Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 28 febbraio 2011

LE DUE FAZIONI POLITICHE , LA TRAGEDIA LIBICA ED UN POCO DI VERITA'

La frattura in Italia, anche a proposito della Libia , è sempre la solita: da una parte i sostenitori della  "realpolitik" e dall’altra i fautori della " politica idealista", alla  Don Bosco tanto per intenderci. Frattura che potrebbe anche essere  legittima ed interessante se almeno fosse vera. Invece, come al solito, si tratta deòòa solita idiozia. Perché é vero che c'è chi osserva con preoccupazione gli avvenimenti libici ponendosi prioritariamente il problema delle loro conseguenze e chi li osserva, invece,  sposando istintivamente e passionalmente dalla parte di chi si rivolta contro il tiranno Gheddafi. Ma fra le due posizioni non esiste una profonda divergenza.

Nessuna delle fue fazioni parteggia infatti per Gheddafi perché che ha paura che questa  rivoluzione produca regimi fondamentalisti non non è minimamente sfiorato dall'idea di giustificare la sanguinosa repressione del Colonnelloe le sue intemerate schizofreniche. Parimenti chi sta idealmente in piazza con i rivoluzionari  libici certamente non si augura l’avvento a Tripoli di un regime komeinista. Presunzione, questa mia, che ha come presupposto che ambedue le fazioni italiane in tema così delicato quale quello mahgrebino, assumano posizioni assolutamente sganciate dagli spiccioli interessi imposti dalle rispettive bottegucce italiche. Tutti "dovrebbero essere " contemporaneamente contro Gheddafi e per la democrazia e tutti " dovrebbero sentirsi "  preoccupati del rischio che l’Italia si ritrovi davanti ad  una nuova e gravissima crisi energetica o che debba fronteggiare in squallida solitudine la prevedibile e scontata  una invasione di centinaia di migliaia di fuggiaschi.

Ma siamo in Italia, in un Paese,  cioé ,  che normale non è  mai stato,  dalla fine della seconda guerra mondiale  e che  ancora non lo é , in un Paese dove non esiste il " bene del Paese ", dove non esiste  il " this is my country" anglosassone, dove non esiste " la verità", ma un  Paese dove invece esiste ancora una fazione politica che ha come motto rappresentativo " tanto peggio tanto meglio" altro che " this is my country";  un Paese dove si è formata , dal dopoguerra al 1994, una vasta lobby politico-giudiziaria-economica-mediatica che si è intrufolata e sistemata nei gangli vitali del Paese così impossessandosene come cellule tumorali ;  lobby  che si é arricchita governando ed amminestrando il Paese dal 1948 fino al 1994;  quella stessa lobby che era certa di riprendere, dopo il periodo craxiano che l'aveva emarginata,  il dominio del Paese appunto  nel 1994,  ( dopo che una indecorosa Magistratura  politicizzata e lobbizzata aveva giustiziato, con modi spicciativi , giacobinamente giustizialisti , tutti  i partiti politici che ostacolavano  il dominio politico della stessa lobby );  lobby ancor oggi presente , anche se con una ditta nuova ( PD) ma con gli stessi vecchi uomini, una fazione politica , dunque, che non può che agire di conseguenza sostenendo , tornando al tema, una sorta di divisione fatale.

La verità, invece, è che la divisione è alimentata da chi vuole ad ogni costo usare il dramma libico in una bega da bottega politica italiana, nello spirito del " tanto peggio tanto meglio" e cioè usando il dramma libico come una clava per sferrare propagandistici attacchi al  governo ed alla  maggioranza. Così questa lobby tenta di accusare e di ridicolizzare , come  campione del realismo protervo e corrotto, realismo degli interessi e degli affari, solo il Governo in carica mimetizzandosi nel tentativo mistificatorio di rivendicare una sorta di sua inesistente parternità della ideologia mostrata dai  giovani rivoluzionari di Bengasi e di Tripoli, che  vengono indicati ai giovani italiani come i modelli da imitare per liberarsi dal solito  regime immorale.

Insomma, la contrapposizione  tra realisti ( centrodestra)  ed idealisti ( centrosinistra)  è la solita invenzione di quella   lobby di cui parlavo, lobby  che si é  anche autonominata ( chissà in base a quale stimmate ) campione di virtù e che sogna di importare in Italia,  oltre ai profughi in massa - così da costringerli non solo a dormire sotto i ponti ma anche a diventare fatalmente la principale fonte di mano d'opera a bassissimo costo per tutta la malavita organizzata ( in attesa poi di usare la conseguenziale delinquenza come fosse solo colpa del Governo, anzi come una clava contro il Governo) - anche l'aire della  ventata rivoluzionaria libica  allo scopo di sfruttarla per sconquassare il Paese ma al solo scopo di cercare di  mandare a casa il governo eletto dal popolo. Un quadro da Munch, con il titolo adatto: " tanto peggio tanto meglio" altro che " urlo", firmato " la sinistra italiana".

Non stupisce che tra i campioni della virtù figurino i giustizialisti in servizio permanente effettivo e i discendenti di quella sinistra che aveva , nel proprio album di famiglia, le foto dei brigatisti rossi, detti , da loro, anche " compagni che sbagliano".Non stupisce neppure che accanto a questi militanti politici ci siano anche i falliti nostalgici post-sessantottini ed anche i loro figlioli, ancora abbarbicati , non ostante i primi siano ormai dei nonni, all'illusione di una rivoluzione ideale mai realizzata perché sconquassata dalla storia mondiale, debellata dai popoli che l'hanno sperimentata con orrore e raccapriciio sulla loro pelle , con centinaia di milioni di morti a suon di sommovimenti liberatori,  illusione che era ed è ancora oggi fondata solo su astrattezze tardo-ideologiche. Tanto che, laddove ancora resiste, ha bisogno di un regime crudele che la mantenga , come in Corea del Nord, come in Cina, come a Cuba. Ciò che più stupisce è che a salire sulla cattedra dei grandi ideali ed a predicare il disprezzo per i realisti e l’esaltazione per gli idealisti (sempre  e solo in funzione anti-Berlusconi) siano quelli che lavorano per i partiti politici, per  i giornali e  per le televisioni di proprietà di chi (vedi il PD,  vedi LA7 della Telecom, vedi Repubblica di De Benedetti, vedi Il Corriere della Sera del " salotto buono" della " lobby", vedi Il Sole 24Ore di una Confindustria sub-lobby industriale della famosa " lobby", ecc)  pone  i propri interessi al centro delle proprie attività e ha fatto nel corso degli ultimi quarant’anni più affari con il tiranno Gheddafi , Milosevic, Arafat, Cina popolare, ecc.  e con tutti i dittatori più o meno feroci succedutisi nel diversi angoli della terra. Come tre sere fa una veramente imbarazzante Deborah Serracchiani  del PD Europeo, che a " Porta a Porta"  davanti alla tragedia della Libia, non sapeva fare altro che vomitare odio sul governo Berlusconi, reo - secondo questa sciocca politicante da circolo rionale - di " aver chiesto all'Europa dei soldi in anticipo, cosa che non si fa!". Testuale.

Si può  essere idealisti nei media degli affaristi? Si può continuare a predicare l’anticolonialismo sui giornali di chi ha prima promosso il colonialismo militare e poi sostenuto il post-colonialismo economico? Si può insistere nell'indurre gli italiani a nutrire sensi di colpa nei confronti dei libici per l’occupazione e le repressioni coloniali vecchio di oltre ottant’anni? E si può avere anche la  faccia tosta di farlo in maniera spudorata  proprio da quelle corazzate giornalistiche e televisive che prima hanno intonato veri peana per i soldi versati dal sanguinario Colonnello e dagli altri dittatori  nella casse delle aziende da dove vengono i loro  lauti stipendi? Domande, ovviamente, retoriche, perchè si può, certo che si può. Basta sentire un telegiornale di LA7, di RAI 3, basta ascoltare , trattenendo il vomito, un Gad Lerner, oppure un Floris, per non parlare di Santoro e di Lucia Annunziata. Grassi, ricchi, tronfi, arroganti, imborghesiti, con i soldi degli Stalin, dei Breznev, dei Gheddafi, degli Arafat, dei Milesevic, dei Saddam Hessein, ecc! Ma si può dire a questi campioni di virtù che il bunga bunga è un  nulla rispetto alla loro spudorata  ipocrisia?


MALASANITA' PUGLIESE

La procura di Bari ha chiesto l’arresto dell’attuale senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia. Tedesco è indagato in alcuni fascicoli riguardanti inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. La richiesta d’arresto dovrà essere ora valutata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato.Oltre alla richiesta d’arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, in carcere su disposizione della magistratura barese è finito Mario Malcangi, segretario particolare di Tedesco e sono stati posti agli arresti domiciliari anche Guido Scoditti, direttore generale dell’Asl di Lecce, Diego Rana e Giovanni Garofoli, imprenditori di Bisceglie, e Paolo Albanese, poliziotto, del servizio scorte della Questura di Bari addetto alla tutela del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (il governatore sarebbe estraneo all’inchiesta).Le accuse sono, a vario titolo di concussione, corruzione, abuso e frode. L’inchiesta riguarderebbe le nomine di alcuni dirigenti delle Asl. Misure interdittive per due mesi sono state applicate all’attuale direttore sanitario della Asl di Bari Alessandro Calasso e al primario di Oculistica dell’Ospedale di Terlizzi, Antonio Acquaviva.La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha ricevuto le carte inviate dalla Procura di Bari con la richiesta di arresto del senatore del Pd Alberto Tedesco. Il presidente della Giunta, Marco Follini, ha fissato per martedì prossimo, 1 marzo alle ore 15, una riunione per esaminare e decidere sulla richiesta dei pm di Bari.Tedesco è stato assessore regionale alla Sanità nella giunta di centrosinistra alla Regione Puglia guidata da Nichi Vendola dal maggio del 2005 al 6 febbraio 2009, quando, cioè, si dimise, subito dopo aver avuto notizia di essere indagato dalla magistratura barese. L’indagine riguardava Tedesco e altre 15 persone, per presunti abusi nella fornitura di servizi e prodotti da parte di società private ad alcune Ausl della regione. Cinque mesi dopo le dimissioni da assessore, il 14 luglio 2009, entrò al Senato per il PD in sostituzione di Paolo De Castro, eletto al parlamento europeo. Una manovra di chiaro stampo lobbistico: ora che sei nel Palazzo, ti proteggiamo noi. La nomina di Tedesco nella prima giunta Vendola, nel maggio 2005, sollevò perplessità nella stessa maggioranza e polemiche da parte dell’opposizione di centrodestra per un possibile conflitto di interessi, giacchè la moglie e i figli hanno partecipazioni azionarie in società che commercializzano in Puglia prodotti farmaceutici. Ne parlo diffusamente perché trattandosi della Puglia ci voglio vedere chiaro, molto chiaro. Sapete, dopo gli esempi di Emiliano, Scelsi, Arcobaleno, Tedesco, Maritati non vorrei che certi " protezionismi sinistrorsi" si ripetessero. Vedremo.



IL GATTO E LA VOLPE.

Mi piace tanto una canzone di Edoardo Bennato, un musicista ed autore scanzonato, napoletano di sangue, irrispettoso, dissacrante, sanguigno come la sua "taranta", che ti trascina come un vortice, ma mai scontato. C'è una sua famosa canzone - ma è un affresco delizioso - che narra  di una bella banda di  moderni gaglioffi, il gatto appunto e la volpe del terzo secolo, gente che di mentire ne fa un'arte sopraffina
sperando che non ascolti nessuno cheli conosca bene e che per un soldo è disposta anche a vendere il cadavere della propria madre. E infatti, all'incauto e timido cantautore esordiente , che va in cerca del manager che lo lanci nel mondo dello spettacolo,  dicono con voce rassicurante..." lui è il gatto ed il la  volpe...stiamo in società.....di noi....ti puoi....fidar...."!  Quella sensazione di disgusto mista al ridicolo che ti regala questa canzonetta di Bennato  mi si è rovsciata addosso giorni fa, mentre  assistevo  ad una trasmissione di Sky dove "un gatto ed una  volpe" si pavoneggiavano  davanti ad una macchina da presa,   davano ognuno il " la" all'altro, si sorridevano fra di loro con una sorniona complicità  solo perché non c'era nessun altro in trasmissione , nessuno che li potesse svergognare,  sputtanare, nessuno che sparasse loro addosso  a pallettoni incatenati , a luparate, nessuno che li prendesse a  meritati calci in culo: un vegliardo arricchito da quaranta e passa anni di servitù piemontese al Senatore Gianni Agnelli, quel Cesare Romiti a tutti noto più per la sua incredibile e stramiliardaria liquidazione pretesa e ricevuta dalla FIAT ( ai tempi in cui i suoi bilanci venivano allegramente ripianati, a spese nostre,  dai bei Governi di centrosinistra amici e complici ) che per qualche risultato ottenuto  dalla FIAT stessa sul mercato automobilistico piuttosto che su quello del puro assistenzialismo statale e  Maria Latella , una gionalista calabrese , salita alla ribalta con il suo passaggio , negli anni passati, al Corriere della Sera. Costoro cazzeggiavano allegramete fra di loro quando, ad un certo punto, hanno affrontato il tema di una chiacchierata possibilità di Mediaset di acquisire interesssenze in alcuni quotidiani. Voce che la Dirigenza aveva pubblicamente smentito, ma fa niente. A questo punto, i due hanno iscenato una " sceneggiata" che Merola se la sarebbe sognata, blaterando  sul possibile conflitto di interessi di Berlusconi. Lui, Romiti, che si scandalizzava di un possibile conflitto di interessi di Berlusconi con i giornali, lui! Il Signor Romiti con la FIAT aveva in casa non solo La Stampa, ma anche , dal 1974, il Corriere ella Sera , tanto che nel 1975
l'investimento per acquisire la proprietà del Corriere,  che fu di 41 miliardi e 945 milioni di lire, furono così ripartiti :  5 miliardi e 445 milioni, in contanti, per "Alpi", cioè la quota di Giulia Maria Crespi[66]; 13 miliardi, parte in contanti e parte differiti, per acquisire "Crema" (di Moratti); 13,5 miliardi, somma da devolvere entro 3 anni, per avere "Viburnum" (della Fiat). Insomma il Coorriere della Sera era della FIAT. Nel successivo anno 1984 Il gruppo RCS, risanato, è acquistato da una cordata di cui fanno parte la finanziaria Gemina (holding posseduta dalla famiglia Agnelli) e Mediobanca. E non solo. Maria Latella cominciò con il giornalismo che conta proprio con Il Corriere della Sera quando era di proprietà di casa Reale Agnelli ed il cui Gran Ciambellano era proprio Cesare Romiti. Altro che conflitto di interessi! Che miserabili ipocriti.
Roma ,Domenica 27 febbraio 2011

Gaetano Immè

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