Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 25 febbraio 2011

GIUSTIZIA DA RIFORMARE SUBITO , SENZA SE E SENZA MA

Pochi ricorderanno che Roberto Vecchioni, il cantautore vincitore del Festival di San Remo, nel lontano 1979 venne accusato,  da un magistrato di Marsala,  di spaccio di stupefacenti , per aver offerto uno spinello ad un ragazzo durante un Festival de L’Unità del 1977. L’accusa era completamente infondata, perchè il Prof. Vecchioni non solo non usava droghe ma nemmeno  si era mai sognato di offrire erba o allucinogeni ad adolescenti ed a minorenni, per giunta anche suoi allievi, di sorta. Ma prima di veder riconosciuta la propria assoluta estraneità al misfatto - peraltro gravissimo per un insegnante-  Vecchioni venne portato in carcere e rimase ospite delle patrie galere fino al ritorno " dalle ferie " del Pubblico Ministero.  Un ritornello che poi abbiamo ascoltato in tante altre successive analoghe circostanze giudiziarie, quali, ad esempio, quella che portò al suicidio, in carcere, di  Gabriele Cagliari.  Da questa vicenda personale, esacerbata dall'attesa in prigione poiché il giudice doveva rientrare dalle ferie, Vecchioni , un artista più che semplice professore,  trasse poi l'ispirazione per scrivere le canzoni  come "Lettera da Marsala"  e  "Signor giudice (un signore così così) ". Sicuramente si trattò di un caso di pessima ingiustizia,  ma non costituì un caso isolato. E' concreta certezza che , a dispetto di istituzioni e regole adeguate ad una democrazia liberale, la stragrande maggioranza degli italiani si augura di non avere mai a che fare con un apparato giudiziario che troppo spesso produce arbitri e non giustizia giusta. La convinzione è talmente radicata nel Paese da avere indotto lo stesso Capo dello Stato, che pure deve per obbligo istituzionale difendere il sistema giudiziario del quale è il Capo Supremo, a dare per scontato il suo pessimo funzionamento. Quando infatti Napolitano afferma che Silvio Berlusconi ha ragioni e mezzi per difendersi, conferma ed  avalla la tesi,  fin troppo condivisa a livello popolare,  secondo la quale  solo chi ha mezzi haanche  la possibilità di garantirsi una difesa lunga ed efficace , può sperare di ottenere , attendendo peraltro decenni, una sorta di tardiva giustizia ( il pensiero corre veloce ai due casi più noti, ai milioni di Euro  spesi per difesa da Berlusconi e da Andreotti ) , mentre chi questi mezzi non li possiede, rimane stritolato da un meccanismo incontrollabile , irresponsabile , gaglioffamente bardato dentro un'assoluta, antidemocratica, principesca e regale  impunità. Roba da medioevo. Quando  infatti lo stesso Napolitano afferma " che Silvio Berlusconi  ha non solo ragioni ma anche mezzi per difendersi "  indirettamente ammette che  la giustizia italiana è concepita dall’intera società nazionale come una fabbrica di ingiustizia.


Non si pò, non si deve partire dalla posizione di chi finge di non vedere  il malfunzionamento della giustizia , sostenendo che chi chiede ed invoca  la  sua riforma vorrebbe  in realtà solo fare un favore  a Silvio Berlusconi. L'assurdità di tale posizione è evidentissima, perchè è identica a coloro i quali urlano
" intercettatemi pure, io non ho nulla da nascondere!" consegnando così, per ignorante stoltezza, le loro libertà costituzionali in mano a " pretenziosi e sedicenti ottimati"; è come dire, come molti scioccamente affermano " in Sicilia non si deve fare un'opera pubblica perchè potrebbe infiltrarvisi la mafia", così condannando quella Regione proprio al dominio della mafia. E' inconcepibile che pur di veder condannata una  sola persona- parlo di Berlusconi -  ,ed indipendentemente dai processi ancora da celebrare, vi siano politici e persone che preferiscono vedere il loro Paese morire sotto un cumulo in ingiustizie e sotto la negazione stessa della Giustizia. Queste posizioni, inoltre, oltre ad essere a dir poco stolte ed ignobili, sono anche ridicole ; infatti  chi si oppone al cambiamento della macchina giudiziaria perché convinto che solo con le sue distorsioni e difficltà  la giustizia potrà colpire Berlusconi ( rinunciando quindi al sistema Parlamentare democratico) , fa un favore allo stesso Berlusconi  , il quale  proprio grazie ai notevoli mezzi fianziari dei quali dispone può sfruttare al meglio le distorsioni giudiziarie  per fronteggiare i suoi nemici . Costoro, insomma, come spesso accade, sono quelli che " per fare un dispetto alla moglie lo fanno a se stessi". Condannano l’intera società italiana a subire i danni della malagiustizia. Si capisce invece perché  una parte della magistratura politicizzata si opponga alla riforma del sistema giudiziario:  per difendere i  propri privilegi conquistati negli ultimi due decenni, specie dal 1995 da quando un manipolo di Magistrati pirati, sfruttando la credulità popolare indignata dallo scandalo delle tangenti, ricattò un Parlamento da loro stessi pubblicamente intimidito con la  violenza e le minacce, stuprando la Costituzione nel suo articolo 68 e  strappando così un  enorme  strapotere anticostituzionale sulla politica che da allora vive  sotto il "commissariamento" della Magistratura. Si capisce bene ora perché buona parte della  sinistra rinuncia ottusamente a sintonizzarsi con la stragrande maggioranza degli italiani: perché crede che genuflettersi al potere dei Magistrati, promettendo loro premi e prebende per eliminare gli avversari politici  per via giudiziaria ( vedi Di Pietro, vedi Gerardo D'Ambrosio , vedi Luigi De Magistris, vedi Emiliano, vedi Maritati ,ecc, , tutti premiati di qualche bel favore politico giudiziario e tutti, guarda caso, premiati con un bel posto in Parlamento e sempre con la sinistra !) gli consente di godere della loro protezione. E non hanno tutti i torti. Basta vedere con quali accortezze è stato trattato Fini dalla Procura di Roma ; come è stato accudito  Travaglio dal PM Afro Maisto della stessa Procura,  condotto per mano verso la prescizione del suo reato di diffamazione; basta vedere come è stato invece maltrattato  il Dr. Giovanni Mercadante, un medico siciliano esponente di F.I. trascinato nel 2006 nella gogna mediatica dal Tribunale di Palermo ad opera di tale P.M. Nino Di Matteo ( storia lunga la sua da raccontare, un P.M. che crede moltissimo ai pentiti, specie se si chiamano Ciancimino ) , incarcerato per ben cinque anni, condannato in primo grado per reati connessi alla mafia e ieri assolto in secondo grado per " non aver commesso il fatto". Eppure le accuse contro di lui erano firmate da gente "d'onore" come Angelo Siino, come Giovanni Brusca, come Massimo Ciancimino, tutta gente che, per la giustizia italiana e per la Procura di Palermo, è gente di cui ci si può fidare!


IL PD E LA SUA BATTAGLIA PERSONALE CONTRO IL SUO NEMICO VERO: LA COERENZA 

Ieri il Pd  ha mobilitato  la piazza contro Gheddafi e  contro gli accordi ratificati da Berlusconi nel 2009, ma voluti e firmati nel 2007 dall’allora ministro degli esteri Massimo D’Alema del Governo del Prof. Romano Prodi. Avete capito bene ? Se non è il massimo della vergogna, lo è  della dabbenaggine di coloro che ancora li seguono. Il testo di quegli accordi ha visto votare il 3 febbraio 2009  compatto tutto il Pd a favore, tranne i radicali, Colombo e Sarubbi, che si aggiungono ai deputati e ai senatori dell’Idv e dell’Udc . Per aumentare il caso, ci si mette anche l'On Casini che ieri, al TG3, contrabbandava la posizione dell'Udc in materia. D’Alema  da Gallipoli taceva e mentre i suoi compagni  del PD sobillavano la piazza contro il governo Berlusconi , quasi che da lui dipendesse anche la risoluzione delle rivoluzioni nordafricane, saccentemente D'Alema ammoniva sul fatto che “qui ci sono in gioco gli interessi vitali del Paese perché la Libia più l’Algeria fanno il 43% dell’energia italiana”, e quindi “è in gioco qualcosa di fondamentale”.Poi, però, non ha resistito a recitare con la solita supponenza il ruolo che predilige, cioè quello di "finto  primo della classe" ma che ha sempre perso ogni battaglia politica combattuta, maestrino di squallida e spicciola  demagogia che da sempre lo caratterizza,  dicendo, anche in riferimento al problema dei futuri profughi, che questi “sono problemi che si risolvono se c’è una classe dirigente” e che “bisogna affrontare la questione predisponendo l’accoglienza”.Leggendo quste ridicole autocelebrazioni, mi chiedevo dove cavolo fosse il Pd , D'Alema compreso,quando i giovani tunisini venivano massacrati? Quando in Egitto tornava al-Qaradawi a infiammare l’estremismo? Quando venivano torturati migliaia di eritrei nei campi profughi vicino al Sinai? Nessuno di questi signori ha mosso un dito quando in Iran  quando Ahmadinejad faceva arrestare, sotto minaccia di impiccagione, i due leader dell’opposizione e sopprimeva nel sangue le manifestazioni per la libertà, quando tutta la comunità iraniana in Italia chiedeva aiuto, anche solo con parole di sostegno.Nessuno, tranne appunto Colombo, Sarubbi e i sei radicali della Camera, ha avuto un singolo sussulto, un  rodimento di intimo, quando il 20 gennaio 2009 prese la parola Massimo D’Alema per rivendicare il voto del Pd alla Camera, per la ratifica di quel Trattato Italo-libico da lui stesso siglato nel novembre del 2007. Quel  20 gennaio di due anni fa  D’Alema parlò per una quindicina di minuti  , ma i concetti espressi sono rimasti scolpiti nella memoria di tanti, Marco Pannella e questo blog compreso, che ora caso mai chiedono al " barbierino di Gallipoli"  un minuto di vergogna  intensa per se stesso. L’intervento dalemiano  iniziò con una reprimenda  proprio contro Colombo autore di gran parte delle migliaia di emendamenti dell’opposizione insieme con la pattuglia radicale , che peraltro era stata eletta nelle file del Pd. Aggiunse D'Alema  ”oggi la Libia è un Paese che ha normali relazioni diplomatiche e intense relazioni economiche con tutti i Paesi europei e con gli Stati Uniti d’America“. E aggiunse che ”con gli Stati Uniti, in particolare, la Libia ha una forte collaborazione in materia di sicurezza, in particolare nella lotta contro il fondamentalismo islamico."Parlò  pure di ”normalizzare i rapporti con un Paese vicino con il quale abbiamo un legame antico, un debito storico nonché un partenariato economico molto forte che rappresenta, senza alcun dubbio, per noi, una risorsa irrinunciabile“. Si allargò tanto da affermare anche  che ”la Libia è, infatti, uno dei nostri principali partner nel campo della politica energetica e uno dei Paesi che garantiscono la sicurezza energetica dell’Italia. Rivendicò la correttezza e la bontà  del trattato da lui stesso firmato : ”Esso a mio giudizio, rappresenta, in primo luogo, una scelta importante dell’Italia democratica: con questo trattato noi siamo il primo paese ex-coloniale che, nel rapporto con una ex-colonia, riconosce la sua responsabilità storica, in secondo luogo, consolidiamo un partenariato importante sotto il profilo economico e della sicurezza del Paese; in terzo luogo lo facciamo in un quadro di cooperazione con i nostri alleati: l’intesa di cooperazione con la Libia per prevenire l’immigrazione clandestina è una intesa italo-libica-europea, tanto è vero che la decisione di sostenere la costruzione di un sistema di monitoraggio dei confini libici è oggetto di un accordo che la Libia ha stretto con l’Unione europea e non soltanto con l’Italia“. Domandina facile facile: scusate, ma contro chi  è stata annnunciata ieri la mobilitazione delle piazze del Pd?


ESEMPIO DI COERENZA E DI SENSO DI LEGALITA'

Daria Colombo è la moglie di Roberto Vecchioni, una accesa animatrice del popolo viola e sono fatti suoi. Stanno fra di loro, godono fra di loro delle loro parole, si capiscono , insomma, stanno in branco e nel branco trovano la legittimazione dei loro assunti. Il branco supplisce le carenze dei singoli componenti. Potrei anche paragonare questo fatto ad un manicomio, dove un pazzo che si crede " Napoleone" continua a credersi tale solo perchè i suoi compagni di sventura sono pazzi quanto lui e lo lasciano cuocere nella sua follia. Ma quando Dariuccia nostra parla della Affittopoli che ha sconvolto di nuovo Milano, in una intervista al Riformista e del fatto che una sua amica, Cinzia Sasso (compagna di Giuliano Pisapia e giornalista di Repubblica) avesse da ventidue anni uno di quegli appartamenti, la Colombo afferma che si tratta di un appartamento nel quale lei è stata, ma che le è parso " molto modesto" . E aggiunge pure “che la macchina del fango di cui ha parlato Saviano è in azione”. Come ti trasformo un reato ( della Sasso  e di Pisapia ) in un tuo reato ( di un terzo). E , Dariuccia cara, perchè non  ci dici come fece la Sasso a sapere che c'era quell'appartamento libero? Perchè non ci dici come mai il PAT scelse proprio la Sasso come affittuaria? Perchè non ci dimostri che non fu proprio la lobby chicchettosa  di Repubblica ( dove la Sasso lavorava) a spalancarle la porta di quella casa ? Perchè parlare dell'accaduto non per demonizzare Pisapia o la Sasso ma per mettere in risalto le omertà ed i sotterfugi gaglioffi della casta , chiunque dell'illecito ne benefici, ti disturba e ti indigna? Dove starebbe , per te, la libertà di stampa, solo nella possibilità di Repubblica , de Il Fatto e dell'Unità di sparare falsità? Per te la libertà di stampa sarebbe dunque la libertà della tua  sola parte di diffamare liberamente , senza pagarne il fio delle false diffamazioni? Dariuccia cara, sarai pure la moglie di Vecchioni, ma sei proprio da manicomio.


 SPERANZE DAL MAGHREB IN FIAMME

Assisto a questo tardo inverno di sangue e di libertà che scuote e sconvolge il Maghreb con la meraviglia compiaciuta di chi ha sempre creduto che una medaglia avesse due facce. L'elenco è sconvolgente: Tunisia, Egitto, Libia, Iran in subbuglio. Una politica mondiale da rivedere, da aggiornare. Decenni e decenni di politica estera che vengono sconvolti, con atttori come Russia, USA, Europa, Israele, ecc. Colpisce però un fatto:  che ci sia preoccupazione e sintomi di ribellione anche in altri Paesi vicini ( Yemen, Dubai e cosa farà la Siria, e la Giordania....) ma non si parla minimamente dell'Iraq. L' Iraq sembra si sia rivelato alquanto stabile e alquanto democratizzato. Mi trovo a riandare col pensiero al settembre del 2001, al Ground Zero, quando prese corpo e sembianze un nuovo modo di vedere i rapporti dei Paesi occidentali verso quegli stati che furono implicati con il terrorismo islamico. Paese con i quali, nei decenni precedenti, pur nella consapevolezza che questi erano guidati da regimi teocratici ed illiberali quando non addirittura negatori di elementari dritti umani, in nome della real politik si era deciso di mantenere un rapporto " sterilizzato". Da questo coacervo di interessi  e di politiche nazionali sono nate la bellezza di due guerre tremende: quella in Afganistan e quella, ancor peggiore, in Iraq. Quante tonnellate di parole altamente democratiche contro Bush e la sua ridicolizzata pretesa di esportare la democrazia in quei Paaesi! Ma in realtà non è illogico ritenere che proprio da quella pretesa esportazione , che non era certo un frutto che matura subito, nacque un albero che con il tempo è maturato e sta dando ora i propri frutti. Se ormai in Tunisia, in Egitto, in Libia, nello Yemen, nel Bahrein, in Marocco ed anche in Giordania, in Siria con riflessi anche sull'Iran " nulla potrà essere ormai come ieri, i fatti dicono che lo si deve solo all'iniziativa bellica di Bush, unica iniziativa che dal 2001 ad oggi ha permesso, nel bene e nel male, il sostegno di ogni forma di dissidenza all'interno di quei Paesi, al conseguente aumento dei finanziamenti a favore di tutte le opposizioni democratiche esistenti nell'interno di quei Paesi. Segnali illuminanti erano stati sia la frettolosa rinuncia al programma nucleare sostenuto per la Libia da Gheddafi, tanto quanto la strategica ritirata dal Libano della Siria, il conflitto interno dei palestinesi che finalmente sono stati costretti a confrontarsi su Hamas e sul suo fondementalismo. Dunque, forse Bush aveva ragione, ma nessuno si pende la briga di affermarlo per timore d'essere tacciato da bushiano e, quindi, da nemico della sinistra. Invce credo sia la pura verità che i fatti finìora accaduti dimostrno: la gente del mondo arabo ha oglia di lavorare, di guadagnare, di vivere bene, vuole quello che non ha mai avuto e che oggi ha scoperto ed assimilato ben bene. L'Occidente non è solo " peccato" ma anche futuro per i figli, maggiore libertà, modernità vera: certo, un pazzo lo si trova sempre che uccide la figlia perchè indossa abiti europei, ma il trend è ormai quello: basta con faraoni, basta con colonnelli, basta con Ben Alì, basta coi teocrati e basta, prima che sia troppo tardi, con i talebani e con gli ayatollah! A me pare che il mondo arabo ha cominciato finalmente a caire che la loro arretratezza, la loro mancanza di libertà - eccole le insurrezioni, eccole le prove! - sono solo il frutto dei loro regimi dittatoriali e religiosi. Ora il popolo arabo ha visto che tutto può cambiare. Insomma, Bush ha avuto il grandissimo merito d'aver buttato il famoso sasso nello sagno, ora le onde arrivano e inondano regimi dittatoriali che non hanno più alcuna legittimazione. Comunque la si rigiri, questa ondata di ribellione popolare che sconvolge tutti i precari equilibri  geopolitici ed istituzonali del Maghreb non può avere altra logica causa scatenante se non la decennale  operazione della
" democracy's export " iniziata da Bush nel 2001. E, tutto sommato, rappresenta per Bush un tardivo riconoscimento della correttezza della sua politica estera, certamente più percepibile che non la posizione del suo successore, Barak Obama, il quale pur " non avendo promesso ai popoli islamici oppressi " è andato a stringere la mano a Mubarak, ad Ahmadinejad, i quali, poi, hanno pensato bene di ripagarlo usando il pugno di ferro - e che pugno di ferro !- contro la ribellione giovanile e verde. Sara' Barak all'altezza di questo compito ? Lo sarà anche questa burocratica Europa? Vedo con terrore la inadeguatezza di questi due necessari attori sulla scena maghrebina che potrebbe far fallire questa storica occasione che il sasso di Bush ci sta regalando.

Certo che questi movimenti mettono a rischio le risorse energetiche del nostro Paese, segnatamente gas e petrolio. E , non ostante tutte le ovvie rassicurazioni di rito ( la Libia fornisce solo il 13% del petrolio ed il 10% del gas all'Italia, c'è anche la Bielorusssia, ecc), una seria politica deve interrogarsi profonamente sulla tenuta del nostro sistema energetico. Se l'esperienza altrui vale come prova empirica, non ci resta che imboccare decisamente, come tutti i Paesi nostri vicini, la via del nucleare. E' il nucleare la polizza di assicurazione contro tutte le forme di instabilità dei Paesi produttori tradizionali delle fonti energetiche; è il solo modo per destablizzare la politica teocratica e tirannica di troppe realtà produttive del Medio Oriente che basano su tale ricatto di fornitura mondiale la forza della loro tirannia sul loro popolo. La via del nucleare ci spinge a rifornirci di uranio da Paesi evoluti e stabili, come l'Australia ed il Canada, altro che Libia, altro che Venezuela, altro che Iran. Le pulsioni giovanilistiche, tardo sessantottine, pregiudiziali, infondante che la sinistra ha utilizzato per decenni soffocando  la politica nucleare dell'Italia, ha contribuito all'affermazione ed alla radicalizzazine di dittatori e teocrati quali la Libia, l'Egitto, lo Yemen, ecc. Possiamo augurarci che davanti a questi problemi di politica mondiale non abbiano ancora peso le parole massimaliste  e ridicole di un Franceschini, di una Bindi ? Possiamo sperare che da parte della sinistra italiana possa nascere almeno una crisi di dignità che la spinga a considerare la via nucleare come un bene del Paese e non a ridurla alla solita demagogica battaglia " contro Berlusconi"?

Roma, giovedì 24 febbraio 2011

Gaetano Immè

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