Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 30 marzo 2011

LE NOTIZIE NASCOSTE DALLA COSI' DETTA GRANDE STAMPA, IN EFFETTI GRANDE IPOCRITA E BUGIARDA.

Questa notizia non la trovate da nessuna parte, figuratevi se La Repubblica o Il Fatto o Il Corriere  fanno sapere ai loro "affezionati  " lettori una notizia del genere. Undicimila intercettazioni telefoniche inutilizzabili. Si scioglie come neve al sole una delle inchiesta sulla sanità pugliese in cui erano coinvolti gli imprenditori Giampaolo e Claudio Tarantini e il consigliere regionale e coordinatore della lista “La Puglia prima di tutto” (centrodestra) Tato Greco, accusati di associazione per delinquere, corruzione e falso. I giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Bari hanno infatti deciso di accogliere l’eccezione presentata dal difensore di Gianpaolo Tarantini, l’avvocato Nicola Quaranta, e di annullare l’efficacia dei decreti autorizzativi di circa 120mila conversazioni, disposte dal gip su richiesta del pubblico ministero Michele Emiliano, attuale sindaco di Bari. Dopo l’elezione di Emiliano l’inchiesta è passata attraverso  alltri tre successivi P.M. .Le intercettazioni erano state affidate ad un soggetto estraneo alla Procura di Bari, ma l'affidamento era sprovvisto della necessaria autorizzazione.  Non so se ve ne rendete conto, ma dopo dieci anni ( i fatti risalgono al 2002) , dopo che i testi di quelle intercettazioni illegali sono stati tutti squadernati sui giornali ben noti ( appunto, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto, L'Unità, ecc) , dopo che vite umane, carriere professionali, matrimoni, famiglie, carriere politiche sono state distrutte ed alcune - specialmente quella del Dr. Emiliano Michele, che da P.M. di quella inchiesta è passato a Sindaco di Bari ( senza che possa aver vantato una qualche esperienza in materia!) - addirittura COSTRUITE, ecco dopo tutto questo si viene a sapere che quelle intercettazioni sono illegali.  Possibile che un P.M., dico un Magitrato, ritenuto così preparato da essere stato ritenuto dalla sinistra ( PD)   addirittura meritevole della poltrona di Sindaco di Bari, ignorasse il tutto? Ma me la devo proprio bere?

Traggo da questo episodio alcune amare verità. La prima è che questa notizia è stata ignorata dai giornali che invece avevano con abbondanza pubblicato, spulciato tutte le intercettazioni illegali. Proprio quei giornali avevano suonato la grancassa utilizzando quelle intercettazioni illegali per distruggere vite, persone, famiglie, onorabilità, carriere, tutto e per costruire invece una bella carruiera nel PD di Michele Emiliano. Perché?
Si aspettano risposte. ( Ma io lo so, e da tanto tempo!).

Veniamo alla seconda verità. La Procura di Bari ha commesso non solo un errore ma addirittura un abuso, una illegalità, perchè ha incaricato per eseguire delicate intercettazioni , un soggetto non autorizzato.Questo abuso nasconde vari reati: dall'omissione di atti d'ufficio, alla violazione della privacy, ecc. Ma, in barba all'obbligatorietà della'azione penale, alla faccia dell'articolo 3 della Costituzione che prevede l'uguaglianza di tutti davanti alla Legge, in barba ad ogni principio di convivenza civile e di responsabilità personale di ogni azione, nessuno risponderà di tale abuso. E i danni di carriere stroncate, di matrimoni finiti, di aziende distrutte, di famiglie smembrate, di posti di lavoro disintegrati? Chi paga? Nessuno,perché  solo in Italia esiste una casta, quella dei Magistrati che, unica al mondo, gode della più totale ed immonda impunità.

Ancora, osservo un fatto: quelle intercettazioni assolutamente illegali ed abusive sono state , in quell'indagine, sempre ammesse nelle varie udienze preliminari,da GUP, da GIP ed altro. Solo ora, in sede processuale, quelle intercettazioni abusive sono state escluse. Ecco una prova evidente di come la Magistratura giudicante cerca di non contrastare mai la magistratura inquirente, anzi di come ne accolga prona  pure gli abusi ai danni del cittadino. Possibile che nessuno dei Magistrati Giudicanti non abbia controllato la legittimità di tutte quelle intercettazioni( dico centoventimila, mica una!) allegate all'inchiesta ? Tutti scemi costoro? Un errore può anche capitare? Ma che dite? Un errore? Questo è uno scempio del diritto e questo NON DEVE MAI CAPITARE E SE CAPITA CHI SBAGLIA PAGA. Ecco dunque alla luce del sole le storture che vengono a galla a causa della mancata separazione delle carriere fra Inquirenti e requirenti. Ecco manifestarsi anche con lampante evidenza come la mancanza di una legge sulle intercettazioni inquini lo scenario  italiano. Ci vuole dunque sia la separazione delle carriere sia  la legge sulle intercettazioni che anche la diretta responsabilità dei Magistrati per i danni da essi causati ai cittadini. Chi continua ad opporsi a qualsiasi riforma della Giustizia è ovviamente convinto che le cose stiano bene così come stanno, che va bene che un Magistrato commetta abusi,  che sputtani innocenti cittadini sulle prime pagine di giornali senza pagare una lira di danno, che va bene che un Magistrato di tale fatta si assicuri pure , grazie a partiti compiacenti e convinti che servendo il potenete se ne capti la benevolenza e se ne assicuri i resti del lauto pranzo, una ricca carriera politica. Di miserabili idioti che confondono l'odio per Berlusconi , di cui si nutrono e che da quei giornali viene prodotto a pieno regime, con una politica seria per il bene del Paese, non me ne frega nulla, si tratta di zavorra, di polvere,  di mota. Chi invece possiede l'uso della ragione e se ne sbatte del Signor Silvio Berlusconi ma guarda al supremo bene del Paese, rifletta bene su questa vicenda e spieghi come le eventuali sue controproposte avanzate siano in grado di evitare che questo scempio dello Stato di Diritto si ripeta e si moltiplichi, come un tumore.


UN COMANDAMENTO DIVINO CHE DIVENTA OGGI UNA COMPLICITA' CON CHI SPECULA SUO CLANDESTINI.

Davanti alla tragedia dei clandestini che invadono Lampedusa, davanti alla tragedia dei probabili profughi che scapperanno dalle varie terre dove stanno scoppiando guerre di potere ( Libya) e di rivolta ( Siria ed Egitto ), davanti alla tragedia del nostro Paese - e di Lampedusa in particolare - che da sola - l'Europa? Non pervenuta! - che sarà dunque assalito da questa orda di disperati, i nuovi falsi ed ipocriti puritani, i pusillanime che preferiscono recitare la comoda parte di quello che " accogliamo tutti!" facendo finta di dimenticarsi che poi, "" quei tutti", vanno a dormire sotto i ponti, vanno a delinquere, non trovano lavoro, vanno a lavorare per tutte le malavite , questi nuovi idioti di sagrestia, seduti al caldo delle loro belle case di proprietà acuistate granzie ai mutui che le banche hanno loro concesso con i soldi che noi tutti mettiamo in banca all'1% annuo, questi nuovi farisei recitano" Pur non essendo devoto, preferisco stare con quelli che dissero " avevo fame e mi deste da mangiare", con quelli che dissero " ero nudo e ni deste da vestirmi", con quelli che dissero " ero straniero e mi accoglieste"!  Povere anime belle! Non so se mi fanno pena o schifo. Intanto non mi faccio scappare l'occasione e rispondo subito loro " Non sono un ateo devoto nè un devoto non ateo, sono liberale ed anche io vorrei aiutare tutti, ma, contrariamente a voi, non sono un coglione. Nè come voi sono un demogogo o un cretino e capisco che la crisi migratoria è pazzesca . So che il nostro Paese ha dato sempre esempio di accoglienza umanitaria, ma so anche che qualsiasi popolo, non solo il nostro, ha timore e paura delle invasioni selvagge. Ma non per questo va criminalizzato, perché è ovvio temere invasioni selvagge dove i cretini vogliono concedere agli immigrati più guarentigie degli stanziali. on sono un coglione e ritengo che l'immigrazione per essere accetta, deve essere graduale, controllata, sicura. Sparare cavolate e chiacchiere in libertà in tema di solidarietà è facile, facilissimo , ma le vostre parole vuote e razziste ( perché fate entrare tutti e poi ne assistete un terzo ipocriti da strapazzo) sono solo una miserabile correità  con nquei banditi che sugli immigrati - mafie, scafisti ed " anche altro" - ci speculano alla grande. Per il futuro? Divido i clandestini dai profughi, vuol dire che una loro verifica deve essere eseguita. Allora, se il Diitto internazionale lo consente, difendiamo le nostre coste in acque extraterritoriali con apposite navi organizzate. I barconi evono essere controllati: se siamo in presenza di profughi li accogliamo nelle nostre navi. Se si tratta di clandestini essi vengono individuati e rifocillati su queste mavi e poi, sempre via mare, ripostati da dove sono partiti. Ed a questi fasi buonisti del cavoletto, a quelli che credono di liberarsi l'animo dando i venti centesimi al lavavetri- facendo finta di non sapere che i lavavetri sono parte di bande organizzate di malavita che li taglieggia - , a quelli he fingono di cantare " aggiungi un posto a tavola!" e fregnacce del genere, dico solo: siete talmente cretini da non capire che state facendo un gorsso favore ai mozzorecchi. Vergogna.

LE FOSSE ARDEATINE: PROPRIO EROI QUELLI CHE SI SONO NASCOSTI DAVANTI ALLE LORO RESPONSABILITA’ ED HANNO FATTO AMMAZZARE 335 INNOCENTI?




L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma nel mese di marzo del 1943 dalle truppe di occupazione della Germania nazista, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito a un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in Via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione. E così ci è sempre stato presentato. Ma è la verità vera o è la verità adattata al pensiero dominante? Esaminiamo i fatti.

Per l'esecuzione dell'attacco furono impiegati i Gruppi Armati Proletari centrali. Numerosi quindi furono i partigiani che parteciparono all'attentato. Il compito di far brillare l'esplosivo fu affidato al partigiano Rosario Bentivegna ("Paolo"), uno studente il quale il 23 marzo si avviò travestito da spazzino dal deposito gappista nei pressi del Colosseo verso via Rasella, con il carretto contenente l'ordigno. Dopo essersi appostato ed aver atteso circa due ore in più, rispetto alla consueta ora di transito della compagnia nella via, alle 15.52 accese la miccia, preparata per far avvenire l'esplosione , davanti a Palazzo Tittoni. Poco dopo l'esplosione due squadre dei GAP, una composta da sette uomini l'altra da sei, sotto il comando di Calamandrei Franco detto "Cola" e Salinari Carlo detto "Spartaco", lanciarono bombe a mano e fecero fuoco sui sopravvissuti all'esplosione Il Salinari ha in seguito testimoniato che i partigiani erano: Rosario Bentivegna, Carla Capponi Fernando Vitagliano, Francesco Curreli, Raul Falcioni, Guglielmo Blasi , Franco Calamandrei. Alcuni altri gappisti erano sistemati per coprirne la fuga. Nell'immediatezza dell'evento rimasero uccisi 32 militari tedeschi e 110 rimasero feriti, oltre a 2 vittime civili. Dei feriti, uno morì poco dopo il ricovero, mentre era in corso la preparazione della rappresaglia, che fu dunque calcolata in base a 33 vittime germaniche. Nei giorni seguenti sarebbero deceduti altri 9 militari feriti, portando così a 42 il totale dei caduti . Dunque 33 i soldati tedeschi rimasti uccisi sul posto dalla deflagrazione, due i civili italiani uccisi nell’attentato: Chiaretti Antonio , di anni 48 e Pietro Zucchetti di 13 anni .

La principale tesi sostenuta è quella della "rappresaglia cercata". È noto infatti che i tedeschi non avevano mai proceduto a rappresaglie di massa a Roma. Il comando dei Gruppo Armato Proletario, che era ben a conoscenza della disposizione sulla rappresaglia , prevista dalle leggi di guerra e del rapporto di dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso, decise dunque di intraprendere un'operazione di impatto talmente grave per scuotere l'intera città, per farla sollevare contro le forze dell'Asse, una vera azione politica della quale la popolazione romana nulla conosceva o sapeva.

Una tesi detta "complottista" invece - sostenuta da Giorgio Pisanò, Pierangelo Maurizio ed altri - è che, ben conoscendo le modalità con cui i nazisti selezionavano i fucilandi per le rappresaglie, il GAP avrebbe fatto arrestare progressivamente la maggior parte degli esponenti delle reti clandestine non comuniste o dissidenti attraverso una ben orchestrata campagna di delazioni, e quindi abbia proceduto all'attacco perché costoro finissero fucilati per rappresaglia.

Le controversie sulla modalità e sull'obbiettivo si orientano essenzialmente su questi punti:

1. L'attacco inutile: i 156 uomini della 11ª compagnia del III battaglione Bozen al comando del maggiore Hellmuth Dobbrick non erano nulla più che un reparto di polizia (ancorché dipendente dalle SS) formato da riservisti altoatesini che avevano optato per il Reich (tuttavia alcuni erano ancora cittadini italiani), impiegato a Roma con compiti di semplice vigilanza urbana. Pertanto il risultato dell'attacco sarebbe stato militarmente inutile.

2. Furono coinvolti anche civili italiani: l'esplosione non uccise solo trentatré militari tedeschi, ma anche due civili italiani (di cui un bambino di 13 anni), ferendone anche altri quattro (secondo altre fonti le vittime furono 7, o addirittura 10. La Cassazione tuttavia ha stabilito il numero in due ). Ai famigliari dei due civili morti nell'attacco non è mai stato riconosciuto alcun risarcimento dalla magistratura italiana, in quanto l'attacco è stato successivamente catalogato come legittimo atto di guerra.

3. Tanti hanno sostenuto che la rappresaglia si sarebbe potuta evitare. Molti hanno dichiarato che se i responsabili si fossero presentati entro 24 ore dall'accaduto, la rappresaglia sarebbe stata evitata. Ma allo stesso processo, Roberto Bentivegna aveva affermato che i tedeschi non hanno intimato la consegna dei responsabili . Invece vi sarebbe effettivamente stata una richiesta di consegna prima di effettuare il massacro. Tuttavia i tedeschi non attesero le canoniche 24 ore prima di dare inizio al massacro. Si deve sottolineare che la rappresaglia è stata evitata nel caso di Salvo D’Acquisto, che pur innocente si era accusato responsabile della morte di alcuni soldati tedeschi, mentre in un altro caso, quello di Giudice Vincenzo, nonostante egli si fosse consegnato, la rappresaglia era stata effettuata causando la morte di 71 persone, fra le quali molti bambini.

Comunque Rosario Bentivegna ed i suoi sono stati sempre accusati di non aver evitato la rappresaglia consegnandosi ai tedeschi. La sentenza della Cassazione del 2007 ha confermato il fatto che nessuna richiesta di consegna degli autori dell'attacco per evitare la rappresaglia fosse stata affissa dalle autorità di occupazione.

Davanti a 335 civili fucilati innocenti, Bentivegna e tutto il GAP e poi il PCI si rifugiarono sempre dietro un dito: quello fasullo della “richiesta scritta dei tedeschi”. Come dire: mancava un bollo tondo e quindi noi non ci siano consegnati. Una vergogna senza fine, una viltà senza fine. La festa della vigliaccheria, altro che storie.

Nel 1980, Marco Pannella affermò pubblicamente che, secondo le informazioni da lui raccolte, «gran parte dei quadri antifascisti e anche comunisti non direttamente organizzati dal PCI e lo stesso comando ufficiale della resistenza romana erano contrari all'ipotesi dell'azione terroristica»; sempre Pannella definì via Rasella come «un atto di terrorismo» paragonandolo ad un’azione delle Brigate Rosse.

Nel 1998 l’associazione dei familiari delle vittime di via Rasella, con l’alto patrocinio della Regione Autonoma del Trentino Alto Adige ha presentato ricorso contro i partigiani Bentivegna,Capponi e Balsamo, autori materiali della strage. La magistratura non ha riconosciuto alcun diritto di risarcimento ed ha definitivamente confermato la legittimità dell’azione partigiana. Segue l’elenco delle sentenze della Magistratura su Via Rasella:

1. sentenza del 20 luglio 1948, emessa contro Kappler e altri, il Tribunale militare di Roma escludeva la qualifica di rappresaglia all'eccidio delle Fosse Ardeatine, identificato invece come "omicidio continuato", negando però nel contempo la natura di legittima azione di guerra dell'attacco, in quanto non commesso da "legittimi belligeranti".



2. Con la sentenza n. 3053 del 19 luglio 1957, le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, si pronunciarono in tema di risarcimento del danno richiesto dalle vittime civili dell'attacco di via Rasella, stabilendo che «la lotta partigiana è stata considerata dalla legislazione italiana quale legittima attività di guerra», con conseguente improponibilità dell'azione risarcitoria proposta.



3. Con l'ordinanza del 16 aprile 1998, il GIP di Roma disponeva l'archiviazione del procedimento penale a carico di Bentivegna, Capponi ne Balsamo , iniziato a seguito di una denuncia presentata da alcuni parenti delle vittime civili dell'attacco. Il Giudice escludeva la qualificazione dell'atto come legittima azione di guerra, ravvisando tutti gli estremi oggettivi e soggettivi del reato di strage, altresì rilevando tuttavia l'estinzione del reato a seguito dell' amnistia prevista dal Regio decreto n° 96 del 5 aprile 1944 per tutti i reati commessi "per motivi di guerra ( Governo Badoglio I).

4. I 7 agosto 2007 la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento inflitta dalla Corte d'appello di Milano al quotidiano Il Giornale per diffamazione ai danni di Rosario Bentivegna. La Corte, partendo dalla qualificazione dell'attacco come legittimo atto di guerra rivolto a colpire esclusivamente i militari occupanti, ha ritenuto che alcune affermazioni contenute in articoli pubblicati dal quotidiano milanese nel 1996, per i Supremi Giudici tendenti a parificare le responsabilità degli esecutori dell'attacco di Via Rasella e dei comandi nazisti nella causazione della strage delle Fosse Ardeatine, erano gravemente lesive dell'onorabilità personale e politica del Bentivegna. Le affermazioni del Giornale furono:

o che il battaglione Bozen fosse costituito interamente da cittadini italiani, mentre per la Cassazione facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica.

o che i componenti del Bozen fossero "vecchi militari disarmati", mentre per la Cassazione essi erano soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e machinepistolen".

o che le vittime civili fossero sette, mentre per la Cassazione nessuno mette più in discussione che furono due.

o che dopo l'attacco erano stati affissi manifesti in cui si intimava ai responsabili dell'attacco di consegnarsi per evitare una rappresaglia ma, per la Corte l'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attacco, e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta.

5. Il 22 lulgio 2009 la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Elena Bentivegna (figlia di Carla Capponi e di Rosario Bentivegna) contro il quotidiano Il Tempo che aveva pubblicato un articolo dove gli autori dell'attacco di via Rasella venivano definiti "massacratori di civili". La sentenza ha stabilito che l'epiteto utilizzato è lesivo della dignità dei partigiani e per questo diffamatorio, in quanto quello di via Rasella fu "legittimo atto di guerra contro il nemico occupante".

Nel 1950 alcuni congiunti delle vittime dell'attentato di Via Rasella e della successiva rappresaglia delle Fosse Ardeatine citarono in giudizio gli esecutori materiali del GAP e i membri della Giunta Militare del CLN romano Bauer, Amendola e Pertini sulla scorta dell'articolo 224 del Codice Penale. Il26 maggio 1950 il Tribunale Civile di Roma respingeva la richiesta di risarcimento.

Il ricorso in appello si concluse il 5 maggio 1954 con sentenza di conferma della ricusazione, nella quale la Corte d'Appello di Roma respingeva il ricorso affermando: "I competenti organi dello Stato non hanno ravvisato alcun carattere illecito nell'attentato di via Rasella, ma anzi hanno ritenuto gli autori degni del pubblico riconoscimento, che trae seco la concessione di decorazioni al valore. [...] Non vi sono quindi rei da una parte, ma combattenti".

L11 maggio 1957 la Cassazione - Sezioni Civili unite - con sentenza 3053 pubblicata il 19 Luglio 1957 dichiarò inammissibile il ricorso e concluse proclamando l'attentato di via Rasella "un legittimo atto di guerra", dal quale consegue l'improponibilità delle richieste di risarcimenti alle vittime civili dello stesso.

Il 16 aprile 1998, in seguito alle denunce presentate nel 1996 dai legali dei familiari di due delle due vittime civili dell'attacco partigiano, Francesco Iaquinti e Giovanni Zuccheretti, il GIP Maurizio Pacioni del Tribunale di Roma dichiarò che l'attentato di via Rasella non è stato "un legittimo atto di guerra" ma una strage perseguibile penalmente, concludendo con un procedimento di archiviazione poiché "l'attentato può essere configurato come una strage, ma rientra sotto l'amnistia emanata con il Regio decreto del 5 aprile 1944", in quanto il suo fine rispondeva all'obbiettivo di "liberare l'Italia dai nazisti". Una sentenza che provocò durissime polemiche.

I partigiani coinvolti nel procedimento - Rosario Bentivegna, Carla Capponi e Pasquale Balsamo - tuttavia ricorsero. Con sentenza della Cassazione Penale, Sezione I Penale n. 1560 del 1999: "Attentato di Via Rasella in Roma del 23 marzo 1944", la Corte stabiliva la cassazione dell'archiviazione per estinzione del reato per amnistia sostituendola con la non previsione del fatto come reato.

La solita Magistratura che ci impone anche questo: di onorare come gesto eroico una enorme vigliaccata. E i Caini , onorati, che campano alla grande riscuotendo favolosi risarcimenti dalle azioni intraprese contro chicchessia che ne metta in discussione l’onorabilità.

Decidete voi, da soli. Siatene capaci


Cannigione, mercoledì 30 marzo 2011

Gaetano Immè

domenica 27 marzo 2011

MA PERCHE’ DOBBIAMO SOPPORTARE UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COSI’ UNCERTAIN TO LEAD MY COUNTRY ?


Sì, va bene, lo sapete, lo sapete come chi sta al Colle non goda, da parte mia, se non di una minima apertura di credito culturale-istituzionale- politca, apertura di credito che pure – è la Costituzione che parla, non il sottoscritto – dovrebbe essere richiesta “ a pena di decadenza” per chi deve rappresentare “ la Repubblica” e quindi “ tutti “ gli italiani. Il rispetto invece, sì, certo, il rispetto lo impone la buona educazione; la stima – che è cosa assai diversa – invece, uno se la deve conquistare con i fatti concreti, sul campo, senza pretenderla o imporla con Decreto o con Legge . Il” rispetto “ è “dovuto senza se e senza ma”; la “ stima”è come l’amicizia o l’amore, non li compri, né li conquisti piazzandoti sulla cadrega del Colle autorizzato da i voti dei soli tuoi compagni di partito , senza avere il minimo rispetto per quella maggioranza silenziosa degli italiani che mai  in passato lo ha votato ad una carica istituzionale di tale livello. Dunque niente di personale, ci mancherebbe altro, ma la via della stima è lunga, infinita e, soprattutto lastricata di fatica e di dolori, di revisionismo e di mea culpa, di richieste di perdono e di umiliazioni da sopportare , delle quali cose dal 2006 non v’è traccia alcuna da parte dell’affittuario ad iniquo canone del Colle. Invece troppo spesso questo dirimpettaio della Corte Costituzionale dimentica il suo ruolo “ super partes “ e cede “ al richiamo delle sirene “ e “ della foresta”, al richiamo, insomma, di chi l’ha messo al Quirinale con i soli propri voti. Ora , dopo la imbarazzante nota del Quirinale sull’On. Saverio Romano, ma chi diavolo mai vorrebbe stare al posto del P.M. di Palermo che dal 2003 indaga sull’Onorevole Romano per “ concorso esterno in associazione mafiosa” e che dal 2009, non essendo riuscito, dopo sei anni di indagine. a trovare , nella rete a strascico delle indagini e delle intercettazioni, alcuno spunto concreto al quale impiccare l’On. Romano , ne ha chiesto al GIP l’archiviazione? Pensate: un P.M. di Palermo che può decidere la sorte di un Ministro del Governo Berlusconi! Proprio nel momento in cui questo Governo vorrebbe realizzare la riforma costituzionale della Giustizia! C’è il ruolo di “martire” a portata di mano, accidenti! Un secondo e, hoplà, eccomi nell’Olimpo dell’antiberlusconismo della Magistratura, io, piccolo P.M. che vivo a Palermo – mica cazzetti! - e che da domani potrei sedere vicino ai Di Pietro, ai De Magistris, ai Violante, ai Tedesco, ai Maritati, andare in televisione dai Santoro, dai Floris, dai Fazio, magari insieme ai Saviano… Scelgo o non scelgo di abbandonare la magistratura e di seguire l’esempio dei tanti , dedicandomi ad una carriera politica trionfale grazie agli scalpi di Romano e del Cavaliere? Complimenti al Quirinale, allora! Bel messaggio mafioso che il Boss della Giustizia ha inviato a questo P.M.! Se voleva mettere in imbarazzo e sulla graticola un magistrato nell’esercizio delle proprie funzioni c’è riuscito in pieno.


LA CORTE COSTITUZIONALE MARAMALDEGGIA SUL PARLAMENTO, MA, NELLA SUA ARROGANZA, NEANCHE SI ACCORGE DI AVERE FORNITO PROVE FUMANTI A FAVORE DELLA RIFORTMA DELLA GIUSTIZIA!

La Corte Costituzionale ha dato torto al parlamento italiano in tre distinti casi di declaratoria di insindacabilità per opinioni espresse da Lino Jannuzzi, Francesco Storace e dallo scomparso Costantino Belluscio . Alla Corte piace evidentemente “ vincere facile” così come “ le piace assai assai “ avere il coltello dalla parte del manico. In una sola seduta, con le sentenze 96, 97 e 98 la Corte ha dato torto al parlamento italiano in tre distinti casi di declaratoria di insindacabilità per opinioni espresse da due senatori, Lino Jannuzzi e Francesco Storace, e da un vecchio deputato, da tempo scomparso, Costantino Belluscio ( tre personaggi dunque del centrodestra ) nei confronti di altrettanti noti esponenti della magistratura italiana: rispettivamente Giancarlo Caselli, Henry John Woodcock e Salvatore Senese. Particolarmente grottesco quest’ultimo caso: le opinioni di Belluscio su Senese erano già state dichiarate insindacabili nel 1987, quando era in corso la causa penale per diffamazione, ma poi nel 2000, quando, caduto comunque in prescrizione il reato, il magistrato Senese ( che , guarda caso, era uno dei capi storici di Magistratura democratica ) intentò furbescamente la domanda civile di risarcimento. Nel frattempo Belluscio è anche morto, ma la causa davanti alla Consulta è andata avanti lo stesso: per stabilire il punto e farsi dare ragione.  Intendiamoci, i casi di cui si parla sono tutti e tre diversi e potrebbero anche avere una corretta pretesa risarcitoria da parte dei magistrati querelanti, che hanno tutte le ragioni per sentirsi diffamati. Jannuzzi ad esempio accusava implicitamente Caselli in un articolo su “Il Giornale” del 3 maggio 2004 di non avere voluto indagare e interrogare Tano Badalamenti durante le fasi del processo Andreotti. Storace accusava Woodcock in un’intervista a “La Repubblica” del 19 giugno 2006 di avere propalato gossip contro l’allora An “per vendicarsi su di noi”, nell’ambito dell’inchiesta che portò in carcere per la seconda volta nella sua vita l’ex erede al trono Savoia. E Belluscio, addirittura, subito dopo la liberazione del generale Dozier nel 1982, era stato l’autore di una serie di articoli tra l’agosto ed il novembre 1982, sul periodico “Ordine Pubblico”, in cui il magistrato Salvatore Senese veniva impiccato alla frase da lui pronunciata secondo cui “il disprezzo per le istituzioni è ormai entrato in molte coscienze democratiche”. Belluscio paragonava questo tipo di atteggiamenti a quelli della predicazione delle Brigate rosse. Non aveva torto neanche lui, ma gli estremi per una denuncia per diffamazione sussistevano quindi ed in tutti e tre questi casi. Dove è però quello che non mi convince? Nel fatto che i giudici giudicanti o “de quo”, sollevano sistematicamente conflitti di attribuzione tra poteri dello stato ogni qual volta un Magistrato , loro collega della pubblica accusa, è la parte lesa, civile o penale, in un procedimento per diffamazione. Capito la furbata ? E puntualmente, con una media del 100% dei casi, la Corte Costituzionale annulla le delibere di insindacabilità, restringendone sempre di più l’ambito , fino al caso ultimo quando la Corte ha deciso che la “ insindacabilità” del politico se quanto da lui dichiarato sui Magistrati “ fuori” dal Parlamento sia stato anche detto o scritto “ dentro” le aule del Parlamento. Se questa è libertà d’espressione e di parola Prescindendo ora dai tre casi esaminati e decisi ieri, questo significa che per proteggersi dalle vendette dei magistrati, i politici che osassero criticarne atteggiamenti o dichiarazioni, devono comunque citare se stessi, possibilmente portandosi appresso una copia dello scritto stenografico parlamentare del loro intervento in aula, di modo che non vi sia alcuna differenza tra quanto detto o scritto in aula e quanto propalato all’esterno di essa. Giuridicamente parlando una simile giurisprudenza è una vera e propria follia ed un vero e proprio bavaglio alla libertà di espressione e di pensiero: perché se da un lato garantisce il cittadino, e quindi anche il magistrato, dalla eventuale prepotenza verbale di un politico, dall’altra parte , in migliaia di altri casi, conferisce a un magistrato “querelante penalmente “ o “ citante civilmente “, il famoso “coltello dalla parte del manico ” di cui sopra. Alla prossima occasione, suggerisco agli Onorevoli interessati di eccepire anche l’incostituzionalità delle decisioni della Corte su tale argomento per palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge. Torna ora utile sottolineare anche che questo stato di cose è una importantissima freccia nella faretra della separazione delle carriere dei magistrati, per evitare anche solo il sospetto che la “colleganza” spinga i giudici a sollevare conflitti davanti alla Consulta (sapendo anche che li vinceranno nel 100% dei casi) quando la parte offesa è un Magistrato. Ma a pensarci bene questi fatti potrebbero anche essere tramutati e letti come un altro formidabile argomento per chi vuole, come reclama questo blog, restituire alla Costituzione il suo originale articolo 68 relativo all’immunità parlamentare, così come licenziata dai padri costituenti.


UNA LEZIONE DI CIVILTA’ E DI MANIERE ISTITUZIONALI E NON DA POSTRIBOLO

Loro neanche ci hanno pensato, neanche ci arrivano a pensare come quel gesto di Sandro Bondi li abbia marchiati a fuoco come “ politici miserabili”. Perché, voi chiedete? Perché Sandro Bondi non ha dato solo le dimissioni perché ingiustamente accusato di colpe non sue – cosa ordinaria nella sinistra italiana, compreso Napolitano, a cominciare dalla Cederna - ma perché quel suo gesto , che poteva benissimo evitare, è un rifiuto di scendere nel postribolo nel quale ci costringono a vivere i parlamentari della sinistra. Certo, anche il centrodestra poi ci mette del suo, ma se devi rispondere alle male parola ed agli insulti alcune volte puoi anche esagerare. E così dal cilindro dipietresco è uscito fuori ieri un bel “coniglio” per indicare Silvio Berlusconi e un assai poco delicato “giullare” indirizzato al ministro degli Esteri Franco Frattini. Poco male. Solo poco tempo fa lo stesso premier, sempre dall’ex magistrato, era stato definito “stupratore della democrazia”. Di Pietro! Pensare che possa avere la parola in Parlamento un soggetto del genere mi sconforta. Mi chiede anche di andare a votare per alcuni referendum. Mi chiede? Sono io che intimo a lui , da me anche mantenuto, di dirci che cosa abbia mai fatto perché abbiano attuazione in Italia altri referendum che noi abbiamo già votato e vinto alla grande , come quello sulla responsabilità dei giudici, come quello sulla privatizzazione della RAI, quello sul voto di preferenza, tanto per fare solo tre domande. Oppure “psiconano” da Beppe Grillo o più semplicemente “nano” da Marco Travaglio, il quale quotidianamente dalle colonne de Il Fatto gli dà del mafioso o del “baciaculo” di Gheddafi. Ma, in fondo, Travaglio così , con una disarmante tenerezza, tradisce come il baciare i culi altrui sia per lui un inconfessato sogno erotico , che diventa un’offesa con la quale disprezzare il nemico: è come il gay che crede di offendere a morte l’avversario affibbiandogli il famoso epiteto sciasciano di “pigliainculo” o come quelle tante donne che han fatto carriera “sotto le lenzuola “, ma che amano poi lapidare Ruby dandole della “puttana” e così via. Una sorta di “ transfert” freudiano. Travaglio, che era aduso andare in vacanza con un amico ultra mafioso e che amava farsi fotografare bello abbronzato vicino al suo amichetto “baciamuimmani!” , proprio perché affetto da tale sindrome, crede di uscire dal suo ghetto intellettuale dando a più riprese al Ministro Frattini dell’ “attaccapanni abbronzato”. La botte da il vino che ha. Nessuna querela, nessuna condanna, però. Questo è il mondo politico attuale. Quello della “vajassa” gridato dalla Carfagna alla Mussolini o della mortadella esposta in Parlamento dall’aennino Nino Strano al momento della caduta del governo Prodi. Per tacere degli insulti volati durante l’ultimo voto di fiducia. Certo, l’insulto c’è sempre stato, ma ultimamente il fenomeno sembra in costante crescita. Non soltanto per il linguaggio di Di Pietro che sullo stile “ del Maresciallo Giraldi e Bombolo “, interpretato dal grande Thomas Milian e dallo stesso Bombolo ha fondato il suo successo. Qualcosa è cambiato, in peggio, se nella classifica delle volgarità dei vip 2010 realizzata dall’A.di.co. (Associazione difesa consumatori) a stravincere è la classe politica tra “bunga bunga” e mascalzoni vari. Certo, guardate chi diavolo è stato fatto entrare in Parlamento! Eppure appena tre anni fa – Berlusconi ci sta in Parlamento da quattordici anni - nella top ten dell’insulto politico stilata dal quotidiano inglese Times noi italiani eravamo presenti solo grazie a Romano Prodi e alla suo “Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni”. Detto da chi si mette in contatto con l’aldilà nelle sedute spiritiche, è una sciccheria. Comunque poca roba rispetto a Lord St John of Fawsley che di Margaret Thatcher disse: “Quando parla senza pensare, dice ciò che pensa”. Adesso gli inglesi potrebbero venire a lezione da noi che sull’insulto abbiamo fondato la propaganda politica e – di conseguenza – non ci meravigliamo più nemmeno per un “giullare” gridato ad un ministro della Repubblica.


SULL’ACCOGLIENZA , UN CAOS INCREDIBILE

Lampedusa è un’isola “ italiana” dove ci vivono cinquemila “ italiani” e dove i clandestini sbarcano a migliaia in cerca di una vita migliore. Sul problema dell’accoglienza c’è troppa confusione perché nella politica italiana ci sono troppi Pinocchietti che cambiano idea ad ogni “ stormir di gonna, anche usata e pluriproprietario ” come Fini, che prima firmano anche Leggi per regolarla e poi se ne sbattono e cambiano bandiera al grido “ meglio un pelo di fica che una coerenza politica !” O come la voce della Chiesa che cristianamente non può che invocare la solita utopistica “ avanti tutti “, ma che si guarda bene da mettersi le mani in tasca ma pretende pure che siamo noi a pagare le spese che lei invoca! Oggi voglio parlare anche di questi clandestini perché c’è qualcosa che non mi torna nei telegiornali. Vedo questi poveri clandestini, sento che non hanno da dormire e da mangiare, ma vedo che hanno pagato due o tremila euro agli scafisti, che hanno tutti telefonici bellissimi, che parlano al telefono a josa, gli abiti sono decenti se non proprio griffati e soprattutto le loro parole! Ma li avete sentiti! “ Ci dovete dare da mangiare!”, “ ma neanche una casa o un pasto ci date!”, insomma ogni intervista una pretesa. Intanto i lampedusani “ italiani” che pure offrono gratuitamente beni ed assistenza a questi clandestini, hanno casa loro invasa , la città e l’isola sporcata, hanno rovinate le attività economiche dell’isola. Ma a loro, chi ci pensa? Nessuno, ma intanto si fa strada l’idea, invece, di offrire 1.500,00 euro ad ogni clandestino che accetti di tornare immediatamente da dove è venuto. Una spesa enorme per le nostre risorse economiche, una misura che si presta a varie interpretazioni. Ridicola quella di D’Alema di ieri che con la sua aria giullaresca da “ io sono felice d’essere stato comunista e vivo nel Paese dei Campanelli” ha detto al telegiornale che “ ..l’Italia è un Paese talmente ricco ( testuale!) che non può avere remore nell’accogliere dieci – ventimila persone…”. Abbiamo così scoperto che gli italiani arrivano anche alla sesta settimana del mese, dopo che per anni ed anni lo stesso D’Alema ci addolorava ogni sera che gli italiani non arrivavano neanche alla terza settimana del mese. I conti poi sono tutti sbagliati. Perché solo per ora si tratta di quindici/ ventimila clandestini, ma le premesse fanno tremare le vene ai polsi. A sostegno della proposta c’è da dire che le risorse sono quelle della UE, ma se questo attenua la riserva che così facendo potremmo assistere a svariati “ andata e ritorno” da 3.000,00 Euro a botta ( e come li identifichi i clandestini?) con “ magno cum gaudio” degli scafisti e della nostra malavita, resta ancora il quesito iniziale: ma ai lampedusani chi ci pensa? Stiamo lasciando solo il Sindaco De Rubeis non solo contro questa massa di diseredati, contro questa massa di problemi ma anche con i Magsitrati che lo stanno addentando perché “ scrivere non s’orina sui muri e non si fanno i bisogni corporali in piazza” è – lo dicono questi Magistratoni – una espressione razzista se indirizzata ai clandestini. Caro De Rubeis, lasci pure allora che questi disgraziati defechino ed minzino ovunque: poi prenda il P.M. che l’ha accusata e lo porti a Lampedusa , a raccogliere tutto quello che hanno permesso ed ordinato .

MA LO AVETE SENTITO BERSANI DIRE CHE…

Ma lo avete sentito Bersani, quello del PD? Quello che, ipse dixit, con quell’aria “ seria ma non grave”( ma decisamente da barzelletta ), straparla che vuole proporre la “ sospensione del Trattato italo libico”? Si tratta di gas e petrolio, di riscaldamento, oltre che delle questioni del pattugliamento e degli investimenti. Da un punto di vista giuridico si tratterebbe di un’iniziativa unilaterale che potrebbe esporre il nostro Paese ad azioni unilaterali ritorsive inimmaginabili. Senza poi dire che nel Trattato ci sono fior di aziende italiane, fior di lavoratori, ecc. E, Bersani ci dica, ci dica, ma come potrebbe riscaldare l’Italia ? E’ sconsolante, ma costui, obnubilato dall’odio e dall’invidia contro Berlusconi appartiene disgraziatamente a quella gentarella ( tanti nel PD, troppi) malata di pregiudizio da frustrazione ed è assolutamente incapace di partorire un’idea che sia una che vada per il bene del Paese anziché contro il solito Berlusconi.

Cannigione ,domenica 27 marzo 2011

Gaetano Immè

sabato 26 marzo 2011

SI AL CONFRONTO SULLA GIUSTIZIA , NO AI VETI


LA PREPARAZIONE DELLA REPUBBLICA DELLE PROCURE E DELLA SINISTRA

Non è male riprendere il discorso sulla Giustizia lì da dove esso nacque , anzi, da dove è stato fatto nascere. Perché, se oggi i P.M. urlano la loro opposizione alla proposta di riforma di Alfano senza avere alcun riguardo per l’articolo 101 della Costituzione; se il F L I si accoda loro nella speranza di ottenerne una qualche benevolenza nonché gli avanzi della lauta cena; se oggi il CSM , fregandosene altamente dei poteri ad esso attribuiti dalla Costituzione pretende, eppure con violenta ed inusitata arroganza, nel codino silenzio del suo “ capo” , di sostituirsi al Parlamento ed al potere legislativo; se la sinistra tutta non osa neanche lontanamente pronunciare quella parola che si chiama “libertà”, che si chiama “ autonomia dei poteri” , ossessionata com’è ormai da allora dalla speranza di sbarazzarsi “ dell’invasore” , così come a quel tempo essa riuscì a liberarsi di Craxi; tutto questo accade perché “un progetto politico-istituzionale”- che sarebbe meglio definire “ una lobby magistratocratica e politica di sinistra “- sta per essere scoperta, abbattuta, frantumata, distrutta da un libero Parlamento. Perché , dopo lo stupro delle guarentigie costituzionali del 1993, dopo che Craxi era stato abbattuto per via giudiziaria ( e con lui anche i suoi sodali politici ) , dopo che la “ gioiosa macchina da guerra del PCI” era stata ben oleata per le elezioni politiche del 1994 nelle quali – more sovietico – il PCI credeva d’essere tornato ai tempi di Breznev e di non avere, grazie alla complicità della Magistratura ideologizzata, alcun competitor sulla scena politica, mentre dunque era stata tutta ben agghindata la tavola per una bella “Repubblica delle Procure “, successe, inaspettatamente , che , tra i bei progetti codini dei P.M. d’assalto ed il PCI si misero di mezzo, irruppero , sgraditi peggio dei cani in chiesa ed inattesi peggio di tumori, sia la “politica” – risvegliata dalle melme tangentiste dal tenue accenno liberistico della breve campagna elettorale di F.I. – che, soprattutto, “ il popolo”che, ignobilmente, si lasciò soggiogare da Berlusconi e addirittura lo fece trionfare alle elezioni. Da qui il disprezzo della sinistra nei confronti del popolo, spesso definito dai suoi rappresentanti come “ stronzo”, “ bue”, “coglione” e simili squisitezze. Davanti allo scempio dell’uso immondo ed incivile degli “ arresti preventivi” del Pool di Milano, del “ carcere preventivo” usato come arma di tortura per estorcere confessioni da tempi dell’Inquisizione, nel 1994 ( non dimenticate che, proprio grazie alla “reclusione preventiva” usata alla Saint Just , i “poteri forti “della sinistra giustizialista riuscirono a “ rubare” al “ detenuto Angelo Rizzoli , oggi dichiarato prosciolto da ogni accusa del tempo, il Corriere della Sera ) il Governo Berlusconi I, nel tentativo di civilizzare quel viscerale giustizialismo del Terrore e per evitare altri “ suicidi eccellenti” ( ricordo solo Cagliari e Gardini), Il 13 Luglio 1994 emanò il Decreto Biondi , con il quale veniva stabilito che per i reati “politicamente sensibili”, anziché ricorrere agli arresti preventivi, andassero concessi gli arresti domiciliari. Con un comunicato letto dal P.M.- Di Pietro ,in diretta televisiva, i Magistrati contestarono il Decreto Biondi, ricattando lo Stato con la minaccia delle loro dimissioni dalla Magistratura. O.L.Scalfaro, Presidente della Repubblica, si rifiutò di firmare quel decreto.

L’OCCASIONE PERDUTA E LA ATTUALE REITERAZIONE DEL REATO DI RICATTO DEI MAGISTRATI

E dunque, invece che sferrare un devastante attacco a questa negazione dello Stato di Diritto, a questa nozione barbarica e contra legem del Diritto, la politica, la società civile, il Parlamento, si arresero al ricatto dei Magistrati del Pool di Milano sostenuti e spalleggiati da un Colle inqualificabile e dalla sinistra impresentabile. Fu una resa dello Stato, una sottomissione delle Istituzioni , vergognosa, illiberale, antidemocratica, anticostituzionale, che equivaleva ad un accordo fra lo Stato ed una forma di delinquenza, di malavita organizzata. Perché tutto quello che va contro la Costituzione – come andava il ricatto del Pool – è contro la legge e quindi è una forma di delinquenza, dunque di malavita. Lo Stato Italiano che aveva rifiutato con sdegno di trattare con le Brigate Rosse a costo di svariate, tante e note vittime, si piegò invece davanti al ricatto dei Magistrati eversivi, così come il Governo Ciampi, con Scalfaro al Colle e Conso Guardasigilli, si piegò al ricatto della mafia togliendo il “ carcere duro” ai mafiosi detenuti , ottenendo la sospensione degli attentati, un patto, una trattativa. Così lo Stato ha ceduto al ricatto del Pool consentendo che i P.M. del Pool proseguissero ad agire “ fuori della Legge”. Ecco, ed oggi si ricomincia, ci risiamo, daccapo. L’opposizione si sdraia davanti alla ANM con il solito mantra: che la personale responsabilità dei Magistrati, quando sia manifesta la violazione dei diritti del cittadino, è un tentativo di intimidazione contro chi vuole fare solo giustizia. Poco importa a questi incivili comizianti mascherati con toga e tocco che tale posizione significa un assurdo ed una bestemmia incivile: e cioè che la loro volontà è quella di fare giustizia violando sistematicamente i diritti dei cittadini ed il dettato della Costituzione. Tutti accodati ai comizianti P.M.,agli Spataro, agli Ingroia, ai Palamara, tutti proni e appecoronati davanti alle loro arroganti e violente intemerate, per ottenerne un briciolo di loro benevolenza, per ottenere gli avanzi del loro lauto pranzo e per continuare a sperare di eliminare, grazie alla loro esemplare Ingiustizia, il nemico: cioè, oggi, sia Berlusconi sia il popolo, cioè tutti coloro che votano per il centrodestra. Gli ipocriti comizianti, questi inquisitori barbarici e delinquenziali, questa lobby elitaria con sogni da “ ottimati” hanno da ridire anche contro la proposta della “ prescrizione breve” per gli incensurati. Qual è il motivo “ giuridico” che viene rivendicato da costoro a tale proposito? Nessuno. Questa norma – dicono questi ipocriti e gaglioffi giustizialisti “degli altri” – non va bene non perché sia ingiusta – perché anzi questa misura per gli incensurati è un segno di civiltà giuridica avanzata – ma perché “ potrebbe” essere utile a Berlusconi per alcuni dei suoi processi sotto il cui peso la Magistratura golpista lo ha schiacciato dopo che costui, nel 94, si era permesso di “ toglier loro l’osso dalla bocca!”. Ho già scritto e messo in rilievo, tempo fa, come la bellezza di ventotto dei ventinove processi a carico di Silvio Berlusconi siano relativi a presunti fatti illeciti compiuti dallo stesso “ prima “ di assumere una carica politica – il che è già un evidente ed incontrovertibile segno di accanimento personale e di uso della giustizia per finalità politiche ( solo il processo su Ruby riguarda presunti reati commessi da Berlusconi “ dopo “ l’assunzione di una carica politica ed istituzionale ) - ; ho già scritto tempo fa come in tutti i Paesi europei, con la civilissima Francia in pool position, i processi agli uomini delle istituzioni si celebrano solo “ dopo” che il personaggio abbia terminato il suo mandato istituzionale , come sta accadendo proprio nel Paese che mozzò il capo a nobili e reali con Mitterand; ho già spiegato, tempo fa, come la Repubblica Italiana , come sancisce dal 1948 il secondo comma del suo articolo 1, soggiaccia solo alla sovranità politica del popolo e non alle “ invasioni barbariche ed incostituzionali” della Magistratura; ho già spiegato, sempre tempo fa, che è ancora impunito, nel silenzio vile e spregevole della sinistra tutta e di questo impresentabile Colle, lo stupro della Costituzione commesso sempre dallo stesso Pool di Milano nel 1993 ai danni dell’articolo 68 della Costituzione stessa; ho già spiegato, tempo fa, come quella garanzia costituzionale fosse l’unico argine che i padri costituenti vollero ( in primis lo stesso Togliatti, giustamente sospettoso del potere della Magistratura e pieno sostenitore della sovranità politica del popolo ) porre per rendere la politica, che è un potere eletto dal popolo, indipendente dal potere della Magistratura, che è invece un semplice ordine di laureati non certo votati da nessuno, con la conseguenza che la sua cancellazione fu uno sfregio inqualificabile della Costituzione stessa, un’azione delinquenziale che consentì da allora alla Magistratura di assediare persone, cambiare governi, promuovere i bocciati, organizzare trasmissioni televisive, togliere scudetti di calcio e crearne di fasulli. È ora di urlare : Basta! Basta! Basta cazzo! Signori travestiti da pupazzi in tocco e toga, basta! Tornare a lavorare ed a rispettare le leggi. La ricreazione è finita. Il vostro golpe finisce qui. La riforma costituzionale della giustizia non nasce dal nulla né è una punizione o una controriforma “ contro” i Magistrati, perché non sono costoro i beneficiari della Riforma, ma i cittadini, quelli che pagano le tasse, quelli che si vedono negata la Giustizia. Saranno in grado gli oppositori di non svendere la ragionevolezza alle esigenze della propaganda ? Lanciamo una moratoria seria e difficile, la moratoria delle bugie. Misuriamoci pure col metro dell'onestà intellettuale, affinché ad avere la meglio non siano quelle sacche di resistenza al cambiamento , rumorose e minoritarie , che nel timore di dover rinunciare a qualche rendita di posizione non si fanno scrupoli di raccontare al Paese tutto un altro film. La separazione delle carriere serve per realizzare la parità fra accusa e difesa e una effettiva terzietà del giudizio , non per assoggettare i P.M. al potere esecutivo. Noi crediamo in un'azione penale che sia obbligatoria ma regolata da criteri oggettivi che rendano i cittadini uguali davanti alla legge, e non affidata all'arbitrio del singolo P.M.. Le indagini devono essere condotte con scrupolosa serietà , non gettando reti da pesca a strascico. Ritengo che se un magistrato compie un atto in violazione dei diritti di un cittadino, costui debba risponderne al pari di tutti gli altri funzionari e dipendenti dello Stato, non di meno e non di più. Si può essere in disaccordo, si può pensare che debba esserci una categoria più uguale degli altri, ma non si possono imputare al governo intenzioni punitive perché sarebbe semplicemente falso.



ANCORA SULL’INVADENZA DELLA MAGISRATURA

Secondo l’articolo 68 della Costituzione un Parlamentare non può essere perseguito per le opinione espresse durante il mandato parlamentare. E’ un principio costituzionale ben preciso e pacifico. Ma oggi, anzi da qualche tempo, le cose non stanno più così. Per la Corte Costituzionale quella norma deve subire una discriminazione della quale nella Costituzione non vi è traccia. Questo “discrimine” è il luogo dove l’eletto esprime le sue opinioni. Da ultimo, la Corte ha poi deliberato – dall’alto dei suoi undici membri di sinistra contro quattro del centrodestra – che tutte le dichiarazioni rese dai politici “ fuori” da Palazzo Montecitorio e Madama non rientrano nello scudo costituzionale. Questo significa semplicemente una cosa ridicola; se vuoi mandare a quel Paese una persona, precipitati in Senato o alla Camera e libera la tua bile. Sari salvo da denunce.


Cannigione sabato 26 marzo 2011

Gaetano Immé

venerdì 25 marzo 2011

SONO COSTRETTO A  PARLARE DI AMBRA ANGIOINI

Con tutte le notizie che ci sono, stasera dobbiamo parlare (niente po po di meno che) di Ambra Angioini. Nessuna meraviglia, prego, lo so pure io che la Signora Angioini è un'attrice - qualifica secondo me esagerata,  ma via, melius abundare quam deficere - ed è quel che è, ma non sempre gli spunti interessanti rasentano il cielo. Dunque la Signora  Angioini, che è sposata con un tizio e che gode di una qualche popolarità, è stata immortalata, da qualche "paparazzo", mentre a Roma, in mezzo alla strada, si baciava con un uomo che non era suo marito, così, coram populo. Gli scatti, vista la popolarità della Signora, vengono pubblicati dal settimanale " Chi " diretto da Alfonso Signorini, un giornalista che fa il suo lavoro , che non pretende di occuparsi di " massimi sistemi", che non pretende di dare " lezioni" a nessuno, che con modestia e con passione produce un settimanale che fa del pettegolezzo la propria cifra. Nulla dunque di strano se Signorini pubblica le foto di un'attrice che si bacia con un uomo che non è il marito, in mezzo alla strada , davanti a tutti. Nulla da eccepire da parte mia alla Signora, ognuno è libero di fare della sua vita quello che vuole e questo vale per la Signora come per tutti. E diciamo che la questione etica del " fatto " mi lascia del tutto indifferente perché ognuno ha la sua etica, ognuno risponde con la sua dignità, con la sua lealtà delle proprie azioni, a se stesso, alla propria coscienza e , al massimo, al proprio confessore. . Resta il fatto che finchè questo pettegolezzo fosse rimasto nelle pagine del settimanale " Chi " tutto sarebbe rimasto rinchiuso, non ce ne voglia la Signora Angioini, in qualche negozio di barbiere e in qualche poltrona di hairdresser per donne. Poco male. Invece nella smania  di trovare qualsiasi mezzo pur di dare addosso a Berlusconi, i novelli ipocriti  bardi papalini,   i nuovi chierichetti puitani,  adusi a smanacciare le polverose carte delle Procure , a spiare dal buco della serratura, ad origliare discorsi altrui, ad odorar mutande , insomma quelli de Il Fatto, hanno pensato bene di sbattere la faccenda del " bacio galeotto " in prima pagina, addossandone la repsonabilità su  Berlusconi (  " chi , come la Signora Angioini - vomita  la Gazzetta delle Procure - mostra antipatia verso Berlusconi viene criminalizzato dai giornali di famiglia ") . E così questo " giornale ", con un disprezzo per la donna e per la sua intimità grande come il mondo ed arrogante da fare schifo, ti sbatte la Signora sulle prime pagine della grande stampa, nazionale ed internazionale, con quale gaudio della Signora, del marito e dei loro figli ( se ne hanno)  possiamo ben immaginarlo. Un'operazione di una spregiudicatezza orribile, stupefacente,  incredibile,  dove la donna ( sia essa la Signora Angioni o altra) non ha alcun valore ma è ridotta a livello di una " cosa " senza vita,  le cui umane debolezze non solo non sono dignitosamente sottaciute - chi è senza peccato scagli la prima pietra! - per rispetto ai valori umani della donna, ma addirittura sono usate come merce per sbattere la fedigrafa in prima pagina e per condannarla al pubblico ludibrio - forse anche alla lapidazione - pur di cercare o di inventarsi  un'accusa contro Berlusconi. Nessun rispetto da " Il Fatto" per la Signora Angioini, per le sue intime ragioni che l'hanno indotta a quel gesto, fatto peraltro in pubblico e quindi nella piena consapevolezza che la sua notorietà non avrebbe consentito di farlo passare sotto silenzio ( il ruolo di attrice ha certo importanti corrispettivi , ma anche adeguati oneri dai quali non si può pensare di essere esentata ) come potrebbe accadere per una   "Sora Camilla". E la povera vittima , cioè la Signora, abituata al suo piccolo e ristretto salottino da coiffeur, non disponendo quindi di qualità intellettive adeguate , non trova di meglio che cercare di  spacciare  la sua pubblica lapidazione come una personale vendetta di Berlusconi , a causa  della sua antipatia per il Premier. Alla Signora suggerisco di mettersi ben bene a sedere, di non coprirsi ancora oltre di ridicolo e di cercare di riconquistare un poco di dignità, personale e femminile,  ribellandosi ai suoi veri aguzzini, ai suoi carcerieri invece che tentare di assecondarli con tesi - quando ci vuole, ci vuole - che fanno rimpiangere la Legge Basaglia. Berlusconi che pensa a vendicarsi dell'antipatia di una tale Ambra Angioini? Ricorda Totò, Signora? " Ma mi faccia il piacere!"    Quanto al " Il Fatto" , polemizzare una volta in più contro questi  spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come quella donna che credesse di riacquistare le sue doti verginali  lavandosi con  acqua vergine. Più interessante invece è  indagare - Il Fatto ha pubblicato una serie di foto atrribuendole alle " cene e dopocene di Arcore "-  il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio.  Costoro che ora eccepiscono in fatto di morale adesso  ripiegano sulla scarsa eleganza dei dopocena berlusconiani. Ma lo fanno come se il trend lesbo-chic l’avesse inventato Berlusconi  e non proprio la loro l’ideologia sessualmente corretta e libertaria che incorona tutti i giorni i baci saffici di Madonna e delle sue conturbanti epigone  Belen e Canalis a Sanremo; come se la moda e la fantasia pubblicitaria del " compagno" Oliviero Toscani non avessero dilatato ben oltre il confine della legittimazione erotica. E come se la cinematografia o alcuni spettacoli in prima serata, anche sulla tivù di Stato, non avessero reso dolcemente superato- e in così poco tempo-  lo stile del “Drive In” di cui la sexy poliziotta non è che il pallido lascito per una serata vintage, né peccaminosa né innocente. E' questo il rispetto delle donne del quale cianciano a bocca piena e mente spenta i signori de Il Fatto? Eccoli i nuovi inquisitori, i nuovi puritani, i nuovi italici talebani che condannano la donna ad un ruolo senza anima e senza diritti ,con questa povera Signora Angioini che , nella umana sua vicenda , avrebbe meritato non scudisciate e lapidazione,  ma molta , molta più delicata comprensione.


LA SINISTRA ITALIANA E IL CASO DELLA LIBIA


Dovendo e volendo arginare le cicliche mire di dominio del Mediterraneo da parte di M.me Marianne , manifestatesi con la elettoralistica risolutezza con la quale Monsieur le President de la Repubblique s’è messo a sparare sulle truppe fedeli al Colonnello Gheddafi ( speriamo che i Raphael abbiano buona mira! )in terra libica, non sarebbe sbagliato attuare un sogno storico di fine secolo diciottesimo contestualizzandolo ai giorni d’oggi. E così Berlusconi e Frattini dovrebbero invitare D. Cameron a Napoli, un bel pranzo nella splendida villa che fu , appunto verso la fine del 1700 abitata da Sir Hamilton e dalla bellissima consorte Emma Hamilton. E una volta inebriati corpo ed anima con la cucina partenopea e con quello splendido paesaggio da favola, attuare anche oggi un patto italo-inglese come quello che Maria Carolina D’Asburgo-Lorena in Borbone , a quei tempi ( appunto fine del 1700) Regina di Napoli , promosse con l’Inghilterra per cacciare i francesi dal Mediterraneo. La Regina era fuori di sé con la Francia che aveva da poco tagliato gola e testa a sua sorella Marie Antoinette colpevole, agli occhi dei giustizialisti e dei giacobini, di nobiltà oscena e di mangiar brioches al posto “ du pain”.

Dovendo e volendo parlare del Maghreb senza perdere un poco dell’italico disincanto, dobbiamo riconoscere che – abbiate pazienza, ma ormai non è un’opinione, ma un reale ed incontestabile “fatto” – nel quasi ormai dimenticato Egitto, nello splendido ed assordante silenzio di tante anime belle di casa nostra che avendo ancora in testa sempre e solo le arcaiche e strampalate idee del sessantotto italiano ( pur avendo nel corpo i quasi settanta anni – sorta di Pipini, nati e morti bambini – dove “ revolucion” equivaleva a sinonimi assiomatici quali “ el pueblo unido jamas serà vencido” e slogans similari ) non possono che tacere davanti al verificarsi dell’ennesima loro disfatta ed assistere, silenti e vili, all’affermarsi in quel nobile e popoloso Paese, di qualche partito che alla breve – anziché alla lunga - farà gridare ai giovani di Piazza Tahrir, agli utenti di Facebook, agli estasiati ed irresponsabili beoti che si sono lasciare inebriare dall’ipotesi di una “rivolta popolare contro Mubarak”, un bel “ Aridatece Mubarak”!. Perché sia chiaro che oggi l’Egitto è praticamente in mano a due partiti politici, ben muniti di soldi e di organizzazione: quello social-popolare ( che era di Mubarak) e quello dei “ Fratelli musulmani”. Aver dato appoggio ed entusiastico consenso alla rivolta che cacciava il Faraone Mubarak ( che resta cosa buona e giusta ) per consegnare l’Egitto alla Jihad islamica ( che resta, per dirla con Fantozzi “ una vera cagata”) equivale ad aver tradito le legittime aspettative del popolo egiziano , al quale è stato fatto credere in un movimento europeo che lo avrebbe assistito e guidato verso forme democratiche e laiche di Stato . per poi abbandonarlo crudelmente al suo destino. Per la nostra sinistra è stato più interessante seguire le vicende libiche – che le consentivano di denigrare Berlusconi con i suoi baciamani a Gheddafi – piuttosto che seguire le vicende egiziane. Complimenti vivissimi!!!

Dovendo e volendo parlare con la nostra consueta libertà di pensiero anche della Libia , dopo otto giorni di strana guerra , di strana “ no fly zone”, di strana “delibera dell’ONU”, di “ strani rivoltosi armati non si sa da chi” , non riesco proprio a non contestare in primo luogo alla nostra sinistra quanta dose industriale di malafede e di cinismo ci sia voluta per scambiare volontariamente – bastava rifletterci meglio sopra , non servivano molti mezzi – una “ guerra tribale “ per la conquista del potere nella gestione della ricchezza che riviene dal petrolio ( sono appunto quaranta e passa anni che tale ricchezza viene gestita da Gheddafi su tutto il Paese e le altri centocinquanta tribù sono stufe e sgomitano ) con una” rivolta del popolo verso una migliore democrazia”. La Libia vive di cultura tribale, ne è intrisa la sua storia vecchia e nuova. Insomma non credo assolutamente che si tratti di “ rivoltosi per la democrazia” ma piuttosto di “ insorti per un passaggio di amministrazione” delle ricchezze libiche . La questione in Libia non era dunque tanto se fosse nostro obbligo intervenire oppure no per salvare delle vite umane. Questo lo scopo, umanitario, della missione, che ha determinato un consenso quasi unanime fra i grandi attori internazionali, Nazioni Unite, Stati Uniti, Europa, Lega Araba, e così via. Ma come sappiamo le guerre umanitarie sono un ossimoro. Ed io non me la bevo. Ben presto inizierà la triste conta dei morti provocati dai raid dei "volenterosi, dove per quanto intelligenti possano essere le bombe sganciate dagli aerei i continuano a mietere vittime fra la popolazione civile. In ogni caso, nonostante la tempesta di fuoco scatenata su Tripoli e la Libia dal cielo e dal mare, non abbiamo notizie di stragi di massa provocate dalla coalizione occidentale. Qualcosa vuol pure dire, forse proprio che non si trattava di una “ rivolta popolare “. Anche io conosco i numeri, ma sono veri o sono “ licenze poetiche”? Le truppe di Gheddafi hanno fatto almeno 40 morti e 300 feriti a Misurata, ma è anche vero che le fosse comuni e le 10.000 vittime evocate all'inizio della guerra civile sono fantasie. Non abbiamo i dovuti riscontri alle affermazioni del primo ministro David Cameron che "la missione è servita ad evitare un massacro". Che strana questa sinistra, che strana questo consesso internazionale, che strana questa Europa: di massacri perpetrati da pazzoidi al potere, dal Ruanda ai Balcani, dalla Russia a Cuba, dal Sudan alla Costa D’Avorio, ecc ne abbiamo conosciuti parecchi. Perché nessuno si è sentito in obbligo, morale ed umanitario s’intende, di intervenire? E allora, non era forse più saggio certamente congelare tutti gli assets italiani di Gheddafi , congelare anche ed ovviamente l’ultimo trattato italo-libico, ma rispettare questo scontri tribali come “ fatti loro”? Non è forse una “ indebita ingerenza” negli affari interni della Libia questo interventismo provocato da un interessato asse franco-inglese? Non era forse meglio evitare ostilità belliche con mirate azioni diplomatiche? Si chiama prevenzione e fino a quando c’era Bush alla Casa Bianca era il perno della politica estera americana. La questione della Libia non può neanche essere derubricata ai soliti, noti, "interessi economici", molto cari alla sinistra che vede in quell’assioma un paravento che le permette di sostenere tutto ed il contrario di tutto, visto che qualsiasi conflitto nasconde anche una logica coloniale ( sostenere il contrario è pura ipocrisia ): in questo caso la ghiotta porzione di petrolio che le grandi multinazionali anglo-francesi potranno spartirsi una volta che il nuovo governo libico, peraltro stranamente e frettolosamente già riconosciuto da Monsieur Le President de la Repubblique , dovesse insediarsi al potere. Anche per l’ Iraq si sostenne che era una guerra per il petrolio, che l'America voleva depredare le ricchezze della Mesopotamia, mentre invece, come sappiamo, una buona parte di quel tesoro oggi è tornata nelle mani del governo e, si spera (è proprio il caso di dirlo), del popolo irakeno. Dopo l'invasione americana ci sono state aste e fruttuosi accordi economici, di sicuro Washington ci ha guadagnato qualcosa, ma non si può certo dire che l'oro nero era il "casus belli". Non lo erano, ma si è scoperto dopo, neanche le armi di distruzioni di massa. Vi ricordate che scandalo, che titoloni, che veleni contro Bush e contro gli alleati ( anche Berlusconi ) . Invece non era così, il problema era proprio lui, Saddam Hussein. E perché non dovrebbe essere la stessa cosa anche in Libia ?

Dovendo e volendo venire alla vera questione per cui oggi si combatte, o perlomeno si dovrebbe combattere in Libia, io non so ancora bene chi sono i nostri interlocutori: sono forse i "ribelli di Bengasi"?. Costoro vogliono l'aiuto occidentale ma non vogliono truppe straniere di terra in Libia Ignoriamo totalmente le complicate logiche tribali che si nascondono dietro la insurrezione, ma sappiamo che i "nuovi" sono vecchi arnesi del regime, ministri e generali che hanno capito che era il momento di cambiare casacca e cercarsi un nuovo padrone, magari a Londra o a Parigi. Così come sappiamo poco e niente degli studenti dell'università di Sanaa, nello Yemen, o di quelli della Siria, che in questi giorni si stanno ribellando ai governi locali, che finora hanno ammazzato centinaia di manifestanti. L'Occidente sta tollerando regimi che fanno i porci comodi loro ricevendo al massimo qualche "sgridata" dalla Casa Bianca Obamiana. La questione dunque è questa, se e come sia giusto rovesciare dei governi illiberali e autocratici, liberticidi e antidemocratici. Una vecchia storia. Gheddafi è solo il primo. Kim Jong , Fidel Castro, Rober Mugabe e tutti gli altri despoti in fila davanti al tribunale della storia dovrebbero essere giudicati e condannati. Se vogliamo davvero che questo sia lo scopo, ideale, della missione, è bene capire fin da subito che non basterà una "guerra umanitaria", cioè un giro di parole, un ossimoro , falso ed ipocrita per mascherare mezze sconfitte con un vanaglorioso successo, com'è accaduto nella ex-Jugoslavia. La strategia di usare caccia e missili per sconfiggere il nemico è costata cara all'Occidente: su quella illusione si è fondata la propaganda di Al Qaeda: gli americani sono buoni solo a colpire dal cielo, perché hanno paura di affrontarci sulla terra. Dal Kosovo alla Somalia, ai missili lanciati da Clinton in Sudan per ammazzare Bin Laden, questo genere di azioni militari si è sempre rivelato un fallimento. Obama ha avuto la guerra che cercava ma che non voleva, una guerra sotto l'egida dell’ONU, con l'Europa che finalmente sembra quello che è, una sorta di carrozzone costoso e pachidermico che non s’accorge di quel che succede ai suoi confini e la Lega Araba che fra ripensamenti sembra approvare, per poi dissentire e contestare, l'attacco . Ma tutto questo non sarà sufficiente a fermare la repressione di Gheddafi, né a sconfiggerlo. Per farlo, evitando di ritrovarcelo ancora in piazza a Tripoli fra un paio di mesi, occorre sporcarsi le mani, occorre sposare un’ingerenza negli affari libici che può essere giustificata solo con un corposo tornaconto ( che per noi può essere rappresentato dal gas, dal petrolio, dal pattugliamento delle coste libiche contro l’emigrazione clandestina, dall’attuazione della costruzione delle infrastrutture libiche che avrebbero dato lavoro a tante imprese e lavoratori e dall’assolvimento del convenuto danno coloniale ) , mandare tante armi agli insorti ( perché non si tratta di “ rivoltosi”, anime belle, ma di “ insorti” che più che dare la caccia “ alla libertà” , più che “ cercare la democrazia” in un Paese retto da regole tribali millenarie stanno dando la caccia “ ai soldi, al potere economico” che in Libia è ormai pesantemente nelle sole mani di Gheddafi proprio per questo chiamato “ Rais”, per dividerselo , altro che democrazia! e lavorare sodo con lo spionaggio. E poi, anime belle, ma chi diavolo sono questi “ insorti” armati di tutto punto ( e da chi?). Cosa vogliono? La democrazia o il dominio economico tanto che la Cirenaica ha attuato una vera e propria secessione? I libici, inoltre, non ingolfano le “ carrette del mare”, non fuggono dalla Libia, perché i libici, pur con tutto il rispetto e sospetto per Trilussa, ha il reddito medio procapite maggiore del Maghreb. Ma è forse un obbligo sostenere chiunque insorga? Allora la sinistra dovrebbe spiegarmi perché nulla ha fatto con l’IRA e con l’ETA. Allora dobbiamo forse sempre aiutare chi insorge contro un dittatore? Perché, anime belle, cosa credete? Che la Cina, Cuba, la stessa Russia siano tutti esempi cristallini di democrazia? Non me la date a bere, anime belle, non me la date a bere, né voi né chi imbraccia moschetto ed ipocrisia dopo una vita dedicata ad esaltare il pacifismo, fino a gridare “ una, cento, mille Nassirya”.


Cannigione, venerdì 25 marzo 2011

Gaetano Immè

martedì 22 marzo 2011

RICORDIAMO BENE COME ANDARONO LE COSE NEL 1993

Mentre tutti parlano d’altro, della guerra in Libia, magari il Giappone è un po’ già “ demodé”, figurati l’Egitto o la Tunisia o Yara o Sara, insomma di notizie ce ne sono tante fresche come uova di gallina , ogni giorno che Dio ha creato. E se poi non ce ne fossero, ecco che te le costruisco ben bene, adatte alla bisogna, basta rivolgersi alla “ premiata ditta Repubblica/ Il Fatto” e qualcosa dalle Procure o dai letti esce fuori, meglio se esce qualcosa addirittura dai cessi. Oggi parliamo un po’ di tutto, di guerra, dell’”apache francais”, detto anche “ pedrito el drito “ di caroselliana memoria , che vorrebbe rifarsi dei pozzi persi in Iraq rubacchiando tempo e scena ai fratelli europei in Libia anche per avere così qualche cadeaux pronto pour Madame Carlà Brunì ( casca male Monsieur, perché guai andare a rubare a casa di ladri);parliamo anche di colui che ormai discetta soltanto con Dio e che andando per “ l’alto mare aperto” ha perso contatto con questa terra e con la storia e con i problemi di noi poveri ometti. Uno alla volta.

Cominciamo con ricordare , come una favola . Correva il mese di novembre dell’anno millenovecentronovantatre e l’allora Guardasigilli Giovanni Conso ( tomo tomo, quatto quatto),Governo Ciampi, Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro , non prorogò il 41 bis ( carcere duro ) per circa trecento mafiosi detenuti. Un gesto incredibile in un momento sommamente drammatico di lotta a Cosa nostra, in piena emergenza, e dopo i mesi terribili delle bombe ai monumenti ( le bombe al Velabro, ai Georgofili, a Via Fauro,ecc). Lo Stato si prostrò davanti ai boss della malavita, ma Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi dicono che non ricordano, dicono che non sanno. Forse, dicono ancora, non hanno mai saputo. Oggi, comunque, non ricordano. Anche perché è passato tanto tempo. Tanto la responsabilità ricade tutta sulle spalle di Giovanni Conso che oggi mette a verbale la soluzione umanitaria: sono le basi per recitare il ruolo della vittima sacrificale, se non quella “ dell’utile idiota”, tipo Primo Greganti, ma col suo bel tornaconto! «Credevo in assoluta buona fede che, a fronte delle stragi che erano da poco avvenute, era più opportuno, onde evitare di acuire ancor di più la tensione, non accanirsi con i detenuti e dare dei segnali di distensione».

Scalfaro, interrogato, mette subito le mani avanti: «Voglio subito precisare che non ebbi mai notizie di alcun genere su presunte trattative fra lo Stato e la criminalità organizzata». Possibile? «Avevo frequenti interlocuzioni - prosegue Scalfaro - con Vincenzo Parisi, allora capo della polizia e mai mi fu riferito qualcosa circa una possibile trattativa fra Stato e mafia, né al riguardo del 41 bis e di possibili connessioni con l’applicazione di quel regime penitenziario e gli episodi stragisti del ’93». E la mancata proroga del carcere duro per i trecento mafiosi? «Mai saputo nulla», è la risposta laconica. Ma Scalfaro, che è un politico di lungo corso, rinforza la tesi “ sacrificale” affermando che “ Conso è persona di elevata sensibilità umana ed è possibile che per tale ragione, consultandosi coni suoi collaboratori, abbia adottato quella decisione».

È il 15 dicembre scorso quando Scalfaro e Ciampi vengono ascoltati dai P.M. di Palermo che cercano conferme alla loro difficile inchiesta sulla trattativa fra Cosa nostra e lo Stato. Trattativa che sarebbe passata attraverso le richieste “ del papello “: e fra queste c’era proprio l’abolizione del carcere duro del 41 bis. Le deposizioni dei due presidenti emeriti restano depositate al processo contro il generale del Ros Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento alla mafia.

Ma se Scalfaro non sa, Ciampi non ricorda. Se cambi l’ordine dei fattori, il risultato non muta.

«Non ho alcun ricordo in merito a possibili problematiche e divergenze di opinioni all’interno del governo da me presieduto inerenti l’applicazione del cosiddetto 41 bis. Posso affermare con assoluta certezza che la linea del governo in tal senso era estremamente rigida. Non ricordo che vi fossero ministri che avevano opinioni diverse in tema di contrasto alla criminalità organizzata”, ha detto ai Magistrati Ciampi. Anche un bambino potrebbe rinfacciargli che intanto era lui il Primo Ministro quando il suo Governo firmò per togliere il carcere duro a circa trecento detenuti mafiosi. Ma Ciampi “ non ricorda”.

MA ALLORA CHI DIAVOLO ERA AL GOVERNO NEL 1993????

Chi governava, in Italia, nel 1993? Sono certo che Carlo Azeglio Ciampi sia sincero. E sono altrettanto convinto che Giovanni Conso sia una persona corretta e che dica il vero : “ cancellai il carcere duro, per i mafiosi, in modo da lanciare un segnale distensivo, per fermare le stragi “. Insomma c’era un dialogo, se non una vera e propria trattativa. Ma se Ciampi e Conso dicono la verità, chi governava, in quell’anno tragico e determinante? Chi è che fa il furbo ? Chi è il gran “ para-guru” ? Se riflettete ben bene, c’è un solo politico di lungo, lunghissimo corso fra i tre interessati ( Ciampi, Conso e Scalfaro) che, per di più , è anche un vecchio arnese democristiano, avvezzo a tutto. E’ Oscar Luigi Scalfaro, che addirittura sembra suggerire una versione concordata, quella buona per ogni occasione,comunque utile a intorbidire le acque: Conso ha agito in quel modo per ragioni umanitarie. Ma Conso, da galantuomo, smentisce: è tutto agli atti. Il gioco dello scaricabarile a tre, con uno dei tre che però dice la verità: Conso.

Il tema è importantissimo, ha ancora il suo peso nel presente, visto che ancora qualche Procura cerca in tutti i modi di addossare a Berlusconi ed a Forza Italia la responsabilità della trattativa della quale stiamo parlando. Vi accompagno dunque per mano per una cronologia dei fatti ben calibrata e ragionata. Attenzione, perché vi riporto magicamente negli anni in cui fu concepita questa seconda Repubblica.

Due sono le tesi fin qui sostenute, entrambe false: 1. le bombe mafiose servivano a intimidire e bloccare le forze del cambiamento; 2. quelle stragi erano contro il governo Ciampi (lo afferma lo stesso interessato nel verbale di interrogatorio) e si placarono quando il suo Governo cadde , mettendo a frutto la trattativa avviata, per il tramite di Vito Ciancimino, con Forza Italia. L’assurdità di tale assunto sta nello stesso calendario.

Giovanni Falcone fu assassinato il 23 maggio 1992. Il 19 luglio successivo salta in aria Paolo Borsellino. Al Governo c’era Giulio Andreotti . Il sacrificio di Falcone condusse Scalfaro al Quirinale. Non c’era bisogno di apparecchiare la terribile sceneggiata di Capaci, perché – lo dicono ai Magistrati gli agenti della intelligence - Falcone poteva essere più facilmente fatto fuori in un ristorante romano, ma si scelse il grande botto. Falcone e Borsellino erano due magistrati perdenti, accantonati dalle correnti politicizzate e dalla sinistra. Sappiamo pure che Falcone doveva incontrare il procuratore di Mosca, collaborando ad un’indagine sul sovrapporsi dei canali finanziari per il riciclaggio mafioso e per la fuoriuscita di soldi sovietici, destinati anche al finanziamento del Partito Comunista Italiano. Sappiamo, infine, che Borsellino era rimasto il solo e l’unico a credere nell’inchiesta mafia-appalti, condotta dal Ros dei Carabinieri e voluta da Falcone. Morto lui, finita l’inchiesta. Spero sia tutto chiaro. Se avete problemi, vi consiglio di rileggere la cronologia.

Mettiamo bene in ordine tutti i fatti: quelle due bombe ( Capaci e Via D’Amelio ) tolsero di mezzo due servitori dello Stato invisi ai mafiosi, ai comunisti ed a tutta la sinistra politica italiana; tolsero di mezzo Giulio Andreotti nella corsa alla presidenza della Repubblica ( sapete che al Colle vi andò O.L. Scalfaro) , aprirono una vastissima prateria dove furono liberi di scorazzare presunti (molto presunti) pentiti di mafia secondo un canovaccio che prevedeva un uso politico del pentito predisposto da Luciano Violante. E non solo, perché, in un tale scenario di una politica debole e corrotta ( pensate alle tangenti del tempo) quelle due bombe servirono anche a consegnare ai Magistrati del Pool milanese di Mani pulite una sorta di incarnazione umana della giustizia. Difatti, davanti al discorso di Craxi alle Camere dove tutti i partiti politici furono chiamati dallo stesso in “ correità” per il generale uso delle tangenti, tutti stettero zitti: ma non, come si è ritenuto, per viltà e per connivenza e per vergogna ( che poteva anche essere vero per il PSI, per la DC e per i partiti liberali ). Parve autoaccusatorio il silenzio del PCI. Ma era solo convenienza, perché ben altro era stato lo scenario organizzato da quel partito per prendere il potere in Italia. Ecco perché neanche il PCI , neanche il Comunista Napolitano quale Presidente della Camera - un partito che faceva della difesa della Costituzione una sua bandiera - osò profferire verbo a difesa del Parlamento quando il Pool di Mani Pulite ricattò il Parlamento per modificare l’articolo 68 della Costituzione espungendo con quel golpe giudiziario le garanzie costituzionali dei padri costituenti poste a difesa degli “ eletti” contro i possibili “ soprusi” dell’ordine magistrale. La sopraffazione della Magistratura sulla Politica era una manovra concordata per consentire al PCI la conquista del potere senza dover ricorre a democratiche votazioni che lo avrebbero sconfitto . E aveva anche un prezzo, sul quale tornerò.

A questo punto restano tre possibilità: la prima è che non vi sia alcun nesso fra le azioni mafiose e quelle politiche; la seconda è che i mafiosi siano degli emeriti fessi, tanto imbecilli da abbattere quelli che li favorivano; la terza è che i mafiosi non siano per niente imbecilli e che stavano spianando la strada a quelli che li avrebbero favoriti. La prima ipotesi è negata dai fatti di cento anni, la seconda è esclusa dal buon senso. Ne resta una sola, la terza.

Andiamo avanti, vi faccio sempre il Virgilio della situazione. Fra il giugno del 1992 e l’aprile del 1993 governa Giuliano Amato. Ministro della giustizia: Giovanni Conso. Quest’ultimo redige un decreto legge per uscire dal manipulitismo. Il Governo lo concorda con il Colle. Il decreto viene approvato dal Consiglio dei ministri. Ma la Procura di Milano si rivolta contro ( chi non ricorda le facce di Borrelli e di Di Pietro che al telegiornale serale minacciarono, davanti allo sbigottito e basito popolo italiano ,tutto il “ Parlamento di corrotti”?) e Scalfaro, facendosela addosso, obbedisce all’ordine della Procura milanese e non firma il decreto. Il colpo di Stato è in corso.

Ciampi diventa capo del governo (parliamo di un ex Governatore della Banca d’Italia, di un tecnico , dunque il primo Premier della storia repubblicana che neanche era un parlamentare e che pertanto nessuno aveva mai eletto, una vera vergogna mondiale, da Repubblica delle Banane) nell’aprile del 1993. Come ministro della giustizia chi ti va a scegliere? Ma sì, proprio lui, Giovanni Conso, proprio colui che si era beccato uno sganassone in piena faccia come Ministro facendo una figura penosa, vile, barbina. Cos’era, un premio? Conso è un galantuomo, e allora non disse al Colle :”Presidente Scalfaro, ma se l’abbiamo rivisto assieme, riga per riga ! “. A caval donato non si guarda in bocca e dunque tacque. Da qui in poi la cronologia è decisiva.

Ciampi sostiene che le “stragi” furono contro di lui, ma morirono, in tutto, dieci persone.( 14 maggio, via Fauro, Roma: attentato fallito, nessun morto. 27 maggio, Georgofili, Firenze: 5 morti. 27 luglio, via Palestro, Milano: 5 morti. 28 luglio due bombe: San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro, Roma. Messe in modo da non far vittime. 31 ottobre, presunto (lo sappiamo solo dai pentiti) attentato allo stadio Olimpico, Roma. Fallito). Immediatamente dopo, novembre 1993, Conso toglie i mafiosi dal carcere duro. Fine degli attentati.

Ora vogliamo davvero credere che i mafiosi sono proprio degli incapaci, con attentati che falliscono e mettono bombe che non ammazzano nessuno? O non stavano, per caso, solo mettendo all’incasso l’assegno postdatato? Non stavano solo “ ricordando “, a chi di dovere, un debito da saldare ? Chi aveva tratto beneficio dalla morte di Falcone e Borsellino ( vedi sopra ), chi dai pentiti che sbucano come funghi e raccontano qualsiasi cosa pur di compiacere a chi ha promesso premi svariati( vedi sempre sopra)? Il governo Ciampi durò fino al maggio del 1994, e i mafiosi, guarda caso, andarono in letargo. Dopo avere incassato la (non umanitaria) benevolenza di Conso.

Nel 1994 ci furono le elezioni politiche , il cui esito doveva consegnare il potere sull’Italia (ormai uccisi, per esecuzione giudiziaria la DC, il PSI, il PRI ecc, grazie ai servigi del Pool di Mani Pulite) a quel PCI che incredibilmente era stato letteralmente e sfacciatamente graziato dai reati di Tangentopoli dallo stesso Pool di Mani Pulite ( i cui membri, fateci caso, hanno riscosso il dovuto corrispettivo per gli evidenti servigi resi , con seggi senatoriali tutti nello stesso PCI e suoi discendenti). La sinistra avrebbe dovuto vincere ed avrebbe dovuto governare come aveva fatto Ciampi, favorendo gli affaristi, non solo italiani.

LE PRIVATIZZAZIONI ECCELLENTI

Franco Nobili da 1989 al 1993 e poi Romano Prodi dal 1993 al 1994 ( dopo la lunga stagione degli anni ’80 densa di regali di aziende pubbliche ad amici - SME a De Benedetti per un piatto di lenticchie, andato a vuoto grazie a Borletti e Berlusconi, l’Alfa Romeo regalata all’amichetto Gianni Agnelli, industrie dolciarie varie cedute a prezzi stracciati a Compagnie estere delle quali Prodi era ancora ed era stato un notevole “ advisor”, vedi Unilever, con la sua Nomisma ) al comando del carrozzone IRI . L'accordo Andreatta-Van Miert del 1992 impresse una forte accelerazione alle privatizzazioni, iniziate già nel 1992 con la vendita del Credito Italiano. Nonostante alcuni pareri contrari, il ministero del Tesoro scelse di non privatizzare l'IRI SpA, ma di smembrarlo e di vendere le sue aziende operative; tale linea politica fu inaugurata sotto il primo governo di Giuliano Amato e non fu mai messa realmente in discussione dai governi successivi. Raggiunti nel 1997 i livelli di indebitamento fissati dall'accordo Andreatta-Van Miert, le dismissioni dell'IRI proseguirono comunque e l'Istituto aveva perso qualsiasi funzione se non quella di vendere le sue attività e di avviarsi verso la liquidazione. Tra il 1992 ed il 2000 l'IRI vendette partecipazioni e rami d'azienda che determinarono un incasso per il ministero del Tesoro, suo unico azionista, di 56.051 miliardi di lire, cui vanno aggiunti i debiti trasferiti. Hanno suscitato violente critiche le cessioni ai privati, tra le altre, di aziende in posizione pressoché monopolistica come Telecom Italia ed Autostrade SpA, che hanno garantito agli acquirenti posizioni di rendita.

L'analisi della Corte dei Conti sulla stagione delle privatizzazioni

Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010, ormai ultimata la stagione delle privatizzazioni che prese il via quasi 20 anni prima, la Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sull'efficacia dei provvedimenti adottati. Il giudizio, che rimane neutrale, segnala sì un recupero di redditività da parte delle aziende passate sotto il controllo privato; un recupero che, tuttavia, non è dovuto alla ricerca di maggiore efficienza quanto piuttosto all'incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche, etc ben al di sopra dei livelli di altri paesi Europei. A questo aumento, inoltre, non avrebbe fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti. Più secco è invece il giudizio sulle procedure di privatizzazione, che:

« evidenzia una serie di importanti criticità, che vanno dall'elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilità fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito »

SORPRESA!!!!!

Le cose andarono diversamente, le elezioni del 1994 le vinsero inaspettatamente Silvio Berlusconi e Forza Italia, Occhetto ed il PCI subirono una disfatta clamorosa, il Paese restò sorpreso e sbigottito, i poteri forti si “ carbonizzarono” fra di loro ( Magistratura, PCI, elite industriale, bancaria, assicurativa, giornalistica, ecc) e chiesero l’ulteriore aiutino al Pool di Mani Pulite. Ecco le accuse nel 1994 a Berlusconi di avere pagato tangenti alla guardia di finanza . Le accuse erano false, ma la sentenza definitiva arrivò solo nel 2001, sette anni dopo. Intanto il Governo eletto dal popolo era stato ucciso dal golpe giudiziario. E chi ne trasse vantaggio se non la sinistra e Di Pietro e Colombo? Premiati – senza un minimo di back ground in politica – con comode poltrone a Palazzo Madama in Collegi sicuri, come Mugello e Forlì-. Chi ritiene che tutto questo sia un “ puro caso” prenoti una visita psichiatrica da uno psichiatra veramente bravo. Urge ricovero. Chi ha pagato per quelle false accuse? Nessuno. La Magistratura lo sapeva, gode di una impunità vergognosa e così la sinistra si vendicò di Berlusconi facendo fuori la sovranità del popolo italiano sancita dal secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione. Dicono di essere i difensori della Costituzione, ma questi della sinistra hanno stuprato già due volte la Costituzione: nel 1993 abbattendo le guarentigie e nel 1994 rubandola sovranità politica al popolo. Bei difensori !



UNA INDEGNA GIUSTIZIA USATA PER SCOPI PERSONALI E POLITICI. MA QUALE TERZO MONDO!! PEGGIO!

C’è più di un personaggio da barzelletta nella magistratura italiana, da andare su “ scherzi a parte”. Uno di questi si atteggia pure a giustizialista, è un napoletano , uno scarto di fabbrica laddove si sarebbe dovuto produrre una sorta di Saint Just, uno che più che un Magistrato che produce “giustizia” verrà ricordato come un bambinone giocherellone che prendeva soldi dallo stato come P.M. ma che non ha fatto altro che giocare a fare bolle di sapone e balle giudiziarie. Costui ci è costato miliardi di stipendi, di contributi, di privilegi, di impunità oscene, di inchieste sballate, di intercettazioni salatissime e non solo. Invece che cacciarlo dalla Magistratura a calci nel sedere, qualcuno ( il collega Di Pietro, esperto in inchieste farsa con congruo pagamento differito ) lo ha anche premiato con una bella poltrona al Parlamento Europeo. Costui è il Dr. Luigi De Magistris, la cui ultima inchiesta , quella denominata “ toghe lucane” si è dimostrata quello che è lui stesso: una bolla di sapone. Pensate che tutta la sua inchiesta nella quale adombrava fantastici comitati d’affari da far girare la testa, ebbene tutta questa inchiesta non è riuscita nemmeno a superare il primo gradino della giustizia. E’ stato infatti lo stesso GUP a giudicare crudelmente come “ lacunoso, inidoneo e carente” l’impianto accusatorio del bambinone napoletano. Intanto, sfruttando i nostri soldi e la risonanza mediatica che tale bufale accusatorie precostruite gli offrivano, questo omuncolo mascherato da Magistrato in tocco e toga , un pappone pubblico stipendiato per il nulla, ha tenuto per anni gli indagati in una condizione di pubblico ludibrio, si è costruita un’immagine televisiva con la complicità di quel solito Santoro ( che okkupa la RAI non per scelta del pubblico ma per ordine di un Magistrato) che troppe volte invece di fare il conduttore televisivo ha recitato la parte, peraltro ancora impunita , di “ concorrente in reato penale “ per suicidi vari e per omicidi eccellenti ( ricordiamo solo Falcone, Lombardi e Leoluca Cascio please!), si è costruito un’immagine mediatica che gli ha consentito una carriera politica della quale era evidentemente indegno. Classico esempio di uso politico e strumentale della Giustizia, da fare ribrezzo. Il valore politico di questo indegno epigone di Saint Just da barzelletta lo lascio agli elettori. Voglio però fare presente che costui, essendosi furbescamente dimesso dalla Magistratura dopo avere agguantato il seggio di Strasburgo, non risponderà mai a nessuno degli imbrogli commessi. Le vittime delle sue sgangherate pseudo-inchieste , che sono rimaste esposte alle accuse più infamanti nelle prime pagine di tanti giornali, ora vedranno la notizia della loro accertata estraneità a quei reati , se va loro bene , relegata in un trafiletto in nona pagina. Costoro non avranno nessun risarcimento, anzi. Assisteremo invece all’inverecondo spettacolo di un De Magistris che, ben bene e vigliaccamente riparato dietro l’impunità di parlamentare europeo , alla quale non rinuncerà mai, continuerà a sostenere la bontà delle sue denuncie, a raccontarci la favoletta bella del suo martirio mentre i suoi accusati, le vere vittime di questo ignobile gaglioffo non avranno alcuno spazio ed alcun modo per poter far valere le loro ragioni. Questa ignobile e medioevale impunità di questo magistrato politicizzato va rimossa e sistemata. Mi rivolgo alle anime belle della sinistra e dei giustizialisti che si stracciano le vesti contro la proposta di riforma di questa ingiusta giustizia da Paese del quarto mondo: ma vi pare giusto, vi pare civile, vi pare degno di uno Stato di Diritto che le innocenti vittime di questo magistrato da barzelletta non saranno risarcite da nessuno ed in alcun modo? Usare l’arma letale come “l’accusa penale “ per fini diversi da quelli istituzionali, come ha fatto De Magistris con l’inchiesta “ toghe lucane” per conquistare una carriera politica, come ha fatto Di Pietro con l’accusa a Berlusconi (di aver corrotto la Guardia di Finanza) per assicurarsi come corrispettivo un seggio del PCI al Senato, come ha fatto Castelli con Andreotti per essere premiato con la Direzione della Procura di Torino, come ha fatto il P.M. di Bari Emiliano ( con l’inchiesta sulla Missione Arcobaleno dove era indagato D’Alema , abbandonata per diventare Sindaco di Bari lasciando così che quell’inchiesta languisse nel cambio di P.M. e scivolasse ormai inevitabilmente verso la prescrizione ), come aveva fatto prima di costui il Magistrato Maritati, oggi Senatore del PD, ecc. non è forse un reato penale evidente? E non è forse previsto dalla Legge che l’azione penale sia obbligatoria alla semplice “ notitia criminis”?


EGITTO DIMENTICATO, MA NON DA QUESTO BLOG

Nessuno che si occupi più , con la dovuta applicazione, dell’Egitto. Come a dire: fatta la rivolta contro Mubarak, passata la notizia. Ma l’Egitto è vicino, confina con il mare nostrum, è un Paese immenso rispetto all’Italia, è peraltro il Paese della più antica e nobile civiltà preromanica e, sopra tutto, conta una popolazione enorme. Me ne voglio occupare io, dell’Egitto, cominciando a dare la notizia, bruttissima, che è passato il referendum per la “ modifica” della Costituzione egiziana. Hanno votato la bellezza di quattordici milioni di egiziani, mai visto prima d’ora ed il 77% ha votato a favore delle modifiche costituzionali. Quali sono? Eccole: limitato il numero dei mandati presidenziali ( Mubarak era al potere da una vita), minori vincoli per candidarsi alle elezioni politiche, promulgato il controllo della Magistratura sulle elezioni politiche, abolito il potere presidenziale di ordinare processi militari contro civili. Insomma, almeno dopo quaranta anni di leggi emergenziali si cerca di far tornare il popolo egiziano ad una normalità accettabile. Disgraziatamente non posso compiacermi di questi risultati perché di fatto da queste urne ne escono sconfitti i partiti laici , i giovani di Piazza Tahrir, la sinistra, i nasseriani. Vincono insomma i soli due partiti politici che sono non solo radicati sul territorio grazie a quaranta anni di impero mubarakiano, ma che sono anche i due più pericolosi movimenti politico-religiosi e cioè sia il partito nazionalpopolare di Mubarak e il partito musulmano dei “ Fratelli Musulmani”. Sono questi due partiti che traggono vantaggi da questa consultazione e dai suoi risultati per il semplice fatto che – essendo gli unici due ben finanziati ed organizzati – dopo queste modifiche costituzionali che sono solo di facciata, sono pronti al voto politico ormai imminente ed al quale possono guardare con la consapevolezza di avere mezzi ed organizzazione per vincerle a mani basse. Per incanalarsi verso una decisa via che conduca ad una sicura democrazia, occorreva che il referendum venisse bocciato, che il popolo egiziano non si accontentasse di qualche ritocco costituzionale ma che pretendesse quel che sarebbe stato il suo diritto: una nuova costituzione, un’assemblea costituente che non fosse dominata dai soli due partiti che , invece, hanno dominato questa pseudo consultazione. Il pericolo di un passo deciso verso l’islamizzazione dell’Egitto è purtroppo stato compiuto. Nel silenzio ignobile dei nostri media. Che,magari, preferiscono dedicare pagine e pagine , alle cosce di Ruby.



ANCORA SU SCALFARI

Nella sua solita “ chiacchierata domenicale con Dio”, su Repubblica scritto ( non sulle sacre tavole, ma solo sulla carta di Repubblica, chi si accontenta gode! ) , Scalfari ha scritto che “ Saddam aveva invaso il Kuwait, però si ritirò subito dopo (!) l’ingiunzione internazionale , ma l’armata di Bush lo inseguì fino a Bagdad, lo processò e lo giustiziò”. Barbapapà ha idee scarse e ben confuse. Infatti confonde avvenimenti e date o forse le modifica come a lui conviene. La seconda guerra del Golfo, è stato un conflitto iniziato il venti marzo del 2003 con l'invasione dell'Iraq da parte di una coalizione formata principalmente da USA,G.B., Australia, Polonia e con contributi minori da parte di altri stati, tra cui l’ Italia, Presidente USA era George Bush figlio. Essa fu preceduta da una lunga ostilità armata (iniziata nel1990 con l’ invasione del Kuwait da parte dell'Iraq del dittatore Saddam e la conseguente Prima guerra del Golfo) sostenuta da 35 Stati (USA in primis) sotto l'egida dell' ONU, Presidente degli USA era Bush padre. La seconda guerra del Golfo iniziò con l'invasione statunitense in Iraq, avente come obiettivo principale la deposizione di Saddam, considerato un pericolo per la sicurezza internazionale, soprattutto per il suo presunto appoggio al terrorismo islamico. Poi, Scalfari si supera con un bel “Il Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo atlantico”. Devo forse aggiungere qualcosa o basta solo elencare tutte queste sciocchezze e tutti questi errori ?

Cannigione martedì 22 marzo 2011

Gaetano Immè