Gaetano Immè

Gaetano Immè

venerdì 25 marzo 2011

SONO COSTRETTO A  PARLARE DI AMBRA ANGIOINI

Con tutte le notizie che ci sono, stasera dobbiamo parlare (niente po po di meno che) di Ambra Angioini. Nessuna meraviglia, prego, lo so pure io che la Signora Angioini è un'attrice - qualifica secondo me esagerata,  ma via, melius abundare quam deficere - ed è quel che è, ma non sempre gli spunti interessanti rasentano il cielo. Dunque la Signora  Angioini, che è sposata con un tizio e che gode di una qualche popolarità, è stata immortalata, da qualche "paparazzo", mentre a Roma, in mezzo alla strada, si baciava con un uomo che non era suo marito, così, coram populo. Gli scatti, vista la popolarità della Signora, vengono pubblicati dal settimanale " Chi " diretto da Alfonso Signorini, un giornalista che fa il suo lavoro , che non pretende di occuparsi di " massimi sistemi", che non pretende di dare " lezioni" a nessuno, che con modestia e con passione produce un settimanale che fa del pettegolezzo la propria cifra. Nulla dunque di strano se Signorini pubblica le foto di un'attrice che si bacia con un uomo che non è il marito, in mezzo alla strada , davanti a tutti. Nulla da eccepire da parte mia alla Signora, ognuno è libero di fare della sua vita quello che vuole e questo vale per la Signora come per tutti. E diciamo che la questione etica del " fatto " mi lascia del tutto indifferente perché ognuno ha la sua etica, ognuno risponde con la sua dignità, con la sua lealtà delle proprie azioni, a se stesso, alla propria coscienza e , al massimo, al proprio confessore. . Resta il fatto che finchè questo pettegolezzo fosse rimasto nelle pagine del settimanale " Chi " tutto sarebbe rimasto rinchiuso, non ce ne voglia la Signora Angioini, in qualche negozio di barbiere e in qualche poltrona di hairdresser per donne. Poco male. Invece nella smania  di trovare qualsiasi mezzo pur di dare addosso a Berlusconi, i novelli ipocriti  bardi papalini,   i nuovi chierichetti puitani,  adusi a smanacciare le polverose carte delle Procure , a spiare dal buco della serratura, ad origliare discorsi altrui, ad odorar mutande , insomma quelli de Il Fatto, hanno pensato bene di sbattere la faccenda del " bacio galeotto " in prima pagina, addossandone la repsonabilità su  Berlusconi (  " chi , come la Signora Angioini - vomita  la Gazzetta delle Procure - mostra antipatia verso Berlusconi viene criminalizzato dai giornali di famiglia ") . E così questo " giornale ", con un disprezzo per la donna e per la sua intimità grande come il mondo ed arrogante da fare schifo, ti sbatte la Signora sulle prime pagine della grande stampa, nazionale ed internazionale, con quale gaudio della Signora, del marito e dei loro figli ( se ne hanno)  possiamo ben immaginarlo. Un'operazione di una spregiudicatezza orribile, stupefacente,  incredibile,  dove la donna ( sia essa la Signora Angioni o altra) non ha alcun valore ma è ridotta a livello di una " cosa " senza vita,  le cui umane debolezze non solo non sono dignitosamente sottaciute - chi è senza peccato scagli la prima pietra! - per rispetto ai valori umani della donna, ma addirittura sono usate come merce per sbattere la fedigrafa in prima pagina e per condannarla al pubblico ludibrio - forse anche alla lapidazione - pur di cercare o di inventarsi  un'accusa contro Berlusconi. Nessun rispetto da " Il Fatto" per la Signora Angioini, per le sue intime ragioni che l'hanno indotta a quel gesto, fatto peraltro in pubblico e quindi nella piena consapevolezza che la sua notorietà non avrebbe consentito di farlo passare sotto silenzio ( il ruolo di attrice ha certo importanti corrispettivi , ma anche adeguati oneri dai quali non si può pensare di essere esentata ) come potrebbe accadere per una   "Sora Camilla". E la povera vittima , cioè la Signora, abituata al suo piccolo e ristretto salottino da coiffeur, non disponendo quindi di qualità intellettive adeguate , non trova di meglio che cercare di  spacciare  la sua pubblica lapidazione come una personale vendetta di Berlusconi , a causa  della sua antipatia per il Premier. Alla Signora suggerisco di mettersi ben bene a sedere, di non coprirsi ancora oltre di ridicolo e di cercare di riconquistare un poco di dignità, personale e femminile,  ribellandosi ai suoi veri aguzzini, ai suoi carcerieri invece che tentare di assecondarli con tesi - quando ci vuole, ci vuole - che fanno rimpiangere la Legge Basaglia. Berlusconi che pensa a vendicarsi dell'antipatia di una tale Ambra Angioini? Ricorda Totò, Signora? " Ma mi faccia il piacere!"    Quanto al " Il Fatto" , polemizzare una volta in più contro questi  spacciatori di documenti giudiziari e gossipari suonerebbe vano, come quella donna che credesse di riacquistare le sue doti verginali  lavandosi con  acqua vergine. Più interessante invece è  indagare - Il Fatto ha pubblicato una serie di foto atrribuendole alle " cene e dopocene di Arcore "-  il significato degli scatti in questione e il loro uso puritanamente censorio.  Costoro che ora eccepiscono in fatto di morale adesso  ripiegano sulla scarsa eleganza dei dopocena berlusconiani. Ma lo fanno come se il trend lesbo-chic l’avesse inventato Berlusconi  e non proprio la loro l’ideologia sessualmente corretta e libertaria che incorona tutti i giorni i baci saffici di Madonna e delle sue conturbanti epigone  Belen e Canalis a Sanremo; come se la moda e la fantasia pubblicitaria del " compagno" Oliviero Toscani non avessero dilatato ben oltre il confine della legittimazione erotica. E come se la cinematografia o alcuni spettacoli in prima serata, anche sulla tivù di Stato, non avessero reso dolcemente superato- e in così poco tempo-  lo stile del “Drive In” di cui la sexy poliziotta non è che il pallido lascito per una serata vintage, né peccaminosa né innocente. E' questo il rispetto delle donne del quale cianciano a bocca piena e mente spenta i signori de Il Fatto? Eccoli i nuovi inquisitori, i nuovi puritani, i nuovi italici talebani che condannano la donna ad un ruolo senza anima e senza diritti ,con questa povera Signora Angioini che , nella umana sua vicenda , avrebbe meritato non scudisciate e lapidazione,  ma molta , molta più delicata comprensione.


LA SINISTRA ITALIANA E IL CASO DELLA LIBIA


Dovendo e volendo arginare le cicliche mire di dominio del Mediterraneo da parte di M.me Marianne , manifestatesi con la elettoralistica risolutezza con la quale Monsieur le President de la Repubblique s’è messo a sparare sulle truppe fedeli al Colonnello Gheddafi ( speriamo che i Raphael abbiano buona mira! )in terra libica, non sarebbe sbagliato attuare un sogno storico di fine secolo diciottesimo contestualizzandolo ai giorni d’oggi. E così Berlusconi e Frattini dovrebbero invitare D. Cameron a Napoli, un bel pranzo nella splendida villa che fu , appunto verso la fine del 1700 abitata da Sir Hamilton e dalla bellissima consorte Emma Hamilton. E una volta inebriati corpo ed anima con la cucina partenopea e con quello splendido paesaggio da favola, attuare anche oggi un patto italo-inglese come quello che Maria Carolina D’Asburgo-Lorena in Borbone , a quei tempi ( appunto fine del 1700) Regina di Napoli , promosse con l’Inghilterra per cacciare i francesi dal Mediterraneo. La Regina era fuori di sé con la Francia che aveva da poco tagliato gola e testa a sua sorella Marie Antoinette colpevole, agli occhi dei giustizialisti e dei giacobini, di nobiltà oscena e di mangiar brioches al posto “ du pain”.

Dovendo e volendo parlare del Maghreb senza perdere un poco dell’italico disincanto, dobbiamo riconoscere che – abbiate pazienza, ma ormai non è un’opinione, ma un reale ed incontestabile “fatto” – nel quasi ormai dimenticato Egitto, nello splendido ed assordante silenzio di tante anime belle di casa nostra che avendo ancora in testa sempre e solo le arcaiche e strampalate idee del sessantotto italiano ( pur avendo nel corpo i quasi settanta anni – sorta di Pipini, nati e morti bambini – dove “ revolucion” equivaleva a sinonimi assiomatici quali “ el pueblo unido jamas serà vencido” e slogans similari ) non possono che tacere davanti al verificarsi dell’ennesima loro disfatta ed assistere, silenti e vili, all’affermarsi in quel nobile e popoloso Paese, di qualche partito che alla breve – anziché alla lunga - farà gridare ai giovani di Piazza Tahrir, agli utenti di Facebook, agli estasiati ed irresponsabili beoti che si sono lasciare inebriare dall’ipotesi di una “rivolta popolare contro Mubarak”, un bel “ Aridatece Mubarak”!. Perché sia chiaro che oggi l’Egitto è praticamente in mano a due partiti politici, ben muniti di soldi e di organizzazione: quello social-popolare ( che era di Mubarak) e quello dei “ Fratelli musulmani”. Aver dato appoggio ed entusiastico consenso alla rivolta che cacciava il Faraone Mubarak ( che resta cosa buona e giusta ) per consegnare l’Egitto alla Jihad islamica ( che resta, per dirla con Fantozzi “ una vera cagata”) equivale ad aver tradito le legittime aspettative del popolo egiziano , al quale è stato fatto credere in un movimento europeo che lo avrebbe assistito e guidato verso forme democratiche e laiche di Stato . per poi abbandonarlo crudelmente al suo destino. Per la nostra sinistra è stato più interessante seguire le vicende libiche – che le consentivano di denigrare Berlusconi con i suoi baciamani a Gheddafi – piuttosto che seguire le vicende egiziane. Complimenti vivissimi!!!

Dovendo e volendo parlare con la nostra consueta libertà di pensiero anche della Libia , dopo otto giorni di strana guerra , di strana “ no fly zone”, di strana “delibera dell’ONU”, di “ strani rivoltosi armati non si sa da chi” , non riesco proprio a non contestare in primo luogo alla nostra sinistra quanta dose industriale di malafede e di cinismo ci sia voluta per scambiare volontariamente – bastava rifletterci meglio sopra , non servivano molti mezzi – una “ guerra tribale “ per la conquista del potere nella gestione della ricchezza che riviene dal petrolio ( sono appunto quaranta e passa anni che tale ricchezza viene gestita da Gheddafi su tutto il Paese e le altri centocinquanta tribù sono stufe e sgomitano ) con una” rivolta del popolo verso una migliore democrazia”. La Libia vive di cultura tribale, ne è intrisa la sua storia vecchia e nuova. Insomma non credo assolutamente che si tratti di “ rivoltosi per la democrazia” ma piuttosto di “ insorti per un passaggio di amministrazione” delle ricchezze libiche . La questione in Libia non era dunque tanto se fosse nostro obbligo intervenire oppure no per salvare delle vite umane. Questo lo scopo, umanitario, della missione, che ha determinato un consenso quasi unanime fra i grandi attori internazionali, Nazioni Unite, Stati Uniti, Europa, Lega Araba, e così via. Ma come sappiamo le guerre umanitarie sono un ossimoro. Ed io non me la bevo. Ben presto inizierà la triste conta dei morti provocati dai raid dei "volenterosi, dove per quanto intelligenti possano essere le bombe sganciate dagli aerei i continuano a mietere vittime fra la popolazione civile. In ogni caso, nonostante la tempesta di fuoco scatenata su Tripoli e la Libia dal cielo e dal mare, non abbiamo notizie di stragi di massa provocate dalla coalizione occidentale. Qualcosa vuol pure dire, forse proprio che non si trattava di una “ rivolta popolare “. Anche io conosco i numeri, ma sono veri o sono “ licenze poetiche”? Le truppe di Gheddafi hanno fatto almeno 40 morti e 300 feriti a Misurata, ma è anche vero che le fosse comuni e le 10.000 vittime evocate all'inizio della guerra civile sono fantasie. Non abbiamo i dovuti riscontri alle affermazioni del primo ministro David Cameron che "la missione è servita ad evitare un massacro". Che strana questa sinistra, che strana questo consesso internazionale, che strana questa Europa: di massacri perpetrati da pazzoidi al potere, dal Ruanda ai Balcani, dalla Russia a Cuba, dal Sudan alla Costa D’Avorio, ecc ne abbiamo conosciuti parecchi. Perché nessuno si è sentito in obbligo, morale ed umanitario s’intende, di intervenire? E allora, non era forse più saggio certamente congelare tutti gli assets italiani di Gheddafi , congelare anche ed ovviamente l’ultimo trattato italo-libico, ma rispettare questo scontri tribali come “ fatti loro”? Non è forse una “ indebita ingerenza” negli affari interni della Libia questo interventismo provocato da un interessato asse franco-inglese? Non era forse meglio evitare ostilità belliche con mirate azioni diplomatiche? Si chiama prevenzione e fino a quando c’era Bush alla Casa Bianca era il perno della politica estera americana. La questione della Libia non può neanche essere derubricata ai soliti, noti, "interessi economici", molto cari alla sinistra che vede in quell’assioma un paravento che le permette di sostenere tutto ed il contrario di tutto, visto che qualsiasi conflitto nasconde anche una logica coloniale ( sostenere il contrario è pura ipocrisia ): in questo caso la ghiotta porzione di petrolio che le grandi multinazionali anglo-francesi potranno spartirsi una volta che il nuovo governo libico, peraltro stranamente e frettolosamente già riconosciuto da Monsieur Le President de la Repubblique , dovesse insediarsi al potere. Anche per l’ Iraq si sostenne che era una guerra per il petrolio, che l'America voleva depredare le ricchezze della Mesopotamia, mentre invece, come sappiamo, una buona parte di quel tesoro oggi è tornata nelle mani del governo e, si spera (è proprio il caso di dirlo), del popolo irakeno. Dopo l'invasione americana ci sono state aste e fruttuosi accordi economici, di sicuro Washington ci ha guadagnato qualcosa, ma non si può certo dire che l'oro nero era il "casus belli". Non lo erano, ma si è scoperto dopo, neanche le armi di distruzioni di massa. Vi ricordate che scandalo, che titoloni, che veleni contro Bush e contro gli alleati ( anche Berlusconi ) . Invece non era così, il problema era proprio lui, Saddam Hussein. E perché non dovrebbe essere la stessa cosa anche in Libia ?

Dovendo e volendo venire alla vera questione per cui oggi si combatte, o perlomeno si dovrebbe combattere in Libia, io non so ancora bene chi sono i nostri interlocutori: sono forse i "ribelli di Bengasi"?. Costoro vogliono l'aiuto occidentale ma non vogliono truppe straniere di terra in Libia Ignoriamo totalmente le complicate logiche tribali che si nascondono dietro la insurrezione, ma sappiamo che i "nuovi" sono vecchi arnesi del regime, ministri e generali che hanno capito che era il momento di cambiare casacca e cercarsi un nuovo padrone, magari a Londra o a Parigi. Così come sappiamo poco e niente degli studenti dell'università di Sanaa, nello Yemen, o di quelli della Siria, che in questi giorni si stanno ribellando ai governi locali, che finora hanno ammazzato centinaia di manifestanti. L'Occidente sta tollerando regimi che fanno i porci comodi loro ricevendo al massimo qualche "sgridata" dalla Casa Bianca Obamiana. La questione dunque è questa, se e come sia giusto rovesciare dei governi illiberali e autocratici, liberticidi e antidemocratici. Una vecchia storia. Gheddafi è solo il primo. Kim Jong , Fidel Castro, Rober Mugabe e tutti gli altri despoti in fila davanti al tribunale della storia dovrebbero essere giudicati e condannati. Se vogliamo davvero che questo sia lo scopo, ideale, della missione, è bene capire fin da subito che non basterà una "guerra umanitaria", cioè un giro di parole, un ossimoro , falso ed ipocrita per mascherare mezze sconfitte con un vanaglorioso successo, com'è accaduto nella ex-Jugoslavia. La strategia di usare caccia e missili per sconfiggere il nemico è costata cara all'Occidente: su quella illusione si è fondata la propaganda di Al Qaeda: gli americani sono buoni solo a colpire dal cielo, perché hanno paura di affrontarci sulla terra. Dal Kosovo alla Somalia, ai missili lanciati da Clinton in Sudan per ammazzare Bin Laden, questo genere di azioni militari si è sempre rivelato un fallimento. Obama ha avuto la guerra che cercava ma che non voleva, una guerra sotto l'egida dell’ONU, con l'Europa che finalmente sembra quello che è, una sorta di carrozzone costoso e pachidermico che non s’accorge di quel che succede ai suoi confini e la Lega Araba che fra ripensamenti sembra approvare, per poi dissentire e contestare, l'attacco . Ma tutto questo non sarà sufficiente a fermare la repressione di Gheddafi, né a sconfiggerlo. Per farlo, evitando di ritrovarcelo ancora in piazza a Tripoli fra un paio di mesi, occorre sporcarsi le mani, occorre sposare un’ingerenza negli affari libici che può essere giustificata solo con un corposo tornaconto ( che per noi può essere rappresentato dal gas, dal petrolio, dal pattugliamento delle coste libiche contro l’emigrazione clandestina, dall’attuazione della costruzione delle infrastrutture libiche che avrebbero dato lavoro a tante imprese e lavoratori e dall’assolvimento del convenuto danno coloniale ) , mandare tante armi agli insorti ( perché non si tratta di “ rivoltosi”, anime belle, ma di “ insorti” che più che dare la caccia “ alla libertà” , più che “ cercare la democrazia” in un Paese retto da regole tribali millenarie stanno dando la caccia “ ai soldi, al potere economico” che in Libia è ormai pesantemente nelle sole mani di Gheddafi proprio per questo chiamato “ Rais”, per dividerselo , altro che democrazia! e lavorare sodo con lo spionaggio. E poi, anime belle, ma chi diavolo sono questi “ insorti” armati di tutto punto ( e da chi?). Cosa vogliono? La democrazia o il dominio economico tanto che la Cirenaica ha attuato una vera e propria secessione? I libici, inoltre, non ingolfano le “ carrette del mare”, non fuggono dalla Libia, perché i libici, pur con tutto il rispetto e sospetto per Trilussa, ha il reddito medio procapite maggiore del Maghreb. Ma è forse un obbligo sostenere chiunque insorga? Allora la sinistra dovrebbe spiegarmi perché nulla ha fatto con l’IRA e con l’ETA. Allora dobbiamo forse sempre aiutare chi insorge contro un dittatore? Perché, anime belle, cosa credete? Che la Cina, Cuba, la stessa Russia siano tutti esempi cristallini di democrazia? Non me la date a bere, anime belle, non me la date a bere, né voi né chi imbraccia moschetto ed ipocrisia dopo una vita dedicata ad esaltare il pacifismo, fino a gridare “ una, cento, mille Nassirya”.


Cannigione, venerdì 25 marzo 2011

Gaetano Immè

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