Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 30 marzo 2011

LE NOTIZIE NASCOSTE DALLA COSI' DETTA GRANDE STAMPA, IN EFFETTI GRANDE IPOCRITA E BUGIARDA.

Questa notizia non la trovate da nessuna parte, figuratevi se La Repubblica o Il Fatto o Il Corriere  fanno sapere ai loro "affezionati  " lettori una notizia del genere. Undicimila intercettazioni telefoniche inutilizzabili. Si scioglie come neve al sole una delle inchiesta sulla sanità pugliese in cui erano coinvolti gli imprenditori Giampaolo e Claudio Tarantini e il consigliere regionale e coordinatore della lista “La Puglia prima di tutto” (centrodestra) Tato Greco, accusati di associazione per delinquere, corruzione e falso. I giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Bari hanno infatti deciso di accogliere l’eccezione presentata dal difensore di Gianpaolo Tarantini, l’avvocato Nicola Quaranta, e di annullare l’efficacia dei decreti autorizzativi di circa 120mila conversazioni, disposte dal gip su richiesta del pubblico ministero Michele Emiliano, attuale sindaco di Bari. Dopo l’elezione di Emiliano l’inchiesta è passata attraverso  alltri tre successivi P.M. .Le intercettazioni erano state affidate ad un soggetto estraneo alla Procura di Bari, ma l'affidamento era sprovvisto della necessaria autorizzazione.  Non so se ve ne rendete conto, ma dopo dieci anni ( i fatti risalgono al 2002) , dopo che i testi di quelle intercettazioni illegali sono stati tutti squadernati sui giornali ben noti ( appunto, La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto, L'Unità, ecc) , dopo che vite umane, carriere professionali, matrimoni, famiglie, carriere politiche sono state distrutte ed alcune - specialmente quella del Dr. Emiliano Michele, che da P.M. di quella inchiesta è passato a Sindaco di Bari ( senza che possa aver vantato una qualche esperienza in materia!) - addirittura COSTRUITE, ecco dopo tutto questo si viene a sapere che quelle intercettazioni sono illegali.  Possibile che un P.M., dico un Magitrato, ritenuto così preparato da essere stato ritenuto dalla sinistra ( PD)   addirittura meritevole della poltrona di Sindaco di Bari, ignorasse il tutto? Ma me la devo proprio bere?

Traggo da questo episodio alcune amare verità. La prima è che questa notizia è stata ignorata dai giornali che invece avevano con abbondanza pubblicato, spulciato tutte le intercettazioni illegali. Proprio quei giornali avevano suonato la grancassa utilizzando quelle intercettazioni illegali per distruggere vite, persone, famiglie, onorabilità, carriere, tutto e per costruire invece una bella carruiera nel PD di Michele Emiliano. Perché?
Si aspettano risposte. ( Ma io lo so, e da tanto tempo!).

Veniamo alla seconda verità. La Procura di Bari ha commesso non solo un errore ma addirittura un abuso, una illegalità, perchè ha incaricato per eseguire delicate intercettazioni , un soggetto non autorizzato.Questo abuso nasconde vari reati: dall'omissione di atti d'ufficio, alla violazione della privacy, ecc. Ma, in barba all'obbligatorietà della'azione penale, alla faccia dell'articolo 3 della Costituzione che prevede l'uguaglianza di tutti davanti alla Legge, in barba ad ogni principio di convivenza civile e di responsabilità personale di ogni azione, nessuno risponderà di tale abuso. E i danni di carriere stroncate, di matrimoni finiti, di aziende distrutte, di famiglie smembrate, di posti di lavoro disintegrati? Chi paga? Nessuno,perché  solo in Italia esiste una casta, quella dei Magistrati che, unica al mondo, gode della più totale ed immonda impunità.

Ancora, osservo un fatto: quelle intercettazioni assolutamente illegali ed abusive sono state , in quell'indagine, sempre ammesse nelle varie udienze preliminari,da GUP, da GIP ed altro. Solo ora, in sede processuale, quelle intercettazioni abusive sono state escluse. Ecco una prova evidente di come la Magistratura giudicante cerca di non contrastare mai la magistratura inquirente, anzi di come ne accolga prona  pure gli abusi ai danni del cittadino. Possibile che nessuno dei Magistrati Giudicanti non abbia controllato la legittimità di tutte quelle intercettazioni( dico centoventimila, mica una!) allegate all'inchiesta ? Tutti scemi costoro? Un errore può anche capitare? Ma che dite? Un errore? Questo è uno scempio del diritto e questo NON DEVE MAI CAPITARE E SE CAPITA CHI SBAGLIA PAGA. Ecco dunque alla luce del sole le storture che vengono a galla a causa della mancata separazione delle carriere fra Inquirenti e requirenti. Ecco manifestarsi anche con lampante evidenza come la mancanza di una legge sulle intercettazioni inquini lo scenario  italiano. Ci vuole dunque sia la separazione delle carriere sia  la legge sulle intercettazioni che anche la diretta responsabilità dei Magistrati per i danni da essi causati ai cittadini. Chi continua ad opporsi a qualsiasi riforma della Giustizia è ovviamente convinto che le cose stiano bene così come stanno, che va bene che un Magistrato commetta abusi,  che sputtani innocenti cittadini sulle prime pagine di giornali senza pagare una lira di danno, che va bene che un Magistrato di tale fatta si assicuri pure , grazie a partiti compiacenti e convinti che servendo il potenete se ne capti la benevolenza e se ne assicuri i resti del lauto pranzo, una ricca carriera politica. Di miserabili idioti che confondono l'odio per Berlusconi , di cui si nutrono e che da quei giornali viene prodotto a pieno regime, con una politica seria per il bene del Paese, non me ne frega nulla, si tratta di zavorra, di polvere,  di mota. Chi invece possiede l'uso della ragione e se ne sbatte del Signor Silvio Berlusconi ma guarda al supremo bene del Paese, rifletta bene su questa vicenda e spieghi come le eventuali sue controproposte avanzate siano in grado di evitare che questo scempio dello Stato di Diritto si ripeta e si moltiplichi, come un tumore.


UN COMANDAMENTO DIVINO CHE DIVENTA OGGI UNA COMPLICITA' CON CHI SPECULA SUO CLANDESTINI.

Davanti alla tragedia dei clandestini che invadono Lampedusa, davanti alla tragedia dei probabili profughi che scapperanno dalle varie terre dove stanno scoppiando guerre di potere ( Libya) e di rivolta ( Siria ed Egitto ), davanti alla tragedia del nostro Paese - e di Lampedusa in particolare - che da sola - l'Europa? Non pervenuta! - che sarà dunque assalito da questa orda di disperati, i nuovi falsi ed ipocriti puritani, i pusillanime che preferiscono recitare la comoda parte di quello che " accogliamo tutti!" facendo finta di dimenticarsi che poi, "" quei tutti", vanno a dormire sotto i ponti, vanno a delinquere, non trovano lavoro, vanno a lavorare per tutte le malavite , questi nuovi idioti di sagrestia, seduti al caldo delle loro belle case di proprietà acuistate granzie ai mutui che le banche hanno loro concesso con i soldi che noi tutti mettiamo in banca all'1% annuo, questi nuovi farisei recitano" Pur non essendo devoto, preferisco stare con quelli che dissero " avevo fame e mi deste da mangiare", con quelli che dissero " ero nudo e ni deste da vestirmi", con quelli che dissero " ero straniero e mi accoglieste"!  Povere anime belle! Non so se mi fanno pena o schifo. Intanto non mi faccio scappare l'occasione e rispondo subito loro " Non sono un ateo devoto nè un devoto non ateo, sono liberale ed anche io vorrei aiutare tutti, ma, contrariamente a voi, non sono un coglione. Nè come voi sono un demogogo o un cretino e capisco che la crisi migratoria è pazzesca . So che il nostro Paese ha dato sempre esempio di accoglienza umanitaria, ma so anche che qualsiasi popolo, non solo il nostro, ha timore e paura delle invasioni selvagge. Ma non per questo va criminalizzato, perché è ovvio temere invasioni selvagge dove i cretini vogliono concedere agli immigrati più guarentigie degli stanziali. on sono un coglione e ritengo che l'immigrazione per essere accetta, deve essere graduale, controllata, sicura. Sparare cavolate e chiacchiere in libertà in tema di solidarietà è facile, facilissimo , ma le vostre parole vuote e razziste ( perché fate entrare tutti e poi ne assistete un terzo ipocriti da strapazzo) sono solo una miserabile correità  con nquei banditi che sugli immigrati - mafie, scafisti ed " anche altro" - ci speculano alla grande. Per il futuro? Divido i clandestini dai profughi, vuol dire che una loro verifica deve essere eseguita. Allora, se il Diitto internazionale lo consente, difendiamo le nostre coste in acque extraterritoriali con apposite navi organizzate. I barconi evono essere controllati: se siamo in presenza di profughi li accogliamo nelle nostre navi. Se si tratta di clandestini essi vengono individuati e rifocillati su queste mavi e poi, sempre via mare, ripostati da dove sono partiti. Ed a questi fasi buonisti del cavoletto, a quelli che credono di liberarsi l'animo dando i venti centesimi al lavavetri- facendo finta di non sapere che i lavavetri sono parte di bande organizzate di malavita che li taglieggia - , a quelli he fingono di cantare " aggiungi un posto a tavola!" e fregnacce del genere, dico solo: siete talmente cretini da non capire che state facendo un gorsso favore ai mozzorecchi. Vergogna.

LE FOSSE ARDEATINE: PROPRIO EROI QUELLI CHE SI SONO NASCOSTI DAVANTI ALLE LORO RESPONSABILITA’ ED HANNO FATTO AMMAZZARE 335 INNOCENTI?




L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma nel mese di marzo del 1943 dalle truppe di occupazione della Germania nazista, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito a un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in Via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione. E così ci è sempre stato presentato. Ma è la verità vera o è la verità adattata al pensiero dominante? Esaminiamo i fatti.

Per l'esecuzione dell'attacco furono impiegati i Gruppi Armati Proletari centrali. Numerosi quindi furono i partigiani che parteciparono all'attentato. Il compito di far brillare l'esplosivo fu affidato al partigiano Rosario Bentivegna ("Paolo"), uno studente il quale il 23 marzo si avviò travestito da spazzino dal deposito gappista nei pressi del Colosseo verso via Rasella, con il carretto contenente l'ordigno. Dopo essersi appostato ed aver atteso circa due ore in più, rispetto alla consueta ora di transito della compagnia nella via, alle 15.52 accese la miccia, preparata per far avvenire l'esplosione , davanti a Palazzo Tittoni. Poco dopo l'esplosione due squadre dei GAP, una composta da sette uomini l'altra da sei, sotto il comando di Calamandrei Franco detto "Cola" e Salinari Carlo detto "Spartaco", lanciarono bombe a mano e fecero fuoco sui sopravvissuti all'esplosione Il Salinari ha in seguito testimoniato che i partigiani erano: Rosario Bentivegna, Carla Capponi Fernando Vitagliano, Francesco Curreli, Raul Falcioni, Guglielmo Blasi , Franco Calamandrei. Alcuni altri gappisti erano sistemati per coprirne la fuga. Nell'immediatezza dell'evento rimasero uccisi 32 militari tedeschi e 110 rimasero feriti, oltre a 2 vittime civili. Dei feriti, uno morì poco dopo il ricovero, mentre era in corso la preparazione della rappresaglia, che fu dunque calcolata in base a 33 vittime germaniche. Nei giorni seguenti sarebbero deceduti altri 9 militari feriti, portando così a 42 il totale dei caduti . Dunque 33 i soldati tedeschi rimasti uccisi sul posto dalla deflagrazione, due i civili italiani uccisi nell’attentato: Chiaretti Antonio , di anni 48 e Pietro Zucchetti di 13 anni .

La principale tesi sostenuta è quella della "rappresaglia cercata". È noto infatti che i tedeschi non avevano mai proceduto a rappresaglie di massa a Roma. Il comando dei Gruppo Armato Proletario, che era ben a conoscenza della disposizione sulla rappresaglia , prevista dalle leggi di guerra e del rapporto di dieci italiani per ogni soldato tedesco ucciso, decise dunque di intraprendere un'operazione di impatto talmente grave per scuotere l'intera città, per farla sollevare contro le forze dell'Asse, una vera azione politica della quale la popolazione romana nulla conosceva o sapeva.

Una tesi detta "complottista" invece - sostenuta da Giorgio Pisanò, Pierangelo Maurizio ed altri - è che, ben conoscendo le modalità con cui i nazisti selezionavano i fucilandi per le rappresaglie, il GAP avrebbe fatto arrestare progressivamente la maggior parte degli esponenti delle reti clandestine non comuniste o dissidenti attraverso una ben orchestrata campagna di delazioni, e quindi abbia proceduto all'attacco perché costoro finissero fucilati per rappresaglia.

Le controversie sulla modalità e sull'obbiettivo si orientano essenzialmente su questi punti:

1. L'attacco inutile: i 156 uomini della 11ª compagnia del III battaglione Bozen al comando del maggiore Hellmuth Dobbrick non erano nulla più che un reparto di polizia (ancorché dipendente dalle SS) formato da riservisti altoatesini che avevano optato per il Reich (tuttavia alcuni erano ancora cittadini italiani), impiegato a Roma con compiti di semplice vigilanza urbana. Pertanto il risultato dell'attacco sarebbe stato militarmente inutile.

2. Furono coinvolti anche civili italiani: l'esplosione non uccise solo trentatré militari tedeschi, ma anche due civili italiani (di cui un bambino di 13 anni), ferendone anche altri quattro (secondo altre fonti le vittime furono 7, o addirittura 10. La Cassazione tuttavia ha stabilito il numero in due ). Ai famigliari dei due civili morti nell'attacco non è mai stato riconosciuto alcun risarcimento dalla magistratura italiana, in quanto l'attacco è stato successivamente catalogato come legittimo atto di guerra.

3. Tanti hanno sostenuto che la rappresaglia si sarebbe potuta evitare. Molti hanno dichiarato che se i responsabili si fossero presentati entro 24 ore dall'accaduto, la rappresaglia sarebbe stata evitata. Ma allo stesso processo, Roberto Bentivegna aveva affermato che i tedeschi non hanno intimato la consegna dei responsabili . Invece vi sarebbe effettivamente stata una richiesta di consegna prima di effettuare il massacro. Tuttavia i tedeschi non attesero le canoniche 24 ore prima di dare inizio al massacro. Si deve sottolineare che la rappresaglia è stata evitata nel caso di Salvo D’Acquisto, che pur innocente si era accusato responsabile della morte di alcuni soldati tedeschi, mentre in un altro caso, quello di Giudice Vincenzo, nonostante egli si fosse consegnato, la rappresaglia era stata effettuata causando la morte di 71 persone, fra le quali molti bambini.

Comunque Rosario Bentivegna ed i suoi sono stati sempre accusati di non aver evitato la rappresaglia consegnandosi ai tedeschi. La sentenza della Cassazione del 2007 ha confermato il fatto che nessuna richiesta di consegna degli autori dell'attacco per evitare la rappresaglia fosse stata affissa dalle autorità di occupazione.

Davanti a 335 civili fucilati innocenti, Bentivegna e tutto il GAP e poi il PCI si rifugiarono sempre dietro un dito: quello fasullo della “richiesta scritta dei tedeschi”. Come dire: mancava un bollo tondo e quindi noi non ci siano consegnati. Una vergogna senza fine, una viltà senza fine. La festa della vigliaccheria, altro che storie.

Nel 1980, Marco Pannella affermò pubblicamente che, secondo le informazioni da lui raccolte, «gran parte dei quadri antifascisti e anche comunisti non direttamente organizzati dal PCI e lo stesso comando ufficiale della resistenza romana erano contrari all'ipotesi dell'azione terroristica»; sempre Pannella definì via Rasella come «un atto di terrorismo» paragonandolo ad un’azione delle Brigate Rosse.

Nel 1998 l’associazione dei familiari delle vittime di via Rasella, con l’alto patrocinio della Regione Autonoma del Trentino Alto Adige ha presentato ricorso contro i partigiani Bentivegna,Capponi e Balsamo, autori materiali della strage. La magistratura non ha riconosciuto alcun diritto di risarcimento ed ha definitivamente confermato la legittimità dell’azione partigiana. Segue l’elenco delle sentenze della Magistratura su Via Rasella:

1. sentenza del 20 luglio 1948, emessa contro Kappler e altri, il Tribunale militare di Roma escludeva la qualifica di rappresaglia all'eccidio delle Fosse Ardeatine, identificato invece come "omicidio continuato", negando però nel contempo la natura di legittima azione di guerra dell'attacco, in quanto non commesso da "legittimi belligeranti".



2. Con la sentenza n. 3053 del 19 luglio 1957, le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, si pronunciarono in tema di risarcimento del danno richiesto dalle vittime civili dell'attacco di via Rasella, stabilendo che «la lotta partigiana è stata considerata dalla legislazione italiana quale legittima attività di guerra», con conseguente improponibilità dell'azione risarcitoria proposta.



3. Con l'ordinanza del 16 aprile 1998, il GIP di Roma disponeva l'archiviazione del procedimento penale a carico di Bentivegna, Capponi ne Balsamo , iniziato a seguito di una denuncia presentata da alcuni parenti delle vittime civili dell'attacco. Il Giudice escludeva la qualificazione dell'atto come legittima azione di guerra, ravvisando tutti gli estremi oggettivi e soggettivi del reato di strage, altresì rilevando tuttavia l'estinzione del reato a seguito dell' amnistia prevista dal Regio decreto n° 96 del 5 aprile 1944 per tutti i reati commessi "per motivi di guerra ( Governo Badoglio I).

4. I 7 agosto 2007 la Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento inflitta dalla Corte d'appello di Milano al quotidiano Il Giornale per diffamazione ai danni di Rosario Bentivegna. La Corte, partendo dalla qualificazione dell'attacco come legittimo atto di guerra rivolto a colpire esclusivamente i militari occupanti, ha ritenuto che alcune affermazioni contenute in articoli pubblicati dal quotidiano milanese nel 1996, per i Supremi Giudici tendenti a parificare le responsabilità degli esecutori dell'attacco di Via Rasella e dei comandi nazisti nella causazione della strage delle Fosse Ardeatine, erano gravemente lesive dell'onorabilità personale e politica del Bentivegna. Le affermazioni del Giornale furono:

o che il battaglione Bozen fosse costituito interamente da cittadini italiani, mentre per la Cassazione facendo parte dell'esercito tedesco, i suoi componenti erano sicuramente altoatesini che avevano optato per la cittadinanza germanica.

o che i componenti del Bozen fossero "vecchi militari disarmati", mentre per la Cassazione essi erano soggetti pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e machinepistolen".

o che le vittime civili fossero sette, mentre per la Cassazione nessuno mette più in discussione che furono due.

o che dopo l'attacco erano stati affissi manifesti in cui si intimava ai responsabili dell'attacco di consegnarsi per evitare una rappresaglia ma, per la Corte l'asserzione trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attacco, e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta.

5. Il 22 lulgio 2009 la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Elena Bentivegna (figlia di Carla Capponi e di Rosario Bentivegna) contro il quotidiano Il Tempo che aveva pubblicato un articolo dove gli autori dell'attacco di via Rasella venivano definiti "massacratori di civili". La sentenza ha stabilito che l'epiteto utilizzato è lesivo della dignità dei partigiani e per questo diffamatorio, in quanto quello di via Rasella fu "legittimo atto di guerra contro il nemico occupante".

Nel 1950 alcuni congiunti delle vittime dell'attentato di Via Rasella e della successiva rappresaglia delle Fosse Ardeatine citarono in giudizio gli esecutori materiali del GAP e i membri della Giunta Militare del CLN romano Bauer, Amendola e Pertini sulla scorta dell'articolo 224 del Codice Penale. Il26 maggio 1950 il Tribunale Civile di Roma respingeva la richiesta di risarcimento.

Il ricorso in appello si concluse il 5 maggio 1954 con sentenza di conferma della ricusazione, nella quale la Corte d'Appello di Roma respingeva il ricorso affermando: "I competenti organi dello Stato non hanno ravvisato alcun carattere illecito nell'attentato di via Rasella, ma anzi hanno ritenuto gli autori degni del pubblico riconoscimento, che trae seco la concessione di decorazioni al valore. [...] Non vi sono quindi rei da una parte, ma combattenti".

L11 maggio 1957 la Cassazione - Sezioni Civili unite - con sentenza 3053 pubblicata il 19 Luglio 1957 dichiarò inammissibile il ricorso e concluse proclamando l'attentato di via Rasella "un legittimo atto di guerra", dal quale consegue l'improponibilità delle richieste di risarcimenti alle vittime civili dello stesso.

Il 16 aprile 1998, in seguito alle denunce presentate nel 1996 dai legali dei familiari di due delle due vittime civili dell'attacco partigiano, Francesco Iaquinti e Giovanni Zuccheretti, il GIP Maurizio Pacioni del Tribunale di Roma dichiarò che l'attentato di via Rasella non è stato "un legittimo atto di guerra" ma una strage perseguibile penalmente, concludendo con un procedimento di archiviazione poiché "l'attentato può essere configurato come una strage, ma rientra sotto l'amnistia emanata con il Regio decreto del 5 aprile 1944", in quanto il suo fine rispondeva all'obbiettivo di "liberare l'Italia dai nazisti". Una sentenza che provocò durissime polemiche.

I partigiani coinvolti nel procedimento - Rosario Bentivegna, Carla Capponi e Pasquale Balsamo - tuttavia ricorsero. Con sentenza della Cassazione Penale, Sezione I Penale n. 1560 del 1999: "Attentato di Via Rasella in Roma del 23 marzo 1944", la Corte stabiliva la cassazione dell'archiviazione per estinzione del reato per amnistia sostituendola con la non previsione del fatto come reato.

La solita Magistratura che ci impone anche questo: di onorare come gesto eroico una enorme vigliaccata. E i Caini , onorati, che campano alla grande riscuotendo favolosi risarcimenti dalle azioni intraprese contro chicchessia che ne metta in discussione l’onorabilità.

Decidete voi, da soli. Siatene capaci


Cannigione, mercoledì 30 marzo 2011

Gaetano Immè

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