Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 19 gennaio 2011

SONO PASSATI TRENTOTTO ANNI !!!!

Nella notte del 16 aprile 1973 alcuni aderenti all'organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell'appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena.Mattei era allora il Segretario della Sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano, in via Svampa a Primavalle.
Divampò un incendio che distrusse rapidamente l'intero appartamento. La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale. Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da li si buttò, presa al volo ancora dal padre. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura. Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo paramilitare dei Volontari Nazionali[1], e il fratellino Stefano di 10 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell'abitazione, e assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all'indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.Le indagini, affidate al Msagistrato Domenico Sica,  seguirono piste collegate all'extraparlamentarismo di sinistra, in particolare vennero indagati esponenti di movimenti collegati a Potere Operaio che ribatté pubblicamente parlando di "montatura poliziesca".Il 18 aprile 1973 fu arrestato Achille Lollo come presunto responsabile; avrebbe scontato 2 anni di carcere preventivo.Furono poi rinviati a giudizio, per strage: Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo. Molti gli intellettuali ed i giornali che si schierarono per difendere gli imputati. Tra i più autorevoli quotidiani a prendere queste posizioni ci fu Il Messaggero, il più diffuso quotidiano di Roma, il cui editore Alessandro Perrone era il padre di Diana Perrone, lei stessa militante di Potere Operaio e successivamente coinvolta nelle indagini. Franca Rame, allora esponente dell'Organizzazione Soccorso Rosso Militante, in una lettera datata 28 aprile 1973 scrive al Lollo " Ti ho inserito nel Soccorso rosso militante. Riceverai denaro dai compagni, e lettere, così ti sentirai meno solo "  Alla campagna innocentista in favore dei tre indagati contribuirono anche alcuni autorevoli partiti politici , quali il P.C.I.  il P.S.I. e lo scrittore Alberto Moravia Il 28 febbraio 1975, alla fine della quarta udienza del processo, vi furono scontri tra simpatizzanti di destra e di sinistra, lo studente greco Mikis Mantakas, simpatizzante del FUAN-Caravella, venne ucciso a colpi di pistola da estremisti di sinistra in via Ottaviano, vicino al Palazzo di Giustizia. Tuttora ignoto l'assassino.
Il processo di primo grado iniziò il 24 febbraio 1975, in stato di detenzione Achille Lollo, mentre Manlio Grillo e Marino Clavo erano già latitanti. Inizialmente l'accusa ipotizzata fu di strage e la pubblica accusa richiese la pena dell'ergastolo.Si concluse con l'assoluzione per insufficienza di prove degli imputati dalle accuse di incendio doloso e omicidio colposo. In secondo grado, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale.Lollo, rilasciato in attesa di processo d'appello, riparò in un paese del Sud-America con il quale riteneva l'Italia non avesse trattati di estradizione, che invece vi erano, ma in realtà poté restarvi poiché per la legge brasiliana il reato era prescritto a causa del lungo tempo ormai trascorso al momento della domanda di estradizione. Manlio Grillo  si rifugiò invece in Nicaragua grazie alla complicità, di cui aveva goduto anche il Lollo, di Oreste Scalzone. Marino Clavo tuttora non risulta rintracciabile.La pena è stata dichiarata estinta dalla Corte d'appello di Roma per intervenuta prescrizione, su istanza dell’avvocato Francesco Romeo, difensore di Marino Clavo.

Ciò è stato possibile per il tipo di condanna applicata in secondo grado, come lamentato da Ignazio La Russa. Per undici anni sulla vicenda cadde il silenzio, fino a quando l'otto marzo 2004 un esponente di An scoprì che Lollo era iscritto nella lista degli elettori del ministero dell'Interno per le elezioni dei Comites (le comunità italiane elette direttamente dagli italiani residenti all'estero) nonostante fosse latitante. Il 10 marzo 2004 Lollo in un'intervista al Corriere, precisò di aver ricevuto il certificato elettorale e di essere andato al consolato a firmare per 'Viva l'Italia', una lista di candidati che faceva riferimento all'Ulivo". Sentendosi perseguitato, annunciò rivelazioni: un anno dopo, in una nuova intervista sempre al quotidiano di via Solferino coinvolse Gaeta, Lecco e Perrone, mentre la sua pena cadeva in prescrizione. La vicenda è tornata alla ribalta poiché la Procura di Roma ha recentemente riaperto il caso avendo assunto nozione di nuovi dettagli (appresi da dichiarazioni degli imputati) che consentirebbero di richiedere la revisione del processo ipotizzandosi ora un reato di strage.Paolo Gaeta, Diana Perrone ( si tratta di una figlia  e Elisabetta Lecco sono stati iscritti dalla procura di Roma nel registro degli indagati per strage, e per tale reato non si applica la prescrizione.Nel 2005 la famiglia Mattei ha sporto denuncia indicando quali mandanti dell'attentato Lanfranco Pace, Valerio Morucci e Franco Piperno.Fra le dichiarazioni che questi rilasciarono in quell'anno emergono elementi che fanno sembrare molto probabile che essi sapessero molto e che il depistaggio sia stato voluto.Tutti gli organizzatori, esecutori e comprimari della strage finora identificati sono a piede libero e taluni svolgono compiti di rilievo nell'informazione pubblica e della pubblicistica (Pace, Morucci, Piperno, Scalzone, Grillo).

ANCORA SUL TENTATIVO DI ABBATTIMENTO DEL GOVERNO PER VIA GIUDIZIARIA

Questa è una barbarie, questa è la barbarie assoluta : non è la candidatura , non è il ruolo pubblico di un tizio che si chiama Berlusconi proiettatoin politica grazie al voto del popolo italiano, perchè l'Italia è un Paese dove tutti si possono candidare ( anche gente come D'Alema, come Veltroni, come Vendola che mai sono stati " eletti" dal popolo ad una carica politica nazionale), un Paese  dove vige la libertà, pure troppa visto  che abbiamo avuto un Presidente della Repubblica autore, come Magistrato, di una  condanna a morte di una persona; tanto che abbiamo avuto tre Presidenti del Consiglio gay; tanto che abbiamo un Presidente della Camera indagato dalla Magistratura per truffa aggravata; tanto che abbiamo assassini messi in libertà dalla Magistratura per dimenticanza; assassini liberi all'estero per noncuranza o per complicità della stessa Magistratura;  assassini mafiosi condannati all'ergastolo ma rimessi in libertà da Magistrati che " si dimenticano" per cinque anni di trascrivere la sentenza; roba da imputazione immediata penale di " concorso esterno in associazione mafiosa" se fosse vera - e non una presa per i fondelli - la storia stucchevole e miserabile " dell'obbligatorietà dell'azione penale"!  La vera barbarie è   proprio quella messa in bella mostra da Giornali, da televisioni, dalla stessa Magistratura, da impresentabili partiti politici, una barbarie senza fine.Perchè  ormai non ci possono più essere dubbi sull'intento persecutorio che anima la Magistratura contro un solo uomo ( e come averne ancora dei dubbi davanti ai numeri elencati da questo blog ieri, che si riassumono in 29 procedimenti contro un sol uomo , guarda caso da quando costui ha creato F.I. ed ha  vinto le elezioni politiche del 1993/94, tutti per  eventuali reati tutti commessi " prima " della sua prima candidatura, 10 procedimenti già archiviati, tredici conclusi con assoluzioni - dei quali uno ( il primo, quello notificato tramite Il Corriere della Sera nel 1994 ) ha dimostrato che le accuse dei Magistrati erano false e miravano solo ad eliminare l'avversario politico vincitore di democratiche elezioni- sei in corso, duemilacinquecento udienze, mille Magistrati occupati, spese complessive cinquecentomilioni di Euro).Come raccontato in " Arcipelago Gulag", come la Stasi, questa Magistratura si è autolegittimata ad  appiccicare un marchio di infamità sulle vite degli altri, senza averne  potere e sopra tutto senza attendere la soluzione finale del processo; una Magistratura che spia le parole di persone innocenti , sperando di trovare qualcosa cui appigliarsi - basta una parole, un modo di dirla, una sfumatura -  per accusare qualcuno di quanto basta per la diffamazione, per la stalinista criminalizzazione. Una Magistratura, si osservi bene, dalla quale , solo per fermarci agli ultimi venti anni circa, non sono venuti che conflitti , giuridici ed isituzionali, di ogni genere, che hanno fatto precipitare il Paese nell'immobilismo. E' ormai prassi normale rivolgersi alla Magistratura per rovesciare quello che accordi, contratti, elezioni, referendum hanno democraticamente stabilito. Hanno bocciato tuo figlio? C'è il TAR! Hnno licenziato tuo fratello? C'è il TAR! Hanno promosso la Busi? C'è sempre il Magistrato del Lavoro! Hanno firmato un accordo FIAT  e sindacati? Chissenefrega! C'è sempre un Giudice cui ricorrere per smontare tutto quello che era stato legittimamente costruito.  In quale altro Paese civile del mondo per  delegittimare un politico si mettono alla gogna pubblica decine e decine di innocenti? E dove sono i difensori della legalità? Continuano a negare che questo spregiudicato ricorso alle intercettazioni sta imbarbarendo il Paese? Perchè non guardano le legislazioni della Gran Bretagna, della Francia, della Germania dove quasi nessun Magistrato ricorre alle intercettazioni? Ma quanti capiscono la gravità della situazione? Quanto comprendono che, per Ruby, si è arrivati al punto di non ritorno, ad una Magistratura ridicolmente musulmana che apre un'inchiesta non sulla base di reati penali accertati, ma sulla base di " principi morali", quasi come la Chiesa della Santa Inquisizione. Sia chiaro una volta per tutte: Berlusconi non ha nulla da farsi perdonare più di quanto non lo abbia qualsiasi persona segnata dal pecato originale. Da quando in quà vige in Italia un codice etico nazionale? E chi lo ha stabilito di grazia, se neanche la Chiesa - il che è tutto dire - ne ha mai parlato? E questo codice etico vale solo per un uomo, per una carica pubblica,  che va con una donna? E perchè non vale per un uomo, sempre carica pubblica,  che va con un altro uomo? Perchè non vale per un uomo, sempre cairca pubblica,  che va con i transesuali? Perchè non vale per un uomo, sempre carica pubblica,  chi va con gli omosessuali? Perchè non vale per un Presidente della Camera, carica publicissima, che ruba case al suo stesso partito? Questi Magistrati, più sgherri stalinisti che uomini di Giustizia,  quegli idioti che nascondono la loro abissale ignoranza, la loro totale  mancanza di idee e di ideali dietro il  querulo e vigliacco " intercettatemi pure, perchè non ho nulla da nascondere! " e tutti coloro che li spalleggiano sono dei veri criminali che calpestano le nostre sacrosante libertà costituzionali individuali per il loro sporco, inverecondo , meschino tornaconto di botteguccia come i tanti, troppi pennivendoli , residuati sessantottini che non sanno guardare se non sotto le lenzuola e dentro un paio di mutande, sperando non siano quelle, piene di ragnatele immagino, di certe burbere e sempre rosse  Magistrate. E che dire di questo impresentabile Capo dello Stato? Il quale se ne esce dicendo solo " di essere consapevole del disappunto  dell'opinione pubblica italiana...." ? Rispondiamo a questo Comunista dentro che noi non sentiamo " disappunto" ma una vera e propria indignazione per il comportamento di questa Procura di Milano. Intercettare mille linee telefoniche alla ricerca di un reato , è una vergogna, uno schiaffo alla democrazia, Signor Presidente, altro che disappunto. Lei, Presidente Napolitano, se avesse veramente a cuore la libertà degli italiani,  dei quali è immeritatamente la caricatura di Presidente, avrebbe dovuto urlare e strepitare contro questi Magistrati che vogliono calpestare la privatezza di noi italiani. Quello che sta accadendo da noi , signori belli, non riguarda solo questo Signor Silvio Berlusconi od il Signor Romano Prodi , ma riguarda tutti noi.  Noi non vogliamo sacrificare neanche parzialmente le nostre sacrosante libertà individuali, i nostri sacrosanti ed irrinunciabili diritti costituzionali ( alla privacy, alla privatezza, alla riservatezza, alla libertà religiosa, di pensiero, sessuale, di corrispondenza ,ecc  ) per compiacere questa lobby di impuniti tiranni - della  quale lisciare il pelo vuol dire anche assicurarsi un suo  " pesante occhio benevolente" per i propri guai! - che vorrebbe comandare il nostro Paese , tramutarlo in una " magistratocrazia"  con la violenza, con la complicità di una sinistra forcaiola e giustizialista, con la complicità istituzionale del Colle silente di fronte a tanto scempio,  e, soprsa tutto,  senza che nessun cittadino glielo abbia mai chiesto.

MARCHIONNE, LA FIAT, IL CORRIERE DELLA SERA, IL PROGETTO.


Molto significativa l'intervista che Sergio Marchionne ha deciso di concedere a Repubblica, molto, molto significativa.  Marchionne è l'attuale ad della FIAT e  la FIAT possiede quasi il dieci per cento delle azioni del Corriere della Sera,che , invece, è stato significativamente tenuto in un  cantuccio, dietro la lavagna. Anche questo è un segno dei tempi, nel senso che quelli dell'Avvocato sono proprio finiti nel dimenticatoio.Ci sono parole che pesano come pietre, ci sono fatti che sono macigni. Come questa intervista concessa a Repubblica e non al Corriere della Sera. Se fosse un segnale chiaro e forte, se per davvero la FIAT dovesse pensare ad uscire dall'azionariato del giornale di Via Solferino, si aprirebbe una guerra di successione che comporterebbe spostamenti mediatici difficilmente interpretabili.  Perchè la peggiore delle sconfitte sarebbe proprio quella che il dieci per cento della FIAT nel Corriere  andasse a finire nelle fauci aperte di qualche altro attuale socio,  il quale acquisirebbe così un dominio mediatico preoccupante , perchè non esistono " public compny editoriali" ma esistono giornali di partito, giornali di famiglia, insomma, non esiste una stampa libera  che vive sul mercato, ma esiste solo una stampa asservita a qualcuno, che fa servaggio politico , che non fornisce notizie ma le interpreta con gli occhiali della propria ideologia, perchè la stampa è oggi usata in massima parte per ottundere il cervello dei lettori e per funzionare da Tribunale da Santa Inquisizione o da gogna mediatica o da patibolo con boia incorporato.  Torno dunque allla intervista.  Non basta leggere i numeri finali del referendum di Torino per avere un quadro completo della situazione, perchè i voti bisogna
" pesarli" e " contarli". Ed allora come non considerare che i "no" all'accordo siano stati, diciamo, indotti, sollecitati  dall'umore della fabbrica,  esplicitamente : dal timore di ritorsioni non nuove a Mirafiori da parte di iscritti alla CGIL ed alla FIOM, se la memoria non ci inganna e se Guido  Rossa ha insegnato qualcosa . Leggere i risultati in questa chiave significa anche scoprire un consenso sostanziale e reale più apparente che dissimulato, significa andare oltre le sprezzanti paroile di Arnaudo sul voto impiegatizio, perchè Arnaudo patisce di un morbo sindacale ancestrale, quello di odiare la categoria che negli anni ottanta cancellò, con la marcia dei famosi quarantamila, le mire egemoniche della CGIL di allora. Dunque a Repubblica, Marchionne consegna un'intervista significativa che lascia intravedere non solo la considerazione di un consenso assai più ampio di quanto i numeri non dicano, ma sopratutto il fatto che l'accordo tende a rinnovare la ricetta della solita fabbrica all'italiana ed alla CGIL,  imperniata sulla conflittualità perenne,  per trasformarla in una forma di miglioramenti salariali legati ad una sempre maggiore utilizzazione degli impianti fissi. L'obiettivo dichiarato è quello di portare finalmente i salari italiani alla stessa stregua di quelli della Germania e della Francia: certo che questo sforzo implica maggiore produttività, perchè è proprio la maggiore produttività - che genera miglior mercato - che determina gli aumenti salariali. Per questa via, par di capire, la classe operaia non andrà certo in Paradiso, ma , sempre che  il ritmo lavorativo più serrato non confliggerà con miglioramenti tecnici e sanitari ma ne sarà agevolato, verso una partecipazione agli utili che, però, prima di essere " contati" e " divisi " dvono essere prodotti. Non nascondo qualche perplessità sul progetto, molto simile al sogno americano che al desolante quadro pauperistico al quale l'Italia dell'industria " assistita" degli ultimi sessanta anni ci ha educato ed abituato. Ma non nascondo neppure che questo trenino potrebbe davvero essere l'ultima locomotiva che passa per trainare questo Paese e questa industria nella peinezza del mercato globalizzato in cui tutto il mondo - esclusa l'Italia e Cuba - ormai vive.


Roma mercoledì 19 gennaio 2011

Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento