Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 28 febbraio 2011

LE DUE FAZIONI POLITICHE , LA TRAGEDIA LIBICA ED UN POCO DI VERITA'

La frattura in Italia, anche a proposito della Libia , è sempre la solita: da una parte i sostenitori della  "realpolitik" e dall’altra i fautori della " politica idealista", alla  Don Bosco tanto per intenderci. Frattura che potrebbe anche essere  legittima ed interessante se almeno fosse vera. Invece, come al solito, si tratta deòòa solita idiozia. Perché é vero che c'è chi osserva con preoccupazione gli avvenimenti libici ponendosi prioritariamente il problema delle loro conseguenze e chi li osserva, invece,  sposando istintivamente e passionalmente dalla parte di chi si rivolta contro il tiranno Gheddafi. Ma fra le due posizioni non esiste una profonda divergenza.

Nessuna delle fue fazioni parteggia infatti per Gheddafi perché che ha paura che questa  rivoluzione produca regimi fondamentalisti non non è minimamente sfiorato dall'idea di giustificare la sanguinosa repressione del Colonnelloe le sue intemerate schizofreniche. Parimenti chi sta idealmente in piazza con i rivoluzionari  libici certamente non si augura l’avvento a Tripoli di un regime komeinista. Presunzione, questa mia, che ha come presupposto che ambedue le fazioni italiane in tema così delicato quale quello mahgrebino, assumano posizioni assolutamente sganciate dagli spiccioli interessi imposti dalle rispettive bottegucce italiche. Tutti "dovrebbero essere " contemporaneamente contro Gheddafi e per la democrazia e tutti " dovrebbero sentirsi "  preoccupati del rischio che l’Italia si ritrovi davanti ad  una nuova e gravissima crisi energetica o che debba fronteggiare in squallida solitudine la prevedibile e scontata  una invasione di centinaia di migliaia di fuggiaschi.

Ma siamo in Italia, in un Paese,  cioé ,  che normale non è  mai stato,  dalla fine della seconda guerra mondiale  e che  ancora non lo é , in un Paese dove non esiste il " bene del Paese ", dove non esiste  il " this is my country" anglosassone, dove non esiste " la verità", ma un  Paese dove invece esiste ancora una fazione politica che ha come motto rappresentativo " tanto peggio tanto meglio" altro che " this is my country";  un Paese dove si è formata , dal dopoguerra al 1994, una vasta lobby politico-giudiziaria-economica-mediatica che si è intrufolata e sistemata nei gangli vitali del Paese così impossessandosene come cellule tumorali ;  lobby  che si é arricchita governando ed amminestrando il Paese dal 1948 fino al 1994;  quella stessa lobby che era certa di riprendere, dopo il periodo craxiano che l'aveva emarginata,  il dominio del Paese appunto  nel 1994,  ( dopo che una indecorosa Magistratura  politicizzata e lobbizzata aveva giustiziato, con modi spicciativi , giacobinamente giustizialisti , tutti  i partiti politici che ostacolavano  il dominio politico della stessa lobby );  lobby ancor oggi presente , anche se con una ditta nuova ( PD) ma con gli stessi vecchi uomini, una fazione politica , dunque, che non può che agire di conseguenza sostenendo , tornando al tema, una sorta di divisione fatale.

La verità, invece, è che la divisione è alimentata da chi vuole ad ogni costo usare il dramma libico in una bega da bottega politica italiana, nello spirito del " tanto peggio tanto meglio" e cioè usando il dramma libico come una clava per sferrare propagandistici attacchi al  governo ed alla  maggioranza. Così questa lobby tenta di accusare e di ridicolizzare , come  campione del realismo protervo e corrotto, realismo degli interessi e degli affari, solo il Governo in carica mimetizzandosi nel tentativo mistificatorio di rivendicare una sorta di sua inesistente parternità della ideologia mostrata dai  giovani rivoluzionari di Bengasi e di Tripoli, che  vengono indicati ai giovani italiani come i modelli da imitare per liberarsi dal solito  regime immorale.

Insomma, la contrapposizione  tra realisti ( centrodestra)  ed idealisti ( centrosinistra)  è la solita invenzione di quella   lobby di cui parlavo, lobby  che si é  anche autonominata ( chissà in base a quale stimmate ) campione di virtù e che sogna di importare in Italia,  oltre ai profughi in massa - così da costringerli non solo a dormire sotto i ponti ma anche a diventare fatalmente la principale fonte di mano d'opera a bassissimo costo per tutta la malavita organizzata ( in attesa poi di usare la conseguenziale delinquenza come fosse solo colpa del Governo, anzi come una clava contro il Governo) - anche l'aire della  ventata rivoluzionaria libica  allo scopo di sfruttarla per sconquassare il Paese ma al solo scopo di cercare di  mandare a casa il governo eletto dal popolo. Un quadro da Munch, con il titolo adatto: " tanto peggio tanto meglio" altro che " urlo", firmato " la sinistra italiana".

Non stupisce che tra i campioni della virtù figurino i giustizialisti in servizio permanente effettivo e i discendenti di quella sinistra che aveva , nel proprio album di famiglia, le foto dei brigatisti rossi, detti , da loro, anche " compagni che sbagliano".Non stupisce neppure che accanto a questi militanti politici ci siano anche i falliti nostalgici post-sessantottini ed anche i loro figlioli, ancora abbarbicati , non ostante i primi siano ormai dei nonni, all'illusione di una rivoluzione ideale mai realizzata perché sconquassata dalla storia mondiale, debellata dai popoli che l'hanno sperimentata con orrore e raccapriciio sulla loro pelle , con centinaia di milioni di morti a suon di sommovimenti liberatori,  illusione che era ed è ancora oggi fondata solo su astrattezze tardo-ideologiche. Tanto che, laddove ancora resiste, ha bisogno di un regime crudele che la mantenga , come in Corea del Nord, come in Cina, come a Cuba. Ciò che più stupisce è che a salire sulla cattedra dei grandi ideali ed a predicare il disprezzo per i realisti e l’esaltazione per gli idealisti (sempre  e solo in funzione anti-Berlusconi) siano quelli che lavorano per i partiti politici, per  i giornali e  per le televisioni di proprietà di chi (vedi il PD,  vedi LA7 della Telecom, vedi Repubblica di De Benedetti, vedi Il Corriere della Sera del " salotto buono" della " lobby", vedi Il Sole 24Ore di una Confindustria sub-lobby industriale della famosa " lobby", ecc)  pone  i propri interessi al centro delle proprie attività e ha fatto nel corso degli ultimi quarant’anni più affari con il tiranno Gheddafi , Milosevic, Arafat, Cina popolare, ecc.  e con tutti i dittatori più o meno feroci succedutisi nel diversi angoli della terra. Come tre sere fa una veramente imbarazzante Deborah Serracchiani  del PD Europeo, che a " Porta a Porta"  davanti alla tragedia della Libia, non sapeva fare altro che vomitare odio sul governo Berlusconi, reo - secondo questa sciocca politicante da circolo rionale - di " aver chiesto all'Europa dei soldi in anticipo, cosa che non si fa!". Testuale.

Si può  essere idealisti nei media degli affaristi? Si può continuare a predicare l’anticolonialismo sui giornali di chi ha prima promosso il colonialismo militare e poi sostenuto il post-colonialismo economico? Si può insistere nell'indurre gli italiani a nutrire sensi di colpa nei confronti dei libici per l’occupazione e le repressioni coloniali vecchio di oltre ottant’anni? E si può avere anche la  faccia tosta di farlo in maniera spudorata  proprio da quelle corazzate giornalistiche e televisive che prima hanno intonato veri peana per i soldi versati dal sanguinario Colonnello e dagli altri dittatori  nella casse delle aziende da dove vengono i loro  lauti stipendi? Domande, ovviamente, retoriche, perchè si può, certo che si può. Basta sentire un telegiornale di LA7, di RAI 3, basta ascoltare , trattenendo il vomito, un Gad Lerner, oppure un Floris, per non parlare di Santoro e di Lucia Annunziata. Grassi, ricchi, tronfi, arroganti, imborghesiti, con i soldi degli Stalin, dei Breznev, dei Gheddafi, degli Arafat, dei Milesevic, dei Saddam Hessein, ecc! Ma si può dire a questi campioni di virtù che il bunga bunga è un  nulla rispetto alla loro spudorata  ipocrisia?


MALASANITA' PUGLIESE

La procura di Bari ha chiesto l’arresto dell’attuale senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia. Tedesco è indagato in alcuni fascicoli riguardanti inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. La richiesta d’arresto dovrà essere ora valutata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.Oltre alla richiesta d’arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, in carcere su disposizione della magistratura barese è finito Mario Malcangi, segretario particolare di Tedesco e sono stati posti agli arresti domiciliari anche Guido Scoditti, direttore generale dell’Asl di Lecce, Diego Rana e Giovanni Garofoli, imprenditori di Bisceglie, e Paolo Albanese, poliziotto, del servizio scorte della Questura di Bari addetto alla tutela del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (il governatore sarebbe estraneo all’inchiesta).Le accuse sono, a vario titolo di concussione, corruzione, abuso e frode. L’inchiesta riguarderebbe le nomine di alcuni dirigenti delle Asl. Misure interdittive per due mesi sono state applicate all’attuale direttore sanitario della Asl di Bari Alessandro Calasso e al primario di Oculistica dell’Ospedale di Terlizzi, Antonio Acquaviva.La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha ricevuto le carte inviate dalla Procura di Bari con la richiesta di arresto del senatore del Pd Alberto Tedesco. Il presidente della Giunta, Marco Follini, ha fissato per martedì prossimo, 1 marzo alle ore 15, una riunione per esaminare e decidere sulla richiesta dei pm di Bari.Tedesco è stato assessore regionale alla Sanità nella giunta di centrosinistra alla Regione Puglia guidata da Nichi Vendola dal maggio del 2005 al 6 febbraio 2009, quando, cioè, si dimise, subito dopo aver avuto notizia di essere indagato dalla magistratura barese. L’indagine riguardava Tedesco e altre 15 persone, per presunti abusi nella fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Ausl della regione. Cinque mesi dopo le dimissioni da assessore, il 14 luglio 2009, entrò al Senato per il PD in sostituzione di Paolo De Castro, eletto al parlamento europeo. Una manovra di chiaro stampo lobbistico: ora che sei nel Palazzo, ti proteggiamo noi. La nomina di Tedesco nella prima giunta Vendola, nel maggio 2005, sollevò perplessità nella stessa maggioranza e polemiche da parte dell’opposizione di centrodestra per un possibile conflitto di interessi, giacchè la moglie e i figli hanno partecipazioni azionarie in società che commercializzano in Puglia prodotti farmaceutici. Ne parlo diffusamente perché trattandosi della Puglia ci voglio vedere chiaro, molto chiaro. Sapete, dopo gli esempi di Emiliano, Scelsi, Arcobaleno, Tedesco, Maritati non vorrei che certi " protezionismi sinistrorsi" si ripetessero. Vedremo.



IL GATTO E LA VOLPE.

Mi piace tanto una canzone di Edoardo Bennato, un musicista ed autore scanzonato, napoletano di sangue, irrispettoso, dissacrante, sanguigno come la sua "taranta", che ti trascina come un vortice, ma mai scontato. C'è una sua famosa canzone - ma è un affresco delizioso - che narra  di una bella banda di  moderni gaglioffi, il gatto appunto e la volpe del terzo secolo, gente che di mentire ne fa un'arte sopraffina
sperando che non ascolti nessuno cheli conosca bene e che per un soldo è disposta anche a vendere il cadavere della propria madre. E infatti, all'incauto e timido cantautore esordiente , che va in cerca del manager che lo lanci nel mondo dello spettacolo,  dicono con voce rassicurante..." lui è il gatto ed il la  volpe...stiamo in società.....di noi....ti puoi....fidar...."!  Quella sensazione di disgusto mista al ridicolo che ti regala questa canzonetta di Bennato  mi si è rovsciata addosso giorni fa, mentre  assistevo  ad una trasmissione di Sky dove "un gatto ed una  volpe" si pavoneggiavano  davanti ad una macchina da presa,   davano ognuno il " la" all'altro, si sorridevano fra di loro con una sorniona complicità  solo perché non c'era nessun altro in trasmissione , nessuno che li potesse svergognare,  sputtanare, nessuno che sparasse loro addosso  a pallettoni incatenati , a luparate, nessuno che li prendesse a  meritati calci in culo: un vegliardo arricchito da quaranta e passa anni di servitù piemontese al Senatore Gianni Agnelli, quel Cesare Romiti a tutti noto più per la sua incredibile e stramiliardaria liquidazione pretesa e ricevuta dalla FIAT ( ai tempi in cui i suoi bilanci venivano allegramente ripianati, a spese nostre,  dai bei Governi di centrosinistra amici e complici ) che per qualche risultato ottenuto  dalla FIAT stessa sul mercato automobilistico piuttosto che su quello del puro assistenzialismo statale e  Maria Latella , una gionalista calabrese , salita alla ribalta con il suo passaggio , negli anni passati, al Corriere della Sera. Costoro cazzeggiavano allegramete fra di loro quando, ad un certo punto, hanno affrontato il tema di una chiacchierata possibilità di Mediaset di acquisire interesssenze in alcuni quotidiani. Voce che la Dirigenza aveva pubblicamente smentito, ma fa niente. A questo punto, i due hanno iscenato una " sceneggiata" che Merola se la sarebbe sognata, blaterando  sul possibile conflitto di interessi di Berlusconi. Lui, Romiti, che si scandalizzava di un possibile conflitto di interessi di Berlusconi con i giornali, lui! Il Signor Romiti con la FIAT aveva in casa non solo La Stampa, ma anche , dal 1974, il Corriere ella Sera , tanto che nel 1975
l'investimento per acquisire la proprietà del Corriere,  che fu di 41 miliardi e 945 milioni di lire, furono così ripartiti :  5 miliardi e 445 milioni, in contanti, per "Alpi", cioè la quota di Giulia Maria Crespi[66]; 13 miliardi, parte in contanti e parte differiti, per acquisire "Crema" (di Moratti); 13,5 miliardi, somma da devolvere entro 3 anni, per avere "Viburnum" (della Fiat). Insomma il Coorriere della Sera era della FIAT. Nel successivo anno 1984 Il gruppo RCS, risanato, è acquistato da una cordata di cui fanno parte la finanziaria Gemina (holding posseduta dalla famiglia Agnelli) e Mediobanca. E non solo. Maria Latella cominciò con il giornalismo che conta proprio con Il Corriere della Sera quando era di proprietà di casa Reale Agnelli ed il cui Gran Ciambellano era proprio Cesare Romiti. Altro che conflitto di interessi! Che miserabili ipocriti.
Roma ,Domenica 27 febbraio 2011

Gaetano Immè

venerdì 25 febbraio 2011

GIUSTIZIA DA RIFORMARE SUBITO , SENZA SE E SENZA MA

Pochi ricorderanno che Roberto Vecchioni, il cantautore vincitore del Festival di San Remo, nel lontano 1979 venne accusato,  da un magistrato di Marsala,  di spaccio di stupefacenti , per aver offerto uno spinello ad un ragazzo durante un Festival de L’Unità del 1977. L’accusa era completamente infondata, perchè il Prof. Vecchioni non solo non usava droghe ma nemmeno  si era mai sognato di offrire erba o allucinogeni ad adolescenti ed a minorenni, per giunta anche suoi allievi, di sorta. Ma prima di veder riconosciuta la propria assoluta estraneità al misfatto - peraltro gravissimo per un insegnante-  Vecchioni venne portato in carcere e rimase ospite delle patrie galere fino al ritorno " dalle ferie " del Pubblico Ministero.  Un ritornello che poi abbiamo ascoltato in tante altre successive analoghe circostanze giudiziarie, quali, ad esempio, quella che portò al suicidio, in carcere, di  Gabriele Cagliari.  Da questa vicenda personale, esacerbata dall'attesa in prigione poiché il giudice doveva rientrare dalle ferie, Vecchioni , un artista più che semplice professore,  trasse poi l'ispirazione per scrivere le canzoni  come "Lettera da Marsala"  e  "Signor giudice (un signore così così) ". Sicuramente si trattò di un caso di pessima ingiustizia,  ma non costituì un caso isolato. E' concreta certezza che , a dispetto di istituzioni e regole adeguate ad una democrazia liberale, la stragrande maggioranza degli italiani si augura di non avere mai a che fare con un apparato giudiziario che troppo spesso produce arbitri e non giustizia giusta. La convinzione è talmente radicata nel Paese da avere indotto lo stesso Capo dello Stato, che pure deve per obbligo istituzionale difendere il sistema giudiziario del quale è il Capo Supremo, a dare per scontato il suo pessimo funzionamento. Quando infatti Napolitano afferma che Silvio Berlusconi ha ragioni e mezzi per difendersi, conferma ed  avalla la tesi,  fin troppo condivisa a livello popolare,  secondo la quale  solo chi ha mezzi haanche  la possibilità di garantirsi una difesa lunga ed efficace , può sperare di ottenere , attendendo peraltro decenni, una sorta di tardiva giustizia ( il pensiero corre veloce ai due casi più noti, ai milioni di Euro  spesi per difesa da Berlusconi e da Andreotti ) , mentre chi questi mezzi non li possiede, rimane stritolato da un meccanismo incontrollabile , irresponsabile , gaglioffamente bardato dentro un'assoluta, antidemocratica, principesca e regale  impunità. Roba da medioevo. Quando  infatti lo stesso Napolitano afferma " che Silvio Berlusconi  ha non solo ragioni ma anche mezzi per difendersi "  indirettamente ammette che  la giustizia italiana è concepita dall’intera società nazionale come una fabbrica di ingiustizia.


Non si pò, non si deve partire dalla posizione di chi finge di non vedere  il malfunzionamento della giustizia , sostenendo che chi chiede ed invoca  la  sua riforma vorrebbe  in realtà solo fare un favore  a Silvio Berlusconi. L'assurdità di tale posizione è evidentissima, perchè è identica a coloro i quali urlano
" intercettatemi pure, io non ho nulla da nascondere!" consegnando così, per ignorante stoltezza, le loro libertà costituzionali in mano a " pretenziosi e sedicenti ottimati"; è come dire, come molti scioccamente affermano " in Sicilia non si deve fare un'opera pubblica perchè potrebbe infiltrarvisi la mafia", così condannando quella Regione proprio al dominio della mafia. E' inconcepibile che pur di veder condannata una  sola persona- parlo di Berlusconi -  ,ed indipendentemente dai processi ancora da celebrare, vi siano politici e persone che preferiscono vedere il loro Paese morire sotto un cumulo in ingiustizie e sotto la negazione stessa della Giustizia. Queste posizioni, inoltre, oltre ad essere a dir poco stolte ed ignobili, sono anche ridicole ; infatti  chi si oppone al cambiamento della macchina giudiziaria perché convinto che solo con le sue distorsioni e difficltà  la giustizia potrà colpire Berlusconi ( rinunciando quindi al sistema Parlamentare democratico) , fa un favore allo stesso Berlusconi  , il quale  proprio grazie ai notevoli mezzi fianziari dei quali dispone può sfruttare al meglio le distorsioni giudiziarie  per fronteggiare i suoi nemici . Costoro, insomma, come spesso accade, sono quelli che " per fare un dispetto alla moglie lo fanno a se stessi". Condannano l’intera società italiana a subire i danni della malagiustizia. Si capisce invece perché  una parte della magistratura politicizzata si opponga alla riforma del sistema giudiziario:  per difendere i  propri privilegi conquistati negli ultimi due decenni, specie dal 1995 da quando un manipolo di Magistrati pirati, sfruttando la credulità popolare indignata dallo scandalo delle tangenti, ricattò un Parlamento da loro stessi pubblicamente intimidito con la  violenza e le minacce, stuprando la Costituzione nel suo articolo 68 e  strappando così un  enorme  strapotere anticostituzionale sulla politica che da allora vive  sotto il "commissariamento" della Magistratura. Si capisce bene ora perché buona parte della  sinistra rinuncia ottusamente a sintonizzarsi con la stragrande maggioranza degli italiani: perché crede che genuflettersi al potere dei Magistrati, promettendo loro premi e prebende per eliminare gli avversari politici  per via giudiziaria ( vedi Di Pietro, vedi Gerardo D'Ambrosio , vedi Luigi De Magistris, vedi Emiliano, vedi Maritati ,ecc, , tutti premiati di qualche bel favore politico giudiziario e tutti, guarda caso, premiati con un bel posto in Parlamento e sempre con la sinistra !) gli consente di godere della loro protezione. E non hanno tutti i torti. Basta vedere con quali accortezze è stato trattato Fini dalla Procura di Roma ; come è stato accudito  Travaglio dal PM Afro Maisto della stessa Procura,  condotto per mano verso la prescizione del suo reato di diffamazione; basta vedere come è stato invece maltrattato  il Dr. Giovanni Mercadante, un medico siciliano esponente di F.I. trascinato nel 2006 nella gogna mediatica dal Tribunale di Palermo ad opera di tale P.M. Nino Di Matteo ( storia lunga la sua da raccontare, un P.M. che crede moltissimo ai pentiti, specie se si chiamano Ciancimino ) , incarcerato per ben cinque anni, condannato in primo grado per reati connessi alla mafia e ieri assolto in secondo grado per " non aver commesso il fatto". Eppure le accuse contro di lui erano firmate da gente "d'onore" come Angelo Siino, come Giovanni Brusca, come Massimo Ciancimino, tutta gente che, per la giustizia italiana e per la Procura di Palermo, è gente di cui ci si può fidare!


IL PD E LA SUA BATTAGLIA PERSONALE CONTRO IL SUO NEMICO VERO: LA COERENZA 

Ieri il Pd  ha mobilitato  la piazza contro Gheddafi e  contro gli accordi ratificati da Berlusconi nel 2009, ma voluti e firmati nel 2007 dall’allora ministro degli esteri Massimo D’Alema del Governo del Prof. Romano Prodi. Avete capito bene ? Se non è il massimo della vergogna, lo è  della dabbenaggine di coloro che ancora li seguono. Il testo di quegli accordi ha visto votare il 3 febbraio 2009  compatto tutto il Pd a favore, tranne i radicali, Colombo e Sarubbi, che si aggiungono ai deputati e ai senatori dell’Idv e dell’Udc . Per aumentare il caso, ci si mette anche l'On Casini che ieri, al TG3, contrabbandava la posizione dell'Udc in materia. D’Alema  da Gallipoli taceva e mentre i suoi compagni  del PD sobillavano la piazza contro il governo Berlusconi , quasi che da lui dipendesse anche la risoluzione delle rivoluzioni nordafricane, saccentemente D'Alema ammoniva sul fatto che “qui ci sono in gioco gli interessi vitali del Paese perché la Libia più l’Algeria fanno il 43% dell’energia italiana”, e quindi “è in gioco qualcosa di fondamentale”.Poi, però, non ha resistito a recitare con la solita supponenza il ruolo che predilige, cioè quello di "finto  primo della classe" ma che ha sempre perso ogni battaglia politica combattuta, maestrino di squallida e spicciola  demagogia che da sempre lo caratterizza,  dicendo, anche in riferimento al problema dei futuri profughi, che questi “sono problemi che si risolvono se c’è una classe dirigente” e che “bisogna affrontare la questione predisponendo l’accoglienza”.Leggendo quste ridicole autocelebrazioni, mi chiedevo dove cavolo fosse il Pd , D'Alema compreso,quando i giovani tunisini venivano massacrati? Quando in Egitto tornava al-Qaradawi a infiammare l’estremismo? Quando venivano torturati migliaia di eritrei nei campi profughi vicino al Sinai? Nessuno di questi signori ha mosso un dito quando in Iran  quando Ahmadinejad faceva arrestare, sotto minaccia di impiccagione, i due leader dell’opposizione e sopprimeva nel sangue le manifestazioni per la libertà, quando tutta la comunità iraniana in Italia chiedeva aiuto, anche solo con parole di sostegno.Nessuno, tranne appunto Colombo, Sarubbi e i sei radicali della Camera, ha avuto un singolo sussulto, un  rodimento di intimo, quando il 20 gennaio 2009 prese la parola Massimo D’Alema per rivendicare il voto del Pd alla Camera, per la ratifica di quel Trattato Italo-libico da lui stesso siglato nel novembre del 2007. Quel  20 gennaio di due anni fa  D’Alema parlò per una quindicina di minuti  , ma i concetti espressi sono rimasti scolpiti nella memoria di tanti, Marco Pannella e questo blog compreso, che ora caso mai chiedono al " barbierino di Gallipoli"  un minuto di vergogna  intensa per se stesso. L’intervento dalemiano  iniziò con una reprimenda  proprio contro Colombo autore di gran parte delle migliaia di emendamenti dell’opposizione insieme con la pattuglia radicale , che peraltro era stata eletta nelle file del Pd. Aggiunse D'Alema  ”oggi la Libia è un Paese che ha normali relazioni diplomatiche e intense relazioni economiche con tutti i Paesi europei e con gli Stati Uniti d’America“. E aggiunse che ”con gli Stati Uniti, in particolare, la Libia ha una forte collaborazione in materia di sicurezza, in particolare nella lotta contro il fondamentalismo islamico."Parlò  pure di ”normalizzare i rapporti con un Paese vicino con il quale abbiamo un legame antico, un debito storico nonché un partenariato economico molto forte che rappresenta, senza alcun dubbio, per noi, una risorsa irrinunciabile“. Si allargò tanto da affermare anche  che ”la Libia è, infatti, uno dei nostri principali partner nel campo della politica energetica e uno dei Paesi che garantiscono la sicurezza energetica dell’Italia. Rivendicò la correttezza e la bontà  del trattato da lui stesso firmato : ”Esso a mio giudizio, rappresenta, in primo luogo, una scelta importante dell’Italia democratica: con questo trattato noi siamo il primo paese ex-coloniale che, nel rapporto con una ex-colonia, riconosce la sua responsabilità storica, in secondo luogo, consolidiamo un partenariato importante sotto il profilo economico e della sicurezza del Paese; in terzo luogo lo facciamo in un quadro di cooperazione con i nostri alleati: l’intesa di cooperazione con la Libia per prevenire l’immigrazione clandestina è una intesa italo-libica-europea, tanto è vero che la decisione di sostenere la costruzione di un sistema di monitoraggio dei confini libici è oggetto di un accordo che la Libia ha stretto con l’Unione europea e non soltanto con l’Italia“. Domandina facile facile: scusate, ma contro chi  è stata annnunciata ieri la mobilitazione delle piazze del Pd?


ESEMPIO DI COERENZA E DI SENSO DI LEGALITA'

Daria Colombo è la moglie di Roberto Vecchioni, una accesa animatrice del popolo viola e sono fatti suoi. Stanno fra di loro, godono fra di loro delle loro parole, si capiscono , insomma, stanno in branco e nel branco trovano la legittimazione dei loro assunti. Il branco supplisce le carenze dei singoli componenti. Potrei anche paragonare questo fatto ad un manicomio, dove un pazzo che si crede " Napoleone" continua a credersi tale solo perchè i suoi compagni di sventura sono pazzi quanto lui e lo lasciano cuocere nella sua follia. Ma quando Dariuccia nostra parla della Affittopoli che ha sconvolto di nuovo Milano, in una intervista al Riformista e del fatto che una sua amica, Cinzia Sasso (compagna di Giuliano Pisapia e giornalista di Repubblica) avesse da ventidue anni uno di quegli appartamenti, la Colombo afferma che si tratta di un appartamento nel quale lei è stata, ma che le è parso " molto modesto" . E aggiunge pure “che la macchina del fango di cui ha parlato Saviano è in azione”. Come ti trasformo un reato ( della Sasso  e di Pisapia ) in un tuo reato ( di un terzo). E , Dariuccia cara, perchè non  ci dici come fece la Sasso a sapere che c'era quell'appartamento libero? Perchè non ci dici come mai il PAT scelse proprio la Sasso come affittuaria? Perchè non ci dimostri che non fu proprio la lobby chicchettosa  di Repubblica ( dove la Sasso lavorava) a spalancarle la porta di quella casa ? Perchè parlare dell'accaduto non per demonizzare Pisapia o la Sasso ma per mettere in risalto le omertà ed i sotterfugi gaglioffi della casta , chiunque dell'illecito ne benefici, ti disturba e ti indigna? Dove starebbe , per te, la libertà di stampa, solo nella possibilità di Repubblica , de Il Fatto e dell'Unità di sparare falsità? Per te la libertà di stampa sarebbe dunque la libertà della tua  sola parte di diffamare liberamente , senza pagarne il fio delle false diffamazioni? Dariuccia cara, sarai pure la moglie di Vecchioni, ma sei proprio da manicomio.


 SPERANZE DAL MAGHREB IN FIAMME

Assisto a questo tardo inverno di sangue e di libertà che scuote e sconvolge il Maghreb con la meraviglia compiaciuta di chi ha sempre creduto che una medaglia avesse due facce. L'elenco è sconvolgente: Tunisia, Egitto, Libia, Iran in subbuglio. Una politica mondiale da rivedere, da aggiornare. Decenni e decenni di politica estera che vengono sconvolti, con atttori come Russia, USA, Europa, Israele, ecc. Colpisce però un fatto:  che ci sia preoccupazione e sintomi di ribellione anche in altri Paesi vicini ( Yemen, Dubai e cosa farà la Siria, e la Giordania....) ma non si parla minimamente dell'Iraq. L' Iraq sembra si sia rivelato alquanto stabile e alquanto democratizzato. Mi trovo a riandare col pensiero al settembre del 2001, al Ground Zero, quando prese corpo e sembianze un nuovo modo di vedere i rapporti dei Paesi occidentali verso quegli stati che furono implicati con il terrorismo islamico. Paese con i quali, nei decenni precedenti, pur nella consapevolezza che questi erano guidati da regimi teocratici ed illiberali quando non addirittura negatori di elementari dritti umani, in nome della real politik si era deciso di mantenere un rapporto " sterilizzato". Da questo coacervo di interessi  e di politiche nazionali sono nate la bellezza di due guerre tremende: quella in Afganistan e quella, ancor peggiore, in Iraq. Quante tonnellate di parole altamente democratiche contro Bush e la sua ridicolizzata pretesa di esportare la democrazia in quei Paaesi! Ma in realtà non è illogico ritenere che proprio da quella pretesa esportazione , che non era certo un frutto che matura subito, nacque un albero che con il tempo è maturato e sta dando ora i propri frutti. Se ormai in Tunisia, in Egitto, in Libia, nello Yemen, nel Bahrein, in Marocco ed anche in Giordania, in Siria con riflessi anche sull'Iran " nulla potrà essere ormai come ieri, i fatti dicono che lo si deve solo all'iniziativa bellica di Bush, unica iniziativa che dal 2001 ad oggi ha permesso, nel bene e nel male, il sostegno di ogni forma di dissidenza all'interno di quei Paesi, al conseguente aumento dei finanziamenti a favore di tutte le opposizioni democratiche esistenti nell'interno di quei Paesi. Segnali illuminanti erano stati sia la frettolosa rinuncia al programma nucleare sostenuto per la Libia da Gheddafi, tanto quanto la strategica ritirata dal Libano della Siria, il conflitto interno dei palestinesi che finalmente sono stati costretti a confrontarsi su Hamas e sul suo fondementalismo. Dunque, forse Bush aveva ragione, ma nessuno si pende la briga di affermarlo per timore d'essere tacciato da bushiano e, quindi, da nemico della sinistra. Invce credo sia la pura verità che i fatti finìora accaduti dimostrno: la gente del mondo arabo ha oglia di lavorare, di guadagnare, di vivere bene, vuole quello che non ha mai avuto e che oggi ha scoperto ed assimilato ben bene. L'Occidente non è solo " peccato" ma anche futuro per i figli, maggiore libertà, modernità vera: certo, un pazzo lo si trova sempre che uccide la figlia perchè indossa abiti europei, ma il trend è ormai quello: basta con faraoni, basta con colonnelli, basta con Ben Alì, basta coi teocrati e basta, prima che sia troppo tardi, con i talebani e con gli ayatollah! A me pare che il mondo arabo ha cominciato finalmente a caire che la loro arretratezza, la loro mancanza di libertà - eccole le insurrezioni, eccole le prove! - sono solo il frutto dei loro regimi dittatoriali e religiosi. Ora il popolo arabo ha visto che tutto può cambiare. Insomma, Bush ha avuto il grandissimo merito d'aver buttato il famoso sasso nello sagno, ora le onde arrivano e inondano regimi dittatoriali che non hanno più alcuna legittimazione. Comunque la si rigiri, questa ondata di ribellione popolare che sconvolge tutti i precari equilibri  geopolitici ed istituzonali del Maghreb non può avere altra logica causa scatenante se non la decennale  operazione della
" democracy's export " iniziata da Bush nel 2001. E, tutto sommato, rappresenta per Bush un tardivo riconoscimento della correttezza della sua politica estera, certamente più percepibile che non la posizione del suo successore, Barak Obama, il quale pur " non avendo promesso ai popoli islamici oppressi " è andato a stringere la mano a Mubarak, ad Ahmadinejad, i quali, poi, hanno pensato bene di ripagarlo usando il pugno di ferro - e che pugno di ferro !- contro la ribellione giovanile e verde. Sara' Barak all'altezza di questo compito ? Lo sarà anche questa burocratica Europa? Vedo con terrore la inadeguatezza di questi due necessari attori sulla scena maghrebina che potrebbe far fallire questa storica occasione che il sasso di Bush ci sta regalando.

Certo che questi movimenti mettono a rischio le risorse energetiche del nostro Paese, segnatamente gas e petrolio. E , non ostante tutte le ovvie rassicurazioni di rito ( la Libia fornisce solo il 13% del petrolio ed il 10% del gas all'Italia, c'è anche la Bielorusssia, ecc), una seria politica deve interrogarsi profonamente sulla tenuta del nostro sistema energetico. Se l'esperienza altrui vale come prova empirica, non ci resta che imboccare decisamente, come tutti i Paesi nostri vicini, la via del nucleare. E' il nucleare la polizza di assicurazione contro tutte le forme di instabilità dei Paesi produttori tradizionali delle fonti energetiche; è il solo modo per destablizzare la politica teocratica e tirannica di troppe realtà produttive del Medio Oriente che basano su tale ricatto di fornitura mondiale la forza della loro tirannia sul loro popolo. La via del nucleare ci spinge a rifornirci di uranio da Paesi evoluti e stabili, come l'Australia ed il Canada, altro che Libia, altro che Venezuela, altro che Iran. Le pulsioni giovanilistiche, tardo sessantottine, pregiudiziali, infondante che la sinistra ha utilizzato per decenni soffocando  la politica nucleare dell'Italia, ha contribuito all'affermazione ed alla radicalizzazine di dittatori e teocrati quali la Libia, l'Egitto, lo Yemen, ecc. Possiamo augurarci che davanti a questi problemi di politica mondiale non abbiano ancora peso le parole massimaliste  e ridicole di un Franceschini, di una Bindi ? Possiamo sperare che da parte della sinistra italiana possa nascere almeno una crisi di dignità che la spinga a considerare la via nucleare come un bene del Paese e non a ridurla alla solita demagogica battaglia " contro Berlusconi"?

Roma, giovedì 24 febbraio 2011

Gaetano Immè

martedì 22 febbraio 2011

IL SOLITO CORO DEI MELENSI, COLPITI DAL MORBO DI PARKINSON E CHE NON RICORDANO PIU' NULLA. QUESTA E' LA GIUSTA MEDICINA PER LORO. PER RITROVARE LA MEMORIA . ISTRUZIONI PER L'USO.

Insomma, non esiste mica solo la politica di bassa bottega, quella che somiglia più agli urli di un bar dello sport , quando si prla della Roma e della Lazio,  che ad un dibattito politologico  pacato, argomentato  e ragionato; non esiste, e che diamine !,  solo la politica dei quattro baiocchi, quella di chi  finge di dimenticarsi delle proprie colpe contando sopra tutto  sulla memoria corta degli italiani e che prova a modificare la realtà degli avvenimenti , contorcendoli in modo da trarne  un illusorio vantaggio politico, come stamattina alla radio ho sentito fare a numerosi esponenti del centrosinistra discutendo della Libia. Con grande sprezzo  del ridicolo, l'On Fassino - che pure conosco come persona dotata di un accettabile equilibrio -  ridicolo almeno pari , se non inferiore ( per le storie che ricorderò avanti)  al non certo felice " Non voglio disturbare " di Berlusconi  rivolto a Muammar Gheddafi,  davanti alla sciagura del popolo libico, davanti a quello che appare come una repressione militare tale da evocare  termini come " genocidio", non ha trovato niente di meglio che stigmatizzare come, secondo lui, Berlusconi si sia solo inchinato a Gheddafi . Insomma davanti al dramma del genocidio, Fassino sceglie di sparlare del solito Berlusconi, del di lui preteso " ossequio" nei confronti del Colonnello , preteso ossequio che dovrebbe provocare, secondo Fassino e sodali, chissà quali catastrofiche conseguenze politiche. Piero Fassino è un politico di lungo, lunghissimo  corso, dato che già il 1971 lo vede Segretario della Federazione Giovanile Comunista torinese e che nel  1983 fu eletto alla Direzione Nazionale del PCI, uno che,  nato nel 1949, si iscrisse   nella Federazione Giovanile Comunista nel 1968 e che quindi , nella "politica", ha trascorso quarantatre dei suoi attuali sessantadue anni . Dovrebbe dunque curare molto di più la sua memoria ( come iniziio, non disdegnerei dosi industriali di " Memoril") prima di fingersi scandalizzato dal comportamento di Berlusconi con Gheddafi , da lui sprezzantemente bollato come " miserabilmente appiattito sulle volontà del dittatore libico". La nostra missione è rinfrescare a lui ed ai suoi sodali la memoria così che possano provare  un poco di sana vergogna. Se ne fossero capaci.......
Yasser Arafat ricevuto con tutti gli onori ( pistola nel cinturone ben in vista) alla Camera ed al Quirinale, Fini che va ad onorare Milosevic, Scalfaro che stringe la mano sorridente a Castro, Prodi che va in Cina a piatire affari e che  non riceve il Dalai Lama per evitare le ire di Pechino, Diliberto Ministro di Giustizia di centrosinistra che si inchina a Ciampino per ricevere l'assassina Baraldini, il Ministro degli Esteri del Govero Prodi , Massimo D'Alema , che se ne va a zonzo per Beirut sotto braccio con uno dei massimi esponenti del movimento Hezbollah  sono solo alcune chicche che l'On. Fassino finge di non rammentare . Non c’è solo il buon viso a cattivo gioco di Silvio Berlusconi di fronte alle pagliacciate in salsa islamica del colonnello Gheddafi, in cambio di contratti miliardari per le nostre imprese, gas , petrolio e quant’altro. Così fan tutti ed anche peggio, per motivi più o meno confessabili, talvolta partigianeria, ma nella gran parte dei casi machiavellismo politico o interessi economici. Insomma real politik.

Nel 1982 il compianto Giovanni Spadolini si oppose con tutte le forze all’arrivo in Italia di Yasser Arafat. Il presidente Sandro Pertini (sic!) non volle sentire ragioni e Arafat in divisa oliva, kefya a scacchi bianca e nera, cinturone della pistola al fianco,  parlò alla Camera dei deputati scortato da guardie del corpo armate fino ai denti. In tempi di  guerra fredda ambasciatori , governanti e politici  italiani strinsero le mani dei peggiori dittatori comunisti del Cremlino dai quali ricevevano - in assoluto silenzio e senza il minimo imbarazzo morale - vagonate di rubli e di dollari americani  o a loro emissari più o meno affidabili, come Ceausescu in Romania, Honecker in Germania Est e Jaruzelski in Polonia. Tutti preclari e noti esempi di tirannie, che però portavano miliardari finanziamenti esteri al PCI ( reati penali poi sanati  con l'aiuto della cara DC da una  apposita " legge ad partitum") , garantivano anche contratti, a cominciare dalla Fiat di quei tempi. Non ricordo  nessun deputato dell'allora PCI , nè l'On. Fassino né, ad esempio, l'On. Napolitano  che abbiano speso una parola contraria a quegli abbracci mortali con quei fior di dittatori comunisti.  Alexander Lukashenko, nuovo padre-padrone della Bielorussia, incontrato spesso da  Berlusconi , al confronto è un sincero  pischelletto democratico. Per non riandare fino all’ineffabile Mariano Rumor, un mezzo sagrestano, democristiano-comunista, che nel 1975 non ebbe alcuno scrupolo, nè come cattolico nè come italiano,  a firmare  quell'infame  trattato di Osimo con la Jugoslavia del famigerato  Josip Broz Tito, che aveva ancora le mani sporche della carne e del sangue degli italiani infoibati. Non solo: in nome della realpolitik Osimo calava una pietra tombale sulle rivendicazioni di 250 mila esuli istriani, fiumani e dalmati.

Con il vecchio Saddam Hussein, Iraq,  eravamo pappa e ciccia per tutti gli anni ottanta, quando faceva la guerra all’Iran che costò pure un milione di morti. Gli affari andavano a gonfie vele e tanto bastava.

Con l’Iran abbiamo rapporti economici importanti, a cominciare dal settore petrolifero, dai tempi dello Shah e di Enrico Mattei. Con gli ayatollah poco è cambiato su questo piano. Solo nel febbraio scorso l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha annunciato che i vecchi contratti saranno onorati «però non ne facciamo e non ne faremo di nuovi». Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sbarcato a Roma, per il vertice Fao del 2008, assieme a personaggi come l’ottuagenario padre-padrone dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Nonostante le polemiche Ahmadinejad ha riunito in un albergo di Roma decine di imprenditori e rappresentanti di banche e società importanti, secondo il motto pecunia non olet.

Quando di mezzo ci sono tanti soldi ed accordi e quindi potere, le rigidità dei regimi coinvolti sono passati spesso in secondo piano per «realeconomik».

"L'economia della tigre cinese corre veloce e sarebbero per noi guai seri perdere ancora un altro treno. Arriviamo tardi e dobbiamo correre". Queste le parole del premier Romano Prodi a Nanchino dove , nel settembre del 2006, iniziò la sua missione di cinque giorni nella potente e ricca  Cina , la Cina però dei diritti umani negati e della pratica dello schiavismo. "Può esserci stato ritardo - disse il presidente del Consiglio - ma prima di tutto, quando c'è uno sviluppo così multiplo, i treni sono tanti e guai a ritardare ancora". Durante il banchetto ufficiale offerto dal governo popolare della provincia dello Jiangsu alla delegazione italiana, Prodi disse che "l'Italia vuole rilanciare le relazioni con la Cina e consolidare una vera e propria alleanza strategica ". Per Prodi l'alleanza strategica con il paese più grande dell'estremo oriente rappresentava una base per una cooperazione più forte a tutto campo. "La missione - disse  il presidente del Consiglio - è partita da Nanchino perchè le relazioni con lo Jiangsu sono un esempio di successo nelle relazioni Italia-Cina, un pilastro nella cooperazione tra i due paesi ed è la sede dei più importanti investimenti italiani a partire dalla Fiat".  In linea con Prodi ,  il presidente di Confidunstria, Luca Cordero di Montezemolo. Arrivato a Nanchino, senza perdere tempo Montezemolo si infila nella grande sala degli incontri bilaterali fra le imprese italiane e cinesi: una sorta di
" full immersion", 1500 faccia a faccia che coinvolsero 300 aziende del Made in Italy e oltre 900 imprese cinesi. Nel 2007 il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ineffabilmente , faceva  invece sapere , con una lettera,  che «precedenti ed inderogabili impegni internazionali» non gli permettevano di incontrare il Dalai Lama. Era il risultato del terrore dei fulmini e delle saette che i cinesi lanciavano  a chiunque incontrasse il Dalai Lama. E delle loro ritorsioni in campo economico.

Invece non c’era  nulla da guadagnarci , anzi  quasi tutto da perderci,  nel ricevere un  vetusto rivoluzionario trasformatosi  da solo in leader eterno in nome del socialismo, come Fidel Castro. Ricordo ancora  il riverente , smagliante e demente  sorriso del presidente Oscar Luigi Scalfaro, mentre stringeva  la mano al barbuto Fidel, a Roma, nel novembre del 1996.

Oggi, davanti alla Libia ed ai rapporti con essa, regolati da Berlusconi con accordi che, piaccia o non piaccia, hanno non solo acquetato la ormai cinquantennale lamentazione  dei danni che l'Italia coloniale avrebbe provocato alla Libia  con un accordo sul relativo indennizzo, ma hanno anche avuto l'indubbio merito di ottenere , come controprestazione,  tutta una serie di benefici economici e politici che non possono essere disconosciuti. Non solo i grandi appalti per lavori in Libia per le imprese italiane, ma anche una serrata collaborazione ( la prima a memaria d'uomo, fra l'Europa ed un Paese africano sul tema) sul controllo libico della fuga verso l'Italia dei clandestini, accordi per la fornitura del gas e del petrolio. e , non ostante tutto questo, dobbiamo anche sorbirci  un Fassino suonare la solita litania melensa e noiosa del coro degli indignati a comando che imputa a Berlusconi  la grave colpa di carenze protocollari , ma che si disinteressa del tutto dai risvolti positivi così ottenuti. Certo, l'esibizione della tenda libica a Villa Pamphilj non fu uno spettacolo diplomaticamente dignitoso, ma , a proposito di " indignati a comando", ma ve lo ricordate il ridicolo D'Alema nel giugno del 2009, che aspettava pazientemente, rigirando il cappello in mano,  fuori della tenda,   che il Colonnello si degnasse di riceverlo dopo che lo stessoolonnello  aveva sdegnosamente e maleducatamente rifiutato un incontro a Montecitorio?

Un Paese va governato e non sarebbe un buon governante chi  costringesse il proprio popolo alla fame più nera pur di opporsi - per mostrare i muscoli - ai Paesi che esportano cibo. Insomma, cari " indignati a comando", care " prefiche noiose e petulanti"cercate , se ci riuscite , a non attaccarvi al solito bindiano e franceschiniano vacuo antiberlusconismo anche in presenza di una tragedia come quella della Libia, non fatevi oggi guidare dalle "visioni mistiche e folli" de Il Fatto e di Peter Gomez, cercate di ragionare, se ci riuscite. Quando si parla di Africa del Nord, di Maghreb, provate a fornire all'Italia una valida opportunità, un concreto piano politico che non sia il solito pavloviano e retorico antiisraelismo. Certo, la politica estera di Berlusconi potrà pure essere criticata, potrà pure essere incolpata di scarso senso della pomposità diplomatica, potrà pure essere caratterizzata da qualche pacca sulle spalle in più, qualche battuta in più e qualche inutile trombonismo in meno, sarà pure un pochino " spericolata" - come la vita di Vasco - ma come quella risulta fin'ora vincente e rassicurante per il Paese. Non per niente la comunità internazionale,  che ha dovuto abbandonare la realpolitik degli anni ottanta, vede oggi Berlusconi come un Premier che ha almeno tentato di dare opportunità di sviluppo e di democrazia a popoli ( vedi la Russia, vedi la Libia, vedi la Tunisia, vedi l'Egitto, ecc) che subiscono da decenni regimi  dispotici. Meglio dare un'occasione di democrazia per via di maggior benessere , che ingessarsi per una qualche tronfia ed inutile marcetta diplomatica in meno.


LA CAUTELA DI NAPOLITANO E' SOLO AUTODIFESA

E' stato dato ampio risalto politico ad una ovvietà esternata sabato scorso del Capo dello Stato,  il quale ha voluto puntualizzare  che se un Governo dispone di una propria maggioranza in entrambi i rami del Parlamento ha diritto a svolgere il suo ruolo. La definisco un'ovvietà perchè è la pedissequa ripetizione di un preciso articolo della nostra Costituzione. In effetti in questa circostanza il Colle ha voluto dare una meritata lezione  a quanti gli consigliavano  di ricambiare la riconoscenza dovuta al " branco" per la sua nomina al Colle con l'affermazione di un suo " diritto insindacabile " di sciogliere le Camere di propria iniziativa, anche contro il parere del presidente del Consiglio ed anche in presenza di una sequela di voti di fiducia ottenuti consecutivamente in Parlamento dalla maggioranza.  Il solito gruppetto di pseudo costituzionalisti che avevano da poco scoperto tutta una serie di " illustri precedenti" che avrebbero dovuto sostenere l'insostenibile. Si sono distinti in tale opera di  " velato ricatto"   o di " richiamo omertoso" al Capo dello Stato inaffidabili personaggi come Scalfari, come Zagrebelsky, come Asor Rosa, come Spinelli , come Travaglio ( che oggi impone su Il Fatto vere e proprie liste di proscrizione contro chi vota il centrodestra !) nonchè P.M. in servizio come Spataro, come Ingroia  ed altri che avevano scritto ed ipotizzato la necessità di " una sospensione anche temporanea della democrazia", la necessità di " una iniziativa extraparlamentare " per " far fuori con ogni mezzo Berlusconi", esortando apertamente chi " ne possedesse i poteri " - e cioè apertamente Napolitano e le Brigate Rosse - " ad usarli per la richiesta bisogna ". E' stata dunque una vera e propria " chiamata in correità di golpe istituzionale" quella attuata dalle note lobby economiche e politiche sottomesse ai poteri forti , che hanno avuto come veicoli principali i soliti noti , quali  Repubblica, La Stampa, Il Fatto, le stesse Procure militanti, ecc. Dato il chiaro disposto dell'articolo 90 della Costituzione (" Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione") ,considerati  i precedenti attacchi al Colle sferrati contro Leone e contro Cossiga essenzialmente basati sul nulla ed andati a vuoto  eppure così devastanti, considerata la prudenza che contraddistingue da sempre l'operato di Napolitano ( mai considerato un cuor di leone, sempre accomodante  però agli ordini della propria fazione politica ) , non poteva il Presidente della Repubblica esimersi dall'operare tale " distinguo" che da solo lo esclude dall'accusa di " volere imporre lo sciogliemento delle Camere con manovre attentatorie della Costituzione " , mentre lascia intatta ( ma come sempre accantonata dalla improvvisa " mancanza dell'obbligatorietà dell'azione penale " che colpisce la Magistratura militante in questi casi )  la evidente anche se residuale responsabilità penale del " solito codazzo democratico " con l'accusa di " attentato alle istituzioni democratiche con manovre extraparlamentari". Perchè ben vengano le opinioni che sono il sale del dibattito democratico, ma certe pretese di volere imporre  al Paese , con la forza bruta,  le decisioni di una minoranza altro non sono che tentativi di un golpe istituzionale al fine di instaurare la dittatura di una minoranza. Anche se si tratta di pseudo sedicenti ottimati.

SAN REMO SAN REMO .

Sapevo che la bandiera italiana tricolore era nata il 17 gennaio 1797 a Reggio Emilia, allora nella Repubblica Cispadana, ottenuta cambiando il blu francese con il verde italico. Apprendo ora , con sgomento, da Roberto Benigi  che invece la bandiera tricolore è stata istituita da Giuseppe Mazzini. Secondo  Benigni, Giuseppe Mazzini avrebbe tratto ispirazione per il tricolore leggendo i versi dell'apparizione di Beatrice di Dante Alighieri, dove canta " sopra candido vel ......sotto verde manto.....vestita di color fiamma viva...". Una immagine poetica che piace. Rimane un piccolo particolare: Giuseppe Mazzini è nato solo nel 1805. Dovete spiegarmi come sia stato possibile che Mazzini - nato nel 1805 - già nel 1797 , prima di nascere, facesse nascere il tricolore.

Sono deluso da Gianni Morandi cui riconosco a male pena il talento canoro, ma null'altro. Ha riempito il Festival canoro di politica da bar dello sport , scontata, semplicemente antibelusconiana,  mostrando tutta la sua pochezza, la sua impreparazione in materia. Affidare il Festival ad un simile personaggio è stato voler trasformare il Festival da canoro ad " avanspettacolo di sinistra". Da scompiscirsi da ridere nel vedere la faccia rabbuiata di Morandi quando Andy Garcia ha detto "vorrei che la mia Cuba avesse la stessa libertà della quale si gode in Italia". Avrebbe voluto che l'attore includesse l'Italia berlusconiana frai Paesi dove c'è meno libertà ed è rimasto non solo deluso, ma tremenadamente incazzato. Incredibilmente ridicolo quando poi ha sproloquiato che " la nostra Repubblica compie centocinquanta anni"!  Non sa neanche quel che dice, perchè neanche si è ripreso, come fa una persona che sa quello che dice.

I nuovi Fratelli De Rege, i due  del " vieni aanti cretino", al secolo Luca e Paolo, hanno poi recitato la parodia di Casini e di Mieli: un colpo deflagrante al cerchio ( contro Berlusconi) ed un colpetto alla botte ( contro il centrosinistra). Due personaggi che mangiano a quattro ganasce in un piatto nel quale poi sputano e scatarrano. Due scimmiette che hanno fatto le loro brave capriolette per meritarsi gli applausi  ed i resti della cena dalla sinistra da terrazzo e flut, come degli accattoni mentali. Drammatico, nel suo ridicolo, poi, elevare Gramsci ad icona del Risorgimento italiano, un'offesa mortale per il grande sardo. E' chiaro che Gramsci odiava il risorgimento un tradimento della causa comunista. Semplicemente ridicoli.

Vecchioni ha vinto il Festival. Grande euforia per il sessantottino non pentito nè cresciuto, con versi politici, pieni di 1968 e dintorni. Del che non mi frega nulla. Buon per lui. Stupisce però che Vecchioni et mugliera , la nota Colombo , dopo una serie di insulti sputati in faccia agli italiani , definiti un popolo di cerebrolesi, di coglioni, di soggiogati dalle tevisioni berlusconiane, ora scoprano quanto sia bello e saggio il televoto del pubblico, compreso anche quello che probabilmente vota per Berlusconi. Perchè non scrive una canzone sulla " coerenza"? Rimpiango il Festival quando erano canzoni e canzoni a canzoni e tanta discrzione. Ma chi siete , cantautori agli ordini da ideologie politiche, chi diavolo siete se non dei lombrichi rispetto ai Modugno, rispetto ai Gaber, rispetto a tutti quegli artisti che definire solo " cantanti" - come " nani", come " donne cannone" come " saltimbanchi" - sarebbe semplicemente offensivo?.

Roma martedì 22 febbraio 2011

Gaetano Immè

lunedì 21 febbraio 2011

MA IL CAPO DELLO STATO SOGNA ?

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è fiducioso che il processo a Silvio Berlusconi sul caso Ruby si svolgerà "secondo giustizia ". "Confido nel nostro Stato di diritto", ha dichiarato sabato scorso  in un’intervista al domenicale tedesco Welt am Sonntag. Sono lieto per me,  ma non lo sono per l'Italia, che il Presidente della Repubblica faccia di tutto per dare ragione alle mie critiche, spesso feroci. Ma leggere quanto riportato e pensare che il Presidente ci stia prendendo tutti in giro è tutt'uno.  Posto che dei problemi di Berlusconi non mi interessa niente - se non che siano accuse vere e provate e che il giudizio sia equo, come direi  davanti ad accuse per qualsiasi altra persona -, Napolitano è semplicemente  petulante ripetitivo ed indisponente, perchè continua ad esprime banali ed ovvie affermazioni apodittiche, che non trovano alcun riscontro nella realtà italiana. Ogni persona civile "confida" di vivere in uno Stato di Diritto, ogni persona civile contribuisce, ognuno per la sua parte, alla formazione ed alla difesa dello Stato di diritto, che non è  solo una vuota formula  paradisiaca affidata al caso o alla fortuna,  ma il pieno rispetto dei diritti e dei doveri dei cittadini da parte del sistema istituzionale, compito affidato allo Stato e segnatamene alla classe politica ed a quella Giudiziaria   del Paese.

Mi permetto di ricordare al Presidente della Repubblica perchè sbaglia.

Lo Stato di diritto è quello nel quale i diritti personali costituzionali inalienabili  non sono calpestati, come invece avviene in Italia da tanto tempo,  ad opera di una Magistratura che, violando legge e Costituzione, origlia, intercetta, registra , lettere e conversazioni di ignari cittadini , anche in assenza di  un previo "reato". Questo è  uno Stato di Polizia, non di diritto.

Lo Stato di Diritto è quello in cui le istituzioni rappresentano " tutti"  i cittadini, non come avviene in Italia.
Al Colle infatti siede oggi un Signore che proviene da sessanta e passa anni di milizia comunista, un signore che non ha mai abiurato a quella ignobile tirannia, non ha mai chiesto perdono per tutti i morti che ha contribuito a causare in tutto il mondo, un signore inoltre  mai votato dal popolo per una carica istituzionale , un signore, peraltro,  ivi ( sul Colle) letteralmente  " depositato " non da una " votazione maggioritaria del popolo" ma solo dalla arrogante protervia della propria  cammarilla politica.
Alla Corte Costituzionale che per la Carta deve essere composta da quindici Giudici e che deve giudicare le Leggi elaborate ed approvate dal Parlamento - che rappresenta tutti gli italiani, sia quelli che hanno vinto le elezioni politiche che quelli che le hanno perse - sono stati fatti accomodare, da Presidenti della Repubblica irresponsabili, incoscienti o quanto meno squilibrati,  undici Giudici di centrosinistra e solo quattro di centrodestra. Questo non è Stato di Diritto, ma una " okkupazione", una " Dittatura di una parte politica minoritaria ".

Lo stato di diritto è quello in cui non deve essere concesso a nessuno di  pretendere che un Governo, eletto democraticamente, venga abbattuto " con qualsiasi mezzo" anche con una " sospensione autocratica della democrazia" , come invece è stato consentito a Spinelli, a Zagrebelsky, ad Asor Rosa, a Mauro, a Scalfari, ecc , così sobbillando eventuali dormienti brigatismi rossi , perchè in uno stato di diritto i governi si abbattono solo con le armi di una democrazia, cioè con le urne, non con " qualsiasi mezzo".

Lo Stato di Diritto è quello in cui non sia possibile abbattere una carica Istituzionale, come un Presidente della Repubblica, solo  sulla base di  menzogne create  e ripetute ossessivamente, sui giornali ed in Parlamento,  da politici gaglioffi ed impostori , come invece è successo in Italia dove le ignobili menzogne di una " iindegna " Camilla Cederna  ( poi tardivamente e definitivamente condannata per diffamazione ai Leone)  , avallate dal PCI con un Paolo Napolitano "  sua magna pars" , costrinsero l'innocente Giovanni Leone ad abbandonare , per il bene del Paese, la carica del Colle anzitempo.

Lo Stato di Diritto è quello in cui  un Governo, eletto democraticamente dalle votazioni popolari, non possa essere abbattuto sulla base di false accuse precostituite da qualche P.M.in cerca di un futuro radioso, (accuse che solo dopo circa dieci anni verrano bollate come inesistenti ), come invece avvenuto in Italia sia nel 1994 che nel 2008, non solo senza che i P.M. colpevoli delle false accuse abbiano pagato le loro colpe ma addirittura che gli stessi abbia incassato una sorta di premio concordato se siedono nel Parlamento Italiano ( Di Pietro, Colombo) ed in quello Europeo ( De Magistris). Questo è una dittatura Magistratocratica degli Ottimati.

Lo Stato di diritto  è  quello in cui non si stupra la Costituzione, come avvenne in Italia nel 1995 sotto il ricatto dei Magistrati , cancellando le " garanzie parlamentari" dell'articolo 68 della Carta, che erano l'unico baluardo posto dai padri costituenti a difesa del potere politico ( eletto) contro lo strapotere di un semplice ordine giudiziario che, in assenza di guarentigie è libero di assalire il Governo eletto dal popolo, come i fatti concreti testimoniano,  come una consorteria di pirati assalirebbe un vascello, per depreparlo. .

Lo Stato di Diritto è quello in cui non "regna " una Magistratura che occupa ogni ganglo vitale e sociale e che decide tutto per tutti : decide ( esemplificazione  non esaustiva) chi deve lavorare in RAI e chi no( Santoro, Busi, ), chi deve essere promosso e chi no  a Scuola ( TAR), chi deve vincere anche un campionato di calcio e chi no  ( il P.M. Guariniello), decide anche - sbattendosene altamente della balla dell'obbligatorietà dell'azione penale- che deve essere indagato  e chi no ( Segretari di Partiti politici coinvolti con il teorema " non poteva non sapere" e Segretari di partiti  che invece " potevano non sapere" che Primo Greganti avesse in mano dentro Botteghe Oscure una valigetta con un miliardo del 1992 in contanti), ecc.

Lo Stato di diritto è quello nel quale le istituzioni rispettano i diritti costituzionali dei cittadini, diritti costituzionali di cui il "referendum popolare" è la massima espressione politica. In Italia - elenco non esaustivo - invece le istituzioni, politiche, segnatamente la DC con il PCI ed il PSI decisero, " utilizzando " un grande nome, come il Professor Giuliano Vassalli, di raggirare il voto popolare referendario che a larghissima maggioranza aveva preteso  la " responsabilità dei Magistrati " per i loro atti illeciti, come succede per tutte le professioni ( medici, avvocati, professori, ecc) rendendo così " gabbato il popolo bue " e la Magistratura " una casta di impuniti".

Per quale motivo il Presidente della Repubblica finge di non sapere queste cose?


RIPRISTINARE COME ERA L'ARTICOLO 68 DELLA COSTITUZIONE

Come questo blog aveva anticipato tempo fa, la proposta di ripristinare l'immunità parlamentare così come la avevano dettata i padri costituenti con l'originario testo dell'articolo 68 della Costituzione -  che consentirebbe di riequilibrare i poteri autonomi fra quello del Parlamento e quello della Magistratura secondo quanto previsto e voluto dalla Costituzione - suscita discussioni e apodittiche dichiarazioni. Non dovrebbe essercene motivo, dato che la reintroduzione del testo originario dell'articolo 68 rappresenterebbe semplicemente un  doveroso rispetto per la sacralità Costituzione, sacralità e rispetto che, a parole,   a sinistra tutti invocano anche a gran voce  , ma che poi , nei fatti , gli stessi  avversano.  Non siamo davanti alla richiesta di una diminutio, anzi  siamo proprio nel caso opposto, alla richiesta di una risistemazione della Costituzione . Costituzione che  fu mutilata e sfregiata con un vero e proprio stupro compiuto dalla Magistratura nel 1995 quando, con  un vero e proprio ricatto, la Magistratura riuscì ad estorcere al Parlamento la sua indipendenza e sovranità.

Ricordo  che a quel tempo,  il  Parlamento era :

intimidito dalle terminali metastasi del sistema delle  tangenti che lo pervadeva tutto e contro le quali nessun partito aveva mai osato alzare un dito ( ricordo che " tangentopoli e mani pulite " non sorse per un ritorno di dignità da parte di qualche partito politico che, a chiacchiere, faceva di una pretesa "superiorità morale  " una  propria prerogativa, ma solo per la indisponente e sfacciata superficialità del famoso " mariuolo" Mario
Chiesa, trovato con ventimilioni di lire di mazzette nelle mutande) ;
impaurito dall' arrogante ricatto  esercitato  dal Pool di Mani Pulite ( basti ricordare quel mafioso messaggio televisvo di Borrelli );
guidato da un trembondo Presidente , Paolo Napolitano che non poteva certo non sapere  che , una volta che la  Magistratura avesse scippato al Parlamento  le guarantegie costituzionali, avrebbe lasciato al suo partito , il PCI  di Occhetto ( definito a qual tempo, la " gioiosa macchina da guerra") , campo politico del tutto libero per impossessarsi dell'Italia a causa della assenza di altri partiti politici nelle consultazioni;
consentì così al proprio suicidio, votando, sotto i ricatti sopra ricordati, per la modifica dell'articolo 68 della Carta.

Fu  la resa della democrazia, la resa del Parlamento, era l'arrogante imposizione di una anticostituzionale prepotenza della Magistratura che in quel modo commissariava tutt il Paese , sottraendo di fatto, surrettiziamente, al popolo, la sua sovranità popolare sancita dal secondo comma dell'articolo 1 della Costituzione.

Quel golpe della Magistratura ebbe un alibi, un paravento perchè fu condotta una infame campagna giornalistica per denunciare quello che tutti sapevano e che tutti accettavano: cioè che le guarentigie parlamentari erano usate come strumento castale per consentire l'impunità dei corrotti. Tesi che fu avvalorata dalla incredibile decisione della apposita Commissione parlamentare di negare l'autorizzazione a procedere contro Craxi. Si usò l'ovvia e sacrosanta indignazione popolare contro la corruzione generalizzata per far passare un messaggio folle: le guarentigie devono essere eliminate. Si dovevano invece condannare tutti i corrotti, tutti, ma le guarentigie dovevano essere lasciate perchè erano l'unico contrappeso che i padri costituenti avevano escogitato  per arginare lo strapotere della Magistratura sul popolo, che avrebbe reintrodotto nel Paese una sorta di dittatura al posto della democrazia, come oggi purtroppo è. L'assurdità era nei fatti: si puniscano i ladri, dei risparmi, non si eliminino i risparmi; si puniscano i banditi che rapinano le banche, non si chiudano  le banche; si puniscano gli scippatori che dalle moto strappano borsette alle vecchiette , non si vieti la produzione delle moto o delle borsette; dire, come molti esempolificano,  che è meglio non cstruire (p.e.) un'autostrada in Sicilia perchè c'è il rischio che ci si infiltri la mafia, vuol dire condannare un Paese alla fame eterna, a rimanere immobile nel tempo. Basta riflettere bene su questi semplici esempi per capire perchè lo stupro dell'articolo 68 della Costituzione fu un vero e proprio golpe della Magistratura.

Ripristinare dunque il testo originario dell'articolo 68 è rendere onore alla sacralità della Costituazione a nulla rilevando la cretinata che " la guarentigia potrebbe essere sfruttata da qualche deputato ladro", perchè il funazionamento della Commissione è collegiale . Ma è stata pubblicamente affermata la " contrarietà assoluta" del centrosinistra, del PD, dell'IDV, del SEL. Non stupisce questa contrarietà, per il seplice fatto che tutto il centrosinistra ha una sola arma per rovesciare lo strapotere elettorale del centrodestra: quello di sperare che la Magistratura, approfittando del suo incostituzionale strapotere usurpato al popolo italiano, trovi prima o poi un qualche appiglio o reato per eliminare il centrodestra. Sono sedici anni che stanno tentandocon Silvio Berlusconi,  ma non sono riusciti ancora a cavare un ragno dal buco. Eppure ....

Eppure c'è qualcuno , anche nel centrosinistra, che vede le cose come stanno e che non solo non è contrario alla reintroduzione , ma è addirittura favorevole. C'è infatti una proposta di Legge firmata fin dal 2009 dal Senatore Luigi Campagna del PDL e della Senatrice Franca Chiaromonte del PD , con la quale si propone la cancellazione dello stupro del 1995. Certo è inquietante e molto sospetto che la Magistratura, insieme al PD, insieme all'IDV, insieme al SEL, insieme al popolo viola, siano  contrarie al ripristino di una norma costituzionale voluta dai padri costituenti! Ma come, a parole vogliono il rispetto integrale della Costituzione e poi invece si oppongono? Facile credere che queste forze politiche seguano un progetto politico opposto a quello che vorrebbe  invece  ristabilire in Italia  gli equilibri costituzionali, un progetto, dunque, eversivo . Qualcuno potrebbe pensare che a quella precisa parte politica  faccia  gioco avere  politici che siano come delle  marionette nelle mani delle Procure degli optimates, degli ottimati. Insomma se il "no" al ripristino  della Costituzione da parte degli schieramenti del centrosinistra è solo frutto della caccia fisica a Berlusconi come unica offerta politica, come si può ritenere che il centrodestra non sia in grado , alla bisogna, di trovare  un nuovo leader oltre Silvio Berlusconi ?  Dobbiamo proprio arrenderci alla meschinità che tutto lo schieramento della sinistra non abbia altro progetto politico se non quello di sperare che un qualche P.M. riesca a trovare un'accusa contro Berlusconi capace di diventare non solo un " peccato" ma anche un
" reato"? 

Molti degli oppositori sposano la tesi che,  non solo il ripristino dell'immunità parlamentare produrrebbe una sorta di impunità per i politici corrotti ( è solo una trovata propagandistica, niente altro , perchè è come dire che non si devono costruire strade e ponti in Sicilia perchè potrebbe infiltranrcisi la mafia, cioè una immensa cretinata) scambiando così l'effetto con la causa, ma anche che l'immunità una volta introdotta diventerebbe un privilegio eterno, appunto perchè costituzionale. Questa obiezione è più ridicola, se possibile, della precedente, perchè a mio modo di vedere nulla osterebbe a reintrodurre l'immunità per gradi, dapprima  per una sola Legislatura.Questo comporterebbe che se un Parlamentare venisse indagato si fermerebbe l'indagine e la prescrizione per cinque anni ed a fine Legislatura riparte la macchina giudiziaria. E' lo scudo temporaneo del quale si è tanto discusso senza combinare nulla ma che è presente in tutti i Paesi occidentali.

Perchè tanti alibi?

Roma lunedì 21 fennraio 2011

Gaetano Immè

sabato 19 febbraio 2011

SE QUESTO E'  UN UOMO 

(di cui fidarsi!)


Nella  disfatta si vede l'uomo, si appalesa  la sua tempra, nella vita quotidiana si vede la sua pasta, il suo carattere, troppo facile trovarsi davanti alla vittoria, circondati dai tanti Richelieu sempre presenti, adulati dai servi sciocchi  mai assenti all'appello, occhieggiati dai  interessati tifosi. Se l'uomo è mosso da veri ed autentici  valori ideali nei quali crede, la vittoria diventa un godimento dell'anima e dello spirito,  da condividere con chi in quegli stessi ideali ha creduto  crede e per i quali si è battuto. La disfatta, invece, siccome il " no" educa il bambino,  educa l'uomo, lo abitua all'esercizio democratico del mettersi in discussione, lo allena al confronto corretto e rispettoso con gli altri, lo spinge a ricercare e trovare  in se stesso le corde giuste per tornare a  vincere,  lo costringe  a fare i conti con sè stesso, con le sue idee, con i suoi principi, con i suoi valori, con tutto quello insomma  di cui è portatore, corifeo e propugnatore. Questo vale sempre per l'uomo: nello sport, nella vita, nella famiglia, fra gli amici, fra i nemici, nella politica. Quanti uomini hanno trovato la dignità e la resurrezione nella sconfitta? Perdere una partita, nello sport, dovrebbe significare applaudire l'avversario vincitore ma anche ritrovare le forze per una prossima vittoria appagante. Da Socrate e dalla sua cicuta sù sù, andando avanti con lo scorrere del tempo, fino ai nostri giorni, la storia  è piena di resurrezioni umane, di purificazioni spirituali. Con la sconfitta inizia una catarsi dell'uomo che precipita dall'empireo del delirio di onnipotenza alla stalla melmosa della solitudine  della dignitosa sconfitta , al fango dal quale ricominciare - con la calma determinazione del contadino che s'avvia in pace alla fatica del giorno -  la salita verso le mete sognate . L'uomo deve toccare il fondo del barile, deve sprofondare nella sua sconfitta, deve conviverci, deve metabolizzarla , capirne le profonde ragioni per arrivare a nobilitarla  con una personale accettazione dei propri errori,  senza ricercare falsi alibi, falsi paraventi, senza trincerarsi nelle anguste trincee del dare le colpe solo agli altri pur di trovare un motivo per   una autoassoluzione facile e miserabile, tutti schermi gaglioffi dietro i quali nascondere , in verità,  la propria incapacità intellettuale di  una sana e vera resurrezione umana, per riniziare la salita , per ritornare " a riveder le stelle". Sempre che sia un uomo vero e che sia mosso da solidi ideali.

Ma non è il caso di Gianfranco Fini, proprio no. Che costui scarichi astioso e iroso veleno contro la sua pattuglia che lo abbandona e contro Berlusconi, cercando di addebitare alla presunta  corruzione berlusconiana la causa della sua sconfitta politica , ignorando quella libertà di Mandato prevista dalla Costituzione e della quale si è sciacquato  la bocca per legittimare come " idea progressista"  il suo abbandono del PdL, offende e disgusta qualsiasi animo onesto. Non avendo le capacità mentali per comprendere la genesi , umana e politica della sua disfatta , questo ridicolo Presidente della Camera tratta i suoi seguaci come gentaglia facile preda del potere economico di Berlusconi che li avrebbe " comprati" e , lanciando temerarie diffamazioni ed accuse  di " corruttore " ad una  carica istituzionale dello Stato italiano. Presiedendo sempre indegnamente  la Camera, questo nano politico dovrebbe ben sapere che perdere consenso in Parlamento è il sale ed anche il pepe di una corretta democrazia che si basi non sulla fidelizzazione carismatica del "capo" - come andavano le cose nell'Unione sovietica, o nel Fascismo o nel Nazismo o ancora nel MSI,  in AN ed anche altrove ancora oggi , a sinistra - ma sui valori ideali, oltre che sull'articolo 67 della Costituzione. Ma perdere consensi non autorizza nessuno, tanto meno la terza carica dello Stato, a perdere  staffe,  testa,  dignità ed educazione e ad abbassarsi al livello di una "fruttarola" da mercato rionale lanciando sguaiati e volgari attacchi verso cariche istituzionali solo per nascondere il fallimento del proprio progetto politico, per tentare di addossare ad altri - con somma viltà d'animmo e vigliaccheria di corpo - le colpe - tutte sue - della liquefazione , tipo sangue di San Gennaro, di un partitino da unovirgolaqualcosapercento che è stato il  suo FLI. Questo nanetto intellettuale senza dignità e senza progetto politico ha dimostrato a tutto il mondo come in effetti il suo partitino non aveva altra genesi che il sordo ed impotente  rancore , l'odio personale contro Berlusconi, rancori ed avversioni nate non certo per principi politici, non per valori sociali divergenti, ma solo per una donna, la sua attuale compagna , della quale ha assunto famiglia e quasi  anche il cognome come uno " Zio Micchè" qualsiasi , sbeffeggiata a suo tempo da Canale 5 , ad opera di " Striscia " di Antonio Ricci , presentata come una oculata  dispensatrice dei piaceri della " bella grazia sua" solo ad attempati signori , anche vecchiotti, anche bavosetti,  purchè  ricconi (dai suoi ventidue anni ai suoi trentadue anni è stata con  tale Luciano Gaucci , all'inizio sessantaduenne padre del suo precedente ragazzo ) e potenti politici ( vedi lui stesso ) . Un nanetto che pontifica contro l'uso del corpo della donna, mentre per  usare proprio il  corpo di quella donna, anche se usato, anche se di terza mano, ridicolizza e squalifica un Paese intero. Non è questo un comportamento rassicurante per la dignità e per l'onorabilità costituzionale, non si tratta di " peccati privati" smerciati per "reati pubblici" ma di veri e propri "reati istituzionali e pubblici" davanti ai quali invito formalmente e fermamente  l'On. Napolitano ad un chiaro intervento redarguitorio. Non prolunghi oltremodo, il Capo dello Stato, questo suo incomprensibile silenzio su questo farsesco Presidente della Camera,  che ne farebbe  non un Presidente della Repubblica Italiana , ma solo un complice di una banda di gentaglia gaglioffa .

Una banda numerosa e ben nutrita, ben sistemata come conto in banca,  da cinquanta e passa anni di clientelare consociatiivismo fra la DC ed il PCI, una ciurmaglia che contava  le giuste amicizie " là dove si puote ciò che si vuole "e che solo lo spoil-sistem del centrodestra ha momentaneamente messo fuori della porta dietro la quale latrano,   una vera consorteria gaglioffa  che per meschino tornaconto economico e  politico od anche, ed è peggio, per pura cecità politica o ancora, peggio,  per puro e viscerale odio contro Berlusconi ( la politica, quì, non c'entra, c'entra solo l'urgenza di far visitare queste persone da uno psichiatra bravo che sappia curare la loro schizofrenica biliosità ) hanno adulato il nano,  inducendolo a iperbolici sogni di gloria ma sfruttando questo nuovo " utile idiota"  finoa condurlo alla sua disfatta ed abbandonandolo, senza il minimo rimpianto e senza scuse, in prossimità della  sua odierna  Waterloo senza dignità. Tutta gente che da venti anni non cava un ragno dal buco usando un antiberlusconismo ridicolo, gente che ha pagato corrispettivi politici ed economici salatissimi a favore di ex Magistrati politicizzati, da loro  incaricati di attuare  dal 1992 un golpe giudiziario,  con ventinove processi istruiti  dal 1995 ad oggi a carico di Berlusconi ( senza ottenere una condanna che sia una ) , di gente che sogna ancora,   a settanta anni , non avendo certo altre preoccupazioni, di giocare a fare la rivoluzione tipo sessantotto, gente che invoca " abbattiamo Berlusconi con qualsiasi mezzo fuorchè con il voto popolare" ,  che sogna il Magreb incitando con le parole al ritorno del brigatismo rosso degli anni di piombo come viatico per sgombrare il campo politico italiano non solo e non tanto di Silvio Berlusconi, ma di  tutto quel popolo che non ha mai votato e mai voterà  il centrosinistra ( la stragrande maggioranza del popolo italiano). Come non ricordare il povero Eugnio Scalfari, l'uomo che vanta il record delle sconfitte politiche non avendone azzeccata una che è una per tutti i suoi ottanta e passa anni quando su Repubblica ( e dove, sennò?) vaticinava ( si tratta di un filosofo, mica di un pisquano qualsiasi) " che una destra come quella tratteggiata da Fini sarebbe la fine del berlusconismo". Come dimenticare nel coro dei melensi il " sondaggista berlingueriano da sballo" da RAI3, Nando Pagnoncelli che a Ballarò ( e dove, sennò?) a Dicembre scorso prevedeva " Berlusconi al 41%, Bersani al 45% e Fini al 51% "? E come non ricordare gli altri massimi esperti politologi, quali Massimo Cacciari ( Il PdL non sta più in piedi!), l'immarcescibile P.L.Battista , quello che per lavoro da ragione a tutti, ( Il partito che Fini ha fatto nascere a Perugia è una proiezione di un'anima autentica del centrodestra), la cantante Mannoia (Fini formi un partito di gente onesta . a sinistra lo aspettiamo) e poi Pasquino, Cardini, Marramao, Flore D'Arcais, Asor Rosa, Spinelli, ecc?


MATEMATICA ATTUARIALE E GIUSTIZIA

Dunque ,  cinque donne per un imputato. Meglio, cinque donne che devono giudicare un imputato uomo  per presunti reati contro una donna. In America, dove la democrazia è nel sangue della gente  dalla sua scoperta mentre qui da noi è sempre " nel sangue" , ma solo di quelli che per essa sono stati trucidati ( Falcone, Borsellino, Calabresi, le vittime della strage di Bologna, le vittime della strage di Fiazza Fontana, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Ezio Tarantelli, Marco Biagi, ecc) dalle Brigate Rosse, studiano anche la composizione delle giurie popolari. Ecco, in America non sarebbe mai successo , non solo che fossero divulgate le intercettazioni ( costituisce un reato di intralcio alla giustizia, pena edittale sui venti anni mica cavoli), ma anche che un uomo possa essere giudicato da sole donne quando, come nel caso di Berlusconi, i reati ipotizzati sono di quelli che sconvolgono di più le donne che non gli uomini. Però, tutto questo a parte, sempre nel convincimento che questo processo è inutile perchè lo scopo della combutta fra sinistra e Magistratura politicazzata era lo sputtanamento mediatico di Berlusconi avvenuto di già senza che nessuno pagherà un centesimo se le accuse si dimostrassero infondate, mi ha colpito tutte queste donne.....Ho fatto una rapida ricerca ed avvalendomi dell' avere studiato Matematica Attuariale ( studio del calcolo delle prbabilità ), ho tirato giù alcuni calcoletti. Dunque sono donne i tre Giudici, donna è il P.M. , donna è il GIP. Le donne costituiscono circa il 40% della Magistratura. Le probabilità che la totale femminilità del collegio giudicante del processo sia opera del caso corrisponde alla probabilità che hanno cinque numeri  vengano sorteggiati sempre all'interno di quel quaranta per cento. Mi viene fuori una probabilità estremamente esigua, come è comprensibile anche al di là della pura Matematica. Diciamo che il calcolo probabilistico fornisce la misra dell'1,7%. Il 100% è la certezza dell'evento e gli eventi che abbiano meno del cinque per cento di probabilità di verificarsi vengono, sempre in Matematica attuariale, classificati come " imputabili" a fattori estranei al campo probabilistico. Vogliamo dire apetamento che pare proprio fatto apposta? E via diciamolo pure, visto che abbiamo a che fare con un Procuratore Capo che di bugie ne ha dette parecchie in questi ultimi tempi. Per terminare e per ammonire l'illustre imputato: una poesia di Totò:" 'A femmena è 'na bella criatura/e quase sempe è ddoce comm' 'o mmele/ ma e' vvote chistu mmele pe' sventura/ perde 'a ducezza e addeventa fele!" 

Roma venerdì 18 febbraio 2011

Gaetano Immè

giovedì 17 febbraio 2011

L'IMBROGLIONE CHE IMBROGLIA SEMPRE E TUTTI. ANCHE I COMPAGNI DI PARTITO.

A proposito di quel famoso " ago nel pagliaio" così difficile da trovare, intendo dire della " coerenza" da parte degli schizofrenici politici di sinistra. Oggi tocca al campione degli imbroglioni, a Di Pietro Antonio, un ex impiegato dello Stato che ha utliizzato il  suo incarico di pubblico ufficiale ( era un Magistrato) per ottenere da una parte politica ( la sinistra ) la garanzia di una carriera politica ( si è infatti dimesso dalla Magistratura dopo Mani Pulite ed è diventato - ma va? - Senatoredel PCI al Mugello) quale corrispettivo per aver condannato a morte  politica e giuridica  solo alcuni partiti politici ( DC di centrodestra, PSI, PSDI, PLI, ecc)  così  salvando  solo la DC di sinistra ed il PCI  di Occhetto ai  quali aveva consegnato l'Italia come un piatto precotto da gustare  : una " relationship" che, nelle Pandette, dovrebbe configurare un pesante reato noto sotto il nome di " concussione". Se in Italia, come a Berlino, ci fosse un Giudice! Costui è indagato  dalla Procura di Milano per la " presunta truffa sui rimborsi elettorali"che questo campione degli imbroglioni , con artifizi e raggiri,  ha sottratto al partito politico IDV eper incassarli personalmente. Come tutti gli imbroglioni del mondo, costui si spaccia per uomo probo e rispettoso della Legge e finge di sgolarsi inorridito contro " il legittimo impedimento" che consentirebbe "  a  Berlusconi di sottrarsi al processo!" Bene, questo campione della legalità e della coerenza ( solo degli e per gli altri), convocato per una udienza dalla Procura di Milano per il processo a suo carico, se ne è altamente fregato della Magistratura, non ha fatto altro che mandare il suo avvocato, tale Avvocato Maruccio Vincenzo per comunicare che " era costretto da altri impegni in altri luoghi!". Un vero e proprio " legittimo impedimento" ad Toninum! Che coerenza! Che alta moralità! Che rispetto per la Legge! Ma , come  direbbe il divo Giulio, non sarà che
" come fra cani non si mozzicano" e che i suoi ex colleghi Magistrati si buttano per terra in adorazione del politico imbroglione sperando in qualche bel seggio futuro......Sai com'è! Se l'ha fatto lui, perchè non possono farlo anche altri ?

SCHIENE DRITTE, CULI ALLA PECORINA E SENSO DELLA MISURA ( CHE MANCA ).

A proposito di " schiene dritte" o di " culi  alla pecorina ", che dire di tale Paolo Mauri che , alcuni giorni orsono, su Repubblica ( e dove, sennò?) , ha pubblicato una recensione del libro " Per l'alto mare aperto "  critto recentemente ( credo sia uscito il maggio scorso) da Eugenio Scalfari ? Scalfari è stato paragonato da Mauri - tanto per gradire - a Virgilio, a Ulisse, a Diderot, a Montaigne, a Cervantes, a Baudelaire, a D'Alembert, a Joyce, a Kundera, a Nietzsche, a Riike, a Leopardi, a Calvino, a Proust, a Montale. Comunque Paolo Mauri è stato quasi " sobrio" se paragonato a quel che scrisse di questo libro Alberto Asor Rosa ( più noto come " quello dal cognone che si legge anche al contrario" che per le sue opere letterarie) che aveva paragonato Scalfari non solo ai nomi indicati  da Mauri, ma vi aveva anche aggiunto - melius abundare quam deficere - Pascal, Tocqueville, Spinoza, Marx, Cartesio, Kant, Tolstoj, Dostoevskij. A questo punto non poteva mancare anche Il Corriere della Sera sul quale il filologo Cesare Segre aggiungeva al già copioso elenco , in nome della sobrietà che è la " cifra" della testata, solo  Kojeve e Fumaroli. Uno smacco per Valter Veltroni che nel 2004 con il romanzo " Senza Patricio" dovette accontantarsi d'essere paragonato, sempre da Repubblica ( e dove, sennò?), a Pirandello, Konrad, Borges, Chagall, Leopardi, Toulouse-Lautrec, Henry James, Tarkovskji, Jan Mc Ewan. Sappiamo tutti come andò a finire " Senza Patricio".


LA DONNA E' MOBILE QUAL CRETINA AL VENTO

Ho visto, sere fà, ad un telegiornale, una Franca Rame invasata che strepitava come una oca starnazzante o una prefica professionale contro " l'uso del corpo delle donne". La stessa Franca Rame che stava, alcuni anni orsono, alla testa dei cortei delle femministe  e che -oltre che lanciare sconcezze postribolari - urlava contro chi pretendeva di gestire il corpo delle donne, oggi fa la stessa cosa - urla - ma contro quelle donne che si gestiscono il corpo come pare e piace a loro stesse . E' troppo chiedere alla donna del " buffone " ,  cornuta consenziente (che ha permesso per una vita  a Dario Fo di fare scempio di svariati corpi di donna e del loro " bel tesoro") che è arrivata l'ora di andare a studiare un poco di " coerenza" e di " dignità"?

F L I 

Chi , aderendo al FLI, era convinto di aver scelto la vita pubblica per pura ideologia senza cercare alcuna  convenienza personale deve necessariamente porsi il problema del proprio futuro politico fornendo una risposta non solo credibile ma anche onorevole. Parlo, ripeto,  di coloro che hanno aderito al  F L I . Non voleva credere che il FLI non era un partito politico, ma solo l'aspetto politico dell'odio e del rancore personale che Fini ha nutrito contro Berlusconi: non poteva dunque reggere alla prova dei fatti politici. Piegare la testa di fronte alla decisione di Gianfranco Fini di nominare Italo Bocchino vice presidente di Fli compiendo un atto di sottomissione (che comporta per l’immediato e per il futuro l’adesione acritica alla volontà del leader) o no? Chi sceglie il si  non può illudersi di rinviare a domani una propria eventuale dissociazione. Non può, ad esempio, accettare di ingoiare , suo malgrado , la promozione, in puro stile fascista e sovietico,  di un Italo Bocchino pensando in cuor suo di riprendersi la propria libertà solo  in caso di alleanza di Fli con la sinistra o di ingresso nel Terzo Polo con accettazione acritica  della leadership di Pierferdinando Casini. Cioè che i vari Urso, Ronchi, Viespoli, Rosso, Barbareschi ed altri decidano di unire le proprie forze e dare vita ad un gruppo autonomo ancorato non già alla fedeltà ad un capo ( che peraltro  nessuno richiede nel PdL)  ma al rispetto ed alla difesa dei valori del centro destra liberale,laico  e bipolare non è certo impossibile.Di sicuro sarebbe auspicabile. Perché un soggetto autonomo rispetto a Fli ed al Pdl ma collocato sicuramente nel centro destra avrebbe funzione e spazio politico. Ed aiuterebbe il paese a superare la gravissima emergenza del momento.

MA QUALE GIUSTIZIA !
 
Al fondo di tutte le proteste, richieste e ultimatum,parlo di Berlusconi,  c’è soprattutto la cancellazione dell’immunità parlamentare, vigente però nel Parlamento europeo e l’ultima iniziativa della Procura milanese con la chiamata in giudizio dello stesso per il 6 aprile.Un processo immediato del quale peraltro non si sa come e se finirà. Sappiamo però che è sostanzialmente inutile: perché il processo è già stato svolto su giornali e Tv mondiali. Non scopriamo l’acqua calda e ci stiamo ripetendo. Il fatto è che la contrapposizione al Cavaliere esiste ed è pure ribadita.. Sono la bellezza di diciotto anni che Magistrati e sinistra si accaniscono su Berlusconi e sul PdL ma non sono rusciti a cavare un ragno dal buco. Le origini di questo gaglioffo uso politico della Giustizia , tuttavia, vanno cercate-oltre che nel golpe della costituzione del 1994- anche  nell’anomalia giuridica  profonda di una giustizia in cui il Pm è il dominus, l’artefice, il programmatore e il conduttore delle danze sia pre-processuali che mediatiche. Naturalmente bastavano poche riforme, come il ripristino del testo originario dell'articolo 68 della Costituzione, come la separazione delle carriere dei Magistrati, ma.è evidente che quello che arreca bene al Paese non è gradito all'opposizione. Nel processo penale italiano, l’accusa, in altri termini, ha uno spazio iperbolico e ultrapotente rispetto alla difesa e poi il circo mediatico-giudiziario fa da boia e da mozzorecchi, da Mastro Titta. La contrapposizione, ancora, ha motivazioni politiche perché molte iniziative procuratizie producono risultati politici prima ancora che giudiziari.Il problema non è tanto o soltanto delle intercettazioni, quanto e soprattutto l’impressione, sempre più avvertita dall’opinione pubblica, che ci sono indagati di serie A, ai quali è (stata) riservata sia la gogna che l’obbligo di presentarsi dai Pm, a capo chino; e indagati di serie B, ai quali questo obbligo perentorio non è mai stato rivolto dai Pm. Non per niente negli USA, la più grand democrazia dell'occidente, le intercettazioni sono considerate un reato di " ostacolo alla giustizia" e chi contravviene si fa  venti anni di galera.  Negli anni del grande terrore giudiziario i postcomunisti Occhetto, D’Alema, Fassino, Veltroni il cui cassiere ( Greganti Primo)  prese in consegna a Botteghe Oscure la valigetta miliardaria di Gardini, non furono nè avvisati nè tantomeno chiamati a deporre in tribunale, come tutti gli altri leader, compreso Bossi.Il teorema del non poteva non sapere fu applicato a Craxi e ai segretari del pentapartito, ma mai ai segretari del Pci-Pds-Ds. Devo ancora ricordare, per render il concetto eclatante, come la Giustizia usi due pesi e due misure ( altro che giustizia uguale per tutti.)  un esempio" fumante ".  Ruby- Berlusconi: in circa settantagiorni la Procura celebra il processo a Berlusconi e per direttissima. Invece sugli imbrogli  della " Missione
arcobaleno" , con D'Alema Primo Ministro e Barbieri alla Protezione civile, ci sono state tutta una serie di clamorose schifezze che puzzano lontano un miglio di imbroglio,  ma sulle quali le anime belle  tacciono. Cito: l'originario  P.M. della Procura di Bari che portò avanti l'inchiesta penale Arcobaleno per  i primi tre anni fu tale Emiliano; poi Emiliano " accettò" di candidarsi per il PD ( dove c'era lo stesso D'Alema!) a Sindaco di Bari ( ma guarda che combinazione)! Conflitto di interessi ? Esempio di corruzione ? Reato di concussione? Ma quando mai!). Emiliano vinse le elezioni e si dimise dalla Magistratura. Il processo Arcobaleno passò dunque ad altro P.M. che, come vuole prassi ( prassi ferrea che vale per tutti, meno che per il Processo Mills, perchè per questo giudizio il Giudice Gandus - che si era fatta nel frattempo trasferire ad altra sede ed incarico - ha accettato un suo temporaneo ritorno alla Procura di Milano-  a riprova che la Giustizia è proprio disuguale per tutti!)  ricominciò tutto daccapo facendo così passare altri sei anni, senza alcun atto giudiziario concreto. Ora anche quel Magistrato è stato trasferito ed è arrivato un nuovo Magistrato. Siamo in Puglia, nella splendida Puglia, nel Regno di D'Alema  e, guarda caso, si avvicina proprio per D'Alema e per Barbieri, a velocità supesonica, la " giusta prescrizione". Tutti zitti i grandi
" sinceramente democratici"! Il magistrato Nordio ha ricordato che lui stesso non inviò avvisi di garanzia in base a quel teorema ( non poteva non sapere ) perché si sentiva giudice garantista, autonomo, indipendente.Successivamente, nel 2005, nel pieno della Seconda Repubblica, esplose la vicenda “abbiamo una banca”, collegata all’Unipol/BNL con le triangolazioni intercettate fra Consorte-Fassino-D’Alema. Clementina  Forleo, il Pm che seguiva il caso, inviò l’avviso di garanzia ai politici che, dal canto loro, si proclamavano innocenti e pronti a rispondere ai giudici. Potevano benissimo rinunciare all’immunità di parlamentare europeo che spettava loro. Ma se ne guardarono bene. L’Assemblea di Strasburgo negò l’autorizzazione a procedere. Nessun interrogatorio, nessun processo, nessuna condanna e sempre tutti zitti, i signori " sinceramente democratici", tutte le anime belle indignate e prefiche a comando. La Forleo fu mandata in altra sede, via da Milano. E il sospetto di una vendetta per avere osato toccare gli intoccabili, è abbastanza diffuso. Intanto, i vari D’Alema, Veltroni ecc, gridano allo scandalo di Berlusconi che si contrappone, che non va dai giudici, che reclama il tribunale dei ministri, che invoca  la sovranità parlamentare. Una sfida all’ Ok Corral giudiziario. Colpevole dunque fino a prova contraria, questo il teorema anti-berlusconi con accuse pesanti, infamanti, tutte da dimostrare. E via al tirassegno mediatico contro di lui con richieste di dimissioni che arrivano da più parti e con la schiera dei perbenisti di facciata pronta a manifestare il proprio disgusto per una questione che offre  una cattiva immagine del Paese. Questo in nome della Giustizia? Del decoro istituzionale? Tutto lecito, non importa se per arrivare al Premier, hanno intercettato mezzo mondo, non è vincolante il parere negativo della Camera dei Deputati. E' in atto una sorta di lapidazione senza processo, allaislamico- iraniana, con  la condanna, pesante, già decretata dagli Ayatollah di casa nostra. La storia si ripete, Berlusconi Silvio , come Leone, come Craxi, bersagliato da cannonate giudiziarie e chissà che il pool di Milano, lo stesso che si interessò del leader socialista, non sogni che il Premier fugga in esilio anche lui come il suo illustre amico, andandosi a rifugiare in una delle sue splendide residenze oltre oceano. Giustizia sommaria per abbattere il Premier, visto che, politicamente, nessuna forza politica o coalizione vi è riuscita. Far West politico che fa venire i brividi e la voglia di fare i bagagli e di andare a vivere altrove, magari a Montecarlo, dove il Signor Fini in Tulliani ci ha dimostrato che per comprare casa ci vogliono pochi soldi.


 
 
LE FACCE DI TOLLA
 
Indicibile la faccia tosta di Corrado Augias ! Sotto quell'aria falsamente mite e dimessa da " io sono un intellettuale" si cela non solo una ex spia della Stasi in Italia, ma una persona che usa prendere per il culo gli italiani nascondendosi vigliaccamente dietro una  macchina da presa. Questa faccia da schiaffi che crive libri rubicchiando quà e là da altri autori, che vive di tivù pubblica in quota sinistra spacciandosi per intellettuale ma che meriterebbe il titolo di PARA-GURU, l'altro giorno, su RAI3 ( e dove, sennò?) parlando a proposito del 150esimo anniversario della così detta Unità d'Italia, ha intervistato un francese  ed un italiano che risiede in Francia da circa trenta anni . Con loro, al termine della trasmissione, ha voluto parlare della situazione dell'Italia di oggi. Con questi due, che dell'Italia non sapevano nulla. Ma guarda caso ne ha trovato due che all'unisono hanno detto solo peste e conra del nostro Paese, come fossero stati imbeccati . Ovvio che la faccia da schiaffi godeva come un bastardo, tanto a lui del decoro del Paese non importa una minchia. Fatta questa bella recita e sceneggiata (che a Merola avrebbe scucito un baffo) il Signorino lindo e profumato ha bacchettato gli italiani di andare subito a pagare il canone per consentire il necessario pluralismo . E certo! Per pagare programmi come il suo!
 
 
Roma giovedì 17 febbraio 2011
 
Gaetano Immè