Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 14 gennaio 2011

LA CORTE COSTITUZIONALE , LA FARSA DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, LA VERITA' CHE FA MALE

La Corte costituzionale è un organo giurisdizionale dotato di speciali competenze, definite anche "super-legislative" perché in grado di vanificare la volontà espressa dal legislatore ordinario.In base all'art. 134 della Costituzione, la Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni, sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra Regioni e sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione. Inoltre spetta alla Corte giudicare l'ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.L'art. 135 comma 1 della Costituzione afferma che «la Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo (5) dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento (5) in seduta comune e per un terzo (5) dalle supreme magistrature ordinaria ad amministrative» Accanto alla composizione ordinaria la Corte conosce una composizione integrata, che si ha ogni volta che la Corte è chiamata a giudicare dei reati presidenziali . In tal caso la Corte è integrata con 16 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini eleggibili a senato che il Parlamento compila ogni nove anni i. In tal caso la Corte deve essere composta da almeno 21 giudici e quelli aggregati (16) devono essere la maggioranza. In questo modo i padri costituenti cercarono di attribuire all'organo un " euquilibrio"  equilibrio che risiederebbe  nel carattere misto delle sue provenienze , dove si dovrebbe perfezionare il mix perfetto fra  un’alta qualità tecnico-giuridica e la " sensibilità"  politica. Faccio notare che i membri della Corte costituzionale godono dell'immunità politica e penale simile a quella prevista dall'articolo 68 della Costituzione . Essi attualmente sono: Ugo De Siervo, Paolo Maddalena, Alfio Finocchiaro, Alfonso Quaranta, Franco Gallo (14/9/2004), Luigi Manzella, Gaetano Silvestri, Sabino Cassese (Ciampi), Maria Rita Saulle (Ciampi), Giuseppe Tesauro ( Ciampi), Paolo Napolitano,Giuseppe Frigo, Alessandro Criscuolo, Paolo Grossi ( Napolitano) e Giorgio Lattanzi. Quattro dei cinque Giudici costituzionali che sono scelti dal Presidente della Repubblica sono stati opera del Presidente C.A. Ciampi, l'ultimo del Presidente Napolitano. Se si va a fare i conti in generale, troviamo che su quindici Giudici, ben undici appartengono al centrosinistra e solo quattro al centrodestra. A questo punto , considerato che la stessa Costituzione prevede che l'Organo sia composto - come sopra evidenziavo - avendo cura di assicurare  un mix equilibrato di sensibilità politica ( quella tecnica la diamo per scontata dalla provenienza dei cinque membri dalle carriere magistrali) e tralasciando i cinque di nomina parlamentare ( si ritiene che la loro nomina sia stata approvata dal Parlamento e che quindi  costoro racchiudano quelle doti di equilibrio politico al quale accennavo) non resta che attribuire la " questione morale superiore" ai cinque Giudici che sono stati indicati ( eletti) con decisione ( legittima costituzionalmente, ci mancherebbe altro!) dai Presidenti della Repubblica. Essi sono: F. Gallo, Sabino Cassese, Maria Teresa Saulle e Giuseppe Tesauro che furono tutti nominati dal Presidente C.A. Ciampi. L'ultimo, Paolo Grossi, fu nominato dall'attuale Presidente della Repubblica Paolo Napolitano. Se si va a spulciare meglio fra i ricordi, risulta  evidente che sia Ciampi che Napolitano nel momento in cui nominavano  Giudici Costituzionali i cinque da loro  indicati, già conoscevano gli altri dieci Giudici costituzionali in carica e la loro dichiarata "sensibilità"  politica certificata  , per quelli provenienti dal ruolo dei Magistrati , dalla loro iscrizione alle correnti politiche ben note (MD, ecc) e, per quelli nominati dal Parlamento per la loro provenienza politica. Nulla quindi può scusare o giustificare l'operato, decisamente
" costituzionalmente" squilibrato  di un C.A. Ciampi, che ha insediato ben quattro Giudici Costituzionali di appartenenza dichiarata al " centrosinistra"  e di un Napolitano. Essi hanno dunque usato e forse anche
" abusato", nell'ipocrita silenzio generale ,  dei loro poteri ( legittimi),  per assicurare coscientemente ( scopo anticostituzionale ) la prevalenza della sinistra politica nella Corte Suprema .



L'attesa della  decisione di questa Corte Suprema, che Suprema non è proprio perchè è invece una squallida Corte di Parte, su questo terzo tentativo ( Lodo Schifani, Lodo Alfano e Legittimo impedimento)  di creare uno schermo, appunto un legittimo impedimento, che permetta di ripristinare la supremazia temporale della politica e degli eletti sulla Magistratutra,  era dunque una miserabile farsa  degna della migliore Italia: quella che finge infingardamente ed ipocritamente  di non capire la cosa più semplice di questo  mondo. E cioè che ( Berlusconi non c'entra proprio niente ) se in Italia  non si ripristina, così come era stato fin dall'inizio concepito,  il secondo comma dell'articolo 68 della Costituzione - mutilato nel 1994 dal golpe della Magistratura di sinistra - il Paese e la volontà popolare  saranno  sempre succubi della Magistratura politicizzata e strasbordante. La vittima non si chiama Berlusconi ( 1994) , non si chiama Prodi (2008), la vittima sarà sempre la " supremazia politica del popolo " sancito dall'articolo 1 della Costituzione. La sentenza afferma che la legge - il legittimo impedimento - è costituzionale ma che spetta al Tribunale decidere , di volta in volta, se l'impedimento invocato sia o meno " legittimo". Questa sentenza ha di fatto portato ogni P.M. nel Governo, con oltre tutto, l'aggravante che sarà il P.M. il dominus della decisione e sarà invece il Consiglio dei Monistri che dovrà prostrarsi davanti a costui per legittimare la richiesta di impedimento. Insomma, un P.M. è diventato ormai superiore al Governo, anzi lo controlla.. Ma dove siamo? In Cina? In Nord Corea? In Cuba? In Iran? No, siamo sempre in Italia, ostaggi della Magistratura come sempre. Ci siamo dimenticati forse delle sentenze sugli anni di piombo con il metodo padovano? Con le leggi speciali? Ci siamo dimenticati forse di come la Magistratura si è fatta beffe - con il fattivo aiuto della DC , del PCI e del PSI - del referendum popolare, stravinto dal popolo, che pretendeva la responsabilità penale e civile del Magistrato inquirente? Non è solo vergognosa questa sentenza, è semplicemente una sentenza assolutamente inutile, che non si fa carico del vero problema del Paese: dello squilibrio che l’ordinamento costituzionale ha subìto dalla modifica dell’articolo 68 , che dal 1994 tanto nocumento ha portato alla vita politica italiana trasformando la sacrosanta autonomia del potere giudiziario in irresponsabilità e spesso in sopraffazione sul potere politico legittimato dalla sovranità del popolo. Ancor più dopo questa sentenza la democrazia italiana resta una democrazia a legittimità limitata e sul Parlamento ricade più forte la assoluta necessità di ripristinare un equilibrio tra poteri sovrani. Ora spero che a nessuno sfugga più che le Leggi, in Italia, come da Costituzione, non le crea il Parlamento, ma "questa" brutta copia di Consulta. Perchè ieri  la Consulta ha decretato e confermato  la superiorità dell’ordine giudiziario rispetto a quello democratico, rimettendo nelle mani di un magistrato la decisione ultima in merito all’esercizio della responsabilità politica e istituzionale.  Siamo di fronte al rovesciamento dei cardini non solo della nostra Costituzione, ma dei principi fondamentali di ogni ordine democratico.Altro che attaccarsi alle solite frasi ipocrite e false tipo " Adesso rispettiamo la decisione..." e demenzialità vigliacche ed ipocrite del genere. Aspettiamo pure le motivazioni, ma è inutile nascondere la verità: in questa ridicola sentenza c'è scritto che " una Legge che non piace alla Consulta, sia essa anche totalmente Costituzionale, non deve andare in vigore, perchè così decidiamo noi ", sembra di riecheggiare i Gran Consigli delle dittature orientali islamiche. Non bisogna nascondersi dietro un dito: c’è  ormai una certa prassi,consolidata, secondo la quale a scrivere le leggi è  la Consulta. Forse ci si dimentica che il Parlamento è eletto dal popolo, la Consulta no. Il problema è che ormai la Corte si è rivelata quello che è: una consorteria partigiana ed illecita alla cui formazione hanno concorso responsabilità politiche evidenti di due Presidenti della Repubblica, Ciampi e Napolitano,  entrambi di sinistra. Come aveva ragione a suo tempo Togliatti, quando osteggiava la istituzione di questa Corte Costituzionale perchè reclamava ed affermava - a tutta ragione e diritto - la supremazia della " politica" degli eletti sul potere dela Magistratura non eletta. Mi rincuora un tantinello che anche a sinistra, ormai,  questo lapalissiano  principio- che solo i sordi ed i ciechi non vogliono nè vedere nè sentitre perchè è la loro unica arma, rigorosamente  antidemocratica sulla quale possono sperare per liberarsi , " senza mai consultare il popolo",  di Berlusconi - comincia a farsi strada. E' la Senatrice del P.D. Franca Chiaromonte - firmataria nsieme al Senatore del PDL Luigi Compagna   di un disegno di Legge bipartisan per la reintroduzione nella nostra Costituzione del testo originario dell' articolo 68 - che , proprio ieri, mentre la Consulta emetteva il suo verdetto sul legittimo impedimento, con impareggiabile chiarezza e crudeltà spiegava che " Nel testo sacrosanto di quel  principio  ( secondo comma originario dell'articolo 68 della Costituzione) che i padri costituenti immaginarono per equilibrare i rapporti fra potere legislativo e potere giudiziario, troppo frettolosamente espunto dalla Costituzione sotto l'effetto emotivo di Tangentopoli, vi sono le ragioni dell'equilibrio, del buon senso, della salute del Paese." Aggiunge,  la Senatrice,  che ormai la questione è  fin troppo intrisa di ideologismo politico ed anche di rancori e di odii  e che l'immunità non può nè deve essere una sorta di meccanismo ad personam, ma deve valere erga omnes per i rappresentanti eletti dai cittadini. Quello che ha impedito che intorno a tale misura , di una trasparenza e semplicità incredibile ( quanti si dichiarano ogni giorno difensori della Costituzione tramandata dai sacri Padri costituenti, senza rendersi conto di quello che dicono?),  si siano coagulate le forze politiche presenti in Parlamento,  è il ruolo " giustizialista  che la sinistra ed il P.D. in particolare si è assunto con l'apparentamento con l'IDV. Così questo disegno di Legge,  assolutamente bipartisan,  ha avuto molte difficoltà a raccogliere le firme necessarie in Parlamento perchè tutti gli schieramenti hanno timore di rimetterci consensi . Specialmente nella sinistra, dove una serena presa di coscienza di questo problema sarebbe vissuto non in funzione del bene del Paese, ma solo come un asservimento al berlusconismo. E perchè no, signori della sinistra, al prodismo, visto che anche l'ultimo governo Prodi è stato vittima dello strapotere della Magistratura? Ma la politica non è al servizio del Paese ?

MIRAFIORI , INDOTTO, DEDOTTO, STORIA INGLESE E STORIA ITALIANA

Sono passati quasi venti anni da quando i soliti noti, le solite così dette " anime belle" della vecchia Europa si distinsero, anche in  Italia, per essersi  dedicate,  anima e corpo, ad incomparabili opere di solidarietà - morale, politica, sindacale, umana - nei confronti dei minatori inglesi, vittime di quella cattiivona della Thatcher, la quale desiderava risanare, ristrutturare e privatizzare impianti minerari vecchi, obsoleti, superati tecnologicamente, pericolosi, carichi di debiti, improduttivi, costosi , che producevano  a prezzi "fuori mercato". Anche allora si mobilitarono, in Italia, i soliti " depositari di verità", registi, artisti, pennivendoli, nani, cantanti, ballerini, donne cannone, comici, donne baffute e compagnie di giro. Gli inglesi, gente albionica e tosta, restarono , pur conservando  il loro classico aplomb , al freddo,  senza riscaldamento,  per un inverno lungo e rigido, ma la Lady di ferro e la Gran Bretagna  vinsero  la battaglia. Mr Arthur Scargill, che era l'allora leader sindacale inglese , osannato come oggi  lo è in Italia una Camusso, oggi è considerato un personaggio patetico, rappresentante del peggior conservatorismo , responsabile del tracollo del glorioso sindacalismo e laburismo inglese. Lasciare la FIOM nelle mani della sua attuale classe dirigente è un pericolo per il Paese che deve adeguarsi al mondo globalizzato e non pretendere di restare un'isola di garanzie statali senza obblighi , senza controlli e senza produttività. La CGIL ha già due volte avuto la forza di riprendersi espungendo dalla FIOM classi dirigenti inadeguate, come fece Di Vittorio nel 1955 e Luciano Lama nel famoso 1980. D'altro canto non si può far finta di niente quando, ormai con la consultazione refrendaria in corso, personaggi come Landini e Cremaschi , la FIOM insomma, rilasciano dichiarazioni sul " dopo " referendum che offendono i basilari principi democratici e certificano e spiegano  l'assoluta inaffidabilità dell'Italia per investimenti produttivi stranieri. Quando infatti una minoranza si permette di definire aprioristicamente " illegittimo e illegale" l'esito di un referendum democratico e ne sollecita addirittura la violazione ed il sabotaggio ( a proposito, ma l'azione penale è obbligatoria contro tutti o solo contro il Berlusca?) non solo cadono  le braccia , ma mi chiedo come sia stato possibile arrivare ad essere il settimo paese più industrializzato avendo eliminato da tempo, dal mondo del lavoro, dalla vita stessa,  espressioni del tipo " sfruttamento degli operai". La verità è che per Mirafiori è in ballo non solo le Carrozzerie, non solo limpianto, ma anche Torino, anche il Piemonte e che la questione non è di solo appannaggio della CGIL e della FIOM, ma " dovrebbe " riguardare anche la Confindustria  nonchè le istituzioni locali. Sconcerta pertanto la Marcegaglia timorosa, conforta Chiamparino deciso. Qui non si parla solo dei quasi 6.000 dipendenti di Mirafiori, quì in ballo ci sono posti di lavoro ed attività produttive che sono dipendenti e legate a Mirafiori che neanche si possono immaginare. L'indotto, insomma, che , se ben calcolato, fra indotto e dedotto, fra dittarelle e società, fra produzione e servizi, fra commesse ed appalti, fra "inside factoring" ed
" out factoring" , supera abbondantemente i centomila posti di lavoro.I dati riportati sono stati calcolati dall'ANFIA e parlano di un totale di posti di lavoro di 87.000 per l'esattezza, da questo blog portati a centomila perchè non si può credere che solo in Piemonte tutto sia " in bianco" e non ci sia anche lo zoccolo duro del trenta per cento " in nero" e del quale l'ANFIA non si occupa.

Roma venerdì 14 gennaio 20110

Gaetano Immè

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