Gaetano Immè

Gaetano Immè

giovedì 28 aprile 2011

  BEATRICE BORROMEO COME BIANCANEVE ?


Beatrice Borromeo è indubbiamente una giornalista di valore. Lei, redattrice de “Il Fatto Quotidiano” ,il giornale del partito delle Procure che “non riceve alcun finanziamento pubblico” ( salvo quelli indiretti), non ha ricevuto nessunissima raccomandazione per farsi assumere da quella testata talmente intrisa di giustizialismo che mai avrebbe accondisceso davanti a qualche pressione . Visto che si chiama solo Borromeo, come un’isola , come una cittadina medioevale, così tanto per dire che per Lei non può certo valere quello che invece aiuta di molto chi si chiama “ Rossi “ o “ Bianchi”, avrà presentato il suo bel curriculum, zeppo di collaborazioni, della sua laurea in Giornalismo, delle sue numerosissime esperienze e poi, scelta ed invitata per i suoi esclusivi “ meriti intellettuali “ sarà andata ad un colloquio di lavoro, sarà stata ricevuta dal vice direttore del quotidiano, l’illustrissimo Marco Travaglio, quello che si fa ricco con le patacche di Ciancimino Jr..Solo a quel punto, probabilmente, i due si saranno resi conto, con esclamazioni di estrema meraviglia, di conoscersi da un pezzo, si saranno scambianti il più che classico “Ehi, ma tu che ci fai qui ?” e l’altro ( col candore da prima comunione ) che risponde con un bel “ ma io qui ci lavoro, faccio il Vicedirettore!”, senza che mai, neppure per un attimo, fosse loro passato per la testolina che si conoscevano da anni ed anni , per il semplice motivo che per anni avevano lavorato assieme, dal comune amico ed anfitrione, Michele Chi? Santoro, a spese nostre ( sì dei raccomandatissimi Bianchi, Rossi, Verdi, Lo Monaco, Lo Turco,ecc) alla RAI, ad Anno Zero. Quando si dice la coincidenza !E contratto firmato, senza alcun aiutino, sia chiaro, solo una coincidenza che qualche volta nella vita può anche capitare . Ci mancherebbe altro! Solo una fortuita e fortunata coincidenza , altrimenti non si sarebbe tenuto conto della meritocrazia e si poteva cadere nel peccato mortale del berlusconismo: il calcio nel sedere. Un calcio che diventa “una tastata di culo ” se invece di racchie brave si è anche delle belle e “ bbbbone”. Ma la Borromeo no! La Borromeo è l’esempio paradigmatico del sogno italiano, dell’italian new deal, della racchiona che non possiede due belle chiappe da tastare , dotata di due pedicelli al posto delle “zinne” , ma “ tanto, tanto intelligente “, che da brava figlia “ di nessuno” , come fosse la figlia di una collaboratrice domestica ad otto ore a settimana, tanto per dire o – seguendo uno che di “ puzzetta sotto il naso” se ne intende da quando, giovanissimo, capì che sposare la figlia di un generale e fare la spia per l’URSS avrebbe reso molto ma molto di più che impiegarsi nello Stato a settantamila lire al mese, come inizio e poi scatti biennali del 3% per dire ! - come dice amabilmente tale Sir Corrado Augias , come fosse la “ figlia di una “ camiciaia qualsiasi “ ( per Augias l’artigiana non è una persona come un’altra, ma una “camiciaia”, una bollatura castale, un imprimatur di popolaccio puzzolente e stronzo ) che riesce, con il suo solo merito, solo con la sua preparazione a conquistare un “ posto al sole”. Insomma siamo quasi ad una Biancaneve Beatrice Borromeo e i “ sogni son desideri…chiusi in fondo al cuor…..”. Dopo un massacrante ciclo di studi per conseguire una laurea ( una faticosissima laurea triennale) alla Bocconi, ecco che la nostra “ carneade qualsiasi”, la nostra figlia di colf o la nostra figlia di una camiciaia , che non sapeva di essere anche la nipote di una certa Marta Marzotto, che non sapeva di avere una sorellastra di nome Lavinia che ha sposato un signor John Elkann che non era certo figlio di un Ragionier Filini ma un rampollo/erede di casa Agnelli ( quelli che sono vissuti sulle spalle degli italiani dal 1948 fino al 2009 grazie alla DC ed al PCI , facendo pagare agli italiani le perdite della FIAT , ma rubando e portandosi all’estero i profitti della stessa FIAT , senza pagarci sopra le dovute e “bellissime” imposte ) , che non sapeva di essere anche la nipote di tale Matteo Marzotto, che, guarda il caso e la meritocrazia! , era anche il Presidente della casa di moda Valentino , che intraprende così , ignorando tutte queste cose, la lunga e faticosa gavetta nel mondo del giornalismo. Nel mondo del giornalismo? Nossignore! Ma quando mai! Nel mondo glamour , nel mondo patinato della moda, quello frequentato da gente “ altamente democratica” mica da camiciaie e da colf o da ragionieri! Così, non ostante sia racchia, occhialuta e “ senza culo a mandolino” riesce anche a sfilare per griffe mica male , tipo Chanel, Blue Marine, Rocco Barocco e molti altri. Senza aiutini. Ma siccome è troppo brava , eccola poi sfilare pure per Michele Chi ? Santoro, che non produce abiti, bensì robaccia vomitevole e giallastra, come rancore e fiele. Sai com’è? Sfila oggi e sfila domani, lei, pur mostrando solo il suo corpo come un oggetto da sfruttare in quanto tale ( quando si dice “ la dignità della donna”!) , impartisce “ urbi et orbi” lezioni di giornalismo puro, duro e di inchiesta, con la competenza e con la cultura che tutte quelle sfilate le hanno messo dentro. E così, la nostra Biancaneve Beatrice Borromeo , una figlia di una “ camiciaia” qualsiasi , ma che “ce l’ha fatta “, esordisce su Il Fatto Quotidiano, dove ieri l’altro appariva in prima pagina, per intromettersi nella polemica sulle presunte legnate che il deputato Ceroni – non solo del PdL, ma anche firmatario di una proposta di modifica dell’articolo 1 della Costituzione - avrebbe somministrato , da buon berlusconiano sciupafemmene, alla moglie. Il titolo del pezzo ?: “Picchiare la moglie? Per i politici si può”. Peccato che nell’articolo non si parli per niente di Ceroni, di quanto farebbe supporre il titolone, ma più genericamente della violenza sulle donne e di stalking. E qui la Borromeo Beatrice Biancaneve sfoggia tutta la sua sapiente cultura, tutta la sua incommensurabile onniscienza e scrive : “Su Ceroni il ministro Carfagna non ha nulla da dire?”. Profondo, esemplare, perfetto, una sintesi degna di un’ulteriore laurea, magari “ ad honorem” per la Borromeo Beatrice Biancaneve. Peccato però che né un Travaglio, né un Michele Chi? Santoro, né una zietta Marzotto, nè qualcuno degli Agnelli, né un Padellaro le abbiano fatto notare che la legge sullo stalking è stata voluta proprio dalla Carfagna e quindi dal Governo di Berlusconi ! Ma non si era “massacrata” di studi con tutta la gavetta giornalistica che ha fatto?


TENSIONI NELLA MAGGIORANZA E CAUSE ED EFFETTI NAZIONALI ED INTERNAZIONALI


C’è discussione, c’è confronto nel PdL e la marmaglia, che è stata educata al cieco obbedire, al “pensiero unico dominante”, al “ credere, obbedire e combattere”, a disconoscere i fatti limitandosi al famoso e famigerato “ Compagno, l’Unità non lo dice!”, a seguire le decisioni del “ Capo”, come fanno i lettori di Repubblica, de Il Fatto Quotidiano, de L’Unità, ecc, come ha fatto il PCI con Togliatti – compreso anche quel fior fiore di migliorista di Napolitano che “avrebbe voluto migliorare “ il PCI ma che si è poi ridotto a genuflettersi al Piccolo Stalin fino al punto di invocare come un toccasana l’invasione della Cecoslovacchia, come una benedizione la repressione di Budapest , come una grazia di Dio il genocidio dello stesso Stalin, tipo Pol Pot o tipo Mao Tse Dung, ecc – la marmaglia, dicevo, perde la bussola, va in confusione, sbarella, dà i numeri, scambia fischi per fiaschi. Bersani, ove fosse possibile, affonda sempre di più nel ridicolo, strillando sguaiatamente contro chissà quali “ scippi di democrazia” o uscendosene con ridicoli “ Mai Berlusconi al Colle” come se fosse lui a decidere lo sorti del Paese e non il Parlamento! Ancora una pistola fumante che prova l’inesistenza politica ed intellettuale di una sinistra che , non avendo da venti anni alcun piano politico – se non quello, stantio, di aumentare le tasse onde mantenere tutti i papponi di casa nostra, facendoli così diventare dei votanti fidelizzati, bella democrazia! – non può che rifugiarsi, per giustificare la sua presenza in Parlamento, nell’ormai decrepito, viscerale, idiota antiberlusconismo da strapazzo e da osteria.

Così sulla faccenda della Libia. La guerra a Gheddafi si riduce ad essere solo un aspetto, peraltro meschino, della battaglia elettorale per Milano. Il ché è un segno evidente dell’incapacità della sinistra di saper guardare oltre il proprio pollaio e di essere all’altezza dei compiti imposti al paese sul piano internazionale. E’ evidente che per la Lega la decisione di partecipare ai bombardamenti contro Tripoli è negativa solo perché rischia di spingere il Colonnello libico a reagire a colpi barconi di immigrati clandestini che arriveranno in Italia. E sarebbe logico, secondo una “ normale intelligenza”, che il Carroccio dica ai propri elettori milanesi che, in nome della tenuta del governo nazionale, bisogna prepararsi a sopportare nuove invasioni dal Nord Africa? A differenza delle anime belle della sinistra , la Lega non ha mai occultato che il suo pacifismo non è ideologico, ma strumentale.

Alla Lega dei libici non importa nulla. Ciò che conta è solo la conseguenza che la guerra in Libia può avere sulle amministrative milanesi. E’ chiaro che la questione non è in grado di provocare una crisi di governo, come è altrettanto chiaro che Bossi continuerà, come ha fatto, a giocare apertamente, in chiave elettorale , il distinguo della Lega sulla politica estera. Farà quello che fece Prodi da Premier, con la famosa decisione sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero , che provocò deliranti spaccature in quella pseudo – maggioranza ( che si salvò, ricordo, grazie ai voti dei Senatori a vita ), farà come avrebbe fatto lo stesso Berlusconi se, invece di essere Presidente del Consiglio ed avere la responsabilità di non isolare l’Italia rispetto ai suoi alleati, fosse stato solo il leader del Pdl ed il capolista del proprio partito al comune di Milano.

La trasformazione della guerra libica nella “ guerra milanese “ non riguarda solo la maggioranza. Il fenomeno è ancora più evidente nell’opposizione. Dove al pacifismo ideologico di Nichi Vendola ed a quello di un Di Pietro ( la vita è “ ‘na fatiga” quando devi sfruttare ogni occasione per cercare di rubare qualche voto al Pd) si contrappone il ridicolo contorsionismo del maggior partito della sinistra e dei media fiancheggiatori, messi “ alla corte” dell’opposizione dai “poteri forti” , da sempre nemici del PdL e del centrodestra. La schizofrenia del Pd è ormai una cosa ridicola. Fino a ieri urlavano contro Berlusconi perché non si era rifiutato di sparare contro Gheddafi ed hanno inneggiato a Sarkozy che invece aveva avuto il coraggio di attaccare il tiranno di Tripoli. Adesso che su pressione dello stesso Sarkozy, di Cameron e di Obama Berlusconi si è deciso a rompere definitivamente con Gheddafi, hanno cambiato radicalmente posizione. D’altronde c’è da averne pena: infatti la sinistra non ha una “ linea politica “ né per la politica interna né, tanto meno, per quella internazionale e perciò ad ogni occasione sforna e produce l’unica cosa che da diciotto anni sa fare: dare addosso a Berlusconi senza se e senza ma, fregandosene altamente del bene del Paese. Pare di essere tornati ai tempi di Badoglio, dell’epoca fascista e colonialista, quando non si capiva “ chi” fosse contro “ chi”. In effetti alla sinistra non interessa un fico secco dei libici e del Colonnello , ma spera che una eventuale sconfitta di Letizia Moratti a Milano possa portare alla rottura tra Berlusconi e Bossi, alla caduta del governo. E’ vero che poi farà fuoco e fiamme per evitare le elezioni anticipate, tirerà per la giacca e per la camicia Napolitano per indurlo a ripagare la sua elezione al Colle con un bell’incarico ad un’altra, raffazzonata, maggioranza che includa tutto e il suo contrario, tipo Olbia: fascisti, repubblichini, comunisti, chierichetti democristiani, manettari giustizialisti, nani, saltimbanchi, centri sociali, grillini, agnolettini, carusiani resuscitati, verdi del sole che ride , che piange, che “ chiagne e fotte”, tortellini, salamelle, mostaccioli, caramelle sciolte ed a pacchetti: insomma una bella “ compagnia di giro da avanspettacolo”.


E’ evidente che l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy avrà delle conseguenze politiche. Ma una cosa è soppesare, è prevedere, è mettere in conto tali conseguenze, un’ altra cosa è usare la partecipazione ad una guerra solo in base ad una logica da pollaio. Questa guerra, lo voglio ripetere ancora una volta, è nata male: perché è stata sollecitata dalla Francia per accaparrarsi il petrolio che questa farà perdere all’Italia, per accaparrarsi i lavori che spettavano ad imprese italiane; ed è stata gestita fino ad ora ancora peggio, perché l’ONU è praticamente inesistente, mentre l’Europa si dimostra un involucro sovranazionale che ci toglie libertà e sovranità nazionale, ma costruita ed asservita agli interessi prepotenti e preminenti di Francia e Germania. Ma questo è un altro discorso, che coinvolge anche una questione oggi molto sentita: perché continuare con “ questa Europa” franco/germano dipendente? Perché? Resta che da questa specie di guerra dobbiamo uscirne presto e con il minimo danno. Anche perché – pochi ne parlano perché in Italia c’è un giornalismo libero che è una bellezza! – sta arrivando una vera rivolta popolare per la democrazia: che non si gioca solo per il petrolio, come in Libia; che non si gioca contro una famiglia – quella di Muhammar Gheddafi – che domina tutte le tribù del Paese e che si arricchisce da quaranta anni ( per cui sarebbe anche il caso che anche altre famiglie possano mangiare ed arricchirsi); che si gioca contro un vero regime comunisteggiante, talebano ed opprimente come quello della Siria, che comporterà anche sommovimenti in Libano ed anche altrove nello scacchiere mediorientale. Ma questo, per la stampa democratica, non si deve dire. Perché potrebbe indebolire chi vuole la soppressione militare dell’unico paese democratico del Medio Oriente: Israele.



Roma , giovedì 28 aprile 2011

Gaetano Immè

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