Gaetano Immè

Gaetano Immè

martedì 15 marzo 2011

LETTERA APERTA AL GIP DI ROMA DR. FIGLIOLIA

Il GIP del Tribunale di Roma, Dr. Figliolia, ha dunque deciso che nel caso della svendita , ad un terzo del suo reale prezzo,  effettuata da Fini Gianfranco , quale responsabile di AN,  alla off shore " Printemps Ltd " ( che nascondeva Tulliani Giancarlo, fratello della compagna di Fini) della casa di Montecarlo, non vi sono gli estremi di alcun reato penale di truffa. Opposizioni ed altre considerazioni tecnico giuridiche, quali quella della prosecuzione della controversia nel campo civilistico, non mi interessano, perché di questo caso non interessava tanto il disdoro subìto dai militanti di AN e la loro possibilità di recuperare il danno subito perseguendo Fini in sede civile, quanto l'esistenza del reato penale in sè stesso, qualunque esso sia e il suo spessore politico.

La truffa è un reato previsto dall'art. 640 del nostro codice penale ed è un esempio di reato a forma vincolata. È definita come attività ingannatoria capace di indurre la parte offesa in errore attraverso artifici e raggiri per indurla a effettuare atti di disposizione patrimoniale che la danneggiano e favoriscono il truffatore o altri soggetti, procurando per quest'ultimi un profitto corrispondente al danno inferto alla vittima. È un reato a dolo generico e di evento, cioè si consuma nel momento della verificazione dell'evento dannoso per la vittima e proficuo per il reo.

La decisione assunta ieri  dal GIP Dr Figliolia esclude che nel caso si possa ravvisare una " truffa" ai danni dei dolenti, ma semmai un danno patrimoniale. Questa decisione, spiega il GIP Figliolia,  è stata assunta per il fatto che - come in tempi non sospetti questo blog aveva già preconizzato - i partiti politici, come era AN all'atto della cessione incriminata, godevano di una apposita legge che permetteva ai  loro Segretari di assumere tali decisioni senza consultare gli associati, avendone i necessari poteri. Ne deriva, secondo il GIP Figliolia che " nel comportamento degli imputati ( Fini e Pontone) non sono raffigurabili  gli estremi del reato di truffa....perché non si è verficata quella falsa rappresentazione della realtà che si richiede perché sussista il reato di truffa". Contesto tale decisione perché, obbietto al GIP Figliolia, non era in discussione se Fini avesse o non avesse i poteri per cedere l'immobile, perché che ne avesse i poteri lo aveva già da tempo stabilito la legge prima citata che equipara i partiti politici alle associazioni semplici. Questo lo sapevamo già, non c'era bisogno che si disturbassero né il Dr Ferrara, né il P.M. di turno né il GIP Dr Figliolia. Il vero problema dunque
" tecnico penale" non è stato assolutamente né affrontato né risolto e consiste proprio nelle circostanze successive alla sicura pienezza dei poteri necessari posseduta da Fini al momento della prima cessione e che hanno certamente "  tentato di offrire una falsa rappresentazione della realtà" ( prerzzo e compratore) che integrano invece il reato penale.

Come mai l'atto di  vendita ha  indicato un prezzo molto al di sotto del suo valore reale? Come mai la vendita è stata fatta a favore di una socetà off shore che copriva col segreto blindato il nome di Giancarlo Tulliani ? Come mai l'acquirente ha sentito il bisogno di effettuare, dopo soli due o tre mesi dalla vendita da AN alla Printemps Ltd, una seconda vendita dalla Printemps Ltd ad altra off shore caraibica che è servita incontrovertibilmente a nascondere meglio sempre lo stesso nome, quello  di Giancarlo Tulliani? Ed è proprio così pacifico, Dr Figliolia,  che tutti questi " movimenti" , quantomeno sospetti, non integrino invece proprio quegli "artifici e raggiri per indurre AN  ad effettuare atti di disposizione patrimoniale che la danneggiano e favoriscono il truffatore o altri soggetti, procurando per quest'ultimi un profitto corrispondente  al danno inferto alla vittima" e quindi una vera truffa ? E, se così non fosse, per quale arcano e non svelato motivo le parti sono ricorse a tutti questi  pur costosi marchingegni invece di effettuare una diretta e lineare vendita dell'immobile da AN a Giancarlo Tulliani? E, sopra tutto, perché la Magistratura si é ben guardata dal passare al setaccio tutti questi marchingegni , non degnandoli d uno sguardo o di un interrogatorio?

Il ricorso alla prima società off shore è servita per nascondere l'identità del beneficiario della vendita a prezzo straciato. Perché questa necessità? Perché tanta volontà di nascondere il nome del beneficiario? Perché questo beneficiaro era un " famiglio" del cedente ( Fini ) il quale dunque avrebbe avuto , nella stipula di quel primo atto, un conflitto di interessi  materiale ed etico immenso. Fini avrebbe dovuto astenersi dal compiere quell'atto,  se avesse voluto veramente rispettare le regole e la legalità che sempre invoca ma solo per gli altri ?. Poteva semplicemente ricorrere ad una semplice " procura speciale " . Perché Fini non lo ha fatto? Perché Fini ha consapevolmente venduto sotto costo alla off shore la casa proprio per farne godere il cognato e per non farne godere i proprietari . Perché dunque, Dottor Figliolia, questo " artificio" non é stato da Lei verificato ed approfondito sotto il profilo penale , visto che da tempo ormai i documenti necessari sono arrivati sia da Montecarlo che da Santa Lucia? Non si dica che resta la possibilità del processo civile, perchè il processo civile é sempre stata una soluzione a disposizione dei truffati, mentre in questa sede, anziché non richiesti suggerimenti per altre procedure, i cittadini chiedevano un completo e sereno esame penale di tutti questi marchingegni. Il che, mi sia consentito, non c'è stato.

Il ricorso ad una seconda compravendita, dopo appena tre mesi dalla prima  è un altro tassello importante. Perché questa successiva vendita ad un prezzo leggermente maggiorato rispeto al primo  ma sempre ridicolmente basso ? Cui prodest ? Per quale motivo é stato rogitato? E' pacifico che di questo secondo atto Fini poteva anche disconoscere l'esistenza, mentreinvece  le sue pubbliche dichiarazioni  provano che ne conoscesse perfettamente l'esistenza. Questo secondo atto è stato eseguito solo per uno scopo,  tutto di diritto italiano: per creare, proprio con il successivo passaggio di proprietà, la figura giuridica del " terzo proprietario in buona fede" contro il quale ovviamente non possono essere esperite valide revoche salvo che non sia provato che questo terzo fosse a conoscenza dello scopo  dell'atto. Insomma un atto per " salvare " Tulliani Giancarlo da temute azioni revocatorie. Se non c'era nulla da nasconderem dunque, perché questa paura ? Perché questa necessità? Ma dal momento che il
" responsabile" ed il " beneficiario" della prima off shore ( la Printemps Ltd) e della seconda ( la Tamara Ltd) sono sempe la stessa persona ( Giancarlo Tulliani ), come mai la Procura di Roma e lo stesso GIP non ha ritenuto "fittizia" la seconda vendita effettuata propro in frode ai danneggiati ? Non costituisce questo forse un evidente " artifizio" che favorisce il presunto truffatore , procurandogli un profitto ( essere considerato un terzo in buona fede) pari al danno inferto alle vittime ( restare escluse dala revocatoria)?
La Procura di Roma non ha voluto dare risposta neanche a questa semplice richiesta. Si crede ancora che la Legge sia uguale per tutti e che l'azione penale sia obbligatoria, signor GIP Figliolia ? La miglior risposta che posso dare a queste disperate domande di giustizia (negata) è che la Legge è ugule ( quasi) per tutti e che l'azione penale è ( quasi) obbligatoria,  meno che per gli amici. Il GIP come ogni Magistrato deve rispondere solo alla Legge, non è tenuto a spiegare a questo blog nulla. Basta ed avanza la motivazione della decisione .

Ma è proprio la motivazione di questa archiviazione che non mi soddisfa e che giudico assunta dal GIP con argomentazioni che hanno il difetto fondamentale di " esprimere un libero convincimento del giudicante". Ma un vero Stato di Diritto la deve piantare  di tollerare  sentenze non assunte oggettivamente e che provino il reato " oltre ogni ragionevole dubbio", ma decisioni derivanti da convincimenti personali dei Magsitrati. Ne soffre la certezza del diritto e così viene smontata e dissolta la fiducia del popolo nell casta magistrale che sforna decisioni che cozzano contro elementi  e prove di reato sottostimate e nascoste, casta che contemporaneamente ha anche la tracotanza di scendere  in piazza per conservare medioevali privilegi ed indebite immunità ormai ridotte ad evidenti rivoltanti impunità.



IL GIAPPONE E LA SUA LEZIONE

Le notizie provenienti dal Giappone sul rischio di disastro nucleare smuovono  apprensione e preoccupazione nel nostro paese ed alimentano  la annosa e stucchevole  polemica sul ritorno a questo tipo di energia . Ritorno che, pur essendo stato deciso dal governo, non ha ancora avuto una applicazione concreta per il semplice fatto che  ha sulla testa la spada di Damocle del referendum abrogativo da celebrare nel prossimo giugno 2012.Nel nostro bel paese ogni vicenda diventa pretesto per la solita lite di cortile- la solita " curtigghiarata"si dice in siciliano -  tra le forze politiche in campo. Il principale ammonimento che ci viene da quel martoriato Paese , infatti, non dovrebbe riguardare il problema del nucleare. A devastare il territorio del Sol Levante ed a provocare una ecatombe di quasi quindicimila morti non è stato l’incidente e le esplosioni che si sono verificati in centrali nucleari vecchie di quarant’anni.Sono stati, al contrario, un terremoto di eccezionale potenza distruttiva ed uno tsunami ancora di più eccezionale e devastante. Almeno per il momento, in sostanza, la contaminazione radioattiva ha colpito solo alcune decine o centinaia di persone. L’onda del maremoto seguita alle ondate sismiche ha invece avuto lo stesso effetto provocato nel 1945 dalle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Un'ecatombe.

In Italia,  un paese caratterizzato da un territorio per il novanta per cento esposto a rischio sismico, la tragedia  del Giapponese dovrebbe far ricordare il terremoto del L’Aquila e quelli , meno recenti  dell’Umbria, dei Friuli, dell’Irpinia, del Belice. Dovrebbe risvegliare la memoria del terremoto e del maremoto che distrusse Messina all’inizio del novecento e fare scattare l’allarme sul rischio di un possibile  risveglio del Vesuvio. sulle cui penndici è stato costruito di tutto.  Dovrebbe, in pratica, imporre  il problema che il novanta per cento delle città italiane sono costruite senza tenere in alcun conto dell’esistenza di simili pericoli. Una colpa antica ed innegabile. Questo significa che sottovaluto il rischio nucleare? Significa invocare  un dibattito meno emotivo e più realistico possibile. Non dominato dalla speculazione politica o dal pregiudizio ideologico ma caratterizzato da almeno un minimo di realismo e di concretezza.Si tratta, in pratica, di discutere non se procedere o meno al ritorno del nucleare , ma su come le pochissime centrali, che potranno essere realizzate nel quadro di una politica energetica capace di prevedere le energie alternative, dovranno assicurare la massima sicurezza. E, soprattutto, si tratta di incominciare ad affrontare il tema della messa a norma antisismica del territorio nazionale partendo dalle zone a più alto rischio. Sappiamo che non esistono le risorse finanziarie per mettere in sicurezza l’intero paese. Ma si deve pur cominciare.Magari dalla stessa ricostruzione de L’Aquila o da quell’area vesuviana dove la speculazione , l’abusivismo, la " camorra"  hanno creato le migliori condizioni per disastri futuri e dove pensare a soluzioni alternative pare letteralmente impossibile.

LA  STRANA RIVOLTA IN LIBIA

Ma siamo proprio sicuri che quella libica sia una vera rivoluzione popolare? Che fine ha fatto la guerra di Libia? Parliamo della guerra in Tv e sui giornali , come l’avevamo vista prima sia al Cairo e sia a Tunisi. In Libia una guerra televisiva strana, diversa, subdola, non spiegata, reticente. La guerra libica stava sbiadendo , mano a mano che Muhammar riprendeva a vincere e i ribelli a scappare Ebbe allora inizio, su Sky, su Al Jazeera, Al Arabja, sui nostri telegiornali una sorta di ritirata strategica direttamente proporzionale alle velleitarie dichiarazioni di Sarkozy, proponitore di  bombardamenti mirati, e alle contraddittorie decisoni  del Presidente  USA Barack  Obama, disponibile a tutte le opzioni, capirai che novità dal campionissimo del " maanchismo mondiale".Sotto questa spinta anche in Italia, s’è diffusa la febbre della delegittimazione del dittatore , combinata con la paura per il petrolio e per le ondate migratorie denunciate da Maroni a un’Europa non in vena di risposte responsabili e sopra tutto solidali. In questo caso la Tv è stata lo strumento principe nell’illustrare la tragica odissea di barconi di derelitti presso le spiagge dell’assediata  Lampedusa:Guerra di cifre. Sovvenivano nomi leggendari di un secolo fa, della spedizione italiana in Tripolitania e Cirenaica: Bengasi, Tripoli bel suol d’amore, Misurata, Tobruk. Una nomenclatura da " faccetta nera...".

Sembrava tutto fatto, tutto sistemato: il Rais in fuga, i ribelli al potere, sopa tutto  il petrolio al sicuro. Sembrava. Tanto più che Europa, Onu, Lega araba ecc assumevano, a parole, decisioni sempre più dure, sempre più gravi: contro Muhammar Gheddafi.Dominava e domina la classica confusione dell’Occidente che già dalla vicenda tunisina e poi egiziana aveva avuto un approccio superficiale e privo di serie proposte circa la democrazia, la libertà, i diritti civili ecc.Adesso, con la Libia, la comprensione di una rivolta che doveva risolversi in una settimana si traduceva in sanzioni, minacce, rotture di amicizie, in atteggiamenti liquidatori sullo sfondo di una drammatica incapacità della nostra intelligence di capire quello che bolliva e bolle in pentola, senza dunque capacità preventive.

Si riconosca, almeno, il governo dei ribelli di Bengasi, il loro comitato o Consiglio nazionale di transizione, aiutiamoli. Forse, vedremo, se ne parlerà. E quando la Lega araba chiede all’Onu la “no fly zone”, gli aerei gheddafiani hanno bombardato le città e i porti (Brega) in mano ai ribelli e puntano su Bengasi.
Destino: alla sua periferia è stato ucciso un cameraman di Al Jazeera. Da ieri le Tv,tutte, prendono atto che sta vincendo il Rais anche se i servizi sono a volte confusi e non si capisce chi sia a favore e chi contro. Non si capisce chi siano i ribelli, che cosa vogliano, che cosa rappresentino, che rivoluzione interpretino e, sopratutto, da chi prendano tutte quelle armi.Ma, soprattutto, nessuna proposta dall’occidente , dall’Italia e sopra tutto dall'Europa,  di vincolare eventuali contributi ad un impegno a dar vita finalmente ad  uno stato veramente  laico, con la separazione dei poteri, senza teocrazie o aristocrazie , obbediente  ai diritti dell’uomo ecc. Si avvicina, in mancanza di fatti nuovi, il redde rationem di Gheddafi nei confronti dei ribelli abbandonati al loro destino, di Gheddafi nei confronti degli Usa, dell’Europa e dell’Italia.

E adesso che gli diciamo a Muhammar? " Che amo sbajato"?


Roma martedì 15 marzo 2011

Gaetano Immè

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