E VOLUTO

La prima istruttoria portò alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Uno di essi, Ermanno Buzzi, in carcere in attesa d'appello, fu strangolato il 13 aprile 1981 da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, la condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione. Insomma un primo sono fiasco.


Un secondo filone di indagine, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, mise sotto accusa altri rappresentanti della destra eversiva e si protrasse fino alla fine degli anni '80; gli imputati furono assolti in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, e addirittura prosciolti in appello nel 1989 con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l'esito processuale di secondo grado. Secondo e clamoroso fiasco.

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l'ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze: su tutte, basti pensare in primo luogo all'ordine - proveniente da ambienti istituzionali rimasti finora oscuri - impartito meno di due ore dopo la strage affinché una squadra di pompieri ripulisse con le autopompe il luogo dell'esplosione, spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo; secondariamente, la misteriosa scomparsa dell'insieme di reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch'essi di fondamentale importanza ai fini dell'indagine; infine, va segnalata la recente perizia antropologica ordinata dalla Procura di Brescia su una fotografia di quel giorno che comproverebbe la presenza sul luogo della strage di tale Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo e collaboratore del SID.Gli oscuri intralci di provenienza istituzionale manifestatisi anche durante il secondo troncone d'indagine verranno definiti dal giudice istruttore Zorzi quale ulteriore "riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell'esistenza e costante operatività di una rete di protezione pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo. Affermazione politica, non certo giudiziaria, nucleo  della sconfitta della Magistratura.
Una terza istruttoria è tuttora pendente presso la Procura di Brescia. Il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la richiesta di arresto per Delfo Zorzi (oggi cittadino giapponese, non estradabile, con il nome di Hagen Roi) per il coinvolgimento nella strage di Piazza della Loggia.

Il 15 maggio 2008 sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.  I rinviati a giudizio Zorzi, Maggi e Tramonte erano all'epoca militanti di spicco di Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1956 da Pino Rauti e più volte oggetto di indagini, pur senza successive risultanze processuali, in merito all'organizzazione ed al compimento di attentati e stragi. Ordine Nuovo fu sciolto nel 1973 per disposizione del ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani con l'accusa di ricostituzione del Partito Fascista. Gli altri rinviati a giudizio sono l'ex generale dei carabinieri Francesco Delfino, all'epoca responsabile - con il grado di capitano - del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia, e Giovanni Maifredi, ai tempi collaboratore del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani. La prima udienza si è tenuta il 25 novembre 2008. Il 21 ottobre 2010, dopo cinque giorni e mezzo di ricostruzione delle accuse, i pubblici ministeri titolari dell'inchiesta, hanno formulato l'accusa di concorso in strage per tutti gli imputati, ad eccezione di Pino Rauti, per il quale è stata invece chiesta l'assoluzione per insufficienza di prove, pur sottolineando la sua responsabilità morale e politica per la strage. Il 16 novembre 2010 la Corte D'Assise ha emesso la sentenza di primo grado della terza istruttoria, assolvendo tutti gli imputati con la formula dubitativa di cui all'art. 530 comma 2 c.p.p., corrispondente alla vecchia formula dell'insufficienza di prove. Oltre alle assoluzioni di Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Pino Rauti, i giudici hanno disposto il non luogo a procedere per Maurizio Tramonte, per intervenuta prescrizione in relazione al reato di calunnia, e revocato la misura cautelare nei confronti dell'ex militante di Ordine Nuovo Delfo Zorzi.
Meglio limitarsi a ricordare le innocenti vittime , vittime due volte: la prima dell'odio politico che ancora esiste in Italia,  come fossimo ancora agli anni quaranta e poi ancora una volta vittime di una Magistratura che ha voluto seguire solo la pista ideologica ed ha colpevolmente fallito.

Le vittime uccise due volte:

Giulietta Banzi Bazoli , Livia Bottardi Milani , Euplo Natali , Luigi Pinto ,Bartolomeo Talenti , Alberto Trebeschi ,Clementina Calzari Trebeschi ,Vittorio Zambarda .

 
C'E' CULTURA E CULTURA, COME C'E' LOBBY E LOBBY
 
Ma vogliamo dirlo ad alta voce una buona volta? Signori cinematografari, pseudo intellettuali veltroniani  dal
" chiagni e fotti " incorporato , vogliamo avere il coraggio, paraculoni che non siete altro, di dire che vi eravate assuefatti alle sovvenzioni pubbliche elargite come corrispettivo di un accordo politico, che vi eravate accoccolati sotto le ali protezionistiche dei privilegi che vi permettevano di vivere alla grande e di sbizzarrirvi senza pensarci due volte? Vogliamo avere il coraggio di dire  che non era solo Gianni Agnelli, non era solo Fiat ad essere molto ma molto brava a " socializzare le perdite " ( un film andava male? E chissene ! Ci pensa pantalone, io sono un artista!) ed a privatizzare i lauti guadagni , perchè anche voi, categoria dei cinematografari - Veltroni compreso per via di figlia colà , guarda caso, inserita - siete stati dei veri Maestri nel farvi i vostri bei conti correnti al riparo da sorprese e, forse, anche del fisco! Bene, io lo dico, ve lo dico in faccia: siete dei ricchi lamentosi e piagnoni, siete il prototipo del " piagne il vivo e frega il morto", strillate come aquile  come se foste un metalmeccanico diventato precario invece che dei ricchi  ed ingordi sovvenzionati .  Ma quale cultura, ma fatemi il piacere! Ma non vi rendete neanche conto della figura che fate con quelle idioti frasi, tipo " film di alto valore culturale" che non vuol dire un benamato nulla, ma che con  queste cretinate  avete spillato milioni e milioni , che vi hanno ridotto all'assuefazione come una droga , che hanno drogato il cinema, che hanno spinto il cinema nelle rapaci mani e nelle capienti pappagorgie dei pochi potenti, delle famiglie che si tramandano questo potere - non faccio nomi nè cognomi ma solo per amore di dibattito - come nelle monarchie feudali. E le dividete solo con le vostre " amicizie" e con le vostre " clientele". Vi siete divisi tutto sempre e solo fra di voi, siete sempre i soliti noti, i loro figli, gli amici dei figli, le donne dei figli, gli uomini delle  figlie, le figlie dei vostri referenti politici, siete le famiglie allargate, vi sposate fra di voi, vi mettete sempre con chi  vi somiglia e con chi vi è utile, avete anche i referenti politici, siete una mafia, siete una lobby, altro che Licio Gelli, altro che la P3. Ma quale diavolo di cultura, debosciati e mantenuti! Andate a fare film, mettetevi sul mercato mondiale, non sulla sedia comoda delle sovvenzioni statali, fateci vedere chi siete.
 
Roma sabato 20 novembre 2010
 
Gaetano Immè
 
 
 

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