Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 4 marzo 2011

SCUOLA PRIVATA E PUBBLICA

Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica hanno suscitato un gran numero di commenti. Qualcuno, ideologizzato a sinistra, ha pensato bene di limitarsi a rispolverare il vecchio e consunto slogan “il governo vuole favorire la scuola privata " ritenendo con queste povere parole di aver chiuso il discorso , spingendo così il ministro della Pubblica Istruzione a dovere precisare che “nessuno vuole privatizzare la scuola” ed inducendo anche il cardinale Bagnasco ad intervenire per sottolineare che  “ci sta a cuore la formazione a tutti i livelli”. Nessuno che abbia però ricordato che è la stessa Costituzione italiana a definire la discussione con tutti i suoi articoli dal numero 29 al 34, non a caso posti nel " Titolo II" dei " Diritti e doveri dei cittadini".

Questo tipo di commenti insulsi e stereotipi  non coglie affatto la natura del problema. Il dilemma non è “scuola di Stato o scuola privata” ma “scuola seria o scuola poco seria”: una scuola efficiente che riesca a formare in modo moderno e adeguato gli studenti è sempre pubblica non perché " di proprietà dello Stato" e quindi di " natura collettiva" e comunisteggiante - come vorrebbero i fautori di sinistra - ma solo perché "fornisce un servizio d’interesse generale ".Non importa se sia gestita da privati o dallo Stato. Spero che sia chiarissimo il messaggio, lo spirito che mi muove . Lo rendo ancor più esplicito sostentendo che " una scuola che non forma adeguatamente gli studenti " è certamente "privata" perché, anche se fosse gestita dallo Stato, farebbe solo l’interesse di insegnanti incapaci e di studenti svogliati,  a danno e scapito dell’interesse generale, servendo solo da  inutile contenitore ( al quale malauguratamente si affidano inutilmente i nostri figli e nipoti per dodici lunghissimi anni e per sei ore al giorno !) dove si reitera ogni giorno un vero e proprio reato di " truffa ai danni della popolazione" che consente  ad insegnati incapaci di incassare uno stipendio immeritato  ed  studenti immotivati ed ignoranti di ottenere  uno squalificato " pezzo di carta".

Ci sono poi , sempre sulla Scuola, " messaggi" che,  essendo superficiali e facili sono più alla portata di tutti ed altri  " messaggi " che vengono invece sottaciuti perché difficilmente comprensibili alla massa, ma forse molto più veri e seri dei primi. Fra i secondi , chi non ricorda Mark Twain? Ma chi ricorda anche quella sua famosa frase " don't let school interfere with your education" (" non lasciate che la Scuola interferisca nella vostra educazione") che deve essere la sigla, il motto, la ditta, la cifra della vera Scuola ? Pochi, disgraziatamente, sopra tutto fra gli Insegnanti. Se si esaminano, senza gli occhiali di alcuna ideologia, sia le disposizioni costituzionali ( vedere specialmente gli articolo 30 e 33 della Costituzione)  che quelle, diciamo, legali ( confronta il recente D.L. n.76 dell'anno 2005), ci si rende conto che esse prevedono l'istruzione secondo la modalità di " scuola familiare", nella quale è obbligatoria "l'istruzione"e non la frequenza. Questo avrebbe dovuto consentire ai genitori di offrire ai propri figli la
" loro " educazione, nella quale, insomma, la Scuola non ha alcun diritto né di parola né di intervento. Figurarsi poi se la Scuola - come accade  in realtà in Ialia - coltivi anche la ossessiva mania di molltissimi suoi insegnanti che pretenderebbero di inculcare negli studenti culture ideologizzate. Non solo si tratta di un vero e proprio " lavaggio del cervello" dei giovani, ma è una sorta di " alibi" , di " rifugio" dietro il quale questi Insegnanti nascondo il proprio fallimento culturale e didattico.

Fra i primi messaggi, di cui dicevo sopra,  quelli facili facili come una bella interrogazione muta ma premiata con il famigerato " sei politico", troviamo quello seminato a piene mani e aperta bocca dalla sinistra che racconta la favola bella e scema " che la Scuola pubblica è gratuita". Questa gente confonde i fischi con i fiaschi, vive di slogan e di mistificazioni, vive e prospera sulle bugie ,  perché non è affatto vero che questa Scuola pubblica sia  gratis, ma nemmeno per sogno. Atteso che la Scuola vive solo di finanziamento dello Stato,  il cui 98% è destinato solo agli stipendi degli insegnanti, ciò vuol dire che
" questa Scuola Pubblica" costa moltissimi miliardi di Euro. Tradotto per chi non volesse capire: se oggi un contribuente paga di imposte , poniamo, Euro 3.000,00 l'anno è perché (p.e.)contribisce con Euro 300,00 dei suoi 3.000,00 a finanziare la Scuola Pubblica. E quindi, senza " questa Scuola pubblica gratuita" pagherebbe di imposte Euro 2.700,00.

Voglio esaminare anche la reale posizione della sinistra attuale su questo tema. Mi viene lo sconforto ed il disgusto. Tre giorni fa, P.L. Bersani - non un capocomico qualsiasi, ma il " momentaneo" Segretario del PD, anche se già pubblicamente "scartato" da De Benedetti e da Repubblica  - se ne é uscito con  un ridicolo " Non permetteremo a Berlusconi di distruggere la scuola", mentre il più giovane dei Fratelli De Rege - i due comici "cretini" - al secolo il "chierichetto" Franceschini,  proponeva la solita trita e ritrita manifestazione di piazza per " difendere la scuola dagli insulti di Berlusconi ", evidentemente dimostrano la assoluta nullità di idee sue e  della sinistra sulla Scuola. Questi ultimi due Signori poi non meritano altra risposta, alle loro frasi stereotipate e sciocche,  che ricordar loro - che fingono di essersene dimenticati ( capita spesso ai sinistrorsi di avere delle vere e proprie voragini nella loro memoria, a cominciare dal Signor Napolitano !) - che sono stati proprio loro ,  i comunisti e la sinistra democristiana di allora , a trasformare la meravigliosa " stagione del 1968" - che altrove ha avuto ben altro signficato e portata - riducendola, in Italia,  ad una  meschina e riduttiva rivolta contro la " scuola del merito", educando gli studenti ai loro valori assoluti che erano: disobbedienza, insurrezione, devastazione, occupazione degli edifici scolastici, alla derisione ed allo sbeffeggiamento del corpo docente, a trasformare la scuola in una sorta di  mercato rionale facendo entrare i genitori dentro gli istituti con i Consigli di Classe e di Istituto così svuotando  Presidi ed insegnanti di autorità e poteri , trasfromando così la scuola pubblica, a loro tanto cara, in un postribolo da indottrinamento tipo " minculpop" al fine di orientare le nuove generazioni verso le ideologie egualitarie e comuniste. Costoro che hanno letteralmente smontato, frantumato, distrutto la Scuola italiana- tanto che si guardano bene dal mandare alla scuola pubblica i loro " pargoli" ben sistemati in prestigiose , costose ed " esclusive"  scuole private -  dovrebbero tacere e vergognarsi , ed invece vogliono anche ergersi a paladini di una non si sa bene quale scuola. Ma che stiano zitti, ma che tacciano dunque i Bersani, i Franceschini ed i loro sodali del tempo, ma che tacciano,  invece di raccontare aoncora corbellerie e menzogne che offendono l'intelligenza degli italiani.  Quella che fu la " Scuola italiana" e che avrebbe potuto essere ancora la " Scuola italiana" è stata ridotta proprio da loro ad una informe ed incolta ragnatela di burocrazia che mantiene  molti incapaci e che ormai da tempo ha rinunciato ad insegnare, preferendo il più comodo e omertoso " vivacchiare".

Repubblica ( e chi, sennò?) in quest'opera mistificatoria è, come sempre, in prima fila. Con lo slogan
" Difendo la scuola pubblica perché ...é di tutti " lancia la solita manifestazione indetta per il 12 marzo a Piazza del Popolo a Roma, per ribadire " la dignità della scuola pubblica statale". In quest'opera di mistificazine e di disinformazia nel più puro stile brezneviano, compaiono i soliti nomi: Vecchioni, Colombo, Camilleri, Mannoia, Ligabue, ecc. Il primo stereotipo è semplicemente ridicolo in quanto non si afferma null'altro che un'ovvietà: insomma non c'è bisogno di manifestazione per affermare che una
"cosa statale è di tutti ", mi pare una vera stronzata. Il secondo stereotipo è un fenomenale autogol della sinistra schicchettosa e ignobilmente mossa dal solo viscerale ed improduttivo " antiberlusconismo" , perché affermare la " dignità" di " questa" scuola pubblica che affonda negli ultimi posti delle graduatorie internazionali è un'altra  fantozziana " cagata pazzesca ". Oltre tutto cosa ci sia di " dignitoso" nel ruolo attuale dei professori e dei Presidi sarebbe da chieder loro.....basta pensare come oggi un  relatore di tesi di laurea ( e siamo all'Università!) passi molto tempo a correggere gli svarioni grammaticali dei  laureandi, anche quelli intelligenti e studiosi. “Grazie” alle innumerevoli e insulse riforme, la scuola ha smesso di adempiere le sue funzioni moltissimi anni addietro e i tragici risultati sulla formazione degli studenti sono sotto gli occhi di tutti. Meno che di chi non vuole vedere. E’ possibile rimediare a tale disastro?


Quello di cui tutti i paesi , anche l'Italia, hanno bisogno è una scuola efficiente, dove gli insegnanti sappiano insegnare e gli studenti imparare, indipendentemente da chi la gestisce, sia esso un soggetto di " diritto pubblico" quanto un " soggetto di diritto privato" e che inoltre  sia una scuola  che " rende un servzio culturale pubblico " tanto se gestita dallo Stato tanto se gestita da privati. Lasciamo perdere i raffronti con la Scuola del mio tempo, è un paragone impossibile e, credo, anche inutile. La mia generazione è comunque stata , molto più frequentemente di quelle recenti , sottoposta a pubblici esami: in terza e in quinta elementare, terza media, quinto ginnasio e terza liceo. L’esame di maturità comprendeva quattro prove scritte (tema d’italiano, traduzione dal latino, in latino e dal greco) e nove esami orali (italiano, latino, greco, storia, filosofia, matematica, fisica, scienze e storia dell’arte). Era una prova durissima che per molti anni restava impressa nella memoria di chi la affrontava.

Se ci si riflette bene, la scuola è un luogo al quale affidiamo i nostri pargoli per la bellezza di dodici anni ( dai sei ai diciotto anni)  e per sei ore al giorno. Potrebbe essere una ricchezza incommensurabile se saputa ben sfruttare.  Credo di sì ma solo se ci rendiamo subito conto che il rimedio non può venire dall’alto, da una “riforma”. La riforma Gelmini è stata un notevole passo avanti verso un’università meno inefficiente, come riconosciuto persino da accademici e non solo italiani, ma è stata una riforma con tutti i limiti che incombono a tale strumento. La scuola e le università hanno invece necessità di essere sottoposte al rigore della concorrenza, che penalizzi gli errori e premi i meriti. Inveire contro " questa scuola privata" che regala diplomi " a pagamento" è - ma chi lo urla non è certo in grado di capirlo - più mortificante per la Scuola Pubblica, perché è la dimostrazione vibvente, la smoking gun che molti preferiscono addirittura " pagare una retta" pur di levare i loro figli dalle grinfie della Sciola Pubblica. Oltretutto, urlare questo slogan significa non capire che se il " mercato culturale" è bacato, se ci sono delinquenti che " spacciano" cultura non è sopprimendo quella scuola a pagamento che si risolve il problema. Solo facendo della Scuola pubblica il luogo della " corretta edadeguata" offerta formativa si può innescare il processo virtuoso che espellerà da solo gli approfittatori ed i ladri dal mercato della formazione. Blaterare che l’istruzione non è una merce non chiarisce nulla; la verità è che un’istituzione sottratta alla disciplina della competizione si tramuta inevitabilmente in un inefficiente carrozzone, in uno stipendificio pubblico . Il monopolio è sempre deprecabile, ma nel caso di un bene prezioso come la formazione dei giovani è addirittura  criminale. Understund Berlinguer?

So bene cosa intendesse dire Berlusconi : ribadiva che la libertà di scelta nel campo dell’istruzione è non soltanto fondamentale, perché elimina le differenze fra chi ha ( soldi)  e chi non ha ( soldi), ma è anche l’unico modo per avere un sistema scolastico degno di un Paese moderno come il nostro. Lo strumento cui Berlusconi alludeva e che faceva parte del programma elettorale di Forza Italia nel 1994 è il " buono-scuola " del quale gli oppositori si guardano bene dal parlarne, preferendo rifugiarsi nel più comodo ma riduttivo recinto dell'opposizione che non discute ma demonizza senza proporre.  Invece, attribuendo a tutti gli aventi diritto un buono personale e non negoziabile di valore pari al costo dell’istruzione si metterebbero sullo stesso piano tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro estrazione sociale, e tutte le scuole, non importa da chi gestite ( pubbliche o private) , sottoponendole alla disciplina della concorrenza  sul piano dell'offerta formativa e costringendole e ricercare una sempre maggiore efficienza ed una migliore aderenza alla realtà circostante. Solo l’incultura dei nostri politici, degno  cascame della nostra scuola e della nostra università sessantottine e che la sinistra vuole anche " difendere", può spiegare l’incomprensione della frase di Berlusconi. Come cantava Caterina Caselli..." La verità vi fa male lo so....!".


SI RIPARLA DI BIOETICA . MEGLIO RINFRESCARE LE IDEE

Il dibattito sulla così detta " bioetica" suscita molte perplessità nel sottoscritto, fautore - è noto - dello Stato non pervasivo dove le libertà individuali hanno maggiore spazio rispetto a quello che viene loro sottratto dallo Stato massivamente intrusivo con pretese educative , culturali e, addirittura, etiche. Insomma davanti al problema posto dal così detto " testamento biologico" non posso che gridare " nessuna legge". Me lo impone la repulsione che provo per uno Stato che vorrebbe entrare nel mio intimo fino al punto di violare le mie privatezze, me lo suggerisce il principio per cui nella dimensione della vita e della morte lo Stato non deve proprio metterci bocca.  Così dovrebbe essere, perché non è con una norma, non è con una legge - anche la migiore possibile - che si possono regolare in modo uguale i diversi sentimenti umani davanti ad eventi così misteriosi, come la vita, come la morte.

E' il caso Englaro che mi costringe a difendere il più possibile la mia "libertà" dall'assedio che, usando la povera Eluana come grimaldello, mi circonda. Perché cosa ha voluto affermare il caso Englaro, signori miei, se non una teoria razzista che teorizza " la soppressione degli imperfetti"? Il caso Englaro è la prova lampante di una Magistratura che, lamentando ed approfittando di un " vuoto legislativo", ha voluto con una sentenza, sostituire il legislatore parlamentare. Intorno a quella sentenza sono stati eretti , da parte della Magistratura e della sodale sinistra anche cattolica, tutti gli sbarramenti possibili ed immaginabili: definito inammissibile il ricorso delle Camere alla Consulta, vanificato dalla morte della povera Eluana il tentativo si varare una apposita legge in extremis. Il Tribunale autore di questo fantastico golpe costituzionale fu quello di Udine che praticamente determinò la sopraffazione della Magistratura e delle lobby sodali sulla sovranità popolare rappresentata dal Parlamento degli eletti. In sostanza Magistratura e lobby asservita vogliono in modo surrettizio introdurre nel nostro ordinamento giuridico l'eutanasia. Diventa una complicità lasciare che si attui questo sopruso ai danni della sovranità popolare, a anni della politica da parte della Magistratura e delle sue lobby. Perché è stato proprio il caso Englaro a trascinare volutamente il corpo della povera Eluana nello spazio politico. Il caso Englaro non è stato solo la morte di una persona, ma sopratutto il tentativo di trasformare " quella morte" in una sorta di " paradigma" che valga per tutti allo stesso modo. Perchè non si è solo staccata la spina alla povera Eluana ma si è "preteso" che fosse lo Stato a staccare quella spina, attraverso una sentenza della Magistratura. Insomma non si tratta tanto di "etica " quanto di " libertà": non si può certo consentire che un Tribunale , una Magistratura, limitino la nostra libertà intima in modo così violento. E allora, obtorto collo, nn posso gridare " nessuna Legge", come mi imporrebbe l'animo, ma un più adatto " che la si faccia questa stramaledetta legge e che sia la meno pervasiva possibile".

PISAPIA ! PISAPIA! PER FURBETTO CHE TU SIA! .....

Confesso che la stima che nutrivo per Pisapia sta svanendo , osservando la sua scomposta e ridicola reazione davanti alla scoperta che la sua donna - Cinzia Sasso, giornalista di Repubblica - aveva ottenuto ventidue ani fa un bell'appartamento dal Pio Albergo Trivulzio nel bel centro di Milano a prezzo....ma che dico stracciato......ma che dico scontato....a prezzo " ri - di- co - lo ". Una persona seria avrebbe detto: scusate il disturbo, abbiamo sbagliato perché io e Cinzia viviamo impartendo, non richiesti, lezioncine di legalità e di moralità ed invece siamo stati degli imbroglioni e dei corruttori. Imbroglioni perché oggi, dopo la bellezza di ventidue anni di canone di locazione tipo pacchia che avrebbe permesso a ognuno di noi di risparmiare tanti di quyesdi quattrini da comprarsi adesso una bella casa propria, non abbiamo il coraggio civile di assumerci le nostre responsabilità. Perché, caro Pisapia e cara Sasso, ventidue anni fa Milano era la Milano degli anni 1989, quando a Sindaco di Milano erano tutti del PSI ( nell'ordine Aniasi, Tognoli,Pillitteri, Borghini , dal 1967 al 1993 ), era proprio Pillitteri, craxiano, e Pisapia era un giovane avvocato quarantenne, figlio di un grande avvocato ed erede dello studio, insomma uno che a Mlano " contava". Tanto che la Sasso, chissà come, appena trasferita a Milano é venuta a sapere che il PAT aveva sfitto quel bell'appartamento ( a proposito, Pisapia! Ma chi gielo ha detto a Cinziuzza che quell'appartamento era libero? Forse l'angelo custode?) e addirittura ha avuto il " deretano" di fare la domandina e di vedersela accettata e per di più a quattro lire. All'anima!  E siete anche dei
" corruttori " ( calmo, calmi, tanto siete " de sinistra" e, come ci ha insegnato la Magistratura barese, perfino la concussione viene perdonata anche a Vendola, figurati a voi due!) perché uno con le rotelle a posto, che si vede affittare una casa bellissima a poche lire mentre gli altri pagano milioni, bè diciamo che starsene zitti è una vera e propria complicità nella truffa a danno dello Stato. Poi, siccome la vita mi ha insegnato anche ad essere " maliziosetto" e visto che in quegli anni voi di sinistra invocavate " libero amore in libero stato", declamavate " la f... è mia e la gestisco come mi pare", ma Dio santo, Giuliano! Ma non t'è sfiorato un pensierino della sera facile facile? A Cinzietta! Ma tu, a quelli del PAT, ma che gli hai dato per ricevere tanto favoritismo?


Roma venerdì 4 marzo 2011
Gaetano Immè

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