Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 19 dicembre 2010

SU FINI NAPOLITANO TACE,  MA COSA POTREBBE MAI FARE ?  NON TOCCA A LUI INTERVENIRE MA A......

Abbiamo messo a confronto , grazie alla consultazione dei testi di  alcuni giuristi,  il ruolo della così  detta prassi  nell'ambito del Diritto Costituzionale italiano e la sfacciata parzialità connaturata ed intrinseca alla posizione di Gianfranco Fini nell'occupare il ruolo di presidente della Camera. Abbiamo riscontrato un giudizio unanime e convergente da parte di molti costituzionalisti che il modo con cui Gianfranco Fini continua a ricoprire quell’incarico sia del tutto anomalo ( in senso costituzionale, cioè non costituzionalmente lecita) , mentre invece abbiamo riscontrato una non unanimità ed una maggiore cautela nei giudizi in relazione al fatto che debba essere Napolitano a doversi esprimere al riguardo. C'è chi sostiene che Giorgio Napolitano potrebbe chiamarlo e chiedere le sue dimissioni e Fini dovrebbe pensarci seriamente in quanto le sue dimissioni diventerebbero un " atto dovuto"  in termini di rispetto sostanziale dello spirito della Costituzione. Può essere sfiduciato da un punto di vista del consenso politico  e pubblico ( vi sono sondaggi che già  impongono,  con maggioranze terrificanti , a Fini di andarsene  via da quel posto ) , attraverso un crescendo di critiche a cui si deve pure, prima o poi ,  rendere conto. Ma quello del presidente della Repubblica non potrebbe essere nulla più di un richiamo a un corretto uso della comunicazione istituzionale.
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La militanza politica non è mai stata un’attività a cui  storicamente i presidenti della Camera si siano dedicati direttamente. Pronunciando il discorso di Bastia Umbra, Fini ha provocato una rottura senza precedenti, inaugurando una radicale metamorfosi della carica di Presidente della Camera: colui che sarebbe chiamato a svolgere il compito di arbitro dell’arena politica ha invocato fuori dall’aula una crisi parlamentare. Non esiste una norma costituzionale a cui appellarsi per dirimere il conflitto istituzionale in atto . Ma, come tutti i giuristi consultati hanno confermato, non tutto l'accadibile  può essere ristretto  in una norma  e non tutta la gamma delle possibilità può essere contemplata dai regolamenti: ma esistono  anche comportamenti reiterati che nel tempo assumo carattere vincolante. Eccola quì , è la prassi costituzionale.
E’ un’evidenza, sopratutto nel diritto parlamentare, ambito in cui la prassi è la fonte principale a cui si attinge , ancor più quando si tratta di organi dello stato monocratici, cioè composti da una sola persona. Ad esempio, il ruolo del Presidente della Repubblica è regolato per la maggior parte dalla prassi. Prassi il cui “custode”, è il Presidente della Repubblica. Esiste una costituzione ed esiste una prassi costituzionale. Il caso di Fini rappresenta la rottura di una prassi che va assolutamente ristabilita, altrimenti si getta la presidenza di Montecitorio nella lotta politica ,stravolgendo lo spirito della costituzione e violentandone l'ordinamento.
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La presidenza delle due Camere del Parlamento, secondo  Nicolò Zanon, ordinario di Diritto costituzionale a Milano e membro laico del Csm, si è evoluta nel tempo, ma nel caso di Fini la componente di parzialità di questo ruolo si è spinta oltre ogni limite. Fini non può essere accusato per il momento di una gestione parziale dei lavori, ma correttezza istituzionale vorrebbe che fosse imparziale sia dentro che fuori la Camera. La sua duplicità, Presidente della Camera e capo fazione del FLI, crea molto imbarazzo. Molti costituzionalisti  individuano una vera e propria “virata storica” nell’interpretazione del ruolo data da Fini: l’anomalia non consiste nel suo essere Presidente pur essendo all’opposizione, ma nel suo approccio militante al ruolo istituzionale. Insomma, la prassi è rotta e cercare di rafforzare il proprio schieramento attraverso il ruolo di Presidente è più grave, costituzionalmente,  di un eventuale abuso consumato da un Presidente del Consiglio. Ma non esiste un articolo della Costituzione al quale  si possa far riferimento, però. Dal punto di vista istituzionale non esiste possibilità di smuovere il presidente della Camera , ma c’è un problema di responsabilità istituzionale che ci si deve assumere. Se il Quirinale ha le mani legate, chi si deve far carico di questa responsabilità? Per molti costituzionalisti, ma non per la loro totalità,  in extrema ratio sono coloro che hanno eletto Fini alla Camera che devono chiederne le dimissioni.  Aggiungiamo, di nostro, quello che i costituzionalisti compulsati non potevano scrivere e cioè che,  oltre tutto , siamo anche davanti ad un Presidente della Camera che è tuttora indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per il reato di " truffa aggravata". Molti obietteranno giustamente che anche il Presidente del Consiglio è iscritto nel registro degli indagati e che se questo elemento dovesse valere contro Fini dovrebbe anche valere contro Berlusconi. Ma le cose non stanno per niente in questo modo. Infatti, mentre il Presidente del Consiglio è iscritto nel registro degli indagati per presumibili reati compiuti prima che assumesse la sua carica Costituzionale, Gianfranco Fini ha invece commesso l'altrettanto  presunto reato di truffa aggravata "dopo" avere assunto la carica istituzionale. Insomma mentre nel caso della Presidenza del Consiglio i  presunti reati riguarderebbero fatti accaduti prima che Berlusconi assumesse la carica politica di Primo Ministro, per Gianfranco Fini vi è invece l'aggravante che questi presunti reati sono stati da Fini stesso commessi approfittando, utilizzando  la sua carica istituzionale. La palla alla maggioranza: domandina facile facile . Perchè non viene presentata alla Presidenza della Repubblica ed alla Camera dei Deputati una simile richiesta  di sfiducia ?

PARTITI , PARTITINI, CESPUGLIETTI VARI , E' COLPA DEL BIPOLARISMO O DELLA LEGGE ELETTORALE ?

Un argomento spesso invocato dalle forze politiche che, contrarie per loro naturale inclinazione a dare voce e credito  al popolo e più portate a dominare il popolo stesso con dittature militari  e religiose ( Urss, Nazismo, Fascismo e Regno del Papa, tanto per ricordare )  spesso feroci ed opprimenti ( si pensi ai comunisti del P.D. ed a quelli del S.E.L.provenienti quasi tutti da Rifondazione Comunista, si pensi ai fascisti del F.L.I., si pensi ai cattolici osservanti della Chiesa dell'U.D.C., si pensi infine agli stessi cattolici dossettiani della vecchia D.C. di sinistra , forze tutte che si ispirano ad ideologie che nei due secoli passati hanno dato forme e sostanza a dittature infami e vergognose )  e che prima del voto di fiducia del 14 scorso chiedevano a gran voce l'incarico ad un " Governo tecnico " ( la cui maggioranza era proprio composta dai loro  stessi partiti ) era il fatto che in Italia, non ostante la spinta bipolaristica della così detta Seconda Repubblica e la legge elettorale maggioritaria del 2005, questo assetto istituzionale era praticamente fallito perchè non era stato in grado di evitare la nascita di vari partiti e partitini.  L'accusa era ed è una realtà incontrovertibile, solo che si attribuisce il difetto alla causa sbagliata, come uno che indicando la luna come oggetto  si limitasse a guardare il dito che la indica . In realtà in un sistema bipolare - non necessariamente però bipartitico, osservo io -  anche se non corretto ed imperfetto,  non è cosa normale trovare alla Camera, come in Italia accade,  una quindicina di partiti e partitini, alcuni dei quali, aggiungo, formatisi e costituitisi durante la vigenza del bipolarismo. Pensiamo allo stesso F.L.I. di Fini, all'A.P.I. di Rutelli, al M.P.A.di Lombardo, tanto per citare casi di partiti e partitini formatisi recentemente. Se si vanno a contare questi partiti se ne trovano quattordici alla Camera , salvo errori di conta. Un'enormità. Sigle, poi e movimenti che hanno una fluidità notevolisima, se si pensa che molti di questi partiti spesso cambiano nome , cambiano sigle, spesso cambiano anche posizionamento bipolare , insomma tutta la zavorra istituzionale che soffoca il nostro nascente bipolarismo sotto una coperta di rappresentatività frazionata che è la linfa vitale che genera il ribaltonismo, che spinge e provoca l'assurdità di un potere politico attribuito al di fuori del consenso popolare a chi le elezioni politiche ha perso. Lo stesso fenomeno accade, in misura però minore, anche al Senato. Devo poi rilevare che la maggior parte di tutti questi partiti - non tutti si intende - non sono nati " dal popolo", dal basso, con iniziativa dunque democratica, ma sono stati costituiti da parlamentari che a loro volta erano stati eletti in Parlamento con liste e coalizioni diverse, addirittura persino avverse a quelle poi create . Si tratta, dunque, di partiti politici prodotti dalla casta, prodotti di palazzo, prodotti dalla nomenclatura che difficilmente non seguono solo una logica di puro potere personale e di tornaconto economico anche se poi possono anche contare , a seguito del clientelismo diffuso come usanza tipica di questi parlamentari, di un qualche consenso popolare anch'esso più interessato che appassionato. Dunque l'accusa è giusta? Questa proliferazione partitica è figlia del bipolarismo? Questa proliferazione metastatica dei partiti è dunque anche un poco  figliastra  della Legge elettorale ultima?
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Non date loro retta, è  quello che vogliono farvi credere, ma non è assolutamente la verità.  Dunque la legge elettorale attuale si limita ad affermare un sistema elettorale maggioritario per cui la vittoria elettorale spetta alla coalizione ( dichiarata prima delle votazioni) che si aggiudica più voti così come nomina come Premier di Governo il candidato il cui nome è scritto nel simbolo della coalizione. Ricordate? PDL Berlusconi, Unione Prodi.  Anzi una simile griglia dovrebbe assolutamente impedire che si formino nuovi organismi politici perchè le coalizioni ed i simboli da votare sono quelli  che già esistono  e non certo quelli che ancora non esistono al momento del voto. L'attenzione dunque va posta proprio su quei partiti - o cespugli come si chiamano con termine adatto anche per indicarne la estrema mobilità ad ogni stormir di vento - che nascono in Parlamento, che nascono dunque non dal popolo ma dal volere degli " eletti" i quali sono sempre stati eletti con coalizione e partiti diversi e contrari rispetto a quelli che creano surrettiziamente in Parlamento. I partiti che sono border line rispetto alla democrazia sono proprio questi, nati non per volere del popolo, ma per volere dei politicanti e per fini che mai sono patriottici, ma sempre disdicevoli se non decisamente illeciti.
 
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Allora se l'origine di questa proliferazione partitica non è l'attuale Legge elettorale, ne sarebbe forse l'origine lo stesso bipolarismo? E come sarebbe mai possibile, di grazia? Si può votare un partito esistente che si è coalizzato o apparentato con una coalizione , ma non si può certo votare un partito inesistente. Insomma, per fare un esempio, alle votazioni del 2008, come si poteva votare per il MPA o per il F LI se ancora non eistevano? Questo è il vero fulcro del discorso, questa è la metastasi della quale dobbiamo trovare l'origine.
                        
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Che non può dunque essere neanche il bipolarismo. Perchè la vera ed unica causa ed origine di questa cancro che ormai pervade con tutte le sue imprevedibili metastasi tutto il corpo politico del Paese ha un solo nome: articolo 67 della Costituzione, quello che stabilisce che " Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
 
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Ovviamente questo blog riafferma, per le eventuali presumibili obiezioni delle anime belle, di essere totalmente a favore della più completa libertà ed indipendenza di ciascun parlamentare , di volere che il mandato elettorale resti così com'è nella sua accezione di totale mancanza di vincolo di ogni genere. Quello che si deve eliminare sono gli usi distorti della norma, non la norma stessa. Questo errore è stato già commesso dalla classe politica italiana  del 1993, quando supinamente accettò,  senza la minima dignità , anche perchè ricattata ed intimidita da una Magistratura golpista, la cancellazione delle guarentigie dei parlamentari - immunità - a cuasa dello scriteriato uso che il Parlamento ne aveva fato. Si uccise, insomma, il bambino, invece che buttare  solo l'acqua sporca. Questo errore sesquipedale oggi non lo dobbiamo più ripetere: una norma viene usata scriteriatamente ? Bene, si puniscano i colpevoli di tale illecito uso di quella norma, ma non la norma stessa. Questo mi sembra un atteggiamento assolutamente coerente con la massima difesa della sacralità della Costituzione stessa, atteggiamento che comunque non implica una sacralità costituzionale tombale ma suscettibile di quelle correzioni che portino ad un suo perfezionamento. Non dunque un atteggimento invece assurdo come quello della sinistra che non solo acconsentì supinamente che nel 1993 una Magistratura da Ghino di Tacco sfregiasse la loro , a parole,  sacra Costituzione, ma che nulla ha poi fatto per ripristinare quella norma che fu posta dai sacri ( per loro) padri ( per loro) costituenti a baluardo della superiorità della sovranità popolare  sul semplice ordine della Magistratura. Dunque modificare saggiamente l'articolo 67 della Costituzione per arginare la nascita di partiti e partitini, da cespugli e cespuglietti da due per cento o da zero virgola qualcosa.  Sono questi cespugli che non conferiscono alle nostre istituzioni la trasparenza che desidereremmo,  perchè questi cespuglietti raramente hanno alti valori politici nazionali, troppo spesso hanno invece valori patrimoniali personali e di botteguccia. La modifica va fatta. Che lo  sia sappia sia dalle parti del  Governo che dalle parti dell' opposizione.
 
 
CHI ABBANDONA CHI
 
Mi fa piacere che Saviano cominci a conoscere con chi si è messo. Solo per aver detto che " la violenza non va mai usata come strumento di dialettica democratica", principio ovvio che non poteva non dire specie lui che ha costruito la sua fornuta proprio sulla violenza della malavita contro il popolo, Saviano è spernacchiato, abbandonato, deriso , sfottuto da tutta la sinistra, compresa anche quella Repubblica dove ancora lui scrive. Sui blog poi è un delirio. Insomma la piazza " sinceramente democratica" molla Saviano, così come Fini abbandona la difesa dei poliziotti e difende i devastatori di Roma. Ma non sarebbe il caso che questi due mettessero le loro rotelle del cervello al loro giusto posto?
 
 
Roma Domenica 19 dicembre 2010
 
Gaetano Immè

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