Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 2 febbraio 2011

IL DISCO ROTTO

Certo che non potrebbe fare diversamente, ma potrebbe almeno cambiare disco, abbandonare la consueta e trita litania fatta di " scelte condivise", di " larghe intese", di " riforme bipartisan " , tanto ormai l'hano capito tutti che sono parole inutili, parole  al vento. Certo, un Presidente della Repubblica non può uscirsene, stizzito, ad urlare " Ma la volete smettere  di frantumarci   le palle !", perchè non sarebbe " super partes", non sarebbe " istituzionale"! Ma come sarebbe meritato un tale rimbrotto! Perchè non si tratta solo degli ultimi due o tre anni, ma sono ormai la bellezza di diciassette anni che la recita  continua, il teatrino senza sosta, la sceneggiata romana che ha stancato  ormai tutti, meno che il Presidente della Repubblica. Da un lato il centrodestra e dall'altra "  il centrosinistra  e gli altri sodali "( Di Pietro, Vendola e Magistrati e Popolo viola,ecc). Non dico che la responsabilità sia solo del centrosinistra , ma devo ricordare che  il centrodestra, proprio nel giorno in cui l'Unione capeggiata dal Prof. Romano Prodi vinceva le elezioni politichedel 2006 senza possedere una maggioranza certa, proponeva pubblicamente  una collaborazione bipartisan , proposta che uno sbrigativo,  altezzoso e pessimo profeta Romano Prodi bollò con arrogante  disprezzo come
" inutile" . Ipse dixit!


LA DISFIDA DI  ROMA

Stamattina ascoltavo alla radio  alcuni esperti che  discutevano sulla  necessità e sulla correttezza di ricorrere ad una imposta patrimoniale per risolvere il problema del debito pubblico italiano. Le due proposte sul tappeto , quella dell'On. Giuliano Amato ( che prevede una imposta patrimoniale di Euro 30.000,00 a carico di un terzo dei contribuenti  italiani e che ridurrebbe al suo 60% il debito pubblico ) e quella del Prof. Pellegrino Capaldo ( che prevede una imposta immobiliare su ogni casa di italiano pari ad un 10% del plusvalore garantita da una ipoteca , che ridurrebbe al 50%  il debito pubblico ) sono entrambe proposte di matrice  di  centrosinistra. Gli intervenuti sostenevano, fra l'altro che la evasione fiscale italiana autorizza e giusitifca l' imposizione di  una imposta patrimoniale, ritenuta  " cosa buona e giusta ". Insomma è risorto  dalla tomba, come un vampiro, il " partito della patrimoniale", quello creato e gestito dalla stessa nomenclatura di sinistra che ha creato ed ingigantito il debito pubblico italiano. Mentre  la proposta del Prof. Pellegrino Capaldo riposta alla mente il fascistissimo " oro alla Patria", devo ricordare che per risolvere il problema di debito pubblico non basta ricorrere ad una quasivoglia " imposta patrimoniale". La storia dei Paesi ha insegnato che ogni tipo di " patrimoniale"- dalla antica " tassa sul macinato" fino alla rapina del 1992  compiuta dallo stesso On. Giuliano Amato  ( quando , come un ladruncolo,  ci sotrasse , nottetempo , il sei per cento dei nostri  sudati risparmi bancari ) non fu mai nè sufficienei nè agevolativa per lo scopo erseguito( la riduzione del debito pubblico). Che l'evasione fiscale poi giustifichi  una " imposta patrimoniale" è cosa indegna di una Paese  civile e di uno Stato di Diritto , perchè significa esercitare una violenta  ritorsione su chi già paga le sue tasse per rimediare all'incapacità, se non alla complicità, dello Stato stesso di far pagare a tutti le imposte . E' comodo,  incivile,  populista , statalista , illiberale penalizzare chi già paga le proprie imposte con altra imposta perchè " il prelievo forzoso di una fetta di risparmio già tassato " è " cosa indegna e sbagliata". Fa piacere   a questo blog ed anche e ben sperare il fatto che  lo stesso Senatore Enrico Morando ( PD), peraltro sostenitore della "patrimoniale", citi a sostegno della sua tesi addirittura Luigi Einaudi. Che finalmente Einaudi ed i suoi principi liberali in economia tornino quanto meno di moda non può che far bene all'intelligenza dell'Italia. Ma l'On. Morando sbaglia di grosso se crede di aver individuato in Einaudi un propugnatore occulto della "patrimoniale". L' " etica della tassazione " propugnata da Einaudi  non è, come ritiene Morando, una porzione di "pongo" che si può adattare ad ogni forma desiderata. L'etica della tassazione di Einaudi non è poi minimamente paragonabile o riconducibile all'affermazione, tra l'assiomatico e lo sciovinismo centralista, " le tasse sono belle!" del compianto Prof. Tommaso Padoa Schioppa. L'etica della tassazione di Einaudi sta tutta nella teoria " dell'imposta quale prezzo dei servizi pubblici". Nelle teorie liberali di Einaudi non trova posto nessun " dovere tributario di redistribuzione della ricchezza"  come erroneamente ritiene l'On. Morando perchè il solo concetto di " redistribuizione forzosa  " è da Stato illiberale ,  non da Stato liberale e produce, al di là dei casi di lecito e riscontrato assistenzialismo,  il fenomeno, in Italia molto ben noto,  di frangie  volutamente disoccupate perchè forzosamente mantenute . Infatti Einaudi colloca " l'imposta-prezzo" sul " reddito" e non sul " patrimonio" proprio perchè quest'ultimo è solo il  " reddito capitalizzato" e dunque tassare il patrimonio vuol dire inequivocabilmente tassare due volte lo stsso reddito. Dunque una rapina legalizzata da uno Stato rapinatore. Privatizzare dunque il debito pubblico attraverso la doppia tassazione di patrimoni privati , oltre che essere misura indegna di un Paese civile non è neanche la sola via per ridurre in tempi brevi il deficit pubblico.

LA VIA SCELTA DALL'ESECUTIVO
La strada scelta dal Governo è diversa , conta sulla sua capacità di produrre reddito contando su una serie d liberalizzazioni, su un sistema di defiscalizzazione, su un sistema di deregolamentazione, su un sistema di nincentivazioni per il Sud, sul federalismo , insieme di novità e di liberalizzazioni economiche che, grazie anche al'inserimento nella politica economica del'UE con la quale dovremmo ancorarci a Francia e Germania, dovrebbe nel medio termine arrecare un notevole aumento del nostro PIL , con conseguente sperabile riduzione del debito pubblico. Lo abiamo esaminato nel dettaglio ieri. E' un'altra strada, che non prevede " esprori" ti tipo ntotalitario, ma che intende raggiungere lo scopo attraverso il libero esercizio di attività economiche all'insegna del detto " tutto è permesso meno quello che è espressamente vietato", che dovrebbe diventare detto Costituzonale per via delle modifiche che dovrebbero essere arrecate all'articolo 41 della Costituzione. Ma forse che tertium non datur?

TERTIUM NON DATUR?

E invece, tertium datur. Ma inspiegabilmente non viene considerato nei dibattivi radiotelevisivi e nei resoconti giornalistici. Nessuno pensa o si preoccupa di scandagliare questa esistente " terza via". Perchè nessuno parla delle " privatizzazioni"? Perchè la politica teme questa misura? Secondo l'ultimo censimento a disposizione ( vedere su Internet) ( il rapporto che cito è contraddistinto  dalla sigla "KPM/MEF 2005)  il patrimonio pubblico italiano ha un valore ( riferito al 2005) di Euro 1.754 miliardi. Patrimonio costituito da immobili, beni demaniali, infrastrutture, crediti, imprese, partecipazioni. Sono valori da aggiornare, è chiaro, ma la stima sarà notevolmente più elevata di quella indicata. Tenendo anche conto che il Dpef del 2005-2008 contava su 67 miliardi di Euro di dismissioni patrimoniali, ne restano ancora come minimo altri 1. 700 miliardi di Euro a disposizione. Disgraziatamente è poi capitato fra capo e collo la crisi mondiale ed il capitolo delle " privatizzazioni" è stato rinserrato in un cassetto chiuso. Madobbiamo riaprirlo quel cassetto. Dobbiamo seguire questa strada, con tutta la cautela possibile, ma dobbiamo rispolverare questa concreta possibilità di portare a livelli paradisiaci il nostyro debito pubblico. Sottrarsi a simili discussioni dietro l'alibi moralista è la fine del centrosinistra, non solo di Bersani. Il quale ha impostao tutta l'azione politica del PD sulla richiesta di dimissioni dell'On. Berlusconi. Questo appare come l'unico punto che accomuna e ottiene anche la onvergenza di una opposizione fin troppo variegata. Ma la pregiudiziale antiberlusconiana condanna però tutta la sinistra a sfuggire all'obbligo suo di entrare nel merito della proposta governativa. In sostanza tutta la sinistra si è andata a rinchiudere nel recinto dei tori infuriati da uno squallido antiberlusconismo viscerale, ma questo non le permette di proporre alternative alle proposte dell'esecutivo, non consente che la sinistra entri nel " merito" senza nascondersi, come sta facendo da diciassette anni, dietro il falso alibi dell'odio contro Berlusconi uomo . Bersani va compreso, ma non scusato: è accerchiato sia dentro il PD che fuori. Da un lato deve tenere botta all'impeto giustizialista e forciolo di Di Pietro e sodali che bollano qualsiasi apertura del PD al dialogo come miserabile inciucio; dall'altro i suoi nemici all'interno dello stesso PD vorrebbero una fuga verso il riformismo che sguarnirebbe la torre eburnea dell'antiberlusconismo dietro il quale Bersani  e tutto il PD nascondono le loro incapacità di diventare una vera forza politica, dopo la lunga stagione di diciassette anni di forza armata delle Procure. Disse Dante: " or si vedrà la tua nobilitate!". Coraggio Bersani, coraggio PD, tirate fuori gli attributi. E proponete finalmente qualcosa di concreto. Ma non a Berlusconi o per Berlusconi. Ma per il Paese. Se non lo fate per antiberlusconismo infantile , tutti si reneranno conto che, in sostanza, non lo fate solo perchè non avete niente da proporre. Spero che vogiate accettare questa sfida democratica.

SI ATTENDONO ANCORA RISPOSTE

Come Repubblica, Scalfari, D'Avanzo, Spinelli, Mauro & partners hanno fatto finta - per paura? per viltà? - di accettare il dibattito televisivo al quale li ha richiamati Giuliano Ferrara, scommetto che anche il PD e non solo Bersani perderanno anche questa occasione.


Roma, Mercoledì 2 febbraio 2011

Gaetano Immè

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