Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 7 febbraio 2011

IL PARTITO DEGLI "ONESTI" FINANZIATO DA DISONESTI  COI SOLDI DELLO STATO ITALIANO


Dunque il "partito dei Magistrati" ha esordito ieri a Milano, un altro partito. Tanto per certificare che regime autoritario ci sia in Italia, nasce addirittura il partito delle Procure e dei Magistrati, che ho già definito " il partito anti Cosituzione " perchè si fa beffedi quella " divisione dei poteri " che è la base della nostra democrazia costituzionale. Un partito diretto da Santoro, da Travaglio, da Vauro , da Zagrebelsky, dalla
" new entry" ( preavvisata da tempo, organizzata a spese della RAI, ) Saviano, finanziata e benedetta da Carlo De Benedetti. Si definiscono " gli onesti" ma solo a guardarli, solo a sentirli, sembra di assistere ad un parafrasato remake de " I soliti noti ". Poche parole per questa gente, l'appunto a Zagrebelsky è su questo blog fin da ieri e tanto basta.  Si autodefiniscono " Il partito dell'onestà": vediamoli questi " specchiati onesti".
Comincio e finisco dalla testa, da  Carlo De Benedetti, dato che , come dice il detto, " il pesce pizza dalla testa". Se rivolti il significato trovi che " se una testa è avariata, lo è anche il resto el pesce".
Siamo nel 1976 quando, grazie all'appoggio di Umberto Agnelli, suo vecchio compagno di scuola e fratello di Gianni Agnelli , ottenne la carica di amministratore delegato della FIAT. Dopo un breve periodo (quattro mesi ) abbandonò però la carica  A a causa della forte esitazione da parte della famiglia Agnelli a ridurre in modo drastico il numero degli addetti alla manodopera ( licenziamenti a raffica, insomma). Con la barcata di denaro estorto al bilancio della FIAT per la sua uscta ( tanto quei soldi usciti dalla FIAT e finiti nelle tasche di Carlo De Benedetti, furono  rimborsati alla FIAT stessa dallo Stato italiano che ha sempre  elargito alla FIAT quanto le necessitava ) Carlo De Benedetti rilevò le "Compagnie industriali riunite" (CIR) garantendo loro il controllo azionario del quotidiano Repubblica e del settimanale L'Espresso . Successivamente vedrà la luce anche "Sogefi " . Nel 1978 entrò in Olivetti, di cui divenne presidente. In questa società  dal nome glorioso, ma molto indebitata e dal futuro incerto, porrà le basi per un nuovo periodo di sviluppo, basato sulla produzione di personal computer  e sull'ampliamento ulteriore dei prodotti, che vide aggiungersi  stampanti, telefax, fotocopiatrici e registratori di cassa . I governi di centrosinistra di quegli anni gli regalarono tutta quella inutile normativa obbligatoria sugli scontrini fiscali proprio per regalargli barcate di miliardi a spese dei cittadini. La sua " amicizia " po con l'allora Presidente dell'IRI,  Prof. Romano Prodi e quindi con "Nomisma", consentì a Carlo De Benedetti non solo di incassare con Olivetti miliardi di lire per informatizzare tutte le Poste Italiane ( fu un disastro, un fallimento sia di software che di hardware), nonchè di informatizzare anche tutto l'archivio del KGB sovietico, appalto ottenuto grazie proprio alla Fondazione "Nomisma" il cui Direttore era Romano Prodi. Portò la Olivetti  al fallimento.In quegli stessi anni ricevette un altro grazioso regalo dal Governo di Prodi Romano quando , nelle pieghe di uno dei tanti " decreti milleproroghe", gli fu regalata una autorizzazione nazionale nel settore delle telecomunicazioni che gli permise , fallita l'Olivetti con licenziamenti drammatici, di fondare l'Omnitel. Successivamete l'Omnitel fu venduta ai tedeschi della Mannesmann, operazione che fruttò a Carlo De Benedetti altravagonata di miliardi.

All'inizio degli anni ottanta entrò nell'azionariato del famoso Banco Ambrosiano guidato allora dall'enigmatico presidente Roberto Calvi, quello, per intenderci, che " fu suicidato " a Londra da ignoti ( ancora oggi dopo trenta anni non si sa chi sia stato l'assassino, ma nessuno se ne "indigna" trattandosi del " compagno" De Benedetti!) portandosi così nella tomba tutte le scomode verità sul fallimento del Banco Ambrosiano.  Con l'acquisto del 2% del capitale, De Benedetti ricevette la carica di vicepresidente del Banco. Dopo appena due mesi ( un vero esporto del mordi e scappa!), De Benedetti lasciò il Banco, già alle soglie del clamoroso fallimento, cedendo la sua quota azionaria con una plusvalenza di 40 miliardi. Fu per questo accusato di concorso in bancarotta fraudolenta e condannato in primo grado a 8 anni e 6 mesi di reclusione, ma assolto in Appello.


Nell'aprile 1985 il Prof. Romano Prodi ( il duo Gianni e Pinotto, Stanlio e Olio, i Fratelli De Rege, Ciccio e Franco) presenta a sorpresa Carlo De Benedetti come azionista di maggioranza della SME (fiore all'occhiello dell'industria agro alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi «perla del gruppo IRI»).  La vendita è incomprensibile sia da un punto di vista economico che da un punto di vista procedurale, in quanto era stato venduto il 64% della Sme per 497 miliardi (pagabili a rate annuali posticipate!). La società aveva una cassa attiva per 80 miliardi di lire (40 milioni di euro) e utili (nel 1985) per 60.  Se consideriamo che la Sme aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi è facilmente comprensibile come il controllo azionario della società passava di mano per una cifra scandaosamente e sfacciatamente  inferiore a quanto fissato dal valore di mercato. Nel 1993, in piena bufera Tangentopoli, Carlo De Benedetti venne arrestato. Presentò al pool di Mani Pulite un memoriale in cui ammetteva il pagamento di 10 miliardi di lire in tangenti ai Partiti di governo e funzionale all'ottenimento della famosa e lucrosa commessa dalle Poste Italiane, consistente in telescriventi e computer obsoleti. Nel maggio dello stesso anno, viene iscritto all'albo degli indagati; De Benedetti non andrà mai a processo per questa tangente per sopraggiunta prescrizione. Cioè, diciamo che De Benedetti tradì, con la sua ormai ben nota " superiorità morale", i suoi compagni politici di imbrogli dopo averli sfruttati a suon di miliardi , creandosi così nel contempo, un "credito" presso la Magistratura che lo ripagò facendo passare il tempo necessario per far sopraggiungere la " prescrizione" del reato. Così, tanto perchè la " legge è uguale per tutti". Dal 2009 ha acquisito anche la cittadinanza svizzera. Ha giustificato questa scelta con motivi affettivi, ma di fatto i " suoi redditi" sono di competenza della Svizzera e dunque questa scelta è stata fatta per evidenti motivi fiscali. Ricordate anche che lo stesso  Carlo De Benedetti ha ottenuto, in primo grado dalla Magistratura - da quella che usa calzini di colore azzurro -  un indennizzo di ben 800 milioni di Euro da Berlusconi perchè costui , con altri imprenditori, intervenne per evitare che la SME fosse letteralmente regalata  al nostro eroe. Che De Benedetti sostenga finanziariamente e , diciamo, moralmente il partito dei Magistrati per avere come corrispettivo una sentenza definitiva a suo favore?
Se fate dunque mente locale, vi accorgete chi sia veramente  Carlo De Benedetti . Il rampollo di una ricca famiglia ebrea , che andava a scuola ( non certo una scuola  statale !) con Umberto Agnelli, che è entrato in FIAT non grazie a concorsi o sfidando la altrui concorrenza o per il merito, ma per familismo  puro e servile. I soldi guadagnati con la FIAT erano pagati dallo stato italiano, che pareggiava tutti i bilanci FIAT, per cui costui si trova oggi  proprietario d tutto quello che possiede,  ma che di fatto  ha acquistato con soldi comunque sottratti al Paese: alla FIAT, al Banco Ambrosiano, alla Olivetti, al Ministero delle Poste, all'IRI.
Alla faccia dell'onestà.


VIOLATI I DIRITTI DEL CAPO DELLO STATO DALL'ATTUALE PRESIDENTE DELLA CAMERA. CHE ASPETTA IL QUIRINALE AD INTERVENIRE ?



Ritengo di dover aggiungere un aspetto fin'ora non evidenziato fra i motivi che imporrebbero all'attuale Presidente della Camera di dimettersi. Si dice infatti chenel nostro sistema istituzionale e parlamentare i Presidenti di Camera e del Senato non devono votare nè devono guidare partiti o movimenti politici non solo per la così detta " prassi costituzionale", non solo per il così detto " sistema costituzionale ", ma perchè essi assolvono per l'intera durata del loro mandato, al compito di supplenti del Capodello Stato. E' arcinoto infatti come il Presidente del Senato svolga opera di sostituzione del Capo dello Stato in caso di sua assenza o impedimento. Inoltre tutto ciò è statuito dalla stessa Costituzione che prevede, all'articolo 88, come il Capo dello Stato possa sciogliere le Camere con l'unico obbligo di sentire prima i  due Presidenti. Ma se oggi il Presidente Napolitano dovesse " sentire", ai fini della decisione prevista nell'articolo 88, il Presidente della Camrea cosa accadrebbe ? Risponderebbe un Presidente della Camera anche " contro" gli interessi del suo partittino o rispenderebbe direttamente il leader minimo del F L I? Quì non siano alle " opinioni", quì siamo ad una realtà conclamata e certa: la attuale situazione,  che questo Presidente della Camera impone con violenza alle nostre istituzioni  viola il DIRITTO del Capo dello Stato , previsto dall'articolo 88 della costituzione. Si attende, ma non ci si spera, qualche singulto di dignità .
 
Roma Lunedì 7 febbraio 2011
 
Gaetano Immè

Nessun commento:

Posta un commento