Gaetano Immè

Gaetano Immè

lunedì 14 marzo 2011

LE NOSTRE ISTITUZIONI AVVERSANO LA DIFESA DELLO STATO DI DIRITTO. SVEGLIATEVI!!!

Troppo spesso il Capo dello Stato esterna sull'opportunità che le riforme siano condivise il più possibile, vale a dire che le riforme proposte trovino anche il consenso dell'opposizione. Ora non esiste raccomandazione più antidemocratica e più totalitaria di questa , che troppo spesso viene colpevolmente invocata da Napolitano. Riflettendo sul  suo significato , diciamo, subliminale, non ho potuto fare a meno di constatare  che ogni volta che il Capo dello Stato  la esplicita e la  esterna  - rivolgendola ovviamente alla " politica" -  la sinistra  vi si appiattisca subito, sostenendo dunque che le rifome non si possono certo fare " a colpi di maggiroanza" anche perché, appunto, il Capo dello Stato si raccomanda che esse siano varate una volta che si sia ottenuto su di esse la necessaria condivisione. Così l'On. Napolitano smonta a suo piacimento la  nostra Costituzione ed il nostro ordine democratico. E tutti zitti, colpevolmente zitti.

Il nostro sistema istituzionale, anche se bloccato da una Costituzione orma assolutamente da adeguare, con la attuale Legge elettorale e con l'avvento dela seconda Repubblica, è ormai incardinato come un sistema bipolare dell'alternanza, nel senso che ciascuna delle parti in causa, centrodestra e centrosinistra, si presentano all'elezioni proponendo un proprio programma ed anche un proprio leader designato e chi vince governa e chi perde esercita il dovere-diritto dell'opposizione. Invece il nostro Capo dello Stato è ancora prigioniero delllo schema istituzionale della Prima Repubblica, quello che lo ha visto effettivamente affermarsi nell'agone di una  politica che per decenni e decenni non sapeva nemmeno cosa fosse la " democrazia dell'alternanza" ma che viveva solo di " democrazia del consociativismo". Le elezioni, durante la Prima Repubblica, servivano solo ad avere, dal popolo scemo   e bue, il voto con il quale i partiti sceglievano   " gli eletti" , i quali , da quel momento in poi ,del " popolo scemo e bue" se ne fregavano bellamente. Infatti era dentro il " palazzo", dentro il Parlamento che gli " eletti" - avvalendosi dela centralità del Parlamento e del Mandato parlamentare senza vincoli  - organizzavano accordi, accordicchi, governi e governicchi, maggioranze e governi di emergenza, cioè facevano accordi consociativi fra di loro tagliando fuori il popolo dalle loro decisioni da " ottimati". Era quella la " democrazia dell'accordo", la " democrazia del consociativismo" che ha governato il Paese fino al 1994 quando le elezioni politiche hanno mandato in soffitta questa forma di Governo degli illuminati ed hanno iniziato ad introdurre , nel nostro Paese, la nuova " democrazia dell'alternanza" tipica di tutte le migliori democrazie dell'occidente.Ora in una democrazia dell’alternanza la maggioranza di governo ha il dovere di proporre  e  l’opposizione ha quello di  controllare. Viceversa, in una democrazia consociativa, la maggioranza, anche se ha vinto le elezioni, non può avanzare proposte se non concordate preventivamente con l’opposizione e questa ultima non ha alcun impulso  ad esercitare qualsiasi controllo visto che tanto  il Parlamento approva solo misure condivise. Ecco così che mentre sul centrodestra incombe l'obbligo di governare e di proporre, la sinistra non ha alcun interesse ad impelagarsi su tale fronte perchè le raccomandazioni del Capo dello Stato - fuori Costituzione e da pessimo maestro - le consegnano un insperato ed anticostituzionale " diritto di veto" che di fatto vieta al vincitore delle elezioni di poter governare.


Il problema del nostro paese è che pur vivendo dal 1994 in un sistema di democrazia dell’alternanza la cultura dominante rimane sempre quella della democrazia della consociazione,  della quale si rende complice, sicuramente involontario, anche il Capo dello Stato con le sue mielose ramanzine fuori tempo , luogo e Costituzione, alle quali si prostrano, per interesse economico e lobbistico, i giornali sostenitori della sinistra che tifano faziosamente per la restaurazione della vecchia ,mafiosa ed incivile democrazia del consociativismo.. Così la cultura dominante non viene espressa solo da chi ha un interesse concreto ad utilizzarla. Perché mai chi si trova all’opposizione dovrebbe rinunciare ad esercitare il diritto di veto messo a sua disposizione dalla logica e dal meccanismo consociativo sollecitato e raccomandato anche dal Capo dello Stato? Viene applicata ed utilizzata da ogni tipo di casta, corporazione e lobby che se ne serve per meglio difendere e tutelare i propri privilegi o le proprie rivendicazioni.

Anche nella vicenda della riforma della giustizia verifichiamo che mentre il governo applica la regola della democrazia dell’alternanza,  lanciando una proposta e ponendola al legittimo vaglio del Parlamento, una parte dell’opposizione e, soprattutto, alcune delle caste, delle corporazioni e delle lobby che hanno privilegi da difendere, si aggrappano alla logica della democrazia del  consociativsmo , sostenuta colpevolmente da un Capo di Stato che in tal modo diventa  " uno dei giocatori della partita" anziché  essere, come vuole la Costituzione, " l'arbitro della stessa" ed utilizzando a mani basse quell'incostituzionale " diritto di veto" che è un retaggio della politica del secolo scorso ma il cui utilizzo le permette ( così al PD come all'IDV come al FLI) cosi di  bloccare il progresso politico democratico del popolo e dunque lo stesso Parlamento. Non posso certo stupirmi. E’ addirittura normale che un PD in crisi di contenuti e di proposte si aggrappi alla cultura consociativa per bloccare, per bocciare una riforma, qualsiasi riforma, oggi quella della giustizia domani qualsiasi altra , caratterizzata da misure in passato proposte e condivise dallo stesso P.D. per rilanciare la propria pregiudiziale personale ed antropologica nei confronti di qualcuno, oggi Silvio Berlusconi domani TAal dei Tali. Né mi stupisco che la sinistra giudiziaria del CSM cerchi di esercitare un diritto di veto per bloccare una riforma destinata a correggere il ruolo anomalo di terza assemblea legislativa del paese assunto nel corso degli anni su pressione della stessa sinistra da palazzo dei Marescialli. Ed è, infine, addirittura scontato che l’ANM  e le componenti più oltranziste e giustizialiste della magistratura si aggrappino alle antiche consuetudini del consociativismo per bloccare un provvedimento destinato a far rientrare nell’alveo dello stato di diritto l’esondazione delle toghe politicizzate o corporative che va avanti dagli anni ’90.

Ciò che stupisce, semmai, è che la logica consociativa continui a trasudare,  come un formaggio trasuda l'olio,  in maniera fin troppo sfacciata e colpevole anche dalle ramanzine buoniste e deamicisiane del Presidente della Repubblica ormai fuori del tempo e dal suo ruolo costituzionale ed anche  su quei giornali che pure, in passato, hanno predicato la necessità della democrazia dell’alternanza. Non si può, come ha fatto Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, rimproverare al governo di procedere sulla riforma della giustizia “a strappi, spallate, ultimatum” “senza ascoltare una opposizione dialogante, i magistrati, gli avvocati e, naturalmente, i consiglio saggi del Presidente della Repubblica”. Una vera offesa al buon senso, all'intelligenza, alla perspicacia  ed alla cultura degli italiani, una sceneggiata degna di Bennato e del " Gatto e la Volpe", se non proprio di Pinocchio stesso di Collodi. Addirittura ribaltare un' arma illecita da loro utilizzata coscientemente e colpevolmente , spacciandola poi per una colpa di chi invece recita il ruolo he la Costituzione gli ha assegnato, è indegno di persone intellettualmente oneste. E questo, non ostante che il Ministro della Giustizia Angelino Alfano si è recato al Quirinale per informare correttamente il Capo dello Stato del progetto di riforma ed ha annunciato che il provvedimento non è affatto chiuso, blindato,  ma, al contrario, è aperto al confronto, alla discussione ed a tutti i contributi che potranno venire da magistrati, avvocati e da una opposizione al momento niente affatto dialogante.

Il problema, allora, è  semplice e chiaro: noi abbiamo purtroppo un Capo dello Stato che vive ancora (  colpevolmente o senza dolo sarà la storia a sentenziarlo ) nel secolo scorso, come se l'Italia vivesse ancora nella Prima Repubbica del consociativismo  e che con questa sua inadeguatezza istituzionale favorisce e copre  il centrosinistra e mortifica il popolo sovrano che vede così dal Presidente stesso sfregiata la creatura da lui stesso voluta e democraticamente eletta; che, per colpa di molta stampa interessata alla vecchia democrazia consociativa ( durante la quale le loro lobby hanno dominato il Paese in lungo ed in largo )  gli schifosi percolati  della cultura consociativa condizionano ancora anche quelli che sono stati e vorrebbero continuare ad essere i fautori della democrazia dell’alternanza. O, più brutalmente e francamente , che non solo all'On. Napolitano ma  anche alla lobby mediatiche-finanziarie-politiche-economiche-culturali sostenute dal Corriere della Sera ( e dei suoi azionisti) non importa un tubo della nostra Costituzione, del rispetto delle regole e  della legalità , con i quali termini si riempiono sempre   la bocca, della difesa dello  stato di diritto ma interessa solo di conservare i propri privilegi e quello delle caste e delle corporazioni “amiche".

Roma lunedì 14 marzo 2011

Gaetano Immè

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