Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 31 dicembre 2010

AUGURISSIMI !!!!CHE POSSIATE DIGERIRE IL DISCORSO DI NAPOLITANO DI STASERA, IL COTECHINO, LE LENTICCHIE E LE VACUE PAROLE DELLA SINISTRA !!!!!!!!! BUON 2011, FORZA ITALIA!!!! RIFORMA DELL'UNIVERSITA', RIFORMA DEL MERCATO DEL LAVORO, RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, FEDERALISMO FISCALE!!!!!


UNO SGUARDO COSTITUZIONALE E MEDIATICO DAL PONTE DELLA FINE DELL'ANNO

Molti blog orientati a sinistra, molti interlocutori sulla politica, molti apprendisti politologi di rango e di corso molto lungo hanno , chi con più, chi con minore educazione e senso civile, contestano quanto affermato da questo blog sulla l'esistenza, nell'Italia di oggi, di un articolo della Costituzione  semplicemente scandaloso , come l'articolo 67 , sostenendo che , al contrario di quanto il sottoscritto lamenta, proprio grazie a quell'articolo l'Italia può contare su  un Parlamento di uomini liberi, non ricattabili, che possono quindi stabilire non le loro personali convenienze, ma esprimersi e comportarsi in assoluta libertà per il bene supremo del Paese. Il dibattito è sempre - a mio giudizio -  una risorsa, sempre che sia sorretto da adeguata preparazione e se la partecipazione non sia viziata da occhiali ideologici. Comunque i dissensi ricevuti, sorvolando su quelli cristallizati  in volgari  invettive o in usuali parolacce , non mi inducono  a nessunissima correzione di rotta del pensiero al riguardo  , nè tanto meno ad una suppur minima sua revisione. La gran parte dei dissensi  infatti, sbandierava "one flag" di tipo "molto qualunquistico" basata sul pensiero, peraltro anche assai ingeneroso, che fossero  stati addirittura gli spessi  padri costituenti  ad inserire la norma in questione così da "garantire" a chi venisse eletto tutti i privilegi della casta . Mi vergogno io stesso per chi la pensa così, una meschinità non solo immotivata, non solo irriguardosa, non solo ingenerosa, ma evidente frutto di menti che conoscono assai bene l'arte di camuffare un'idea , al solo scopo di farsi gli affari propri, fingendo di fare  quelli superiori del Paese. Basta leggere quello che ha scritto un professorone come il Professor Ernesto Galli della Loggia, ieri 30 dicembre 2010, sul Corriere della Sera, un condensato - tipo la " conserva" del dopogierra - di falsità, di ipocrisie, di irresponsabili affermazioni di un qualunquismo al cui confronto Giannini era  uno statista illustre. Siamo ormai abituati alle crisi del Professor Della Loggia, alle sue crisi pilotate dai suoi interessi di botteguccia e da quelli dei suoi " datori di lavoro" del Corriere della Sera per prenderlo troppo sul serio. E' la mentalità  introdotta in Italia dal PCI, quella per cui " è sempre colpa degli altri" anche che l'Università italiana abbia  prodotto una classe dirigente imbelle ed ignorante , ma mai colpa dei Professori come lo stesso Galli Della Loggia, che hanno loro insegnato; quella  mentalità che invoca ad ogni piè sospinto il doppio Stato, i servizi deviati, la società colpevole al posto dei rei, i segreti di stato, i probabili infiltrati, insomma la mentalità di chi propala  cialtronerie , avendo vissuto di menzogne. E' proprio come recita quel detto:" per riconoscere una buona stoffa, ci vuole un ottimo mercante!". Questo è il Repubblica-pensiero, lo Scalfari-pensiero,il Coorriere della Sera-pensiero, il Galli Della Loggia-pensiero, insinuare le peggiori colpe altrui in modo da apparire la parte buona e saggia o in modo , come in questo caso, di fare apparire tutta la politica come una mondezza da abbattere con qualsiasi mezzo. Come dire: se noi siamomale , gli altri sono tutti  peggio. Così arriviamo non dico a Beppe Grillo, ma certo andiamo dritti dritti nel " forcaiolismo" dipietresco, quello che vorrebbe un boia ed un patibolo eretti e pronti ad ogni angolo della strada, per giustiziare, rigorosamente  senza processo come nella splendida Santa Inquisizione che tanto somiglia  ai desideri del popolo " viola" e giustizialista, chiunque la pensi diversamente dal pensiero dominante ;  torniamo insomma  indietro al tempo all'Uomo qalunque del postfascismo, una deriva culturalmente relativista che non porta da nessuna parte. A questa opinione, a questo dissenso comunque, replico che il dissenso di un Parlamentare deve sempre restare libero di esprimersi in ogni forma e contenuto, ma che se questo Parlamentare avesse , oltre al comodo alibi dell'articolo 67 anche la dovuta consapevolezza morale del suo ruolo istituzionale che incarna per volontà popolare, compirebbe un atto di splendida onestà e di civile esempio se , pur deciso a cambiare partito politico , rinunciasse tout court a seggio elettorale ed alle sue prebende. E' proprio la mancanza di un simile comportamentoin tutti i casi ai quali abbiamo assistito in sessantadue anni di vigenza di questa articolo - vedi, ultimo  esempio, Fini - che consente ad una parte culturalmente impacciata di buttarla in caciara, di sbraitare che tutti sono marci e corrotti, tutti, perfino i padri costituenti che "appositamente" hanno inserito quell'articolo salvifico dei peggiori esempi. Dunque la correzione di questo scandaloso articolo della Costituzione servirebbe anche a moralizzare, non solo il Parlamento, non solo i singoli parlamentari, ma anche il popolo il quale non potrebbe più rifugiarsi nel relativismo da Repubblica o da Corriere della Sera per evidenziare una totale inutilità delle istituzioni democratiche al fine, forse inconsapevole, di spingere le menti meno attrezzate all'accettazione inconsapevole dello Stato forte , dello Stato padrone, dello Stato che pensa e decide per tutti. Mi meraviglio che gente che invoca ogni giorno e sempre  col ditino da maestrino alzato, " la legalità", la " moralità" ed altre cialtronerie di questo genere ipocrite e farisaiche  non abbia mai messo mente alla modifica di questo articolo che è, ricordatelo bene, la madre - sempre gravida purtroppo!- dei ribaltonisti  di professione per interesse proprio . Alcuni altri, poi,  cercano di confondere le acque sostenendo che con questa Legge elettorale non sia possibile alcuna modifica costituzionale. Tesi del tutto campata in aria , signori miei, da veri ignoranti del diritto e della prassi costituzionale. Primo perchè il premio di maggioranza nulla incide sull'articolo 67 , che attiene all'eletto e non all'elettore; secondariamente perchè  è proprio per via della Legge elettorale che l'assunto di questo blog  è vieppiù confermato. Infatti  con la passata legge elettorale , dove erano previste sulla scheda elettorale  le " preferenze", i " competitors" si battevano sul mercato della politica e chi vinceva la competizione vinceva il seggio. Insomma il candidato si batteva e se vinceva le elezioni aveva conquistato il seggio, il seggio era cosa sua , dunque. Ed  altrettanto conseguentemente  quel seggio poteva essere spostato da un partito ad un altro senza chi ci si ponesse alcuno scrupolo morale . Oggi invece con l'attuale Legge lettorale, che non prevede preferenze, i candidati sono scelti dai partiti e di conseguenza il seggio è un omaggio  del partito, non un posto conquistato dal candidato. Dunque oggi appare sempre più necessario, sempre più esemplare, sempre più necessario che casi Mastella o Fini o Follini o Scilipoti o Moffa o Briguglio o Bocchino o Della Vedova o Barbareschi o Moroni  o ecc..ecc...non si ripetano mai più. Per la dignità delle persone e per quella del Paese. Che vedrebbe forse diminuire finalmente la sua fama di " Paese di Pulcinella".


UNA PREVISIONE AZZECCATA, LA LEGA NORD COGLIE LA PALLA AL BALZO
Nell'articolo di domenica scorsa, questo blog si era posta la domanda, anzi, la domanda delle domande: chi può darsi costituzionalmente e correttamente e coerentemente da fare perchè lo scempio costituzionale di questo Presidente della Camera,  anche e contemporaneamente capo fazione  finisca? La risposta che questo blog aveva individuato era diretta: legittimata a delegittimare , a discutere,  a chiedere la revoca del Presidente della Camera era solo la stessa maggioranza che lo aveva a suo tempo eletto. Pare che la Lega Nord abbia accolto l'invito di questo blog e, fra gli squittii dei futuristi e del P.D., sempre più impresentabile nella verognosa e suicida  difesa di un ex fascista, ha presentato apposita richiesta di discussione alla Camera. Fosse  questo il nuovo ritrovato per sciogliere il Finavil che incolla il sedere di Fini, non certo  un traditore -figura peraltro inesistente in politica- ma  figura sciaguratamente modesta e ridicolmente catonesca  alla immeritata poltrona? Sperèm!!!


UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA QUALUNQUISTA, PORTATORE SANO DEL GERME COMUNISTA. URLIAMOGLIELO IN FACCIA.

Uno sente i telegiornali, legge i giornali, ascolta i pensieri della gente, sul bus, sul treno, in aereo, al mercato, al negozio, in palestra, in ufficio, vede foto, scruta, legge, sente, ascolta, ragiona, elabora e poi si chiede : ma in che razza di  Paese vivo? Fino a ieri credevo che il massimo della sciatteria populista , il massimo del discredito che un uomo potesse arrecare al prestigio del Paese fosse la famosa partita di tre sette giocata sull'aereo che riportava a Roma gli italiani campioni del Mondo di calcio  del 1982 con il Presidente Pertini. Perchè mentre era doveroso che Papa Roncalli andasse  fra i reitti della società - perchè questa è la missione della Chiesa e che la Chiesa , opulenta e affaristica,  aveva tralasciato- perchè è dovere ecclesiale fare in modo che in realtà " gli ultimi siano effettivamente i primi" , cos' altro era mai quel " volemose bene", quel
" semo tutti uguali", quel finto ed ipocrita  egualitarismo di quella scopetta a diecimila metri ad uso dei flash , se non una cialtronesca recita di gente colma di Bacco, di Dioniso e forse anche di altro che era la fotografia del più bieco comunismo sessantottino ? Ma in cosa rendeva  " pari" il Quirinale al  team di Bearzot? Niente,  nulla, tanto che il primo era ed è zeppo di privilegi e di prerogative assolutamente albertine e regali,  mentre il secondo è stata solo una meteora sportiva che ha conferito lustro al Paese ma che nulla ha mai avuro a che fare con Quirinale.Anche questa volta il Presidente Napolitano ha dimostrato d'essere " comunista dentro", non c'è niente da fare. Portatore sano del germe comunista nel pensiero, nell'azione, nell'opera e nelle omissioni. Sopratutto. Fateci caso: riceve una rappresentanza di pseudo-studenti violenti dando retta alla piazza, mentre ignora completamente gli organi studenteschi regolarmente e democraticamente eletti dagli universitari.  Abbiamo speso decenni e decenni in discussioni feroci arrivando tutti a far morire Aldo Moro affinchè lo Stato non desse dignità ai movimenti extraparlamentari, Napolitano ed il suo PCI in prima linea, ed oggi costui riceve una decina di  bamboccioni fuori corso che nessuno studente univrsitario ha votato umiliando la Presidenza della Repubblica in maniera disgustosa. Alla richiesta degli pseudo-rivoluzionari-fuoricorso-bamboccioni di " non firmare ( non indicandone ovviamente i motivi!) la Legge Gelmini sull'Università", invece di dar loro una bella e santa lezione di educazione civile e costituzionale come avrebbe dovuto, il piccolo Tito di Napoli-bene, da buon Sor-Tentenna e da pavido Don Abbondio del terzo millennio, non ha trovato meglio che uscirsene con un ignobile " Non posso!", come se , fosse per lui, quella riforma universitaria non passerebbve, ma c'è questo cattivo Governo ed io, cari i miei ragazzi, mica posso....,da solo....


LE DUE PRIME CONQUISTE , DUE OTTIMI SEGNALI


Ci sono segnali e segnali, ci sono fatti significativi ed emblematici, ci sono capitolazioni e capitolazioni, ci sono punti fermi e punti fermi, ma come si fa a non riconoscere che lavoro e università , università e lavoro erano due fulcri del potere comunista in Italia, erano due bunker del potere comunista in Italia. Altro che storie. Fu la DC a lasciare che il PCI occupasse “manu militari” , oltre ad altri punti strategici, questi due bunker dal 1948 fino al 1994 , avendone in corrispettivo la tenuta, il controllo della piazza , il controllo dell’opinione pubblica. Cinquanta anni che hanno permesso al PCI di trasformare l’Italia in un Paese sovietizzato. In un Paese dove la scuola e l’università , solo e rigorosamente “ pubblica” , servissero per inoculare un poco di cultura ideologizzata a tutti, per creare dunque una massa di lobotomizzati che seguissero supinamente il pensiero comune e politicamente corretto stabilito dal consociativismo  fra il PCI e la DC. Il divieto assoluto al finanziamento delle scuole private si spiega nella logica comunista del controllo ferreo dell’istruzione pubblica di massa: non dovevano e non potevano esistere altre scuole di formazione che non fossero quelle dello Stato controllate dal PCI, non si poteva concedere - e dunque tanto meno finanziare -  una libertà di insegnamento che avrebbe certamente creato una cultura libera e dunque opposta a quella imposta nella scuola pubblica. E dove la libertà economica è stata ed è ancora  una sorta di libertà sotto la tutela del “ preminente interesse pubblico” , dove il lavoro era un totem sia come elemento costituente ( che senso ha declamare che “ L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro….” , dove “ il lavoro “ da semplice fattore della produzione viene elevato a valore aggregante e caratterizzante di uno Stato democratico, se non quello di introdurre in Italia, con metodo surrettizio, il principio, tutto comunista, tutto sovietico della pretesa di attribuire  ai così detti “ proletari ” la guida del Paese?) che come componente della produzione. Da un lato il lavoro, protetto da una schiera pletorica  di rappresentanze sindacali- oltre che da leggi speciali quali la Legge n. 300 sul così detto Statuto dei Lavoratori, emblematica legge “ speciale” di carattere corporativo, fascista e stalinista altro che storie! - rappresentanze sindacali che hanno in questi cinquanta anni conquistato un potere inestimabile, una posizione assolutamente privilegiata fino ad arrivare al concetto, tutto della sinistra comunista e democristiana, della “ concertazione” che ha letteralmente e definitivamente ingabbiato il Paese in una forca caudina sotto la quale doveva sottostare ogni iniziativa produttiva ed ogni impresa che, per sopravvivere, doveva rassegnarsi a seguire gli ordini dei catafalchi sindacali: contratto unico nazionale e concertazione. La storia della FIAT e degli Agnelli è paradigmatica oltre che miserevole. Così l’Italia era diventata un Paese senza alcuna libertà economica, un Paese immobile mentre il resto del mondo ( quasi tutto) correva verso la globalizzazione, verso la delocalizzazione, verso la mobilità del lavoro, verso forme possibili di nuove relazioni sindacali che consentissero alle imprese italiane di poter competere finalmente anche sul mercato senza più lasciare il bastone del comando ai sindacati e senza più vivacchiare di assistenzialismo e di rottamazioni varie. Con quei pochi utili prodotti  immediatamente " privatizzati" ed oculatamente " occultati  al  fisco", rigorosamente  " riciclati all'estero  " ed oggi - nel silenzio assordante di una impresentabile e distratta Magistratura - impunemente e pubblicamente elargiti a litigiosi eredi ; con quelle eterne " perdite", invece, rigorosamente ed immediatamente " pagate dai contribuenti italiani ". Insomma, metodo Agnelli, DC e PCI degli anni settanta , ottanta e novanta.


Se dunque , come dice il detto popolare, “ il buon giorno si vede dal mattino”, ecco allora che, per la prima volta e dopo sedici anni di ripetuti  tentativi da parte della politica responsabile e liberale del centrodestra ( tentativi tutti falliti miseramente per la reazione violenta del conservatorismo dell’opposizione che non ha concesso nemmeno,  tanto per esemplificare, una  temporanea " sospensione" - non modifica- dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori  )  finalmente , dicevo, si ottengono due risultati strategicamente di assoluta importanza e di incommensurabile significato. La Riforma Gelmini dell’Università  - che introduce finalmente la “ meritocrazia” al posto “ dell’egualitarismo” nell’Università -  e il funerale della “ concertazione sindacale” - che seppellisce, con un innovativo accordo FIAT - Lavoratori , di fatto la CGIL con tutta la sua sinistra del PD , di SEL e dell’IDV -  hanno strategicamente lo stesso significato che nella seconda guerra mondiale aveva la conquista di casematte. Il pensiero liberale e responsabile del centrodestra ha di fatto conquistato due capisaldi del pensiero conservatore della sinistra , il centrodestra è finalmente riuscito ad incrinare l’opposizione gattopardesca di una sinistra che difende uno statu quo che lascerebbe l’Italia a naufragare in un terzo o quarto mondo di miseria e di abbandono pur di conservare i privilegi che il consociativismo cattocomunista  ha regalato, non  certo agli studenti, non certo  agli operai, ma ai baroni universitari ed ai potenti sindacati confederali.

Non mi illudo, perché non credo che né la CGIL né i movimenti anti Gelmini si arrenderanno all’evidenza e continueranno a richiedere, con forme anche violente ed antidemocratiche , la restaurazione delle precedenti condizioni. E con un Presidente della Repubblica come Napolitano,  incapace di condannare  la violenza di piazza e di premiare le rappresentanze elette democraticamente, vivremo tempi più che duri assaliti duramente come saremo dagli assalti rabbiosi del più bieco conservatorismo controrivoluzionario condotti e guidati da una  sinistra ormai succube di ogni venticello di piazza pur di raccattare qualche consenso.   Ma ormai a nessuno sfugge come questi tentativi, siano essi della CGIL che dei movimenti “ anti Gelmini” , siano tentativi da battaglia di pura e meschina retroguardia , da battaglia per difendere non gli interessi degli operai ma quelli di una casta ben individuata ( quella dei baroni universitari  e quella dei baroni sindacali ) ( i cui agiati rappresentanti giocano a fare i froci col culo degli operai, nel senso che avversano occasioni proficue di lavoro e guadagno per costoro pur di imporre all’impresa il loro ormai logoro volere , tanto, mentre gli operai stanno in cassa integrazione, loro si beccano i loro caldi e lauti stipendioni…..). Insomma ecco la prima e vera sconfitta degli eredi del 68 e del sessantottismo italiano: Scuola meritocratica al posto di quella antimeritocratica e livellante e via alla contrattazione aziendale al posto di quella unica e centralizzata . E tanti saluti all'imprenditoria " agnelliana", all'imprenditoria " irizzata", alle cattedre " per discendenza", al " dottorato" come posto fisso " tanto pe ' campà".

Non pensiate che sia finita così. Ci sarà da combattere e tanto ancora. Perché la restaurazione è sempre stata un pericolo sociale per ogni Paese, sia essa stata una restaurazione teologica che una restaurazione politica; lo stesso termine restaurazione richiama lacrime e sangue. Abbiamo appena appena superato un semplice passaggio che porta finalmente a considerare Mirafiori e Pomigliano come un semplice centro di produzione di automobili che deve essere competitivo con il mondo intero e le Università italiane come strumento di formazione di giovani laureati in grado di farsi strada nel mondo del lavoro, invece che luoghi dedicati ad una perversa ed ottocentesca “ centralità proletaria” e ad una “ formazione del sapere “ avulsa dal resto d’Europa e del mondo. Non stupisce la battaglia di retroguardia intrapresa, in perfetta solitudine, dalla CGIL per il semplice fatto che i suoi iscritti sono ormai nella stragrande maggioranza semplici pensionati, avendo gli attuali lavoratori migrato verso altri sindacati che hanno scelto di trasformarsi velocemente in organismi agevolativi di occasioni produttive,  abbandonando quell’intransigente ed inutile massimalismo cigiellino che preferisce la disoccupazione, ancorchè assistita,  alle nuove ipotesi di lavoro. La CGIL sa benissimo che tutto il mondo del lavoro è disponibile a barattare alcuni arcaici  ed ottocenteschi privilegi sindacali , a rinunciare ad alcune ingiustificate, fascistoidi  ed illiberali  prerogative corporative  pur di garantirsi decenni di investimenti produttivi e di lavoro e che solo la sua frangia di seguaci preferisce morire di fame da cassintegrato piuttosto che rinunciare a scioperare di sabato ( Pomigliano ) pur potendo così guadagnare il 130% di quello che il posto fisso precedente gli garantiva. Identicamente si sta emarginando anche una debolissima Confindustria, sempre meno rappresentativa delle piccole e medie imprese e sempre più interpretativa dei desideri dei poteri forti industriali, più a loro agio nel pretendere la restaurazione dell’industria di Stato, assistita da concertazione, da rottamazioni, da sussidi, da interventi straordinari piuttosto che mettersi in gioco, che correre il rischio e misurarsi con mercato libero.

DISCORSO INFINGARDO DEL PD SUL FEDERALISMO


Stupisce e diverte lo studio del senatore del PD Marco Stradiotto , studio che arriva alla conclusione che il federalismo fiscale penalizzerà il Sud d’Italia. Secondo questo “ studio”, che questo blog ha compulsato, sulle 92 città capoluogo di provincia, 52 di esse, situate in gran parte al Nord d’Italia, riceveranno più soldi dopo l’entrata in vigore del federalismo, mentre le altre 40 città, nella maggior parte situate al Sud d’Italia, perderanno soldi. A prescindere dalla correttezza dei numeri utilizzati dall’On Stradiotto, non vedo quale sia la notizia, dove  sia lo scandalo, quale sia questa  grande scoperta di Stradiotto. Il vero scandalo è che l’On Stradiotto “ finge” di non sapere che la novità assoluta del federalismo fiscale è tutto nei così detti “ costi standard” stabiliti come costo medio di ciascun servizio pubblico. Era scontato che il passaggio dal sistema passato ed ancora attuale della “ spesa storica” a quello , appunto, dei costi standard avesse il preciso presupposto di premiare i comuni più virtuosi e penalizzare i meno oculati. Dunque l’On. Stradiotto vuol fare un giochetto di prestigio e definisce come “ punizione” quello che in italiano in verità si chiama semplicemente “ inefficienza”. Lo scopo del federalismo non è quello di penalizzare il Sud e di privilegiare il Nord, come surrettiziamente sostiene l’On. Stradiotto, ma quello di premiare i comuni virtuosi e penalizzare quelli spendaccioni. Che poi i comuni spendaccioni ed inefficienti si trovino per la maggior parte al Sud è un dato storico che ha svariati e profondi significati che l’On Stradiotto dovrebbe ben conoscere da tempo e che nulla hanno a che spartire con il federalismo, ma che affondano le radici nella storia dell’Italia meridionale degli ultimi centocinquanta anni. Non è opera meritoria fare il finto tonto, non è opera  culturale sfruttare l’ignoranza popolare per propalare notizie false come fa l’On Stradiotto il quale dovrebbe battersi più per correggere l’inefficienza storica dei comuni del Sud invece che battersi per difendere questo malcostume  dell’Italia. Insomma la distribuzione geografica dei tagli è la conseguenza dell’applicazione dei criteri oggettivi standard: Stradiotto , che guarda la punta del dito teso invece che la luna, scambia l’effetto con lo scopo della norma federalista, il che è non solo sbagliato  ma sopratutto clamorosamente  falso. Ci sono città del Sud virtuose, come Lecce, come ci sono esempi di città del Nord che invece sono inefficienti, come Genova. La riforma federale, l’applicazione del “ costo standard” deve generare una competizione virtuosa fra gli enti locali, perché nel nuovo sistema  vincerà chi meglio gestisce i soldi dei contribuenti, non come avveniva nel
“ vecchio sistema ” che, assurdamente, Stradiotto invece difende, dove veniva assurdamente premiato  lo scialacquatore, l’inefficiente, lo spendaccione. Basta con questa  storia trita e ritrita  dei meridionali che per vivere devono essere assistiti, compatiti, sussidiati, elemosinati. Ai meridionali, alla classe dirigente meridionale serve invece una vera occasione di crescita culturale, di sviluppo  che solo la responsabilità dell’incarico  può produrre. Se poi questo vorrà dire fare sparire molti politici il cui spessore politico è solo lo sperperodi denaro publico  assistenziale e clientelare , a vantaggio di una nuova classe dirigente più responsabile , che tutto ciò ben venga! Ci guadagnerà il Paese Italia.



ASSEDIO DELLA MAGISTRATURA ALLE CASEMATTE DELLA POLITICA


Le motivazioni della condanna del Generale Giampaolo Ganzer per traffico di droga sono pletoricamente troppo lunghe ed insinuanti per essere esaurienti e sopra tutto convincenti. A Ganzer si contesta una “ smisurata ambizione”, il desiderio di raggiungere risultati eclatanti nella lotta al traffico della droga, per
“ utilizzare straordinari risultati di immagine per se stesso e per il suo reparto”. Sapere che tutto ciò per i Magistrati sia  un reato,  stupisce e disarma, perché invece potrebbe essere interpretato come il desiderio di servire al meglio il Paese nella lotta alla criminalità della droga. L’uso degli infiltrati nella rete dei trafficanti è mezzo idoneo per operazioni così complesse e pericolose. Invece la Magistratura definisce “ illegale” l’uso degli infiltrati , come le azioni ad essi riferite per arrivare a catturare i pesci grossi. Insomma affermare che in ogni passaggio, chi gestisce operazioni di intelligence di tale portata debba rispettare le leggi dello Stato equivale a declamare che queste operazioni non devono essere eseguite. Se invece si ritiene che tali operazioni siano utili per la lotta alla criminalità , allora non si deve pretendere che chi deve svolgere tali compiti ingrati e pericolosi debba rimanere sempre entro i confini della legalità, non si può richiedere che talvolta tali operazioni non si svolgano anche al di fuori del law border. E’ la logica che presiede tutta l’attività dei così detti servizi segreti. Se ogni singolo atto viene soppesato col bilancino della legalità, come pretendono  Spataro e soci,  si finisce per eliminare uno strumento estremamente efficace nella lotta ad ogni forma di criminalità. Insomma, Mori, Ganzer, Contrada , Pollari,ecc, la Magistratura sta in concreto aiutando i trafficanti ed i criminali. E come mai Napolitano tace? E come è possibile che Ganzer resti al suo posto come sembra , se è stato condannato? Seppure non si tratta di una condanna definitiva, come si concilia una Magistratura che condanna un uomo al quale poi affida le  sue inchieste più delicate ? Secondo Wikileaks D’Alema ( come avrebbe riferito  l’ambasciatore USA a Roma Mr Spogli ) considerava “ la Magistratura un pericolo per la democrazia”. Erano gli anni 1998 ma D’Alema, con quelle parole, descriveva la Magistratura ad un passo dall’eversione. Con quelle parole ci fa capire meglio di qualsiasi testo perché la sinistra sia così riverente nei confronti della Magistratura. Intravedo una unica logica in tutto ciò:  essa  sta nella pretesa incostituzionale  della Magistratura di dirigere e sindacare non solo la politica e il Parlamento, ma anche i servizi segreti. Insomma voi non lo volete capire, ma siamo in piena Magistratocrazia, altro che democrazia. I rimedi? Quelli che sempre questo blog ha invocato. Il ripristino della supremazia della politica sull'ordine della Magistratura, usurpato dal golpe del 1993 del Pool di Milano, riportando finalmente al suo testo originario l'articolo 68 della Costituzione e la invocata modifica dell'articolo 67 della Costituzione.


UNO SCIOPERO O UNA INTIMIDAZIONE?

Messa all’angolo irrimediabilmente dagli eventi FIAT , la CGIL si sta rifugiando nella minaccia di un possibile sciopero generale a sostegno del rifiuto di FIOM al contratto di Mirafiori. Ma la FIOM non ha firmato l’accordo in questione, quindi il minacciato sciopero non riguarda il contenuto dell’accordo né il fatto che esso accordo contenga clausole in deroga rispetto al contratto nazionale. Riguarda, invece, la rappresentanza sindacale, vale a dire il fatto che l’accordo di Mirafiori contiene una clausola secondoi la quale solo i sindacati che lo hanno sottoscritto sono in grado di attuarlo. A me pare un principio elementare del diritto affermare che l’interpretazione di un contratto riguarda solo le parti contraenti , non certo tutti i terzi, che vi possono intervenire come arbitri, dietro speciali procedure. D’altronde anche per il vecchio CCNL – Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro – vigeva la regola secondo la quale solo chi li ha firmati hanno il diritto per discuterne l’applicazione. Insomma, in questo caso lo sciopero sarebbe usato dalla FIOM come arma impropria di ricatto e di pressione su Confindustria, su Federmeccanica e sui sindacati che hanno accettato la regola di Mirafiori. In tal senso Susanna Camusso, leader della CGIL, ha esortato Emma Marcegaglia a non escludere un interlocutore come la CGIL dal tavolo delle trattative aziendali, nonostante esso si sia autoescluso da quello nazionale. Pier Luigi Ceccardi, Presidente di Federmeccanica ha così affermato che “ sarebbe un errore fare a meno della CGIL”. E la ragione di tale stupefacente assioma? Incomprensibile! A meno che non sia un tentativo di resuscitare quel procedimento da secolo scorso, dove nel famoso CNL del dopo guerra non vi era democrazia se non vi partecipavano i membri del PCI.



Roma venerdì  31 dicembre 2010

Gaetano Immè

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