Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 7 marzo 2011

DUE ITALIA A CONFRONTO

Dovrebbero essere a confronto «una certa idea dell'Italia» del centrodestra e una, diversa, del centrosinistra. Ma non l'ha nessuno dei due schieramenti. Il Partito democratico va a rimorchio dei media che camminano di concerto con la magistratura; Pier Luigi Bersani, per quel che ormai conta, dice che “non vorrebbe vivere in un Paese dove il capo del governo regala 187 mila euro a una minorenne”: più una battuta meritevole di denuncia per quel reato che si chiama “ diffamazione” che una dichiarazione politica e programmatica per un'alternativa di governo. A esercitare una funzione di sostituzione, anzi di commissariamento politico ( di stile brezneviano) della politica , quindi del Parlamento - che latita - sono i media più radicali. Non è uno spettacolo dignitoso. Stiamo così mettendo in gioco «una certa idea della democrazia» che hanno non i due schieramenti politici, bensì due minoranze culturali inconciliabili. L'una, piazzaiola “ sua sponte” , più attiva e rumorosa - come, per esempio, quella che si è radunata recentemente al PalaSharp di Milano -, manifesta la propria «indignazione» nei confronti della maggioranza eletta dal Paese , Paese del quale crede di essere l'avanguardia; detta la linea alle opposizioni che, non avendone alcuna, vi si adeguano, e ottusamente «si siedono dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti sono già occupati» (Bertolt Brecht).La seconda minoranza non è per natura “ piazzaiola” ma addirittura “individualista”, non è rumorosa, è dispersa, ma i media la ignorano o quasi; non si raduna da alcuna parte; si sa della sua esistenza perché emerge nei momenti topici del Paese, non per piazzate da lavandaie o per serate sinceramente democratiche su terrazze fra fluts di frizzantino e appartamenti comunali affittati a quattro soldi, ma per le elezioni politiche, per quelle amministrative, roba tosta. È gente realista, scettica, tollerante quanto basta per non pretendere di dettare la linea a nessuno. È guardata con sospetto perché parla di Individui - dieci, mille, un milione (Max Weber) - non di quell'invenzione ideologica per quell’astrazione chiamata collettività ( che è la” rassicurante cuccia “ dei nuovi conformisti che fingono di aver dimenticato – capita loro troppo spesso ! – di avere riempito i lager del totalitarismo comunista del Novecento ); è gente che difende i diritti e le libertà individuali, compresi la proprietà privata e il mercato, osteggiata da tecnocrati e programmatori delle vite altrui – oggi anche dei peccati altrui - e da chi ha fatto dell'invidia e dell’odio sociale una bandiera egualitaria. Entrambe le minoranze credono che ogni comunità sia fondata su principi morali condivisi; ma quella rumorosa «eticizza» la politica, dividendo il mondo in buoni e cattivi - con tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall'altra - e assegna a se stessa, una élite sacralizzata, depositaria delle pubbliche virtù, il compito non solo di redimere i cattivi ma anche di additarli al pubblico ludibrio, fino al punto di toglier loro ogni diritto civile, quello del voto in primis. E’ la loro concezione della democrazia, che va benissimo solo quando è “ la loro democrazia” che oggi coincide con una oligarchia composta dagli “ ottimati” e dalla Magistratura, gente che nessuno ha eletto, ma che vengono scelti sempre da loro. È una rappresentazione falsata della realtà ad uso di una missione che è quella di una nuova Inquisizione piuttosto che quella affidata al senso comune di una comunità laica. È una sindrome totalitaria.Questa élite autoreferenziale odia la parola «qualunquista», con la quale designa l'«uomo qualunque» che ritiene un coglione ( imprimatur di Serra, su Repubblica ed altrove, non mio), un cretino o un fascista. Qualunquista è «l'uomo della strada», uno che cammina al nostro fianco, uno che vive i problemi di tutti i giorni portandosi inoltre sulle spalle, insieme a noi, la democrazia; l'uomo che va a votare , decretando un vincitore fra valori e interessi diversi, e persino opposti, in una «società aperta» (Karl Popper). Se certi valori e certi interessi fossero, in sé, più nobili che senso avrebbe ancora contare le teste, votare? La partecipazione alla vita pubblica - secondo un altro mantra della minoranza integralista - sarebbe la più alta espressione della dignità del cittadino. Era la «libertà degli antichi» nella “ Polis “ dove contavano i pochi. Per l'altra minoranza, quella liberale, il cittadino ha il diritto di farsi gli affari suoi - non votare è una manifestazione di libertà - senza per questo essere un nemico dello «Spirito del Progresso». È la «libertà dei moderni» come la definisce Benjamin Constant.A tutt'oggi, è la minoranza più rumorosa che pare prevalere e aver ridotto alla subalternità culture, gruppi sociali, media meno aggressivi. Ma è una vittoria “ di Pirro” perché fondamentalmente avversa alla Modernità nella quale, assai faticosamente ma fatalmente , anche l’Italia sta entrando. Saranno i giovani – molti dei quali, ora, sono succubi di questa lobby elitaria perché credono di procedere con essa sulla strada di un «luminoso avvenire» collettivo - a riscattare il senso comune. Essi già rivendicano le proprie libertà individuali. Non sarà, forse, la vittoria della minoranza colta e liberale ma, certamente, l'affrancamento dell'Italia dalle illusioni dell'Illuminismo razionalista francese.

 
 
 
 MA A CHE SERVE IL COPASIR ? E PERCHE' DOBBIAMO ANCORA MANTENERLO?
 
Alcune ovvie considerazioni, dettate dal momento internazionale, sul nostro Copasir. Il Copasir ci  costa qualche milione d’euro l’anno in consulenze esterne, missioni e varie ed eventuali, Presidente D'Alema compreso. Non vedo, però, quali benefici produca per l'Italia quando si dimostra, come in questi giorni, assolutamente incapace di mettere in allarme l’Italia sui pericoli che incombono dal Maghreb. Esso é  un organo del Parlamento, con funzioni di controllo sui servizi segreti, dal 2007 ha sostituito il Copaco (Comitato Parlamentare di controllo sui servizi segreti) ma solo per dare gettone ed occupazione a cinque deputati ed altrettanti senatori: in pratica una decina di scaldasedie che s’atteggiano a 007 e che di questi soggetti godono le prerogative e le prebende.L’inutilità del Copasir emerge tutta con la vicenda Gheddafi. Eppure l’organismo è presieduto da Massimo D’Alema, noto al pubblico come il più grande esperto (tra i politici in carica) di spionaggio internazionale ,soprattutto sovietico. E mentre tutto il Maghreb è in fiamme, mentre in Tunisia esplodeva la rivolta contro Ben Alì, mentre in Egitto si assisteva alla estromissione popolare di Mubarak, mentre in Libia scoppiava la guerr civile contro  il Rais, il presidente del Copasir  non trovava di meglio che pretendere di occuparsi  di presunti amori e presunte tresche del premier Berlusconi: rimettendo indietro le lancette di parecchi decenni, riportandole a quando nelle Questure italiane esisteva la " Squadra del Buon Costume "  che si occupava  della famosa " pubblica morale" che veniva "offesa"  tanto da un bacio fra un uomo ed una donna quanto dall'adescamento dei " ragazzi di vita" da parte dei " froci" di quel tempo.
Il quesito è uno solo : come è possibile che fino a un mese fa nessuno, sottolineo: nessuno, abbia sospettato che il Maghreb  fosse a un passo dalla rivolta? Scopriamo, finalmente,  la puzzolentepentola del Copasir, struttura che visiona tanti pruriginosi dossier su donnine allegre  invece di fareil proprio lavoro, cheé quello di ficcanasare sui paesi nostri confinanti, sull’eversione interna e, soprattutto, sul rischio Libia.
D’Alema ha per mesi sbraitato  ai quattro venti di voler ascoltare al Copasir  Berlusconi sulla questione del suo stile di vita e sulle donnine che frequentavano casa sua , come se  la sicurezza fosse per il Copasir un'alcova. Che ridicolaggine! Come quella canzonetta degli anni sessanta, che diceva" il pericolo numero uno....la donna!...." Un pericolo in perizoma, body nero, tacchi a spillo,calze autoreggenti.


Non è vero che i servizi non sapevano quanto bolliva in pentola in Libia. Sapevano, sapevano. Solo che, a quanto ha sostenuto un anonimo funzionario evidentemente di livello della nostra intelligence, non hanno potuto debitamente informare il Presidente del Consiglio. Perché, sempre a detta dell’anonimo funzionario, Berlusconi " non vuole la verità ma solo le informazioni che confermano i propri
convincimenti ".A differenza di Romano Prodi che non avendo convincimenti richiedeva solo informazioni. A questi poveri servizi sbattuti tra un vecchio Presidente del Consiglio che non sapeva nulla ed uno nuovo che pretende di sapere tutto, va la massima comprensione. Ma anche una domanda. Visto che Prodi era un po’ ottuso e Berlusconi troppo presuntuoso e che, per fortuna, a presiedere il Copasir, la commissione parlamentare preposta ai servizi, è arrivato il furbo e svelto Massimo D’Alema, perché mai gli apparati di sicurezza non hanno informato per tempo almeno “ baffino” del ghibli libico in preparazione? Forse per non distogliere la sua attenzione e preoccupazioni dalle serate di Ruby?Quasi che per l’interesse nazionale sia più importante sbirciare una fanciulla nell' atto di sedurre un potente, piuttosto che anticipare la fine delle imprese italiane impegnate nel Magreb.In pratica, mentre Eni, Enel, Finmeccanica, Ansaldo, Cmc, Eda Industries, General Medical System , Grimaldi, Intesa San Paolo, Italcementi, Pizzarotti, Selex, Tecnimont ed altre cinquanta aziende italiane firmavano accordi con Gheddafi, era già attivo il germe della rivolta. Ma in quei giorni d’incubazione il Copasir di D'Alema preferiva dedicarsi a studiare vari dossier di bunga bunga, magari prendendoli da una fonte " nota" per la sua "veridicità" ,quale  "Repubblica, piuttosto che riflettere ed informare su quello che sarebbe potuto accadere nel Maghreb..
Una semplice , disgustosa, profonda  vergogna.Il Copasir è gestito  da D'Alema con la lungimiranza degna del maresciallo De Sica in " Pane amore e fantasia" cquando, malandrino ed imbelle perditempo,   sussurra , al sindaco infatuato della giovane contadina, “eccellenza stia attento a certe donne”. Il Copasir fa solo commedia, " ammuina"!. Si tagliano i fondi al FUS ? Tagliamo allora e dunque i fondi a questo Copasir da barzelletta.

Roma Domenica 6 marzo 2011

Gaetano Immè

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