Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 22 gennaio 2011

PARLIAMO DI COSE SERIE, PARLIAMO DI GIORGIO NAPOLITANO


Giovedì 20 gennaio 2011, ieri l'altro,  il Presidente Giorgio Napolitano ha inaugurato un busto dedicato alla figura di Alexander Dubcek, l'uomo politico cecoslovacco che ha rappresentato " lo spirito" della famosa rivolta contro l'oppressione culturale ed umana dell'URSS, della così detta " Primavera di Praga" e che per questo fu combattuto, soggiogato, intimidito, epurato, accantonato, criminalizzato dai comunisti sia dell'URSS che da quelli del PCI,  di cui , allora,  proprio l'On Giorgio Napolitano presiedeva   la sezione della cultura. In quell'occasione istituzionale il Presidente Napolitano ha detto :" Le antiche contrapposizioni ideologiche sono state superate e ci sono le basi perchè ci si riconosca in un insieme di valori comuni.." nonchè, che Dubcek fu davvero " un campione degli ideali d libertà...". E basta.


I FATTI IGNORATI DA NAPOLITANO

Praga, agosto 1968: 750.000 soldati e 6.000 carri armati del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia e reprimono nel sangue il tentativo di costruire un «socialismo dal volto umano». Sono passati ormai quarantatre dalla fine della cosiddetta Primavera di Praga, ma l’anniversario non sembra aver suscitato particolare interesse, come si conviene - nella tradizione del "politicamente corretto" - a qualsiasi evento che possa sembrare un modo per suscitare sentimenti anticomunisti. Ma che cos’è stata la Primavera di Praga? Soprattutto i più giovani possono, oggi, avere le idee confuse al riguardo, o addirittura ignorare l'avvenimento. Può essere utile - io dico che è ne ces sa rio -  dunque ripercorrere per sommi capi le tappe di quanto è successo.La Cecoslovacchia - dopo il colpo di stato del 1948 che aveva portato al potere i comunisti grazie all'alleanza di Stalin con Hitler - era rimasta fino agli anni '60 un tranquillo membro del Patto di Varsavia, cioè una di quelle «democrazie popolari» che nulla avevano né di democratico né di popolare e ove vigeva un regime ferreo e ottuso di stretta osservanza sovietica. Ma all'inizio degli anni '60 entrarono nel partito comunista cecoslovacco alcuni personaggi portatori di un’ideologia riformista, che mirava a uscire dalla crisi sociale e dalla stagnazione economica restando sì nel sistema politico socialista, ma emancipandolo dalla dipendenza sovietica e dalla burocrazia centralista. Sostenuti dalla élite intellettuale, costoro iniziarono una battaglia cui, nell'ottobre 1967, aderirono con entusiasmo gli studenti: senza luce e al freddo non si poteva studiare.La svolta avvenne nel gennaio del '68 quando, durante i lavori del Comitato centrale, il primo segretario del partito comunista cecoslovacco (che come in tutti i regimi sovietici era l'uomo più potente del paese, e che allora era Novotny) fu costretto a dimettersi e a lasciare la carica a Alexander Dubcek, allora oscuro segretario del partito comunista slovacco. Cominciavano così i mesi della grande utopia, come è stata chiamata, o della grande illusione: i mesi cioè in cui si sperò - contro ogni speranza - che fosse possibile dar vita a un "socialismo dal volto umano". Cambiano tutti gli uomini al potere (intorno a Dubcek, Cernik diventa primo ministro, Svoboda presidente della Repubblica, Smrkowsky presidente dell'Assemblea nazionale), vengono introdotti elementi di pluralismo economico e politico, la censura è soppressa, si cerca di riformare l'economia, abbandonando il centralismo e l'industrializzazione forzata (il solito mito marxista-leninista che tanti danni e lacrime ha portato ovunque). Anche la Chiesa si fa sentire e l'arcivescovo di Praga, l'eroico e indomito card. Tomasek («iurium humanorum strenuus defensor» sta scritto sulla sua tomba a Praga: strenuo difensore dei diritti umani), chiede lo scioglimento del Movimento dei preti per la pace (il solito organismo creato per motivi propagandistici dai comunisti quando vanno al potere) e lancia l'Opera di rinnovamento conciliare: così rinasce la stampa cattolica e lo Stato cessa ogni ingerenza nelle questioni ecclesiastiche.Ma non poteva durare. Il processo di liberalizzazione allarmò pesantemente i dirigenti sovietici, che videro nella Primavera di Praga - giustamente, dal loro punto di vista - una malattia contagiosa, e dunque una minaccia per gli altri regimi comunisti. Dubcek cercò in tutti i modi di rassicurare i sovietici, ma si illudeva. Dai verbali segreti delle riunioni del Patto di Varsavia (pubblicati sul n. 4/98 de «La nuova Europa») emerge chiaramente la preoccupazione di tutti i membri del Patto. "Dobbiamo difendere la Cecoslovacchia - si legge - e con essa difenderemo anche tutto il blocco socialista". E così, nella notte fra il 20 e il 21 agosto 1968 (quando, come scrive Dubcek nelle sue Memorie, "era inconcepibile pensare che nel giro di poche ore i carri armati sovietici ci avrebbero assalito"), le truppe del Patto - 750.000 uomini e 6000 carri armati - invadono la Cecoslovacchia e mettono la parola fine alla Primavera di Praga. Dubcek, con altri esponenti politici, viene sequestrato e portato al Cremlino dove, nel tentativo di ammansire i sovietici, finisce per sottoscrivere, il 26 agosto, un accordo (il cosiddetto diktat di Mosca) in cui la priorità è data alla "lotta contro le forze antisocialiste". Comincia così il ritorno all'ordine: vengono evitate le sollevazioni popolari, anche se non mancano fatti tragici, come il rogo di Jan Palach, uno studente ventunenne che il 19 gennaio 1969 si diede fuoco nella piazza Venceslao di Praga per protesta contro l'occupazione sovietica. Ma la "normalizzazione" è in marcia, grazie anche all'abile manovra chiamata la "tattica del salame", con cui viene disgregato il gruppo che faceva capo a Dubcek, prima allontanando Smrkovsky, poi dividendo Cernik da Dubcek e Dubcek da Svoboda. Dopo di che la strada è in discesa.Dubcek viene sostituito da Husak come primo segretario del PCC nell'aprile del 1969, poi espulso dal Presidium (in settembre, dopo le manifestazioni antisovietiche suscitate dalla vittoria della squadra di hockey ceca contro quella sovietica), quindi obbligato a dimettersi dal Comitato centrale nel gennaio 1970 e infine, dopo pochi mesi come ambasciatore ad Ankara, espulso dal PCC il 26 giugno 1970 (tornerà visibile, come presidente del parlamento, dopo l’89, per morire nel ‘92 in un incidente automobilistico). Gli intellettuali e gli studenti sono ridotti al silenzio, la polizia riprende il suo occhiuto potere, la censura torna a dominare, viene largamente praticata la denigrazione e la calunnia verso i personaggi più noti (che cosa non si è scritto, in quegli anni, contro Prochaska, contro Havel - che dopo l'89 diventerà presidente della Repubblica contro Pelikan e tanti, tanti altri?). Insomma, la Cecoslovacchia torna all'ovile, e dovrà aspettare vent'anni per riassaporare - con la "rivoluzione di velluto" del novembre 1989 - la libertà. Ma questa è un'altra storia.In conclusione si può dire, come ha scritto Renzo Foa, che "il tempo, di solito prodigo di risarcimenti morali, non è stato generoso con Dubcek e con i «comunisti riformatori», che hanno finito per essere due volte sconfitti: in quanto riformatori (da altri comunisti) e in quanto comunisti (dalla storia)". Ma il comunismo è quello che è: esso non è in alcun modo riformabile, e la vicenda della Primavera di Praga ne è un'ennesima, drammatica conferma.Resta però il fatto che “ la realtà del comunismo è profondamente radicata nei cuori”, e che “il cambiamento delle strutture, del regime, non è ancora il cambiamento del cuore e della mentalità: molti, ancora adesso, agiscono sotto l'influsso di questa mentalità, anche senza rendersene conto”: così, con amarezza, ha constatato il Card. Vlk, arcivescovo di Praga in un’intervista a «Avvenire» del 20 agosto 1998.Praga: novembre 1989: cade il muro di Berlino, cade la dittatura comunista in tutto il mondo.Praga: l’unica città del mondo dove , dopo la “ Primavera di Praga”, c’è stato un lunghissimo inverno durato dall’agosto del 1968 fino al novembre del 1989, vale a dire la bellezza di ventuno anni e tre mesi. Questo era il " paradiso comunista" che Paolo Napolitano voleva instaurare anche in Italia.


TUTTO QUA'?

Le antiche contrapposizioni ideologiche sono state superate e ci sono le basi perchè ci si riconosca in un insieme di valori comuni... Il Signor Presidente mente, sapendo di mentire. Perchè le " contrapposizioni idelogiche" alle quali   allude non possono che essere che il  fascismo e il comunismo.Il primo è morto e sepolto fisicamente dal 1943, forse anche intellettualmente, sicuramente legalmente,  perchè in Italia è stato anche introdotto un reato penale specifico che si chiama " apologia del fascismo" . Questo blog trova questo reato semplicemente ri di co lo, come d'altronde tutti i " reati di opinione", perchè le opinioni, tutte le opinioni, in uno Stato di diritto, devono essere libere, come le persone.  Il secondo è anch'esso morto e sepolto, morto ufficialmente dal novembre del 1989 perchè sepolto dal proprio fallimento ideologico e dal peso di più di cento milioni di persone che furono assassinate in nome di quella maledetta ideologia. Ma, stranamente, l'Italia non ha parallelamente  introdotto anche  il reato penale di " apologia di comunismo", non si sa bene perchè. Sia chiaro, questo blog sarebbe contrario ovviamente anche a questo  reato, sempre perchè si sarebbe trattao sempre di un reato d'opinione, ma mi ha sempre lasciato stupefatto questo squilibrio ideologico inspiegabile, comprensibile solo con una visione idelogica del diritto, cosa che già di per sè la dice lunga sulla mentalità della attuale  Magistratura italiana. Comunque è tanto vero quanto sostengo  che - e l'On Napolitano lo sa benissimo ma che finge di ignorare  - oggi come oggi in Italia ci sono la bellezza di sette movimenti sette che invocano nelle loro denominazioni, ed anche con " orgoglio"-dicono- ,  il termine " comunista".

ALMENO QUALCHE RIMORSO

Davanti a tanto sfacelo, davanti a tanti  e ripetuti  fallimenti, davanti a tanti popoli costretti a morire ed a soffrire inutilmente ma per pura ideologia, davanti a tanti rimorsi, com'è possibile che una persona,  onesta intellettualmente,  non senta il bisogno di una "nobile catarsi", di una liberazione spirituale, di una confessione liberatoria dal peso di tali responsabilità ? Ma  scusi, Signor Presidente, ma un poco di vergogna , non dico tanta, ma almeno un poco di sana e meritata vergogna , davanti a tanti rimorsi, è in grado di provarla o è talmente " comunista dentro l'animo" che nemmemo le passa per l'anticamera del cervello di chiedere scusa per tutte le malefatte degli scorsi ottantadue anni della sua vita ? Ma che faccia tosta, Signor Presidente! Ma come: Lei ha sempre agito al servizio della sua ideologia, io mai ed oggi mi devo sentir dire da Lei, proprio da Lei che per tanti anni ha servito la sua ideologia senza un minimo di vergogna, che devo abbandonare la mia ideoloigia? E quuale mai sarebbe la mia ideologia, se è quella di pensare al solo bene del Paese? Ma come, ha vergognosamente auspicato  per trenta e passa anni che l'Italia cadesse sotto il tacco dittatoriale del comunismo;  ha elogiato i carri armati sovietici che invadevano nel 1956 l'Ungheria  e che soffocavano la richiesta dei giovani ungheresi di libertà, di pane, di acqua, di giustizia, di libertà personali , diritti che la dittatura del comunismo aveva cancellato dall'Ungheria;  ha scritto , con evidente sprezzo della logica e del ridicolo, che " i carri armati sovietici a Budapest hanno salvato dalla  controrivoluzione imperialista il popolo ungherese ";  ha tifato affinchè i carri armati sovietici sopprimessero " come si deve " ( espressione sua, Presidente e molto chiara!) l'anelito liberista, riformista, libertario, l'anelito alle libertà fondamentali  della persona che proveniva dalla primavera di Praga;  hai gioito quando 750.000 soldati e 6.000 carri armati del Patto di Varsavia hanno soffocato Praga, hanno ucciso  i giovani cecoslovacchi, quando  la censura tornò a soffocare  la Cecoslovacchia ,  quando venne  largamente praticata la denigrazione e la calunnia verso i personaggi più noti ,quando la Stasi mise sotto controllo la " vita degli altri" ( film bellissimo che la invito ad andare a vedere ) come ora volete fare con le nostre vite cancellando dalla nostra Costituzione le fondamentali ed inalienabili libertà personali per lasciare che la Magistratura-Stasi ci intercetti tutti, anche senza motivo;   ha ignorato e denigrato persino l'estremo gesto di Jan Palach , lo studente che, disperato dalla militaresca e violenta restaurazione del comunismo,  si dette  fuoco come un bonzo nella piazza di Praga , diffamandolo come un agente  " al soldo dell'imperialismo capitalista"  ; ha diffamato, insieme ad un imbarazzante Camilleri i cinquanta giovani cinesi che si fecero trucidare dai carri armati dei comunisti cinesi a Tienamen per invocare le libertà basilari personali  che il solito sistema comunista vietava.  Ma crede veramente Signor Presidente che a noi italiani , crede veramente che sia sufficiente per noi italiani le sue  miserabili, false, ipocrite, indegne tre paroline tre e che così ,  " se volemo tutti bene"  e che  con quelle sue sciocche ed insulse paroline,  tutte le divisioni idelogiche , con le quali avete avvelenato tutti i pozzi italiani, siano sparite?

LA VERITA'

La verità è questa: lei è un vero " comunista dentro l'anima" e dunque lei è proprio così. Lei non si vergogna di nulla di  tutto quello che ha combinato, lei non ha alcun rispetto delle persone che l'ideologia che Lei ha servito come un lacchè ha  torturato,  ucciso, martoriato, imprigionato, criminalizzato, ghettizzato; Lei se ne sbatte altamente  del popolo,  del quale,   con una faccia tosta da Guiness dei primati , a chiacchiere si autodefinisce " difensore". Ma difensore di cosa? Lei è sempre stato per la dittatura: prima  di Stalin, poi per  gli altri dittatori sovietici, per Pol Pot, per Castro, per Arafat e vorrebbe pure che qualcuno, minimamente dotato di cervello,  creda ancora alla sua cialtroneria massima, quella  di essere un difensore del popolo? Lei considera il popolo come un bue da sfruttare, come i suoicompagni di partito d'origine, per Lei " il popolo" è  la solita massa di stronzi imbecilli che , se lasciati da soli e non opportunamente " istruiti" e " guidati" ( da Lei , s'intende!) sono anche capaci di ragionare con la loro testa, ohibò!, ed anche di votare per il PdL invece che per Lei. La persona che non riesce a fare una seria autocritica della sua storia, che non riesca a rinoscere i propri errori, che addirittura pretende che gli altri  non glieli rammentino , una persona così come Lei, Signor Presidente, non può pretendere dagli altri rispetto e fiducia. Capisco che per fare questo esame di coscienza ci vuole fegato, coraggio ed onestà intellettuale, cose che o si possiedono nel DNA o, malauguratamente per Lei, non sono in vendita. Dubito per tutto questo che  Lei   sia degno di occupare una carica istituzionale,  come quella che Lei ha ottenuto dai suoi amici di partito ( Lei è la vergogna della storia quirinalizia democratica parlamentare italiana, perchè Lei è il secondo Presidente della Repubblica che viene eletto alla carica con il voto dei suoi soli compagni di partito. Il primo fu ,negli anni sessanta , Antonio Segni. Ma allora vi erano ragioni di ordine pubblico che imponevano questa scelta, problemi di ordine pubblico che Lei spero ricorderà, dato che Lei era magna pars di quel  PCI che quei problemi creò a bella posta per ottenere dalla vile DC sempre più potere - oggi si direbbe, come insegna la FIOM , un bel ricattone .Non sarebbe stato preferibile un esame di coscienza, una pubblica confessione dei fallimenti e degli sbagli storici commessi, andare a Canossa, insomma, ma meritare almeno di essere votato dal Parlamento intero, così da essere veramente il Presidente di tutti gli italiani. Non il " palo", al Colle, del suo partito politico.


Non credo di averla offeso o diffamato, perchè le cose narrate su di Lei sono di dominio pubblico ( sono ancge in Wikipedia, per dire ) e perchè nessuno degli aggettivi usati mira a screditarla,  ma sono solo il frutto di un sano dibattito politico. Forse l'unica offesa è quella di " essere un comunista dentro l'anima". Ma porti pazienza, è la verità. Ancora u n anno e mezzo, Signor Presidente e poi aria, aria. Aprite le finestre al primo sole, è primavera, è primavera!!! Anche a Praga e pure, speriamo, al Colle di Roma.


Roma sabato 22 gennaio 2011

Gaetano Immè

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