Gaetano Immè

Gaetano Immè

domenica 27 marzo 2011

MA PERCHE’ DOBBIAMO SOPPORTARE UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COSI’ UNCERTAIN TO LEAD MY COUNTRY ?


Sì, va bene, lo sapete, lo sapete come chi sta al Colle non goda, da parte mia, se non di una minima apertura di credito culturale-istituzionale- politca, apertura di credito che pure – è la Costituzione che parla, non il sottoscritto – dovrebbe essere richiesta “ a pena di decadenza” per chi deve rappresentare “ la Repubblica” e quindi “ tutti “ gli italiani. Il rispetto invece, sì, certo, il rispetto lo impone la buona educazione; la stima – che è cosa assai diversa – invece, uno se la deve conquistare con i fatti concreti, sul campo, senza pretenderla o imporla con Decreto o con Legge . Il” rispetto “ è “dovuto senza se e senza ma”; la “ stima”è come l’amicizia o l’amore, non li compri, né li conquisti piazzandoti sulla cadrega del Colle autorizzato da i voti dei soli tuoi compagni di partito , senza avere il minimo rispetto per quella maggioranza silenziosa degli italiani che mai  in passato lo ha votato ad una carica istituzionale di tale livello. Dunque niente di personale, ci mancherebbe altro, ma la via della stima è lunga, infinita e, soprattutto lastricata di fatica e di dolori, di revisionismo e di mea culpa, di richieste di perdono e di umiliazioni da sopportare , delle quali cose dal 2006 non v’è traccia alcuna da parte dell’affittuario ad iniquo canone del Colle. Invece troppo spesso questo dirimpettaio della Corte Costituzionale dimentica il suo ruolo “ super partes “ e cede “ al richiamo delle sirene “ e “ della foresta”, al richiamo, insomma, di chi l’ha messo al Quirinale con i soli propri voti. Ora , dopo la imbarazzante nota del Quirinale sull’On. Saverio Romano, ma chi diavolo mai vorrebbe stare al posto del P.M. di Palermo che dal 2003 indaga sull’Onorevole Romano per “ concorso esterno in associazione mafiosa” e che dal 2009, non essendo riuscito, dopo sei anni di indagine. a trovare , nella rete a strascico delle indagini e delle intercettazioni, alcuno spunto concreto al quale impiccare l’On. Romano , ne ha chiesto al GIP l’archiviazione? Pensate: un P.M. di Palermo che può decidere la sorte di un Ministro del Governo Berlusconi! Proprio nel momento in cui questo Governo vorrebbe realizzare la riforma costituzionale della Giustizia! C’è il ruolo di “martire” a portata di mano, accidenti! Un secondo e, hoplà, eccomi nell’Olimpo dell’antiberlusconismo della Magistratura, io, piccolo P.M. che vivo a Palermo – mica cazzetti! - e che da domani potrei sedere vicino ai Di Pietro, ai De Magistris, ai Violante, ai Tedesco, ai Maritati, andare in televisione dai Santoro, dai Floris, dai Fazio, magari insieme ai Saviano… Scelgo o non scelgo di abbandonare la magistratura e di seguire l’esempio dei tanti , dedicandomi ad una carriera politica trionfale grazie agli scalpi di Romano e del Cavaliere? Complimenti al Quirinale, allora! Bel messaggio mafioso che il Boss della Giustizia ha inviato a questo P.M.! Se voleva mettere in imbarazzo e sulla graticola un magistrato nell’esercizio delle proprie funzioni c’è riuscito in pieno.


LA CORTE COSTITUZIONALE MARAMALDEGGIA SUL PARLAMENTO, MA, NELLA SUA ARROGANZA, NEANCHE SI ACCORGE DI AVERE FORNITO PROVE FUMANTI A FAVORE DELLA RIFORTMA DELLA GIUSTIZIA!

La Corte Costituzionale ha dato torto al parlamento italiano in tre distinti casi di declaratoria di insindacabilità per opinioni espresse da Lino Jannuzzi, Francesco Storace e dallo scomparso Costantino Belluscio . Alla Corte piace evidentemente “ vincere facile” così come “ le piace assai assai “ avere il coltello dalla parte del manico. In una sola seduta, con le sentenze 96, 97 e 98 la Corte ha dato torto al parlamento italiano in tre distinti casi di declaratoria di insindacabilità per opinioni espresse da due senatori, Lino Jannuzzi e Francesco Storace, e da un vecchio deputato, da tempo scomparso, Costantino Belluscio ( tre personaggi dunque del centrodestra ) nei confronti di altrettanti noti esponenti della magistratura italiana: rispettivamente Giancarlo Caselli, Henry John Woodcock e Salvatore Senese. Particolarmente grottesco quest’ultimo caso: le opinioni di Belluscio su Senese erano già state dichiarate insindacabili nel 1987, quando era in corso la causa penale per diffamazione, ma poi nel 2000, quando, caduto comunque in prescrizione il reato, il magistrato Senese ( che , guarda caso, era uno dei capi storici di Magistratura democratica ) intentò furbescamente la domanda civile di risarcimento. Nel frattempo Belluscio è anche morto, ma la causa davanti alla Consulta è andata avanti lo stesso: per stabilire il punto e farsi dare ragione.  Intendiamoci, i casi di cui si parla sono tutti e tre diversi e potrebbero anche avere una corretta pretesa risarcitoria da parte dei magistrati querelanti, che hanno tutte le ragioni per sentirsi diffamati. Jannuzzi ad esempio accusava implicitamente Caselli in un articolo su “Il Giornale” del 3 maggio 2004 di non avere voluto indagare e interrogare Tano Badalamenti durante le fasi del processo Andreotti. Storace accusava Woodcock in un’intervista a “La Repubblica” del 19 giugno 2006 di avere propalato gossip contro l’allora An “per vendicarsi su di noi”, nell’ambito dell’inchiesta che portò in carcere per la seconda volta nella sua vita l’ex erede al trono Savoia. E Belluscio, addirittura, subito dopo la liberazione del generale Dozier nel 1982, era stato l’autore di una serie di articoli tra l’agosto ed il novembre 1982, sul periodico “Ordine Pubblico”, in cui il magistrato Salvatore Senese veniva impiccato alla frase da lui pronunciata secondo cui “il disprezzo per le istituzioni è ormai entrato in molte coscienze democratiche”. Belluscio paragonava questo tipo di atteggiamenti a quelli della predicazione delle Brigate rosse. Non aveva torto neanche lui, ma gli estremi per una denuncia per diffamazione sussistevano quindi ed in tutti e tre questi casi. Dove è però quello che non mi convince? Nel fatto che i giudici giudicanti o “de quo”, sollevano sistematicamente conflitti di attribuzione tra poteri dello stato ogni qual volta un Magistrato , loro collega della pubblica accusa, è la parte lesa, civile o penale, in un procedimento per diffamazione. Capito la furbata ? E puntualmente, con una media del 100% dei casi, la Corte Costituzionale annulla le delibere di insindacabilità, restringendone sempre di più l’ambito , fino al caso ultimo quando la Corte ha deciso che la “ insindacabilità” del politico se quanto da lui dichiarato sui Magistrati “ fuori” dal Parlamento sia stato anche detto o scritto “ dentro” le aule del Parlamento. Se questa è libertà d’espressione e di parola Prescindendo ora dai tre casi esaminati e decisi ieri, questo significa che per proteggersi dalle vendette dei magistrati, i politici che osassero criticarne atteggiamenti o dichiarazioni, devono comunque citare se stessi, possibilmente portandosi appresso una copia dello scritto stenografico parlamentare del loro intervento in aula, di modo che non vi sia alcuna differenza tra quanto detto o scritto in aula e quanto propalato all’esterno di essa. Giuridicamente parlando una simile giurisprudenza è una vera e propria follia ed un vero e proprio bavaglio alla libertà di espressione e di pensiero: perché se da un lato garantisce il cittadino, e quindi anche il magistrato, dalla eventuale prepotenza verbale di un politico, dall’altra parte , in migliaia di altri casi, conferisce a un magistrato “querelante penalmente “ o “ citante civilmente “, il famoso “coltello dalla parte del manico ” di cui sopra. Alla prossima occasione, suggerisco agli Onorevoli interessati di eccepire anche l’incostituzionalità delle decisioni della Corte su tale argomento per palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge. Torna ora utile sottolineare anche che questo stato di cose è una importantissima freccia nella faretra della separazione delle carriere dei magistrati, per evitare anche solo il sospetto che la “colleganza” spinga i giudici a sollevare conflitti davanti alla Consulta (sapendo anche che li vinceranno nel 100% dei casi) quando la parte offesa è un Magistrato. Ma a pensarci bene questi fatti potrebbero anche essere tramutati e letti come un altro formidabile argomento per chi vuole, come reclama questo blog, restituire alla Costituzione il suo originale articolo 68 relativo all’immunità parlamentare, così come licenziata dai padri costituenti.


UNA LEZIONE DI CIVILTA’ E DI MANIERE ISTITUZIONALI E NON DA POSTRIBOLO

Loro neanche ci hanno pensato, neanche ci arrivano a pensare come quel gesto di Sandro Bondi li abbia marchiati a fuoco come “ politici miserabili”. Perché, voi chiedete? Perché Sandro Bondi non ha dato solo le dimissioni perché ingiustamente accusato di colpe non sue – cosa ordinaria nella sinistra italiana, compreso Napolitano, a cominciare dalla Cederna - ma perché quel suo gesto , che poteva benissimo evitare, è un rifiuto di scendere nel postribolo nel quale ci costringono a vivere i parlamentari della sinistra. Certo, anche il centrodestra poi ci mette del suo, ma se devi rispondere alle male parola ed agli insulti alcune volte puoi anche esagerare. E così dal cilindro dipietresco è uscito fuori ieri un bel “coniglio” per indicare Silvio Berlusconi e un assai poco delicato “giullare” indirizzato al ministro degli Esteri Franco Frattini. Poco male. Solo poco tempo fa lo stesso premier, sempre dall’ex magistrato, era stato definito “stupratore della democrazia”. Di Pietro! Pensare che possa avere la parola in Parlamento un soggetto del genere mi sconforta. Mi chiede anche di andare a votare per alcuni referendum. Mi chiede? Sono io che intimo a lui , da me anche mantenuto, di dirci che cosa abbia mai fatto perché abbiano attuazione in Italia altri referendum che noi abbiamo già votato e vinto alla grande , come quello sulla responsabilità dei giudici, come quello sulla privatizzazione della RAI, quello sul voto di preferenza, tanto per fare solo tre domande. Oppure “psiconano” da Beppe Grillo o più semplicemente “nano” da Marco Travaglio, il quale quotidianamente dalle colonne de Il Fatto gli dà del mafioso o del “baciaculo” di Gheddafi. Ma, in fondo, Travaglio così , con una disarmante tenerezza, tradisce come il baciare i culi altrui sia per lui un inconfessato sogno erotico , che diventa un’offesa con la quale disprezzare il nemico: è come il gay che crede di offendere a morte l’avversario affibbiandogli il famoso epiteto sciasciano di “pigliainculo” o come quelle tante donne che han fatto carriera “sotto le lenzuola “, ma che amano poi lapidare Ruby dandole della “puttana” e così via. Una sorta di “ transfert” freudiano. Travaglio, che era aduso andare in vacanza con un amico ultra mafioso e che amava farsi fotografare bello abbronzato vicino al suo amichetto “baciamuimmani!” , proprio perché affetto da tale sindrome, crede di uscire dal suo ghetto intellettuale dando a più riprese al Ministro Frattini dell’ “attaccapanni abbronzato”. La botte da il vino che ha. Nessuna querela, nessuna condanna, però. Questo è il mondo politico attuale. Quello della “vajassa” gridato dalla Carfagna alla Mussolini o della mortadella esposta in Parlamento dall’aennino Nino Strano al momento della caduta del governo Prodi. Per tacere degli insulti volati durante l’ultimo voto di fiducia. Certo, l’insulto c’è sempre stato, ma ultimamente il fenomeno sembra in costante crescita. Non soltanto per il linguaggio di Di Pietro che sullo stile “ del Maresciallo Giraldi e Bombolo “, interpretato dal grande Thomas Milian e dallo stesso Bombolo ha fondato il suo successo. Qualcosa è cambiato, in peggio, se nella classifica delle volgarità dei vip 2010 realizzata dall’A.di.co. (Associazione difesa consumatori) a stravincere è la classe politica tra “bunga bunga” e mascalzoni vari. Certo, guardate chi diavolo è stato fatto entrare in Parlamento! Eppure appena tre anni fa – Berlusconi ci sta in Parlamento da quattordici anni - nella top ten dell’insulto politico stilata dal quotidiano inglese Times noi italiani eravamo presenti solo grazie a Romano Prodi e alla suo “Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni”. Detto da chi si mette in contatto con l’aldilà nelle sedute spiritiche, è una sciccheria. Comunque poca roba rispetto a Lord St John of Fawsley che di Margaret Thatcher disse: “Quando parla senza pensare, dice ciò che pensa”. Adesso gli inglesi potrebbero venire a lezione da noi che sull’insulto abbiamo fondato la propaganda politica e – di conseguenza – non ci meravigliamo più nemmeno per un “giullare” gridato ad un ministro della Repubblica.


SULL’ACCOGLIENZA , UN CAOS INCREDIBILE

Lampedusa è un’isola “ italiana” dove ci vivono cinquemila “ italiani” e dove i clandestini sbarcano a migliaia in cerca di una vita migliore. Sul problema dell’accoglienza c’è troppa confusione perché nella politica italiana ci sono troppi Pinocchietti che cambiano idea ad ogni “ stormir di gonna, anche usata e pluriproprietario ” come Fini, che prima firmano anche Leggi per regolarla e poi se ne sbattono e cambiano bandiera al grido “ meglio un pelo di fica che una coerenza politica !” O come la voce della Chiesa che cristianamente non può che invocare la solita utopistica “ avanti tutti “, ma che si guarda bene da mettersi le mani in tasca ma pretende pure che siamo noi a pagare le spese che lei invoca! Oggi voglio parlare anche di questi clandestini perché c’è qualcosa che non mi torna nei telegiornali. Vedo questi poveri clandestini, sento che non hanno da dormire e da mangiare, ma vedo che hanno pagato due o tremila euro agli scafisti, che hanno tutti telefonici bellissimi, che parlano al telefono a josa, gli abiti sono decenti se non proprio griffati e soprattutto le loro parole! Ma li avete sentiti! “ Ci dovete dare da mangiare!”, “ ma neanche una casa o un pasto ci date!”, insomma ogni intervista una pretesa. Intanto i lampedusani “ italiani” che pure offrono gratuitamente beni ed assistenza a questi clandestini, hanno casa loro invasa , la città e l’isola sporcata, hanno rovinate le attività economiche dell’isola. Ma a loro, chi ci pensa? Nessuno, ma intanto si fa strada l’idea, invece, di offrire 1.500,00 euro ad ogni clandestino che accetti di tornare immediatamente da dove è venuto. Una spesa enorme per le nostre risorse economiche, una misura che si presta a varie interpretazioni. Ridicola quella di D’Alema di ieri che con la sua aria giullaresca da “ io sono felice d’essere stato comunista e vivo nel Paese dei Campanelli” ha detto al telegiornale che “ ..l’Italia è un Paese talmente ricco ( testuale!) che non può avere remore nell’accogliere dieci – ventimila persone…”. Abbiamo così scoperto che gli italiani arrivano anche alla sesta settimana del mese, dopo che per anni ed anni lo stesso D’Alema ci addolorava ogni sera che gli italiani non arrivavano neanche alla terza settimana del mese. I conti poi sono tutti sbagliati. Perché solo per ora si tratta di quindici/ ventimila clandestini, ma le premesse fanno tremare le vene ai polsi. A sostegno della proposta c’è da dire che le risorse sono quelle della UE, ma se questo attenua la riserva che così facendo potremmo assistere a svariati “ andata e ritorno” da 3.000,00 Euro a botta ( e come li identifichi i clandestini?) con “ magno cum gaudio” degli scafisti e della nostra malavita, resta ancora il quesito iniziale: ma ai lampedusani chi ci pensa? Stiamo lasciando solo il Sindaco De Rubeis non solo contro questa massa di diseredati, contro questa massa di problemi ma anche con i Magsitrati che lo stanno addentando perché “ scrivere non s’orina sui muri e non si fanno i bisogni corporali in piazza” è – lo dicono questi Magistratoni – una espressione razzista se indirizzata ai clandestini. Caro De Rubeis, lasci pure allora che questi disgraziati defechino ed minzino ovunque: poi prenda il P.M. che l’ha accusata e lo porti a Lampedusa , a raccogliere tutto quello che hanno permesso ed ordinato .

MA LO AVETE SENTITO BERSANI DIRE CHE…

Ma lo avete sentito Bersani, quello del PD? Quello che, ipse dixit, con quell’aria “ seria ma non grave”( ma decisamente da barzelletta ), straparla che vuole proporre la “ sospensione del Trattato italo libico”? Si tratta di gas e petrolio, di riscaldamento, oltre che delle questioni del pattugliamento e degli investimenti. Da un punto di vista giuridico si tratterebbe di un’iniziativa unilaterale che potrebbe esporre il nostro Paese ad azioni unilaterali ritorsive inimmaginabili. Senza poi dire che nel Trattato ci sono fior di aziende italiane, fior di lavoratori, ecc. E, Bersani ci dica, ci dica, ma come potrebbe riscaldare l’Italia ? E’ sconsolante, ma costui, obnubilato dall’odio e dall’invidia contro Berlusconi appartiene disgraziatamente a quella gentarella ( tanti nel PD, troppi) malata di pregiudizio da frustrazione ed è assolutamente incapace di partorire un’idea che sia una che vada per il bene del Paese anziché contro il solito Berlusconi.

Cannigione ,domenica 27 marzo 2011

Gaetano Immè

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