Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 16 gennaio 2011

UNA CORTE DI PARTE , LOTTIZZATA, IDEOLOGIZZATA, ASSERVITA. ALTRO CHE CORTE COSTITUZIONALE.

Torno sulla ultima decisione della Corte Costiruzionale, da me ieri definita ridicola e pericolosa, per osservare come a questi " 15 figuranti 15 " della simil-giustizia italiana, manchi del tutto il coraggio delle proprie azioni. Perchè  questa " consorteria di compagnucci ",  paludati come fossimo a Carnevale anche e siamo quasi in Quaresima, davanti alla Legge sul Legittimo impedimento, avrebbe avuto tutto il diritto di dire che questa Legge è incostituzionale perchè, vado a memoria, contraddice e confligge con il fatto che il processo deve essere uguale per tutti, anche se questi tutti rivestono cariche pubbliche ed elettive, anche se questa affermazione di principio non si trova in nessn Paese di democrazia occidentale; oppure avrebbe potuto affermare che questa legge era aderente alla Costituzione e non confliggeva con essa,  perchè la stessa Costituzione originaria prevedeva particolari guarentigie ed immunità - che erano state espunte dalla stessa Costituzione nel 1994 facendo in tal modo crollare tutto l'impianto di pesi e contrappesi  che reggeva il sistema istituzionale italiano come voluto appunto dai padri costituenti -  per le cariche dello Stato elette , immunità e guarentigie  inoltre presenti, per i rappresentanti della nazione,  nei sistemi istituzionali di tutti i Pasi democratici dell'Occidente. Infatti il " ricorso" che ha investito la suprema corte della questione era proprio incentrato sulla costituzionalità o sulla incostituzionalità della legge , non richiedeva una sua modifica, ma semplicemente un giudizio di legittimità costituzionale. Questo è il compito che la Costituzione assegna alla corte , che fu una Corte Suprema essendo oggi solo un organo del partito di centrosinistra paludato come a Carnevale anche se siamo in Quaresima -  non altro compito . Nessuno ha ichiesto alla corte ce quella legge andasse modificata ed in quale maniera perchè una Legge promulgata dal Parlamento è Legge della Repubblica Italiana, soggice " solo" al giudizio di legittimità costituzionalità della corte e basta. La corte non ha alcun potere di modificare una Legge, ma solo quello di avallarla o di bocciarla in funzione u8nicamente della Costituzione.  Ed invece la corte - che come è arcinoto  della Costituzione se ne sbatte altamente -  ha imboccato una terzia via che la Costituzione non le attribuisce affatto, quella di trattare una legge del Parlamento italiano come una casalinga tratta una zucchina: svuotandola dentro e lasciando inalterato l'esterno. Un'operazione costituzionalmente illecita, perpetrata inoltre con un'arroganza e con  una violenza incredibili, come a dire al Parlamento: è inutile che voi legiferiate, prchè tanto le vostre leggi devono essere come diciamo noi, non come le  deliberate voi. Un organo di  semplici " nominati " , troppo spesso semplici " raccomandati" se non proprio " asserviti alle lobby di appartenenza" ( capito che farsa, che grande presa per i fondelli ? Perchè  i " magnifici cinque"che provengono dalla Magistratura si spartiscono i posti nella corte secondo le logiche delle correnti politiche della Magistratura stessa, essendo il CSM niente altro che un organo che amministra ed " amminestra" esclusivamente  i privilegi e le impunità della Casta magistrale; quelli di nomina parlamentare  sono indicati direttamente dai Partiti politici di riferimento e troppo spesso le loro nomine sono state  rinviate dal Parlemento perchè si " aspettavano tempi più idonei per la decisione" - insomma troppo spesso una nomina di ciascuno degli altri " magnifici cinque" è passata in Parlamento come corrispettivo  per un'altra decisione parlamentare; ed infine i " magnifici cinque " di nomina presidenziale sono stati tutti , con  sospetta  precipitazione,  accaparrati da due uomini di sinistra, Ciampi (4) e Napolitano (1)) che hanno molto più potere del Parlamento, dove siedono coloro che sono eletti dalla sovranità popolare. E la corte non solo ha così imposto la " legge del menga" - con quel che segue - alla faccia della Cotituzione ma ha anche arrogantemente aggiunto che la decisione sulla liceità del " legittimo impedimento" invocato dalla cariche isituzionali non lo può certificare il Consiglio dei Ministri - riteuto un organetto inaffidabile , quasi alla stregua di un Comitato di festa paesana - ma deve vessere  di volta in volta soggetto al giudizio del Giudice ; e non certo soggetto al giudizio di "  un giudice terzo", come la più elementare delle democrazie giudiziarie pretenderebbe, ma addirittura dello stesso Giudice del processo. Pensate voi: il Giudice incaricato di procedere contro il Premier,  che deve giudicare se il Premier  dice il vero o il falso, se quell'impegno di quel giorno come Primo Ministro sia valido o rinviabile per andare in Giudizio, se insomma, il Primo Ministro sia o meno in grado di governare. Siamo incredibilmente sotto " dittatura"  della Magistratura e continuiamo a non rendercene pienamente conto. Questo punto è, a mio modo di vedere, decisivo e rappresenta una vera svolta , una vera  dichiarazione di guerra della Magistratura politicizzata al popolo italiano. Messaggio di guerra: la vita democratica di questo Paese è subordinata alla decisioni , ai capricci , ai rancori , agli odi di un qualsivoglia P.M. Fatevene una ragione . A questa dittatura della Magistratura è soggetto il Parlamento e quindi tutto il popolo italiano.   E ridicolmente, Bersani , Fini , Di Pietro e Vendola stanno con questa consorteria! Per paura, per tornaconto, sperando di accaparrarsene la benevolenza con il servaggio o perchè sperano che solo con questa Dittatura possono sperare di eliminare il centrodestra e quindi sperare in un posto da maggiordomo del  Dittatore ma pur sempre in un Governo seppure dittatoriale?


QUESTO E' RIMASTO AD " HA DA VENI' BAFFONE !"

Andrea Camilleri è del 6 settembre del 1925, ha oggi quasi ottantasei anni. Un'età veneranda. E' nato a Porto Empedocle, in quel di Agrigento, profonda provincia sicula dove cresci a leccate ai potenti locali ( mafia) , ad inchini ( alla mafia), a " voscienza s'abbenerica"  ( alla mafia) e " minchia" ( ai figghi 'e bottana ), figlio di un fascistone  da marcia su Roma, studia prima dai preti, poi ottiene la maturità classica ma senza fare alcun esame (  deve ringraziare l'imminenza dello sbarco degli alleati a Cassibile per tale inatteso regalo) ,  non si è mai laureato e dal 1945 in poi vive solo della sua iscrizione al PCI.  Sotto lla protezione del PCI entra in RAI nel 1956 - dopo esserne stato rifiutatato per la sua appartenenza politica , il che gli attribuirà subito il sigillo di  primo" martire politico" , una sorta di " protomartire", nomea che sfrutterà a dovere fino ad essere poi assunto dalla stessa RAI in quota PCI,dove resta fino alla sua messa a riposo. Solo nel 1978 Camilleri inizia la sua copiosa produzione di romanzi e fino ad oggi si ritiene che abbia venduto qualcosa come 10 milioni di copie. Ha rilasciato alcune " perle" che sono state riportate, mai smentite dal vegliardo agrigentino, nel libro " Questo  mondo un po' sgualcito" , un libro-intervista a cura di tale Francesco De Filippo.  Ve ne racconto solo due o tre, così, tanto per apprezzarne il gusto, come si fa con gli assaggi del cibo. Prima perla: " Se ne avesse avuto il tempo, Lenin avrebbe certamente portato a termine qualcosa di positivo...." Seconda perla " I gulag non furono campi di sterminio..". Terza perla " Solgenitsin con i nazisti non sarebbe sopravvissuto "...
Penso che possa bastare. Non mi piace " vincere facile". Sopratutto con un anziano.

DE MAGISTRIS INQUISITO ED INDAGATO. SI DIMETTERA' ?

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del parlamentare europeo dell'Idv ed ex magistrato di Catanzaro Luigi De Magistris, accusato di abuso di ufficio per aver acquisito i tabulati di alcuni parlamentari senza averne richiesto autorizzazione preventiva alla Camera. Sbaglio o anche dalle parti di Milano ultimamente è successo quello che si addebbita a De Magitris?
LA NOSTRA GIUSTIZIA DA RIDERE

Continuano ad arrivare brutte notizie per lo Stato in materia di risarcimento dei danni per l’irragionevole durata dei processi. Avevamo già sottolineato l’assurdità venutasi a determinare in seguito alla introduzione della Legge Pinto (che come noto garantisce una riparazione del danno derivante dall’eccessiva durata del processo) e dell’irragionevole ritardo con cui lo Stato, in caso di condanna al pagamento dell’indennizzo, abitualmente vi provvede. In altre parole, lo Stato viene citato dal cittadino per l’eccessiva durata del processo e condannato a pagare una somma a titolo di indennizzo. Senonché, anche i tempi per il pagamento dell’indennizzo si protraggono irragionevolmente, sicché sono sempre più frequenti i casi in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo condanna l’Italia per il ritardo nel pagamento del risarcimento.
L’ultima bordata in materia è invece giunta dalla Giurisdizione italiana, per la precisione dal Consiglio di Stato, che con la sentenza 9541 dello scorso 7 dicembre (il testo integrale è disponibile sul sito giustiziagiusta.info) ha chiarito come “il decreto di condanna emesso dalla Corte d’appello in base alle normativa per l’equa riparazione in caso di irragionevole durata del processo ha natura decisoria in materia di diritti soggettivi”. Dunque, il decreto della Corte costituisce un valido titolo nel giudizio di ottemperanza promosso nei confronti dell’amministrazione per ottenere l’esecuzione della condanna al pagamento della somma di denaro stabilita dal giudice. E non è difficile immaginare che la decisione del Consiglio di Stato comporterà un ulteriore allungamento dei tempi – ma soprattutto la lievitazione dei costi – occorrenti per far ottenere effettivamente al cittadino le somme reclamate.Scherzi a parte, occorre correre ai ripari: tanto più che, oltre al danno in termini economici, questa assurda situazione continua a generare la beffa dell’aumento del contenzioso, con la conseguenza paradossale di aggravare giorno per giorno la situazione già precaria che con la normativa vigente si voleva tamponare.Per parte nostra, non essendo in grado di proporre soluzioni diverse da quella di intervenire a monte, vale a dire sulla genesi del fenomeno (la durata del processo) anziché sul piano delle conseguenze, possiamo solo auspicare che quello che è un problema di garanzie costituzionali del cittadino, non venga retrocesso a questione meramente economica-finanziaria e di bilancio.




Del caso Ruby ne parliamo domani. Ma non delle chiacchiere, ma dei pochi fatti che ci sono.

Roma, domenica 16 gennaio 2011

Gaetano Immè

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