Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 21 aprile 2011

 L’ARTICOLO 3 DELLA COSTITUZIONE, CHE VORREBBE TUTTI UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE, VALE SOLO PER CHI LA PENSA COME LA SINISTRA. LA LORO DEMOCRAZIA.


Roberto Lassini, l’uomo che denunciava la presenza delle Br nelle Procure con manifesti, si è dimesso dalla sua candidatura milanese, dopo una vergognosa , incivile , indegna e stalinista campagna stampa tutta concentrata, da parte della lobby degli adoratori di esecuzioni sommarie (composta da forcaioli e da giustizialisti moralisti di destra e di sinistra). La soluzione però non risolve affatto una questione generale che Lassini ha posto, perché tutto sommato si limita ad accogliere le preoccupazioni personali della Moratti - interessata a non avere inciampi di sorta lungo la strada della riconferma - ed a togliere dall’imbarazzo istituzionale sia il Pdl che il Presidente del Consiglio. Ma non esaurisce affatto un capitolo importante della vicenda politica italiana. Al contrario, mette alla luce in tutta la sua gravità ed evidenza un problema che si trascina da anni ed anni nel nostro paese, condizionandone pesantemente l’atmosfera politica, culturale e sociale

Quello dell’inalienabile ed indisponibile diritto alla libertà di d’opinione riconosciuto ad ogni cittadino italiano dall’articolo 21 della Costituzione che recita : “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. “Che invece a Roberto Lassini viene negato dalla Magistratura.

In Italia il diritto alla libertà d’opinione vale in linea di principio per tutti, ma mentre meno di mezzo ( cioè il centrosinistra) paese lo può esercitare in pieno, l’altra parte – più della metà del Paese ( quelli che votano centrodestra)- si trova spesso a non poterlo esercitare affatto. Il manifesto di Lassini contro la presenza delle Br nelle Procure rappresenta sicuramente una provocazione forte ma, a dispetto dei magistrati che lo hanno incriminato e che conducono una indagine per vilipendio delle istituzioni, rientra a pieno titolo nella libertà d’opinione. Magari di una opinione paradossale, esasperata, eccessiva. Ma sempre opinione è e resta. Libertà di opinione che è tutelata dall’articolo 21 della nostra Costituzione democratica nonché da un Codice civile e penale ripulito dalle norme autoritarie del codice Rocco e del fascismo. Lassini non ha scritto che tutta la magistratura è brigatista ma ha voluto denunciare che dentro le Procure si annidano gruppi di magistrati politicizzati e che hanno simpatizzato apertamente e che ancora simpatizzano per le B.R.. Si può condividere o meno questa tesi, ma non si può negare l’esistenza del problema denunciato dal Lassini nel cuore della Magistratura, come dimostrato fin dagli anni settanta dai congressi di Magistratura Democratica e da svariati libri scritti dalle stesse “ toghe” ( basta leggersi, uno per tutti, il libro scritto nel 1998 dal Magistrato Francesco Misiani , appartenente alla corrente estremista di Md e da Carlo Bonini, dal titolo noto “ Toghe rosse” ); come anche non si può negare che si tratti di una opinione che suscita forti preoccupazioni tra il cinquanta per cento degli italiani. Agli occhi di questo cinquanta per cento ad offendere e minacciare le istituzioni non è affatto la denuncia di Roberto Lassini ma il rischio che le istituzioni stesse siano inquinate dalla presenza di nuclei di magistrati che non giudicano sulla base della legge ma dei loro orientamenti ideologici. Come avviene, appunto, per Lassini, al quale la Magistratura stessa , senza alcun motivo lecito, non riconosce il diritto che gli spetta proprio per effetto dell’articolo 21 della Costituzione. Avete per caso notizie di qualcosa che somigli alle dimissioni ( non so da che cosa dovrebbe comunque dimettersi questa gente, credo dall’elenco dei “ liberi pensatori”) da parte del Professor Asor Rosa , di Gustavo Zagrebelsky, di Barbara Spinelli, di Eugenio Scalfari , insomma della “ ghenga Scalfari dei ricchi scemi” che hanno teorizzato recentemente “ la necessità del colpo di Stato per mano militare “ per battere, anzi abbattere, questa maggioranza che risulta imbattibile alle elezioni ed in Parlamento? Siamo davanti ad un’accusa per vilipendio delle istituzioni avanzata da Magistrati che “ vilipendono i diritti costituzionali” dei cittadini. E allora? Come la mettiamo? Quella del Lassini è una opinione sbagliata? Può essere. Ma chi ha a cuore effettivamente la credibilità delle istituzioni e della stessa magistratura dovrebbe preoccuparsi di smentirla, di smontarla, di toglierla dalla testa di una così ampia fascia di cittadini. Invece questa opinione viene subito e solo criminalizzata con un’accusa altrettanto, se non di più, illegale e criminale perché viola l’articolo 21 della Carta. Nel vergognoso silenzio del Colle, la Magistratura- della quale il Presidente della Repubblica è il responsabile presiedendo il CSM - si arroga il diritto , incostituzionale, di stuprare ad un cittadino italiano il diritto alla libertà di opinione mascherando la propria violenza totalitaria e sovietica dietro l’alibi dell’opinione contraria – questa, sì, libera e garantita agli amici! - sostenuta dall’altra metà degli italiani secondo cui chi osa denunciare nefandezze compiute in nome della legge dalle toghe politicizzate o in cerca di visibilità mediatica infanga la sacralità della Costituzione che poi loro stessi, impuniti e coperti dal Colle amico e sodale, stuprano a ripetizione.



BENTORNATO AD EMANUELE MACALUSO


Ho accolto con soddisfazione il ritorno alla battaglia culturale, sociale, politica e politologica di Emanuele Macaluso che da oggi dirige “ Il Riformista”. Ho sempre riconosciuto a Macaluso una grossa dote di onestà intellettuale che lo ha sempre caratterizzato nel suo percorso politico e culturale: da fedelissimo di Togliatti, per arrivare - attraverso una sofferta rielaborazione personale dei valori e delle certezze comuniste dissolte da eventi storici ed epocali ben noti - ad esponente di spicco del riformismo di sinistra. Lo seguirò in questa sua tarda ma intrigante avventura – l’età è quella che è – con simpatia ed anche con stima: stimare una persona è discuterne le posizioni dicendo con chiarezza ed onestà quello che non convince e che non si condivide. Da oggi “ Il Riformista”, dove ha già fatto un grandissimo lavoro Stefano Cappellini , sarà una delle letture quotidiane e, spero, anche piacevoli di questo blog. Che ve ne renderà conto.


LA REPUBBLICA DI CERONI E LE ISTERIE MANICOMIALI DELLA REPUBBLICA DI SCALFARI E DE BENEDETTI


Bisogna informare la “ ghenga di Scalfari”, La Repubblica compresa ovviamente , che uno dei pregi della democrazia consiste nel fatto che tutti possono “ pensare “, tutti possono “ esprimere opinioni”, tutti possono “ partecipare al dibattito democratico”, tutti hanno il “ diritto di opinione e di parola “, non solo Barbara Spinelli, Eugenio Scalfari ed il suo fido Reggi Panza Ezio Mauro, Gustavo Zagrebelsky, Alberto Asor Rosa, Roberto Saviano e gli altri buffoni, nani, donne cannone e tutta la “ compagnia di giro “ della “ ghenga di Scalfari” . Che se la leggano e se la studino, una buona volta, anziché limitarsi ad “ amarla” ed a sventolarla come fosse il “ Libro rosso di Mao” la Costituzione, la quale non va “ amata” ma va conosciuta e rispettata, tutta intera. Certo, capisco che costoro non sopportano che “ anche” il popolaccio zozzo, rozzo, puzzolente, straccione, coglione - tanto da votare non come loro comandano ma ragionando con la testa propria – possa permettersi di esprimere un parere , una idea, una proposta come ha fatto l’On Remigio Ceroni, un deputato del PdL che avrebbe ideato una nuova formulazione dell’articolo 1 della Costituzione. Ora se andate sul web , su un portale qualunque di ricerca e digitate “ proposte di nuova costituzione”, di testi modificati, corretti, proposti di Costituzione ne trovate a centinaia. C’è solo da leggerli – come non fanno quelli della “ ghenga di Scalfari” trattandosi di “ ricchi scemi” che pensano di essere i soli esseri ragionanti nell’universo mondo-. Dopo tutta una vita spesa a dissacrare “ Dio, Patria e famiglia”, tutta una vita spesa a propagandare “ la fica è mia è la do dove , a chi e come mi pare “, dopo una vita spesa s sgolarsi contro “ il Papa ed il Vaticano che con la Chiesa si intromettono nella politica dell’Italia che deve essere anticlericale per essere degna”, oggi questi “ protettori dei poteri forti “, che ormai se ne fottono degli operai, questi “ arcigni baciapile clericali” novelli bardi papalini che osannano tutti quei comandamenti di Dio che per una vita hanno vilipeso, questa ghenga di ricchi mantenuti statali che difende tutto il vecchio , tutto il marciume, il corrotto, tutto il percolato dalla Prima Repubblica che ancora oggi avvelena il Parlamento italiano, non sanno darsi pace che l’On Ceroni, non richiesto, abbia “ pensato” una nuova formulazione dell’articolo 1 della Costituzione. Siccome al ridicolo non c’è limite, oggi la ghenga di Scalfari ha incaricato lo scriba di turno, oggi è toccato a Claudio Tito, per urlare terrorizzato perché “ stanno attaccando la Costituzione”. E’ proprio questo il titolo, come se fosse scoppiata una guerra. Capisco che questa ghenga di ricchi scemi non possa comprendere la differenza che esiste fra “ un attacco” ed “ un’opinione” liberamente ( articolo 21 della Costituzione se ce l’avete in mano, Signori della ghenga) espressa. Ma lasciamo stare la ghenga dei ricchi scemi e veniamo all’idea del Ceroni. Il quale altro non propone che nell’articolo 1 della nostra Costituzione venga inequivocabilmente espresso che la sorgente del potere di emanare le leggi spetta al Parlamento, unica istituzione elettiva nazionale depositaria della titolarità generale per la produzione delle Leggi, chiarendo quindi che nessuno altro al mondo possa sostituirsi al Parlamento: né i Magistrati, né il Presidente della Repubblica, né i giornalisti, né i conduttori ed i paraculi televisivi vari. Capisco che nella compagnia di giro nella quale brulicano una marea di “ poveracci mentali “ che pretenderebbero, con altissimo senso democratico, “ congelare le Camere con un atto di forza extraparlamentare “ usando le armi di Polizia e dei Carabinieri ( contro il popolo italiano – più della sua metà – che invece vuole difendere la democrazia ) un Ceroni qualsiasi, un carneade che ragioni con la sua testa e che esprima il suo libero pensiero non possa certo piacere. Questi postcomunisti e questi “cattolicanti” , tenuti saldamente al guinzaglio corto dalla lobby di Repubblica e dall’editore svizzero, oggi umiliano e deridono il Parlamento definendolo( copyright de Il Fatto) come “ un insieme di Scilipoti”. Siccome però ogni azione determina una reazione ( reminiscenze di fisica) uguale e contraria, non c’è poi da stupirsi tanto se, davanti ad un tentativo di “ congelare le Camere”, ad un tentativo di “ utilizzare le sentenze della Magistratura e della Corte Costituzionale “ per stuprare i democratici diritti di chi ha vinto le elezioni in maniera netta e cristallina, non si avveri anche la “ Repubblica di Ceroni”, un pisquano qualsiasi del Parlamento Italiano ma che, seppure non richiesto, ha messo proprio ben benino il dito nella piaga. Ecco perché la ghenga di Scalfari strilla tanto.



Roma giovedì 21 aprile 2011



Gaetano Immè.

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