Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 28 aprile 2011

  BEATRICE BORROMEO COME BIANCANEVE ?


Beatrice Borromeo è indubbiamente una giornalista di valore. Lei, redattrice de “Il Fatto Quotidiano” ,il giornale del partito delle Procure che “non riceve alcun finanziamento pubblico” ( salvo quelli indiretti), non ha ricevuto nessunissima raccomandazione per farsi assumere da quella testata talmente intrisa di giustizialismo che mai avrebbe accondisceso davanti a qualche pressione . Visto che si chiama solo Borromeo, come un’isola , come una cittadina medioevale, così tanto per dire che per Lei non può certo valere quello che invece aiuta di molto chi si chiama “ Rossi “ o “ Bianchi”, avrà presentato il suo bel curriculum, zeppo di collaborazioni, della sua laurea in Giornalismo, delle sue numerosissime esperienze e poi, scelta ed invitata per i suoi esclusivi “ meriti intellettuali “ sarà andata ad un colloquio di lavoro, sarà stata ricevuta dal vice direttore del quotidiano, l’illustrissimo Marco Travaglio, quello che si fa ricco con le patacche di Ciancimino Jr..Solo a quel punto, probabilmente, i due si saranno resi conto, con esclamazioni di estrema meraviglia, di conoscersi da un pezzo, si saranno scambianti il più che classico “Ehi, ma tu che ci fai qui ?” e l’altro ( col candore da prima comunione ) che risponde con un bel “ ma io qui ci lavoro, faccio il Vicedirettore!”, senza che mai, neppure per un attimo, fosse loro passato per la testolina che si conoscevano da anni ed anni , per il semplice motivo che per anni avevano lavorato assieme, dal comune amico ed anfitrione, Michele Chi? Santoro, a spese nostre ( sì dei raccomandatissimi Bianchi, Rossi, Verdi, Lo Monaco, Lo Turco,ecc) alla RAI, ad Anno Zero. Quando si dice la coincidenza !E contratto firmato, senza alcun aiutino, sia chiaro, solo una coincidenza che qualche volta nella vita può anche capitare . Ci mancherebbe altro! Solo una fortuita e fortunata coincidenza , altrimenti non si sarebbe tenuto conto della meritocrazia e si poteva cadere nel peccato mortale del berlusconismo: il calcio nel sedere. Un calcio che diventa “una tastata di culo ” se invece di racchie brave si è anche delle belle e “ bbbbone”. Ma la Borromeo no! La Borromeo è l’esempio paradigmatico del sogno italiano, dell’italian new deal, della racchiona che non possiede due belle chiappe da tastare , dotata di due pedicelli al posto delle “zinne” , ma “ tanto, tanto intelligente “, che da brava figlia “ di nessuno” , come fosse la figlia di una collaboratrice domestica ad otto ore a settimana, tanto per dire o – seguendo uno che di “ puzzetta sotto il naso” se ne intende da quando, giovanissimo, capì che sposare la figlia di un generale e fare la spia per l’URSS avrebbe reso molto ma molto di più che impiegarsi nello Stato a settantamila lire al mese, come inizio e poi scatti biennali del 3% per dire ! - come dice amabilmente tale Sir Corrado Augias , come fosse la “ figlia di una “ camiciaia qualsiasi “ ( per Augias l’artigiana non è una persona come un’altra, ma una “camiciaia”, una bollatura castale, un imprimatur di popolaccio puzzolente e stronzo ) che riesce, con il suo solo merito, solo con la sua preparazione a conquistare un “ posto al sole”. Insomma siamo quasi ad una Biancaneve Beatrice Borromeo e i “ sogni son desideri…chiusi in fondo al cuor…..”. Dopo un massacrante ciclo di studi per conseguire una laurea ( una faticosissima laurea triennale) alla Bocconi, ecco che la nostra “ carneade qualsiasi”, la nostra figlia di colf o la nostra figlia di una camiciaia , che non sapeva di essere anche la nipote di una certa Marta Marzotto, che non sapeva di avere una sorellastra di nome Lavinia che ha sposato un signor John Elkann che non era certo figlio di un Ragionier Filini ma un rampollo/erede di casa Agnelli ( quelli che sono vissuti sulle spalle degli italiani dal 1948 fino al 2009 grazie alla DC ed al PCI , facendo pagare agli italiani le perdite della FIAT , ma rubando e portandosi all’estero i profitti della stessa FIAT , senza pagarci sopra le dovute e “bellissime” imposte ) , che non sapeva di essere anche la nipote di tale Matteo Marzotto, che, guarda il caso e la meritocrazia! , era anche il Presidente della casa di moda Valentino , che intraprende così , ignorando tutte queste cose, la lunga e faticosa gavetta nel mondo del giornalismo. Nel mondo del giornalismo? Nossignore! Ma quando mai! Nel mondo glamour , nel mondo patinato della moda, quello frequentato da gente “ altamente democratica” mica da camiciaie e da colf o da ragionieri! Così, non ostante sia racchia, occhialuta e “ senza culo a mandolino” riesce anche a sfilare per griffe mica male , tipo Chanel, Blue Marine, Rocco Barocco e molti altri. Senza aiutini. Ma siccome è troppo brava , eccola poi sfilare pure per Michele Chi ? Santoro, che non produce abiti, bensì robaccia vomitevole e giallastra, come rancore e fiele. Sai com’è? Sfila oggi e sfila domani, lei, pur mostrando solo il suo corpo come un oggetto da sfruttare in quanto tale ( quando si dice “ la dignità della donna”!) , impartisce “ urbi et orbi” lezioni di giornalismo puro, duro e di inchiesta, con la competenza e con la cultura che tutte quelle sfilate le hanno messo dentro. E così, la nostra Biancaneve Beatrice Borromeo , una figlia di una “ camiciaia” qualsiasi , ma che “ce l’ha fatta “, esordisce su Il Fatto Quotidiano, dove ieri l’altro appariva in prima pagina, per intromettersi nella polemica sulle presunte legnate che il deputato Ceroni – non solo del PdL, ma anche firmatario di una proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione - avrebbe somministrato , da buon berlusconiano sciupafemmene, alla moglie. Il titolo del pezzo ?: “Picchiare la moglie? Per i politici si può”. Peccato che nell’articolo non si parli per niente di Ceroni, di quanto farebbe supporre il titolone, ma più genericamente della violenza sulle donne e di stalking. E qui la Borromeo Beatrice Biancaneve sfoggia tutta la sua sapiente cultura, tutta la sua incommensurabile onniscienza e scrive : “Su Ceroni il ministro Carfagna non ha nulla da dire?”. Profondo, esemplare, perfetto, una sintesi degna di un’ulteriore laurea, magari “ ad honorem” per la Borromeo Beatrice Biancaneve. Peccato però che né un Travaglio, né un Michele Chi? Santoro, né una zietta Marzotto, nè qualcuno degli Agnelli, né un Padellaro le abbiano fatto notare che la legge sullo stalking è stata voluta proprio dalla Carfagna e quindi dal Governo di Berlusconi ! Ma non si era “massacrata” di studi con tutta la gavetta giornalistica che ha fatto?


TENSIONI NELLA MAGGIORANZA E CAUSE ED EFFETTI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI


C’è discussione, c’è confronto nel PdL e la marmaglia, che è stata educata al cieco obbedire, al “pensiero unico dominante”, al “ credere, obbedire e combattere”, a disconoscere i fatti limitandosi al famoso e famigerato “ Compagno, l’Unità non lo dice!”, a seguire le decisioni del “ Capo”, come fanno i lettori di Repubblica, de Il Fatto Quotidiano, de L’Unità, ecc, come ha fatto il PCI con Togliatti – compreso anche quel fior fiore di migliorista di Napolitano che “avrebbe voluto migliorare “ il PCI ma che si è poi ridotto a genuflettersi al Piccolo Stalin fino al punto di invocare come un toccasana l’invasione della Cecoslovacchia, come una benedizione la repressione di Budapest , come una grazia di Dio il genocidio dello stesso Stalin, tipo Pol Pot o tipo Mao Tse Dung, ecc – la marmaglia, dicevo, perde la bussola, va in confusione, sbarella, dà i numeri, scambia fischi per fiaschi. Bersani, ove fosse possibile, affonda sempre di più nel ridicolo, strillando sguaiatamente contro chissà quali “ scippi di democrazia” o uscendosene con ridicoli “ Mai Berlusconi al Colle” come se fosse lui a decidere lo sorti del Paese e non il Parlamento! Ancora una pistola fumante che prova l’inesistenza politica ed intellettuale di una sinistra che , non avendo da venti anni alcun piano politico – se non quello, stantio, di aumentare le tasse onde mantenere tutti i papponi di casa nostra, facendoli così diventare dei votanti fidelizzati, bella democrazia! – non può che rifugiarsi, per giustificare la sua presenza in Parlamento, nell’ormai decrepito, viscerale, idiota antiberlusconismo da strapazzo e da osteria.

Così sulla faccenda della Libia. La guerra a Gheddafi si riduce ad essere solo un aspetto, peraltro meschino, della battaglia elettorale per Milano. Il ché è un segno evidente dell’incapacità della sinistra di saper guardare oltre il proprio pollaio e di essere all’altezza dei compiti imposti al paese sul piano internazionale. E’ evidente che per la Lega la decisione di partecipare ai bombardamenti contro Tripoli è negativa solo perché rischia di spingere il Colonnello libico a reagire a colpi barconi di immigrati clandestini che arriveranno in Italia. E sarebbe logico, secondo una “ normale intelligenza”, che il Carroccio dica ai propri elettori milanesi che, in nome della tenuta del governo nazionale, bisogna prepararsi a sopportare nuove invasioni dal Nord Africa? A differenza delle anime belle della sinistra , la Lega non ha mai occultato che il suo pacifismo non è ideologico, ma strumentale.

Alla Lega dei libici non importa nulla. Ciò che conta è solo la conseguenza che la guerra in Libia può avere sulle amministrative milanesi. E’ chiaro che la questione non è in grado di provocare una crisi di governo, come è altrettanto chiaro che Bossi continuerà, come ha fatto, a giocare apertamente, in chiave elettorale , il distinguo della Lega sulla politica estera. Farà quello che fece Prodi da Premier, con la famosa decisione sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero , che provocò deliranti spaccature in quella pseudo – maggioranza ( che si salvò, ricordo, grazie ai voti dei Senatori a vita ), farà come avrebbe fatto lo stesso Berlusconi se, invece di essere Presidente del Consiglio ed avere la responsabilità di non isolare l’Italia rispetto ai suoi alleati, fosse stato solo il leader del Pdl ed il capolista del proprio partito al comune di Milano.

La trasformazione della guerra libica nella “ guerra milanese “ non riguarda solo la maggioranza. Il fenomeno è ancora più evidente nell’opposizione. Dove al pacifismo ideologico di Nichi Vendola ed a quello di un Di Pietro ( la vita è “ ‘na fatiga” quando devi sfruttare ogni occasione per cercare di rubare qualche voto al Pd) si contrappone il ridicolo contorsionismo del maggior partito della sinistra e dei media fiancheggiatori, messi “ alla corte” dell’opposizione dai “poteri forti” , da sempre nemici del PdL e del centrodestra. La schizofrenia del Pd è ormai una cosa ridicola. Fino a ieri urlavano contro Berlusconi perché non si era rifiutato di sparare contro Gheddafi ed hanno inneggiato a Sarkozy che invece aveva avuto il coraggio di attaccare il tiranno di Tripoli. Adesso che su pressione dello stesso Sarkozy, di Cameron e di Obama Berlusconi si è deciso a rompere definitivamente con Gheddafi, hanno cambiato radicalmente posizione. D’altronde c’è da averne pena: infatti la sinistra non ha una “ linea politica “ né per la politica interna né, tanto meno, per quella internazionale e perciò ad ogni occasione sforna e produce l’unica cosa che da diciotto anni sa fare: dare addosso a Berlusconi senza se e senza ma, fregandosene altamente del bene del Paese. Pare di essere tornati ai tempi di Badoglio, dell’epoca fascista e colonialista, quando non si capiva “ chi” fosse contro “ chi”. In effetti alla sinistra non interessa un fico secco dei libici e del Colonnello , ma spera che una eventuale sconfitta di Letizia Moratti a Milano possa portare alla rottura tra Berlusconi e Bossi, alla caduta del governo. E’ vero che poi farà fuoco e fiamme per evitare le elezioni anticipate, tirerà per la giacca e per la camicia Napolitano per indurlo a ripagare la sua elezione al Colle con un bell’incarico ad un’altra, raffazzonata, maggioranza che includa tutto e il suo contrario, tipo Olbia: fascisti, repubblichini, comunisti, chierichetti democristiani, manettari giustizialisti, nani, saltimbanchi, centri sociali, grillini, agnolettini, carusiani resuscitati, verdi del sole che ride , che piange, che “ chiagne e fotte”, tortellini, salamelle, mostaccioli, caramelle sciolte ed a pacchetti: insomma una bella “ compagnia di giro da avanspettacolo”.


E’ evidente che l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy avrà delle conseguenze politiche. Ma una cosa è soppesare, è prevedere, è mettere in conto tali conseguenze, un’ altra cosa è usare la partecipazione ad una guerra solo in base ad una logica da pollaio. Questa guerra, lo voglio ripetere ancora una volta, è nata male: perché è stata sollecitata dalla Francia per accaparrarsi il petrolio che questa farà perdere all’Italia, per accaparrarsi i lavori che spettavano ad imprese italiane; ed è stata gestita fino ad ora ancora peggio, perché l’ONU è praticamente inesistente, mentre l’Europa si dimostra un involucro sovranazionale che ci toglie libertà e sovranità nazionale, ma costruita ed asservita agli interessi prepotenti e preminenti di Francia e Germania. Ma questo è un altro discorso, che coinvolge anche una questione oggi molto sentita: perché continuare con “ questa Europa” franco/germano dipendente? Perché? Resta che da questa specie di guerra dobbiamo uscirne presto e con il minimo danno. Anche perché – pochi ne parlano perché in Italia c’è un giornalismo libero che è una bellezza! – sta arrivando una vera rivolta popolare per la democrazia: che non si gioca solo per il petrolio, come in Libia; che non si gioca contro una famiglia – quella di Muhammar Gheddafi – che domina tutte le tribù del Paese e che si arricchisce da quaranta anni ( per cui sarebbe anche il caso che anche altre famiglie possano mangiare ed arricchirsi); che si gioca contro un vero regime comunisteggiante, talebano ed opprimente come quello della Siria, che comporterà anche sommovimenti in Libano ed anche altrove nello scacchiere mediorientale. Ma questo, per la stampa democratica, non si deve dire. Perché potrebbe indebolire chi vuole la soppressione militare dell’unico paese democratico del Medio Oriente: Israele.



Roma , giovedì 28 aprile 2011

Gaetano Immè

mercoledì 27 aprile 2011

CHE LEZIONI TRARRE DAL VOTO SULLA PRESCRIZIONE BREVE


Berlusconi sta preparando il terreno per la successione. Si è dato un paio d’ anni per verificare se l’ipotesi di passare il testimone al Ministro Alfano sia o meno percorribile. I messaggi lanciati dalla chiacchierata informale con i giornalisti della stampa estera vanno in varie direzioni: i maggiorenti del Pdl ora sanno su chi punta davvero il premier (non Tremonti, non gli ex Dc, Psi, An, non i sessantenni) ma su un politico giovane . Gli elettori si devono preparare al “dopo”, come la sinistra e Napolitano devono farsi una ragione che le sbandierate voglie berlusconiane di Quirinale per il settennio che inizia il 2013 sono state accantonate. Il metodo della selezione sarà l’investitura presidenziale e non una consultazione tra gli iscritti.

Voglio oggi soffermarmi sul doppio significato , sulla duplice lezione che arriva dal voto di mercoledì sulla “prescrizione breve”. Riassumo.

Primo. La nuova legge non tocca i processi Mills e Ruby: il primo si è prescritto anche con le vecchie norme ( la strampalata teoria del P.M. De Pasquale sulla prescrizione del reato di “ corruzione” contestato a Silvio Berlusconi ( che decorrerebbe non dal ricevimento del prezzo della corruzione ma dal suo eventuale “ spendimento” non è altro che una sciocchezza giuridica che consentirebbe ad un corrotto di farla franca lasciando in eredità ai suoi figli il prezzo della corruzione perché la responsabilità penale è personale) ; il secondo processo si basa su accuse che lo escludono dalla prescrizione breve , senza tener conto che comunque la pubblica accusa ha convocato la bellezza di 200 testimoni, il che comporta almeno un centinaio di udienze: dunque solo per questa fase ci vorrà qualche annetto, alla faccia del rito “immediato”). Più complessa la situazione del processo Mediatrade e non è questo il luogo ove trattarlo. In generale, voglio sottolineare che la nuova legge interverrà su pochissimi procedimenti. Che cosa succede con le vecchie norme? Che quando si verificavano determinati atti giudiziari la prescrizione si interrompeva e ricominciava. Bene: che cosa succederà con il nuovo rito? Che le interruzioni potranno determinare al massimo un incremento di un sesto della prescrizione stabilita dal Codice. Allora si tratta veramente di una legge inutile, come in Parlamento sbandiera l’opposizione? No, perché essa comincia a intervenire sui tempi dei processi, che in Italia sono assolutamente inaccettabili. E’ un primo passo, un primo segno. Per taluni reati, il nostro ordinamento prevede tempi di prescrizione più lunghi della pena massima irrogabile: significa che l’accusato può restare sotto l’azione della magistratura, in attesa di giudizio e magari in carcere, per un periodo più lungo della condanna massima che può subire. E questo sarebbe degno di uno Stato di Diritto? E questo sarebbe degno di un Paese civile? E’ inaccettabile per Paese civile e infatti negli Stati Uniti non succede. Credo che l’opposizione dovrebbe concordare su questo aspetto di civiltà giuridica e contribuire a superare questa barbarie di inciviltà giudiziaria.

Secondo. Il voto segreto di Montecitorio, che alla vigilia era considerato un’incognita per la maggioranza visto il clima interno di fibrillazione che avrebbe potuto favorire qualche franco tiratore, è stato superato dal governo che anzi ha ricevuto sei voti più del previsto. Voti che sarebbero arrivati soprattutto da esponenti del Fli. Significa che la maggioranza si consolida e il tentativo finiano si avvia al declino definitivo. Ora vedremo alle amministrative come si comporterà il partito di Fini: starà con il Pdl, con Casini o con la sinistra? Guardare ad Olbia dove il FLI sta con la sinistra? In ogni caso sarà incapace di prendere una posizione autonoma ma in certe situazioni toglierà voti importanti ai candidati del centrodestra. Ormai è scontato come lo scopo del Fli sia quello di “ demolire” il centrodestra invece che di “ costruire” un centrodestra migliore. Insomma il FLI è ormai una riedizione del PCI togliattiano ante litteram: quello del “ tanto peggio (per il Paese) tanto meglio ( per il FLI)”. Insomma: da fasci stoni a comunisti togliattiani.



ROMANO PRODI SAREBBE STATO CONDANNATO DALLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA


Gira voce , sul web, che l’On Romano Prodi sia stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea, ma nessuno ne parla. Si dice chiaramente, ma ancora non ne vedo prova certa – per questo blog non esiste che “ vox populi vox dei” – che Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a guardare negli slip e nel letto dei politici, ne ha fatto cenno. Vediamo intanto quali sarebbero le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: a - aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; b - aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; c - aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.

È cominciato così il flipper delle responsabilità, nonché la "fughe di notizie" – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma, riunioni di medium che parlavano con l’aldilà, rapporti fra Prodi Presidente IRI e Carlo De Benedetti, ecc), Romano Prodi avrebbe pensato bene di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li avrebbe fatti decadere tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione! In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all'estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato e si lamenta. Col suo modo di fare riteneva forse di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno appioppare meritati calci in culo a chi fa il furbo, anche se si tratta di Professoroni.


PIU’ INVECCHIA, PIU’ PEGGIORA

Caso unico al mondo, caso unico in Italia , esempio speculare di Pipino , quello “ nato vecchio e morto bambino”, fola che ha ispirato un recente film interpretato da Brad Pitt, il mitico Corrado Augias non smentisce mai la sua innata supponenza, la sua “elitarietà” rispetto al popolo rozzo, stronzo e coglione. D avanti ad una adorante presentatrice, questa moribonda icona della sinistra scalfariana , quella che questo blog definisce con irriverenza “ la ghenga dei ricchi scemi”, l’altra sera alle “ Invasioni barbariche” raccontava che la sua “ camiciaia” ( intanto l’ha messa nel recinto del popolaccio merdoso, basta la parola! Che democraticone ,questo “ marito” di una figlia di un Generale!) gli avrebbe confidato la speranza che la “ sinistra cessasse” la demonizzazione del Presidente del Consiglio. Bene, davanti alle telecamere e nel silenzio meschino della servile conduttrice, questo “ sedicente ottimato ” , col sorrisetto che si usa coi deficienti, ricordava di aver  “ insegnato” a questa “ camiciaia” ( aridaje!) che anche in caso di assoluzione giudiziaria di Berlusconi, sarebbe rimasta l’onta del suo comportamento morale. ABEMUS PAPAM ! Anzi, ABEMUS PIPPAM ! Ho provato pena e schifo: per la Bignardi – disonesta ed inguardabile- e per questo vecchio arnese della ricca borghesia italiana che ha vissuto di “ delazione con i regimi comunisti”, poi di mantenimento pubblico come un pappone e, come i suoi degni amici di ghenga , è convinto pure di essere “ unto dal Signore” e mandato in terra “ a miracol mostrare”.


Roma mercoledì 27 aprile 2011

Gaetano Immè

martedì 26 aprile 2011

CIANCIMINO Jr., INGROIA, , TRAVAGLIO, REPUBBLICA,ECC: ECCOLI I PROFESSIONISTI DELL’ANTIMAFIA CHE CAMPANO DI MAFIA.



Ora vi spiego come e perché le solite ghenghe truffaldine e squadriste, quali Repubblica , Il Fatto Quotidiano, L’Unità, Travaglio , Santoro ecc - per confondere ed intorbidire le acque rese limacciose e fetide dall’accertamento della totale e completa falsità del “ pizzino” di Massimo Ciancimino sulla famosa “trattativa Stato-Mafia” - non trovano di meglio che tirare manganellate altamente fasciste sulla testa dell’ex Procuratore di Palermo, Pietro Grasso.

Certo che tenere della dinamite nel giardino è stato il “ coup de teatre “, una botta di vita. Ma che diavolo? Ad ogni piè sospinto,fino a ora, anche per la prima moto sospetta, anche solo per qualche faccia poco raccomandabile, Massimo Ciancimino, chiamava, nell’ordine ( numeri di telefono già evidenziati nei suoi cellulari e dunque pronti all’uso) , il 113, quella cara amica della Procura di Palermo , l’amico P.M. Ingroia , tutti i giornalisti amici uno per uno, per evidenziare ed avvertire tutti che le oscure minacce “ di certi poteri” ( senza aver mai accennato a chi si riferisse, ma detto ben bene alla sicula: mai specificare con nomi, con cognomi, ma tenersi sempre sul generico ) erano sul punto di concretizzarsi. Ebbene, uno così preciso, uno così circospetto, uno così deciso a cambiar vita, a disconoscere la “ mafiosità” , uno che con le armi non vuole avere mai a che fare, che ti combina quando gli recapitano a casa una cassa dove invece delle uova pasquali ci sono una decina di candelotti di dinamite, un numero doppio di detonatori e un paio di micce? Sta zitto, tace, non chiama nessuno,prende la cassa, se ne va in bagno, la mette sotto il piatto della doccia e fa scorrere l’acqua. Poi si munisce di vanga e sotterra il tutto nel giardino di casa. E non solo, perché ultimato il rischioso interramento, se ne parte – sempre senza dire niente a nessuno dei suoi fedelissimi amici - insieme alla famiglia, verso quel di Saint-Tropez per passarci la santa pasqua. Che invece ha passato in galera, per un fastidioso arresto, come ormai tutti sanno. Suvvia, diciamocelo apertamente, è proprio su quei candelotti di dinamite che bisognerebbe interrogarsi. Indubbiamente è un genere di merce che si non si trova né dal macellaio sotto casa, né al supermarket, né si trova in commercio facilmente. Allora ,delle due l’una, difficilmente “ tertium datur”: o Ciancimino Jr non ha contatti con chi maneggia roba del genere - e allora non si vede perché non abbia subito dato l’allarme a chi di dovere -; oppure qualche contatto mafioso , camorrioso, malavitoso gli permane e come, visto che ha ritenuto che la faccenda, con qualche accorgimento da dilettante, potesse essere aggiornata a dopo il viaggio in Francia. In parole povere il suo comportamento, per come lui stesso l’ha raccontato è quello di chi ha capito benissimo da dove il , chiamiamolo così, messaggio arrivava e - al contrario di altre volte - poco se ne è preoccupato. A meno di sposare la tesi che i candelotti in giardino Ciancimino junior se li sia messi da solo. Ipotesi da respingere, fino a che non sia provata, ma che chi lo ha interrogato dopo il fermo si è sentito proporre. Infatti, una volta tanto, le cose sono state semplici e lineari. I candelotti erano davvero dove il giovanotto sosteneva di averli sotterrati. La storia è senza capo né coda. Come quella che ha determinato il fermo sulla strada di Saint-Tropez. «Mi dite che è provato che il nome di De Gennaro è ritagliato e fotocopiato da un altro foglio per inserirlo in un elenco di funzionari infedeli? E io che ne so? Io vi ho dato le carte di mio padre, se invece di scrivere nove vocali e consonanti le ha fotocopiate e aggiunte, io che posso farci?». Uno che si difende così non può essere definito in altro modo che un suicida, uno scriteriato, uno votato a sicuro disastro giudiziario. E come si può concepire una condotta del genere? Come spiegarsela da un Ciancimino, cioè da uno nato a casa di Don Vito, cresciuto a pane e mafia e soprattutto a “ mascariamenti” a quantità industriali?

Ecco, qui le “ consorterie squadriste “ mostrano tutta la loro cultura democratica e se ne vanno subito sul pirandellismo, una forma meschina di sicilianismo. Una, nessuna, centomila spiegazioni . Eppure abbiamo letto qualcosa di simile a commento del discusso fermo. Da chi? Leggete il resto e vi sarà chiaro come acqua di fonte. Del resto che cosa si può dire quando si è scritto un libro insieme al giovanotto e lo si è portato in un giro delle principali librerie di sinistra , dove ragazzotti , forse in assoluta buona fede, si facevano firmare - orgogliosi dal nuovo eroe dell’antimafia - la copia del libro sulle sue gesta appena comprato? E ti pare che sia passato per la testa di qualcuno , di uno di quei baldi giovanotti siculi , di chiedergli : «Ma tuo padre ( patri) degli omicidi dei Michele Reina, Piersanti Mattarella, Giuseppe Insalaco non ti ha mai detto niente, “ nenti ti disse “? E dell’omicidio del procuratore Costa? E della bella faccenda di Michele Sindona, a parte le cose che sappiamo tutti perché ce le vogliono raccontare in quel modo come si legge su La Repubblica e come ci fanno vedere a “ La storia siamo noi?». E perché, chiedo io che sono siculo, qualcuno di quei bravi ragazzotti avrebbero dovuto chiedergli cose di questo genere, visto che neanche un Magistratone come il P.M. Ingroia ci aveva mai pensato ? Se nemmeno ci hanno mai pensato tanti bravi giornalisti – che pure sono l’orgoglio del “ giornalismo d’inchiesta” - nelle loro articolesse , nei loro tanti libri sul giovane eroe? Non bastava il libro su cui si è fondato il “Ciancimino tour”. Fresco di stampa, scritto da Torrealta, è arrivata così in libreria anche «la prima inchiesta sul livello più alto della trattativa fra Stato e mafia. Da un elenco firmato da Vito Ciancimino, che li accusa di essere i grandi burattinai italiani, uomini delle istituzioni e dei Servizi sui cui atti nessuno aveva ancora fatto chiarezza». Presentato così il libro è intitolato Il quarto livello, quello dei funzionari infedeli. Sul terzo livello, quello dei politici, ci sono pareri contrastanti e nell’introduzione viene ammesso. Il P.M. Ingroia , che ne ha scritto una appassionata introduzione, scrive fra l’altro: «...Le ricostruzioni e interpretazioni sul Quarto livello derivano tutte dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino e da un appunto presentato da lui stesso, e che nulla di tutto ciò, secondo le sue stesse dichiarazioni è frutto di sua conoscenza diretta, bensì derivata dal padre Vito (...) Il che rende ardua, se non impossibile, la verifica giudiziale dell’attendibilità di tali convincimenti attribuiti a Vito Ciancimino».In parole povere, se le parole hanno un senso, il procuratore aggiunto Ingroia ci dice che tutto ciò che Ciancimino Jr ha prodotto delle carte attribuite al padre dal punto di vista giudiziario è impossibile estrarne qualcosa.


La sua introduzione a questo libro si conclude con una arzigogolazione sul di lui concetto di «ragion di Stato» e sui limiti della giurisdizione. I misteri , secondo Ingroia, iniziano dalla lontana strage di Portella della ginestra e dalla tragica fine del famoso bandito Giuliano – anni cinquanta - , la cui salma Ingroia ha fatto recentemente riesumare. Tutto questo basandosi solo su quanto afferma Ciancimino Jr. mi pare un azzardo per chiunque, figurarsi per un P.M. Dunque, meglio avvicinarsi ai nostri giorni , alle stragi del ’92 e ‘93. Le carte di Ciancimino Jr. , par di capire, servono comunque a fornire un retroterra per quell’oscuro periodo. E pur avendo a disposizione solo 12 pagine della prefazione, il P.M. Ingroia riesce a stupire il lettore attento e informato. La presunta trattativa ha un testo che tutto potrebbe spiegare se solo venisse ritrovato: eccola l’agenda rossa, la famosa agenda rossa del giudice Borsellino. L’ipotesi che di fronte a una così grave deviazione delle istituzioni le contromisure di Borsellino possano essersi limitate a qualche appunto su una agenda dicono non sia offensiva nei confronti della memoria del giudice e dell’intelligenza nostra. L’agenda non si trova, forse non esiste, ma scrive Ingroia: «È certo che sparì nelle mani di un uomo delle istituzioni». Da dove tanta certezza? Bohhh! Lo sa solo lui, il P.M. Ingroia, ma non lo dice da nessuna parte. Se lo inventa? Bohhhh! Lui intanto prende per il culo l’ignaro lettore e gli indica il quarto livello. Ma Ingroia dimentica troppe cose, è forse troppo distratto: dimentica che c’è stato un processo, dimentica che c’è stata una sentenza della Cassazione che non solo ha assolto «l’uomo delle istituzioni» accusato dell’appropriazione indebita, ma ha addirittura messo nero su bianco che Borsellino, il giorno della sua morte, avesse con sé la famosa agenda. Ma quali certezze ! Pensare che basti una prova di falsificazione di una carta per mettere un punto sulla questione Ciancimino Jr, quando per l’agenda non è bastata la Corte di Cassazione, è decisamente da ingenui. Non si tratta nemmeno di gelosie fra le procure siciliane di Palermo e di Caltanissetta, che in qualche modo un’istanza superiore potrebbe risolvere.

L’unico articolo importante, perché rivelatore, su tutta la questione l’ha scritto Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano il giorno di Pasqua. La tesi prospettata al lettore non fa fare a Ciancimino junior la figura dell’eroe, anzi è rappresentato come uno che, di fronte a stringenti domande, «sbianca, piange, trema, mente, poi è costretto a vuotare il sacco». Ma gli inflessibili indagatori sono quelli della nuova Procura di Palermo, retta da Messineo con Ingroia fra gli aggiunti. Perché la precedente gestione del procuratore Pietro Grasso (attuale procuratore nazionale antimafia), secondo la ricostruzione di Travaglio, aveva accuratamente evitato di fare a Ciancimino Jr le domande giuste, e addirittura fatto scomparire dagli atti documenti importanti. Per Travaglio e per Ingroia, per loro. Così, i maneggi col copia-incolla del figlio del sindaco mafioso finiscono per essere piccola cosa rispetto all’enormità del problema che è messo all’ordine del giorno dall’articolo di Travaglio: la Procura Nazionale Antimafia è stata, per Travaglio e per Ingroia, l’inquinatore vero dell’indagine scaturita dalle carte Ciancimino Jr. La questione è roba antica e nasce dalla polemica sul processo Cuffaro. A quei tempi il procuratore di Palermo Piero Grasso venne messo in croce da Travaglio e altri giornalisti sull’Unità e su La Repubblica perché non intendeva contestare all’allora governatore siciliano il reato di concorso esterno con la mafia e intendeva circoscrivere il capo di imputazione al favoreggiamento aggravato dal fatto che era commesso a vantaggio di mafiosi.

Disputa apparentemente bizantina che aveva però una ricaduta politica visto che alcuni settori della sinistra pensavano di poter chiedere le dimissioni di Cuffaro sulla base del semplice capo di imputazione. Pietro Grasso tenne duro e i fatti gli dettero ragione. La condanna di Cuffaro fu ottenuta e il governatore dovette comunque dimettersi. Ma dopo la condanna, non prima però, come pretendevano i grandi democratici dell’Unità, de Il Fatto, de La Repubblica, non prima. Vi sembrerà strano ma invece di scusarsi come dovrebbero , certi politici di infimo ordine e certi giornalisti “ molto bravi “ , al procuratore Grasso non l’hanno ancora perdonata. E nella vicenda di Ciancimino Jr. si scontrano ancora una volta due concezioni diverse della lotta alla mafia. Una è rappresentata dai Travaglio, dagli Ingroia, da La Repubblica, da Il Fatto , insomma dai “ professionisti dell’antimafia” come furono battezzati da Leonardo Sciascia. Quello che coniò anche la penta ripartizione degli uomini. E mise questa concezione nella quinta ed ultima categoria di uomini.


IL CENTRODESTRA DEVE RIFIUTARSI DI COMPARIRE CON MARCO TRAVAGLIO


Ritengo non sia dignitoso per un uomo politico, per un giornalista, per una persona che sia seria, che pensi al bene dell’Italia e non al suo bene e che abbia una propria dignità, non mischiarsi più con persone come Marco Travaglio. Le ragioni che mi hanno indotto a questa conclusione sono diverse. Ve le indico sommariamente.

La prima ragione è che Travaglio si maschera da sedicente combattente per la libertà di informazione , ma che sta facendo una campagna di stampa il cui obiettivo dichiarato è la chiusura di un giornale. Non si tratta di un giornale di area di centrodestra, ma , voglio precisare, di aerea di centrosinistra, ma di natura riformista e quindi assolutamente necessario affinché in Italia si realizzi finalmente la necessaria sinistra riformista che da secoli andiamo cercando invano. Marco Travaglio arriva a sostenere la necessità di abrogare , solo per quel giornale, i contributi all'editoria. Trovo la cosa assolutamente ributtante, arrogante, meschina, un’espressione di pura aggressione di tipo squadrista fascista, indegna di una persona civile e democratica. Del resto Travaglio è lo stesso miserabile che ha scritto l'altro giorno sul blog di Grillo un elogio dell'odio: «Chi l'ha detto che non posso odiare un uomo politico? Chi l'ha detto che non posso augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto?». Con uno così , non vorrei mai trovarmi, neanche all’ osteria.

Inoltre non ritengo che Marco Travaglio sia veramente un giornalista, visto che ormai recita apertamente con Santoro , leggendo, come un attore, testi le cui fonti sono a tutti ignote e che conosce solo lui e che mai svela e chiarisce. Incredibilmente questa inguardabile RAI pubblica continua a pagarlo come fosse un giornalista. Invito i rappresentanti del centrodestra ad evitare ogni contatto con questo individuo la cui dignità professionali è pari ad una Vanna Marchi della peggiore specie, un imbroglione , un imbonitore che recita invettive ed accuse mai suffragate da documenti certi. In più c'è un problema di civiltà; Travaglio non può essere considerato una persona civile, perché vive di insulti: uno che dice ai giornalisti - è successo ieri - di Speciale Tg1: «Chiunque ha avuto lo stomaco di vedere quella merda di trasmissione...» non dovrebbe neanche mettere piedi in una trasmissione pubblica.

Non ritengo che Marco Travaglio possa essere considerato un «terrorista mediatico», per il semplice fatto che le sue volgarità lasciano il tempo che trovano e , sopra tutto, non credo che faccia paura a chicchessia. Considero invece Marco Travaglio una sorta di parassita mediatico, uno che vive di bugie, di falsità, di dietrologie senza senso e senza prove, spilla denaro dallaRAI come la zecca ruba il sangue alla sua vittima. Ecco chi ritengo che sia il Signor Marco Travaglio:  una zecca fastidiosa . Ma anche le zecche – direbbe qualche anima bella – devono  pur vivere. Certo, ma non vedo perché il centrodestra debba offrire a questo parassita un poco del proprio sangue.


Roma martedì 26 aprile 2011

Gaetano Immè

lunedì 25 aprile 2011

  LE ISTITUZIONI CHE IMBROGLIANO IL POPOLO ITALIANO.


Sostenere  che un " processo breve “ sia la misura più adatta ad un sistema di giustizia giusta è in verità arduo. Ma, se poi andiamo a vedere quelli che sono i “tempi brevi “, ci  accorgiamo che chi ha inventato questa storia del “processo breve” ha voluto scherzare o, piuttosto, ha voluto sfoderare una dose spropositata di umorismo nero. Insomma, come raccontare barzellette in un obitorio. Sono tempi quelli che in qualsiasi altro paese civile e democratico sarebbero considerati pazzeschi per la loro lunghezza. A parte, dunque, gli scherzi della sinistra ( la quale, anche di fronte esigenze così imprescindibili del popolo, com’è quella della esigenza di una Giustizia che rispetti la Costituzione e quindi anche la norma costituzionale sul “ giusto processo in tempi certi” sancito proprio dalla Costituzione, preferisce nascondersi pusillanimemente dietro l’alibi del più becero “ antiberlusconismo” da osteria zeppa di ubriachi , dietro l’assurda difesa dei privilegi della casta dei Magistrati e dunque contro gli interessi del popolo brandendo come alibi il fatto che queste norme “ potrebbero” essere utilizzate “ anche “ da Silvio Berlusconi , come se costui non fosse un cittadino italiano come tutti gli altri e come se non fosse ormai molto ma molto chiaro a tutti coloro che per ragionare usano il cervello invece che le viscere che per nessuno dei sei processi in corso contro Silvio Berlusconi queste famose norme potrebbero avvantaggiarlo ) che , appunto, dimostra quello che è: una manica di sbandati che , non sapendo cosa proporre e controbattere, vuol far finta, al contempo, di scherzare e di fare sul serio, bisogna dire che questo è un semplice provvedimento di legittima difesa contro una sedicente giustizia, espressione della politica faziosa del Partito dei Magistrati. Legittima difesa che non toglie che rispetto all’esistenza stessa del P.d.M. (Partito dei Magistrati) ed alle sue ineliminabili (perché un partito del genere non può farne a meno) malefatte, non basta difendersi (cosa cui si ha indubbiamente diritto) ma si ha pure il dovere di difendere la Società , lo Stato e la Costituzione dal fenomeno in sé, potenzialmente sempre pericoloso per tutti e tragicamente rovinoso per la democrazia e per la giustizia. E’ questo il punto centrale.

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Con lo stupro ai danni dell’articolo 68 della Costituzione ( articolo voluto ad ottima ragione con il suo testo originario dai padri costituenti per mantenere in equilibrio i poteri che la Carta assegnava all’Ordine dei Magistrati con quelli che la stessa Carta attribuiva al “ potere politico eletto” dal popolo ) del 1993 da parte della stessa Magistratura ( che utilizzò come un’arma spianata contro la testa della politica l’uso aberrante che in passato era stato fatto di quella norma costituzionale ) che con un’azione ricattatoria, mafiosa e delinquenziale impose, ad un Parlamento di tutti corrotti e di tutti delinquenti ( al pari dei comuni delinquenti che usano “ o la borsa o la vita “) un magistrale ricatto politico che portò, quel Parlamento pusillanime di delinquenti corrotti e di miserabili ricattati, a chinare la testa, per paura e per vergogna, davanti a quel golpe costituzionale. Da quel momento è venuto meno quell’equilibrio, che ci era stato tramandato dai padri Costituenti, fra i due poteri dello Stato, equilibrio che consentiva il funzionamento equilibrato della democrazia, il
rispetto e la perfetta autonomia dei poteri di ciascuna delle due parti i n causa e , dunque, il rispetto sostanziale della Costituzione stessa. Da quel momento i poteri del pur semplice ordine della Magistratura – che nessuno vota – sono diventati più “dominanti” di quelli del Parlamento – potere legislativo – che è l’unico potere che il popolo italiano elegge con il voto. Dunque quello stupro permise lo scempio completo della Costituzione e permise che ciascun Magistrato inquirente ( un P.M.) possa vantare un’arma di ricatto potentissima contro il Parlamento: bastava un’accusa sollevata da costoro contro un Parlamentare, la quale, non passando più al vaglio dell’originario testo dell’articolo 68 della Costituzione, poteva permettere alla Magistratura stessa di rovesciare quello che il popolo aveva stabilito. Un golpe costituzionale incredibile come irresponsabile è il fatto che ancora non si metta riparo a questo stupro. Badate: proprio contando sul fatto che i processi durano una vita, bastavano anche delle accuse false per raggiungere lo scopo del golpe giudiziario, quello di rovesciare quello che il popolo aveva scelto e votato. Ecco dunque come il popolo sovrano , ma stronzo e coglione per la sinistra e per la Magistratura, è stato truffato già clamorosamente due volte. La prima nel 1994 quando le accuse contro Silvio Berlusconi del Di Pietro si rivelarono una vera bufala ( Berlusconi nel 2001, dopo sette anni, fu prosciolto da tutte quelle infamità “ per non aver commesso il fatto “ ma intanto il Governo di Berlusconi che il popolo aveva scelto nel 1994 fu rovesciato e sostituito da un altro Governo che nessuno aveva votato); la seconda volta nel 2008 quando altre accuse false contro l’On Mastella fece cadere il Governo Prodi , anch’esso eletto dal popolo italiano dopo appena due anni di governo, con accuse che oggi sappiamo essere state del tutto false . Sia chiaro che l’elenco potrebbe essere molto più lungo, ma mi stringo per non annoiare perché i due esempi fatti sono la “ prova provata” di questo “ incostituzionale ed antidemocratico dominio della Magistratura “. Insomma, la Costituzione, non va “ amata” come recita , con alto disprezzo del ridicolo, un Franceschini formato " chirichetto" o un descamisado Bersani ( ieri sera facevano ridere lui e la Annunziata su RAI3, si sorridevano fra di loro, non si interrompevano fra di loro, sono stati l'esempio paradigmatico de " il gatto e la volpe" con bella mostra d una dose industriale di "arrogante supponenza" che, non ostante tutte le loro complici azioni di disturbo e di interruzione, sono stati lo stesso subissati  e sbaragliati da un chiaro e battagliero Cicchitto ) non va
“ sbandierata” come fosse il “ Libretto delle guardie rosse di Mao”, non va “ mitizzata “ come fosse un sarcofago nel quale è stato seppellito, imbalsamato,  nel 1948 questo Paese, ma va semplicemente “ rimessa come era” e sempre “ integralmente rispettata”. In ogni sua parte, compresa quella che ne prevede i cambiamenti e gli ammodernamenti.

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C’è un processo lunghissimo di evoluzione che ha trasformato l’apparato giudiziario italiano in un partito politico , illegale ed anticostituzionale : è il partito dei Magistrati .Un partito che si è fatto potente e ricco senza mai essere stato votato da nessuno; un partito che ha in mano il CSM, l’ANM, la Corte Costituzionale , il Colle e che oggi conta sulla omertà della sinistra e del grande centro (costoro temono tutti di essere ricattati dalla Magistratura per favori presenti, futuri e passati, come già dimostrano i processi ad Andreotti, a Mannino, a Carnevale, ecc, come dimostrano le presenze in Parlamento di svariati ex Magistrati come Di Pietro, come De Magistris, come Violante, come Maritati, come Emiliano, ecc, tutte frutto di possibili “pizzi ricattatori” pagati da un partito ( il PCI e i suoi derivati che ha beneficiato negli anni precedenti dei concordati ed ammaestrati “occhi chiusi e bendati” di costoro sulle loro malefatte); che gioca a pallavolo ( dove la palla è quel povero popolo coglione che crede di essere, come recita l’articolo 1 della Costituzione , il “ sovrano politico” di questo Paese, mentre esso è il servo scemo della lobby dei magistrati ne sinistra) con le legge votate – come vuole la Costituzione – dal Parlamento e che vengono regolarmente bocciate quando non fanno comodo alla lobby suddetta; che gioca con il Capo dello Stato – che dovrebbe essere il Capo del CSM e dunque il loro “ calmiere costituzionale” – come si gioca con un “cretinetti “ qualsiasi, il quale parla e si indigna ridicolmente solo dietro loro comando ( mai sentito da questo Colle parole indignate per tutte le idee di Asor Rosa e della ghenga dei ricchi scemi di Scalfari che hanno proposto un colpo di Stato costituzionale contro l’attuale maggioranza d’accordo con Carabinieri e polizia, mai sentita una parola di indignazione contro un processo istruito dalla Procura di Milano per direttissimi contro un Capo del Governo dove i Magistrati hanno compiuto plurime violazioni di leggi anche costituzionali; mai sentito parole di indignazione per i lanci di cavalletti contro un Presidente del Consigli, ecc. ) , proprio come deve fare un bravo “ servetto sciocco” che è stato usato come “ utile testa di legno” per occupare il Colle ( la cui “ okkupazione” da tre Presidenti ha consentito di contare , oggi, su una Corte Costituzionale composta da undici giudici di sinistra su quindici complessivi senza “ che la costituzione al riguardo dica nulla”) ; il partito di quegli stessi che dovrebbero poi amministrare la giustizia “ in nome del popolo italiano “ e che dovrebbero essere “ soggetti , come vuole la Costituzione, solo alla Legge” ( e non alle ideologie politiche) . Tale e quale dovrebbe essere la giustizia: accertamento della verità ed applicazione della legge, senza pretese di obiettivi diversi, senza ricorrere a “ liberi convincimenti personale dei singoli Magistrati”, quali che essi siano, di conduzione di “lotte”, di eliminazione di storture sociali o politiche che non siano l’obiettivo consistente nella pura e semplice applicazione della legge.

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La legittima difesa, prima di essere un istituto del diritto penale- che stabilisce un“esimente” dalla responsabilità per i reati commessi a tal fine (uccidere per non essere ucciso, percuotere per non essere percosso o rapinare etc.) - è un dato naturale, istintivo dell’uomo. Ciò non significa che il meglio che possa farsi per contrastare la criminalità sia affidarsi alla legittima difesa delle vittime.
Ed allora parliamoci chiaro, anime pie, sceme e belle. Se il processo breve provocherà tutte quelle ingiustizie che voi paventate ( chissà perché da noi la Giustizia si dovrebbe realizzare solo in tempi biblici!) allora , anime belle ed ipocriti buonisti , bisogna pure intraprendere una qualche azione coerente e deterrente contro questo “Partito dei Magistrati” che obbliga con il suo comportamento a tali forme di difesa. Il Partito dei Magistrati, dei Magistrati meno capaci, meno scrupolosi, meno preparati, meno garantisti; quelli che hanno indotto i legislatori ad riempire le nostre leggi processuali di una quantità incredibile di disposizioni di salvaguardia, di mezzi di impugnazione, di avvisi, di notifiche etc. che appesantiscono i processi e ne moltiplicano la durata, ma si risolvono in altrettante nuove “trovate” per eludere la legge. Il difetto, come sempre, sta nel manico. E’ inutile sperare che una magistratura simile possa darci una giustizia, con processi brevi o lunghi che siano, che possa considerarsi veramente giusta. Una magistratura costituita in partito politico , oltre che una mostruosità istituzionale, è un pericolo costante per l’equilibrio tra i poteri dello Stato, è una macchina che produce troppi processi farsa ed ingiusti. Lì’esempio di Ciancimino Jr, trattato come l’”Oracolo di Delfo” dalla Procura di Palermo e dal suo numero due, il P.M. Ingroia per mirare, con le millanterie e le falsità del Cincimino Jr, a diffamare Berlusconi, per cucirgli addosso reati inesistenti - avendo quel P.M. la consapevolezza che Berlusconi è innocente, già questo configurerebbe , in un Paese dignitoso, con una Magistratura dignitosa, il reato penale di “ diffamazione” - è paradigmatico. Ora che Cincimino Jr è stato addirittura arrestato per aver falsificato proprio quella documentazione sulla quale ha contato il P.M. Ingroia per rovesciare su Berlusconi una nuova camionata di fango , dopo che Torrealta ha pubblicato, pochi giorni orsono, addirittura un libro apposito su quei documenti per svelare chissà cosa, proprio dopo che con una regia da barzelletta lo stesso P.M. Ingroia aveva redatto una seriosa e pensosa prefazione di questo nuovo libro, ora che tutto gli è si sciolto fra le dita come acqua fresca, non sapendo come nascondersi dalla vergogna, Ingroia non trova di meglio che invocare il solito “ terzo stato”, il solito “ refugium peccatorum “ di coloro che sono sputtanati dagli eventi e che , disperati, non san fare di meglio che nascondersi da pusillanimi quali sono dietro teoremi dietrologici senza capo né coda né prova alcuna.

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Forse ha ragione Ferrara a sostenere – come scritto domenica su Il Giornale – che tutto questo accanimento della Procura di Palermo, alla luce della falsità accertata dagli stessi Magistrati siciliani delle millantate e sedicenti prove per accusare Berlusconi per la trattativa frac Stato e Mafia del 1993 ( si badi che ci sono , oggi, i veri responsabili di quell’accordo e che sono Conso, Ciampi e Scalfaro ed i loro Governi di centrosinistra di quel tempo, come ha dimostrato la Commissione antimafia) configura il reato previsto e punito dall’articolo 289 del c.p. di “ vilipendio alle istituzioni” e di “ cospirazione contro organi istituzionali”. Forse. Ma quale Magistrato avrà mai la forza, l’onestà, il coraggio di onorare la Costituzione che impone loro l’obbligo dell’azione penale non appena avuta notizia del reato? Un Magistrato che per onestà intellettuale, per “ senso del dovere”, per paura d'essere distrutto dai soliti e ben noti produttori di merda,  per rispetto della Costituzione dovrebbe perseguire obbligatoriamente, per quel reato penale , un Ingroia, un Ciancimino, Repubblica e la ghenga Scalfari, Il Fatto Quotidiano e la ghenghetta Padellara, il Corriere della Sera e la ghengona debortoliana (quella consorteria di scribi pirateschi che finge di essere seria ma che ora sostiene Montezemolo come nel 2008 sostenne Prodi, ma  solo perché costui è un " compagno allargato della compagna del Direttorone Mieli", insomma uno di famiglia , colui  che da Prima Linea è passato alla Direzione del Corriere della Sera " per grazia ricevuta") quando si trattava di pubblicizzare quei documenti falsi questi quotidiani così democratici sbattevano quei falsi ed i loro caritatevoli commenti in prima pagina, titoli a nove colonne, mentre oggi la notizia che quegli stessi  documenti sono falsi e che la loro falsità era stata denunciata dalla Procura di Caltanissetta  fin dal febbraio dell'anno scorso ( notizia che incredibilmente la Procura di Palermo ed il P.M. Ingroia hanno volutamente ignorato)  hanno trovato posto solo intorno a pagina 30 di quei “ altamente democratici” giornalini da vergogna ; un Magistrato che dovrebbe mettersi contro tutti gli altri scribi di sinistra, contro lo stesso Capo del CSM, contro la stessa Corte Costituzionale, in questa Italia non si troverà mai. Solo Brecht poteva sperare  che esistesse un Giudice, ma a Berlino, non certo a Roma. Insomma , il Partito dei Magistrati ha altro a cui pensare, ha altro da fare che lavorare per fare giustizia. Ed allora il problema, il vero problema è fare una “campagna” (le fanno loro, facciamole anche noi!!) contro il Partito dei Magistrati, contro questa " megalobby che va dalle Istituzioni - Quirinale, Presidenza della Camera, Corte Costituzionale, Magistratura, CSN, ANM, Confindustria, lobby finanziarie, lobby assicurative, lobby bancaria , lobby mediatiche e giornalistche, lobby baronali, ecc -  come questo blog sta facendo , correndo anche il rischio della sua chiusura forzata per diffamazione o per oltraggio al Capo dello Stato. Se il Presidente della Repubblica ha da dire qualche parola sulla giustizia non deve nascondersi  dietro quel “mi riservo di dire” (a seconda degli emendamenti che saranno o meno apportati, come ha lasciato intendere) " sul processo breve”. Questo Signore deve ricordarsi che le Leggi si scrivono in Parlamento secondo la Costituzione e non sul Colle; questo Signore crede che gli italiani siano tutti come i lettori di Repubblica o de Il Fatto o del Il Corriere della Sera: dei lobotomizzati, degli imbecilli; questo Signore si sbaglia ancora una volta, come si è sbagliato sempre nella sua vita: sedicente migliorista che si minchinava sempre davanti a Togliatti ed a Stalin, fautore dell'invasione dell'URSS in Budapest, entusiasta esaltatore dell'alleanza fra Stalin ed Hitler, strenuo sostenitore della repressione comunista a Praga, reggicoda senza dignità intellettuale di una Camilla Cederna nella insistenza nelle false accuse contro il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, impaurito e tremebondo Presidente della Camera dei corrotti e dei delinquenti che non spese unaparola una per difendere la costituzione repubblicana  ( che lui dice di difendere a chiacchiere ) contro la rapina golpistica del Pool di Mani Pulite ( ma " forse" era anche " comandato" in tal senso) . Abbia il coraggio l' On. Napolitano di dire per una volta, perdio per una  sola volta in vita sua una parola chiara, non dico su Praga, non dico su Budapest, non dico su Stalin o su Mao, ma almeno sul Partito dei Magistrati: mi faccia capire , dicendolo, se a Lei va bene che ci sia o se invece Lei esiga che questa mostruosità costituzionale scompaia. Non si nasconda, come farebbe un ipocrita, come farebbe un vigliacco , come farebbe un disonesto intellettuale, dietro un farisaico e falso “ il Partito dei Magistrati non c’è “ che a stento Lei biascica emulando Ponzio Pilato. Le menzogne stanno male su tutte le bocche, specie però sulle capaci e rapaci bocche di vegliardi  Presidenti della Repubblica.


DAL PCI AL PD  NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE.


Nonostante siano passati più di vent'anni dal dissolvimento dell'Unione Sovietica, dal crollo del fondamento di una delle ideologie più forti del Novecento, la storia del Pci è un macigno non rimosso sulla strada del Pd per lo meno verso un sano riformismo - fuori tempo massimo comunque - di matrice laburista. I motivi che hanno portato, in questi ultimi anni, all'inesistenza di un'opposizione di sinistra capace di comportarsi da forza di governo hanno origine nell'alleanza costretta tra eredi del Pci e della Democrazia Cristiana di rito demitiano, entrambi graziati dalla Magistratura dall'onda di piena del '92-'93. E la domanda che sempre ritorna è sulle cause di questo colossale ritardo della sinistra italiana. Se alla politica è devoluto il compito di dare indicazioni sul presente, alla storia spetta il dovere di scavare argomenti e ragioni ancora inesplorate. Una delle questioni più scottanti è capire perché i «miglioristi», gruppo di sinceri riformatori del Pci con un forte senso istituzionale - che ad esempio sono riusciti ad esprimere un uomo come Napolitano alla presidenza della Repubblica - non siano stati capaci di indicare la direzione del postcomunismo italiano. Perché gli eredi di Amendola hanno mancato quell'occasione? Basta a dare una risposta il giudizio sulla «stoffa» degli uomini? E, se avessero voluto, sarebbero riusciti nell'impresa? Enrico Morando, leader storico di quel gruppo, senatore dal 1994, in Riformisti e comunisti? Dal Pci al Pd. I miglioristi nella politica italiana, offre fin dall'inizio un'analisi impietosa della sconfitta definitiva - ci si riferisce al crollo del Muro e all'implosione dell'Unione Sovietica - che ha tolto la stessa ragion d'essere di quel gruppo. Ironia della sorte! Dopo anni passati a sognare il momento della possibilità di trasformazione del Pci, una volta al dunque, una volta che la storia con le sue stranezze offre su un piatto d'argento l'occasione unica di saltare sul cocchio dei vincitori, l'unico gruppo che si credeva dotato anche degli strumenti teorici e culturali per guidare quella fase si fa sorprendere con una mentalità minoritaria o di «corrente». La cause di quell'appuntamento mancato sono scritte nel codice genetico del comunismo, nel marxismo-leninismo, anche nella versione togliattiana che, pur dotandosi di una visione della realtà e della storia d'Italia uniche per capacità di presa politica in confronto agli altri partiti fratelli europei, rimaneva, anche nella versione amendoliana, pur sempre interamente entro l'alveo di quella tradizione, con tutto quel che essa significava. In primo luogo - e Morando fa bene a sottolinearlo - i miglioristi non riuscirono a fuoriuscire dalla logica dell'unità del partito come, chiesa laica al di fuori della quale erano inconcepibili verità e vita individuale. Il secondo blocco va ricercato in quell'eccesso di tatticismo, anch'esso però frutto del precedente limite, che ha fatto sempre privilegiare la logica interna, il «proprio posizionamento», rispetto al mondo esterno. L'ultimo limite, di origine culturale, ha fatto sì che i riformisti del Pci si vedessero sempre come diversi (e migliori) delle altre tradizioni riformiste storiche, da quella liberale a quella socialista. In una parola, in quell'89 a mancare fu la politica. Tangentopoli non aggiunse altro, con la distruzione del Psi, con l'eliminazione dell'ingombrante «altro», tolse la necessità impellente a tutto il gruppo dirigente dell'ex Pci di fare realmente i conti con il proprio passato. E i risultati sono qui, davanti a tutti. La verità era che il comunismo non era in nessun modo riformabile. Trasformarlo in qualcosa di diverso è impossibile.


LA STAMPA ITALIANA: LA VERGOGNA DEL PAESE NEL MONDO


Avete per caso letto su Repubblica, su Il Corriere della Sera, su Il Fatto Quotidiano, ecc qualche “ indignazione democratica” per la violenta repressione con la quale il dittatore della Siria sta soffocando la rivolta del suo popolo ? Ma quando mai! Paginate paginate della guerra in Libia, su Misurata, parlando di una guerra voluta dai francesi, armata dai francesi, combattuta da questa incredibile Europea e da questa vergognosa ONU, ma tutti zitti sulla Siria. Ora la Siria deve scoppiare e incendierà anche Damasco e la Giordania e si risentirà l’effetto , sciita o sunnita, anche su quell’Irak nel quale, nessuno lo dice per vergogna, gli USA di quel Presidente guerrigliero di W. Bush sono riusciti ad esportare, col tempo, la democrazia…… Eccola, la grande stampa libera, indipendente, democratica: una vergogna!


Roma lunedì 25 aprile 2011

giorno della Liberazione, argomento da questo Blog volutamente tralasciato, perché sono la bellezza di SESSANTASEI ANNI – una vita – che i tromboni dicono sempre le stesse cose noiose. Taluni , i molti, i tanti mistificatori, gli intrallazzatori delle verità, parlano ancora di una unità d’Italia e di una sua liberazione dal nazifascismo grazie alla Resistenza. Fregnacce sesquipedali ed ignoranza pura. L’Italia si é liberata dal nazifascismo GRAZIE AGLI ESERCITI ANGLOAMERICANI con un apprezzabile contributo di una parte della Resistenza, esattamente quella di matrice liberale, cristiana ed anche di sinistra, quella che non voleva che l’Italia diventasse una dipendenza di Stalin, come la Jugoslavia.  Perciò che “ sti buciardi dentro” stessero tutti zitti e mosca: perché gran parte delle forze di Resistenza comunista anche se talvolta combatterono contro i nazisti, contro i fascisti, combatterono pure contro i nostri liberatori e tutto questo lo fecero con un solo scopo: quello di far sottomettere l’Italia all’URSS. Ricordate, anime belle, Togliatti, che diceva” Da quando sono un cittadino sovietico mi sento un uomo dignitoso, perché non sono più un miserabile mandolinaro italiano…”. Per non dimenticare, voglio anche ricordare un vero, grande partigiano: Edgardo Sogno.


Gaetano Immè

venerdì 22 aprile 2011

SCORCIO DEL PAESE DEGLI ULTIMI QUINDICI ANNI.


Ceroni ha solo parlato d’una modifica ( proposta ed eventuale) alla Carta costituzionale, mentre Lassini ha dimostrato quanto poco libero e democratico sia un paese in cui ancora si perseguitano, come ai tempi del fascismo e del comunismo, i reati d’opinione. Inutile tentare di negare l’evidenza: la sinistra italiana vorrebbe instaurare nel Paese un regime autoritario , tipo quello fascista o quello comunista, nel quale viene reintrodotto il “ reato d’opinione” – come dimostra la surreale e ridicola incriminazione per “ vilipendio istituzionale” contro Lassini la cui invettiva non era diretta a nessuna Istituzione, essendo la Magistratura solamente “ un organo dello Stato”. In realtà, è l’ultima scoperta dell’opposizione disperata, millantare una sorta di ridicolo conformismo clericale, patriottico ed istituzionale che funge da stomachevole collante che unisce gli esponenti del fronte anti-berlusconiano. Incuranti del ridicolo , dalla Cgil a Fli, passando per Udc e Idv, fanno a gara a chi la spara più grossa contro Lassini (quello dei manifesti contro le procure) e Ceroni (il parlamentare del Pdl che ha proposto la modifica dell’articolo 1 della Costituzione). Su internet impazzano schizofrenici commenti di chi vorrebbe quanto meno l’ergastolo se non la pena di morte per i due esponenti del centro-destra, rei di non aver fatto mistero delle proprie idee. Ma vi rendete conto in che Paese viviamo? Ma vi rendete conto di che razza di sottocultura talebana fanno sfoggio questi imbecilli, violenti, squadristi fascisti? Con quale coraggio, con quale coscienza, con quale responsabilità verso il Paese possano millantare di ergersi a difensori della libertà esponenti di partiti e sindacati che vorrebbero perseguire penalmente opinioni, idee.

Per capire da che parte spiri questo nuovo fascismo squadrista, basta pensare alla Legge costituzionale del 18 ottobre 2001 n. 3, che ha riguardato le “modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione” decisa dal Governo Prodi negli ultimi giorni di Legislatura, deliberata peraltro con una maggioranza ridicola di appena quattro – diconsi quattro – voti. Pur essendo stata una legge costituzionale che ha moltiplicato i conflitti di attribuzione fra Stato ed autonomie locali, non ostante fosse stata approvata senza essere condivisa con l’allora opposizione ( l’allora Capo di Stato si guardò bene a quei tempi di richiamare le forze politiche “ alla massima condivisione delle riforme” come ora fischietta ad ogni piè sospinto l’occupatore del Colle ),  il centrodestra non ha mai sollevato  simili polveroni. Non voglio dilungarmi nel rammentare tutte le idiozie che la sinistra , quella di governo e di piazza, dal 1994 ad oggi, ha sbandierato, insieme alla solita Magistratura politicizzata, contro ogni innovazione istituzionale che veniva proposta , in quanto  ormai maturata dalle condizioni temporali dell’Italia. Chi non ricorda, ad esempio, le invettive della sinistra contro il Carroccio, reo,  a paerr suo , d’aver instillato nel paese una inspiegabile voglia d’autonomia locale ? Ma erano ormai passati i tempi bui dell’impresentabile Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che, nella sua drammatica pochezza culturale ed intellettuale, nella sua scarsa onestà intellettuale, recitando consapevolmente il ruolo di “ utile idiota “ a favore dei burattinai della sinistra ( per assicurarsi e ripagare la sua salvezza dall'inchiesta e dalla condanna per i famosi fondi neri ) , più volte aveva minacciato che i dirigenti della Lega potessero essere denunciati e processati addirittura per attentato alla Carta Costituzionale..E così, se oggi non fa certo più scandalo parlare di federalismo – per l’introduzione del quale il centrosinistra ed i suoi puritani da strapazzo hanno per decenni invocato le fiamme dell’inferno - si deve ringraziare non solo la Lega ma anche tutto il centrodestra che questa riforma ha compreso e condiviso ed è facile prevedere che tra un decennio saranno abbondantemente risibili e scontate le opinioni di Ceroni sull’articolo 1 della Costituzione come quelle di Lassini sulla Magistratura politicizzata, che non configurano assolutamente lo squadristico ed incivile “ reato d’opinione “.

Come non sganasciarsi dalle risate , allora ed anche oggi, ricordando le invettive da “ è scoppiata la guerra” della classe politica di sinistra  e le condanne della sempre risibile magistratura contro gli autori dell’assalto a Piazza San Marco ? Eravamo all’incirca nel 1995 ed una trentina d’esponenti locali del Carroccio finirono ammanettati dopo un’incursione farsa nella famosa piazza veneziana. Tutto cominciò in una cascina, dove affiorò l’archivio della “Banda del leon” ( un remake della “ Banda degli onesti “ di Totò in salsa padano-politica): a parere di fantomatici investigatori fin dall’83 il gruppo avrebbe progettato l’uso di carri armati con cui “sbaragliare a Venezia l’esercito occupante italiano”. Ditemi voi se leggendo oggi queste parole scritte da un Magistrato non si deve dar ragione a chi, come me, vuole che i Magistrati siano sottoposti annualmente, ad una verifica di sanità mentale. Saltarono fuori delle strane videocassette, contenenti le riunioni del “comitato per la liberazione del Veneto”. E mentre le televisioni parlavano d’uno sventato golpe leghista, Prodi, all’epoca presidente del Consiglio veniva accolto a Belluno da fischi e pernacchie d’un migliaio di leghisti. Prodi replicava ai militanti del Carroccio “siete dei Pagliacci!”. Da più parti venivano chieste pene esemplari, “l’ergastolo per i membri del commando, e che la Lega venga messa fuori legge”.Roba indegna di un Paese civile, inciviltà da Paese dei talebani, da quinto mondo, una sputtanata del Paese a livello internazionale.

Sono passati più di 15 anni da quei momenti, le camice verdi di Piazza San Marco sono libere, la Lega , alla faccia di chi la voleva in galera, ha quadruplicato il suo consenso espandendosi in tutta Italia e, soprattutto, la maggior parte delle modifiche costituzionali chieste dal Carroccio e dal centrodestra sono ormai una realtà istituzionale , dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. Persino quelli del Pd oggi parlano d’autonomia con frasario leghista , sono maturati ed hanno capito ( alla buon’ora!) quello che la Lega ed il centrodestra andavano affermando .

Le modifiche istituzionali - quelle che costituivano secondo la sinistra a quel tempo una “eversione” contro la carta  - hanno ormai profondamente mutato l’approccio dei cittadini alla politica: l’elettore non più né disposto né abituato a delegare, riconosce nel Parlamento l’unico sovrano legislatore, si dimostra sempre più maturo ed insofferente per gli espropri della sua sovranità politica, per le “ tutele non richieste” all quali si vede sottoposto da entità non votate dal popolo  ( come la Presidenza della Repubblica, come la Corte Costituzionale, come , soprattutto, la Magistratura), è sicuramente più irriverente verso le istituzioni, ma certo ormai pensa più con la propria testa e meno con quella di chi pretende di indottrinare le persone onde eliminare  nei fatti  la sovranità popolare , paventando inesistenti spettri golpistici e dittatoriali, scempi democratici e simili amenità idiote.

Eppure le opposizioni non riescono ancora a capacitarsi del fatto che la maggioranza del Paese sia solidale oggi con Ceroni e Lassini, come ha compreso con il tempo ad esserlo col commando leghista che occupava, a quel tempo,  Piazza San Marco. Lo dimostrano i fatti , eccoli: quando venne apportata la modifica costituzionale del 23 novembre 1999, quella che ha modificato l’articolo 111 sul giusto processo, dicendo che “il processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”, e che “ la legge ne assicura la ragionevole durata”, tanti giuristi, politici, politologi, giornalisti, maitre a penser, imbonitori televisivi, mezzibusti, scribi prezzolati, attorucoli, donne cannone, ballerine, nani, acrobati, buffoni di corte , paraculi vari, gridarono alti lai contro quell’abominio, mentre la " vera società operante ed interessata ", cioè avvocati ed imputati,  parlarono semplicemente di “svolta di civiltà”. Tra un decennio forse Ceroni non sarà visto come eretico, ma come un politico che ha cercato di reintrodurre la centralità del Parlamento, spesso ostaggio di lobby giudiziarie, mediatiche, bancarie , accademiche, industriali e finaniarie oggi rappresentatae e difese da questa impresentabile sinistra.


TRATTATIVA TRA STATO E MAFIA. CIANCIMINO JR IN GALERA. E ALLORA CHE FINE FA IL LIBRO SUL SUO QUARTO LIVELLO CON ENTUSIASTA INTRODUZIONE DEL P.M. INGROIA?



L’arresto di Ciacimino jr., un pentito “ molto particolare” , molto vezzeggiato dalla Procura di Palermo e dal P.M. Ingroia in particolare – quello che vorrebbe dimostrare, tramite le parole di Ciancimino, l’esistenza del “ quarto livello” , una sorta di cupola politica e mafiosa , che avrebbe consentito la trattativa fra lo Stato e la mafia a proposito del 41 bis ai mafiosi in carcere – che vorrebbe dunque disconoscere quanto si sta svelando davanti alla Commissione antimafia con le ormai compromesse posizioni di Conso, Ciampi, Scalfaro ed altri comis d’état, mi incuriosisce molto. L’accusa di aver falsificato alcuni “ pizzini” dove avrebbe inserito col “ copia e incolla” il nome di Gianni De Gennaro , se comprovata,  coprirebbe di ridicolo, fra l’altro, oltre che lo stesso pentito collaborante, soprattutto lo stesso P.M. Ingroia. Si da il caso infatti che proprio ieri l’altro è stato pubblicato un libro di Maurizio Torrealta che tratta proprio di questo “ quarto livello” e che è centrato proprio sull’interrogatorio e sul falso pizzino di Ciancimino Jr. Se poi ci aggiungete che la prefazione – entusiastica, ovviamente – di questlo libro è stata scritta proprio dallo stesso P.M. Ingroia, allora il mistero si infittisce. O si alza il sipario ? Vedremo.


A PROPOSITO DELLE FREGNACCE DEI MAGISTRATI CIRCA L’OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE ALLA NOTIZIA CRMINIS.


A proposito di fregnacce giudiziarie , a proposito della mega bufala dell’obbligatorietà dell’azione penale. Un Presidente del Consiglio dei Ministri di un Governo della Repubblica italiana, non un pisquano qualsiasi dunque, allude da circa un annetto all’esistenza di un presunto “ patto scellerato” fra il Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica italiana e la Magistratura, ( io abbandono questa maggioranza e faccio cadere il Governo eletto dal popolo e tu, Magistratura politicizzata,  in cambio mi proteggi da ogni iniziativa giudiziaria contro di me ) senza che si muova un dito di un qualsiasi  Magistrato, pur essendovi tutti i Magistrati in servizio obbligati dalla suddetta mega fregnaccia . Ora siamo al colmo, perché il 17 scorso, quando questo stesso Presidente del Consiglio dei Ministri sempre della stessa Repubblica italiana denuncia , senza mezzi termini, nel corso di una pubblica assemblea e con diffusione radiotelevisiva oserei dire universale, che quel presunto patto costituisce un vero e proprio “ attentato contro organi costituzionali “ articolo 289 del c.p.) con tanto di citazione del testimone dell’illecito - nella figura di un alto magistrato che si sarebbe dichiarato anche pronto alla testimonianza personale -  denuncia confermata nel tono, nei termini e nelle cose da un Ministro in carica nel  Consiglio dei Ministri di questa stessa Repubblica Italiana senza che si sia mosso alcun Magistrato. Come mai nessuno ha mosso un dito? Come mai quel Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana non denuncia quel Presidente del Consiglio dei Ministri della stessa Repubblica Italiana per diffamazione? Come mai nessun Magistrato ha avuto questa “ notitia criminis” mentre altri magistrati possono scorgere altre “ notitia crimis “ commesse forse da qualcuno addirittura sotto le lenzuola del letto di casa ? Come mai tace il Presidente della Repubblica italiana? Come mai tacciono i frallocchi difensori della dignità nazionale  e della legalità ( non dela propria , ma di quella solo degli altri)? Che abbia , anche in questo caso, ragione l'On Andreotti ? ( Spiego: è Andreotti cedisse la celebre frase " a pensar male si commette peccato, ma troppo sesso ci si azzecca"!). Mediate gente! Meditate!


Roma venerdì 22 aprile 2011

Gaetano Immè

giovedì 21 aprile 2011

 L’ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE, CHE VORREBBE TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, VALE SOLO PER CHI LA PENSA COME LA SINISTRA. LA LORO DEMOCRAZIA.


Roberto Lassini, l’uomo che denunciava la presenza delle Br nelle Procure con manifesti, si è dimesso dalla sua candidatura milanese, dopo una vergognosa , incivile , indegna e stalinista campagna stampa tutta concentrata, da parte della lobby degli adoratori di esecuzioni sommarie (composta da forcaioli e da giustizialisti moralisti di destra e di sinistra). La soluzione però non risolve affatto una questione generale che Lassini ha posto, perché tutto sommato si limita ad accogliere le preoccupazioni personali della Moratti - interessata a non avere inciampi di sorta lungo la strada della riconferma - ed a togliere dall’imbarazzo istituzionale sia il Pdl che il Presidente del Consiglio. Ma non esaurisce affatto un capitolo importante della vicenda politica italiana. Al contrario, mette alla luce in tutta la sua gravità ed evidenza un problema che si trascina da anni ed anni nel nostro paese, condizionandone pesantemente l’atmosfera politica, culturale e sociale

Quello dell’inalienabile ed indisponibile diritto alla libertà di d’opinione riconosciuto ad ogni cittadino italiano dall’articolo 21 della Costituzione che recita : “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. “Che invece a Roberto Lassini viene negato dalla Magistratura.

In Italia il diritto alla libertà d’opinione vale in linea di principio per tutti, ma mentre meno di mezzo ( cioè il centrosinistra) paese lo può esercitare in pieno, l’altra parte – più della metà del Paese ( quelli che votano centrodestra)- si trova spesso a non poterlo esercitare affatto. Il manifesto di Lassini contro la presenza delle Br nelle Procure rappresenta sicuramente una provocazione forte ma, a dispetto dei magistrati che lo hanno incriminato e che conducono una indagine per vilipendio delle istituzioni, rientra a pieno titolo nella libertà d’opinione. Magari di una opinione paradossale, esasperata, eccessiva. Ma sempre opinione è e resta. Libertà di opinione che è tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione democratica nonché da un Codice civile e penale ripulito dalle norme autoritarie del codice Rocco e del fascismo. Lassini non ha scritto che tutta la magistratura è brigatista ma ha voluto denunciare che dentro le Procure si annidano gruppi di magistrati politicizzati e che hanno simpatizzato apertamente e che ancora simpatizzano per le B.R.. Si può condividere o meno questa tesi, ma non si può negare l’esistenza del problema denunciato dal Lassini nel cuore della Magistratura, come dimostrato fin dagli anni settanta dai congressi di Magistratura Democratica e da svariati libri scritti dalle stesse “ toghe” ( basta leggersi, uno per tutti, il libro scritto nel 1998 dal Magistrato Francesco Misiani , appartenente alla corrente estremista di Md e da Carlo Bonini, dal titolo noto “ Toghe rosse” ); come anche non si può negare che si tratti di una opinione che suscita forti preoccupazioni tra il cinquanta per cento degli italiani. Agli occhi di questo cinquanta per cento ad offendere e minacciare le istituzioni non è affatto la denuncia di Roberto Lassini ma il rischio che le istituzioni stesse siano inquinate dalla presenza di nuclei di magistrati che non giudicano sulla base della legge ma dei loro orientamenti ideologici. Come avviene, appunto, per Lassini, al quale la Magistratura stessa , senza alcun motivo lecito, non riconosce il diritto che gli spetta proprio per effetto dell’articolo 21 della Costituzione. Avete per caso notizie di qualcosa che somigli alle dimissioni ( non so da che cosa dovrebbe comunque dimettersi questa gente, credo dall’elenco dei “ liberi pensatori”) da parte del Professor Asor Rosa , di Gustavo Zagrebelsky, di Barbara Spinelli, di Eugenio Scalfari , insomma della “ ghenga Scalfari dei ricchi scemi” che hanno teorizzato recentemente “ la necessità del colpo di Stato per mano militare “ per battere, anzi abbattere, questa maggioranza che risulta imbattibile alle elezioni ed in Parlamento? Siamo davanti ad un’accusa per vilipendio delle istituzioni avanzata da Magistrati che “ vilipendono i diritti costituzionali” dei cittadini. E allora? Come la mettiamo? Quella del Lassini è una opinione sbagliata? Può essere. Ma chi ha a cuore effettivamente la credibilità delle istituzioni e della stessa magistratura dovrebbe preoccuparsi di smentirla, di smontarla, di toglierla dalla testa di una così ampia fascia di cittadini. Invece questa opinione viene subito e solo criminalizzata con un’accusa altrettanto, se non di più, illegale e criminale perché viola l’articolo 21 della Carta. Nel vergognoso silenzio del Colle, la Magistratura- della quale il Presidente della Repubblica è il responsabile presiedendo il CSM - si arroga il diritto , incostituzionale, di stuprare ad un cittadino italiano il diritto alla libertà di opinione mascherando la propria violenza totalitaria e sovietica dietro l’alibi dell’opinione contraria – questa, sì, libera e garantita agli amici! - sostenuta dall’altra metà degli italiani secondo cui chi osa denunciare nefandezze compiute in nome della legge dalle toghe politicizzate o in cerca di visibilità mediatica infanga la sacralità della Costituzione che poi loro stessi, impuniti e coperti dal Colle amico e sodale, stuprano a ripetizione.



BENTORNATO AD EMANUELE MACALUSO


Ho accolto con soddisfazione il ritorno alla battaglia culturale, sociale, politica e politologica di Emanuele Macaluso che da oggi dirige “ Il Riformista”. Ho sempre riconosciuto a Macaluso una grossa dote di onestà intellettuale che lo ha sempre caratterizzato nel suo percorso politico e culturale: da fedelissimo di Togliatti, per arrivare - attraverso una sofferta rielaborazione personale dei valori e delle certezze comuniste dissolte da eventi storici ed epocali ben noti - ad esponente di spicco del riformismo di sinistra. Lo seguirò in questa sua tarda ma intrigante avventura – l’età è quella che è – con simpatia ed anche con stima: stimare una persona è discuterne le posizioni dicendo con chiarezza ed onestà quello che non convince e che non si condivide. Da oggi “ Il Riformista”, dove ha già fatto un grandissimo lavoro Stefano Cappellini , sarà una delle letture quotidiane e, spero, anche piacevoli di questo blog. Che ve ne renderà conto.


LA REPUBBLICA DI CERONI E LE ISTERIE MANICOMIALI DELLA REPUBBLICA DI SCALFARI E DE BENEDETTI


Bisogna informare la “ ghenga di Scalfari”, La Repubblica compresa ovviamente , che uno dei pregi della democrazia consiste nel fatto che tutti possono “ pensare “, tutti possono “ esprimere opinioni”, tutti possono “ partecipare al dibattito democratico”, tutti hanno il “ diritto di opinione e di parola “, non solo Barbara Spinelli, Eugenio Scalfari ed il suo fido Reggi Panza Ezio Mauro, Gustavo Zagrebelsky, Alberto Asor Rosa, Roberto Saviano e gli altri buffoni, nani, donne cannone e tutta la “ compagnia di giro “ della “ ghenga di Scalfari” . Che se la leggano e se la studino, una buona volta, anziché limitarsi ad “ amarla” ed a sventolarla come fosse il “ Libro rosso di Mao” la Costituzione, la quale non va “ amata” ma va conosciuta e rispettata, tutta intera. Certo, capisco che costoro non sopportano che “ anche” il popolaccio zozzo, rozzo, puzzolente, straccione, coglione - tanto da votare non come loro comandano ma ragionando con la testa propria – possa permettersi di esprimere un parere , una idea, una proposta come ha fatto l’On Remigio Ceroni, un deputato del PdL che avrebbe ideato una nuova formulazione dell’articolo 1 della Costituzione. Ora se andate sul web , su un portale qualunque di ricerca e digitate “ proposte di nuova costituzione”, di testi modificati, corretti, proposti di Costituzione ne trovate a centinaia. C’è solo da leggerli – come non fanno quelli della “ ghenga di Scalfari” trattandosi di “ ricchi scemi” che pensano di essere i soli esseri ragionanti nell’universo mondo-. Dopo tutta una vita spesa a dissacrare “ Dio, Patria e famiglia”, tutta una vita spesa a propagandare “ la fica è mia è la do dove , a chi e come mi pare “, dopo una vita spesa s sgolarsi contro “ il Papa ed il Vaticano che con la Chiesa si intromettono nella politica dell’Italia che deve essere anticlericale per essere degna”, oggi questi “ protettori dei poteri forti “, che ormai se ne fottono degli operai, questi “ arcigni baciapile clericali” novelli bardi papalini che osannano tutti quei comandamenti di Dio che per una vita hanno vilipeso, questa ghenga di ricchi mantenuti statali che difende tutto il vecchio , tutto il marciume, il corrotto, tutto il percolato dalla Prima Repubblica che ancora oggi avvelena il Parlamento italiano, non sanno darsi pace che l’On Ceroni, non richiesto, abbia “ pensato” una nuova formulazione dell’articolo 1 della Costituzione. Siccome al ridicolo non c’è limite, oggi la ghenga di Scalfari ha incaricato lo scriba di turno, oggi è toccato a Claudio Tito, per urlare terrorizzato perché “ stanno attaccando la Costituzione”. E’ proprio questo il titolo, come se fosse scoppiata una guerra. Capisco che questa ghenga di ricchi scemi non possa comprendere la differenza che esiste fra “ un attacco” ed “ un’opinione” liberamente ( articolo 21 della Costituzione se ce l’avete in mano, Signori della ghenga) espressa. Ma lasciamo stare la ghenga dei ricchi scemi e veniamo all’idea del Ceroni. Il quale altro non propone che nell’articolo 1 della nostra Costituzione venga inequivocabilmente espresso che la sorgente del potere di emanare le leggi spetta al Parlamento, unica istituzione elettiva nazionale depositaria della titolarità generale per la produzione delle Leggi, chiarendo quindi che nessuno altro al mondo possa sostituirsi al Parlamento: né i Magistrati, né il Presidente della Repubblica, né i giornalisti, né i conduttori ed i paraculi televisivi vari. Capisco che nella compagnia di giro nella quale brulicano una marea di “ poveracci mentali “ che pretenderebbero, con altissimo senso democratico, “ congelare le Camere con un atto di forza extraparlamentare “ usando le armi di Polizia e dei Carabinieri ( contro il popolo italiano – più della sua metà – che invece vuole difendere la democrazia ) un Ceroni qualsiasi, un carneade che ragioni con la sua testa e che esprima il suo libero pensiero non possa certo piacere. Questi postcomunisti e questi “cattolicanti” , tenuti saldamente al guinzaglio corto dalla lobby di Repubblica e dall’editore svizzero, oggi umiliano e deridono il Parlamento definendolo( copyright de Il Fatto) come “ un insieme di Scilipoti”. Siccome però ogni azione determina una reazione ( reminiscenze di fisica) uguale e contraria, non c’è poi da stupirsi tanto se, davanti ad un tentativo di “ congelare le Camere”, ad un tentativo di “ utilizzare le sentenze della Magistratura e della Corte Costituzionale “ per stuprare i democratici diritti di chi ha vinto le elezioni in maniera netta e cristallina, non si avveri anche la “ Repubblica di Ceroni”, un pisquano qualsiasi del Parlamento Italiano ma che, seppure non richiesto, ha messo proprio ben benino il dito nella piaga. Ecco perché la ghenga di Scalfari strilla tanto.



Roma giovedì 21 aprile 2011



Gaetano Immè.

mercoledì 20 aprile 2011

Così Zagrebelsky prepara la nuova razza ariana : costruire un popolo di indottrinati fascisti.


Pochi contro le “insidie che la concentrazione dei poteri comporta per la vita democratica”, per usare le stesse parole di Giorgio Napolitano nel messaggio di saluto. Cinque giorni a Torino per convincere il popolo che è il momento di condurre in catene il Re, nudo, dal boia. Gustavo Zagrebelsky, il giurista del gruppo puritano che io chiamo “ la ghenga di Scalfari” , formato da ricchi scemi , da fascisti violenti, da tecnici del colpo di stato, usa Joseph De Maistre, Presidente di questa “ Biennale per la Democrazia” per spiegare le sue intenzioni: “Il potere di tutti si esercita solo nei momenti eroici, quando si abbatte il tiranno. Dopo, lentamente, si mettono in moto le oligarchie, perché i grandi numeri, per governare, hanno bisogno dei piccoli numeri. Dunque è necessario riattivarsi contro le oligarchie”.

Costui fa parte di quell’intellighentia , che definire di sinistra è riduttivo, che fa parte di quel club dei miliardari molto indignati (e molto preparati) che nel loro cuore ed animo schifano il popolo e odiano visceralmente tutti coloro che ne sa interpretare gli umori e intercettare i desideri: per questo costoro disprezzano la politica , il popolo che vota e Silvio Berlusconi in particolare.

Tornato dal Colle a valle , fra il popolaccio puzzolente , intendo dire dalla Corte costituzionale, nel 2004, il professore passò pochi giorni tra le aule dell’Università. Appena passati i sessanta, lasciò l’insegnamento ordinario (oggi tiene un corso opzionale di Diritto costituzionale, figurarsi come spendiamo i nostri soldi !). Come un cicisbeo del settecento si incipriava il nasino e si disegnava nei vezzosetti sulle gote, così Zagrebelsky ama mascherarsi da incompreso, ama assumere quegli atteggiamenti urtanti ma elitari da “ voi-non-mi-capirete –mai! “, ma ora scende tra il popolaccio rozzo, puzzolente, rincitrullito dalle tivu berlusconiane, confuso, a cavallo del suo bianco destriero : la Costituzione. L’idea di fondo è però sempre e solo quella nella mente del professore: la politica fa schifo, i nostri rappresentanti sono ancora peggio, l’etica ( in generale, ma il furbetto intende “ solo la sua”! alla talebana) non frequenta da troppo tempo i palazzi del potere. La soluzione? Dare la parola al popolo ( ma solo a quello che adula Zagrebelsky ) e a coloro che incarnano l’etica ed i valori ( ma solo quelli che piacciono a Lui !). Il suo scopo è quello di dare al popolaccio puzzolente una coscienza nuova ( quella che piace a Lui!, s’intende!). Questa Biennale della democrazia è stata organizzata appositamente ( una sera Benigni ha usato anche Dante per attaccare Berlusconi ) per condannare il tiranno.. Nelle scuole, gli incontri preparatori alla Biennale hanno avuto all’incirca questo canovaccio: “Per discutere del tema X o Y, dovete liberarvi di tutto quello che sapete e che la vostra tradizione vi ha insegnato. Solo a quel punto sarete liberi di discutere”. E di essere ben bene rimbecilliti, aggiungo io.

Zagrebelsky ed i suoi sodali della “ ghenga di Scalfari e dei loro assuefatti bevitori “ punta a “ costruire in vitro ” generazioni indignate: non persone ragionanti, non giovani democratici pronti a cambiare il sistema, ma solo persone indottrinate – tipo Arrigoni, tipo Giuliani, tipo Barbaceto e tanti altri - contro il sistema. Quello stesso sistema che tra comune di Torino, banche e fondazioni, finanzia l’evento di questi giorni. A forza di dare di “anticostituzionale” a Berlusconi questo vecchio bacucco bambinone , questo quasi settantenne che ancora è fermo culturalmente e psicologicamente agli anni settanta del secolo scorso, cade fragorosamente sull’articolo 1 della sua Carta di riferimento che recita “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Professore emerito Presidente, emerito cialtrone : non in piazza per “abbattere il tiranno”, dunque.

E così , dopo che il tiranno sarà stato eliminato dal popolo, (istruito a dovere da questi “ ricchi scemi “, da questi “ orribili fascisti del ventunesimo secolo”, da questi “ affossatori della democrazia “, il popolo non servirà più. Sarà il momento delle oligarchie. Guidate da chi? Ma certo! Da Lui, anzi da loro!



CARA LA SPINELLI BARBARA

che su Repubblica scriveva che “un Paese serio debba essere governato dai partiti politici, che sono l’anima e l’essenza della democrazia rappresentativa, e non dagli imprenditori” , ma lo sa che oltre la faccia tosta c’è solo quel detto popolare – di quel popolo che lei schifa e detesta, trattandosi di persone che non solo puzzano ma che hanno anche la faccia tosta di pensare con la loro testa e di non seguire solo quello che dice la Barbara – che recita “ hai una faccia come il culo”? Che gli imprenditori possano guidare un Governo come fosse una “ fabbrichetta” in quel di Monza o una società quotata in borsa è un rischio che è nelle cose, come direbbe qualcuno che avesse un cervello pensante, perché fa parte della logica della democrazia che “ anche “ un imprenditore può essere eletto dal popolo. Perché no, Barbara? I partiti politici in Italia c’erano, eccome se c’erano , magari non eran trecento, magari non eran più giovani, magari non eran più forti, ma certamente negli anni novanta quei partiti sono tutti morti, morti per una canagliesca mano giudiziaria. Così come era morto anche il suo carissimo PCI sepolto nel 1989 dalle macerie storiche del muro, anche se il suo ectoplasma è riuscito a “ ricostituirsi in vitro” come uno zombi. Da quella campagna fu l’Italia a cadere nell’infamia di una corruzione totale , nell’infamia medioevale del carcere e della carcerazione preventiva usata come tortura da Magistrati infami ed indegni, da gente che avrebbe meritato d’essere espulsa dalla Magistratura di un Paese che veramente fosse “ la culla del diritto” anziché essere, cara Spinelli, grazie al suo caro PCI , “ la culla della tortura e dell’ingiustizia”. Se, davanti a queste macerie politiche, è arrivato Silvio Berlusconi non è perché abbia conquistato il potere assalendo, come oggi invece voi proponete , il Palazzo “ manu militari”, non è perché abbia eseguito da Arcore una nuova “ marcia su Roma” con il seguito di fedelissimi, non è perché aveva assoldato o messo sul suo libro paga la maggioranza del popolo italiano, ma fu solo perché il popolo credette in lui, nel suo progetto, nella ventata di novità che avrebbe portato, nella sua trasparente voglia di seppellire le maleodoranti macerie della Prima Repubblica, fu proprio per colpa vostra, foste proprio voi ad essere incapaci, impresentabili, per poter essere votati dal popolo. La colpa – che oggi è un merito – che sia arrivato Berlusconi nella politica italiana è solo vostra, discende dalla vostra incapacità, perché voi , nati comunisti, cresciuti comunisti ed oggi diventati anche “ fascisti e clericali dentro” , siete il “ percolato” del Paese, una sorta di liquame che ancora viene prodotto dal vecchiume che rappresentate, dal marciume che volete imporre, siete la vergogna di questo Paese fatta persona.

Siete voi che da diciassette anni non sapete far altro che minacciare Berlusconi,. Aggredire Berlusconi, demonizzare Berlusconi, accodarvi come pecore dietro una impresentabile Magistratura da barzelletta che da diciassette anni ordisce ventinove processi contro Berlusconi, ventitré dei quali sono stati solo delle ignobili farse finite nel nulla, avete sputtanato il Paese gridando ad ogni piè sospinto allo scandalo contro Berlusconi il quale è ancora lì, vivo, vegeto, con una maggioranza ancora solida, vincitore delle elezioni per tre volte con maggioranze quasi bulgare , avete sputtanato il Paese all’estero dove ridono non di Berlusconi e delle sue sceme barzellette, ma della vostra cara Magistratura che urla e strepita e poi si scopre che era tutto falso, tutto a vuoto. Assolto in ventitré processi , prescrizione o assoluzione poco importa, tutto dimostra che siete degli incapaci. Sono la bellezza di diciassette anni che state aggredendo Berlusconi e chi vota per il centrodestra ed avete anche la faccia da culo di dire che è Berlusconi che aggredisce voi. Voi neanche sapete distinguere fra “ dialettica democratica” ed “ offesa “ perché è da sempre, da diciassette anni appunto, che, ogni volta che Berlusconi o il centrodestra dice una parola politica , voi, come imbecilli lobotomizzati, non sapete far altro che lagnarvi come bambini, ululare come ridicole préfiche nel mentre vi ingozzate del benessere che l’Italia vi ha regalato. Cara Spinelli, inutile e ridicolo invocare anche Cristo o mettere in piazza il suo essere una lavandaia contro qualche giornalista che ha il pregio di non pensarla come Lei.

State bene dove state. Con la vostra “ ghenga di Scalfari”, in compagnia con ricchi scemi, fra i nuovi fascisti dal pensiero unico, uniti e complici con Magistrati ridicoli, incapaci di mettere le mani su Berlusconi, ma assolutamente capaci di farsi ridere dietro da tutto il mondo con processi farsa pubblicizzati come fossero la fine del mondo e che poi si dimostrano solo delle pure idiozie; statevene accanto al “ nuovo” che millantate e di cui vaneggiate con gente come Casini ( il portaborse per eccellenza dei corrotti democristiani per eccellenza, tipo Citaristi, tipo Forlani ), come Fini ( un fascista repubblichino che, per un pelo di fica si gioca un Governo, tanto per dare la misura dell’uomo), con Di Pietro ( uno che la legalità la sa solo dire con la bocca perché è un imbroglione sotto inchiesta per aver rubato al suo partito tutti i soldi dei rimborsi elettorali), con Vendola ( un saltimbanco delle parole a vento, che ha creato la più corrotta sanità del mondo nella regione che amministra), per non parlare poi di gente come Rutelli.

Ma mettete giù le vostre incapaci manacce dalle cose che non capite . Non è roba per voi la democrazia, non basta contare sulle parole di qualche vescovo fuori di testa né invocare Cristo per raggiungere il vostro Paradiso. Il vostro “padrone” è anch’esso un imprenditore, sia esso svizzero come De Benedetti o italiano come Montezemolo. Anche loro sono del Nord come Berlusconi. Anche loro possono gestire il Paese come fosse una fabbrichetta o come fosse una società quotata in borsa. L’Italia deve cambiare, impossibile e ridicolo pensare che possa cambiare con due imprenditori adusi da sempre a vivere spillando soldi allo Stato. Da sempre.



PRESIDENTE NAPOLITANO, PERCHE’ NON ESTERNA CONTRO TUTTE LE INDECENZE?

Vorrei ricordare , a questo Presidente della Repubblica, che ci sono tante “ indecenze” da riprendere con la sua “ alta parola”. Ma vedo che la sua “ alta parola” la spende solo quando da riprendere c’è qualcuno del centrodestra, come la questione del manifesto contro la Magistratura di Milano. Presidente esimio, non ritiene Lei che se quel manifesto è una “ vera indecenza” sia anche una “ vera indecenza” che un cittadino onesto sia stato tenuto in carcere per due mesi, sputtanato nel lavoro, distrutto familiarmente, come l’autore di quel manifesto? Certo non sto certo richiedendo la “ legge del taglione” o il biblico “ occhio per occhio” , ma solo osservando che , se ci pensa Signor Presidente, è più indecenza il comportamento dei Magistrati milanesi contro costui ( e Lei, Presidente, forse non lo ricorda, ma è anche il Capo della Magistratura) che il suo manifesto. Ma lei tace o fa lo gnorri? Non è Signor Presidente che sia una “ vera indecenza” richiamare alla guerra, invocare un golpe militare come hanno fatto i suoi cari amici Asor Rosa, Spinelli, Scalfari e ghenga relativa ? Ma Lai si distrae troppo spesso. Memoril, Signor Presidente, in quantità industriali. Oppure se ne vada.



ANCORA SUL PROCESSO BREVE E SUI PRIVILEGI DELLA CASTA GIUDIZIARIA

C’è una riflessione che nessuno dei grandi commentatori, travestiti da moralisti, ha fatto in questi giorni sul processo breve. Che rimane una legge ad personam ma che sicuramente nell’ultima versione licenziata da Montecitorio non farà affatto “saltare migliaia di processi”.

Come mai l’Anm protesta più adesso di quando due anni orsono venne approvata dal Senato una versione del provvedimento che effettivamente faceva andare al macero tutti i procedimenti che non rientravano nei tempi? Non sarà per caso per il fatto che la versione corretta dal relatore Giorgio Paniz adesso prevede solo sanzioni e segnalazioni per chi tra i magistrati si attarda nello scrivere e depositare sentenze mentre prima a rimetterci era solo l’eventuale vittima del reato? Non è che per caso alla casta in toga preme più l’avanzamento di carriera e meno i fascicoli in arretrato? Un longevo uomo politico che fu sette volte presidente del Consiglio nello scorso millennio soleva dire che “a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca”.

E questo sembra proprio il caso di scuola. Di fatto ormai il provvedimento 3137°, che il Senato approverà forse in via definitiva dopo le elezioni amministrative di maggio, è oramai una legge quasi inutile, se non per il Cav. L’abbreviazione della prescrizione per gli incensurati del periodo, oltre a quello della pena massima prevista per ogni singolo reato, da un quarto a un sesto si riduce a pochi mesi.

E quando un processo non è stato celebrato in via definitiva in dieci anni non saranno sei mesi in meno a fare una grande differenza. E’ abbastanza demagogico se non falso dire che andranno in prescrizione più fascicoli di quelli attuali, circa 200 mila l’anno. Magari saranno 220 mila.

Capirai che differenza nei grandi numeri. A insospettire sul reale motivo di tante proteste corporative da parte dell’Anm c’è proprio quella riformulazione della norma che recita così: “Art. 205-quater. – (Durata ragionevole del processo e obbligo di segnalazione).

– 1. In attuazione del principio di ragionevole durata del processo, il capo dell’ufficio giudiziario cui appartiene il giudice che procede comunica al ministro della Giustizia e al Consiglio superiore della magistratura che: a) dall’emissione del provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 del codice sono decorsi più di tre anni senza che sia stata pronunciata sentenza di primo grado”; b) dalla pronuncia della sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza in grado di appello; c) dalla pronuncia della sentenza di cui alla lettera b) è decorso più di un anno e sei mesi senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione; d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno per ogni ulteriore grado del processo“.

A ben vedere nei talk show televisivi spesso si fronteggiano due disonestà intellettuali contrapposte. Da una parte la maggioranza che si nasconde dietro un dito per non ammettere che questa è una legge utile ad una e una sola persona, perché attraverso i suoi punti geometrici nello spazio passa una e una sola retta.

Dall’altra l’opposizione e il partito dei giudici che puntano sull’allarmismo immotivato come scorciatoia populista e che a loro volta hanno paura di dire che in fondo era meglio la versione passata al Senato perché almeno era deflattiva di tanti inutili dibattimenti per reati bagatellari che solo il pan penalismo all’italiana e l’ipocrisia della obbligatorietà dell’azione penale si ostinano a mantenere in vita.

In mezzo a queste due malafedi intellettuali, quasi uguali e contrarie, a rimetterci, manco a dirlo, è il cittadino che mai e poi mai vedrà riforme della giustizia a lui in qualche maniera utili.


Roma  mercoledì 20 aprile 2011

Gaetano Immè