Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 22 febbraio 2011

IL SOLITO CORO DEI MELENSI, COLPITI DAL MORBO DI PARKINSON E CHE NON RICORDANO PIU' NULLA. QUESTA E' LA GIUSTA MEDICINA PER LORO. PER RITROVARE LA MEMORIA . ISTRUZIONI PER L'USO.

Insomma, non esiste mica solo la politica di bassa bottega, quella che somiglia più agli urli di un bar dello sport , quando si prla della Roma e della Lazio,  che ad un dibattito politologico  pacato, argomentato  e ragionato; non esiste, e che diamine !,  solo la politica dei quattro baiocchi, quella di chi  finge di dimenticarsi delle proprie colpe contando sopra tutto  sulla memoria corta degli italiani e che prova a modificare la realtà degli avvenimenti , contorcendoli in modo da trarne  un illusorio vantaggio politico, come stamattina alla radio ho sentito fare a numerosi esponenti del centrosinistra discutendo della Libia. Con grande sprezzo  del ridicolo, l'On Fassino - che pure conosco come persona dotata di un accettabile equilibrio -  ridicolo almeno pari , se non inferiore ( per le storie che ricorderò avanti)  al non certo felice " Non voglio disturbare " di Berlusconi  rivolto a Muammar Gheddafi,  davanti alla sciagura del popolo libico, davanti a quello che appare come una repressione militare tale da evocare  termini come " genocidio", non ha trovato niente di meglio che stigmatizzare come, secondo lui, Berlusconi si sia solo inchinato a Gheddafi . Insomma davanti al dramma del genocidio, Fassino sceglie di sparlare del solito Berlusconi, del di lui preteso " ossequio" nei confronti del Colonnello , preteso ossequio che dovrebbe provocare, secondo Fassino e sodali, chissà quali catastrofiche conseguenze politiche. Piero Fassino è un politico di lungo, lunghissimo  corso, dato che già il 1971 lo vede Segretario della Federazione Giovanile Comunista torinese e che nel  1983 fu eletto alla Direzione Nazionale del PCI, uno che,  nato nel 1949, si iscrisse   nella Federazione Giovanile Comunista nel 1968 e che quindi , nella "politica", ha trascorso quarantatre dei suoi attuali sessantadue anni . Dovrebbe dunque curare molto di più la sua memoria ( come iniziio, non disdegnerei dosi industriali di " Memoril") prima di fingersi scandalizzato dal comportamento di Berlusconi con Gheddafi , da lui sprezzantemente bollato come " miserabilmente appiattito sulle volontà del dittatore libico". La nostra missione è rinfrescare a lui ed ai suoi sodali la memoria così che possano provare  un poco di sana vergogna. Se ne fossero capaci.......
Yasser Arafat ricevuto con tutti gli onori ( pistola nel cinturone ben in vista) alla Camera ed al Quirinale, Fini che va ad onorare Milosevic, Scalfaro che stringe la mano sorridente a Castro, Prodi che va in Cina a piatire affari e che  non riceve il Dalai Lama per evitare le ire di Pechino, Diliberto Ministro di Giustizia di centrosinistra che si inchina a Ciampino per ricevere l'assassina Baraldini, il Ministro degli Esteri del Govero Prodi , Massimo D'Alema , che se ne va a zonzo per Beirut sotto braccio con uno dei massimi esponenti del movimento Hezbollah  sono solo alcune chicche che l'On. Fassino finge di non rammentare . Non c’è solo il buon viso a cattivo gioco di Silvio Berlusconi di fronte alle pagliacciate in salsa islamica del colonnello Gheddafi, in cambio di contratti miliardari per le nostre imprese, gas , petrolio e quant’altro. Così fan tutti ed anche peggio, per motivi più o meno confessabili, talvolta partigianeria, ma nella gran parte dei casi machiavellismo politico o interessi economici. Insomma real politik.

Nel 1982 il compianto Giovanni Spadolini si oppose con tutte le forze all’arrivo in Italia di Yasser Arafat. Il presidente Sandro Pertini (sic!) non volle sentire ragioni e Arafat in divisa oliva, kefya a scacchi bianca e nera, cinturone della pistola al fianco,  parlò alla Camera dei deputati scortato da guardie del corpo armate fino ai denti. In tempi di  guerra fredda ambasciatori , governanti e politici  italiani strinsero le mani dei peggiori dittatori comunisti del Cremlino dai quali ricevevano - in assoluto silenzio e senza il minimo imbarazzo morale - vagonate di rubli e di dollari americani  o a loro emissari più o meno affidabili, come Ceausescu in Romania, Honecker in Germania Est e Jaruzelski in Polonia. Tutti preclari e noti esempi di tirannie, che però portavano miliardari finanziamenti esteri al PCI ( reati penali poi sanati  con l'aiuto della cara DC da una  apposita " legge ad partitum") , garantivano anche contratti, a cominciare dalla Fiat di quei tempi. Non ricordo  nessun deputato dell'allora PCI , nè l'On. Fassino né, ad esempio, l'On. Napolitano  che abbiano speso una parola contraria a quegli abbracci mortali con quei fior di dittatori comunisti.  Alexander Lukashenko, nuovo padre-padrone della Bielorussia, incontrato spesso da  Berlusconi , al confronto è un sincero  pischelletto democratico. Per non riandare fino all’ineffabile Mariano Rumor, un mezzo sagrestano, democristiano-comunista, che nel 1975 non ebbe alcuno scrupolo, nè come cattolico nè come italiano,  a firmare  quell'infame  trattato di Osimo con la Jugoslavia del famigerato  Josip Broz Tito, che aveva ancora le mani sporche della carne e del sangue degli italiani infoibati. Non solo: in nome della realpolitik Osimo calava una pietra tombale sulle rivendicazioni di 250 mila esuli istriani, fiumani e dalmati.

Con il vecchio Saddam Hussein, Iraq,  eravamo pappa e ciccia per tutti gli anni ottanta, quando faceva la guerra all’Iran che costò pure un milione di morti. Gli affari andavano a gonfie vele e tanto bastava.

Con l’Iran abbiamo rapporti economici importanti, a cominciare dal settore petrolifero, dai tempi dello Shah e di Enrico Mattei. Con gli ayatollah poco è cambiato su questo piano. Solo nel febbraio scorso l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha annunciato che i vecchi contratti saranno onorati «però non ne facciamo e non ne faremo di nuovi». Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è sbarcato a Roma, per il vertice Fao del 2008, assieme a personaggi come l’ottuagenario padre-padrone dello Zimbabwe, Robert Mugabe. Nonostante le polemiche Ahmadinejad ha riunito in un albergo di Roma decine di imprenditori e rappresentanti di banche e società importanti, secondo il motto pecunia non olet.

Quando di mezzo ci sono tanti soldi ed accordi e quindi potere, le rigidità dei regimi coinvolti sono passati spesso in secondo piano per «realeconomik».

"L'economia della tigre cinese corre veloce e sarebbero per noi guai seri perdere ancora un altro treno. Arriviamo tardi e dobbiamo correre". Queste le parole del premier Romano Prodi a Nanchino dove , nel settembre del 2006, iniziò la sua missione di cinque giorni nella potente e ricca  Cina , la Cina però dei diritti umani negati e della pratica dello schiavismo. "Può esserci stato ritardo - disse il presidente del Consiglio - ma prima di tutto, quando c'è uno sviluppo così multiplo, i treni sono tanti e guai a ritardare ancora". Durante il banchetto ufficiale offerto dal governo popolare della provincia dello Jiangsu alla delegazione italiana, Prodi disse che "l'Italia vuole rilanciare le relazioni con la Cina e consolidare una vera e propria alleanza strategica ". Per Prodi l'alleanza strategica con il paese più grande dell'estremo oriente rappresentava una base per una cooperazione più forte a tutto campo. "La missione - disse  il presidente del Consiglio - è partita da Nanchino perchè le relazioni con lo Jiangsu sono un esempio di successo nelle relazioni Italia-Cina, un pilastro nella cooperazione tra i due paesi ed è la sede dei più importanti investimenti italiani a partire dalla Fiat".  In linea con Prodi ,  il presidente di Confidunstria, Luca Cordero di Montezemolo. Arrivato a Nanchino, senza perdere tempo Montezemolo si infila nella grande sala degli incontri bilaterali fra le imprese italiane e cinesi: una sorta di
" full immersion", 1500 faccia a faccia che coinvolsero 300 aziende del Made in Italy e oltre 900 imprese cinesi. Nel 2007 il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ineffabilmente , faceva  invece sapere , con una lettera,  che «precedenti ed inderogabili impegni internazionali» non gli permettevano di incontrare il Dalai Lama. Era il risultato del terrore dei fulmini e delle saette che i cinesi lanciavano  a chiunque incontrasse il Dalai Lama. E delle loro ritorsioni in campo economico.

Invece non c’era  nulla da guadagnarci , anzi  quasi tutto da perderci,  nel ricevere un  vetusto rivoluzionario trasformatosi  da solo in leader eterno in nome del socialismo, come Fidel Castro. Ricordo ancora  il riverente , smagliante e demente  sorriso del presidente Oscar Luigi Scalfaro, mentre stringeva  la mano al barbuto Fidel, a Roma, nel novembre del 1996.

Oggi, davanti alla Libia ed ai rapporti con essa, regolati da Berlusconi con accordi che, piaccia o non piaccia, hanno non solo acquetato la ormai cinquantennale lamentazione  dei danni che l'Italia coloniale avrebbe provocato alla Libia  con un accordo sul relativo indennizzo, ma hanno anche avuto l'indubbio merito di ottenere , come controprestazione,  tutta una serie di benefici economici e politici che non possono essere disconosciuti. Non solo i grandi appalti per lavori in Libia per le imprese italiane, ma anche una serrata collaborazione ( la prima a memaria d'uomo, fra l'Europa ed un Paese africano sul tema) sul controllo libico della fuga verso l'Italia dei clandestini, accordi per la fornitura del gas e del petrolio. e , non ostante tutto questo, dobbiamo anche sorbirci  un Fassino suonare la solita litania melensa e noiosa del coro degli indignati a comando che imputa a Berlusconi  la grave colpa di carenze protocollari , ma che si disinteressa del tutto dai risvolti positivi così ottenuti. Certo, l'esibizione della tenda libica a Villa Pamphilj non fu uno spettacolo diplomaticamente dignitoso, ma , a proposito di " indignati a comando", ma ve lo ricordate il ridicolo D'Alema nel giugno del 2009, che aspettava pazientemente, rigirando il cappello in mano,  fuori della tenda,   che il Colonnello si degnasse di riceverlo dopo che lo stessoolonnello  aveva sdegnosamente e maleducatamente rifiutato un incontro a Montecitorio?

Un Paese va governato e non sarebbe un buon governante chi  costringesse il proprio popolo alla fame più nera pur di opporsi - per mostrare i muscoli - ai Paesi che esportano cibo. Insomma, cari " indignati a comando", care " prefiche noiose e petulanti"cercate , se ci riuscite , a non attaccarvi al solito bindiano e franceschiniano vacuo antiberlusconismo anche in presenza di una tragedia come quella della Libia, non fatevi oggi guidare dalle "visioni mistiche e folli" de Il Fatto e di Peter Gomez, cercate di ragionare, se ci riuscite. Quando si parla di Africa del Nord, di Maghreb, provate a fornire all'Italia una valida opportunità, un concreto piano politico che non sia il solito pavloviano e retorico antiisraelismo. Certo, la politica estera di Berlusconi potrà pure essere criticata, potrà pure essere incolpata di scarso senso della pomposità diplomatica, potrà pure essere caratterizzata da qualche pacca sulle spalle in più, qualche battuta in più e qualche inutile trombonismo in meno, sarà pure un pochino " spericolata" - come la vita di Vasco - ma come quella risulta fin'ora vincente e rassicurante per il Paese. Non per niente la comunità internazionale,  che ha dovuto abbandonare la realpolitik degli anni ottanta, vede oggi Berlusconi come un Premier che ha almeno tentato di dare opportunità di sviluppo e di democrazia a popoli ( vedi la Russia, vedi la Libia, vedi la Tunisia, vedi l'Egitto, ecc) che subiscono da decenni regimi  dispotici. Meglio dare un'occasione di democrazia per via di maggior benessere , che ingessarsi per una qualche tronfia ed inutile marcetta diplomatica in meno.


LA CAUTELA DI NAPOLITANO E' SOLO AUTODIFESA

E' stato dato ampio risalto politico ad una ovvietà esternata sabato scorso del Capo dello Stato,  il quale ha voluto puntualizzare  che se un Governo dispone di una propria maggioranza in entrambi i rami del Parlamento ha diritto a svolgere il suo ruolo. La definisco un'ovvietà perchè è la pedissequa ripetizione di un preciso articolo della nostra Costituzione. In effetti in questa circostanza il Colle ha voluto dare una meritata lezione  a quanti gli consigliavano  di ricambiare la riconoscenza dovuta al " branco" per la sua nomina al Colle con l'affermazione di un suo " diritto insindacabile " di sciogliere le Camere di propria iniziativa, anche contro il parere del presidente del Consiglio ed anche in presenza di una sequela di voti di fiducia ottenuti consecutivamente in Parlamento dalla maggioranza.  Il solito gruppetto di pseudo costituzionalisti che avevano da poco scoperto tutta una serie di " illustri precedenti" che avrebbero dovuto sostenere l'insostenibile. Si sono distinti in tale opera di  " velato ricatto"   o di " richiamo omertoso" al Capo dello Stato inaffidabili personaggi come Scalfari, come Zagrebelsky, come Asor Rosa, come Spinelli , come Travaglio ( che oggi impone su Il Fatto vere e proprie liste di proscrizione contro chi vota il centrodestra !) nonchè P.M. in servizio come Spataro, come Ingroia  ed altri che avevano scritto ed ipotizzato la necessità di " una sospensione anche temporanea della democrazia", la necessità di " una iniziativa extraparlamentare " per " far fuori con ogni mezzo Berlusconi", esortando apertamente chi " ne possedesse i poteri " - e cioè apertamente Napolitano e le Brigate Rosse - " ad usarli per la richiesta bisogna ". E' stata dunque una vera e propria " chiamata in correità di golpe istituzionale" quella attuata dalle note lobby economiche e politiche sottomesse ai poteri forti , che hanno avuto come veicoli principali i soliti noti , quali  Repubblica, La Stampa, Il Fatto, le stesse Procure militanti, ecc. Dato il chiaro disposto dell'articolo 90 della Costituzione (" Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione") ,considerati  i precedenti attacchi al Colle sferrati contro Leone e contro Cossiga essenzialmente basati sul nulla ed andati a vuoto  eppure così devastanti, considerata la prudenza che contraddistingue da sempre l'operato di Napolitano ( mai considerato un cuor di leone, sempre accomodante  però agli ordini della propria fazione politica ) , non poteva il Presidente della Repubblica esimersi dall'operare tale " distinguo" che da solo lo esclude dall'accusa di " volere imporre lo sciogliemento delle Camere con manovre attentatorie della Costituzione " , mentre lascia intatta ( ma come sempre accantonata dalla improvvisa " mancanza dell'obbligatorietà dell'azione penale " che colpisce la Magistratura militante in questi casi )  la evidente anche se residuale responsabilità penale del " solito codazzo democratico " con l'accusa di " attentato alle istituzioni democratiche con manovre extraparlamentari". Perchè ben vengano le opinioni che sono il sale del dibattito democratico, ma certe pretese di volere imporre  al Paese , con la forza bruta,  le decisioni di una minoranza altro non sono che tentativi di un golpe istituzionale al fine di instaurare la dittatura di una minoranza. Anche se si tratta di pseudo sedicenti ottimati.

SAN REMO SAN REMO .

Sapevo che la bandiera italiana tricolore era nata il 17 gennaio 1797 a Reggio Emilia, allora nella Repubblica Cispadana, ottenuta cambiando il blu francese con il verde italico. Apprendo ora , con sgomento, da Roberto Benigi  che invece la bandiera tricolore è stata istituita da Giuseppe Mazzini. Secondo  Benigni, Giuseppe Mazzini avrebbe tratto ispirazione per il tricolore leggendo i versi dell'apparizione di Beatrice di Dante Alighieri, dove canta " sopra candido vel ......sotto verde manto.....vestita di color fiamma viva...". Una immagine poetica che piace. Rimane un piccolo particolare: Giuseppe Mazzini è nato solo nel 1805. Dovete spiegarmi come sia stato possibile che Mazzini - nato nel 1805 - già nel 1797 , prima di nascere, facesse nascere il tricolore.

Sono deluso da Gianni Morandi cui riconosco a male pena il talento canoro, ma null'altro. Ha riempito il Festival canoro di politica da bar dello sport , scontata, semplicemente antibelusconiana,  mostrando tutta la sua pochezza, la sua impreparazione in materia. Affidare il Festival ad un simile personaggio è stato voler trasformare il Festival da canoro ad " avanspettacolo di sinistra". Da scompiscirsi da ridere nel vedere la faccia rabbuiata di Morandi quando Andy Garcia ha detto "vorrei che la mia Cuba avesse la stessa libertà della quale si gode in Italia". Avrebbe voluto che l'attore includesse l'Italia berlusconiana frai Paesi dove c'è meno libertà ed è rimasto non solo deluso, ma tremenadamente incazzato. Incredibilmente ridicolo quando poi ha sproloquiato che " la nostra Repubblica compie centocinquanta anni"!  Non sa neanche quel che dice, perchè neanche si è ripreso, come fa una persona che sa quello che dice.

I nuovi Fratelli De Rege, i due  del " vieni aanti cretino", al secolo Luca e Paolo, hanno poi recitato la parodia di Casini e di Mieli: un colpo deflagrante al cerchio ( contro Berlusconi) ed un colpetto alla botte ( contro il centrosinistra). Due personaggi che mangiano a quattro ganasce in un piatto nel quale poi sputano e scatarrano. Due scimmiette che hanno fatto le loro brave capriolette per meritarsi gli applausi  ed i resti della cena dalla sinistra da terrazzo e flut, come degli accattoni mentali. Drammatico, nel suo ridicolo, poi, elevare Gramsci ad icona del Risorgimento italiano, un'offesa mortale per il grande sardo. E' chiaro che Gramsci odiava il risorgimento un tradimento della causa comunista. Semplicemente ridicoli.

Vecchioni ha vinto il Festival. Grande euforia per il sessantottino non pentito nè cresciuto, con versi politici, pieni di 1968 e dintorni. Del che non mi frega nulla. Buon per lui. Stupisce però che Vecchioni et mugliera , la nota Colombo , dopo una serie di insulti sputati in faccia agli italiani , definiti un popolo di cerebrolesi, di coglioni, di soggiogati dalle tevisioni berlusconiane, ora scoprano quanto sia bello e saggio il televoto del pubblico, compreso anche quello che probabilmente vota per Berlusconi. Perchè non scrive una canzone sulla " coerenza"? Rimpiango il Festival quando erano canzoni e canzoni a canzoni e tanta discrzione. Ma chi siete , cantautori agli ordini da ideologie politiche, chi diavolo siete se non dei lombrichi rispetto ai Modugno, rispetto ai Gaber, rispetto a tutti quegli artisti che definire solo " cantanti" - come " nani", come " donne cannone" come " saltimbanchi" - sarebbe semplicemente offensivo?.

Roma martedì 22 febbraio 2011

Gaetano Immè

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