Gaetano Immè

Gaetano Immè

mercoledì 2 marzo 2011

SI STA CREANDO UNA LOBBY SEGRETA AL QUIRINALE?

L'attacco di Berlusconi è ben mirato e non è a Napolitano, ma all'«enorme staff che circonda il presidente e che interviene puntigliosamente su tutto». Al Quirinale - non è un mistero - esiste una fitta rete burocratica che circonda il presidente, lo "consiglia", e così sul Colle si è formata una  struttura ormai del tutto simile  un governo ombra , con tanto di ministri ombra (chi si occupa di giustizia, chi di finanze, chi di politica estera, eccetera). Troppe volte , poi,  ho la netta percezione che  Napolitano non si renda conto che alcune decisioni, pur animate dalle sue migliori intenzioni, mettono a rischio quella "pax" istituzionale che da sempre è - sempre a suo dire , ma fino ad oggi più nelle affermazioni che nei fatti concreti -  la stella polare  del suo agire. Fuori dai denti : il sospetto è che alcuni suoi "suggeritori" approfittino della loro posizione, dell'ascolto di cui godono da parte del presidente, per indurlo ad atti, pur formalmente fondati, il cui scopo primario però è squisitamente politico: mettere in difficoltà il governo ogni qual volta sembri rifiatare e ogni qual volta l'opposizione non sembri in grado di farlo autonomamente.

Guarda caso, proprio nel momento in cui Berlusconi si rafforza numericamente in Parlamento, ecco gli interventi "ritardanti" e a dir poco puntigliosi su federalismo municipale e milleproroghe, su cui il Colle ha mostrato un rigore esagerato e sproporzionato al caso , che lo hanno  ridicolizzato e,  soprattutto,  che non ricordo mai applicato  con i governi di centrosinistra ed il cui " uso et abuso" mediatico è scandaloso se, come è avvenuto, viene prestentato sulle prime pagine di tanti " giornaloni" ( Repubblica, Il Corriere della Sera, La Stampa, Il Fatto, L'Unità, ecc) come una specie di crollo del Governo mentre poi il caso viene risolto dal Parlamento dopo pochi giorni e con secondarie modifiche,  nell'assoluto ed ormai complice silenzio del Colle. L'uso spesso disinvolto della decretazione d'urgenza così come altre discutibili prassi parlamentari, cui governo e maggioranza di turno si vedono costretti ( basta confnrontare i numeri del Governo Prodi e di questo per sincerarsene)  a causa dell'inadeguatezza del nostro sistema parlamentare, sono un male bipartisan, eppure solo con Berlusconi a Palazzo Chigi il Colle è così puntuale nel rilevarle ed amplificarle oltre ogni ragionevole decenza.

E' vero che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato alcune prerogative «di controllo». Può quindi decidere di non firmare un decreto legge, oppure rispedire una legge alle Camere, essendopoi e comunque obbligato a firmarla qualora torni alla sua afirma  una seconda volta. Ma deve farlo nei modi prescritti. L'«attenzione» che sul Colle dedicano all'esame delle leggi non deve tramutarsi in un ricatto o nell' indurre Governo e Camere a scriverle praticamente sotto dettatura del Quirinale. E non è affatto un mistero che ci siano leggi scritte a più mani, con il concorso attivo del Quirinale, addirittura ancora prima che i testi escano dai ministeri per arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri o dalle commissioni parlamentari per giungere in aula. Per altro verso, è ovvio che la maggioranza non deve lasciare spazi di manovra impropri al Colle, sollecitando tali interventi.

l risultato è che,  invece, dietro l'espressione «prassi di consultazione e leale collaborazione» si sia creato un vero e proprio  illecito potere assolutamente anticostituzionale , una vera epropria
" loggia" gaglioffa - con buona pace della Legge Anselmi -  che pretende addirittura  di commissariare il Parlamento tutto , svuotandolo delle sue prerogative e delle sue  esclusive competenze , rendendolo ormai più simile ad un " piccolo scrivano " che ad un Parlmento nel pieno della sua autonomia costituzionale. Che un governo  sia messo dal Colle " sotto la tutela del capo dello Stato "  non esiste proprio, che questo Governo consenta questa violenta stortura costituzonale "obtorto collo" pur di poter raggiungere, bene o male, i risultati del suo programma è una constatazione che non mi soddisfa e che rifiuto con sdegno. Il controllo su leggi e decreti , sul Parlamento, sul Governo, non può e non deve avvenire in modo preventivo, ma va esercitato con le procedure previste dalla Costituzione.

Anche la moral suasion del presidente Napolitano comincia ad essere un po' troppo scontata, sa di muffa e di piratesca consorteria. Tutti ricordiamo con quanto e quale vigore ha difeso le sue prerogative quando esponenti di governo e della maggioranza si sono azzardati a sostenere che in caso di crisi per loro l'unica strada è il voto anticipato. Pareva morso dalla tarantola, tanto si dimenava per affermare la sua indipendenza. Eppure, non ha avuto neanche un briciolo di dignità costituzionale , nessun sussulto di dignità, non ha avvertito  la necessità  di intervenire, quando più recentemente le opposizioni hanno invocato il voto anticipato e su alcuni giornali si è teorizzato addirittura il potere, da parte del presidente della Repubblica, di sciogliere le Camere anche in presenza di un governo con la piena fiducia del Parlamento, taluno addirittura con un "...chi ne abbia i poteri ( di dare la famosa spallata extraparlamentare al Governo  invoata da Zagrebelsky, da Spinelli, ecc.) li usi..." considerando così Napolitano più simile ad  un "picciotto" qualsiasi che  deve scattare agli ordini del mammasantissima che chiama. Così come è sempre pronto a rintuzzare le uscite incaute del premier, ma permette da mesi senza battere ciglio che il corretto funzionamento del Parlamento (di entrambi i rami) sia turbato in modo osceno  dal ruolo irriguardoso ed anti-istituzionale del presidente della Camera Fini. Se ne renda ben conto questa maggioranza: non è questa una richiesta di una durezza politica arrogante, tipo quella manifestata da Prodi all'indomani della sua ultima striminzita affermazione elettorale , ma una legittima pretesa democratica di chi ha votato la maggioranza stessa. E si dia una regolata ,  stia attento anche il Colle : il 2013 non è lontano. Se Napolitano vuole finire la sua vita per essere poi ricordato come il peggiore Presidente della Repubblica, come il primo Presidente della Repubblica comunista , come un uomo "unfit to lead the country", come colui che è stato messo a viva forza sul Colle con i soli voti dei suoi compagni di partito e come il loro " palo";  come colui che contribuì a smantellare la Costituzione agevolando vigliaccamente il suo saccheggio ( '93) con la cancellazione delle guarentigie costituzionali del Parlamento;  come colui che difese ciecamente ed a spada tratta l'invasione sovietica di Budapest, l'invasione sovietica di Praga, quella di Tienammen; come colui che contribuì fattivamente con una Cederna qualsiasi a diffamare  in Parlamento con tutta una serie di falsità e di meschinità Giovanni Leone;  come l'uomo che tifava per i missili sovietici puntati contro l'Italia e che non voleva che il nostro Paese reagisse a quella immonda violenza, bene, che Napolitano  faccia pure. Ci dimostri, per una buona volta nella vita,  chi veramente è Lei: se solo  ridicola controfigura di un Re Umberto formato benestante napoletano , un uomo sempre prostrato agli ordini di Togliatti e del  PCI  oppure  se con l'età abbia trovato finalmente una seppur minima dose di " equilibrio costituzionale" che Lei, a chiacchiere, rivendica ogni giorno e che ancora non ha mai mostrato.


UN MAGISTRATO  DI  SINISTRA  SUSCETTIBILE  E PERMALOSO E LA LIBERTA' DI STAMPA STRABICA

Parliamo della tanto decantata " libertà di stampa", della tanto sbandierata " libertà di opinione", dela possibilità che, via web, ci si possa esprimere come da uno " spoken corner" di Londra . Ovviamente, sempre nei limiti della legalità, della democrazia e della Costituione. La quale Costituzione prevede, all'articolo 21, che " Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione "  Un apprezzamento invece  diventa un insulto che costa caro: 100mila euro. Un blog che sul web difende la causa della libertà del nostro Paese dal dominio dei post comunisti e dei magistrati, sta per chiudere i battenti dopo che l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo ha chiesto un maxi risarcimento agli autori del sito perché si è sentito diffamato da un articolo pubblicato dal portale che si occupa di giustizia. Davigo , che fece parte del famoso e controverso Pool di Mani Pulite, ricopre oggi  il ruolo di Giudice alla Corte Suprema di Cassazione. Vittorio Zingales, il 21 giugno 2009, pubblica su legnostorto un articolo dal titolo «Quel golpe che fece mezza fetecchia» e «Cova sotto la cenere», in cui ipotizza che in realtà il crollo della Prima repubblica innescato da Tangentopoli sia stato orchestrato da «poteri forti industriali e bancari italiani ed anglo-americani». Sono loro, insiste Zingales, i «veri organizzatori della rivoluzione». L’obiettivo da colpire era «Bettino Craxi, costretto all’esilio in Tunisia, dove poi morirà tra la totale indifferenza dei nostri politici.." E i pm del pool di Milano? Che ruolo avrebbero avuto? «È chiaro che un Borrelli, un Di Pietro, un Davigo, un D’Ambrosio (...) non possono avere nessuno spessore culturale per organizzare il golpe, e nemmeno il regista Violante che ha il compito di girare le piazze italiane e le procure per indicare di volta in volta il nemico da abbattere». È in questo passaggio la frase incriminata. Per Davigo «non avere spessore culturale golpista» è un’offesa, una diffamazine, anche se a me pare piuttosto il riconoscimento della sua quasi estraneità ai nummerosi indizi golpistici dell'operato del Pool . Voleva  forse un qualche riconoscimento pubblico della sua influenza intellettuale alla mattanza politica della Prima Repubblica operata dalla banda armata del Pool di Milano, una sorta di " primierato" rispetto a certe forme di manovalanza , tipo Di Pietro ed altri ? Forse. Scatta la denuncia per diffamazione, ovviamente al tribunale di Milano ( e dove sennò?). L’escamotage giuridico in voga tra chi si sente «diffamato» da un articolo di giornale o da un servizio televisivo è quello di rivolgersi direttamente al giudice civile  ( e non a quello penale )  perché stabilisca  l’ammontare dell’indennizzo e di conseguenza accerti l'esistenza della diffamazione. Unascorciatoia , specie per un alto Magistrato che proprio al Tribunale di Milano ha dato, diciamo, " il meglio di se", dove , insomma, quelli che ricevono la sua doglianza sono dei suoi colleghi. E si sa, che fra cani " nun se mozzicheno". Un escamotage che «consente anche di tappare velocemente la bocca ai giornali piccoli ,  basati sul volontariato, come legnostorto.com», per i quali le cifre ipotizzate (100mila euro, ndr) sono ovviamente fuori portata».  L’obiettivo da abbattere  è il sito. Una voce non allineata alla sinistra è da abbattere e chi se ne frega della libertà di informazione! Quella vale solo se difende Repubblica, Il Fatto, L'Unità, Annozero, ecc!!



BERLUSCONI, TEDESCO, UNA GIUSTIZIA MALATA E IL PD.

Ho la netta sensazione di vivere  in un Paese in cui accadono cose stranissime. Ci sono pericolosi mafiosi che sono scarcerati perché i Magistrati  si dimenticano - per anni !-  di depositare le motivazioni delle sentenze; ci sono pericolosi assassini assolti pur con la consapevolezza dei loro delitti; ci sono  teppisti che assaltano le forze dell’ordine e che, presi , sono subito rimessi in libertà -come se avessero solo iscenato uno scherzo -  pur avendo lasciato sul campo feriti e danni per milioni di euro. Così la Procura di Milano ha da poco bloccato le intercettazioni telefoniche su traffici internazionali e su spaccio di droga  per
"  mancanza di uomini e di mezzi economici ", quando la stessa Procura ,  per un anno e più,  non ha fatto altro che spendere e spandere soldi  per seguire, indagare, intercettare, spiare, origliare chi anche per sbaglio si recasse ad Arcore. Per non parlare , inoltre, anche  di pericolosi terroristi internazionali che i magistrati lasciano indisturbati a  progettare attentati o a predicare odio religioso, antisemita e antioccidentale sul territorio italiano, come se tale loro attività, sicuramente eversiva dela nostro assetto istituzionale garantito dalla Costituzione, fosse, invece, l'esercizio di un innocuo passatempo fra amici. Le Procure italiane da Napoli a Milano e da Palermo a Trani mostrano però un accanimento che non ha uguali contro un solo uomo.

In democrazia possiamo e dobbiamo  pretendere che le accuse siano chiare, che le ipotesi di reato, le imputazioni  non siano formulate su schemi ideologici o che risentano di avversioni o antipatie personali o ancor peggio che le accuse siano figlie di diversi sentimenti politici, ovvero che non  siano atti di benevolenza per comunanza o affinità di pensiero e di partito. Se, ad esempio, prendessimo in considerazione i due casi recenti che hanno interessato i protagonisti di due contrapposte fazioni politiche, segnatamente Berlusconi e Tedesco, si potrebbero rilevare almeno due profonde contraddizioni. Una ( Berlusconi)  riguarda la mancanza di una trasparente azione giudiziaria, con regole uguali che valgano sempre e per tutti, l’altra ( Tedesco) riguarda  la mancanza di un’azione di informazione e di approfondimenti mediatici. Si è avuta l’impressione d’essere dinanzi a due casi in cui i teoremi ideologici e l’inimicizia per un caso e la comunanza e l’affinità di pensiero per l’altra, emergono. Ma la Giustizia, invece, deve avere una sola bilancia per entrambi i casi. Certo che se a Milano l’ipotesi di concussione è applicata senza un concusso e a Bari invece per le conclamate pressioni sulle nomine non è ipotizzato un reato di concussione per Vendola, cosa possiamo osservare se non un " poveri noi?" La sanità pugliese è stata ridotta a un campo di battaglia per la conquista del voto. Controllo del territorio finalizzato al rafforzamento di partiti e fazioni, scrive il magistrato che ha chiesto l’arresto del senatore Tedesco, mentre l’altro magistrato, invece, archiviava la pratica Vendola.  Un Presidente di Regione, Vendola, chiede al proprio assessore di modificare la legge per favorire la nomina di un suo segnalato ed è tutto normale, mentre in una vicina procura, quella pugliese di Trani, si voleva imputare il reato di concussione a Berlusconi per un suo sfogo telefonico contro Santoro ed in quella d Milano lo si accusa di un reato, appunto la concussione, anche in mancanza del " concusso", cioè della vittima del reato.
Ora la sinistra deve decidere: al Senato la Giunta per le immunità parlamentari deve pronunciarsi sulla richiesta di arresto del senatore Tedesco che il PD si precipitò a fare entrare in Senato, trovando un compiacente dimissionario, proprio per tentare di salvarlo, con questa bella furbata,  dalla galera e da quella bolgia putrida del malaffare che è, checché ne blateri Vendola il chiacchierone, la sanità pugliese. Perché per la malasanità pugliese la Procura di Bari  ha proceduto già a diversi arresti ma si è dovuta arrestare di fronte alla immunità del Senatore Tedesco,  del quale ha richiesto la cattura perché ritenuto ancora in grado di reiterare i reati a lui ascritti Ora vedremo di che pasta è il PD. Perché salvare il Sen. Tedesco e votare dunque contro non è altro che rispettare il precetto costituzionale che prevede l'innocenza fino alla contraria prova di una sentenza definitiva. Questa volta il PD non può crogiolarsi e tranquillizzarsi con il pensiero che tanto il PDL liberale votertà sicuramente contro l'arresto di Tedesco, deve esporsi in prima persona. Ma se questo principio vale per il Senatore  Tedesco, per quale motivo non dovrebbe valere anche per altri, anche se questo qualcun altro si dovesse chiamare Silvio Berlusconi?

La democrazia, però, si spegne  dinanzi all’incapacità di avere un equanime sistema di regole. C’è il rischio che il popolo veda la Magistratura come una banda di gaglioffi pirati, come uno strumento che si è fatto politico e, se ne comprende l’orrore e la gagliofferia giacobina , ne rimanga inorridito, disgustato, interdetto, pronto a riarmarsi pur di difendere la sua libertà, per non sentirsi " commissariato" da chi pretende di governarci con violenta arroganza senza essere eletto ed incominci a non credere più nella Giustizia e nella legalità di chi usa due pesi e due misure.


INTRIGO COSTITUZIONAL-GIUDIZIARIO. NAPOLITANO, MA 'NDO STAI?

Oggi si esplicita un intreccio istituzionale-giudiziario che nemmeno Ionesco o Shakespeare  avrebbero potuto ipotizzare. Giunge or ora dalla Procura di Roma la notizia che il GIP Figliolia ha deciso di non archiviare , come era stato richiesto dagli organi inquirenti romani , la posizione di Fini,  indagato per truffa , per la vicenda della casa di Montecarlo. Nessun archiviazione dunque per Fini e per Pontone. Il GIP si riserva ogni decisione entro quindici giorni. Ma intanto questa è una secca sconfitta per la stessa Procura, per il Procuratore Capo Dr. Ferrara e per il suo P.M.. Non solo, ma  viene pure corretta l'ipotesi di reato che da semplice  " truffa" diventa la più pericolosa " truffa aggravata". Non solo. Fatti furbi dalle furbate alle quali ricorono i Magistrati di sinistra che, se si ritengono diffamati , citano il presunto diffamatore davanti al Tribunale civile affinchè determini il dovuto indennizzo ( così implicitamente affermando la sua colpevolezza penale ,  confortati dal fatto che " fra Magistrati non si mordono") anche i militanti della  Destra che hanno denunciato  Fini e Pontone hanno già provveduto - altra notizia di oggi da Roma - ad incardinare davanti al Tribunale Civile di Roma una causa civile contro Fini e Pontone che stabilisca i danni che costoro hanno causato con la svendita della casa di Montecarlo. Pare proprio che Fini - Pontone è solo un ex maggiordomo di casa MSI - sia stato mollato  anche dai Magistrati. Ma lo stesso Fini ha in queste ore, nella qualità di Presidente della Camera,  nelle sue mani la sorte giudiziaria del processo Ruby contro Berlusconi. Infatti i capigruppo della maggioranza hanno presentato al Presidente dela Camera una lettera perchiedere di sollevare " il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato" " a tutela delle prerogative della Camera stessa. Nella richiesta viene evidenziato che , secondo la maggioranza parlamentare interpellante, i Magistrati di Milano, avendo deciso di continuare il processo " Ruby" non ostante che la Camera stessa si fosse già pronunciata per la competenza invece del  Tribunale dei Ministri, ha leso le prerogative del Parlamento dando alla legislazione vigente una interpretazione scorretta. E', in parole povere, un invito alla stessa Camera di richiedere l'intervento della Corte Costituzionale la quale, davanti a confitti di attribuzioni a livello costituzionale come questo, deve dirimere la questione e decidere se vi sia stata o non vi sia stata da parte del Tribunale di Milano un esercizio illecito delle proprie competenze. Vedremo come si comporterà Fini, ormai allo sbando come leader di FLI e come Presidente della Camera; atteso però che da qualche giorno Fini ha trovato rifugio a La Repubblica, che rischia ormai di scomparire come F L I sia al Senato che alla Camera, atteso altresì che la Procura di Roma, dopo averlo coperto e protetto in modo imbarazzante  ed infantile  nell'affare della truffa di Montecarlo, stretto fra dimissioni promesse  in pubblico e mai mantenute  ( se mio cognato fosse il proprietario di Montecarlo mi dimetterei sebito) ( se fallisse il FLI mi dimetterei subito) , considerato che ormai Fini non ha più nulla da guadagnare, credo che si rifugerà sempre di più sotto l'ala protettiva di Scalfari e di De Benedetti, insomma di Repubblica abbracciando l'unica va che ormai gli resta se vuole restare minimamente a galla: negare il ricorso alla Corte Costituzionale. Insomma forzare il suo ruolo istituzionale per infliggere una ritorsione a Berlusconi. In effetti se Fini seguirà questa ipotesi assisteremo sbigottiti ad una ritorsione del Presidente della Camera contro la sua stessa Camera. Cosa farà a quel punto il Colle? Vedremo le motivazioni, ma intanto notiamo ancora oggi l'omertoso, imbarazzato ilenzio del Colle stesso su una situazione istituzionale che è ormai ridicola ed insopportabile.


UN PD RIDICOLO, UN BERSANI MARIONETTA

Giunge in tarda serata dal Parlamento anche la notizia dell'approvazione da parte della Camera dei Deputati, con 314 voti favorevoli, 291 contrari e 2 astenuti, del decreto attuativo del Federalismo fiscale. Se teniamo presente che erano otto i deputati del centrodesra oggi assenti perché in missione all'estero e per malattia, si arriva ad un calcolo della maggioranza a 322. Si tratta , salvo errori ed omissioni, della decima prova di fiducia che il Governo incassa dalla Camera - dove la sua tenuta era più problematica dopo la fuga di Fini e dei suoi - dal 14 dicembre 2010 ad oggi , con buona pace di tutti coloro che ancora oggi pretendono che in queste condizioni di navigazione del governo in acque sicure, il " compagno" Napolitano  (" chi ha i poteri per dare impulso ad un'azione extraparlamentare che consenta di abbattere con qualsiasi mezzo Berlusconi...." hanno invocato i " compagni Spinelli, Zagrebelsky, Padellaro, Scalfari, Serra, ecc,  " che li usi!") si adegui  al " richiamo della foresta ", all'invito mafioso ricevuto dal " branco che l'ha depositato al Colle per fargli da palo". Con questa approvazione il federalismo inizia il suo cammino attuativo in Italia. Siccome la paura del nuovo fa novanta e siccome si tratta di adeguarsi al nuovo corso che pretende cautela nello sperpero delle risorse economiche, la Sicilia di Lombardo, leader del Movimento pr le Autonomie che conduce la Giunta Regionale con la collaborazione del PD e di altri, si è precipitato a piatire una proroga di tre o quattro mesi per la Sicilia. Forse per avere il tempo di comunicare agli amici ed agli "amici degli amici" che la pacchia sta per finire, chissà! C'è poi l'Ambra Jovinelli gratis, offerto dalla premiata ditta PD, capocomico P.L.Bersani il quale stasera in televisione squittiva e durlava contro il federalismo,  ma non si ricordava, il poveretto, che non più tardi di dieci giori fa lui stesso garantiva il Federalismo a Bossi solo che Bossi avesse abbandonato Berlusconi e la maggioranza, ricevendo invece un sonoro ceffone in faccia. Come dice sempre Emilio Fede,  " che figura di merda!"  per Bersani e tutto il PD .

LA TRAGEDIA DEGLI IMMIBGRATI DEL MAGHREB ED IL CONTRIBUTO DELLA MAGISTRATURA DI AGRIGENTO.

Bernardo De Rubeis è il Sindaco di Lampedusa, eletto con una lista civica, più vicino a centrodestra che ad altro. E Lampedusa è l'isola dove sbarcano tutti  i clandestini e soffre di gravissimi problemi di ogni genere. Costui fu già  stato stato arrestato nel 2009  con l’accusa di concussione, le cui  indagini sono state avviate in seguito alla denuncia di un imprenditore che ha raccontato di essere stato costretto a consegnare somme di denaro al sindaco, pena il ritardo nella riscossione di alcuni crediti vantati nei confronti del comune. Il provvedimento cautelare fu  emesso dal Gip di Agrigento Stefano Zammuto su richiesta del procuratore Renato Di Natale e degli aggiunti Ignazio Fonzo e Luca Sciarretta. L'indagine è ancora in corso. Ieri un'altra bella notizia dalla Porcura di Agrigento: De Rubeis è da ieri nuovamente iscritto nel registro degli indagati per il reato di " istigazione all'odio razziale e abuso di autorità".  Da pochi giorni lo stesso De Rubeis è stato prosciolto  da accuse simili, ma stavolta pare che i Magistrati vogliano seguire un vero e proprio " hard way". Vediamo il motivo: alcuni giorni orsono, il Sindaco  De Rubeis aveva emanato un'ordinanza comunale nella quale, pur non facendo cenno alcuno agli immigrati piombati a Lampedusa spinti dall'emergenza internazionale proveniente da Tunisia, Egitto, Libia,  ecc ( nota al mondo intero ma, pare, ignota solo ai Magistrati i Agrigento), veniva ribadito " il divieto di accattonaggio, di bivacco ed il divieto di deiezioni  in luoghi pubblici ".  Una sorta di ovvietà perché quell'ordinanza vieta quello che è vietato ovunque nel mondo civile. Però i Magistrati di Agrigento ritengono che il Sindaco si sia rivolto solo agli immigrati clandestini e quindi " sospettano" che quelle parole di invito alla civiltà ed al rispetto delle libertà altrui celino invece un preordinato incitamento all'odio razziale. Ritengo tutto ciò una vera farsa, un bieco e gaglioffo tentativo di visibilità da parte della solita Procura di Agrigento ben nota per altre comparsate indegne. Davanti ad una tragedia come quella che ha colpito il popolo egiziano, quello tunisino e quello libico, stiamo parlando di deiezioni in luogo pubblico. A questa tragedia umanitaria ciascuno fornisce il contributo che è in grado di dare. La Magistratura contribuisce con questa farsa sulle deiezioni.


Roma mercoledì 2 marzo 2011

Gaetano Immè

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