Gaetano Immè

Gaetano Immè

sabato 12 marzo 2011

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UN PENSIERO A TUTTI I GIAPPONESI. QUESTO BLOG DEDICA AL GIAPPONE ED AGLI AMICI GIAPPONESI TUTTO IL SUO APPOGGIO MORALE



STASERA MI DEDICO A SCALFARI

In attesa del suo immancabile sermone domenicale di domani, che i "lobotomizzati" republicones berranno appgando così la loro asiosa sete delle budella e del sangionaccio  altrui, dedico il mio serafico , pacifico
" discorsetto" del sabato sera a una persona che sicuramente avrà unsuo  posto al Pantheon, accanto ai grandi del Paese. Da uno che " parla direttamente con Dio" come Eugenio Scalfari, che non scrive mica libri ma  vere e proprie bibbie come " Per l'alto mare aperto" dove dialoga con tutta la schiera dei filosofi e degli storici del passato, che s'è fatto però ricco con i soldi che un faccendiere piemontese - oggi cittadino svizzero - arraffò da  una FIAT sovvenzionata  dall'Italia amministrata dal consociativismo fra PCI e DC  vendendogli Repubblica, francamente mi aspettavo di meglio. Non ho certo la "kultura" di Barbapapà nè, ancora, la sua età né grazie a Dio la sua capacità di mettersi al serviio di ogni potente di turno da sfruttare per  trarne propri vantaggi - come il Vate ha fatto nel tempo con ( esemplifico al minimo) De Mita, Craxi, Forlani,ecc, non so la storia del mondo come certamente la conosce "lui" , ma Cristo  santo, paragonare Saint-Just e Robespierre a Berlusconi è proprio da Alzheimer precoce! Ma come! Sui libri di storia c'è scritto che questi due bei tipi furono i massimi esponenti del periodo del Terrore durante la rivoluzione che si macchiarono di orrendi delitti insanguinando la Francia e facendo diventare la ghigliottina una dea purificatrice e Scalfari che s'inventa? Li paragona a Berlusconi. Ma come! Sono diciassette anni che il Vate cerca di ghigliottinare Berlusconi, F.I., il PdL, con " qualsiasi mezzo" ( magari non ci riesce mai perché la sua specialità è quella di " non azzeccarne una ce é una", tanto che nell'Empireo dove lui vaga a parlar di massimi sistemi coi filosofi del passato, gli hanno affibbiato un soprannome sprezzante :" Cimabue", quello che se fa una cosa, riesce a sbagliarne  due ! ), sono diciasette anni che Scalfari insegue c, ome un Saint Just o un Robespierre indemoniati, con patibolo e boia incorporati Berlusconi per staccargli la testa dal tronco, per abbatterlo nel modo più " democraticamente raffinato" ( da Robespierre, appunto ) e Scalfari che ti combina? Come sempre scambia ruoli ed opinioni, attribuendo alla sua vittima - Berlusconi - il ruolo di boia che invece lo stesso Scalfari da diciassette anni svolge per cercare di ghigliottinare Berlusconi. Da dove Scalfari tragga tutta questa " faccia tosta", da dove tragga Scalfari il coraggio di scrivere corbellerie del genere, da dove poi possa vedere tutto questo in Italia, nessuno lo sa, neanche i suoi " biliosi" schiavetti/lettori che vivono mangiando solo le menzogne scalfariane. L’antiberlusconismo gli ha ormai compromesso quelle capacità che un osservatore politico dovrebbe saper conservare, insieme all’obiettività. E' troppo, per Babrbapapà.

Veniamo al " merito" di quel che dice Scalfari. Se Berlusconi e il suo governo, sorretti dalla maggioranza parlamentare, intendono porre mano ad una riforma costituzionale della giustizia, davvero commettono un reato e davvero meritano il raffronto con il periodo del Terrore di Robespierre e di Saint Just?
Scalfari pare che abbia dimenticato che la Costituzione è legittimamente modificabile, poiché così hanno voluto statuire i padri fondatori della nostra Repubblica, dettandone  anche le procedure.
Del resto la Costituzione di modifiche ne ha già avute ed anche ad opera della sinistra tanto cara a Scalfari , che, ad esempio, mutò il titolo V della Costituzione fregandosene altamente delle " larghe intese con l'opposizione", con un colpo di mano ed una maggioranza di quattro voti quattro, a pochi giorni dalle nuove elezioni.E allora? Dove sta il " reato"? Dove sta il " Terrore"?  Neanche lui lo sa, perché non lo dice. Propaganda da quattro baiocchhetti, da "se la vostra cucina a gas perde, noi ripariamo la vostra cucina a gas!"

Per quanto poi concerne  la proposta contenuta nel ddl circa la separazione delle carriere, il ragionamento di Scalfari è questo: con la riforma il P.M. diventerebbe un Avvocato in tutto simile al difensore dell’accusato. Come, dice il Vate, avviene in Usa. E con ciò il P.M. sarebbe  costretto ad insistere sull’accusa senza potersi ravvedere, come oggi può fare il P.M. quando si accorge di aver sbagliato.Mi vien da ridere. Il P.M. che " si ricrede"? Ma de che? Ma se è pagato per " accusare" su cosa dovrebbe ricredersi? La verità è invece un’altra. Scalfari racconta balle ( tano è quello che vogliono i suoi lettori più simili a pifferai incantati che a persone ragionanti ) e difende la casta dei magistrati  ed i suoi incostituzionali ed illegali privilegi ed impunità , come del resto  fa l’opposizione, perché la casta si è dimostrata l’unica forza o lobby  che può abbattere un governo, come abbatté quello di Prodi infierendo sul ministro della giustizia Mastella nel gennaio 2008 o come quello di Berlusconi nel 1994. La separazione delle carriere, al contrario, dopo i guasti che si sono visti in questi anni, è il modo più costituzionalmente corretto per assicurare al cittadino quel processo giusto voluto dai padri costituenti. Serve a garantire,  non a chiacchiere ,  la vera  terzietà del giudice, oggi pressocché inesistente. Solo appartenendo a due Consigli diversi ( uno per i requirenti - P.M.- ed altro per i giudicanti ) nel processo si avranno veramente quelle TRE PARTI che la Costituzione vuole e che vuole anche che siano indipendenti uno dall'altro: Difesa -Accusa- Giudice. Un altro punto toccato risibilmente da Scalfari riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale che, secondo lui, viene annacquata dalla riforma, nel senso che sarà il parlamento a stabilire con una legge i criteri per la sua applicazione. .Ora invece che cosa avviene ? Avviene che è il magistrato a decidere quale processo imbastire e quale lasciar cadere in prescrizione. Si tratta della bellezza di cinquecento processi al giorno. Dei quali non si sanno quali siano i reati che così lo Stato sostanzialmente " premia". Insomma un premio alla malavita ed alla delinquenza. Per Scalfari dovrebbe restare tutto così. Lasciato appunto al  totale arbitrio di un P.M.. E visto l’uso spesso strumentale e discutibile che viene fatto di questo arbitrio, ecco che si è reso e si rende necessario invece che il Parlamento - non il Ministro - costruisca annualmente  un binario chiaro ed inequivocabile sul quale procedere. Scalfari finge di  non sapere che una Direttiva Parlamentare   è  frutto di un dibattito parlamentare. Scusi, Vate, ma se le cose non funzionano, come non funzionano nella giustizia, chi più del Parlamento, che rappresenta il potere legislativo, è legittimato ad intervenire?

Aggiungo una cosa , l'unica che condivido con  Scalfari : che la riforma non contiene alcunché che riguardi i processi di Berlusconi. Spero che Bersani , dovendo prendere le disposizioni da parte del vero Comandantedel P.D. , legga almeno Repubblica

Il ritorno alla politica da concesso un grande vantaggio al centrodestra che  deriva dal fatto che le riforme proposte non solo sono di buon senso, non solo sono considerate normali nei Paesi civili, tanto che  erano in gran parte condivise da uomini della sinistra, quando le modifiche costituzionali si doveva fare utilizzando la famosa bicamerale presieduta da Massimo D’Alema. Chi cambia idea solo per ragioni ideologiche non ci fa mai una bella figura.Ma c’è dell’altro. Molti già gridano che la Costituzione non deve essere toccata, quasi sia un testo sacro. Proprio a Roma, oggi, adunata di coloro che si sentono " gendarmi della Costituzione", genete come Fo, come Eco, come Flores D'Arcais, Zagrebelsky, e compagnia di varietà, nani e ballerini. Peccato che è già stata riformata tante volte, che i Costituenti la scrissero in modo che fosse modificabile, che quanti gridano sono gli stessi che la cambiarono con una maggioranza di " quattro voti quattro"  e un attimo prima che la legislatura finisse (2001, riforma del famoso e famigerato titolo quinto), e che, come se non bastasse, se ne stanno buoni e zitti quando la Costituzione la si calpesta anziché cambiarla, come da molti anni avviene ogni volta che si tratta di eleggere il presidente della Corte Costituzionale.

Il vantaggio, per il centrodestra, consiste quindi nel far fare alla sinistra la parte dei conservatori, asserviti alle toghe idelogizzate , dei voltagabbana . Ma la partita continua. Perché quelle proposte divengano riforme occorre molta determinazione, una marcia forzata (la fine della legislatura s’avvicina) e il mantenere una condotta simile a quella adottata dalla sinistra (che la ricordata riforma della Costituzione la fece a “colpi di maggioranza”). Il tutto senza dimenticare che il capitolo giustizia, dopo i fuochi costituzionali, prevede i roghi giudiziari. Vero è che il presidente del Consiglio veste l’amianto da anni, ma è difficile credere che il tragitto non preveda danni. Se la maggioranza procederà a testa bassa, verso riforme che riguardano tutti, e se l’opposizione s’incatenerà alla cantilena dell’“ad personam”, forse potrà vedersi la fine della partita.


Roma sabao 12 marzo 2011

Gaetano Immè

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