Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 5 febbraio 2010

Immigrati clandestini, farabutti e ladroni, manettari e spioni

Con i 98.376 smascherati dall'INPS nel 2009 i «falsi braccianti agricoli" salgono negli ultimi 7 anni a 569.841. Una città di medie dimensioni. Con differenze tra regione e regione abissali: un imbroglione ogni 4.890.841 abitanti in Lombardia, uno ogni 151 in Calabria. Trentaduemila volte di più. E fanno impressione anche altri numeri. Secondo i quali le aziende visitate e trovate con dipendenti non regolarizzati non solo il 79% delle aziende visitate avevano dei dipendenti non in regola sono principalmente in Sardegna ( una cifra impressionante, pari al 90% di quelle controllate) dell’88% nelle Marche e nel Molise ( dove quelle non in regola rappresentano ll'88% delle aziende verificate) e nell'Emilia Romagna, dove il 70 % delle imprese verificate occupa personale non in regola. Possibile che Governatori regionali, Sindaci, Prefetti, Capi di Enti, Giornalisti locali nulla sapessero di un tale scandalo? Ma come, la Sardegna rossa di Soru, il Molise del manettaro Di Pietro, l'Emilia Romagna feudo rosso da secula, le Marche sempre più rosse? Solo una esemplificazione dell'ipocrisia e delle bugie del buon goveno di sinistra. A giudicare da questi fatti, il buon governo della sinistra sarebbe una diffusa truffa allo Stato per mantenere clientele zavorresche. Bellissimo, come buon governo.


Se poi esamino i dati sul sommerso, vedo cifre da capogiro.C'era un’impresa su sei in nero tra quelle controllate in Piemonte, una su 9 in Lombardia e Veneto, una su 6 in Emilia...
Per non dire dei lavoratori in nero trovati in giro per le fabbriche, i laboratori e soprattutto i cantieri edili: oltre 2 mila in Liguria, oltre 5 mila in Emilia e in Lombardia, oltre 3 mila in Veneto, oltre 6 mila in Piemonte. E stiamo parlando solo di quelli scoperti, probabilmente pochi rispetto al totale. Prova provata che non sono solo i «vescovoni», i buonisti o le anime belle della Caritas ad attirare gli immigrati in Italia. Sono anche, se non soprattutto, tutti quelli italiani che offrono una quantità di lavoro nero impensabile negli Stati più seri: «La nostra è un’economia che ha caratteristiche strutturali che favoriscono l’immigrazione irregolare. Si basa sul lavoro nero e non esistono controlli. Le norme ci sono, ma nessuno le fa rispettare». Soluzione? «Moltiplicare per mille i controlli. Rendere più severe le pene per gli imprenditori che sfruttano i lavoratori».
Ma chi dovrebbe fare, questi controlli?
Incredibile soprattutto sul fronte dei falsi braccianti agricoli. Che sono concentrati per il 99,1 % in 5 regioni: Campania (35.556 furbetti scovati nel 2009), Puglia (25.896), Sicilia (20.790), Calabria (13.262) e Basilicata (2004) per un totale di 97.508 imbroglioni su un totale nazionale di 98.376. Una sproporzione assurda. Basti dire che è stato scovato un truffatore ogni 294 abitanti in Basilicata, uno ogni 242 in Sicilia, uno ogni 163 in Campania, uno ogni 157 in Puglia, uno ogni 151 in Calabria. Sono questi i dati di un " buon governo?"
Contro una media nazionale di uno ogni 611 che in realtà, tolte quelle 5 regioni, precipita a un falso bracciante agricolo ogni 49.133 abitanti. E parliamo del solo 2009: in totale, come dicevamo, negli ultimi 7 anni i falsi assunti da false imprese che coltivano false tenute risultanti da false carte catastali, ma che intascano reali contributi europei ed italici ,sono stati 569.841. Un’illegalità di massa inaccettabile. Tanto più che, come dimostrano le inchieste, in larga parte dei casi non si tratta di un fenomeno di sopravvivenza dovuto a disperati che non sanno come tirare avanti ma di un sistema gestito dalla criminalità. Un sistema scientifico. Che muove una quantità enorme di soldi. Basti ricordare che i soli accertamenti da 2003 a oggi (e chissà quante truffe sono sfuggite al setaccio...) hanno consentito all’Inps risparmi per 1 miliardo e 331 milioni di euro.
Si è visto di tutto, in questi anni. Di tutto. Cito ad esempio una relazione interna sull’area salernitana nella quale un dirigente della polizia scrive di avere «scoperto la presenza a Battipaglia di una sorta di ufficio di collocamento parallelo», in cui venivano gestite le false assunzioni per una molteplicità di aziende, condotto senza alcuna precauzione alla luce del sole e tra l’altro distante poche decine dimetri da quello legale. Una sfida o forse piuttosto la sicurezza di impunità in un settore, in cui le truffe all’Inps da tempo sembrano essere diventate la regola
Dalle indagini è emerso che privati cittadini, ma anche rappresentanti di patronati e di sindacati portavano quotidianamente in quell’ufficio di collocamento illegale la documentazione necessaria per far figurare centinaia di soggetti assunti in una delle tante aziende agricole esistenti solo sulla carta oppure presso realtà produttive reali, che si prestavano a effettuare false assunzioni.
Un «imprenditore» che risultava avere una grande azienda agricola e assumeva a tutto spiano si rivelò essere un barbone «che dormiva nella stazione di Battipaglia e che, avvicinato dagli organizzatori della truffa, si era prestato a dare il nome a una azienda con circa 500 falsi assunti, in cambio di una vecchia auto dove dormire»
C’è poco da sorridere. Lo spiega un’altra relazione interna, firmata dalla Responsabile del Centro per l’impiego di Battipaglia, Antonietta Barone. Dove si legge che «la malavita, che gestisce il circuito illecito, ha imposto un vero e proprio tariffario che i braccianti fittizi devono rispettare per risultare falsamente assunti». Che sempre più spesso «gli extracomunitari irregolari siano stati utilizzati in nero per coltivare i suoli sui quali risultava poi fittiziamente assunta manodopera italiana».
Non sono mancate neppure società ed aziende costituite appositamente e solo per assumere fittiziamente gli stranieri, costituite solo sulla carta per poter presentare le istanze per le assunzioni in occasione degli ingressi annuali», insomma per fare entrare in Italia extracomunitari falsi lavoratori che andavano subito ad ingrossare la schieda della mano d'opera disperata a disposizione di malavita e di imprenditori da cacciare a calci in culo. Fino al capolavoro delle badanti. Quì parliamo di " neocomunitarie " fatte entrare in Italia come " badanti" e poi fittiziamente assunte in agricoltura. In tal modo queste neocomunitarie diventano beneficiarie «delle indebite prestazioni previdenziali di disoccupazione, maternità e malattia» come false lavoratirici agricole e continuando «a lavorare in nero presso le famiglie come colf o badanti».Una truffa. E' tutta una truffa. Ma i Governatori regionali,i sindaci, i prefetti, i responsabili istituzionali sul territorio, i Magistrati ( ma come, non c'è l'obbligatorietà dell'azione penale?) della Emia-Romagna, della Campania, delle Marche, della Puglia, della Calabria, della Sicilia, della Basilicata, tutti a dormire? O come le tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Già: l'azione penale è obbligatoria solo se va a colpire una certa parte politica.
E concludo dissentendo dal Corrierone: i veri truffatori non sono i " datori di lavoro italiani". Sono semplicemente le istituzioni della sinistra che debbono essere conniventi con questo sistema, perchè su tale clientelismo a pioggia basano il loro " consenso". Pagato da noi tutti. Buona notte Magistrati!!!!!!



Aveva confermato l’impegno via mail martedì scorso. Aveva chiesto di intervenire in collegamento da Perugia, e la Rai aveva già attrezzato la sede regionale per l’ospitata. Poi il dietrofront. Luigi De Magistris non è più disponibile a partecipare al programma «L’ultima parola», in onda su Raidue alle 23.30 e dedicato all’«intoccabile Di Pietro». Ma non è tutto: nessun esponente dell’Italia dei valori, infatti, ha accettato l’invito a sedersi nel salotto televisivo di Gianluigi Paragone. Il motivo ufficiale? Impegni di forza maggiore. Da venerdì scorso a ieri domenica, all’hotel Marriott di Roma si è celebrato il congresso nazionale dell’Idv, e nessuno dei tremila e 607 delegati si è potuto ritagliare un’oretta per rispondere alle domande del giornalista. «Non proprio un impegno imprevisto. Evidentemente non si tratta di un incidente di percorso, ma di un problema politico – osserva Paragone –. Abbiamo fatto di tutto per convincere Di Pietro, lo stesso De Magistris e altri politici Idv a trattare l’argomento della puntata. Qual'era dunque l'argomento della trasmissiione di Paragone? Le stesse questioni che si sta ponendo l'Italia intera. Che ci faceva Di Pietro insieme a Contrada ? Perchè lo ha tenuto sempre nascosto? Perchè non informò del fatto i suoi superiori? Perchè e come ha potuto superare l'esame di ammissione alla Magistratura se i professori che lo hanno mesaminato erano tutti contrari ? Chi lo ha raccomandato? Tecnicamente c'era la disponibilità a collegarsi in qualsiasi modo. E invece niente. «A questo punto devo trarre la conclusione che il tema della puntata non è gradito ai vertici del partito – conclude il conduttore –. Evidentemente la libertà di stampa vale soltanto quando serve per prendere a bastonate Berlusconi. Evidentemente all’Italia dei valori le domande le possono fare soltanto alcuni giornalisti». Già l’altro ieri una cronista del Tg1 era stata insultata da Tonino, che l’aveva accusata testualmente di fare «domande del c...».

Dopo mesi e mesi, dopo che Belpietro glielo aveva chiesto inj diretta televisiva ad Annozero mesi orsono, dopo che ora Panorama sta tirando fuori tante novità sulla D'Addario, adesso la prostituta più famosa del mondo lo ammette. Di avere un conto ( non dice dove, ma ve lo dico io: negli Emirati Arabi) con sopra depositata una certa cifra ( non vuole dirlo quanto, dice però " meno di un milione di euro", ma ve lo dico io: ci sono su quel conto Euro 1.500.000,00 versate in contanti con bancanote da 500 euro ciascuna ) ( da denuncia scritta alla Procura di Bari contro la escort da un suo ex convivente, presente al versamento). Costituito , il deposito, " prima" della nottata a Palazzo Grazioli, con Berlusconi. D'altra parte non poteva che essere così. Una prostituta che spia, registra, spiattella, fotografa quello che fa con il danaroso occasionale cliente, non avrà certo più clienti. La voce si sparge, la gente mormora. Dunque eccovi serviti, signori Repubblicones ,che ora tacete, servette guardone dal buco della serratura, esperte in scroti e modi di farli erigere alla Concita De Gregorio, maestra in pene da fare addrizzare tramite inizioni onde renderli pronti alla bisogna, eccovi serviti. Dunque, in sintesi: è provato che la D'Addario " prima" di infilarsi nel lettone di Papi:
1. aveva incontrato un avvocato amico di un PM di Bari, questo PM di Bari - ora titolare una inchiesta importante sullasanità pugliese - , un senatore del PD ex PM sempre di Bari ed amico di Massimo D'Alema ( ma sì, proprio lui, quello che prevedeva, che stravedeva le " scosse" ) , tanto amico da aver fatto parte del suo Governo;
2. aveva incassato la bellezza di 1.500.000,00 Euro.
Suoi risparmi ? Frutto di ricatti e di estorsioni non denunciati dalle vittime per paura? O piuttosto il prezzo del servizio concordato con altri per il complotto contro Berlusconi ordito in complicità con l'avvocato, il PM e d il senatore ed alcuni giornalisti del giornale di Bari che è una liliale del Corriere della Sera? ? E chi l'ha pagata?
Sono gradite risposte.

Il primo congresso dell'Italia dei Valori è terminato. Il primo , ho detto. In verità questo partito è stato fondato il 21 marzo del 1998. Per statuto l'IdV " dovrebbe"svolgere periodicamente (ordinariamente ogni 2 anni, art. 8) delle Assemblee Nazionali dei Delegati che equivalgono ai congressi degli altri partiti. Sono state tenute le seguenti riunioni:
I Assemblea Nazionale - Roma, 20 febbraio 1999
II Assemblea Nazionale - Roma, 2-3 ottobre 2004
I Congresso Nazionale - Roma, 5-6-7 febbraio 2010 - L'alternativa per una nuova Italia
In poche parole, un partito condotto in maniera molto personalistica.
Ecco le mie osservazioni in merito. Pensate che le personalità, diciamo, di spicco, in tale consesso, sono stati: Luigi De Magistris, Gioacchino Genchi e Antonio Di Pietro. Il primo è quell'ex P.M. che è scappato a 43 anni dalla Magistratura per non esserne cacciato del tutto. Un Magistrato fallito che ha fatto cadere il Governo Prodi, accusando di nefandezze Clemente Mastella che è poi risultato estraneo a tutte le accuse, che ha chiesto centinaia di arresti clamorosi ( ricordate, tanto per fare un esempio, Vittorio Emanuele o Corona o Lele Mora )? Gigineddu, questo è il nomignolo nel Palazzo calabrese con cui veniva indicato De Magistris, non è riuscito ad ottenere un " rinvio a giudizio" che sia uno, dico uno solo, dai GIP incaricati di vagliare tutte le sue rodomontiche e fantastiche teorie accusatorie. Tutti archiviati i suoi processi , dai GIP stessi. Amico per la pelle e sodale del poliziotto Gioacchino Genchi, il quale utilizzando i soldi nostri e su incarico di Gigineddu nostro e della Procura di Catanzaro ha spiato e registrato questo mondo e quell'altro e che ora vive ricattando più o meno velatamente gli intercettati , il tutto contrabbandato , per le menti deboli , come " libertà di informazione", anzichè come reato ( violazione èprivacy, ricatto,estorsione, etc). Insomma uno spione di professione. E poi Di Pietro, dal quale aspetto ancora risposte alle mie domande già da tempo formulate. Quel Di Pietro che, come sta uscendo fuori, è stato culo e camicia con truffatori ( vedi " Sei Tv" di quel tale Lagostena ora in carcere per truffa e false fatturazioni di Odeon TV, che ha finanziato Di Pietro con 50.000,00 Euro nel 2008 con la " Sei TV" che però erà chiusa dal 2001 ! Per non parlare di altro! Misteri di Tonino! Se però li volete conoscere, chiedetemeli), con servizi segreti ( vedi cene conviviali con fotografie pubblicate sul Corriere della Sera ) sia italiani che stranieri, con acclarati e conclamati mafiosi ( vedi la cena con Contrada che sarà arrestato nove giorni dopo quella cena), che, non si sa da chi, possa essere stato raccomandato - e che razza di spinta, signori miei - ( ora lo abbiamo capito in tanti,perchè i servizi segreti, sia italiani che stranieri, pagano molto bene i servizi resi!) quando ha fatto l'esame da Magistrato, in quanto è stato promosso non ostante tutti i suoi esaminatori hanno fino ad ora sempre dichiarato che doveva essere respinto.
Bene: dicono, questi tre " scienziati" che è ora di governare l'Italia. Dimenticano un particolare: salvo nuovo golpe della Magistratura e forse anche dell'esercito, per governare l'Italia, non è sufficiente dirlo, non è sufficiente fare un congresso ( uno ogni dodici anni!), non è sufficiente neanche " sposarsi" con partiti minoritari, tipo PD o UDC. Bisogna sopra tutto vincere le elezioni.
Insomma un trio di spioni, una sorta di Spectre alla buona: un napoletano, un siculo ed un molisano, una sorta di riedizione del film " I soliti ignoti" di monicelliana memoria. Mentre dunque il trio spioni studia come si vincono le elezioni, gli chiedo se possono risolvere alcuni piccoli quesiti e misteri che elenco:
1. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha accertato in via definitiva che il Corriere della Sera fu " rubato" ad Angelone Rizzoli da una combutta di farabutti composta di più persone, tra le quali spicca il nome di un banchiere d'altissimo rango, un professorone, tale Giovanni Bazoli, oggi ancora Presidente di una primaria banca italiana, molto ma molto intimo con Prodi e con il PD ed ha riconosciuto ad Angelo Rizzoli la bellezza di 650 milioni di Euro di danno da riscuotere. Si tratta di una vicenda che risale al 1980 circa, una vicenda di ladri e farabutti, di sedicenti finanzieri ed autentici rapinatori, gente che ora deve restiruire il Corriere della Sera a Rizzoli e deve anche sborsargli la bellezza di 650 milioni di penale. Come mai, chiedo loro, nessun Magistrato ha mosso un dito davanti ad un caso così clamoroso di truffa?
2. Il trio spioni deve sciogliermi un segreto. Questo. De Luca, candidato Governatore del PD per la Campania, è inquisito per reati niente male: tipo " concussione, omissione atti ufficio, truffa " e robetta del genere. Il trio spioni, manettari di lungo corso ( insomma questi tre sono tre ex poliziotti, praticamente), amiconi di Travaglio e Santoro - che ti mettono in galera se appena appena ti gratti il sedere in pubblico, figurati per quei reati! - sodali di quel quasi assassino di Leoluca Orlando Cascio che è stato il mandante morale dell'omicidio di Giovanni Falcone e degli uomini della sua scorta, che è stato il mandante diretto del suicidio del Brigadiere dei Carabinieri Lombardo oltre che Sindaco di Palermo con le mani in pasta palermitan-cianciminiana, hanno sempre rifiutato la candidatura di De Luca per il PD sostenendo che era " inquisito". Giustamente, da manettari, che t'aspetti? Cosa è cambiato in questi cinque giorni di tanto segreto e che nessuno sa - io certo non lo so - che ha reso oggi il De Luca, sempre inquisito che peggio nonj si può, non più impresentabile ma presentabile agli occvhi del trio spioni? Misteri della politica molisan-manettara-franzaospagnapurchèsemagna!
3. Come mai la D'Addario dispone, in un conto all'estero di Euro 1.500.000,00, avuti e versati
" prima" di intrufolarsi tra le lenzuola di Papi? E come li ha guadagnati? O meglio: chi glieli ha dati? Via, con quel po' po' di intercettazioni che il trio spioni ha fatto, guarda caso non ci sono le conversazioni tra il senatore DP ed ex PM barese Maritati, l'avvocato della D'Addario, il PM barese Scelsi - titolare dell'inchiesta sulla sanità pulgiese!!!!- e giornalisti locali, tutte avvenute " prima" della spedizione del bamboccione Tarantino a Roma!

Chissà se il trio spioni darà risposta. Io scommetto anche questa volta: faranno come le omologhe scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Da buoni ex Magistrati!

Gaetano Immè